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Anche l'uomo  è un prodotto dell'evoluzione ?

" Non c'è dubbio che i reperti della paleontologia documentino una evidente evoluzione biologica nelle specie animali. Per sdrammatizzare l'ascendenza animale, ci si può sempre chiedere, dopotutto, se sia più nobile esser nati dal fango o discendere dal ramo delle scimmie antropomorfe.

Non c'è oggi difficoltà ad accettare l'origine animale del corpo umano. ( che non è dimostrata); il problema nasce subito però quando si pensa alla componente spirituale dell'uomo , l'io-anima. Come giustificarla ? L'uomo è solo il più perfezionato degli animali, che giunge per ultimo a godere di un fortunato patrimonio biologico raffinato dalla evoluzione, o non c'è forse un salto qualitativo tra l'animale e l'uomo? Non c'è forse quella differenza essenziale, che si chiama coscienza morale ?

Aperto com'è ai valori spirituali e morali, l'uomo sorpassa infinitamente il livello del biologico. L'uomo non appartiene solo all'ordine di grandezza del biologico. Tutta l'attività culturale dell'uomo (cioè quelle energie che si esprimono in scienza, arte, religione) è la prova schiacciante che lo spirito umano, libero e responsabile, trascende immensamente la componente biologica, pur avendo bisogno assoluto di tale componente per poter funzionare. " 

(F.Pajer, RELIGIONE, SEI)

Nei secoli si sono moltiplìcati i tentativi di render ragione del misterioso e stupefacente flusso della vita che pulsa sul pianeta. La scienza è oggi in grado di ricostruire con argomenti attendibili la lunga traiettoria della vita. Anche sull'origine biologica della specie umana la paleoantropologia ha fatto enormi progressi negli ultimi decenni.  Ma nessuna teoria scientifica può essere a tutt'oggi formulata: siamo ancora nella dimensione delle ipotesi.

E' necessario fare distinzione tra il fatto dell’evoluzione e  le ipotesi formulate su base scientifica che cercano di spiegarlo. Mentre il fatto può ritenersi sufficientemente certo, le ipotesi che cercano di spiegarlo devono passare al vaglio della verifica sperimentale per poter divenire teorie di valore scientifico.

Finora questo non è avvenuto. Per tale motivo, sul problema dell’evoluzione non è stata detta l’ultima parola sul piano scientifico. Molto lavoro resta ancora da fare per giungere alla piena comprensione dei meccanismi del processo evolutivo.

L' Homo simbolicus


Durante gli scavi nella gola di Olduvai e nella zona del lago Turkana (Africa) gli archeologi trovarono dei crani di homo abilis, insieme a ciottoli tagliati da entrambi i lati, testimonianza di una cultura che risaliva a circa due milioni di anni fa e definita olduvaliana, la quale presentava chiare manifestazioni di intelligenza e di immaginazione. L’homo abilis , per costruirsi uno strumento, sapeva scegliere, in base al loro colore, i sassi di maggiore durezza.

Questo homo abilis produceva simboli e lo possiamo chiamare, per la sua cultura, anche homo simbolicus. Esso è l’embrione dell’ uomo che ha lasciato simboli religiosi nelle grotte, l’ homo religiosus. Gli studi dispongono di una documentazione abbastanza ricca sul simbolismo legato al senso religioso che riguarda gli ultimi 100mila anni.

Le considerazioni sulla continuità somatica e culturale della forma Homo suggeriscono che l'homo religiosus affondi le sue radici nella esperienza originaria dell'uomo del Paleolitico.

Il   Paleolitico (2mAF-8, 5mAF) è un periodo dell'era preistorica -diviso in paleolitico inferiore, medio e superiore- caratterizzato, oltreché dalla presenza di manufatti litici sempre più perfezionati, anche dal governo del fuoco, dal sorgere del culto dei morti e dell'arte della pittura rupestre.

Non si possono riconoscere vere e proprie religioni intese come sistemi globali di credenze e riti; vi si ritrovano elementi che, a volte esplicitamente, a volte implicitamente, esprimono simbolismi con contenuti che si possono considerare legati al sacro. Il grafismo implica capacità analitiche, associative e astrattive. I sapiens Neandertaliani possedevano già tale capacità, almeno in parte.

Alla fine del Paleolitico nelle regioni euroasiatiche si è verificato un rapido cambiamento climatico (il diluvio universale delle mitologie?) :si sciolgono i ghiacci e il mare si alza di 120 metri inglobando pianure enormi. Molti animali di pianura si estinguono. L'uomo, cacciatore di grandi animali deve cambiare dieta e decidarsi ai piccoli animali.Tale caccia poteva essere di carattere famigliare invece che tribale e così cambia l'organizzazione sociale.

Forse nasce lì la famiglia-clan come la conosciamo noi. Novità: compare la cultura dualista  legata all'Epos della lotta con i grandi animali: uomo-animale/ vita-morte/ uomo-donna/ giorno-notte/ luce -tenebra/ veglia-sonno/ mare-terra/ sole-luna, etc. Durata 30mila anni, questa cultura rimane come patrimonio strutturale della mente umana ma scopmare dalla cultura di allora.

Il Mesolitico (=dimezzo tra Paleo e Neolitico.) presenta scarsissime e scadenti espressioni di religiosità. La simbologia arcaica viene continuata ma in modo disorganico, senza ricchezza ideografica e filosofica. E' la tradizione decadente del Paleolitico o epipaleolitica.

Verso il 7m-6MAF avviene una rinascita: è il Neolitico dell'Europa e del Medio Oriente.

Il  Neolitico (8, 5mAF.4mAF)Il terzo e ultimo periodo dell'età della pietra, durante il quale l'uomo imparò a levigarla per fabbricarne armi e altri oggetti, a costruire capanne e palafitte, a coltivare la terra e ad allevare animali . Sebbene nelle prime scritture ideografiche di 5mAF si ritrovino gli stessi ideogrammi usati dall'uomo per gli oltrre 30m anni precedenti anche quanto risale a tale periodo: armi , reperti, strumenti, villaggi ; una grande svolta nella capacità di rappresentazione simbolica del mondo.

Il posto dell'uomo nella natura
F.Facchini-paleoantropologo -in http://www.bo.astro.it/universo/webuniverso/facchini/facchini4.html

« Nella concezione del darwinismo rigoroso, l'uomo, come ogni essere vivente che è determinato dalle piccole variazioni casuali delle specie, è un evento del tutto fortuito. L'uomo si trova detronizzato dalla sua posizione al vertice del creato. Una visione fondata unicamente sulla casualità e sulla necessità, escludendo altri approcci scientifici e filosofici al fenomeno evolutivo, diventa una concezione totalizzante e mitica della evoluzione, che pretende di spiegare tutta la realtà, nel suo esistere e nel suo divenire, in termini unicamente meccanicistici. L'uomo viene visto come una delle tante specie del mondo animale in competizione con le altre o con l'ambiente nella lotta per l'esistenza.

Ebbene questa riduzione dell'uomo a una delle tante specie, casualmente formatasi, male si accorda con la storia evolutiva che evidenzia nella linea umana una particolare direzione evolutiva, come sostenuto da molti studiosi e suggerito dal Principio antropico.

Se si guarda agli ultimi milioni di anni si vede che nell'evoluzione dei Primati si delinea una direzione evolutiva, caratterizzata da una maggiore complessità nella cerebralizzazione come ha osservato Teilhard de Chardin e culminante nella forma umana. Ha osservato Jean Piveteau (1983): "Se non si può affermare che il suo evento era inevitabile, esso è strettamente legato al movimento evolutivo, al suo sviluppo, alle sue caratteristiche. Non si può dire che questo movimento sia la causa dell'uomo, ma questi appare proprio come la sua conseguenza naturale". Tutto si svolge come se l'uomo rappresenti il punto culminante di tutta l'evoluzione cosmica e biologica.

Nota ancora a questo proposito il Piveteau in un'altra successiva opera (1996): "L'uomo aveva creduto un tempo di essere il centro del mondo; poi gli sembrò di non avere nessuna misura con la natura, trovandosi sperduto in un angolo dell'universo. La paleontologia gli restituisce, in una nuova forma, una preminenza in cui non credeva più ...".

Infine un'ultima osservazione. Non è solo la paleontologia che restituisce all'uomo una sua peculiarità nel mondo dei viventi, ma anche l'ecologia, in quanto essa chiama in causa la sua responsabilità in ordine a tutto l'ecosistema. La natura e le funzioni dell'essere umano differiscono da quelle di ogni altra specie per aspetti che non si legano direttamente al DNA.

La cultura rappresenta la vera specializzazione dell'uomo e non è paragonabile a particolari organi con significato adattativo, quali si osservano nel mondo animale (ad esempio le pinne nei pesci o la proboscide dell'elefante), come qualcuno ha ritenuto. Con la cultura ci si trasferisce su un altro piano. Con l'uomo si è innescata nella storia dei viventi una modalità del tutto nuova, rappresentata dall'autocoscienza e dalla cultura. Di qui le sue responsabilità in ordine all'ambiente e al suo futuro. La paleontologia, come anche l'ecologia, ricollocano l'uomo in una posizione unica nella natura. »

Cos’è, dunque, l’uomo per le scienze umane?
 ( Piero Carelli in " Ai confini del sacro...")

Koko

"La scienza non è il puro mondo della logica qual è la matematica, non è un dogma religioso, non è una verità metafisica: è uno dei saperi che fanno parte della sapienza umana, una sapienza per sua natura precaria..

Cos’è, dunque, l’uomo sulla base delle scienze umane?

Una risposta pare – per ora – certa: la distanza tra gli umani e gli animali superiori si è accorciata in una misura assolutamente imprevedibile fino a qualche tempo fa. E qual è questa distanza, quel qualcosa che separa gli umani dagli animali? "

"Non è forse sconcertante – almeno dal punto di vista dell’immagine tradizionale dell’uomo (sia l’immagine religiosa che quella filosofica) sapere che gli uomini hanno in comune con gli scimpanzé addirittura il 98,4% del loro DNA, che tale differenza è addirittura inferiore a quella esistente tra due diverse specie di gipponi e che la distanza tra noi e gli scimpanzé è minore rispetto a quella esistente tra gli scimpanzé e i gorilla?

Non è sconcertante sapere che l’ormai celebre Koko, un gorilla femmina, è in grado di comunicare col oltre 1000 segni, capire 2000 parole inglesi, leggere delle parole stampate, esprimere sentimenti (dalla felicità alla tristezza, dall’imbarazzo al cordoglio, dall’amore al desiderio…), ridere delle battute degli altri (ma anche di se stessa), ricordare fatti passati della sua vita e parlarne dimostrando di distinguere perfettamente il prima ed il poi, scegliere delle canzoni più in sintonia con la sua vita interiore?

Non è altrettanto sconcertante sapere che non è affatto vero che a fare uso di “strumenti” e perfino a costruirne, sono solo gli umani, ma anche scimpanzé, gorilla… ? " "Koko .. dimostra in modo inequivocabile di essere autocosciente, di avere una chiara percezione del prima e del poi, di saper raccontare fatti passati della propria vita, di conseguire nel test di intelligenza Stanford-Binet un punteggio che oscilla da 85 a 95... "

Chi si limita a seguire Darwin senza introdurre il rigore matematico e la riproducibilità sperimentale dimentica Galilei. È questa la vera moderna forma di oscurantismo.
di A.Zichichi-Famiglia Cristiana-30-2005

"...Secondo Darwin , la nostra specie vivente sarebbe il risultato di una serie caotica di eventi in cui hanno prevalso la competizione vincente e l'adattamento alle condizioni ambientali, diverse nel tempo.
In realtà, se fossimo figli del caso non dovrebbero esistere le "leggi fondamentali" della natura, il cui insieme rappresenta la logica rigorosa che vale dalle minime strutture di spazio e di tempo (universo subnucleare) alle massime (insiemi galattici e cosmo).

La scoperta di questa logica rigorosa ci ha portato alla più grande sintesi del pensiero scientifico di tutti i tempi, con l'evoluzione cosmica dal "bigbang" a oggi e il cosiddetto "supermondo".
< Di questa sintesi fanno parte tante conquiste come, per fare un esempio, l'antimateria nucleare.
Se qualcuno avesse dubbi sulla sua esistenza, gli diremmo esattamente cosa fare per riprodurre i risultati da noi ottenuti. Nessuno, invece, sa dirci quale esperimento dovremmo fare in laboratorio per capire le radici sperimentali riproducibili su cui si fonda l'evoluzionismo biologico della specie umana.

Estendere alla nostra specie i risultati ottenuti studiando l'evoluzione di altre forme di materia vivente non è corretto, in quanto noi siamo depositar! di un privilegio unico: la ragione, che ci ha permesso di scoprire il linguaggio, la logica e la scienza. Grazie al linguaggio è nata la memoria collettiva permanente, meglio nota come scrittura. Nessun'altra forma di materia vivente ha lasciato tracce di scrittura. E nessun tipo di materia vivente ha saputo scoprire la forma più rigorosa di logica cui diamo il nome di matematica. Tra tutte le logiche possibili ce n'è una che è stata usata per fare il mondo così come noi lo conosciamo.

Questa logica si chiama scienza ed è la logica che regge la materia inerte. Non sarebbe stato possibile scoprirla senza i due pilastri della scienza galileiana: la riproducibilità sperimentale e il rigore matematico per descrivere i risultati ottenuti. Quando mancano questi due pilastri non è possibile parlare di scienza.

Se l'evoluzionismo fosse scienza galileiana, dovrebbe esistere una struttura matematica corroborata da risultati sperimentali riproducibili che, partendo da materia inerte, dovrebbe permetterci di passare alle diverse forme di materia vivente, per arrivare infine a una struttura in grado di produrre le tré grandi conquiste della ragione prima citate. In attesa che arrivi questo formidabile risultato, è corretto ribadire che l'evoluzionismo biologico della specie umana è un'attività di studi e ricerche priva di matematica e di riproducibilità sperimentale.

Dire che è scienza corrisponde a tornare indietro di 400 anni, quando, senza riproducibilità sperimentale e rigore matematico, i nostri antenati pre-galileiani pretendevano di fare scienza, mentre non lo era.
La storia del pensiero di tutte le epoche e civiltà ci dice che ignorare queste radici del progresso scientifico è la forma moderna del vecchio oscurantismo.

Non è la Chiesa che sta tornando indietro dimenticando Galileo Galilei; essa, infatti, invita i moderni pensatori a non dimenticare l'insegnamento galileiano grazie al quale, in appena quattro secoli, siamo riusciti a capire quasi tutto sulla materia inerte.

La Chiesa vorrebbe che lo studio della materia vivente venisse fatto con metodo galileiano.
Chi si limita a seguire Darwin senza introdurre il rigore matematico e la riproducibilità sperimentale, dimentica Galilei. Invece di perdere tempo a parlare di evoluzionismo, gli esponenti della cultura dominante (atea) farebbero bene a impegnarsi affinchè esso possa essere portato allo stesso livello di credibilità scientifica in cui si trovanol'evoluzionismo cosmico e il "supermondo".

L' homo religiosus

Per avere una idea di cosa abbia "acquisito" il gruppo di australopitechi che si sono differenziati ed evoluti come homo è necessario studiare le differenze che oggi riscontriamo tra uomini e scimmie antropomorfe evolute, come i gorilla, alla ricerca di "qualcosa" che oggi è riscontrabile in maniera assoluta solo negli uomini e mai nelle scimmie.

Sul piano fisico , dell'intelligenza , etc, le differenze ci sono, ma non sono considerate differenzianti. Si pensava che fosse la coscienza di sè, ma si è dimostrato in laboratorio che i gorilla si riconoscono allo specchio, sanno agire con intenzionalità, etc . Si passò a considerare la parola, il linguaggio, ma Gardner ha compreso la differenza delle corde vocali rispetto all'uomo ed ha insegnato ad un gorilla l'alfabeto dei sordomuti : a partire dai 18 mesi di età Koko ha appreso a comunicare in inglese !

Oggi koko ha 34 anni — possiede un vocabolario di 1,000 segni ( American Sign Language-per sordomuti ), comprende più di 2000 parole parlate in inglese , ha condotto una chat globale su Internet nel 1998....

[ visita : www.koko.org.]

C'è una  capacità  che tutti gli uomini hanno e che i gorilla non hanno : la capacità di intuire e ricercare l'"alidilà delle cose", il " senso  " delle cose, la " trascendenza".

L'uomo riflette sulla propria esistenza , la descrive e ne intuisce una ulteriorità qualcosa che sta oltre l'esistenza stessa e si chiede : che senso ha ? Tutti gli uomini , consapevolmente o no, si pongono questo tipo di domande, «le domande fondamentali della vita».

Esse pongono ogni uomo di fronte ad un mistero:" il " Mistero. Gli uomini indagano il Mistero con tutti i possibili strumenti di ricerca e conoscenza : l'intelligenza, l'intuizione, l'immaginazione , la Ragione, etc. Acquisiscono conoscenze con le Scienze, le Filosofie, le Arti, etc.

Ci sono però domande cui l'uomo ancora non sa dare risposte .
Come diceva un importante filosofo del Novecento, Ludwig Wittgenstein, riflettendo sul senso della vita: «Noi sentiamo che, anche se tutte le possibili domande della scienza ricevessero una risposta, i problemi della nostra vita non sarebbero nemmeno sfiorati»

Quando gli uomini esprimono il senso del Mistero, della Trascendenza, che essi incontrano sul cammino della ricerca della autorealizzazione e nelle relazioni con il mondo e con i propri similiessi esprimono il loro  sentimento della trascendenza o sentimento religioso (tutti, anche gli atei)  cioè la loro religiosità. [ vedi : religiosità ].

La religiosità , che non è la pratica della religione o la credenza in una divinità , è una capacità che appartiene solo all'uomo, la capacità di intuire e ricercare l'alilà delle cose , il senso, la trascendenza . Essa si manifesta universalmente e tutti gli uominiin questo sensosono religiosi per natura.

Una differenza evidente ed inequivocabile , un limite che Koko non ha superato è quello della religiosità : Koko non dimostra di avere il senso religioso, non è interessato al senso delle cose, della vita, della morte, dell'universo, etc. Esprime sentimenti , piange, ma non mostra sensibilità verso la trascendenza.

Gran parte della fatica che bisogna fare per diventare "uomini" e " donne" riguarda la conoscenza del mondo in cui viviamo ,la conoscenza di noi stessi, il senso del Mondo, della Vita, di noi , e la Storia ci dimostra quanto sia grande e difficile questo compito. Indagando sul Mistero gli uomini cercano la Verità delle cose e di se stessi, che è la Via per realizzare pienamente il proprio essere,è la Vita autenticamente umana. Proprio questa dinamica sta alla base delle civiltà umane.

Uomini e gorilla hanno intelligenze diverse ma non molto distanti : l'uomo ha messo in atto tutte le sue risorse spinto dalla sua inestinguibile sete di risposte e soluzioni ai suoi problemi fondamentali e così ha costruito e costruisce e ricostruisce le civiltà umane. I gorilla , no, neppure se istruiti dagli uomini. Ma non è questo il limite insuperabile : è la capacità naturale dell'uomo chiamata religiosità il limite insuperabile per un gorilla che pure comunica con l'uomo con il suo linguaggio e che apprende i suoi stili di vita

Teoria antropologica della ominazione sulla base della ipotesi evoluzionista.

Cosa si e' sedimentato nella struttura della coscienza umana di propriamente "religioso" durante i millenni ? La famiglia umanapossiamo affermare oggi -nasce con l’ homo abilis= simbolicus= religiosus.
Ma come ? Esiste nella antropologia del sacro, una ipotesi scientificamente fondata.

L’antropologia del sacro , combinando le scoperte paleontologiche con quelle antropologiche, propone una ipotesi scientificamente fondata: l’uomo nasce come essere religioso!

" ...La religiosità e la religione sono nate con l'uomo che con la sua intelligenza e le sue emozioni,
non ha soltanto cercato di risolvere i problemi pratici della vita, ma anche di interessarsi ai valori spirituali, metafisici, ponendosi al di sopra della dimensione biologica e culturale.

J. RIES (antropologo-Università di Lovanio) : " Lungo il progredire della sua esistenza  e nel più profondo di sé l'uomo avverte l'ascendente di una realtà misteriosa. E' una esperienza che si manifesta in modo diverso secondo le culture e le epoche ma è sempre un tenativo di sorpassare se stesso , l'esistenza quotidiana e la condizione umana."

M. ELIADE (storico delle religioni ): "in qualsiasi contesto sia vissuto l'Homo Religiosus ha dato prova di credere in una realtà assoluta che trascende il mondo in cui si svolge la sua vita e che manifestandosi in tal modo , trascendente, configura ad esso una dimensione di compiutezza."

(cf  Trattato di Antropologia del Sacro. Vol I-II-III-IV-V-VI-VIIJaca Book-Massimo)

 Da più di 5000 anni l'Homo religiosus ha fissato su pietra, argilla, papiro, pergamena, legno, e altro la  memoria della sua esperienza religiosa e delle sue credenze.

Per questo fine egli ha usato segni e simboli , i linguaggi.
La paleoantropologia e la paleolinguistica, ci dicono che nella storia umana, dall'emergere dell'uomo all'inizio del Paleolitico,e in ogni tappa evolutiva abbiamo testimonianze  della religiosità umana : sepoltura, iscrizioni rupestri,attività di simbolizzazione, etc.

L'attività di simbolizzazione religiosa, specifica dell'homo sapiens, permette di collocare l'homo religiosus al centro della "umanizzazione" . Tutti gli studi scientifici di antropologia del sacro,quelli di Mircea Eliade segnatamente,e ultimamente di Ries, giungono a questa conclusione :

La religiosità non è un momento, una tappa della coscienza dell' uomo : ne è una realtà costitutiva.
L'uomo nasce come essere religioso : l'homo religiosus è tipicamente, l'uomo.

Questa semplice evidenza induce gli antropologi del sacro ad ipotizzare che l'ominazione abbia a che fare con la  nascita di questa nuova capacità : la percezione di una dimensione spirituale, di un al-di-la', di una trascendenza delle cose.

Gli studi sulle culture religiose antiche inducono ad ipotizzare che l'ominazione corrisponda ad una esperienza religiosa originaria di alcuni ominidi o primati : la jerofania della volta celeste. Attraverso la percezione della volta celeste si sarebbe "risvegliato" o sarebbe "nato " il senso di : immensita', profondita', infinito, trascendenza. Cioè il senso del sacro , la religiosità appunto. All’ homo habilis perciò si fa risalire l’ esperienza della volta celeste , la nascita del senso religioso, l'ominazione.

".. il Cielo rivela direttamente la sua trascendenza, la sua forza e la sua sacralità. La contemplazione della volta celeste, da sola, suscita nella coscienza primitiva una esperienza religiosa. " M.Eliade

Questa affermazione non implica necessariamente un naturismo iranico . Per la mentalità arcaica la Natura non è mai esclusivamente «naturale». L'espressione «contemplazione della volta celeste» ha un significato del tutto diver se la riferiamo all'uomo primitivo, aperto ai miracoli quotidiani con un'intensità per noi difficilmente immaginabile. Questa contemplazione equivale, per lui, a una rivelazione.

Il Cielo si rivela quel che è in realtà: infinito, trascendente. La volta celeste è per eccellenza «cosa del tutto diversa» dalla pochezza dell'uomo e < suo spazio vitale. Il simbolismo della sua trascendenza si deduce diremmo, semplicemente dalla constatazione della sua infinita altezza. «L'altissimo» diventa, nel modo più naturale, un attribi della divinità.

Le regioni superiori inaccessibili all'uomo, le zone sideree, acquistano i prestigi divini del trascendente, della realtà assoluta, della perennità. Queste regioni sono la dimora degli  dèi e alcuni privilegiati vi giungono per mezzo dei riti di ascensione celeste; fin lassù si innalzano, secondo le concezioni di certe religioni, le anime dei morti.

L'«alto» è una categoria inaccessibile all'uomo in quanto tale; appartiene di diritto alle forze e agli esseri sovrumani; colui che si innalza salendo cerimonialmente i gradini di un santuario o la scala rituale che porta al Cielo, cessa di essere un uomo; le anime dei morti privilegiati, nella loro ascensione celeste, hanno abbandonato la condizione umana.

Tutto questo si deduce dalla semplice contemplazione del Cielo sarebbe però un grave errore considerarla una deduzione solo razionale. La categoria trascendente dell'«altezza», dell'ultraterrestre, dell'infinito, si rivela all'uomo tutto, alla sua intelligenza non meno che alla sua anima. Il simbolismo è un dato immediato della coscienza totale, vale a dire dell'uomo che scopre di essere uomo, che prende coscienza della propria posizione nell'Universo; queste scoperte primordiali sono legate al suo dramma in modo tanto organico che lo stesso simbolismo determina sia l'attività del suo subconscio, sia le più nobili espressioni della sua vita tuale. Insistiamo dunque su queste distinzioni: se il simbclo e il valore religioso del Cielo non sono dedotti, in modo logico dall'osservazione calma, obiettiva della volta celeste, non sono tuttavia prodotto esclusivo dell'affabulazione mistica e delle esperienze irrazionali religiose. Ripetiamolo: il Cielo rivelò la propria trascendenza prima di venir valorizzato religiosamente.

Il Cielo «simboleggia» la trascendenza, la forza, l'immutabilità, semplicemente con la sua esistenza . Esiste perchè è alto, infinito, immutabile, potente.
M.Eliade Trattato di storia delle religioni

Che il semplice fatto di essere «alto», di trovarsi «in alto», equivale ad essere «potente» (nel senso religioso della parola) e ad essere, in quanto tale, saturo di sacralità, è dimostrato dall'etimologia stessa di certi dèi. Per gli Irochesi, tutto quel che possiede orenda si chiama oki, ma il senso della parola oki sembra sia «chi sta in alto»; troviamo perfino un Essere Supremo celeste chiamato Oke.

Le popolazioni Sioux (Plain Indians dell'America del Nord) esprimono la forza magico-religiosa (mana, orenda ecc.) col termine wakan, foneticamente molto vicino a wakàn, wankàn, che in lingua dakota significa «in alto, al disopra»; il sole, la luna, il fulmine, il vento possiedono wakàn, e questa forza è stata personificata . sebbene imperfettamente, in Wakan, che i missionari traducono «Signore», ma che è, più esattamente, un Essere Supremo celeste, manifestantesi specialmente nel fulmine.

La divinità suprema dei Maori si chiama Iho; iho vuol dire «eccelso, in alto». I negri Akposo conoscono un dio supremo Uvolavu; il nome significa «ciò che sta in alto, le regioni superiori». Si potrebbero moltiplicare gli esempi...

«l'altissimo, il lucente, il cielo», sono nozioni esistite più o meno manifestamente nelle espressioni arcaiche con le quali i popoli civili esprimevano l'idea di divinità. La trascendenza divina si rivela diettamente nell'inaccessibilità, nell'infinità, nell'eternità e nella forza creatrice del cielo (pioggia).

Il modo di essere celeste è una ierofania inesauribile. Di conseguenza tutto quel che avviene negli spazi siderei e nelle regioni superiori dell'atmosfera - la rivoluzione ritmica degli astri, le nuvole che si inseguono, le tempeste, il fulmine, le meteore, l'arcobaleno - sono momenti di questa medesima ierofania.

Quando si sia personificata questa ierofania, quando le divinità del Cielo si siano rivelate, prendendo il posto della sacralità celeste come tale, è difficile precisare. Una cosa però è certa, che le divinità celesti sono state, fin dall'inizio, divinità supreme; che le loro ierofanie, diversamente drammatizzate dall'esperienza mitica, sor rimaste, in seguito, ierofanie uraniche; e quella che si potrebbe chiamare la storia delle divinità celesti è in gran parte la storia delle intuizioni di «forza», di «creazione», di «leggi» e di «sovranità».

L'homo religiosus fa parte della storia ontologica dell'essere umano
( Giacomo Dacquino-psicologo-CREDERE E AMARE)

«La dimensione religiosa, al di là del fatto di essere credenti o non credenti, fa parte della vita.
Tutte le persone sono religiose, anche se non sanno di esserlo o professano di non esserlo.
Tutte avvertono la propria finitudine, la contingenza, la precarietà. Tutte si pongono domande sul senso della vita e della morte, del «prima» e dei «dopo»: «Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Perché il dolore?». Ma ci sono interrogativi cui nessuno può dare una risposta soddisfacente. Per questo si ha bisogno di sovrumano, che nella terminologia cristiana corrisponde al bisogno di Dio.

L'homo religiosus fa parte della storia ontologica dell'essere umano.
Infatti il suo cammino evolutivo si è concretizzato in varie religioni, ad esempio in quelle dell'Egitto o della Cina di 5000 anni fa, dei pigmei dell'Africa di 20.000 anni fa. Le tecniche di sepoltura degli uomini di Neandertal inducono a pensare che già 75.000 anni orsono si praticassero riti religiosi. La religione degli aborigeni australiani risale addirittura a 200.000 anni indietro, e si trovano vestigia di credenze nel «culto del cranio» fin da 900.000 anni a.C.»

«...Tempo fa, durante un'intervista televisiva, un giornalista mi domandò a bruciapelo: «Sul divano dello psicoanalista s'incontra Dio?». Ho analizzato credenti di varie confessioni religiose, ho avuto in cura atei nevrotici e atei maturi, ma non ho mai incontrato Dio, né la Madonna e nemmeno il diavolo. Però ho scoperto qualcos'altro. In tutti i miei pazienti ho rilevato una caratteristica psicologica costante: la relìgiosità, un valore della personalità, un fenomeno naturale che si struttura e si sviluppa nel rapporto figlio-genitori e che si manifesta nella condotta religiosa.

La religiosità è presente in ogni individuo, sano o malato.

Anche durante la terapia psicoanalitica, affiora in ogni paziente una dimensione religiosa, pur se questi la ignora o tenta di negarla. Emerge da molti segni: dal modo di giacere sul lettino a «mani giunte», dai lapsus, dai contenuti latenti dei sogni ecc. Ho definito la religiosità come un fenomeno naturale, anche se si accompagna alla disponibilità al sovrumano o al soprannaturale; può dunque corrispondere al rapporto con il trascendente, oggettivarsi o meno, agganciarsi o no a una religione definita, ma può anche essere indipendente da un credo specifico.

Non bisogna infatti identificare la religiosità con l'affiliazione a un gruppo religioso, poiché l'adesione istituzionale e cultuale è la conseguenza di interessi e di preferenze individuali. E' necessario distinguere tra «religiosità» e «religione», due realtà da non confondere, due valori che a volte concordano . Se religione è anche religiosità, in quanto ne è l'oggetto, non è vero il contrario, come è riscontrabile ad esempio nell'ateo.» 

 

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