Piccolo Corso Biblico

VANGELO



Il Vangelo è Gesù ,
la Buona Notizia

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La fede // conversione al Vangelo Gesù cosa porta all'uomo?
Pietro :
At 11,Avevo appena cominciato a parlare quando lo Spirito Santo discese su di loro, come in principio era disceso su di noi. 16Mi ricordai allora di quella parola del Signore che diceva: «Giovanni battezzò con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo». 17Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?». 18All'udire questo si calmarono e cominciarono a glorificare Dio dicendo: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la VITA!».

... perchè abbiano LA VITA!Il messaggio dei vangeli  è il Vangelo, Gesù, l' UOMO COMPIUTO E DEFINITIVO
At 4,29E ora, Signore, ... concedi ai tuoi servi di proclamare con tutta franchezza la tua parola, 30stendendo la tua mano affinché si compiano guarigioni, segni e prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù». 31Quand'ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono colmati di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza.At 6,7 E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.At 8,1b In quel giorno scoppiò una violenta persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme; tutti, ad eccezione degli apostoli, si dispersero nelle regioni della Giudea e della Samaria. 2Uomini pii seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. 3Saulo intanto cercava di distruggere la Chiesa: entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li faceva mettere in carcere. 4 Quelli però che si erano dispersi andarono di luogo in luogo, annunciando la Parola.
At 19,20 Così la parola del Signore cresceva con vigore e si rafforzava.
Ogni cattedral e diventa una tomba se il Verbo vi è soltanto annunciato. Dopo il MESSAGGIO DI GIOIA , che venga la REALTA'. Se non venisse, Colui che l'ha annunciata sarebbe un impostore. (Dialogues avec l'Ange, Denoel, Paris * Coll.68)Gesù , il Vangelo. Gesù ricapitola in sè tutta la Creazione. E' l'uomo ( il figlio d'uomo).
Gesù ha lo Spirito divino per natura, E' Dio.( il Figlio di Dio).
Gesù è l' uomo che ha la condizione divina, l'UOMO ( o figlio d'Uomo) (o uomoDio). Passa dalla morte e risorge UOMO DEFINITIVO.
Questo è il PROGETTO DI DIO per ogni uomo.
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La Buona Notizia Gesù è UOMO COMPIUTO E DEFINITIVO che si dona all'uomo per farlo UOMO .


Gesù COMPIE l'UOMO nella Vita di Carità e rendendolo UOMO DEFINITIVO nella morte-risurrezione. Questa è la BUONA NOTIZIA . Di cui è necessario fare continua memoria.

Leggere i vangeli
Alberto MAGGI- Arcidiocesi Ancona Osimo e Centro Pastorale “Stella Maris” - 22-23-24 febbraio 2002 Trasposizione da audioregistrazione non rivista dall’autore.

Quando si legge il vangelo bisogna sempre distinguere quello che l’evangelista dice, da come lo dice. Quello che l’evangelista dice, è valido anche per noi oggi, nel nostro mondo. Come lo dice, fa parte della sua cultura. La confusione viene quando si confonde quello che l’evangelista dice, da come lo dice. Un solo esempio: alla fine del vangelo di Marco si legge che Gesù risuscitato salì al cielo e sta seduto alla destra di Dio padre (Mc 16,19). Quello che l’evangelista ci dice è valido anche per noi. Quell’uomo, che voi autorità religiose avete condannato come bestemmiatore ed eretico, in realtà aveva la condizione divina. Questo è valido anche per noi oggi. Come lo dice? Si rifà al cerimoniale in uso nelle monarchie dell’epoca dove c’era il re che sedeva sul trono, la persona che aveva lo stesso potere uguale al re sedeva alla sua destra. Allora seduto alla destra di Dio, non significa che Gesù, da quando è risuscitato, si è messo lì seduto. Significa che Gesù aveva la pienezza della condizione divina.

Cominciando a leggere un vangelo bisogna fare attenzione alla indicazione preziosa, oramai tutte le ottime edizioni del vangelo lo hanno, che c’è accanto al testo. Ci sono una serie di citazioni, normalmente dell’Antico Testamento. Allora bisogna interrompere la lettura, cercare e leggere queste citazioni, altrimenti non si capisce niente. Queste citazioni sono rimandi che fanno capire il significato di quell’espressione, perché gli evangelisti, che si muovono in una cultura biblica, sono pieni di richiami biblici. La nostra ignoranza della Bibbia è spaventosa – appunto perché sono pochi decenni che finalmente la Chiesa ci invita a leggere la Bibbia, mentre prima ce lo proibiva -, quindi ci vorrà del tempo prima che tutti quanti si approprino della Scrittura.

La nostra ignoranza dell’Antico Testamento fa sì che certe espressioni del Nuovo non le comprendiamo, perché le espressioni del Nuovo, sono comprese soltanto nella cultura dell’Antico. I sandali di Gesù Un esempio. Troviamo che Giovanni il Battista dà questa affermazione di sé: dice che tra poco arriva il Messia del quale ‘io non son degno di sciogliere il legaccio dei sandali’.
[ Mc 1,7 E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. ] Se uno ascolta la predica di un prete che non si è preparato, ascolterà tutto un pistolotto sull’umiltà di Giovanni Battista. Niente di tutto questo. Quando leggo questo versetto, a lato del versetto troverò: Deuteronomio, capitolo e versetto, Levitico, capitolo e versetto, Rut, libro di Rut, capitolo e versetto. Devo interrompere e andarmi a leggere Deuteronomio, Levitico e Rut, e alloro scopro una tradizione, che naturalmente non è la nostra, della cultura matrimoniale dell’epoca.

battistaIn quell’epoca, quando una donna rimaneva vedova del marito senza aver avuto figli, il cognato aveva l’obbligo di metterla incinta. Il figlio nato da questa unione avrebbe portato il nome del marito defunto. [ Dt 25,5ss ]. Questo per salvaguardare la donna che così non veniva rimandata alla famiglia di origine che non la rivoleva, ed era una salvaguardia del patrimonio del clan famigliare. Se il cognato rifiutava di unirsi a questa donna, colui che nelle scala giuridica veniva dopo di lui, procedeva alla cerimonia chiamata dello scalzamento. Era una cerimonia disonorevole. La persona arrivava, scioglieva il legaccio dei sandali del cognato che rifiutava l’unione, prendeva il sandalo, lo alzava e ci sputava. Ed era un’immagine simbolica per dire: il tuo diritto di mettere incinta questa vedova passa a me.

Allora comprendiamo che quando Giovanni Battista sta dicendo: ‘io non son degno di sciogliere i legacci del sandalo a colui che viene’, non sta facendo assolutamente una lezione pelosa di umiltà, ma sta dando una profonda indicazione. Dovete sapere che dai profeti, in particolare da Osea in poi, il rapporto tra Dio e il suo popolo, era visto come un rapporto matrimoniale: Dio era lo sposo, e il popolo la sposa. Ma per i peccati commessi da questa sposa, questa unione si era interrotta, per cui il popolo era come vedova di Dio. Allora Giovanni Battista, che da molti viene scambiato per l’atteso messia, dice che colui che deve fecondare questa vedova, il popolo di Israele, non è lui ma colui che deve venire. Ecco perché Giovanni dirà di Gesù: lui deve crescere ed io devo diminuire. Cioè la comunità nuova di Israele, la comunità cristiana verrà fecondata non da Giovanni Battista, ma verrà fecondata da Gesù Cristo. Vedete, una semplice espressione, e ce ne sono tante di queste espressioni nei vangeli, ci illumina. Non è una lezione di umiltà, ma una profonda indicazione teologica.

Le principali immagini figurate che ci sono nei vangeli, vogliono dire tutt’altra cosa: il mare non è un mare, il monte non è un monte, il villaggio non è un villaggio; il sole, la luna, le stelle, non sono né sole, né luna, né stelle; la Geenna, gli inferi, e anche la figura di Pietro. Uno degli interrogativi che avevamo fatto ieri, era un brano che troviamo nel vangelo di Marco capitolo 8, dal versetto 22. Scrive l’evangelista: “giunsero a Betsaida”, - occorre sapere che Betsaida, città di frontiera, era una città molto popolosa a quell’epoca -, “dove gli condussero un cieco pregandolo di toccarlo. Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori”, - e qui che è strano, l’evangelista dice, “del villaggio”, ma Betsaida non è un villaggio, Betsaida è una città, una città importante, posto di dogana, una città molto popolata e qui, l’evangelista, ci scrive che è un villaggio.

Nell’interpretazione dei vangeli, gli studiosi, non è che si inventano le cose, si lasciano guidare da quelle chiavi di lettura che gli evangelisti stessi mettono, cioè sono delle incongruenze, delle assurdità o delle contraddizioni nel testo. L’evangelista ha parlato di Betsaida, ripeto, città abbastanza popolata, - come fosse Falconara di Ancona -, e poi dice che Gesù prese il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio. Non posso definire Falconara un villaggio, Falconara è una cittadina, non sarà molto grande, ma.. Perché chiamarla villaggio? Continua. “E dopo avergli messo della saliva sugli occhi gli impose le mani e gli chiese:”Vedi qualcosa?”. Quegli, alzando gli occhi disse: “Vedo gli uomini poiché vedo come degli alberi che camminano”. Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente e fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa”, - attenzione al versetto finale -, “e lo rimandò a casa dicendo: “Non entrare nemmeno nel villaggio”” (Mc 8, 22-26).

Spiegatemi voi come fa questo cieco a tornare a casa senza entrare nel villaggio? Gesù lo ha preso per mano, lo ha portato fuori dal villaggio, gli restituisce la vista, torna a casa, ma non deve entrare nel villaggio? Se una persona vuol comprendere il vangelo, di fronte a brani del genere si smarrisce, si perde.

In realtà, bisogna comprendere quelle chiavi di lettura, quelle immagini che gli evangelisti mettono nei loro testi. E sono queste le indicazioni per il lettore. Il Lettore dei vangeli nella comunità Ricordate, ieri abbiamo detto che quando il testo veniva trasferito ad un’altra comunità non veniva letto dalla gente, ma da un lettore. Nella comunità cristiana c’era analfabetismo. Ieri mi sottolineava qualcuno, e giustamente, che nell’ebraismo non c’era analfabetismo: nel mondo ebraico a cinque anni il bambino incomincia a studiare la Legge, quindi nell’ebraismo non c’è mai stato analfabetismo. Ma nel mondo cristiano, sì. Il messaggio cristiano è stato accolto, come progetto di liberazione, non dalle classi alte, ma dai servi, dagli schiavi, comunque dalla gente emarginata che era analfabeta; solo successivamente anche dalla classi alte. In questa comunità d’analfabeti, il vangelo risultava impossibile a essere compreso. C’era allora il lettore.

Chi era il lettore? Non era quello che legge, ma era una persona colta, il teologo della comunità, che non leggeva il testo, ma lo interpretava alla gente. Per aiutare questo lettore gli evangelisti mettono delle chiavi di lettura, tanto è vero che nel vangelo di Marco, ad un certo momento l’evangelista dice: e il lettore capisca bene (Mc 13,14), cioè attento tu che leggi, cerca di capire quello che ti sto dicendo. Ci sono delle chiavi di lettura.


La prima chiave di lettura che troviamo qui in questo brano è: villaggio.

Ogni qual volta nei vangeli, in tutti e quattro i vangeli, trovate il termine villaggio significa sempre una situazione negativa perché il villaggio è il piccolo luogo che dipende in tutto dalla città. E’ il luogo dove le mode e le novità arrivano sempre in eterno ritardo, però quando attecchiscono, poi diventano tradizione e si fa fatica ad eliminarle. Allora il villaggio, nei vangeli, rappresenta il luogo della tradizione religiosa, refrattario all’insegnamento di Gesù. Quindi tutte le volte che trovate “villaggio” nei vangeli, se guardate il brano c’è un’ incomprensione del messaggio di Gesù.

I ciechi dei vangeli Gesù compie su questo cieco le stessa azioni del creatore, - la saliva significava lo spirito vitale -, ed è importante questa espressione. Dice: lo prese per mano e lo condusse fuori. Questa, nell’Antico Testamento, è un’espressione tecnica …[“Con mano potente infatti il Signore ti ha fatto uscire dall’Egitto” (Es 13,9)]. Poi dice al cieco di non ritornare nel villaggio. Gesù gli restituisce la vista, - e adesso vedremo cosa significa ‘restituire la vista’ – ma ora non rientrare nel mondo della tradizione. Io ti ho liberato, ti ho aperto gli occhi, se tu ritorni nel mondo della tradizione è peggio di prima. Adesso vedete che l’episodio è comprensibile

Ma allora cosa sono queste guarigioni? Anche noi, nel nostro linguaggio, adoperiamo quelli che sono dei difetti o delle infermità, per indicare degli atteggiamenti della persona. Una persona che non vuol capire, diciamo che è sorda. Una persona che si ostina a non vedere una situazione, che è un cieco.

Quindi nella Bibbia, la cecità, l’essere muto, l’essere zoppo, non indicano delle infermità fisiche, ma degli atteggiamenti della persona. Il cieco è la persona che o non vuol vedere, o non può vedere, perché indottrinato da una ideologia religiosa che lo rende refrattario all’immagine del Signore. Mt 13, 10 ( At 28,26ss Gv 8,43 Is 53,1ss Gv12,37 ss) Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 11Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: ( Is 6,9ss) Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. 15Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca! 16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Ecco perché l’azione di Gesù non è di restituire la vista ai non vedenti, ma di aprire gli occhi ai ciechi. Quando Gesù dice: andate e aprite gli occhi ai ciechi. Nessuno di noi, purtroppo, può restituire la vista a un non vedente, ma se apriamo noi gli occhi, possiamo aprire gli occhi a chi li ha chiusi, a chi gli viene impedito, in nome della religione, di vedere il Dio. Per chiarire meglio i termini, dicevamo che i vangeli contengono elementi storici, indubbiamente, ma non ci trasmettono la cronaca di questo avvenimento, ma un profondo insegnamento. Quindi qui non si mette in discussione se Gesù possa o no aver restituito la vista ad un cieco, all’evangelista non interessa trasmettere un episodio, all’evangelista interessa trasmettere quello che è importante per la comunità cristiana. Allora l’insegnamento di questo brano quale è?

Se rimanete nel mondo della tradizione religiosa, siete dei ciechi. Il messaggio di Gesù apre gli occhi, ma attenti a non tornare al vecchio, la vostra situazione è peggio di prima. Perché se una volta che Gesù vi ha liberato, voi ritornate nel vecchio mondo delle tradizioni religiose , la vostra liberazione sarà impossibile. Il mare Vedete, un brano che sembrava incongruente dal punto di vista logico e dal punto di vista narrativo, se interpretato con questi accorgimenti, ecco che acquista il suo vero significato. Ci sono dei termini nei vangeli, che sono termini tecnici che non vogliono dire quello che letteralmente sembrano voler significare, ma una realtà differente. Per esempio, chi legge il vangelo si trova spiazzato da un punto di vista geografico, perché vede che tante azioni di Gesù avvengono presso il mare. Il mare di Israele è il mare Mediterraneo. Non risulta dai vangeli che Gesù sia mai andato lungo la costa del mare Mediterraneo, forse quando è andato verso Sidone, in Fenicia, ma non in Israele. Si legge che Gesù presso il mare iniziò a parlare. Gesù prese la barca nel mare. Ma non è il mare Mediterraneo: il luogo geografico dell’azione riferita dall’evangelista è il lago di Tiberiade, o lago di Galilea.

Perché gli evangelisti adoperano il termine mare (gr. thalassa) quando è un lago? E ciò fa una grande confusione a noi che non conosciamo tanto bene la geografia.

Perché il mare, nella tradizione ebraica, rappresentava due simboli.
1. Il primo, la liberazione dalla schiavitù egiziana: Mosè portò il popolo attraverso il mare, il mar Rosso, verso la terra della libertà: quindi mare significa esodo, cioè liberazione.
2. Il secondo aspetto importante che gli danno gli evangelisti è che il mare è il confine con il mondo pagano.

Allora Gesù non è venuto a restaurare il regno di Israele, come il popolo si aspettava ed i suoi stessi discepoli chiedevano. Gesù è venuto per inaugurare il Regno di Dio.

Mentre il regno di Israele è un regno delimitato geograficamente da dei confini, da una razza, da una religione, il Regno di Dio non ammette quei confini, quelle divisioni che gli uomini hanno innalzato in nome dei propri interessi e dei propri egoismi. Il Regno di Dio, cioè l’Amore di Dio, è aperto a tutta l’umanità. Allora gli evangelisti per significare questo, evidenziano che Gesù che quando insegna qualcosa, va sempre verso il mare, ma normalmente, la gente rimane a terra. Gesù cerca di portare le persone verso la liberazione, una liberazione che passa soltanto andando verso la direzione del mondo pagano. “Quelli che voi ritenete le persone che non hanno diritto alla salvezza, i pagani, che tanto ( dite voi ) non risusciteranno, quelle persone che voi ritenete impure, che non hanno nessun rapporto con Dio”, ebbene dice Gesù, “è proprio andando verso costoro che voi troverete la vostra liberazione”.
Un episodio così semplice che troviamo nei vangeli …. che la parola del Signore è valida per sempre, si attua soltanto andando nella direzione di quelle persone che la religione emargina, che la morale discrimina, quelle persone che in qualche maniera vengono messe fuori. Allora vedete che il concetto di mare, ogni qual volta lo troviamo nei vangeli, assume un significato profondo.

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I numeri
Tra le immagini, dobbiamo tenere presente i numeri. Attenti, non facciamo i testimoni di Geova che credono che ci sono 144.000 salvati! I numeri, nell’Antico e nel Nuovo Testamento, hanno sempre valore figurato e mai aritmetico-matematico. Esattamente come facciamo noi nella lingua italiana. Se io vi dico: vado a fare due passi, capite che vado a fare una passeggiata breve. Se oggi a pranzo chiedo due spaghetti, non puoi darmi due spaghetti perché allora non hai capito. Noi adoperiamo il linguaggio in maniera figurata. Se io prendo un bicchiere e mi cade in terra posso dire che va in mille pezzi, ma nessuno sa quanti sono, ma dico mille perché mille significa distruzione totale. E le cose vengono sempre ripetute cento volte. E’ un secolo che non ci si vede. Anche noi adoperiamo i numeri in un linguaggio figurato. Ma noi riusciamo a capire il significato di questi numeri.

l'UOMO ( il Figlio dell'UOMO) possiede la condizione divina Ebbene i numeri, nella Bibbia, e adesso noi ci limitiamo al vangelo, hanno sempre un valore simbolico. Il numero uno rappresenta l’unicità di Dio. Giovanni, nel capitolo 17 dice: ‘Tu, Padre, sei me, io in te, loro in noi, …affinché diventiamo uno’ anche se i traduttori, purtroppo, mettono “sola cosa” ma il testo greco dice “perché diventiamo uno ”.

Qui Giovanni dice che la nostra condizione è di diventare uno , cioè di avere la pienezza della condizione divina.
Quindi il numero uno significa l’unicità di Dio. [“Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anche essi in noi una cosa sola…perché siano uno” Gv 17,21.22b].

Il numero tre indica tutto quello che è completo e totale. Avete mai fatto il calcolo, tra poco è Pasqua, Gesù dice: sarò messo a morte e dopo tre giorni risusciterò. Li avete mai contati questi tre giorni? Neanche se li stirate vengono fuori. Perché se Gesù è morto, come pare, il venerdì pomeriggio e la domenica mattina già era più vivo che mai, tre giorni non ci sono. Gesù non sta dando indicazioni per il triduo pasquale, Gesù sta dando un’indicazione molto preziosa nel linguaggio dell’epoca. Il numero tre significa completamente: sarò ammazzato, ma tornerò in vita completamente.

Quindi il numero tre significa ciò che è completo. Ecco perché Pietro tradirà per tre volte Gesù (completamente). Quindi il numero tre, tutte le volte che lo troviamo nella Bibbia, non prendiamolo in maniera matematica e aritmetica, ma significa ciò che è completo.

Il cinque, lo vedremo o nell’episodio della moltiplicazione dei pani. Comunque il numero cinque, nella simbolica ebraica, il cinque e i suoi multipli, 50, 500, 5000, è il numero che indica l’azione dello Spirito Santo. Conoscete tutti il termine ‘pentecoste’. Pentecoste sono cinquanta giorni dopo la Pasqua, l’azione dello Spirito Santo. Quindi cinque e i suoi multipli indicano che in qualche maniera c’è l’azione dello Spirito Santo, lo vedremo meglio nel pomeriggio.

Il sei. Il numero sei è il giorno della creazione dell’uomo. Quando nei vangeli troviamo: sesto giorno, non ha il significato di indicazioni del calendario, ma che l’episodio è in relazione con la creazione dell’uomo. Quando però il numero sei lo troviamo da solo, significa ciò che è imperfetto. Quindi lo stesso numero può significare due cose diverse. Anche noi, nella lingua italiana, diciamo: sono andato a fare una conferenza, c’erano quattro gatti, e ciò significa che c’erano poche persone (quindi quattro gatti significa: niente). Se invece a quattro metto un’altra realtà, un agente atmosferico, significa: tutto. Ho confidato quel segreto ai quattro venti, cioè a tutti. Quindi il numero sei, quando è da solo, significa ciò che è imperfetto. Nelle nozze di Cana c’erano sei giare di pietra, quindi qualcosa di imperfetto.

La creazione dell’uomo è il sesto giorno, il settimo la pienezza della creazione, quindi la totalità.

Il numero otto. Perché Matteo ci presenta le beatitudini nel numero otto? Perché Gesù è risuscitato, scrive il vangelo, il primo giorno dopo la settimana, cioè dopo sette giorni aggiungete un giorno, diventa il giorno ottavo. Il numero otto, nel cristianesimo primitivo, assunse il simbolo della resurrezione, cioè una vita che neanche la morte è capace di scalfire. Ecco perché i battisteri, cioè l’edificio in cui nell’antichità i catecumeni ricevevano il battesimo, avevano sempre una forma ottagonale. Il numero otto indica la resurrezione. Matteo, mettendo otto beatitudini, vuol significare che chi le pratica ha una vita capace di superare la morte.

Ma non solo, Matteo ha calcolato anche quante parole per comporre le beatitudini. Le parole, nel testo greco, che compongono le otto beatitudini, sono esattamente 72 perché a quell’epoca 72 erano i popoli pagani conosciuti secondo l’elenco nel capitolo 10 del libro del Genesi. L’evangelista allora vuol dire che mentre la Legge di Mosè è riservata per un popolo particolare, le beatitudini sono per tutta l’umanità. E così via.

Il numero dodici rappresenta il popolo di Israele.
Il numero quaranta, indica una generazione, tutta la vita. Quando si dice che Gesù viene tentato per 40 giorni, non è che Gesù fa un incontro di pugilato con il diavolo e lo ha sconfitto, ma tutta la vita Gesù è stato tentato dal diavolo.
Infine il numero cento, significa la benedizione di Dio. Ecco perché la persona che accoglie il suo messaggio, frutta 100 volte tanto. Il cento rappresenta la benedizione di Dio.

Nella parabola del buon pastore questi lascia le 99 per salvare una pecora. Questo pastore è completamente fuori di sé, perché per recuperare una pecora, che non è sicuro che ritroverà, lascia le 99 incustodite nel deserto, e deserto significa predoni, banditi, animali. Ebbene, lui lascia le 99 nel deserto per cercarne una che non è detto che la ritrovi, e ammesso che la ritrovi, può non ritrovare più le 99, che possono essere scappate, o sbranate, o rubate. Sono dei paradossi che adopera Gesù per dire quanto sia importante una singola persona. La persona che si è persa - e qui c’è un monito per tutta la comunità - perchè nel testo di Luca che citi, smarrita significa: caduta nel peccato, e Gesù la recupera.

Più grave è nel testo di Matteo dove non si parla di pecora perduta, ma ingannata. Chi è la pecora ingannata? Gesù poco prima ha fatto un discorso alla sua comunità, molto chiaro: ‘se uno di voi mi scandalizza, - il termine scandalizzare significa fare inciampare -, uno di questi piccoli che credono in me (i piccoli non sono i bambini, ma era un termine dispregiativo che adoperavano i Rabbini per indicare le persone senza cultura, senza legge, cioè gli emarginati)... Allora Gesù dice: c’è questo che si è sentito sempre bastonato, disprezzato da tutti, entra nella comunità cristiana perché ha sentito parlare di amore, di fratellanza, e invece vede ambizioni, rivalità, inimicizie, questo si scandalizza e inciampa, perché l’unico punto dove credeva di trovare qualcosa di vita, trova che più o meno come il mondo di fuori.

Allora Gesù parla di questa pecora, la persona ingannata dalla comunità e le parole più severe sono per la sua comunità: “è meglio, per chi è causa di questo che si prenda una macina da mulino”, (dovete sapere che le macine erano di diverse dimensioni, c’era la macina domestica, e c’era la macina da mulino, enorme) “di avvolgerla al collo” – poteva bastare, e invece no – “e si getti in mare”. Perché in mare? Gli Ebrei avevano il terrore di morire affogati perché pensavano che la resurrezione era possibile soltanto se si era seppelliti nella terra d’Israele (ricordate che Giuseppe, prima di morire, lascia detto che le sue ossa siano portate in terra di Israele, perché la resurrezione è possibile soltanto in terra di Israele). Coloro che muoiono affogati non possono risuscitare.

Gesù sta dicendo qualcosa di tremendo. Dice che se qualcuno di voi, a causa della sua ambizione, del suo arrivismo, della sua sete di denaro, mi fa inciampare anche uno solo di questi (piccoli) che voi disprezzate, bene io non lo voglio vedere, non solo di qua, ma nemmeno di là, quindi neanche risuscitato. Quindi l’episodio della pecora viene presentata come perduta, nel senso peccatrice, nel vangelo che ho citato di Luca: il recupero del peccatore, per Gesù è più importante del benessere degli altri. Nel vangelo di Matteo, lo stesso episodio, ma cambia il verbo.

Il monte
Ecco allora un altro simbolo che troviamo nei vangeli: è quello de “il monte”. L’accennavamo ieri sera, il monte essendo il luogo della terra più vicino ai cieli, indica in tutte le culture, il luogo degli dei, la condizione divina. Troviamo anche questo monte nell’episodio delle tentazioni: il diavolo porta Gesù su un monte altissimo, cioè il monte della condizione divina. Vuol dire: ti do la condizione divina così domini il mondo.

Mentre nella tentazione è il diavolo che porta Gesù su un monte, nell’episodio della trasfigurazione è Gesù che prende il suo tentatore e lo porta su un monte. Gesù infatti prende Pietro, e lo porta su un monte alto, e lì si trasfigura. La condizione divina, vuol indicare l’evangelista, non viene dal potere, dal dominare gli altri, ma da un servizio di chi si dona per gli altri. Poi troveremo infine il monte della resurrezione.

Quindi, nei vangeli, i monti non sono tanto delle indicazioni geografiche, per questo gli evangelisti non mettono mai il nome geografico, ma dicono “il monte”, il monte conosciuto.

Quindi ogni qual volta nei vangeli troviamo l’espressione “il monte” (l’unico monte denominato nei vangeli è il monte degli Ulivi ) , quando troviamo il monte senza la specificazione geografica o topografica, significa sempre (il monte del) la condizione divina. Ecco perché Gesù, nel vangelo di Matteo, sale sul monte. L’evangelista contrappone Gesù a Mosè. Mosè, il servo di Dio, sale sul monte Sinai e da Dio ottiene l’alleanza con il popolo.

Gesù, che non è il servo di Dio, ma lui stesso è Dio, è il Figlio di Dio, sale sul monte e, non da Dio, ma lui che è Dio, proclama la nuova alleanza, sotto forma di beatitudini, con il suo popolo. E questa ottiene la condizione divina. Quindi quando troviamo nei vangeli il termine monte, significa sempre una relazione con la condizione divina. Ieri sera parlavamo della resurrezione di Gesù. Ma Gesù, quando è risuscitato, è apparso, come scrive Giovanni, ai discepoli che erano chiusi a chiave per paura dei giudei, o come scrive Matteo: se mi volete vedere andate in Galilea? Se voi leggete il vangelo di Matteo, Gesù per tre volte dice: se mi volete vedere, andate in Galilea. E scrive l’evangelista: E gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato” (Mt 28,16). Ma Gesù non aveva indicato nessun monte. Perché questi vanno in Galilea, vanno su “il monte” preciso indicato da Gesù? E questo monte non ha indicazione geografica, non dice il monte Tabor, o il monte Garizim, o un altro monte.

E’ “il monte”, con l’articolo determinativo, perchè se dico un monte, è un monte qualunque, ma “il monte” significa “il monte” già conosciuto. E lì su “il monte” fanno esperienza di Gesù risuscitato.


Allora qual è questo “il monte”? Il termine “il monte” nel Vangelo di Matteo, è apparso la prima volta (5,1) per indicare il luogo dove Gesù ha proclamato il suo messaggio, quello che è conosciuto come il monte delle beatitudini. Cosa ci vuol dire l’evangelista?

L’esperienza di vedere Gesù risuscitato , - e vedere non significa vedere con la vista fisica (l’evangelista adopera un verbo che significa una profonda esperienza interiore: noi adoperiamo lo stesso verbo vedere anche per capire, quando diciamo a una persona: non vedi che, non capisci che..) - non è stato un privilegio concesso 2000 anni fa a qualche decina o centinaio di persone, ma una possibilità per i credenti di tutti i tempi.


Per sperimentare Gesù risuscitato anche noi dobbiamo andare in Galilea su “il monte” delle beatitudini , cioè l’evangelista vuol dire che la pratica del messaggio di Gesù ( la misericordia che rende beati chi beato non è perchè povero etc.) , permette di sperimentare questo Gesù presente all’interno della sua comunità.
I cieli Un’altro dei termini che può far confusione è: i cieli. Ricordate, ieri sera dicevamo Gesù che dice: beati i poveri perché di essi è il Regno dei cieli. Regno dei cieli, in passato, ormai speriamo definitivamente passato, veniva interpretato con l’aldilà. Per cui ai poveri cosa si diceva? Voi siete poveri, siete beati perché andate in paradiso. I poveri, che, anche se sono poveri non sono stupidi, dicevano: sì ma guarda che il ricco ci passa avanti, perché quando muore lascia le offerte per le messe e noi fregati qui e fregati di là. Dov’è la beatitudine? Se la beatitudine consiste nell’andare nell’aldilà, il ricco ci passa avanti prima, quindi questa beatitudine non si capisce…

Il Regno dei Cieli (in greco: ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν, he basileia tōn ouranōn) oppure il Regno di Dio (in greco: ἡ βασιλεία τοῦ Θεοῦ, he basileia tou Theou) L’espressione “Regno dei cieli” è presente esclusivamente nel vangelo di Matteo, non c’è negli altri evangelisti, negli altri vangeli si parla di Regno di Dio. Perché Matteo adopera l’espressione “regno dei cieli”?. Perché Matteo scrive per una comunità di ebrei e sta attento a non urtare la loro suscettibilità perché gli ebrei evitano, non solo di nominare, ma anche di scrivere il nome Dio. Usano al suo posto dei sostituti. Uno di questi sostituti è il cielo. Esattamente come facciamo noi, nel nostro linguaggio ordinario: quante volte diciamo “grazie al cielo”, chi si ringrazia l’atmosfera? Si ringrazia Dio.

Allora regno dei Cieli non significa l’aldilà, ma Regno di Dio, cioè Dio è il re, Dio si prende cura di queste persone e, per chiarire questa beatitudine, Gesù non proclama beati i poveri, - i poveri sono disgraziati che è compito della comunità cristiana togliere dalla loro condizione di povertà -, mai nei vangeli Gesù dice che i poveri sono beati. La povertà è contraria al progetto di Dio sull’umanità.

Nel libro del Deuteronomio e nel libro dei Numeri si legge che la volontà di Dio è questa: ‘che nel mio popolo nessuno sia bisognoso’. Ricordate, ieri dicevamo che la prova della resurrezione non è il sepolcro vuoto, ma gli apostoli ‘testimoniavano con grande forza la resurrezione di Gesù perché nessuno tra di essi era bisognoso’. Quindi la povertà è la negazione della presenza di Dio (nella storia). Allora Gesù non dice beati i poveri, Gesù invita la comunità di farsi volontariamente poveri – quindi loro che non sono poveri – per permettere a quelli che sono troppo poveri, di alzare un poco il loro livello di vita. Questa beatitudine non significa: andate ad aggiungervi ai tanti miseri che ci sono nella terra, ma abbassate un po’ il vostro tenore di vita per permettere a quelli che lo hanno troppo basso di alzarlo un po’. Ecco perché Gesù non dice: beati i poveri, ma: beati i poveri per lo spirito, cioè quelli che volontariamente, per amore, decidono di occuparsi del bene degli altri. E se io mi occupo del bene degli altri, vorrò che le cose che ho io le abbia anche l’altro. E non è possibile che tu, alla persona che ha fame le dai una pacca sulle spalle e le dici: va in pace e spera in Dio. Quella spera in te, dalle da mangiare. Allora toglierò un po’ delle cose che ho io per condividerla con lei. Allora vedete che le beatitudini non sono, come dicevamo ieri, l’oppio dei popoli, ma adrenalina nei popoli. Gesù è venuto tra di noi per sconfiggere la povertà. E di essi è il Regno dei cieli, cioè Dio si prende cura di loro.

Gli astri Sempre per rimanere al cosmo, voi sapete che uno dei brani che viene cavalcato dagli apocalittici, dai testimoni di Geova, o dalle varie radio Maria che ci sono, è l’espressione di Gesù quando dice: “Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, gli astri cadranno dal cielo, e le potenze dei cieli saranno sconvolte” (Mt 24,29). Fortuna che il messaggio di Gesù lo chiamano ‘buona notizia’, questa mette paura! Il sole si oscura, la luna non darà più il suo splendore, gli astri cominceranno a cadere, .. è la fine del mondo. Niente di tutto questo, è l’inizio del mondo.

Gli astri, nelle Bibbia, non indicano il cosmo, ma le divinità pagane. Nel mondo che circondava Israele, il sole non era un astro, era una divinità ed era adorata come tale. La luna era una dea, il sole era un dio e le stelle, sotto il termine di stelle, si rappresentavano i potenti della terra. Dovete sapere, per comprendere questo, che a quell’epoca ogni potente si considerava di condizione divina. Il faraone, non era un uomo normale, era figlio di un dio, l’imperatore era un dio, cioè tutti coloro che comandavano pretendevano di avere la condizione divina, e, nella Bibbia, queste si chiamano le stelle. Allora qui Gesù non sta dicendo che succederà la fine del mondo (e tra l’altro ricordate che prima consigliavo questa nuova edizione del vangelo e qui è scomparso il termine “ fine del mondo ”, che non c’è nei vangeli, ma la traduzione è: fine dei tempi o fine di un’epoca). Gesù non sta minacciando una catastrofe, ma qualcosa di bello.

Gesù dice: ‘se voi fate brillare lo splendore di questo messaggio d’amore, questa luce oscurerà le false divinità’. Allora quando dice che il sole si oscura, è perché brilla la vera Luce. Il messaggio di Gesù è la luce che splende tra le tenebre. Più la luce splende, più le tenebre si allontanano. Allora se voi annunciate il messaggio della Verità, del vero Dio, le false divinità, una ad una si rivelano per quello che sono, dei falsi e perdono il loro splendoreE nei cieli, cioè nella condizione divina, comincerà un terremoto e le stelle, una dopo l’altra, cominceranno a cadere. Perché se io credo che il faraone è un figlio di Dio, ho paura di trasgredire i suoi ordini e quindi lo rispetto. Ma se invece io so che è un uomo come me anzi peggio, perché è un mascalzone e forse ha ammazzato e rubato, forse sono capace di sfidarlo. Capite la pericolosità del messaggio cristiano, l’unico che è nei cieli è il Padre. Quando recitiamo il Padre Nostro, avete mai pensato perché Matteo dice: “Padre nostro che sei nei cieli”, non è un indirizzo di Dio – è chiaro che Dio sta nei cieli – ma dicendo “padre nostro che sei nei cieli”, è un’affermazione rivoluzionaria, tremenda quella dell’evangelista: l’unico che ha autorità e condizione divina è il Padre, tutto il resto niente.

Avete capito perché i primi cristiani perdevano la testa, perché non riconoscevano nell’imperatore uno che stava nei cieli. Per i cristiani, l’unico che sta nei cieli, è l’unico Padre, nessun altro.

Quindi sole, luna, stelle e potenze che sono nei cieli, questi non significano gli astri come noi li crediamo, ma le ideologie o le divinità che assumono il potere di comandare sugli uomini. Se facciamo splendere il messaggio di Gesù, uno dopo l’altro questi astri si oscurano e coloro che determinano il loro potere grazie a questi astri, uno dopo l’altro cominceranno a capitolare. Ecco perché nel Vangelo di Luca, dice: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (Lc 21,28). Quindi non un messaggio di fine del mondo, da avere paura, ma qualcosa di positivo.

Gesù ci assicura che tutti i sistemi che sono contro l’uomo ( che si oppongono a che diventi UOMO) , uno dopo l’altro capitoleranno. Ci sono dei sistemi che si credono eterni e la loro fine sembra la fine del mondo. No, è fine di un tempo e dopo ne nascerà uno migliore. Sapete che Agostino, quando vede l’impero romano sgretolarsi sotto la pressione dei barbari dice: è la fine del mondo. Agostino non poteva immaginare un mondo diverso da quello nel quale era cresciuto: il grande impero romano. Quindi se finisce l’impero romano, è la fine del mondo. No è la fine di un tempo.

Tutte le potenze che opprimono l’uomo, una dopo l’altra, nella storia, verranno eliminate e ogni volta ( verrà") apparirà // emergerà il Figlio di Dio ( e la Sua Gloria ) . DOMANDA : Tutte le potenze del mondo sono cadute. E il Vaticano?
Le potenze, tutte quante cadranno. Sapete che quando i bersaglieri entrarono a Porta Pia, il papa scomunicò tutti quanti, perfino i costruttori dei fucili, perché era finito il regno temporale del papa. Cent’anni dopo, nella commemorazione di questo giorno, papa Paolo VI, disse che l’entrata dei bersaglieri a Porta Pia era frutto della Provvidenza Divina. Vedete: un papa, per il fatto che finiva il regno temporale, scomunicò tutti. Un’ altro papa, Paolo VI, dice che è stato un segno provvidenziale, perché la chiesa si è liberata da questa incrostatura. Non stupiamoci, nella chiesa nel prossimo futuro vedremo grandi mutamenti. Un conto la maniera storica con la quale la chiesa si presenta, un conto è la realtà che deve vivere. Quindi se cadranno certe strutture rallegriamoci, che sarà una liberazione per tutta l’umanità.
***

Come dicevamo, i vangeli non riportano la storia di Gesù, - non c’era presente nessuno degli evangelisti, quando Gesù compiva gli episodi, a scrivere una cronaca giornalistica -, ma i vangeli ci trasmettono un profondo insegnamento, nato all’interno della comunità cristiana, nel quale abbiamo la certezza che ci trasmette la verità del messaggio di Gesù. Ma le forme per trasmettere questa verità sono diverse da evangelista ad evangelista. Quindi gli evangeli, pur contenendo elementi storici, non ce li trasmettono come storia.
Allora, tanto per tranquillizzare le persone, nessuno mette in dubbio che Gesù possa aver restituito la vista ad un cieco, - Gesù, così pieno di vita com’era, io credo che la poteva comunicare -, ma gli evangelisti non ci vogliono raccontare o presentare Gesù come una specie di ‘pronto soccorso’ ambulante che quando trova un infermo gli restituisce la vita ( taumaturgo) , ma qualcosa di molto più profondo. Questo episodio del cieco di Gerico è presentato nei vangeli in due versioni: nel vangelo di Matteo (20, 29-34) sono due ciechi mentre in Marco (10, 46-52) solo uno. Se noi vogliamo sapere storicamente quanti erano realmente, due come dice Matteo o uno come dice Marco, - guardate che l’episodio è identico: “uscendo da Gerico, Gesù incontrò” nel vangelo di Matteo “due ciechi”, nel vangelo di Marco “un cieco” - non lo possiamo sapere. In realtà il messaggio che trasmettono è identico.

Analizziamo Matteo: Gesù, per la terza e definitiva volta, dice ai suoi discepoli: ‘allora avete capito che io vado a Gerusalemme per essere ammazzato?’ Gli si avvicinano Giacomo e Giovanni e gli chiedono che quando saranno a Gerusalemme i posti più importanti devono essere per loro. Non hanno capito niente! Sono accecati dall’ideologia, cioè loro seguono un messia che ritenevano “il figlio di Davide”. Davide è stato il grande re, violento, tremendo, che attraverso il potere, la violenza e la morte, ha per primo riunito le dodici tribù di Israele ed ha inaugurato il Regno di Israele. Allora si aspettava il messia figlio di Davide e ‘figlio di’, nel mondo ebraico, significa colui che si comporta come il padre.

Quindi gli apostoli pensavano di seguire un messia vincitore, trionfatore, che va a Gerusalemme spiazza tutti quanti, romani e sommo sacerdote, e inaugura il regno di Israele. Gesù non è il Messia figlio di Davide, Gesù è il Messia Figlio di Dio. Gesù non toglie la vita, ma dà la propria. I discepoli accecati dall’ideologia religiosa e nazionalistica, pur avendo sentito che Gesù andava a Gerusalemme per essere ammazzato, loro pensano alla propria carriera. Allora ci sono questi due discepoli che sono ciechi perché accecati da questa ideologia. Ecco allora l’episodio dei due ciechi di Gerico che si rivolgono a Gesù chiamandolo figlio di Davide. Ecco perché sono ciechi: non seguono Gesù il Figlio di Dio, ma seguono Gesù il figlio di Davide. Allora Gesù li libera dalla loro cecità.

Quindi questi due ciechi sono chiaramente la figura dei due discepoli, Giacomo e Giovanni, che Gesù cerca di liberare da questa ideologia. Ma allora perché Marco ha un solo cieco? Questo cieco, è l’unico personaggio, curato da Gesù, del quale venga riportato il nome. E’ un episodio insolito perché di nessun personaggio curato da Gesù abbiamo il nome, ma solo di questo cieco, e l’episodio è lo stesso. Gesù esce da Gerico - quindi stessa scena - gli si avvicina un cieco che si chiamava Bartimeo, figlio di Timeo. Timeo, (in greco significa onore) come nome potremmo dire Onorato. Bar è un’espressione aramaica, la lingua parlata al tempo di Gesù, che significa figlio, e Bartimeo quindi è figlio dell’onore. Chi è questo figlio dell’onore? Questo Onorato? Colui che cerca gli onori, esattamente come i due discepoli Giacomo e Giovanni.

Perché Marco ci presenta Timeo Bartimeo? Perchè Gesù, quando è stato a Nazareth ed è stato rifiutato, dice: perchè nessun profeta è accettato nella sua patria, ma sarà - e usa l’ “A” privativo, cioè mette una “A” davanti Timeo - disonorato(Mc 6,4). Quindi Gesù va incontro al disonore. Ecco il conflitto: questi discepoli pensano di seguire un Gesù che li porta al successo ed ecco che sono figli dell’onore, ma seguire Gesù significa andare incontro al disonore. Vedete il messaggio è identico: chi segue Gesù coltivando pensieri di successo, di ambizione, di carriera è un cieco e che Gesù lo deve assolutamente liberare.

Le 13 regole del Talmud Abbiamo detto che gli evangelisti sono dei grandi letterati, ma quando scrivono adoperano gli schemi letterari e culturali della loro epoca, quindi presentano gli avvenimenti secondo delle regole ben precise. Siamo fortunati perché nel “Talmud” si sono ritrovate le tredici regole per la scrittura decretate da Rabbi Hilel, sono tredici regole per come si scrive un testo. Per esempio, dice Hilel, se vuoi collegare due episodi, metti la stessa parola soltanto in questi due episodi, magari in maniera contrapposta, però chi legge sa che questi due episodi hanno un collegamento fra loro. Ecco perché nel vangelo certe espressioni si trovano soltanto due volte. Un esempio. Nel vangelo di Marco (1,20), Gesù chiama i discepoli, e i discepoli ‘andarono’ da lui, e usa una speciale costruzione greca del verbo che indica ‘lasciare definitivamente qualcosa per aderire all’altro’. Allora i discepoli lasciano le tenebre, il mondo della morte, per aderire a Gesù. Questo stesso verbo lo ritroviamo soltanto un’altra volta nel tradimento di Giuda: e Giuda ‘andò’ dai sommi sacerdoti (Mc 14,10). Giuda ha fatto il procedimento contrario: i discepoli hanno lasciato la morte per trovare la vita, Giuda lascia la vita per trovare la morte.

Quindi siamo grati a Rabbi Hilel e al “Talmud” che con queste tredici regole, ci consente di avere le chiavi di interpretazione dei vangeli. Il trittico- I Una delle tecniche letterarie è quella del trittico: tutti noi lo conosciamo nel mondo dell’arte. C’è un quadro centrale il più importante, con due pannelli laterali. Quindi per trittico si intende un quadro centrale dove c’è la scena principale, poi due pannelli laterali, che da soli non si capiscono, se non collegati con quello al centro. Un esempio: al centro ci mettiamo la Madonna e Gesù Bambino; nei laterali, in uno ci mettiamo Sant’Antonio e nell’altro S. Rita. Sant’Antonio e S. Rita si capiscono soltanto in relazione alla Madonna con il Bambino. Gli evangelisti scrivono nella stessa maniera: al centro mettono la scena principale, che è la chiave di interpretazione di quello che precede e di quello che segue. Allora se noi leggiamo il capitolo 11 del Vangelo di Marco, vediamo che Gesù uscito trova un fico.

Prima parte del trittico:
“La mattina seguente, mentre uscivano da Betania, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa, ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: «Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti». E i discepoli lo udirono” (Mc 11, 12-14 ). Terza parte del trittico:
“La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: «Maestro guarda: il fico che hai maledetto si è seccato». Gesù allora disse loro: «Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: levati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato»”. (Mc 11, 20-23). Ora la scena centrale:
“Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio” - il tempio viene collocato su il monte che Gesù dice "deve togliersi" – “si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio”,- non solo i mercanti del tempio ma anche quelli che comprano – “rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio”. – cioè gli arredi per il culto, i vasi sacri – “E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: la mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri».” – vedremo il significato tremendo, Gesù qui è violento – “Lo udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire.” - quando Gesù, il figlio di Dio, si presenta nel luogo più sacro di Gerusalemme, la casa di Dio, i rappresentanti di Dio cercano di ammazzarlo -, “Avevano infatti paura di lui perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento. Quando venne la sera uscirono dalla città” (Mc 11, 15-19). Dobbiamo comprendere l' episodio centrale.

Il tempio di Gerusalemme era a quell’epoca, la più grande banca del medio oriente. Quando i romani conquistarono Gerusalemme e la distrussero, il prezzo dell’oro, per circa 50 anni, calò della metà in tutta la Siria. Da dove veniva tutta questa fortuna? Ogni ebreo, tre volte all’anno, doveva andare a Gerusalemme e offrire dei sacrifici al Signore. Immaginiamo la famiglia di Gesù che parte da Nazareth per offrire una capra a Gerusalemme. Che fa va in giro con la capra per 140 km? No! Arrivata a Gerusalemme va a comprare gli animali, ma non tutti gli animali sono validi: devono essere animali senza difetto.

Gli animali senza difetto si trovano in un recinto situato sul monte degli Ulivi, che, coincidenza, era di proprietà del Sommo Sacerdote. Quindi il sommo sacerdote vendeva gli animali da offrire al tempio di Gerusalemme, perché dovevano essere animali particolari ( vi pare che sia possibile che ti vengono perdonati i peccati per una capra? ) Dicevamo, questa famiglia comperava la capra, la portava al tempio, il sacerdote la sgozzava, una spruzzatina di sangue alla famiglia e se la teneva tutta per sè.

Naturalmente, quando si faceva questo viaggio, normalmente stavano una settimana a Gerusalemme e quindi dovevano mangiare. Andavano nelle macellerie che erano gestite .. dalla famiglia del sommo sacerdote. Era uno sfruttamento tremendo del popolo in nome di Dio. Gesù allora definisce il tempio: spelonca di ladri. Il termine greco adoperato dall’evangelista è tremendo perché la spelonca è il luogo dove i ladri accumulano la refurtiva. Ma mentre i ladri almeno dovevano fare lo sforzo, dovevano uscire dalla spelonca, andare per la strada, assalire il passante, prendere la refurtiva e portarla lì, i sacerdoti sono più comodi perché è la gente che si lascia derubare portando lì la refurtiva. E Gesù non lo tollera.

Gesù ha presentato un Dio, che non chiede ma dà e loro invece, in nome di Dio – vedremo poi anche l’episodio dell’obolo della vedova anche esso in un trittico – sfruttano la gente e Gesù non tollera tutto questo. Il tempio di Gerusalemme era una meraviglia architettonica, uno splendore. Ancora oggi, quei pochi resti che ci sono, lasciano veramente stupiti. Era una delle meraviglie del mondo. Le liturgie - immaginate questi sacerdoti con questi abiti particolari, le musiche, i fumi di incenso, - erano qualcosa di straordinario, ma tolto tutto questo, c’era l’ingiustizia.

Dio aveva fatto un patto con il suo popolo. Il patto era questo: “Io sono il vostro Dio” - tenete presente che a quell’epoca ogni nazione aveva la sua divinità -, “se voi osservate le mie leggi, io vi proteggo. I popoli circostanti, vedendo la qualità della vostra vita, dovranno arrivare ad ammettere che il Dio d’Israele è quello vero”. Perché di fronte ad un popolo dove nessuno è bisognoso, dove ci si aiuta gli uni con gli altri, i popoli pagani circostanti saranno costretti ad ammettere che il Dio di Israele è quello vero. Invece era successo che non solo Israele era un popolo come gli altri, ma era peggio degli altri perché l’ingiustizia veniva praticata in nome di Dio.

Gesù con le prime parole che pronuncia nel vangelo di Marco, dice: “il tempo è compiuto ” (Mc 1,15), cioè il tempo di questo patto. Fatemi vedere il frutto. E va nel tempio e cosa trova? Uno splendore, cerimonie, liturgie, ma c'è l’ingiustizia totale. Allora Gesù, caccia non solo i mercanti ma anche i compratori . Provate ad immaginare il sommo sacerdote che vede calare gli introiti del tempio, per i fatto che Gesù dice che non c’è più bisogno che uno porti più le capre al tempio, perché basta che uno perdona all’altro e gli vengono perdonati i peccati. Quindi c’è un allarme nel tempio di Gerusalemme per l’azione di Gesù. Gesù, attraverso il suo messaggio, toglie la linfa vitale che alimentava il tempio.

Quando la gente apre gli occhi e capisce che Dio non chiede niente, neanche una offerta - vedremo anche l’obolo della vedova, che è un episodio stravolto e completamente deformato - la gente non porta più niente perché Dio non chiede niente, ed allora si secca la linfa vitale del tempio ed il tempio non ha più la possibilità di esistere. Questo è l’episodio centrale, e l’evangelista lo anticipa e lo fa seguire dal fico. Perché dal fico? Il fico, insieme alla vite, era uno dei due alberi che rappresentavamo il popolo di Israele. Quindi il fico rappresenta il popolo di Israele. Allora Gesù dice: il tempo è compiuto, fammi vedere il frutto. Trova soltanto foglie. Allora Gesù, impedendo il culto, perché c’era questa ingiustizia, ecco che il fico è seccato.

Ma allora, quella pessima traduzione che abbiamo letto? “Non era la stagione dei fichi” si deve intendere “Non era il tempo”, non stagione: “non era stato un tempo in cui il fico aveva dato frutto”. Gesù dice: ‘il tempo è compiuto, fatemi vedere’ ma non trova niente. E’ chiaro che Gesù non se l’è presa con un povero albero, Gesù non se l’è presa con un fico: il fico è un’immagine simbolica, figurata che rappresenta l’azione che Gesù ha fatto nel tempio.

Il trittico- II
Un altro trittico che troviamo nel vangelo di Marco, è al capitolo 12, 38-40:
“Diceva loro mentre insegnava: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave»”. Gesù condanna gli scribi ed il loro insegnamento. Con la scusa di pregare, in nome di Dio, succhiano le sostanze alle vedove. E sotto l’immagine di vedove e orfano, nella Bibbia, si indicavano tutti gli emarginati, tutti coloro che non hanno un uomo che li difenda, quindi non sono le vedove nel senso di persone che hanno perso il marito ma tutte le persone emarginate ed indifese. Questo Gesù non lo tollera. Gesù non tollera che, in nome di Dio, si inganni la gente e si chieda a loro delle sostanze.

Gli scribi non sono degli scrivani. Erano il magistero infallibile dell’epoca. Erano dei laici che, dopo un’intera vita dedicata allo studio della legge, all’età di 40 anni, attraverso l’ imposizione delle mani, ricevevano su di essi lo Spirito di Mosè e avevano l’autorità divina per insegnare la Sacra Scrittura. La parola dello scriba aveva lo stesso valore della parola di Dio. E allora Gesù dice: attenti che vi ingannano, perché vi succhiano il sangue in nome di Dio. Il luogo di questo insegnamento era il tempio di Gerusalemme.

Vediamo ora la terza parte del trittico,
Mc 13, 1-2; “Mentre usciva dal tempio un discepolo gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni»”. – qui non è possibile rendere il testo greco, ma lo dico solo per dare un’idea dell’enfasi; nel testo greco il discepolo si riempie la bocca di questa espressione: guarda che pietre – “Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non rimarrà qui pietra su pietra, che non sia distrutta»”. Gesù nel primo riquadro, inveisce contro gli scribi che insegnano qualcosa che è contrario alla volontà di Dio, e qui, nel terzo riquadro, dice che il luogo di questo insegnamento, di questa volontà, sarà distrutto.

L’episodio centrale è al capitolo 12, 41-44:
“E sedutosi di fronte al tesoro” – il tesoro era il tesoro del tempio, che, ripeto, era la più grande banca del Medio Oriente -, “osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora, chiamato a sè i discepoli disse loro: «In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto per vivere»”. Non è un elogio della vedova, ma è un pianto che Gesù fa. Per comprendere questo episodio, nel libro del Deuteronomio, Dio stabilisce che con i proventi del tempio, bisogna aiutare le vedove. Quindi delle entrate dei ricchi nel tempio, bisogna prenderne una parte ed aiutare le vedove. Qui è successo il contrario: è la vedova che si svena per alimentare quella sanguisuga del tempio. Gesù non lo tollera.

Il Padre ha detto che con i proventi del tempio, bisogna mantenere le vedove. Qui c’è una vedova che poveretta, le avete fatto credere che essa deve mantenere il tempio. Gesù non ci vede più e dice: questo tempio deve essere distrutto. Quindi vedete che nell’episodio, non è un elogio che Gesù fa alla povera vedova, ma un lamento della perversione della religione che perfino agli oppressi gli fa credere che per loro è bene essere oppressi.

***
Studio e pratica Il vangelo non si capisce dallo studio, ma lo si capisce dalla pratica. Il brano letto e riletto, ti si illumina quella volta che lo vivi. Quindi è la pratica del messaggio che illumina il testo. Gesù, nel vangelo di Giovanni, rispondendo a Pilato, dice una cosa sconvolgente: “Chi è nella verità ascolta la mia voce” (Gv 18,37). Noi avremmo detto il contrario: chi ascolta la mia voce sta nella verità. No:

la Verità significa la realtà dell’Uomo, cioè chi mette nella propria vita il bene dell’uomo come valore supremo, questo ascolta la voce di Dio. Quindi non è che ascoltando la voce del Signore mi metto nella verità, ma chi si mette nella verità ascolta la Voce . Quindi la pratica del messaggio di Gesù ci illumina il testo. Allora tutte queste disquisizioni servono o no? Io credo di sì. E’ la chiesa stessa che incoraggia. Ha istituito un Pontificio Istituto Biblico , incoraggia gli studi per comprendere sempre più la ricchezza del messaggio.

E’ anche vero che a me, che il Signore abbia guarito un cieco o due, non mi dice più di tanto. Ma, se io prendo il brano nel quale Gesù ha restituito la vista a un non vedente e riesco a comprendere che in questo brano Gesù apre gli occhi a chi ce li ha chiusi, allora mi dico: vuoi vedere che anch’io sono orbo? Non sarà mai che indottrinato da certe ideologie, sono anch’io cieco o miope?

Quindi che Gesù abbia restituito la vista ad un non vedente, più di tanto, francamente, non mi dice, ma anzi, perché non va qui alla Lega del filo d’oro, e non dà la vista a tutti quanti? Ma se il messaggio del vangelo è aprire gli occhi ai ciechi, io mi chiedo: io gli occhi li ho aperti o chiusi? Quindi il vangelo si apprende in pienezza dalla pratica. Questo fuor di dubbio. L’ho detto anche ieri sera: per vivere in pienezza il messaggio di Gesù non servono questi incontri, perché quando uno accoglie il versetto di Gesù: ama tutti, perdona tutti e dona a tutti, sei a posto.

Ma se vogliamo scoprire l’incredibile e ancora insondabile ricchezza di questo messaggio di Gesù, c’è bisogno di questi studi, di questi approfondimenti che la stessa chiesa incoraggia.


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