Nella storia gli uomini tutto ciò che fanno lo fanno perchè credono di costruire la felicità. Cercano la felicità .
Ma ancora la storia non ha mostrato una civiltà dove gli uomini trovano una felicità stabile e duratura.
Nella ricerca della felicità gli uomini incontrano il male e la morte : ostacoli insormontabili. Lottano contro il male e la morte ma ancora questi nemici regnano nella storia.
L'umanità si sente portata alla felicità, una felicità piena , duratura, definitiva ; cerca in modi diversi di costruirla ma soccombe al male ed alla morte. E' senza speranza ?
Fin dagli albori della storia sono attestati fatti straordinari che
hanno dato speranza a tutti i popoli : sono i miracoli ed i prodigi operati dagli dèi, le rivelazioni. Spiriti buoni che si dimostrano alleati degli uomini vengono chiamati ad agire nella storia per mezzo delle religioni
;spiriti nemici si rivelano con malefici e inducono gli uomini al male.
La storia si predenta come una alternanza di progressi e di regressi.
Ad un certo punto della storia si rivela uno Spirito Onnipotente , Dio, che si dimostra alleato degli uomini : tutto cambia perchè ora la storia può avere una svolta definitiva.
Dio è la Novità, il 1° Vangelo
della storia in quanto è Onnipotente e alleato degli uomini nella loro ricerca di una felicità definitiva ed universale.
Egli compie una storia di miracoli e prodigi dalla quale si comprende che ha un progetto di felicità definitiva per tutti.
E' una promessa che dà speranza a tutta l'umanità nella lotta contro il male e nella ricerca di una felicità universale.
Sconfiggerà Dio il male e la morte?
Lo fa in modo del tutto imprevedibile : Egli genera un figlio uomodio , Gesù. Gesù è il 2° Vangelo della storia : l'uomodio .
Gesù viene ucciso dagli uomini , muore e risorge perfetto e felice in un Nuovo Mondo , il Paradiso e offre questa condizione gratuitamente a chiunque la chiede.
La venuta di Gesù , la sua nascita è un
mistero,
il mistero della Incarnazione del Verbo di Dio.
Il Logos divino,
la Parola di Dio, la Sapienza di Dio diventa un uomo : Gesù
.
Miracolo. Mistero.
Giov 1,1 In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2 Egli era in principio presso Dio: 3 tutto è stato fatto per
mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste.
4 In lui era la vita [ divina, eterna ]
e la vita
[ eterna ] era la luce degli uomini;
5 la luce splende nelle tenebre,
9 Veniva nel mondo la luce vera,
quella
che illumina ogni uomo.
Vivere nella Luce.
Gesù è il Re
venuto per instaurare il Regno di Dio sulla Terra. Dicevano le promesse divine:
Is-51,5 La mia vittoria è vicina, si
manifesterà come luce la mia salvezza; le mie braccia
governeranno i popoli.
Is 60,1 Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua
luce, la gloria del Signore brilla sopra di te.2 Poiché,
ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni;
ma su di te risplende il Signore, la sua gloria
appare su di te. 3 Cammineranno i popoli alla tua luce, i re
allo splendore del tuo sorgere.
Is 58,8 Allora la tua luce sorgerà come l'aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la
tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà...10
se offrirai il pane all'affamato, se sazierai chi è digiuno, allora
brillerà
fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come
il meriggio.
Is 9,1 Il popolo che camminava nelle tenebre vide
una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una
luce rifulse.
Tutto si compie in Gesù:
Mt4,16 il popolo immerso nelle tenebre ha visto una
grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di
morte una luce si è levata.
17 Da allora Gesù cominciò a
predicare e a dire: «Convertitevi,
perché il regno dei cieli è vicino».
Gv1,21 chi opera la verità viene alla
luce,
Cosi' pregano i cristiani a Natale :
Signore,fà che portiamo frutti di vera conversione
,per accogliere il tuo Regno che è vicino.
Prepara il nostro cuore la via al tuo Verbo che viene perchè si
riveli in noi la sua gloria.
Abbassa i monti dell'orgoglio, colma le valli della debolezza e della
sfiducia.
Abbatti le barriere dell'odio che dividono le nazioni, apri la strada
della concordia e della pace.
(liturgia delle oreavvento-III settim. lodi matt.)
"Abbiamo tutti bisogno del coraggio dei Magi..." di Benedetto XVI -Epifania 2008 -omelia
Cari fratelli e sorelle, celebriamo oggi Cristo, luce del mondo, e la sua manifestazione alle genti. Nel giorno di Natale il messaggio della liturgia suonava così: “Hodie descendit lux magna super terram", oggi una grande luce discende sulla terra (Messale Romano). A Betlemme, questa “grande luce” apparve a un piccolo nucleo di persone, un minuscolo “resto d’Israele”: la Vergine Maria, il suo sposo Giuseppe e alcuni pastori. Una luce umile, come è nello stile del vero Dio; una fiammella accesa nella notte: un fragile neonato, che vagisce nel silenzio del mondo... Ma accompagnava quella nascita nascosta e sconosciuta l’inno di lode delle schiere celesti, che cantavano gloria e pace (cfr Luca 2,13-14).
Così quella luce, pur modesta nel suo apparire sulla terra, si proiettava con potenza nei cieli: la nascita del Re dei Giudei era stata annunciata dal sorgere di una stella, visibile da molto lontano. Fu questa la testimonianza di “alcuni Magi”, giunti da oriente a Gerusalemme poco dopo la nascita di Gesù, al tempo del re Erode (cfr Matteo 2,1-2).
Ancora una volta si richiamano e si rispondono il cielo e la terra, il cosmo e la storia. Le antiche profezie trovano riscontro nel linguaggio degli astri. “Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Numeri 24,17), aveva annunciato il veggente pagano Balaam, chiamato a maledire il popolo d’Israele, e che invece lo benedisse perché – gli rivelò Dio – “quel popolo è benedetto” (Numeri 22,12).
Cromazio di Aquileia, nel suo commento al Vangelo di Matteo, mettendo in relazione Balaam con i Magi; scrive: “Quegli profetizzò che Cristo sarebbe venuto; costoro lo scorsero con gli occhi della fede”. E aggiunge un’osservazione importante: “La stella era scorta da tutti, ma non tutti ne compresero il senso. Allo stesso modo il Signore e Salvatore nostro è nato per tutti, ma non tutti lo hanno accolto” (ivi, 4,1-2). Appare qui il significato, nella prospettiva storica, del simbolo della luce applicato alla nascita di Cristo: esso esprime la speciale benedizione di Dio sulla discendenza di Abramo, destinata ad estendersi a tutti i popoli della terra.
L’avvenimento evangelico che ricordiamo nell’Epifania – la visita dei Magi al Bambino Gesù a Betlemme – ci rimanda così alle origini della storia del popolo di Dio, cioè alla chiamata di Abramo.
Siamo al capitolo 12 del Libro della Genesi. I primi 11 capitoli sono come grandi affreschi che rispondono ad alcune domande fondamentali dell’umanità: qual è l’origine dell’universo e del genere umano? Da dove viene il male? Perché ci sono diverse lingue e civiltà?
Tra i racconti iniziali della Bibbia, compare una prima “alleanza”, stabilita da Dio con Noè, dopo il diluvio. Si tratta di un’alleanza universale, che riguarda tutta l’umanità: il nuovo patto con la famiglia di Noè è insieme patto con “ogni carne” .
Poi, prima della chiamata di Abramo, si trova un altro grande affresco molto importante per capire il senso dell’Epifania: quello della torre di Babele. Afferma il testo sacro che in origine “tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole” (Genesi 11,1). Poi gli uomini dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra” (Genesi 11,4). La conseguenza di questa colpa di orgoglio, analoga a quella di Adamo ed Eva, fu la confusione delle lingue e la dispersione dell’umanità su tutta la terra (cfr Genesi 11,7-8). Questo significa “Babele”, e fu una sorta di maledizione, simile alla cacciata dal paradiso terrestre.
A questo punto inizia la storia della benedizione, con la chiamata di Abramo: incomincia il grande disegno di Dio per fare dell’umanità una famiglia, mediante l’alleanza con un popolo nuovo, da Lui scelto perché sia una benedizione in mezzo a tutte le genti (cfr Genesi 12,1-3).
Questo piano divino è tuttora in corso e ha avuto il suo momento culminante nel mistero di Cristo.
Da allora sono iniziati gli “ultimi tempi”, nel senso che il disegno è stato pienamente rivelato e realizzato in Cristo, ma chiede di essere accolto dalla storia umana, che rimane sempre storia di fedeltà da parte di Dio e purtroppo anche di infedeltà da parte di noi uomini.
La stessa Chiesa, depositaria della benedizione, è santa e composta di peccatori, segnata dalla tensione tra il “già” e il “non ancora”. Nella pienezza dei tempi Gesù Cristo è venuto a portare a compimento l’alleanza: Lui stesso, vero Dio e vero uomo, è il Sacramento della fedeltà di Dio al suo disegno di salvezza per l’intera umanità, per tutti noi.
L’arrivo dei Magi dall’Oriente a Betlemme, per adorare il neonato Messia, è il segno della manifestazione del Re universale ai popoli e a tutti gli uomini che cercano la verità.
È l’inizio di un movimento opposto a quello di Babele: dalla confusione alla comprensione, dalla dispersione alla riconciliazione. Scorgiamo così un legame tra l’Epifania e la Pentecoste: se il Natale di Cristo, che è il Capo, è anche il Natale della Chiesa, suo corpo, noi vediamo nei Magi i popoli che si aggregano al resto d’Israele, preannunciando il grande segno della “Chiesa poliglotta”, attuato dallo Spirito Santo cinquanta giorni dopo la Pasqua.
L’amore fedele e tenace di Dio, che mai viene meno alla sua alleanza di generazione in generazione, è il “mistero” di cui parla san Paolo nelle sue lettere, anche nel brano della Lettera agli Efesini poc’anzi proclamato nella messa. L’Apostolo afferma che tale mistero “gli è stato fatto conoscere per rivelazione” (Efesini 3,2) e lui è incaricato di farlo conoscere.
Questo “mistero” della fedeltà di Dio costituisce la speranza della storia. Certo, esso è contrastato da spinte di divisione e di sopraffazione, che lacerano l’umanità a causa del peccato e del conflitto di egoismi.
La Chiesa è, nella storia, al servizio di questo “mistero” di benedizione per l’intera umanità. In questo mistero della fedeltà di Dio, la Chiesa assolve appieno la sua missione solo quando riflette in se stessa la luce di Cristo Signore, e così è di aiuto ai popoli del mondo sulla via della pace e dell’autentico progresso.
Infatti resta sempre valida la parola di Dio rivelata per mezzo del profeta Isaia: “Le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te” (Isaia 60,2). Quanto il profeta annuncia a Gerusalemme, si compie nella Chiesa di Cristo: “Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere” (Isaia 60,3).
Con Gesù Cristo la benedizione di Abramo si è estesa a tutti i popoli, alla Chiesa universale come nuovo Israele che accoglie nel suo seno l’intera umanità.
Anche oggi, tuttavia, resta in molti sensi vero quanto diceva il profeta: “nebbia fitta avvolge le nazioni” e la nostra storia. Non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro. I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale.
C’è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. “Questa grande speranza può essere solo Dio... Non un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano” ("Spe salvi", n. 31): il Dio che si è manifestato nel Bambino di Betlemme e nel Crocifisso-Risorto.
Se c’è una grande speranza, si può perseverare nella sobrietà. Se manca la vera speranza, si cerca la felicità nell’ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e si rovina se stessi e il mondo. La moderazione non è allora solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per l’umanità. È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un’equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile.
Per questo c’è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio: il coraggio dei Magi, che intrapresero un lungo viaggio seguendo una stella, e che seppero inginocchiarsi davanti a un Bambino e offrirgli i loro doni preziosi. Abbiamo tutti bisogno di questo coraggio, ancorato a una salda speranza. Ce lo ottenga Maria, accompagnandoci nel nostro pellegrinaggio terreno con la sua materna protezione. Amen!