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Religiosità tellurica In tutte le religioni arcaiche molti uomini hanno accolto jerofanie ricondotte alla Madre Terra intesa come una Potenza Numinosa ( Nume= il sacro, la divinità ; Tellus = Terra). Non si tratta del pianeta terra ma di una jerofanìa , una manifestazione del sacro "cosmico" compresa attraverso l'ambiente di vita terrestre . Tellus è il nume supremo, madre di tutte le jerofanìe.
Vengono comunemente chiamate chiamate dee-madri . Dei documenti greci, il più antico è l'Inno alla Terra, uno degli inni cosiddetti «omerici», databile probabilmente in epoca posteriore (inizi del secolo VI a. C, attorno al 580 a. C), ma il cui mitologema o idea essenziale è sicuramente molto più antico. Beato colui al quale tu, benevola, rendi onori; questi ha tutto in abbondanza... dea augusta, generosa divinità! Salve, Madre degli dèi, sposa del Cielo stellato! Concedimi una vita felice come premio al mio canto! D'ora in poi mi ricorderò di te nei rimanenti canti» (vv. 1-3, 6-9, 17b-20). ".. La divinità, in quanto concepita come tellurica, riceve diverse denominazioni: Cibele, Iside, Atargatis, Semele, Demetra, Bona Dea, Tellus, Ma-Bellona (area mediterranea), Hepat (Ittiti), Aruru, Nintu, Ninhursaga (Mesopotamia), Inanna (venerata nella civilizzazione sumerica, almeno a partire dal quarto millennio a.C), Astarte (Accadi), Ishtar (Semiti), Anath (Siria, Cananei), Hebat o Ma (Hurriti), la Durga o Kali, ancor oggi culturalmente viva anche se di origine preindoeuropea, e la Prithivi vedica (India), Kwan-yi (Cina), Coatlicue (Aztechi), Kannon (Giappone), Nerthus (Teutoni), ecc. L'etimologia di molti di questi nomi è «dea madre» o anche «terra madre».... ... Demetra equivale a Ge-metra o «terra madre». Questa dea dalle origini sicuramente preindoeuropee.. è...«la più venerata di tutti gli dèi, l'incorruttibile e la infaticabile» (Sofocle). «Madre di tutti... che nutre sulla terra tutte le creature, quante si muovono sulla divina terra o nel mare e quanti volano..., madre degli dèi» (Omero). «Madre degli uomini e degli dèi...» (Pindaro). «Divinità antichissima» (Omero), essa presiede a tutto ciò che esiste nella vastità cosmica della terra; terra che l'uomo percorre finché non giunge la morte; genera tutti gli esseri, li nutre e «li accoglie di nuovo nel suo seno» (Eschilo), chiudendo così il cerchio della vita terrena e ultraterrena degli esseri. ... Scavi archeologici hanno portato alla luce con una certa frequenza il cosiddetto idolo femminile, simbolo della fecondità: statuetta di donna che presenta uno sviluppo esagerato dei caratteri sessuali secondari. Questa dea dalle molte mammelle appare in tutto il bacino mediterraneo e nel Medio Oriente, nonché in altre regioni, almeno a partire dal neolitico (6000 a.C. circa), epoca dalla cultura agricola sufficientemente evoluta, e la cui importanza risalta soprattutto nella cultura minoica di Creta. Resti della dea dalle mammelle si sono ritrovati in Siria, Palestina, India, Asia Minore, Isole Canarie, Isole Britanniche, Bulgaria, Russia e in altri paesi...
Il valore della religiosità tellurica è in relazione con la pratica dell' inumazione dei cadaveri. «La Terra che, sola, genera tutti gli esseri, li nutre e li accoglie di nuovo nel suo seno» (Eschilo, Coefore, 127-128, secoli VI-V a. C). «Tutto ricade nella Terra e da essa tutto procede» (Cicerone, De natura deorum, 2, 26). Tutto ritorna nelle viscere della madre Terra In linea con una costante, piuttosto generalizzata, al seno della Terra ritorna non soltanto il cadavere, ma anche ciò che dell'uomo sopravvive dopo la morte. «Sacra dea Terra, madre della natura, che continui a generare e rigenerare tutto... Dacci il cibo necessario per vivere con fedeltà (costanza) perpetua così che, quando l'anima s'invola, possiamo rifugiarci nel tuo seno. Tutto quanto elargisci ricade dentro di te, così che a ragione tu (Terra) sei chiamata Grande Madre degli dèi... Tu sei la Madre degli uomini e degli dèi, senza di te niente nasce, niente giunge a maturazione. Tu sei Grande, tu, dea regina delle divinità. Dea, ti adoro e invoco la tua divinità!» (Precatio Terrae Matris — «Supplica alla Madre Terra» — in Anthologia latina, 1, 27, vv. 1-2, 12-15, 17-20 Edit. Bùcheler-Riese-Lommatzsch). I due epitaffi seguenti proclamano la natura divina della Terra; il ritorno al suo seno dell'uomo dopo la morte e la divinizzazione o identificazione con essa. «Sono polvere, la terra è polvere. La Terra è dea. Dunque non sono morta» (Corpus Inscriptionum Latinorum, 6, 29609). «Sono morto, ma il morto è polvere e la polvere è terra. Però, se la Terra è dea, / non sono morto, sono dio» (H. Diehl, Anthologia Lyrica, 1, 64). (**) Il toro, il capro e soprattutto il serpente sono gli animali attraverso i quali si manifesta e agisce la madre Terra o, meglio, alcuni aspetti di essa. Nella religiosità tellurica il sacro si manifesta in alcuni animali speciali, sacri appunto. Il serpente è nell'antichità arcaica il " figlio della Terra " per antonomasia. Teniamo presente che nello sciamanesimo il serpente è il simbolo del potere del sacro, universalmente ( anaconda, pitonessa, dragone, serpente, etc ) .
La teofania di Tellus nel serpente sacro è innanzitutto la manifestazione della fertilità agreste, la misteriosa forza della vegetazione . e, quindi, la Terra è messo in rilievo da un rito che è lontano dalla nostra sensibilità e che veniva compiuto in Epiro — Grecia — (Eliano, Nat. anim., 11, 2), in Efeso — Asia Minore — (A Tazio, 8, 6), in Roma (Properzio, 4, 8, 3-15), ecc. La testimonianza di Properzio (secolo I a. C.) situa il rito in Lanuvio, località a 24 a sud-est di Roma : «Lanuvio ha il compito di custodire un serpente molto vecchio (indizio questo, dell'antichità del rito) là dove la rara occasione di sostare non lo fa passare inosservato. Per di là la sacra offerta vien fatta scendere nell'oscura caverna. Per di là — fanciulla sii vigile lungo tutta la via! — reca il dono al serpente affamato, quand'egli chiede il cibo annuale e dalle viscere della terra risuonano (continui, ondeggianti) i suoi sibili. Le fanciulle che discendono per (compiere) il rito diventano pallide quando osano allungare la mano verso la bocca del serpente, il quale afferra il cibo (torte di miele) che una fanciulla gli tende: persino i piccoli panieri tremano nelle mani verginali. Se sono caste (vergini), si gettano al collo (abbraccio) dei genitori e i contadini gridano: "L'anno sarà fertile!"». «Liba secondo il rito, versa a due coppe di vino, due di latte fresco, due di sangue sacro; sparge fiori rossi» (Virgilio, de, 5, 78, 79, secolo I a. C. secolo I d. C). «Un viscido serpente emerso dai più profondi recessi, immenso, sette spire descrisse, sette volute. Inoffensivo, abbracciò il tumulo, strisciando sull'altare... A quella vista stupì Enea. Infine, il serpente con lungo percorso si snodò tra coppe e calici lucenti; sfiorò il cibo e, senza nulla danneggiare, tornò indietro, nel profondo avello, abbandonando le offerte saggiate. Ora Enea con rinnovato fervore prosegue nell'offerta dei sacrifici intrapresi in onore del padre, incerto se credere (il serpente) genio del luogo o spirito custode del genitore. Immola, secondo il rito, cento pecore di due anni..., versa vino dalle coppe e invoca l'ombra del grande Anchise e i mani sfuggiti all'Acheronte» (Ibidem, 84-99). (*) Mircea Eliade Trattato di storia delle Religioni-Bollati-Boringhieri. |
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