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| L'anima nella cultura occidentale Le parole anima e spirito sono parole equivoche : prendono significati diversi a seconda della cultura in cui vengono utilizzate e dello stesso contesto letterario. Anima Nelle lingue indoeuropee: Presso i popoli primitivi indoeuropei l' anima è soprattutto respiro . In Omero (VII sec . a. C.) psychè è la vita in
senso generale, come una sorta di energia immateriale che
uomini ed animali possiedono in modo impersonale, una vita
cosmica, una energia vitale riconoscibile
nel respiro e contenuta nel sangue,
su cui gli uomini non hanno potere. Questa concezione sia può dire
sia presente in tutti i popoli antichi così come nei popoli
contenporanei che hanno culture primordiali. Con l'Orfismo (IV sec a. C.) i concetti di psychè e tymos , cioè vitalità e coscienza si fondono e la psychè, l'anima diventa indipendente dal corpo,contiene in se stessa la vita e perciò è immortale,e può trasmigrare da un corpo ad un altro. Il corpo è un contenitore della psychè , dell'anima . Nella religione orfica l'uomo è concepito come un essere composto di corpo e anima . Il corpo è mortale, soggetto alle leggi fisiche e l'anima è indipendente, immortale, perchè include in se stessa la vita e il mentale, il pensiero, la ragione, i sentimenti, la coscienza. L'uomo è più specificato dall' anima che non dal corpo. Interpretazione occidentale dualista spiritualista In Plotino il concetto emanazionista delle anime si applica dalla divinità. L' Uno genera il Nous=Intelligenza Cosmica e da questo la Psichè, l'Anima Cosmica, che è presente in tutte le cose attraverso le ragioni seminali. Platone introdusse la parola "anima", psyché,
per indicare che l'uomo è
capace di costruire un sapere oggettivo con i soli costruiti matematici
e ideali che prescindono dall'approssimazione della materia. Si tratta
quindi di un'anima che non designa tanto la nostra coscienza o la nostra
psiche, ma la nostra capacità di astrarre dal sensibile,
cosa che i bambini non sono capaci di fare, ma poi col tempo e con lo
sviluppo delle capacità cerebrali imparano. Platone la
chiamerà la piu' perfetta delle realtà che sono state
generate (Timeo 37a) Aristotele Interpretazione occidentale monista-materialista L’anima è definita da Epicuro “un corpo sottile”. Essa, quando è unita al corpo – e solo in questa situazione –, è la facoltà delle sensazioni. Quando poi il corpo si distrugge, l’anima si disperde. Epicuro-Monismo ... bisogna credere che l’anima è un corpo sottile, sparso per tutto l’organismo, assai simile all’elemento ventoso [ aria,soffio,respiro] , e avente una certa mescolanza di calore [fuoco] , e in qualche modo somigliante all’uno, in qualche modo all’altro. ... finché l’anima rimane nel corpo ( il corpo) non perde la facoltà di sentire, anche se qualche parte di esso se ne stacca;..., perde la sensazione se si separa quella quantità, per quanto piccola, di atomi che serve a costituire la natura dell’anima. E invero
se tutto il corpo si distrugge l’anima si disperde,
e non ha piú quei
poteri e quei moti e quindi perde anche la facoltà di sentire. Non
si può infatti concepire come senziente [l’anima] se non in
questo complesso [di anima e corpo], Lucrezio che considera Epicuro suo maestro, afferma l’esistenza dell’anima come una parte del corpo (sia Lucrezio che Cicerone scherniscono Aristosseno, che la considerava una parte fondamentale, per completare l’armonia del corpo) e la distingue in due parti: l’ animus e l’anima. L’ animus (corrisponde all’anima razionale) ha sede nel petto poiché esercita i comandi, mentre l’anima (corrisponde all’anima percettiva e nutritiva) subisce gli impulsi della prima. Afferma anche che esse sono “strettamente unite e non formano che una sola natura”. Gli atomi che le compongono si oppongono a quelli del corpo, poiché sono piccoli, rotondi e lisci (la velocità degli atomi è inversamente proporzionale alle loro dimensioni) e in particolar modo quelli dell’animus che è la parte più veloce e dinamica che esiste. Gli atomi dell’anima sono tutti uguali, ma presentano quattro componenti diverse: il calore, l’aria, il vento e una quarta sostanza che non ha nome (chiamata successivamente “l’anima dell’anima stessa”). Questi elementi sono mescolati fra di loro, ma il prevalere di uno sull’altro spiega i caratteri e le diverse condizioni psichiche, determinate anche, nel caso dell’uomo, dall’ educazione ricevuta. Afferma inoltre che “la vita appartiene in comune al corpo e all’anima”, nessuno dei due può esistere senza l’altro. E’ importante non avere paura della morte, poiché quest’ultima è legata unicamente alle immagini che la religione propone sugli inferi : il vero Inferno è la vita del malvagio o dell’insensato. Nella Bibbia. Cat. Univ. Della Chiesa Catt.- N° 33« L’uomo -con la sua apertura alla verità e alla bellezza -con il suo senso del bene morale , -con la sua libertà -e la voce della sua coscienza, -con la sua aspirazione all’infinito ed alla felicità, si interroga sulla esistenza di Dio. In queste aperture egli percepisce segni della propria anima spirituale» La Bibbia non fa una filosofia dell'uomo, una antropologia filosofica
: essa lo vede solo in relazione a Dio. Dio si interessa di lui e della sua storia, lo ha posto al centro della creazione e lo chiama, dopo la morte fisica, a vivere sempre con lui. Solo a causa del peccato la morte acquistò poi l'aspetto di pena e di castigo. La lingua ebraica non ha parole che esprimono concetti astratti ma solo parole-concetto concreti. Alla mentalità ebraica non è estranea l'idea dell'uomo come un composto di " parti" : Ez 37, 4 Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annunzia loro: Ossa inaridite, udite la parola del Signore. 5 Dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. 6 Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete: Saprete che io sono il Signore». 7 Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre io profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l'uno all'altro, ciascuno al suo corrispondente. 8 Guardai ed ecco sopra di esse i nervi, la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c'era spirito in loro. 9 Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza figlio dell'uomo e annunzia allo spirito: Dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano». 10 Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato. A differenza di altre culture come quella greca le " parti" non sono mai in contrapposizione tra loro ma formano una unità armonica e per certi versi indissolubile. L'uomo è carne Carne, basar, nel linguaggio biblico indica l'umanità, in varie sfumature : il corpo umano , l'unità concreta dell'essere vivente, la discendenza di sangue, ma anche l'uomo nella sua debolezza e nella sua fragilità peccatrice: "Il Verbo si è fatto carne" (Gv 1,14). Il Vangelo dice che gli sposi diventano una sola carne (Mt 19,3-5), che Gesù ci dà la sua carne come vero cibo (Gv 6,53-56). San Paolo al concetto negativo della carne, votata alla corruzione e alla morte come principio del peccato, opporrà la libertà della grazia che è dono di Dio. L'uomo è carne e sangue Il sangue è considerato sede del principio vitale, la vita ,che è sacra e come tale appartenente
a Dio solo. La tradizione ebraica ha sempre riconosciuto al sangue un carattere sacro perché nel sangue ha visto la vita stessa dell'uomo e tutto ciò che concerne la vita è in stretto rapporto con Dio, il solo padrone della vita. Infatti i rabbini sostengono: "Cosa è la vita? Questa è il sangue dell'uomo!". Con quali conseguenze per gli ebrei? Il divieto dell'omicidio, il divieto di alimentarsi con il sangue e l'uso cultuale del sangue. Non si può "versare il sangue innocente", e neppure cibarsi di animali soffocati, cioè non dissanguati. Per questo la proposta di Gesù: "Mangiate la mia carne, bevete il mio sangue" (Gv 6,53-56) risulta
paradossale e addirittura scandalosa per i suoi ascoltatori. L'uomo è anima-soffio vitale L'ebraico basar ,
carne, non è perciò mai usato per indicare un cadavere. Questo ruah, soffio vitale o spirito vitale attraverso la respirazione entra e circola nel sangue, cioè in tutto l'essere: il dissanguamento infatti provoca la morte. La vita nell'uomo è lo spirito vitale, il soffio vitale che viene da Dio e che a Dio torna con lo "spirare", con l'ultimo respiro appunto. Gn 6,3 Allora il Signore disse: « Il mio spirito (ruah) non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». L'uomo è cuore , reni e viscere Cuore ( leb) è sinonimo di interiorità,
indica la personalità, la volontà, l'intelligenza, la ragione, come noi diamo del cervello, mai nominato
nella Bibbia. Nel cuore si sentono le cose, si ragiona,si vuole, si decide. E' la profondità dell'essere, l'Io cosciente ed autocosciente. "Dio ha viscere di misericordia" (Lc 1,78). L'uomo è Anima-vitale ( nefesh). Dice un rabbino: nèfesh deriva da una radice che significa “respirare” e,
alla lettera, nèfesh potrebbe essere tradotto “uno
che respira”. L'essere , hajjah è nefesh,vivente . Genesi 2, 7: " ed il Signore Dio formò l'uomo con la polvere del suolo ed inspirò nelle sue narici il soffio della vita (ruah) , e l'uomo divenne "nefesh-neshama hajjàh"". Nefesh è l'uomo come persona vivente,
attiva , come principio operativo, come centro di vita, perciò anche "Amerai il Signore con tutta la tua anima." (Lc 10,27); L'uomo è spirito -coscienza Lo spirito dell'uomo è neshama-hadam. Gn2,7 nishamot lo spirito degli uomini è insufflato in essi dal Creatore. Is 57,16 Poiché io non voglio discutere sempre né per sempre essere adirato; altrimenti davanti a me verrebbe meno lo spirito (ruah) e l'alito vitale (neshama ) che ho creato. Il parallelismo : Gb27,3 finché ci sarà in me un soffio di vita,(neshamai) indica la sinonimia con ruah. Nella sapienza ebraica il termine neshama viene poi ad esprimere un concetto teologico. Proverbi 20, 27 Lo spirito dell'uomo è una fiaccola del Signore che scruta tutti i segreti recessi ( i sotterranei) del cuore (l'interiorità)
In alcuni salmi il termine nefesh i indica "tutto quanto è nella mia persona", indica cioè tutta la persona còlta anche nella sua interiorità. (Sal 103) Bendici anima mia [nefesh ] il Signore // tutto quanto è nella mia persona [ qereb ] lo benedica. Nefesh è in parallelismo con qereb, che indica tutto ciò che è interno nell'uomo, cuore, reni , sangue ,viscere , cioè tutte le relative capacità e attività umane. L' io-anima cosciente In alcuni salmi nefesh assume una connotazione molto vicina al nostro concetto di io psicologico, di coscienza di sè, qualcosa che racchiude in sè tutta la persona e che nello stesso tempo può essere considerato distinguibile da tutto ciò che è l'uomo ha-dam . Nefesh è l' Io-anima cosciente , autocosciente ( neshamah) e vitale. -nefesh è il condensato di tutte le risorse vitali dell'uomo. [ Jaquet ] cf : Gn 19:19Num 23:10; Gios 2:13, 14; Gdc 5:18; 16:16, 30; 1Re 20:31, 32; Sl 22:29; Ez 18:4, 20; Mt 2:20; 26:38; Mc 3:4; Eb 10:39; Gc 5:20 ; Gn 17:14; Es 12:15; Lv 7:20; 23:29; Gios 10:28-39; Sl 78:50; Ez 13:19; 22:27; At 3:23; Ap 8:9; 16:3 ... Con il termine nefesh si può indicare tutto l'uomo nelle sue potenzialità di vita , qualcosa di più sottile e profondo del carne-sangue-ruah , qualcosa che forse potrebbe fare a meno della stessa carne-sangue-ruah La morte Quando l'uomo è vecchio , nefesh diminuisce, il desiderio di vivere e amare , diminuisce, si "disattiva" finchè interviene la morte con l'esalazione del respiro-ruah e la perdita della carne-sangue.Gn3,19“ Ti procurerai il pane con il sudore
del tuo volto, finché tornerai alla terra dalla quale sei
stato tratto :
perché tu sei polvere e alla polvere tornerai”. La vitalità ( nefesh ) è per natura a termine , è finita, non dura per sempre, non è eterna. Il defunto ,anima cosciente sopravvive alla morte . Per l'ebraismo biblico la morte è una possibilità reale ed ineludibile di ogni vivente , una oscura potenza che prolunga i suoi artigli nella stessa esistenza. La Rivelazione divina mostra un Dio che ha, Lui solo, il potere di " creare" ( barah ) cioè di dominare caos e morte e garantire continuamente la vita : Sal 104,30 Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra. Dio dunque non crea la morte: egli è Colui dà vita a tutto. Sap 1,13 perché Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. 14 Egli infatti ha creato tutto per l'esistenza; E' però una costatazione che la morte è inevitabile per tutti gli esseri viventi nel dominio della terra: Dio ha creato la nefesh come qualcosa di finito, che prima o poi si " disattiva" : Sal 104,29 Se nascondi il tuo volto, vengono
meno, togli loro il respiro ( ruah) , muoiono e ritornano nella loro
polvere. Espressione che non va letta in senso scientifico : la Bibbia rimanda ogni fenomeno sempre della " causa prima" , cioè a Dio, saltando le cause seconde. In molti passi viene detto che " Dio fa vivere e fa morire" [ 1Sam 2,6-Dt 32,39-2Re5,7-Tb13,2-Giac4,12] per dire che tutto è sotto il suo controllo, nulla gli sfugge. La morte non è atto diretto di Dio ma evento della natura umana
dunque previsto nella creazione divina .
In questo evento , la ruah, il respiro-spirito
vitale, "torna a Dio" e il corpo, carne-sangue , devitalizzato, si decompone Secondo la Bibbia
tutto l'essere umano -morto- viene custodito dalla terra : Sir 17,1 Il Signore creò l'uomo dalla terra e ad essa lo fa tornare di nuovo. - e nefesh disattivata, nel Regno dei morti, lo Sheol . Gb 30,23 So bene che mi conduci
alla morte, alla casa dove si riunisce ogni vivente. Si tratta perciò , nelle immagini bibliche , di viventi-mortali e ciò include l'idea di una forma di sopravvivenza misteriosa . Lo Sheol l libro della Sapienza traduce l'ebraico
in greco
ed utilizza i termini pneuma per tradurre ruah e neshama e psychè per tradurre nefesh.
L'uomo biblico è pneuma-psychè.
L'uomo è unità corpo-anima-spirito Sap 16,14 homo autem occidit quidem per malitiam animam suam et cum exibit spiritus non revertetur nec revocabit animam quae recepta est l'uomo nella malvagità della sua anima (neshama) può uccidere, ma non può richiamare lo spirito (ruah) che è uscito, né liberare un'anima (nefesh-neshama) che è stata rinchiusa (nello Sheol).
Sl 89,49 Quale vivente non vedrà la
morte, sfuggirà al potere degli inferi? Con la morte lo spiritus , il soffio vitale viene esalato e reso a Dio e l'io-anima , privo di carne-sangue e spirito-ruah, sopravvive alla morte in uno stato "disattivato", è io-anima-cosciente e viene custodito in una dimensione misteriosa, ai confini del mondo sotterraneo, il Regno dei morti (lo Sheol in ebraico, l'Ade in greco, gli Inferi in latino dove si riunisce a tutti i viventi-mortali). Da qui l'espressione ancora oggi in uso nella lingua italiana che l'anima è immortale, cioè sopravvive alla morte . Alla esalazione dello spirito ( respiro = ruah), l'io umano defunto sopravvive in uno stato di coscienza ed autocoscienza ( neshamah) . L 'Io_anima diventa con la morte cosciente di sè e dello Sheol ma secondo la Bibbiain un modo disattivato, umbratile, nebbioso, come in un sonno. L'anima anela a Dio per natura, anche nello Sheol. L'uomo defunto è anima ( nefesh disattivata ), discso nello Sheol , il Regno dei morti , riunito agli antenati ed ai viventi . Il defunto sopravvive in una forma misteriosa : è un uomo disattivato nella sua anima ( desiderio di vita o principio vitale ) ma ha ancora una residua vitalità o vita cosciente. Napesî , anima mia , nei salmi indica la persona umana, l'io, con la nota però di una particolare accentuazione come se questo io-anima costituisse una dimensione in qualche modo distinta nell'essere umano totale, visibile nel mondo, e questo attesta già la convinzione tratta dalla rivelazione che l'io-anima sopravviva alla morte e costituisca ancora la persona nel suo vissuto, con un residuo profondo desiderio vitale che è ancora potenzialità di vita , seppure diminuita, disattivata, residuale . Se finisce la vita come esperienza personale, cioè se finisce la nefesh-neshama , finisce tutto; in realtà non finisce tutto, c'è un residuo desiderio vitale, perciò è regionevole aver fiducia in una qualche riattivazione, rivitalizzazione. Non è sbagliato perciò, stando a tutti gli eventi della rivelazione divina , credere che l'Io_anima , il defunto custodito nello Sheol continui ad anelare al Dio della Vita. Lo Sheol è chiamato nel libro di Tobia "grande perdizione " poichè è impossibile ritornare per l'uomo, a meno di un intervento divino. Sap 16,14 L'uomo può uccidere nella sua malvagità, ma non (può) far tornare uno spirito già esalato ( la ruah) , né liberare un'anima (nefesh-) già accolta negli inferi ( lo Sheol) . Davanti alla morte la nefesh-neshama si incupisce e si rattrista (sal 42,7) è perseguitata dai nemici (sal 143,3.12) che la cercano (sal 35,4;38,13;63,10;70,3) la accusano(sal 71,13) la " mandano alla malora" (sal 31,14;40,15;56,7) la umiliano (sal 57,7) la insidiano (sal 59,4) è desolata perchè oggetto di ingiuste calunnie (sal 35,12) si turba (sal 6,4), nella ricerca dei peccati che sarebbero causa dei suoi mali (sal 13,3). Essa è prostrata nella polvere (sal 44,26;119,25), rifiuta ogni conforto, è inconsolabile (sal 77,3) è sazia di sventura (sal 88,4) langue nella persona angosciata (sal 107,7-8) è in affanno (sal 107,26), è affamata e assetata, arida (sal 107,9) piange per la tristezza (sal 119,28) si affligge e angustia (sal 31,8) si abbatte e freme sal 42,6) fino a spegnersi (sal 31,10) . Nessuno si prende cura di lei e allora si rivolge a JHWH (sal
142,6;130,1-fine) anela a Dio (sal 42,2;33,20;63,2) si
rifugia in Lui (sal 57,2) si effonde dinanzi a Lui nella preghiera (sal
42,5) si affligge nel digiuno penitenziale (sal 35,15) a
Lui si stringe (sal 63,9) canta a Lui (sal 71,23) si
strugge verso la Sua salvezza (sal 119,81) verso di Lui si
protende (sal 143,6)verso di Lui si eleva(sal 143,8) Questa espressione esprime il senso della vita per Israele : lodare
Dio, vivere della relazione con Lui,
e questo viene dall'alleanza (Gios 1,8),ed è il desiderio di ogni israelita credente
(Sal 145;148;150) . Sal 88,11 Farai forse un miracolo in favore dei morti? le loro ombre si alzeranno mai a lodarti? 12 Si parla forse della tua bontà nella tomba, della tua fedeltà nel mondo dei morti? 13 Chi può vedere i tuoi prodigi nella notte senza fine?la tua generosità nella terra dell'oblio? (cf:Gb 26,6;Pv 15,11;Is 38,18) Israele esiste e vive perchè riceve le benedizioni divine e benedice Dio. Morire -nella cultura ebraica-non è semplicemente la disattivazione dell'uomo ma è l'impossibilità di vivere in relazione con Dio, ricordare i suoi benefici (6,6,103,,2) (cf Rm 7,2) e lodarlo (30,9-10).L'uomo è nefesh-neshama soprattutto in quanto esprime la vita umana nella sua esperienza di relazione con Dio. Dio si avvicina alla nefesh-neshama sostenedola e soccorrendola nel pericolo (sal 54,6) custodendola (sal86,2) allietandola (sal86,4) riscattandola dagli assalitori (sal55,19;35,17) dalla violenza e dall'oppressione quando è povera e misera (sal74,12) liberandola dalle labbra di menzogna (sal120,2) strappandola dalla caduta (sal54,16) perdonandole i peccati (sal25,20) riscattandola dal peccato e dalle pene (sal69,19) accrescendole il vigore (sal138,3) facendola oggetto di retribuzioni benefiche terrene (sal25,13,103,2) rinfrancandola con la sua Torah (sal19,8;23,3) elevandola a Lui e radicandola in Lui (sal25,1) cosi che essa...si gloria in Lui (sal34,3), ed esulta in Lui (sal35,9) lo benedice (sal103-104) lo loda (sal146) in Lui riposa (sal62,2). La condizione delle anime nello Sheol L'uomo è anima, desiderio di vivere , riceve da Dio il dono della vita ( respiro + principio vitale ), che però è a termine e nella storia egli dimostra di volersi realizzare come un essere immortale , cerca di diventare simile a Dio . Durante l'esistenza l'uomo può farsi prendere dalla suggestione di vedere la sua vita come un potere che può essere esercitato a 360 gradi , come un potere assoluto e infinito, un potere simile a quello divino. Se l'uomo segue questa suggestione si separa dalla giusta relazione con Dio ( l'alleanza) ,e cercando di mettere in atto questo desiderio, come fosse infinito, scatena una lotta permanente con la morte. Questa lotta non ha vie d'uscita, l'uomo prima o poi ne muore, il suo desiderio di vivere cessa, si disattiva. La Rivelazione divina insegna che colui chi vive e muore nella giusta relazione con Dio ,il giusto, muore "pago dei suoi anni" e fa una esperienza positiva della morte perchè vive in lui la speranza di un salvezza ulteriore, di un riscatto dallo Sheol. Sap 1,13 Egli infatti ha creato tutto per la vita. Chi rifiuta questa verità e vive in rottura con Dio , l'empio, muore insoddisfatto e senza speranza perchè rimarrà prigioniero dello Sheol per sempre. L'uomo che vive nella suggestione del desiderio e si procura anche ciò che per lui non è bene, la sua vita diventa caotica, faticosa e triste, corre verso la morte attraverso sudore e sangue, sofferenza e dolore e fa una esperienza negativa della morte . La morte dell'empio, non è il naturale spegnersi del desiderio vitale, pago dei suoi anni, come per Abramo e gli antichi " vecchi"; la morte, lo spegnimento di un desiderio creduto assoluto e infinito, diventa una maledizione che si concretizza nello Sheol, il Regno dei Morti. L'anima, la vitalità, il desiderio di vita, vissuto come desiderio assoluto, fuori dalla relazione con Dio, porta, attraverso
la morte e la discesa nello Sheol , ad una condizione di maledizione permanente. Nello Sheol dimorano i refaim le " ombre" dei morti . Il termine viene tradotto universalmente come secondo termine di parallelismo con "defunti, morti ". Viene tradotto con spettro , spirito di un morto, ombra. Is 14,9 Il soggiorno dei morti, laggiù,
si agita per te, per venire a incontrarti al tuo arrivo; L'uso di questo termine indica che in la persona defunta sopravvive ma non ha le potenzialità del vivente: è un' ombra-di-vita. Il carattere di queste ombre non è chiaro. In altri testi si parla di spettri, fantasmi, voci dell'oltretomba, etc. Giob 4:16 Stava là ritto uno, di cui non riconobbi l'aspetto,un fantasma stava davanti ai miei occhi... Un sussurro..., e una voce mi si fece sentire: ... Il termine ebraico significa forma, immagine, sembianza Is 29:4 Allora prostrata parlerai da terra e dalla polvere saliranno fioche le tue parole; sembrerà di un fantasma la tua voce dalla terra, e dalla polvere la tua parola risuonerà come bisbiglio. Se i defunti hanno una forma di vita, si può comunicare con loro? Il termine ebraico è ('ob ) che significa spirito di morto, fantasma, ma anche negromante, medium. La necromanzia era praticata ma proibita :De 18,11 né chi faccia incantesimi, né chi
consulti gli spiriti ('ob) o
gli indovini, né chi interroghi i morti, C'è un parallelismo spiriti-morti-dèi .
Consultare gli spiriti dei morti equivale alla idolatria. 1Sam 28 ,7 Allora Saul disse ai suoi ministri: «Cercatemi una negromante, perché voglio andare a consultarla». Il termine ebraico equivale qui a una donna che ha una donna famigliare , in greco: una ventriloqua , in latino : mulierem habentem pythonem , una pitonessa cioè una donna che dà oracoli di spiriti, come le Pizie. Si tratta di una donna che viene posseduta da spiriti. Poteremmo pensare ad una sciamana o una sibilla. I suoi ministri
gli risposero: «Vi è una negromante nella città di Endor».
8 Saul si camuffò, si travestì e partì con due uomini.
Arrivò da quella donna di notte. Disse: «Pratica la divinazione
per me con uno spirito ( 'ob) . Evocami colui che io ti dirò».
Avrebbe senso proibire di consultare i morti come idoltaria se i morti non avessero una forma di esistenza personale e potessero comunicare con i viventi ? |
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