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Sacro e storia

" Non esiste una ierofania che non sia «storica», dal momento in cui si manifesta come ierofania.

Per il semplice fatto che l'uomo prende coscienza di una rivelazione del sacro, questa rivelazione diventa storica, quale che sia il piano sul quale si compie. La storia interviene non appena l'uomo fa l'esperienza del sacro, seguendo l'ispirazione dei propri bisogni. La manipolazione e la trasmissione delle ierofanie ne accentuano ancor più la «storicizzazione». Tuttavia la loro struttura permane identica, ed è appunto tale permanenza che ci permette di conoscerle.

Gli dèi del cielo possono aver subito innumerevoli trasformazioni: la loro struttura celeste rimane nondimeno il loro elemento permanente, la costante della loro personalità. Le fusioni e le interpolazioni sopravvenute in una figura divina della fecondità sono forse innumerevoli: non intaccano però affatto la sua struttura tellurica e vegetale.

Non basta osservare che non esiste forma religiosa che non tenti di avvicinarsi il più possibile al proprio archetipo, cioè a purificarsi dai suoi rivolgimenti e sedimenti «storici». Ogni dea tende a diventare una Grande Dea, incorporando tutti gli attributi e le funzioni che comporta l'archetipo della Grande Dea.

Cosicché possiamo già registrare nella storia dei fatti religiosi, un doppio processo:
- da una parte apparizione continua e folgorante di ierofanie, e di conseguenza una eccessiva frammentazione della manifestazione del sacro nel Cosmo;
- dall'altra, unificazione delle ierofanie in seguito all'innata loro tendenza a incarnare gli archetipi quanto più perfettamente è possibile, realizzando così pienamente la loro propria struttura. "


Le costanti religiose

"... ci limitiamo ad affermare che quasi tutte le posizioni religiose dell'uomo gli furono date sin dai tempi primitivi. Da un certo punto di vista, non v'è soluzione di continuità fra i «primitivi» e il cristianesimo. "

" la dialettica della ierofania si rivela identica, nel caso di un churinga australiano come in quello dell'incarnazione del Logos. In ambedue siamo di fronte a una manifestazione del sacro in un frammento del Cosmo, e in ambedue vi troviamo implicitamente posto il problema della «personalità» e dell' «impersonalità» della epifania. .. nel caso di ierofanie elementari (mana ecc.) non sempre è possibile precisare se la rivelazione del sacro abbia una strutti personale o impersonale: le due strutture quasi sempre coesistono, perché il «primitivo» si preoccupa non tanto dell'opposizione «personale-impersonale» quanto dell'opposizione «reale (potente ecc.) - irreale». ... questa medesima polarità, sotto innumerevoli formule, si ritrova nelle religioni e nelle mistiche più «evolute ». (***)

Mircea Eliade  ha classificato i documenti del sacro, le jerofanìe in :

-jerofanìe celesti o uraniche
-jerofanie telluriche
-jerofanìe solari e lunari
-jerofanìe aquatiche
-jerofanìe vegetali
-jerofanìe agrarie
-jerofanìe litiche

Ogni jerofania, ogni oggetto jerofanico , rivela una determinata modalità del sacro. (*** cap. 11)

Analizzando i diversi documenti si evidenziano le costanti che ci possano far comprendere cosa sia il sacro.
M. Eliade ha fatto questo studio (Trattato di storia delle religioni ) a partire dalle modalità elementari del sacro nelle culture arcaiche .Lo studio ci fornisce alcune costanti :

deam 1) Ogni jerofania è una scelta nella quale il sacro si definisce nella dialettica sacro/ profano.

L'oggetto jerofanico presuppone una scelta, il suo distacco dal resto  che lo circonda.  La scelta si fonda sulla singolarità dell'oggetto jerofanico rispetto a tutti gli altri oggetti simili che rimangono profani. Questa singolarità è il suo essere portatore di sacro, inteso sia come forza degli dèi di cui è investito o caricato, sia come forza o singolarità propria  dell'oggeto ( ontofanìa) .

Il sacro si manifesta agli uomini attraverso le cose del mondo e nello stesso tempo si nasconde attraverso di esse.

" Per coloro che fanno una esperienza del sacro tutta la natura può rivelarsi come sacralità cosmica ; il cosmo nella sua totalità è profano, ordinario, caduco, depotenziato ma tutto il cosmo può diventare una jerofanìa ". In tutte le culture arcaiche il sacro è pervasivo. " (*)
( vedi anche : luoghi sacri )

" Un oggetto diventa sacro nella misura in cui incorpora (cioè rivela) una cosa diversa da sé. ..importa poco che tale diversità sia dovuta alla forma singolare , all'efficacia ( ontofanìa) o semplicemente alla sua«forza» ( cratofanìa) ; o che sia dedotta partendo dalla «partecipazione» dell'oggetto a un qualsiasi simbolismo; o che sia conferita mediante un rito di consacrazione o acquisita perinserimento, volontario o no, dell'oggetto in una regione satura di sacralità (zona sacra, tempio sacro, o qualsiasi «accidente»: fulmine, delitto, sacrilegio ecc.). ( Jerofanìa) "

Chiarisce Eliade :

" ..Il punto che vogliamo mettere in luce è che una ierofania presuppone una scelta, un distacco netto dell'oggetto ierofanico rispetto al resto circostante.

Tale resto esiste sempre, anche quando un'area immensa diventa ierofanica: ad esempio il Cielo, il complesso di un paesaggio ben noto, o la «patria». Il distacco dell'oggetto ierofanico avviene, in ogni caso, almeno nei riguardi dell'oggetto stesso, perché l'oggetto diventa una ierofania soltanto nel momento in cui cessa di essere un semplice oggetto profano e acquisisce una nuova dimensione, la sacralità. ... "...Se qualsiasi cosa può incorporare la sacralità, in che misura vale ancora la distinzione sacro e profano?

La contraddizione è soltanto apparente, perché se è vero e qualsiasi cosa può diventare ierofania, e che probabilmente non esiste oggetto, essere, pianta ecc., che non abbia rivestito il prestigio della sacralità in un certo momento storico, in un certo luogo dello spazio, rimane tuttavia vero che non si conosce nessuna religione o razza la quale abbia cumulato, nel corso della sua storia, tutte queste ierofanie. In altre parole, ci sono sempre stati, nell'ambito di qualsiasi religione, accanto agli esseri o agli oggetti profani, degli oggetti o degli esseri sacri. (Lo stesso non si può dire dei mestieri, degli atti fisiologici, delle tecniche, dei gesti ecc.;  ). Si può andare più oltre: quantunque una certa classe di oggetti possa ricevere il valore di una ierofania, vi sono sempre in questa classe oggetti non investiti di tale privilegio. Dove si parla del cosiddetto «culto delle pietre», per esempio, non tutte le pietre sono considerate sacre. Troveremo sempre certe rietre venerate per la loro forma, grandezza o implicazioni rituali. ...del resto, che non si tratta di un culto delle pietre, che queste pietre sacre sono venerate soltanto nella misura in cui non sono più semplici sassi, ma sono ierofanie, cioè una cosa diversa dalla loro condizione normale di «oggetti». La dialettica della ierofania suppone una scelta più o meno manifesta, una singolarizzazione..." (***)

" ..non sappiamo se esista qualcosa -oggetto, gesto, funzione fisiologica, essere, gioco, etc. -che non sia stata mai trasfigurata in jerofanìa in qualche parte del mondo e nel corso della storia umana ...è sicuro che tutto quanto l'uomo ha adoperato, sentito, incontrato o amato, potè diventare ierofania.

Sappiamo, per esempio, che nel loro complesso i gesti, le danze, i giochi infantili, i giocattoli ecc. hanno origine religiosa: furono in passato oggetti o gesti cultuali. Sappiamo parimenti che l'architettura, i mezzi di trasporto (animali. veicoli, barche ecc.), gli strumenti musicali cominciarono con l'essere oggetti o attività sacri.

Si può supporre che non esista animale o pianta importante che, nel corso della storia, non abbia partecipato alla sacralità. Sappiamo anche che tutti i mestieri, arti, industrie, tecniche hanno origine sacra o assunsero, nel corso dei tempi, valori cultuali. La lista potrebbe allungarsi passando ai gesti consueti (alzarsi, camminare, correre), alle varie occupazioni (caccia, pesca, agricoltura), a tutti gli atti fisiologici (alimentazione. vita sessuale), probabilmente anche alle parole essenziali della lingua, e così via

Evidentemente, non dobbiamo immaginare che tutto il genere umano abbia attraversato tutte queste fasi, che ciascun gruppo umano abbia conosciuto, l'una dopo l'altra, tutte queste ierofanie. Tale ipotesi evoluzionistica, accettabile forse qualche generazione fa, va oggi esclusa del tutto. Ma in qualche luogo in un dato momento storico, ciascun gruppo umano ha trasfigurato per proprio conto un certo numero di oggetti, animali, piante, gesti, trasformandoli in ierofanie, ed è assai probabile che, in fin dei conti, nessuna cosa sia sfuggita a tale trasfigurazione, continuata attraverso decine di millenni di vita religiosa.
La jerofania è un evento o un oggetto storico in cui sono presenti la natura e la soprannatura mediati dalla cultura Ogni jerofania rivela una paradossale coincidenza di sacro/ profano , essere/non essere, assoluto/relativo, eterno/divenire, stabile/mutevole " .
...yin/yang.

2) Il sacro produce  un effetto ambivalente sugli uomini : meraviglia, attrazione, accoglienza/ terrore, ribrezzo, rifiuto sia quando si presenta in una jerofania di perfezione di bellezza sia in una jerofania di perfezione di mostruosità , come il male, la malattia, la morte. 

Il sacro è ambivalente, sempre : anche le calamità i disastri, gli stranieri, i diversi , tutto ciò che è strano e nello stesso tempo venerabile, temibile, può diventare una jerofanìa. Alcune jerofanie dell'insolito in cui si manifestano forze instabili e misteriose vengono relegate in cuircuiti sottratti alla normalità ( tabu )

"...L'ambivalenza del sacro non è esclusivamente di carattere psicologico (nella misura in cui attira o respinge), ha anche carattere assiologico;il sacro è, nello stesso tempo, «sacro» e «contaminato». Commentando il detto di Virgilio
aurì sacra fames, Servio nota giustamente che sacer può significare tanto «maledetto» che «santo». Eustazio nota il medesimo significato doppio di haghios, che può esprimere contemporaneamente l'idea di «puro» e di «contaminato».

La stessa ambivalenza del sacro si ritrova nel mondo paleosemitico ed egiziano. Tutte le valorizzazioni negative delle «contaminazioni» (contatto con morti, con delinquenti ecc.) derivano da questa ambivalenza delle ierofanie e delle cratofanie. Le cose «contaminate», e di conseguenza «consacrate», si distinguono, a livello ontologico, da tutto quel che appartiene alla sfera profana.

E' evidente che i fenomeni della malattia e della morte sono collocati anch'essi in queste categorie dell'insolito e del terrificante... Gli oggetti o gli esseri contaminati sono dunque effettivamente vietati all'esperienza profana, alla stessa stregua delle cratofanie e delle ierofanie.

Non si può avvicinare senza pericolo un oggetto impuro o consacrato, trovandosi nella condizione di profani, cioè non preparati ritualmente. Il cosiddetto tabu - parola polinesiana adottata dagli etnografi - è precisamente la condizione delle persone, degli oggetti e delle azioni " isolate" e " vietate" per il pericolo rappresentato dal loro contatto. In generale, sono o diventano tabu tutti gli oggetti. azioni o persone che recano, in virtù del modo di essere loro proprio, o acquistano, per rottura di livello ontologico, una forza di natura più o meno incerta. La morfologia del tabu e degli oggetti persone o cose rese tabu è piuttosto ricca."

" L'atteggiamento ambivalente dell'uomo di fronte a un sacro che è insieme attraente e repellente, benefico e pericoloso, si spiega non soltanto con la struttura ambivalente del sacro in se stesso, ma anche con le reazioni naturali manifestate dall'uomo di fronte a questa realtà trascendente che lo attrae e lo spaventa con pari violenza. La resistenza si afferma più recisamente quando l'uomo si trova di fronte a una sollecitazione totale del sacro, quando è chiamato a prendere la decisione suprema: abbracciare completamente e irrevocabilmente i valori sacri, oppure mantenere rispetto a essi un atteggiamento equivoco." (***)

3) La storia delle religioni è una storia di svalorizzazioni e ri-valorizzazioni del processo di manifestazione del sacro

la kabaa o pietra nera sacra all'Islam fu una pietra sacra di religioni più antiche della penisola araba. Possiamo supporre che essa stessa , roccia, nera, perfetta nella forma ( forse un metorite piovuto dal cielo) fosse per questo scelta , sacra .

Questa ontofania , jerofania elementare del sacro, è stata poi ri-valorizzata nel nuovo contesto musulmano : la pietra continua a rimanere sacra perchè scelta da una jerofania primordiale ma acquisice un nuovo valore , un significato nuovo nel nuovo contesto religioso in cui viene inserita. le due costanti storiche di svalorizzazione e rivalorizzazione del processo jerofanico sono l' e l' iconoclastia.

La prima è giustificata dal fatto che il sacro si manifsta sempre come qualcosa di diverso da se stesso,si camuffa nell'oggetto sacro ( che può essere perciò venerato , diventare un idolo ), la seconda dal fatto che un oggetto jerofanico può essere considerato di ostacolo alla religione ( abolizione di simboli e immagini del sacro, iconoclastìa ) quando muta il contesto religioso o cultuale ( abolizione degli idoli operata dall'ebraismo).

4) Non esistono religioni che siano riducibili a jerofanie elementari: accanto a jerofanie elementari troviamo sempre, come una costante, la credenza in un Essere Supremo, creatore, onnipotente, che dimora nei Cieli e si manifesta con epifanie celesti.

Un Essere che non ha un ruolo importante nel culto, sostituito dalle jerofanie totemiche, degli antenati, dei re,etc. Gli Esseri supremi appartengono al patrimonio delle religioni arcaiche : il fatto che poi qua e là siano scomparsi , e perchè, è un probelama della storia . "

5) L'uomo da un lato dimostra di volersi garantire la potenza del sacro per garantirsi l' ordine , la vita, la sua realtà ; dall'altro tende a superare questa stessa realtà per farsi prendere dai mondi del sacro.

Dimostra di voler superare la propria condizione naturale e nello stesso tempo la paura di perderla totalmente e per sempre.

6) Tutte le culture arcaiche si sono formate intorno al sacro : il sacro non è un semplice momento del divenire storico della coscienza umana ma è elemento della struttura stessa della coscienza    .

Le trasformazioni storiche

" Se le principali posizioni religiose furono date una volta per sempre, fin dal momento in cui l'uomo prese conoscenza della propria condizione esistenziale entro l'Universo, ciò non significa che la «storia» non abbia conseguenze per l'esperienza religiosa in se . Tutt'altro :

tutto quel che avviene nella vita dell'uomo, anche nella sua vita materiale, trova un'eco nella sua esperienza religiosa. La scoperta delle tecniche della caccia, dell'agricoltura, del metallo ecc. non ha modificato soltanto la vita materiale dell'uomo, ha  anche fecondato - forse in misura ancor maggiore - la spiritualità umana.

Così l'agricoltura ha permesso tutta una serie di rivelazioni che non potevano prodursi nelle società preagricole. È inteso che le modificazioni economiche e sociali e, in ultima analisi, gli avvenimenti storici non sono capaci di spiegare da soli i fenomeni religiosi in quanto tali; ma le trasformazioni sopravvenute nelt mondo materiale (agricoltura, metallurgia ecc.) hanno offerto allo spirito nuovi modi di abbracciare la realtà.

E si può dire che se la storia ha influito sull'esperienza religiosa, ciò è avvenuto nel senso che gli avvenimenti hanno offerto all'uomo modi inediti diversi di essere, di scoprire se stesso e di dare un valore magico-religioso all'Universo. Citeremo un esempio solo: uno degli elementi fondamentali della rivoluzione religiosa compiuta da Zarathustra fu la sua opposizione ai sacrifici cruenti di animali.

E' evidente che da questo atteggiamento traspare, fra l'altro, l'interesse economico di una società che si evolve dalla vita pastorale verso l'agricoltura. Ma l'avvenimento storico fu valorizzato da Zarathustra in senso religioso: l'abolizione dei sacrifici cruenti divenne, grazie a lui, strumento di disciplina e di elevazione spirituale; la rinuncia a quel tipo di riti aprì alla contemplazione nuove prospettive; in breve, l'evento storico permise un'esperienza religiosa inedita e la scoperta di nuovi valori spirituali.

Inutile dire che l'evoluzione può anche seguire un percorso inverso: molte nobili esperienze religiose delle società primitive sono diventate di sempre più difficile riproduzione a seguito dei cambiamenti portati dalla «storia» nelle società. In certi casi si può parlare addirittura di vere catastrofi spirituali (si veda, ad esempio, l'integrazione delle società arcaiche nel circuito economico di società colonialiste, semi- industriali ecc.).

Ma se la storia è in grado di promuovere o di paralizzare nuove esperienze religiose, non riesce mai ad abolire definitivamente la necessità di un'esperienza religiosa. La dialettica delle ierofanie permette di riscoprire spontaneamente e integralmente tutti i valori religiosi, senza distinzione, quale che sia il livello storico in cui si trova la società o l'individuo che compie la scoperta. La storia delle religioni viene cosi ricondotta, in ultima analisi, al dramma che sorge dalla perdita e dalla riscoperta di quei valori, perdita e riscoperta che non sono mai, e anzi mai potrebbero essere, definitive. (***)

Sacro e degradazione

Nei secoli la " spiritualità arcaica" si è trasformata e sono comparsi atteggiamenti nuovi e diversi verso il sacro: in molte culture si trovano documenti in cui il sacro è- per così dire - degradato  in forme diverse dalle jerofanìe. Non si tratta  di una volgarizzazione  del sacro ( le forme di religiosità popolare non sono per questo forme degradate! ) ma di una degradazione  delle jerofanie in forme artigianali di sacralità : la creatività umana , l'immaginazione, la fantasia a e l'arte-artigianato hanno da sempre prodotto una miridade di documenti di sacro degradato .

Il Sincretismo

" Sarebbe errato considerare il sincretismo come semplice fenomeno religioso tardivo, che può risultare soltanto dal contatto fra varie religioni evolute. Il cosiddetto sincretismo si osserva ininterrottamente nell'intero corso della vita religiosa. Non esiste demone agrario rurale o dio tribale che non sia il risultato di un lungo processo di assimilazione e di identificazione con le forme divine circostanti. Occorre insistervi fin da ora: tali assimilazioni e fusioni non sono da attribuire esclusivamente alle circostanze storiche (interpenetrazione di due tribù vicine, conquista di un territorio ecc.); il processo dipende dalla dialettica stessa delle ierofanie: che prenda o non prenda contatto con una forma religiosa analoga o diversa, la ierofania tende, nella coscienza religiosa di coloro cui si rivela, a manifestarsi il più pienamente e totalmente possibile. Si spiega così un fenomeno presente in tutta la storia delle religioni:la possibilità, propria di ogni forma religiosa, di accrescersi, purificarsi e nobilitarsi; possibilità per un dio tribale, ad esempio, di trasformarsi, mediante nuova epifania, nel dio di un monoteismo, o per l'umile dea rurale di trasformarsi in Madre dell'Universo. "

testi tratti da : (*) ( M.Eliade,Il sacro e il profano ) e (***) Mircea Eliade Trattato di storia delle Religioni-Bollati-Boringhieri.

Sacro e religioni

I Numi esercitano un potere soprannaturale , il sacro attraverso il quale compiono miracoli e prodigi .
Il sacro è la potenza divina , l'energia divina comunicata al mondo nella jerofanìa di rivelazione . sacrogen


Anche il miracolo o il prodigio, la jerofanìa di rivelazione non è mai possibile coglierlo " in sè" : è sempre colto nella coscienza umana ed espresso in termini culturali.

Il racconto di miracolo o prodigio , tramandato e rielaborato dai sapienti sulla base dei testimoni e degli intermediari del sacro, costituisce ( evento e parole insieme , inscindibili) la rivelazione.

Il sacro si manifesta e si nasconde, attrae l'uomo meravigliandolo e lo respinge spaventandolo , ma sempre in qualche modo lo pone di fronte ad una scelta : accoglierlo senza riserve o respingerlo.

Perchè l'uomo accoglie il sacro?

Il mondo profano , messo a confronto con quello sacro è un mondo depotenziato, dominato dalla sofferenza e da dolore, dal male e dalla morte :

il sacro si rivela un mondo potente, vitale e vitalizzante, è un potere salvifico per il mondo e per l'uomo.

L'uomo, che è un essere fragile, sofferente, caduco, e non ha poteri per cambiare radicalmente la sua condizione, vuole mantenere se stesso e le cose in relazione con questa potenza, mantenerla viva e attiva nel suo mondo .

La manifestazione del sacro , la jerofanìa, mette in relazione le comunità umane con la dimensione del sacro.
Questa relazione si complessifica fino a diventare religione , cultura , civiltà.


fireDietrich che ha studiato la civiltà minoica ( Creta) riferisce :

" La sensazione della presenza divina, la pratica della invocazione diretta del dio erano i tratti principali della religione minoica e micenea.Tutti gli sforzi erano rivolti alla comunicazione diretta con il divino...la credenza nella epifanìa si ha persino nell' architettura dei palazzi e dei luoghi di culto della : in essi si trova uno spazio aperto destinato alla apparizione del dio... si ha la " presenza " della divinità, non un rimando ad essa attarverso un simbolo ( statua, raffigurazione, oggetto, etc .) " (*)

Nelle civiltà, le religioni diventano sistemi organizzati dal potere ( il sovrano e le sue istituzioni) . Ogni comportamento religioso viene organizzato , ordinato, e tutto cio' che in qualche modo entra nella dimensione istituzionale del sacro, diventa "sacro" : gli eventi, il luogo, il tempo, le persone, gli oggetti, etc.

I Testi che contengono la rivelazione sono Sacri . Sacri  sono i riti attraverso i quali si manifesta il potere della divinità .I riti sacri sono officiati da persone sacre, i sacerdoti, in spazi sacri, i templi, in tempi sacri, le feste, utilizzando oggetti sacri, altari, arredi vari e simboli sacri . I rapporti con il sacro vengono codificati in modo stabile nelle istituzioni sacre = religioni, chiese, comunità, ordini, etc.

©2008tefillim@alice.it

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