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| Morire "in Cristo Gesù " 105 Per risuscitare con Cristo, bisogna morire con Cristo, bisogna « andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore » (2 Cor 5,8). In questo « essere sciolto » (Fil 1,23) che è la morte, l'anima viene separata dal corpo. Essa sarà riunita al suo corpo il giorno della risurrezione dei morti. 1002 Se è vero che Cristo ci risusciterà « nell'ultimo giorno », è anche vero che, per un certo aspetto. siamo già risuscitati con Cristo. Infatti, grazie allo Spirito Santo, la vita cristiana, fin d'ora su questa terra, è una partecipazione alla morte e alla Risurrezione di Cristo: Con lui infatti siete stati sepolti insieme nel Battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti... Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio (Col 2,12; 3, 1). 1003 I credenti, uniti a Cristo mediante il Battesimo, partecipano gi à realmente alla vita celeste di Cristo risorto ma questa vita rimane « nascosta con Cristo in Dio » (Col 3,3). « Con lui, [Dio] ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù » (Ef 2,6). Nutriti del suo Corpo nell'Eucaristia, apparteniamo già al Corpo di Cristo. Quando risusciteremo nell'ultimo giorno saremo anche noi « manifestati con lui nella gloria » (Col 3,4). Resuscitare "in Cristo Gesù"
Catechismo Universale Cattolico 989 Noi fermamente crediamo e fermamente speriamo che, come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, così pure i giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto, e che egli li risusciterà nell'ultimo giorno.-«Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi (Rm 8,11) I morti che avranno in sè lo spirito eterno di Gesù resusciteranno guariti da ogni male, vecchiaia e morte compresa. Come è avvenuto per Gesù.La purificazione finale o Purgatorio 1030 Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo.1031 La Chiesa chiama Purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt'altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al Purgatorio soprattutto nei Concilii di Firenze [Cf Denz. -Schönm., 1304] e di Trento [Cf ibid. , 1820; 1580]. La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, [Cf ad esempio, 1Cor 3,15; 1031 1Pt 1,7 ] parla di un fuoco purificatore: Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c'è, prima del Giudizio, un fuoco purificatore; infatti colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro ( Mt 12,31 ). Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo, ma certe altre nel secolo futuro [San Gregorio Magno, Dialoghi, 4, 39]. 1032 Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: “Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato” ( 2Mac 12,45 ). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, [Cf Concilio di Lione II: Denz. -Schönm., 856] affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti: Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, [Cf Gb 1,5 ] perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere [San Giovanni Crisostomo, Homiliae in primam ad Corinthios, 41, 5: PG 61, 594-595]. L'Io-anima è desiderio di vita eterna insieme a Dio e deve purificarsi di tutti gli altri desideri incompatibili con la vita eterna. I peccati sono la soddisfazione di questi desideri e lasciano una traccia di cui è necessario purificarsi affinchè " 1Co 15,28 Dio sia tutto in tutti."L'inferno
1033 Non possiamo essere uniti a Dio se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi: “Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna” ( 1Gv 3,15 ). Nostro Signore ci avverte che saremo separati da lui se non soccorriamo nei loro gravi bisogni i poveri e i piccoli che sono suoi fratelli [Cf Mt 25,31-46 ]. Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l'amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designato con la parola “inferno”. 1034 Gesù parla ripetutamente della “Geenna”, del “fuoco inestinguibile”, [Cf Mt 5,22; Mt 5,29; 1034 Mt 13,42; Mt 13,50; Mc 9,43-48 ] che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l'anima che il corpo [Cf Mt 10,28 ]. Gesù annunzia con parole severe che egli “manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno. . . tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente” ( Mt 13,41-42 ), e che pronunzierà la condanna: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno!” ( Mt 25,41 ). L'uomo è desiderio di vita cosciente, nefesh-neshama. Quando l'uomo viene giudicato da Dio inidoneo alla vita eterna esso diventa un desiderio-di-vita incolmabile, un " fuoco" che brucia senza mai potersi estinguere un tormento eterno. Alla resurrezione a questo " fuoco" parteciperà anche il corpo. Per sempre. 1035 La Chiesa nel suo insegnamento afferma l'esistenza dell'inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell'inferno, “il fuoco eterno” [Cf Simbolo “Quicumque”: Denz. -Schnöm., 76; Sinodo di Costantinopoli: ibid., 409. 411; 274]. La pena principale dell'inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l'uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira. 1036 Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l'inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l'uomo deve usare la propria libertà in vista del proprio destino eterno. Costituiscono nello stesso tempo un pressante appello alla conversione: “Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla Vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!” ( Mt 7,13-14 ).Siccome non conosciamo né il giorno né l'ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l'unico corso della nostra vita terrena, meritiamo con lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati tra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori dove “ci sarà pianto e stridore di denti” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48]. 1037 Dio non predestina nessuno ad andare all'inferno; [ Cf Concilio di Orange II: Denz. -Schönm. , 397; Concilio di Trento: ibid. , 1567] questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine. Nella liturgia eucaristica e nelle preghiere quotidiane dei fedeli, la Chiesa implora la misericordia di Dio, il quale non vuole “che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” ( 2Pt 3,9 ): Accetta con benevolenza, o Signore, l'offerta che ti presentiamo noi tuoi ministri e tutta la tua famiglia: disponi nella tua pace i nostri giorni, salvaci dalla dannazione eterna, e accoglici nel gregge degli eletti [Messale Romano, Canone Romano]. Il Giudizio finale 1038 La risurrezione di tutti i morti, “dei
giusti e degli ingiusti” ( At 24,15 ), precederà il Giudizio
finale. Sarà “l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri
udranno la sua voce [del Figlio dell'Uomo] e ne usciranno: quanti fecero
il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una
risurrezione di condanna” ( Gv 5,28-29 ). Allora Cristo “verrà nella
sua gloria, con tutti i suoi angeli. . . E saranno riunite davanti a
lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come
il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla
sua destra e i capri alla sinistra. . . E se ne andranno, questi al supplizio
eterno, e i giusti alla vita eterna” ( Mt 25,31; Mt 25,32; Mt 25,46
).
1039 Davanti a Cristo che è la Verità sarà definitivamente messa a nudo la verità sul rapporto di ogni uomo con Dio [Cf Gv 12,49 ]. Il Giudizio finale manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena: Tutto il male che fanno i cattivi viene registrato a loro insaputa. Il giorno in cui Dio non tacerà ( Sal 50,3 ). . . egli si volgerà verso i malvagi e dirà loro: “Io avevo posto sulla terra i miei poverelli, per voi. Io, loro capo, sedevo nel cielo alla destra di mio Padre, ma sulla terra le mie membra avevano fame. Se voi aveste donato alle mie membra, il vostro dono sarebbe giunto fino al capo. Quando ho posto i miei poverelli sulla terra, li ho costituiti come vostri fattorini perché portassero le vostre buone opere nel mio tesoro: voi non avete posto nulla nelle loro mani, per questo non possedete nulla presso di me [Sant'Agostino, Sermones, 18, 4, 4: PL 38, 130-131]. 1040 Il Giudizio finale avverrà al momento del ritorno glorioso di Cristo. Soltanto il Padre ne conosce l'ora e il giorno, egli solo decide circa la sua venuta. Per mezzo del suo Figlio Gesù pronunzierà allora la sua parola definitiva su tutta la storia. Conosceremo il senso ultimo di tutta l'opera della creazione e di tutta l'Economia della salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la Provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo. Il Giudizio finale manifesterà che la giustizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte [Cf Ct 8,6 ]. 1041 Il messaggio del Giudizio finale chiama alla conversione fin tanto che Dio dona agli uomini “il momento favorevole, il giorno della salvezza” ( 2Cor 6,2 ). Ispira il santo timor di Dio. Impegna per la giustizia del Regno di Dio. Annunzia la “beata speranza” ( Tt 2,13 ) del ritorno del Signore il quale “verrà per essere glorificato nei suoi santi ed essere riconosciuto mirabile in tutti quelli che avranno creduto” ( 2Ts 1,10 ). La speranza dei cieli nuovi e della terra nuova 1042 Alla fine dei tempi, il Regno di Dio giungerà alla sua pienezza. Dopo il Giudizio universale i giusti regneranno per sempre con Cristo, glorificati in corpo e anima, e lo stesso universo sarà rinnovato: Allora la Chiesa. . . avrà il suo compimento. . . nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose e quando col genere umano anche tutto il mondo, il quale è intimamente unito con l'uomo e per mezzo di lui arriva al suo fine, sarà perfettamente ricapitolato in Cristo [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48]. 1043 Questo misterioso rinnovamento, che trasformerà l'umanità e il mondo, dalla Sacra Scrittura è definito con l'espressione: “i nuovi cieli e una terra nuova” ( 2Pt 3,13 ) [Cf Ap 21,1 ]. Sarà la realizzazione definitiva del disegno di Dio di “ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” ( Ef 1,10 ). 1044 In questo nuovo universo, [Cf Ap 21,5 ] la Gerusalemme celeste, Dio avrà la sua dimora in mezzo agli uomini. Egli “tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate” ( Ap 21,4 ) [Cf Ap 21,27 ]. 1045 Per l'uomo questo compimento sarà la realizzazione definitiva dell'unità del genere umano, voluta da Dio fin dalla creazione e di cui la Chiesa nella storia è “come sacramento” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 1]. Coloro che saranno uniti a Cristo formeranno la comunità dei redenti, la “Città santa” di Dio ( Ap 21,2 ), “la Sposa dell'Agnello” ( Ap 21,9 ). Essa non sarà più ferita dal peccato, dalle impurità, [Cf Ap 21,27 ] dall'amor proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena degli uomini. La visione beatifica, nella quale Dio si manifesterà in modo inesauribile agli eletti, sarà sorgente perenne di gaudio, di pace e di reciproca comunione. 1046 Quanto al cosmo, la Rivelazione afferma la profonda comunione di destino fra il mondo materiale e l'uomo: La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio. . . e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione. . . Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo ( Rm 8,19-23 ). 1047 Anche l'universo visibile, dunque, è destinato ad essere trasformato, “affinché il mondo stesso, restaurato nel suo stato primitivo, sia, senza più alcun ostacolo, al servizio dei giusti”, partecipando alla loro glorificazione in Gesù Cristo risorto [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 5, 32, 1]. 1048 “ Ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l'umanità, e non sappiamo il modo in cui sarà trasformato l'universo. Passa certamente l'aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo, però, dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 39]. 1049 “Tuttavia l'attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell'umanità nuova che già riesce a offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo. Pertanto, benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del Regno di Cristo, tuttavia, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l'umana società, tale progresso è di grande importanza” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 39]. 1050 “Infatti. . . tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando Cristo rimetterà al Padre il Regno eterno e universale” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 39]. Dio allora sarà “tutto in tutti” ( 1Cor 15,28 ), nella vita eterna: La vita, nella sua stessa realtà e verità, è il Padre, che attraverso il Figlio nello Spirito Santo, riversa come fonte su tutti noi i suoi doni celesti. E per la sua bontà promette veramente anche a noi uomini i beni divini della vita eterna [ San Cirillo di Gerusalemme, Catecheses illuminandorum, 18, 29: PG 33, 1049, cf Liturgia delle Ore, III, Ufficio delle letture del giovedì della diciassettesima settimana. [Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 28.] Il cammino dell'uomo
nelle sue diverse opzioni ed esiti .
L'uomo è anima in quanto
desiderio di vita e di vita immortale. Questo desiderio è apertura
a Dio creatore e salvatore . In quanto anima, l'uomo... « è immortale, capace di accogliere il dono della vita divina.
Ma ciò non deve far colcludere che la morte sia un fenomeno solo biologico
che riguarada solo il corpo e non tocchi affatto l'anima. Tutto l'uomo, nelle
dimensioni dell'anima e del corpo è inficiato dal peccato ; tutto l'uomo,
anima e corpo è redento dalla morte di Cristo » Conclusione L'uomo è l'essere vivente nella sua totalità e non l'anima separata e distinta dal corpo . Queste e simili frasi sono comuni in tutti i testi che trattano la concezione della persona umana secondo le Scritture . Ed effettivamente, se noi contempliamo l'uomo così come appare nelle pagine sacre, lo scopriamo come un microcosmo compatto, un essere unitario e vitale nel quale non si può separare anima e carne, come farà la cultura greca, convinta che il corpo sia la tomba dell'anima. Non per nulla, essa esalterà l'immortalità dell'anima spirituale, mentre la concezione biblica opterà decisamente per la risurrezione dell'essere umano integrale, e la Pasqua di Cristo ne è la suprema attestazione. Certo, non mancano anche nella Bibbia frasi che riflettono la visione greca, come appare spesso nel libro della Sapienza, composto in epoca greco-romana, che esalta l'immortalità dell'anima giusta e che, ad esempio, offre frasi di questo genere: «Un corpo corruttibile appesantisce l'anima e la tenda d'argilla grava la mente dai molti pensieri» (9,15). Tuttavia il sottofondo ideale di quello stesso libro e il filo continuo della Bibbia sono una costante rappresentazione dell'unità psico-fisica della persona. Certo, questo non significa che non si riconosca nella creatura umana una presenza trascendente, oltre alla ruah, che è lo "spirito" vitale, posseduto anche dagli animali. Si parla, infatti, di una nishmat-hadam, una sorta di "respiro di vita" che è esclusivo di Dio e degli uomini e che è insufflato in essi dal Creatore. Ora, questa realtà è definita dalla Bibbia come «una fiaccola del Signore che scruta i recessi oscuri del cuore» (Proverbi20,27). L'immagine, molto orientale, vuole descrivere quella che noi chiamiamo la coscienza, capace di penetrare nel segreto dell'interiorità personale. [ l'Io cosciente ] Questa è in pratica secondo la Bibbia l'anima, che è, quindi, alla radice non solo dell'autocoscienza, ma anche della consapevolezza morale. Se passiamo al Nuovo Testamento, troviamo passi che a prima vista sembrano opporre anima e corpo: «Non temete quelli che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l'anima. Temete piuttosto chi ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna» (Matteo 10,28). Tuttavia è facile comprendere che non siamo in quell'orizzonte culturale per il fatto che Gesù parla di «uccidere e far perire l'anima», un assurdo per la concezione greca dell'anima spirituale. Cristo, allora, qui e altrove (vedi, per esempio, Matteo 16,25-26) intende considerare con la parola "anima" (in greco psyché) la vita trascendente e piena, l'intimità divina offerta alla creatura attraverso la grazia. La suprema sciagura non è, dunque, la morte fisica, ma il perdere la comunione vitale con Dio, radice della nostra risurrezione e della vita eterna con lui. È quello che san Paolo puntualizzerà introducendo un nuovo termine, pneùma, "spirito". L'uomo nella sua realtà creaturale dice l'Apostolo è un "corpo psichico", ossia dotato della psyché, l'anima vitale, ma Dio gli dona il suo stesso Spirito che lo rende "corpo spirituale". La prima qualità dell'essere umano ("psichico") lo vota alla morte, è solo con lo Spirito divino a noi donato che entriamo nell'eternità e nella gloria del Risorto ( 1 Corinzi 15,42-44).» Le tradizioni ebraiche Di questi termini i primi tre vengono usati comunemente nella letteratura rabbinica,
ma è difficile precisare in che differiscono tra loro. Poiché -La parola nefesh significa la vita, in quanto è più strettamente
legata al corpo, anzi nel sangue dell'essere vivo.
Con il termine ruach si pensa alla vita partecipata all'uomo da un
soffio divino, residente in esso, come principio delle attività vitali,
in primo luogo della vita sensitiva, secondariamente della vita intellettuale,
etica e religiosa. La Qabbalah Nella Qabbalah [ tradizione mistico-esoterica ebraica] e nello Zohar (un trattato di mistica ebraica) l'anima , ciò che sopravvive alla morte dell'uomo, è vista come composta da tre elementi: nefesh , ru'ah, e neshamah o neshama. Essi sono solitamente spiegati in questi termini: nefesh = L'anima inferiore o "funzioni animali" dell'anima. Si riferisce agli istinti e funzioni vitali. Si trova in tutti gli uomini,
ed entra nel corpo fisico al momento della nascita.[Molti studiosi del Talmud ritengono
che l'infusione dell'anima nell'embrione avvenga
non prima del quarantesimo giorno di gravidanza.] Ruach= L'anima mediana, o spirito. Essa consiste nelle virtù morali e nella capacità di distinguere il bene dal male. Nel linguaggio moderno è analoga alla psiche o all'ego. Neshamah (=neshama) = L'anima superiore, il Sé più elevato. Essa distingue l'uomo da tutte le altre forme di vita. Ha a che fare con l'intelletto, e permette all'uomo di godere e beneficiare della vita dell'aldilà. Questa parte è comune ad ebrei e non ebrei al momento della nascita. È la parte che permette la consapevolezza dell'esistenza e presenza di Dio.Nello Zohar si dice che, dopo la morte: -il nefesh si dissolve la Ruach si trasferisce in una sorta di stato intermedio dove è sottoposto ad un processo di purificazione ed entra in una specie di "paradiso transitorio", -mentre Neshamah ritorna alla sua fonte, il mondo delle idee platonico, dove gode del "bacio dell'amato". Dopo la resurrezione Ruach e Neshamah,
anima mediana e spirito, si riuniranno in una forma definitiva trasmutata. Il Raaya Meheimna, un trattato cabbalistico pubblicato assieme allo
Zohar, aggiunge due parti ulteriori all'anima umana: chayyah e yehidah nei
quali sono considerati i livelli più sublimi della cognizione
intuitiva, e si trovano solo in pochi individui eletti: |
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