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L'homo
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| La Chiesa Cattolica e le filosofie chiamate "darwinismo" o "evoluzionismo" .
La dottrina della Chiesa sull’evoluzione
: Nei mesi successivi Giovanni
Paolo II è tornato sul tema in due udienze generali dedicate
alla creazione del mondo, disponibili in italiano e in spagnolo nel
sito del Vaticano: Di Giovanni Paolo II, sul tema dell’evoluzione, si cita spesso
il discorso da lui rivolto il 22 ottobre 1996 ai membri della Pontificia
Accademia delle Scienze, assente nel sito del Vaticano ma disponibile
in lingua italiana nel sito della Pontificia Università Gregoriana: Inoltre è intervenuta sul tema la Commissione Teologica Internazionale,
per incarico della congregazione vaticana per la dottrina della fede
che all’epoca era presieduta dal cardinale Ratzinger. Il documento,
del 23 luglio 2004, è disponibile nel sito del Vaticano in italiano
e in inglese: Infine c’è il Catechismo della Chiesa Cattolica, che tocca
il tema dell’evoluzione nel capitolo su Dio creatore. Uno dei principali
autori del catechismo, promulgato nel 1992, è stato il cardinale
Schönborn: Sua Santità Giovanni Paolo II Ai Membri della Pontificia Accademia delle Scienze riuniti in Assemblea Plenaria 22 Ottobre 1996 La verità non può contraddire la verità 2. Sono lieto del primo tema che avete scelto, quello dell'origine della vita e dell'evoluzione, un tema fondamentale che interessa vivamente la Chiesa, in quanto la Rivelazione contiene, da parte sua, insegnamenti concernenti la natura e le origini dell'uomo. In che modo s'incontrano le conclusioni alle quali sono giunte le diverse discipline scientifiche e quelle contenute nel messaggio della Rivelazione? Se, a prima vista, può sembrare che vi siano apposizioni, in quale direzione bisogna muoversi per risolverle? Noi sappiamo in effetti che la verità non può contraddire la verità (cfr. Leone XIII, Enciclica Providentissimus Deus). Inoltre, per chiarire meglio la verità storica, le vostre ricerche sui rapporti della Chiesa con la scienza fra il XVI e il XVIII secolo rivestono grande importanza. Nel corso di questa sessione plenaria, voi conducete una "riflessione sulla scienza agli albori del terzo millennio" e iniziate individuando i principali problemi generati dalle scienze, che hanno un'incidenza sul futuro dell'umanità. Attraverso il vostro cammino, voi costellate le vie di soluzioni che saranno benefiche per tutta la comunità umana. Nell'ambito della natura inanimata e animata, l'evoluzione della scienza e delle sue applicazioni fa sorgere interrogativi nuovi. La Chiesa potrà comprenderne ancora meglio l'importanza se ne conoscerà gli aspetti essenziali. In tal modo, conformemente alla sua missione specifica, essa potrà offrire criteri per discernere i comportamenti morali ai quali l'uomo è chiamato in vista della sua salvezza integrale. 3. Prima di proporvi qualche riflessione più specifica sul tema dell'origine della vita e dell'evoluzione, desidero ricordare che il Magistero della Chiesa si è già pronunciato su questi temi, nell'ambito della propria competenza. Citerò qui due interventi. Nella sua Enciclica Humani generis (1950) il mio predecessore
Pio XII aveva già affermato che
non vi era opposizione fra l'evoluzione e la
dottrina della fede sull'uomo e sulla sua vocazione, purché non
si perdessero di vista alcuni punti fermi (cfr. AAS
42, 1950, pp. 575-576). Occorre definire bene il senso proprio della Scrittura, scartando le interpretazioni indotte che le fanno dire ciò che non è nelle sue intenzioni dire. Per delimitare bene il campo del loro oggetto di studio, l'esegeta e il teologo devono tenersi informati circa i risultati ai quali conducono le scienze della natura (cfr. AAS 85, 1993, pp. 764-772; Discorso alla Pontificia Commissione Biblica, 23 aprile 1993, che annunciava il documento su l'interpretazione della Bibbia nella Chiesa; AAS 86, 1994, pp. 232-243). 4. Tenuto conto dello stato delle ricerche scientifiche a quell'epoca e anche delle esigenze proprie della teologia, l'Enciclica Humani generis considerava la dottrina dell' "evoluzionismo" un'ipotesi seria, degna di una ricerca e di una riflessione approfondite al pari dell'ipotesi opposta. [quella creazionista e quella regrissivista n.d.r.] Pio XII aggiungeva due condizioni di ordine metodologico: Oggi, circa mezzo secolo dopo la pubblicazione dell'Enciclica, nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell'evoluzione una mera ipotesi. È degno di nota il fatto che questa teoria si sia progressivamente imposta all'attenzione dei ricercatori, a seguito di una serie di scoperte fatte nelle diverse discipline del sapere. La convergenza non ricercata né provocata, dei risultati dei lavori condotti indipendentemente gli uni dagli altri, costituisce di per sé un argomento significativo a favore di questa teoria. Qual è l'importanza di una simile teoria? Affrontare questa questione, significa entrare nel campo dell'epistemologia. Una teoria è un'elaborazione metascientifica,
distinta dai risultati dell'osservazione, ma ad essi affine. Inoltre, l'elaborazione di una teoria come quella
dell'evoluzione, pur obbedendo all'esigenza di omogeneità rispetto
ai dati dell'osservazione, prende in prestito alcune nozioni dalla
filosofia della natura. Questa pluralità deriva da un lato dalla diversità delle
spiegazione che sono state proposte sul meccanismo dell'evoluzione e
dall'altro dalle diverse filosofie alle quali si fa riferimento. Il Magistero della Chiesa è direttamente interessato alla questione dell'evoluzione, poiché questa concerne la concezione dell'uomo, del quale la Rivelazione ci dice che è stato creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gn 1, 28-29). La Costituzione conciliare Gaudium et spes ha magnificamente esposto questa dottrina, che è uno degli assi del pensiero cristiano. Essa ha ricordato che l'uomo è "la sola creatura che Dio abbia voluto per se stesso" (n. 24). In altri termini, l'individuo umano non deve essere subordinato come un puro mezzo o come un mero strumento né alla specie né alla società; egli ha valore per se stesso. È una persona. Grazie alla sua intelligenza e alla sua volontà, è capace di entrare in rapporto di comunione, di solidarietà e di dono di sé con i suoi simili. San Tommaso osserva che la somiglianza dell'uomo con Dio risiede soprattutto nella sua intelligenza speculativa, in quanto il suo rapporto con l'oggetto della sua conoscenza è simile al rapporto che Dio intrattiene con la sua opera (Summa theologica, I-II, q. 3, a. 5, ad 1). L'uomo è inoltre chiamato a entrare in un rapporto di conoscenza
e di amore con Dio stesso, rapporto che avrà il suo pieno sviluppo
al di là del tempo, nell'eternità. Nel mistero di Cristo
risorto ci vengono rivelate tutta la profondità e tutta la grandezza
di questa vocazione (cfr. Gaudium et spes, n. 22). Di conseguenza,le teorie dell'evoluzione che, in funzione delle filosofie che le ispirano, considerano lo spirito come emergente dalle forze della materia viva o come un semplice epifenomeno di questa materia, sono incompatibili con la verità dell'uomo. Esse sono inoltre incapaci di fondare la dignità della persona. 6. Con l'uomo ci troviamo dunque dinanzi a una differenza di ordine ontologico, dinanzi a un salto ontologico, potremmo dire. Tuttavia proporre una tale discontinuità ontologica non significa opporsi a quella continuità fisica che sembra essere il filo conduttore delle ricerche sull'evoluzione dal piano della fisica e della chimica? La considerazione del metodo utilizzato nei diversi ordini del sapere consente di conciliare due punti di vista apparentemente inconciliabili. Le scienze dell'osservazione descrivono e valutano con sempre maggiore precisione le molteplici manifestazioni della vita e le iscrivono nella linea del tempo. Il momento del passaggio all'ambito spirituale non è oggetto di un'osservazione di questo tipo, che comunque può rivelare, a livello sperimentale, una serie di segni molto preziosi della specificità dell'essere umano. L'esperienza del sapere metafisico, della coscienza di sé e della propria riflessività, della coscienza morale, della libertà e anche l'esperienza estetica e religiosa, sono però di competenza dell'analisi e della riflessione filosofiche, mentre la teologia ne coglie il senso ultimo secondo il disegno del Creatore. 7. Nel concludere, desidero ricordare una verità evangelica che potrebbe illuminare con una luce superiore l'orizzonte delle vostre ricerche sulle origini e sullo sviluppo della materia vivente. La Bibbia, in effetti, contiene uno straordinario messaggio di vita. Caratterizzando le forme più alte dell'esistenza, essa ci offre infatti una visione di saggezza sulla vita. Questa visione mi ha guidato nell'Enciclica che ho dedicato al rispetto della vita umana e che ho intitolato precisamente Evangelium vitae. É significativo il fatto che, nel Vangelo di San Giovanni, la vita designi la luce divina che Cristo ci trasmette. Noi
siamo chiamati ad entrare nella vita eterna, ossia nell'eternità della
beatitudine divina. Con l'enciclica Humani generis (1950) Pio XII dette il segnale del riavvicinamento. Dimostrò che non vi era necessariamente contraddizione tra evoluzionismo e creazionismo. Il fatto che gli esseri viventi nascano gli uni dagli altri non impedisce di credere a un Dio creatore. D'altronde, il dinamismo intrinseco della trasmissione della vita è già ben presente nella parola del Creatore: «Siate fecondi, moltiplicatevi e lei riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra» (Gn 1, 22). Il testo può essere applicato, oltre che alla procreazione di nuovi individui all'interno della medesima specie, alla apparizione di nuove specie a partire dagli esseri viventi anteriori, qualora la ricerca scientifica arrivasse a provare una simile evoluzione. Il concetto stesso di creazione non è più da
intendersi in modo fissista. La creazione, quindi, più che un atto puntuale compiuto una volta per sempre è piuttosto una azione continua nel mondo, in cui Dio è presente senza però sovrapporsi alle leggi naturali che ora fanno il loro corso. |
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