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La Parola umana è simbolo per eccellenza.

Il linguaggi antichi sono simbolici: non distinguono una realtà spirituale separata da una realtà materiale. La realtà viene percepita ed espressa come un tutto in relazione dinamica e indissolubile.
I cinesi erano popoli poco portati al pensiero logico astratto e produssero una lingua molto diversa da quella che si viluppò in occidente.

Molte delle parole potevano essere usate come aggettivi, sostantivi, verbi,e la loro successione non era determinata da regole grammaticali quanto dal contenuto emotivo della frase.

La parola cinese più che un concetto era un simbolo che richiamava alla mente un complesso indeterminato di emozioni ed immagini (ideogrammi) .

L ’intenzione di chi parlava non era tanto quella di esprimere una idea intellettuale, quanto di toccare, emozionare, influenzare l’ascoltatore. Analogamente il carattere scritto non era un segno astratto, ma piuttosto una forma organica che conservava l’intero complesso emotivo ed immaginario della parola.

Gli antichi scritti cinesi sono brevi ma anche ricchissimi . L’esperienza religiosa si è manifestata in modi diversi secondo le culture e le epoche. La rivelazione, la jerofania, avviene sempre attraverso qualcosa di diverso dal sacro stesso : sciamani, profeti, sibille etc. L’esperienza del sacro poi viene espressa con qualcosa di diverso dalla esperienza stessa: il linguaggio.

Nei simboli sacri gli uomini cercano di prolungare l'esperienza del sacro, paurosa ma attraente, affascinante. L'uomo ha continuamente nostalgia della jerofania e cerca di riattivarne l'esperienza interiore che essa gli ha lasciato attraverso i simboli. Attraverso i simboli del sacro poi, i simboli religiosi, l'uomo attiva il suo rapporto con il Mistero che si è rivelato, con i mondi sovrasensibili o "spirituali" del sacro.

L'uomo ha utilizzato da sempre i simboli religiosi per ri-conoscere l'esperienza del sacro, per ri-conoscere ciò che non è evidente , che non è immediatamente percebibile , ma del quale fa esperienza.

Tutte le culture testimoniano la inadeguatezza dei linguaggi umani ad esprimere adeguatamente il sacro : da almeno 5000 anni l’uomo ha trasmesso se sue esperienze religiose nei simboli sacri che ritroviamo nei reperti archeologici , ma la jerofania ha trovato la sua espressione più completa nella Parola.
Non semplicemente il pensiero, il ragionare sulle cose, ma la Parola religiosa.

La parola religiosa è parola di rivelazione : è evocativa della jerofania.
L'uomo nasce come homo religiosus e La Parola è originariamente e primariamente parola jerofanica, parola di rivelazione.

La parola ha come ogni simbolo due facce: una esteriore, udibile ( il vocabolo, il significante ) ed una nascosta, il significato, sovrasensibile ma intuibile.


A differenza di altri simboli la parola può avere una terza realtà nascosta: lo spirito.
Il significante, il vocabolo è per i sensi; il significato è per l'intelletto e la ragione; lo spirito è per l'anima. Disse Gesù :

Gv 6, 63 È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita.

Le parole di Gesù comunicano il suo spirito , l'anima lo percepisce.
Tutti gli esseri dotati di spirito possono comunicarlo attraverso la Parola

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