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Animismo e animatismo

Ci sono costanti religiose -negli anni evidenziate da diversi studiosi delle religioni -che oggi non sono più considerate tali ma che fanno parte di un linguaggio classico delle scienze religiose .

Edward Burnett Tylor

Nel XVIII secolo, lo scienziato Georg Ernst Stahl attribuì la parola 'animismo' alla sua teoria dell'anima come principio vitale responsabile dello sviluppo organico. Dalla fine del XIX secolo, tuttavia, il termine è associato soprattutto all'antropologia e agli studi dell'antropologo britannico Edward Burnett Tylor, che descrisse l'origine della religione e le credenze primitive in termini di animismo.

In Alle origini della cultura (1871), Tylor definì l'animismo una generale credenza negli esseri spirituali e vi individuò la 'definizione minima di religione'. Secondo Tylor, i primitivi – definiti come i popoli senza scrittura – attribuiscono agli spiriti, o anime, l'origine della vita umana, immaginandoli come fantasmi simili a ombre o vapori, in grado di trasmigrare da individuo a individuo, dai morti ai vivi, da piante e animali in oggetti inorganici e viceversa.

Tylor interpretò queste credenze come un tentativo di spiegare l'origine del sonno, dei sogni e della morte, la differenza tra un corpo vivo e uno morto e la natura delle immagini nei sogni e negli stati di trance. Le sue teorie vennero criticate dall'antropologo britannico Robert R. Marett, che nel 1899 attribuì alla religione un'origine meno razionale e respinse l'idea che i primitivi considerassero viventi tutti gli oggetti, mentre riteneva più probabile che questa condizione venisse attribuita solo agli oggetti insoliti o dal comportamento misterioso.

Il concetto arcaico di essenza vitale, inoltre, gli pareva troppo poco sofisticato per comprendere la nozione di anima o spirito: presso i primitivi, tutti gli oggetti considerati animati avevano vita, sentimenti e volontà propri, ma non venivano operate distinzioni tra il corpo di un oggetto e l'anima che poteva abitarlo o abbandonarlo. Marett chiamò questa credenza 'animatismo', o 'preanimismo', e vi riconobbe una forma arcaica di animismo, che può sopravvivere accanto a credenze animiste più evolute.

La credenza animatista dice che ciò che è inanimato, in quanto diventa sacro, viene dotato di vita e di volontà propria . L'animatismo implica la credenza di una vita animica oltre la morte, nonché al suo influsso benefico o malefico sui viventi.

Mana e tabù

Alcuni fenomeni naturali e luoghi di particolare stranezza o bellezza paiono più densi di atmosfera numinosa ( nume= spirito) .. Così anche le qualità o gli aspetti di questa atmosfera possono essere più o meno intensi. Gli antropologi utilizzano comunemente le parole polinesiane mana e tabù per indicare l'aspetto positivo e negativo del numinoso: quando si rivela come mana, il numinoso è potente ed efficace; come tabù, invece, è qualcosa di indefinibile e impossibile da avvicinare, in virtù del timore che ispira.

Mana è parola melanesiana che indica una forza misteriosa, attiva, diffusa, totalmente distinta dalla materia, presente in alcuni individui, oggetti (amuleti ) e di solito nelle anime dei morti, specie degli antenati, nonché in tutti gli spiriti.

In quanto un essere animato (sia visibile o invisibile), oppure inanimato, esiste, per l'uomo arcaico esso è dotato di una sua forza vitale latente il mana ; l'evocazione della forza latente delle cose da parte del sacerdote ( più propriamente dello sciamano) è l'essenza stessa delle pratiche delle religioni antiche.

Il mana è sempre unito a qualcuno che lo dirige. Tutti gli effetti prodigiosi attribuiti al mana sono prodotti con l'aiuto di esseri personali o quantomeno personificati o della divinità: gli spiriti degli antenati o della natura. Il mana non è mai stato oggetto di culto. Gli atti di venerazione sono rivolti agli esseri, divini, spirituali e umani, e alle cose aventi il mana; ciò accade solo nei casi nei quali vi siano segnali indicanti gratitudine, venerazione o culto; segnali che non sempre si danno.

Introdotto nel 1814 da W. Williams, il concetto di mana venne ripreso da Robert Henry Codrington in un famoso saggio intitolato I Melanesiani (1891). Assunse particolare importanza nel periodo positivista poiché tale credenza venne identificata con la fase più primitiva delle religioni, quando cioè non si venerano esseri o individui sovrumani, ma forze magiche diffuse e incomprensibili.

Alcuni studiosi che si sono occupati dei culti preanimistici hanno definito mana 'la radice dell'esperienza religiosa' e hanno identificato analoghi concetti nell'orenda degli irochesi, nel manitu degli algonchini, nel wakan dei sioux. Il mana rappresenterebbe l'atteggiamento religioso primordiale positivo, mentre il tabù ne sarebbe il rovescio negativo; tale sistema cultuale viene indicato come il fondamento da cui si sono sviluppate e si sviluppano tutte le religioni. Hubert e Mauss, nel loro Saggio di una teoria generale della magia (1902), riconobbero nel mana un concetto simile a quello di sacro, ma più ampio, facendo risalire a esso non solo il senso del religioso, ma anche quello del magico.

Queste teorie vennero rimeditate e corrette dagli antropologi successivi, tra cui Claude Lévi-Strauss e Raymond Firth, che, rinunciando a considerare il mana come una categoria universale, lo analizzarono da punti di vista più prettamente linguistici ed etnografici.

Manismo

" Il manismo non è altro che l'animismo ridotto a una sola delle sue componenti, quella umana.
Il manismo muove dalla fede nella sopravvivenza dei morti oltre la morte, nonché dalla credenza nel loro influsso benefico o malefico a seconda di come i vivi, specie i discendenti e i familiari, si siano comportati nei loro confronti. Se i viventi compiono i rituali prescritti, i mani li proteggeranno; in caso contrario, li puniranno con disgrazie personali o riguardanti possedimenti o proprietà.

Manismo è la venerazione, il culto tributato ai manes o «spiriti» dei morti, soprattutto degli antenati più illustri, ad esempio a chi era considerato il fondatore del clan o della tribù; a un condottiero famoso per il coraggio e per le vittorie conseguite; a un medico di grande fama; a chi inventava delle cose utili e interessanti; allo straniero che aveva fatto conoscere alla tribù arti sino ad allora ignorate. Nella Roma antica si giunse a concepirli come una divinità collettiva. Da qui la designazione Dis Manes (dèi mani). A partire dall'Impero (secolo I) le iscrizioni funerarie di solito iniziano o terminano con la formula Dis Manibus Sacrum (consacrato agli spiriti divini dei morti), indicata con la sigla D.M. o anche D.M. " (**)

Dinamismo o magia : , amuleti, talismani, idoli, tatuaggi.

        お守り, o-mamori- amuleto giapponese

Per magia oggi si intende la credenza in una «forza» (in greco dynamis, da cui dinamismo) quasi impersonale, concentrata in alcuni oggetti, riti, ecc..L'uomo (almeno alcuni) può indirizzarla e applicarla usando certe «arti» per il raggiungimento di obiettivi umani, più spesso materiali, ma non perseguibili con le semplici «forze» umane, naturali.
A volte le pratiche magiche vengono anche chiamate incantesimi, superstizioni.

La magia è detta «bianca» o «nera» seconda che la sua applicazione produca effetl benefici o malefici per l'individuo o per il gruppo.
Il dinamismo o magia presuppone la credenza nel mana e nella possibilità di spostarlo da un oggetto ad un altro.

La fede nel mana tende a convertire in idolo, cioè in essere dotato di capacità sovrumana, qualsiasi animale , statua, ecc., reale o raffigurata, dipìnta. Un oggetto " caricato" con il mana di uno spirito diventa un talismano o un amuleto. Il mana può sussistere anche nelle parole, in tal caso dette magiche appunto e nei simboli . Talismani possono essere anche i tatuaggi.

Oggetti sacri

La tendenza di produrre talismani e amuleti per proteggersi dal male o avere un influsso benefico c'è in tutte le religioni : nelle religioni in cui erano proibiti gli idoli ( come l'ebraismo e l'Islam) divennero talismani i simboli sacri , i testi sacri  e le parole dei testi sacri stessi (la Bibbia ebraica e il Corano sono considerati avere in sè il potere sacro).

Nel cristianesimo troviamo " oggetti sacri " protettivi o attivi  costituiti da  simboli religiosi , " caricati" di sacro attraverso riti di benedizione degli amministratori del sacro : vescovi preti e diaconi. Altri oggetti vengono prodotti su istruzione di Gesù stesso o dei santi ( l'icona di Gesù misericordioso, il sacro cuore, le medaglie della Madonna, la medaglia di s. Benedetto, etc) ed il loro potere è legato alle promesse degli stessi.

Feticismo

I portoghesi, nel venire a contatto con le varie tribù africane al tempo delle scoperte e della colonizzazione, chiamarono feitigo (dal latino facticius, «fatto», «artificiale», da cui «feticcio») quegli oggetti elaborati o modellati a mano ai quali ì nativi indirizzavano le loro preghiere . Il feticismo è, pertanto, la credenza magico-religiosa nei poteri sovrumani di oggetti naturali o artificiali.

Gli stessi africani, tra i quali il fenomeno è abbastanza diffuso, negano che la loro venerazione sia rivolta a oggetti in quanto tali. Il feticcio non è venerato ma utilizzato in quanto si necessita del «potere», della «forza» in esso concentrata grazie a un rito o a una sostanza speciale.

Esiste un feticismo intellettuale : lo scientismo del secolo XIX ha confidato nella scienza ritenuta in grado di eliminare tutti i mali dell'umanità e, al tempo stesso depositaria di forze apportatrici di un nuovo paradiso in terra, un feticcio appunto.

Va dato il nome di feticcio a molti ciondoli e amuleti sia personali che applicati in oggetti, macchine, ecc. ai quali viene attribuita una virtualità peculiare, di solito positiva.

Totem

Termine introdotto negli studi etnologici e antropologici agli inizi del XIX secolo per indicare un rapporto di appartenenza al clan.

La parola deriva da ototeman, che nella lingua degli ojibwa, una popolazione algonchina, significava 'della mia parentela'.

Il totem – diffuso nella cultura tradizionale degli indiani d’America, ma anche in Australia, nell’Africa equatoriale, in Micronesia e in Melanesia .

Il totem viene scelto di norma da un individuo (che in questo caso stabilisce con il totem una relazione personale), oppure da un clan . Nella gran parte dei casi  è una specie animale e, più raramente, una pianta, un fenomeno naturale o un minerale che diventa l' emblema del''individuo o della famiglia o del clan per distinguersi da altri gruppi o clan.

  Il totem è considerato un compagno o un aiutante e spesso gli vengono attribuiti poteri soprannaturali; è rispettato e venerato, ed è diffuso il divieto di cacciare o raccogliere l’animale o la pianta cui è riferito e di cibarsene. Il totem è al centro di un complesso sistema di credenze, di norme e di simboli, ed è legato sia alla sfera religiosa sia a quella sociale delle culture tradizionali presso le quali è diffuso.

Totemismo

Il fenomeno del totemismo ha stimolato, dalla prima metà del XIX secolo, un’intera categoria di studi etno-antropologici.  Complesso sistema di credenze, norme e simboli basato sulla relazione tra un individuo o un gruppo sociale e un “totem”, rappresentato da una specie animale o, più raramente, da una specie vegetale o da un fenomeno naturale.

Dagli inizi del XIX secolo il totemismo destò l’interesse di molti studiosi, che inizialmente credettero di individuarvi – a causa della sua ampia diffusione, oltre che nell’America settentrionale, in Australia, nell’Africa equatoriale, in Melanesia e Micronesia – una manifestazione tipica e ricorrente delle società primitive, alle origini della religione. Infatti, i primi studi lo considerarono una forma di religione precedente al politeismo.

Gli studi successivi ne diedero interpretazioni diverse, ma tra gli evoluzionisti permase la convinzione che si trattasse di un fenomeno unitario, caratteristico di un determinato livello dello sviluppo culturale e sociale dei gruppi umani. Agli inizi del Novecento l’interesse per l’argomento si estese ad altre discipline come la filosofia e la psicologia, dando luogo agli studi sul totemismo di clan di Emile Durkheim e di Sigmund Freud. I successivi studi antropologici sottoposero il concetto di totemismo a una radicale critica, contestandone innanzitutto l’unitarietà.

Agli inizi degli anni Sessanta Claude Lévi-Strauss criticò il concetto stesso di totemismo, ritenendo del tutto infondate le principali teorie che esso aveva generato nel corso di un secolo di studi. Lévi-Strauss individuò nel rapporto totemico principalmente una modalità di organizzazione delle conoscenze sociali e naturali; in questa prospettiva – sostanzialmente accolta dagli studi successivi – la scelta del totem corrisponde all’esigenza umana di stabilire un ordine nell’universo percepito e di rappresentare il sistema di rapporti sociali. Il termine totem viene comunemente utilizzato anche per indicare gli alti pali di legno sui quali alcune tribù indiane d’America, ancora oggi, incidono e dipingono le immagini degli animali-antenati .

Totem è l'animale

" .. gli esseri o gli oggetti il cui nome serve a designare un individiduo ( totemismo individuale) o, di preferenza, un gruppo di individui ( totemismo di gruppo) di clans, uniti da vincoli di sangue e consapevoli della loro parentela con una specie vegetale o, molto più spesso, con un animale.

Il totemismo è, pertanto, la credenza, di alcune tribù australiane in particolare, nella parentela di un individuo o di un gruppo etnico-politico, clan, tribù, popolo, con un oggetto inanimato, con una pianta e, generalmente, con un animale, detto totem.

Si dà pure, a volte, un totemismo sessuale, vale a dire che uomini e donne di uno stesso gruppo etnico hanno totem diversi. Il totem , materializzazione degli speciali vincoli di parentela e dei peculiari obblighi esistenti tra un comune antenato e i suoi discendenti nella duplice polarizzazione è sacro.

Ai non iniziati è vietato accedere nel luogo dove esso risiede, in certo qual modo un santuario, e vederlo. Chiaramente è proibito uccidere il totem, toccarlo e, a più forte ragione, mangiarlo ...
Il totemismo annovera quasi sempre una serie di elementi mitici e di costume, come le leggende all'interno di un gruppo relative alla propria comune discendenza dal totem; la proibizione di contrarre matrimonio con persone dello stesso gruppo totemico; la trasmissione ereditaria del totem, più spesso in linea maschile, paterna, ecc. " (**)

Religiosità naturale  e religiosità cosmica.

Si è fatta molta confusione nei secoli su questi termini. Molti studiosi hanno chiamato " religioni naturali o cosmiche " quelle religioni , come sciamanesimo, shintoismo, taoismo, etc, che presentavano culti a spiriti della natura o forze cosmiche.

Secondo una errata interpretazione ,gli uomini, mostrando -nella diversità delle forme religiose della storia- la tendenza a cogliere nella natura, il cosmo e le sue diverse componenti e fenomeni , la manifestazione del sacro e del divino hanno creato le religioni.

La diversità delle religioni veniva spiegata con la diversità di forme di rivelazione naturale o cosmica .L'uomo che contempla il cosmo con tutte le sue facoltà superiori spesso ne trae l' evidenza di una impronta o manifestazione del divino che poi fissa tramite la parole, la scrittura o l'arte. Così nascerebbero le religioni. Questa considerazione  è stata, per molti anni, un dogma tra molti studiosi delle religioni . Si è parlato perciò di rivelazione naturale o cosmica e di relative religioni.

In realtà la religione nasce da una rivelazione e la rivelazione è ben altro : in generale si può chiamare rivelazione un miracolo o un prodigio attribuito ad uno spirito da parte di un intermediario ( sciamano, sibilla, profeta, veggente, illuminato, etc.) Vedi : come nasce la religione.

Impropriamente chiamata rivelazione naturale o cosmica , la conoscenza del divino che l'uomo trae dalla conoscenza razionale , intuitiva e immaginativa della natura viene considerata una forma di religiosità.

Anche in presenza di una rivelazione gli uomini tendono ad ampliare la loro conoscenza del divino attraverso la ragione , l'intuizione e l'immaginazione. Si legge nel Corano che Abramo  osserva il creato e intuisce l'esistenza del Creatore : «

74  Quando Abramo disse a suo padre ‘Azar: “ Prenderai gli idoli per divinità?   Vedo che tu e il tuo popolo siete in palese errore!”.75 Così mostrammo ad Abramo il regno dei cieli e della terra, affinché fosse tra coloro che credono con fermezza. 76  Quando la notte l'avvolse, vide una stella e disse: “Ecco il mio Signore! ” Poi quando essa tramontò disse:“ Non amo quelli che tramontano”. 77  Quando osservò la luna che sorgeva , disse: “Ecco il mio Signore!”. Quando poi tramontò, disse: “Se il mio Signore non mi guida sarò  certamente tra coloro che si perdono!”. 78   Quando poi vide il sole che sorgeva, disse:“ Ecco il mio Signore, ecco il    più grande!” . Quando poi tramontò disse : “ O popol mio, io rinnego ciò che associate ad Allah! ( Corano VI,75-79) ;

Il sole e la luna non sono Allah , ma contemplandoli essi rimandano ad una trascendenza : Allah. Il " segno" (’aya) dell’esistenza e del potere di Allah riscontrabili nella natura è descritto in Corano: II, 73

« Allora dicemmo: Così Allah resuscita i morti e vi mostra i Suoi segni affinché possiate comprendere. »

Cf.: II,164, 248-252, 259, 260; III, 4I, 49-50, 58, 97,103,190; V,114; VI, 95-99; VII,57-58,73,IO3-I37; VIII,52, 54; X, 5-7, 24, 67, 75,101; XI,59,96,IO3; XII,7,35,IO5; XIII,2-4,38; XIV,5; X V,75,77; XVI,11-13,65-69,79; XVII,1,12,59; XVIII,9,I7; XIX,10; XX,22-23,42,47,53-54,56,I28; XXI,3I-32,37,9I; XXII,5-6; XXIII, 30, 45, 50; XXV, 36, 37; XXVI, 7-8,15, 67,103,121, 139,158,174,190,197; XXVII,12-14,52,86,93; XXVIII,35-36; XXIX,15, 24, 35, 44; XXX,20-28, 37, 46; XXXI, 31-32; XXXII, 26-27; XXXIV, 9,15,19; XXXVI, 33-46; XXXVll, I4-I5; XXXIX, 42; XL, 13, 23, 78, 81; XLI, 37, 39-40, 53; XLII, 29, 3Z-35; XLIII, 46-48; XLIV, 33; XLV, 3-5, 12-13; XLVI, 26-27; XLVII,18; XLVIII, 20; LI, 20-2I, 37-39; LIII,I 8; ) .

L'Islam religione naturale cosmica ?
Secondo una classificazione superata delle religioni bisognerebbe dire di si . Molti intellettuali soprattutto scienziati hanno contribuito alla costruzione di un concetto " moderno" di religione cosmica o naturale" . Tutti conosciamo ad esempio la " religiosità naturale o cosmica " di Albert Einstein di fronte alla conoscenza del cosmo che aveva intuito ed acquisito; così viene interpretata da giovani filosofi contemporanei:

"..La religiosità cosmica è l’espressione più alta del sentimento religioso dell’uomo, in quanto contrapposta a quell'insieme di norme e dottrine che costituiscono invece la religione tradizionale. Secondo Einstein, tutte le dottrine religiose convenzionali, quali quelle incarnate dalle diverse Chiese esistenti, sono sbagliate in quanto dogmatiche, e quindi in contrasto col pensiero razionale e con la scienza.

Tale rifiuto, tuttavia, non equivale né porta all’ateismo, a meno che con “ateo” si voglia indicare chi non crede in un dio antropomorfo e agente nel mondo in quanto soggetto superiore e distinto . Esclusi infatti i dogmi tradizionali, rimane per Einstein un più generale e profondo sentimento religioso comune a tutti gli uomini, impersonale, non in contrasto con il pensiero razionale e scientifico e da cui le dottrine tradizionali stesse hanno forse preso origine .

Tale sentimento consiste nel riconoscere una unità nel mondo o nella natura, una sorta di leibniziana “armonia prestabilita” che si rivela in primo luogo nella nostra conoscenza del mondo stesso . Proprio nella conoscenza scientifica, cioè nella conoscenza razionale dei nessi causali fra le cose, Einstein trova i fondamenti sia del rifiuto della religione convenzionale sia della corretta interpretazione del sentimento religioso, e conseguentemente dell’etica e della morale..."

( cf. di A. Einstein ,Come io vedo il mondo , Religione e Scienza e poi Scienza e Religione, etc ) .

La " religiosità naturale o cosmica" tratta di conoscenza e non di rivelazione , tratta di pensiero sentimento e visione, non di religione.Tutti possiamo avere un sentimento del cosmo , un pensiero sul cosmo , una visione del cosmo che codifichiamo come conoscenza : non si tratta nè di rivelazione nè tantomeno di religiosità o religione. ( vedi : la religiosità ) . Molti altri intellettuali non si considerano appartenenti a nessuna religione se non ad una generica " religione cosmica " senza dogmi, senza chiese, senza preti e soprattutto senza impegni. Si tratta di forme di ateismo o di neopaganesimo . Più propiamente sarebbe il caso di chiamare queste forme  per quello che sono : conoscenza soggettiva, intuitiva o immaginativa della trascendenza.

Deismo, o religione naturale e razionale.

Voltaire

Il deismo è una ideologia, una filosofia della religione costruita alla fine del XVII secolo in Inghilterra che si è diffusa in Francia e Germania nel corso del secolo successivo principalmente negli ambienti intellettuali illuministi. Si assunse a vera ed unica " religione naturale " . Questa ideologia ritiene infatti che l'uso corretto della ragione consenta all'uomo di elaborare una religione razionale completa ed esauriente, capace di spiegare il mondo e l'uomo.

Essa prescinde completamente da ogni rivelazione positiva , anzi le si oppone . Il deismo rifiuta l'ateismo in quanto incapace di spiegare l'ordine dell'universo che richiede un grande orologiaio quale suo fattore (Voltaire) . L'esistenza della divinità infatti è la base indispensabile affermare per spiegare l'ordine, l'armonia e la regolarità nell'universo; una divinità creatrice, ordinatrice e perciò razionalizzatrice . 

Facendo leva sulla ragione, i deisti contestano le rivelazioni positive su cui si fondano le varie confessioni religiose, ritenendo le chiese istituzioni umane, dettate da scopi di dominio e non dal possesso della verità, in quanto la vera rivelazione è offerta dal lume naturale della ragione e non da comunicazioni dirette e miracolose della divinità a profeti e fondatori di religioni positive. Secondo Lord Bolingbroke (1678-1751), la religione, il cristianesimo e le chiese non sono che mezzi al servizio dello stato per raffrenare le passioni antisociali presenti nell'uomo.

Il cristianesimo è vero solo nella misura in cui coincide con i princìpi della ragione, mentre la fede ecclesiastica è un'invenzione umana, escogitata a vantaggio di un ordinamento gerarchico in cui il clero recita una parte ben remunerata, mantenendo al contempo nella miseria, nella superstizione e nell'ignoranza gli strati popolari. Nel corso del XVII secolo i principali esponenti del movimento, in particolare Edward Herbert of Cherbury e John Toland, si schierarono a difesa della libertà di coscienza sottoponendo a critica radicale gli elementi sovrannaturali e mistici della tradizione ebraica e cristiana.

Nei primi anni del XVIII secolo filosofi come Matthew Tindal e Anthony Collins inasprirono l'attacco razionalista contro l'ortodossia religiosa, screditando i miracoli e i misteri della Bibbia mediante una rigorosa analisi storico-filologica dei testi sacri. Secondo i deisti Dio è il creatore del mondo e delle leggi naturali ma non interviene nelle faccende umane , si limita a garantire il corretto funzionamento del mondo, perciò le preghiere a Lui rivolte sono totalmente inutili. La sfera etica è sottratta ad ogni rivelazione divina : le forme deistiche non contemplano alcun concetto di peccato/ corruzione/ impurità/ e di perdono/ purificazione/ redenzione.  Molti personaggi illustri dell'illuminismo europeo sostennero le posizioni del deismo, tra i più noti John Locke, Voltaire, Lessing , Kant, Thomas Jefferson, Fichte, Hegel.

L'ideologia deista, nata in un'epoca fortemente segnata dalle guerre di religione, intendeva  porre fine ai contrasti fra le varie religioni in nome della unicità ed universalità della ragione umana , sentita come l'unico elemento in grado di accomunare tutti gli esseri umani. Secondo Voltaire l’abbattimento dei pregiudizi religiosi tradizionali è la condizione della pacifica convivenza all’interno dello Stato di religioni differenti, in un clima di tolleranza reciproca per il raggiungimento del bene comune e della pacifica convivenza tra cittadini.

David Hume critica il deismo nei suoi Dialoghi sulla religione naturale; Pascal qualche decennio dopo denunzierà come deisti tutti coloro che pretendono di assurgere alla conoscenza di Dio prescindendo dalla Rivelazione positiva tramandata dalla tradizione ecclesiastica e contrapporrà al «dio dei filosofi», raggiunto con il lume naturale, il vero Dio rivelato dalla Sacra Scrittura, il dio dei patriarchi, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe.
Varie versioni di deismo, fra cui alcune vicine all'ateismo, vennero sostenute da molte celebri figure dell'illuminismo europeo, facendo sentire la loro influenza anche in America nel tardo XVIII secolo. Il deismo verrà ripreso in nuove forme dai movimenti della massoneria .

La conoscenza razionale di Dio

Secondo la dottrina cristiana cattolica :la rivelazione naturale di Dio o conoscenza razionale di esso da parte dell'uomo muove dalla realtà creata e si attua in due modi : partendo dal cosmo e ascendendo a Dio o partendo dall'uomo stesso. Questo è un dogma della fede cattolica ( cf.: Dei verbum )

" In primo luogo si giunge alla divinità partendo dalle cose ed esseri razionali dell' universo. È una via di natura prevalentemente oggettiva, che possiamo chiamare modo aristotelico-tomista, in ossequio ai dui satori più rappresentativi, pagano l'uno, Aristotele, secolo IV a. C), cristiano l'altro, Tommaso d'Aquino, secolo XIII). Rientrano in tale metodo le cinque vie di S. Tommaso indicative delle cinque direzioni per ascendere razionalmente muovendo dalle creature per giungere all'Essere supremo. Una esperienza di fondo, comune a tutti i credenti, coincide con l'asserzione di S.Paolo: « l'esistenza e l'essenza invisibile di Dio, il suo potere eterno e la sua divinità, sono razionalmente conoscibili partendo dalle realtà visibili, sue creature (Rom. 1, 19 e ss.)».

Possiamo discernere le impronte divine nelle cose, scorgere Dio come riflesso, anche se confusamente, nello specchio del creato. In secondo luogo, l'intelligenza dell'uomo può giungere alla divinità partendo dall'uomo stesso. Non è necessario uscire da noi stessi, né guardare fuori di noi, «in lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo... Poiché di lui stirpe noi siamo» (Att. 17, 28). È chiaro che a via della conoscenza razionale di Dio è alla portata di ogni uomo, cristiano o no, anche se privo dei sensi, quali vista, udito, parola. Gli argomenti fondati sulle più profonde esigènze dell'uomo (prove platonico-agostiniane) non sono altro che una conferma di quanto teste detto. Che sia possibile la conoscenza naturale o razionale della divinità è provato dal fatto che non vi è popolo che non abbia una simile credenza ritenuta a ragione, nel passato (Cicerone- Plutarco) e al giorno d'oggi, universale. " (**)

(**) Manuel Guerra Storia delle religioni -La Scuola.

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