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| La bioetica
[di Claudia Navarini Azzola http://www.alleanzacattolica.org/idis_dpf/voci/b_bioetica.htm ] SOMMARIO La Bioetica-La cultura della vita...................... ..........................pag.1 Le scienze e la vita.......................................................................pag.2 La Bibbia e la vita.........................................................................pag.3 Etica e legge.................................................................................pag.4-5 Eutanasia e testamento biologico.............................................pag.6 Cure palliative e terapia del dolore...........................................pag.7 Stato vegetativo persistente-Morte cerebrale..........................pag.8 Documento vaticano 2008 su questioni di bioetica.................pag.9 Le leggi italiane - attualità ......... ...............................................pag 10" 1. Il problema e il termine La bioetica, disciplina fino a pochi anni fa nota prevalentemente fra specialisti, è decisamente entrata nel pubblico dibattito, configurandosi come uno degli ambiti che abbracciano il maggior numero di "questioni civili" — come le chiama sant’Aurelio Agostino (354-430) nel De Rhetorica —, cioè quelle questioni che "[…] ci si vergogna di non sapere". Le nuove tecnologie conferiscono infatti possibilità d’intervento dell’uomo sull’uomo e sull’ambiente mai viste prima e tali, per il potere che dischiudono, da richiedere regolamentazione e sorveglianza, sia in fase di ricerca che di utilizzo. Proprio a partire da una riflessione sui pericoli di autodistruzione dell’uomo per il delirio di onnipotenza biotecnologica, un oncologo dell’università del Wisconsin, Van Rensselaer Potter conia nel 1970 il termine "bioetica" in un’opera apparsa negli Stati Uniti d’America con il titolo Bioethics: A Bridge To the Future. Di lì in poi, centri di ricerca in bioetica si sono moltiplicati un po’ in tutto il mondo, assumendo posizioni diversificate, ma quasi ovunque prospettando — accanto ai rischi — le speranze di un futuro migliore proprio attraverso le nuove tecnologie biomediche. 2. La controversia sulla "qualità della vita" Un importante punto di dibattito, in verità mai esaurito, riguarda
fin da subito il concetto di "qualità della vita",
focalizzando quei problemi a cui la medicina più recente poteva
dare soluzione, per garantire standard di benessere più elevati
per il maggior numero possibile di persone. Su tale concetto si hanno
le prime spaccature fra le diverse impostazioni etiche, in particolare
fra i sostenitori della vita solo in quanto "degna" — cioè dotata
di criteri minimi di accettabilità fisico-psichica secondo una
valutazione soggettiva o dei più —, e quella di quanti
affermano la sacralità, l’inviolabilità e l’indisponibilità della
vita umana innocente indipendentemente dalle circostanze di debolezza,
di malattia, di handicap. Più in profondità, si esplicita
presto nel mondo dell’etica, o meglio, delle etiche, una divisione
netta fra due scuole di pensiero tradizionalmente contrapposte: 3. Bioetica e bioetiche È evidente che tali linee di riflessione etica si diramano da altrettante visioni dell’uomo, e che da esse nascono altrettante prospettive bioetiche, ossia — nei termini definitori proposti da S. E. mons. Elio Sgreccia, vice presidente della Pontificia Accademia per la Vita e ordinario di Bioetica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma — tentativi "di riflessione sistematica su tutti gli interventi dell’uomo sugli esseri viventi, una riflessione che si pone un obiettivo specifico e arduo: quello di identificare valori e norme che guidino l’agire umano, l’intervento della scienza e della tecnologia sulla vita stessa e sulla biosfera". Perché una prospettiva bioetica possa dirsi adeguata alla verità dell’uomo l’identificazione di tali valori e norme per l’agire deve avvenire in base a un criterio solido e universale, quale la riflessione razionale rettamente intesa. L’intelligenza, infatti, costituisce un canale affidabile di conoscenza della realtà così come essa è naturalmente, a patto di non farne un uso soggettivistico, cioè di credere che il mondo non sia qualcosa da scoprire e rispettare in quanto tale ma da inventare — re-inventare —, dopo averlo frammentato e ricostruito nella mente come in un esercizio matematico. Le principali indicazioni sulle linee di comportamento eticamente corrette, sui valori e le norme di riferimento in campo bioetico si possono cogliere esaminando con il lume naturale la realtà dell’uomo e il suo contesto. La difesa della vita umana, l’assistenza al malato e al morente, la dignità della persona fin dal concepimento, la tendenza all’unione coniugale e alla procreazione, la responsabilità e il dominio dell’uomo nei confronti del creato sono infatti temi accessibili alla riflessione umana. A questo proposito, la Chiesa cattolica si mostra da sempre particolarmente attenta e sensibile a tali dati "naturali", tutelandoli e documentandoli attraverso una lunga produzione magisteriale, che ha fornito e fornisce spunti di approfondimento etico, argomenti razionali, e perfino il lessico per la disciplina bioetica, all’interno di una dottrina estesa e coerente. Oltre a ciò, s’impegna sul piano pratico, come dimostra la tradizione terapeutica cristiana che è stata all’origine di istituzioni come gli ospedali, le cliniche e le case di riposo. Sul piano naturale, dunque, l’insegnamento cattolico sostiene e illumina la bioetica; a questo livello, la Chiesa cattolica ne aggiunge un altro, teologico, che scaturisce dal piano soprannaturale della Rivelazione, e che consiste nell’interpretare il senso della sofferenza e della morte alla luce del mistero di Cristo. Ciò non vanifica ma integra e chiarisce ulteriormente quanto la luce della ragione già indica. Perciò appare viziato e sterile il tentativo di contrapporre alla bioetica cattolica una bioetica "laica", come appare, per esempio, dal Manifesto di bioetica laica, del 1996. Viziato perché tale pretesa "alternativa" risulta frequentemente parassitaria rispetto alla prospettiva sorta in ambito cattolico, ossia si definisce per lo più in contrasto alla bioetica tradizionale — dice preferibilmente "ciò che non è" —; sterile perché così facendo rischia di sgretolare non solo una particolare visione del mondo, ma la bioetica tout court, togliendole ogni possibilità di fondazione razionale con il relegarla nell’indeterminatezza del relativismo. Sul fronte "laico", in effetti, pare impossibile trovare un’omogeneità di vedute, a causa del pregiudizio secondo cui credere che l’intelletto umano abbia la capacità naturale di conoscere l’uomo, e la realtà in genere, sarebbe "dogmatico". 4. I temi della bioetica Fondamento della bioetica è l’antropologia — lo studio sulla persona umana e sulla sua natura specifica —, punto di partenza irrinunciabile per ogni riflessione ulteriore e insieme richiamo a quelle domande che da sempre l’uomo si pone sul senso della vita, attraverso l’uso della propria ragione, in particolare sulla questione degli estremi della vita terrena — nascita e morte — e sul problema della sofferenza. Nel primo ambito rientrano quali temi principali, da una parte, statuto dell’embrione, clonazione umana, sperimentazioni genetiche sull’uomo e fecondazione artificiale; dall’altra, contraccezione, sterilizzazione e aborto, eutanasia, espianto d’organi e suicidio. È significativo osservare come problemi apparentemente opposti, quali per esempio il desiderio di procreare — fecondazione artificiale — e il desiderio di non procreare o di eliminare il frutto del concepimento — contraccezione e aborto —, rispondano in effetti a logiche simili, per cui laddove non si rispetti il criterio dell’indisponibilità della vita — un essere umano non è qualcosa che "faccio", che "scelgo", che "possiedo", ma che accolgo e curo — facilmente si passa con disinvoltura dall’uno all’altro. Così, per esempio, proprio in conseguenza dell’introduzione delle tecniche di fecondazione artificiale, sorge il problema di cosa fare degli embrioni prodotti in sovrannumero allo scopo di offrire ai richiedenti maggiori possibilità di riuscita dell’operazione. Infatti, la fecondazione in vitro presenta una significativa percentuale d’insuccessi, sia nel concepimento, sia relativamente al rischio di patologie genetiche e degenerative dell’embrione; inoltre, il tasso di abortività spontanea conseguente all’impianto è molto alto. Il destino degli embrioni inutilizzati o "superflui" è presto intuito: se non vengono impiantati sono destinati al congelamento a tempo indeterminato, in attesa di impianti futuri o di "utilizzi" quali la sperimentazione e la formazione di una riserva di organi e tessuti trapiantabili, il che equivale alla loro eliminazione; se sono stati impiantati, subiscono la cosiddetta "riduzione embrionale", ovvero un aborto eugenetico selettivo teso a conservare solo i figli "migliori". Tale mentalità tecnicistica e materialistica contribuisce a ingenerare uno squilibrio nel campo della sessualità — e dunque nella famiglia — che si riflette anche sull’educazione e le relazioni interpersonali. I crescenti casi di pedofilia, da un lato, e di violenza minorile, dall’altro, ne sono una prova: se il figlio, e il bambino in genere, sono in fondo oggetti acquistabili e manipolabili a piacimento, potranno divenire anche oggetti di desiderio e abuso sessuale; analogamente, un bambino o un ragazzo che cresce in un contesto sociale aberrante nei confronti della sessualità, della nascita, della vita, difficilmente avrà una visione appropriata della morte, e potrà quindi giungere a giocare con l’incolumità di altre persone "per diverh4gialdnto", come in un videogioco, o come se avesse a che fare con "cose", simili a quella "cosa" che è lui stesso, il figlio. Del secondo ambito fanno parte tutte le ricerche propriamente volte alla terapia, come sperimentazione di farmaci, discussione di casi clinici, trapianti d’organo, diagnosi prenatali — quando non finalizzate all’aborto —, cura e controllo dei disturbi psichiatrici nonché delle nevrosi, dell’handicap fisico-mentale, delle tossicodipendenze — da farmaci, da droga e da alcool —, delle malattie sessualmente trasmesse, dei disturbi della sessualità: malattie, deviazioni e perversioni sessuali. Vi rientrano inoltre tutti quegli studi e quelle attività che, nel desiderio di eliminare per quanto è possibile la sofferenza, si prefiggono un aumento del benessere psico-fisico attraverso la farmacologia e la psicofarmacologia cosmetica — cioè a uso non direttamente terapeutico —, la chirurgia estetica, la manipolazione genetica su animali e piante, la medicina sportiva e quella del lavoro, il rapporto medico/paziente e la deontologia medica, la regolazione della fertilità; oppure vi rientrano gli studi e le attività che puntano a un miglioramento delle condizioni generali dell’umanità a partire dalle situazioni di squilibrio socio-economico presenti nel mondo — demografia, biotecnologie applicate all’industria e all’agricoltura —; infine, il trattamento palliativo della sofferenza, come in alcuni casi di disabilità grave e nell’assistenza ai morenti, i cosiddetti "malati terminali". 5. Bioetica e orientamenti di politica sanitaria Dalla centralità o meno attribuita alla persona umana e all’istituto
familiare nella società derivano la maggior parte delle scelte
politico-sanitarie: un corpo sociale fondato sulla tutela della comunione
delle persone — la communio personarum — nella famiglia
tenderà ad attuare leggi, metodi educativi e linee culturali
che promuovano una crescita ordinata in questa direzione e non un solipsistico
affermarsi dell’autonomia onnipotente del singolo o un livellamento
delle differenze nel delirio di una "programmazione globale" della
vita — come suggestivamente descriveva nel 1932, in una veste
che ormai non suona più fantascientifica, Il mondo nuovo di
Aldous Huxley (1894-1963). Per approfondire: Elio Sgreccia, Manuale di bioetica, 2a ed., Vita e Pensiero, Milano 1994; Maria Luisa Di Pietro ed E. Sgreccia, Interrogativi per la bioetica, La Scuola, Brescia 1998; e una presentazione completa e sintetica della bioetica cattolica, in Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari, Carta degli operatori sanitari, Tipografia Vaticana, Città del Vaticano 1994 [cfr. Lorenzo Cantoni, La "Carta degli operatori sanitari". Una presentazione, in Cristianità, anno XXIII, n. 239, marzo 1995, pp. 6-10]. «In
Italia il Ministro della Pubblica istruzione e il presidente
del Comitato nazionale per la bioetica hanno firmato
un protocollo di intesa per l’introduzione dell’insegnamento
della bioetica nelle scuole. A tali domande
non c’è possibilità
di trovare liberamente una risposta se non in un rapporto personale
con ciascuno di loro, che passi attraverso la comunicazione
di una esperienza di vita che solo un padre o un maestro,
riconosciuto e stimato come tale, può ardire intraprendere.
Lo puo' se e solo se la domanda libera e leale
dei giovani incontra in lui il volto di un adulto libero
e leale con il proprio cuore e la propria ragione. ( Il Giornale-14.10.1999-Roberto Colombo) L'uomo tra desiderio di vita e cultura di morte Il termine è usato per la prima volta dall'americano Van Potter nel 1971 questa nuova scienza è di far interagire la realtà complessa della vita (bíos) con i problemi morali (éthos). Più precisamente : la bioetica mira a servirsi delle scienze biologiche per migliorare la qualità della vita.Tra i suoi campi di indagine preferiti: l'ingegneria genetica applicata alla biologia umana, le tecniche della riproduzione umana, dei trapianti di organi, della eutanasia, della clonazione. La prima cattedra italiana di bioetica nasce presso la facoltà di medicina dell'Università cattolica di Roma nel 1983. «La prima cosa che sorprende e meraviglia ogni uomo nella sua esperienza immediata è la vita. Essa viene prima di lui, precedendone il pensiero e il volere, e ne provoca la responsabilità perché chiede di essere apprezzata, amata e vissuta secondo il suo interiore significato. In tutti noi è presente l'anelito profondo a una pienezza di vita. Ciascuno lo sperimenta fin dall'infanzia nell'affetto della madre e del padre, lo scopre nell'amore fecondo dell'uomo e della donna, lo esprime nell'amicizia sincera, lo ritrova nel desiderio ardente di vivere, soprattutto quando l'esistenza si fa fragile e breve» (Episcopato italiano, Evangelizzazione e cultura della vita, 8.12.1989, n. 18). La bioetica ha come compito quello ricercare quali valori la ragione puo' riconoscere nella Vita in tutte le sue forme. Le ragioni della bioetica sono le ragioni della vita stessa. Esse nascono dalla biologia ma stanno oltre la biologia. Attraverso la riflessione sulle affermazioni delle scienze e la ragione scopre i valori della Legge Morale Naturale . La Persona Secondo l'accezione comune, la persona è l'individuo umano in quanto tale caratterizzato da libertà di autodeterminarsi. Anche quando non è in grado di esercitare questa caratteristica costitutiva l'individuo umano rimane persona. Il pensiero personalista contemporaneo (il
cui massimo esponente è Emmanuel Mounier, 1905-1950) ha definito
la persona distinguendola sia dal semplice individuo (caratteristica
che l'uomo ha in comune con l'animale), sia dalla umanità come
idea generale e valore universale, ma impersonale. La persona umana è una realtà che può essere
percepita a molti livelli. La si può considerare, per esempio: Il rispetto della persona La persona è un'unità multidimensionale, in cui si fondono il corporeo e lo spirituale, l'individuale e il sociale, l'immanente e il trascendente, la biografia passata e il progetto futuro.La persona è ognuna di queste dimensioni, senza essere riducibile a nessuna di queste. Rispettare la dignità di una persona non significa trattarla secondo un solo aspetto particolare, ma trattarla come una unità psicofisica e spirituale assolutamente singolare, irripetibile e indissociabile: una unitotalità. Nè la salute o la vita di una persona può essere considerata di per sè più o meno importante in base alla sua età e tanto meno in base alle sue doti fisiche o intellettuali o in base alla sue funzioni sociali. Anzi, molte legislazioni, in caso di dilemma fanno obbligo al più anziano di rinunciare alla vita a favore del più giovane (tra puerpera e nascituro, la scelta è a favore del secondo) o fanno obbligo al primo responsabile di dare priorità di salvezza ai subalterni (il comandante è l'ultimo ad abbandonare nave in caso di naufragio). Non sono pochi, nella cultura attuale, i sintomi di violenze perpetrate contro la vita e la dignità della persona, a cominciare dalla propria. Tali sintomi sono noti oggi sotto la denominazione di "cultura di morte" e "cultura riduzionista". (*) Culture di morte. Psicologi e sociologi parlano di frequenti atteggiamenti e disaffezione alla vita o persino di sfida aperta alla morte, da parte di individui e di gruppi umani: atteggiamenti e pratiche che n solo sollevano un problema etico per la loro carica di trasgressività, ma interessano talvolta, per il loro potenziale lesivo, le stesse strutture giudiziarie e penali della società. Si parla così di culture
di morte che trovano espressioni inquietanti
nella Dal punto di vista etico, rappresentano una "emergenza" innegabile
e interpellano la coscienza: Culture riduzioniste Oltre a questi atteggiamenti che rivelano più o meno direttamente un deprezzamento, se non un disprezzo, del valore della vita propria e altrui, è diffusa, a livello di mentalità corrente, una certa cultura riduzionista, di tipo sia interpretativo che etico. E' una cultura che "riduce" la vita dell'uomo all'una
o all'altra delle sue dimensioni costitutive, quali, per esempio: Si è qui in presenza di un colossale equivoco, basato su un
sofisma: «Ciò che
ha valore in questa cultura rischia
di non essere più
la vita in sé, quanto piuttosto gli strumenti del conoscere
e del produrre; e cosi di fronte all' olocausto
di migliaia di embrioni, ai rischi della sperimentazione medica o di fronte alle leggi de l'espansione
del capitale, ciò che diventa soggetto non sono le esistenze
concrete, ma i processi tecnologici ed economici» Per esempio: «... la biologia (e
le biotecnologie) fa passi da gigante... ma col rischio di alterare
equilibri naturali, di annientare certe forme di vita, di inquinare
irreparabilmente i dati del codice genetico...»
« L'attuale bioindustria,... produce
e commercia su grande scala microorganismi che sono gli elementi base della
vita. Si arriva così a manipolare l'azione di certi lieviti e muffe,
tradizionalmente usati nell'industria alimentare e farmaceutica, che vengono
analizzati e riprogrammati diversamente mediante modifica del capitale
genetico... Sono tecniche che coinvolgono
ormai diversi campi: produzione di fertilizzanti azotati, riciclaggio dei rifiuti
agroalimentari, creazione di nuove derrate alimentari, fabbricazione di energia...
non si può tacere il rischio che l'impatto di certe applicazioni avrà sull'ecosistema.» La manipolazione della vita. E un campo dove l'irresponsabilità potrebbe provocare
disastri irreversibili pratiche di offesa della dignità umana.
Non basta ovviamente un generico controllo politico sulle istituzioni
che fanno ricerca e sulle industrie che profittano dei progressi tecnologici. Nel caso della religione cristiana, il messaggio etico
fa leva su alcuni punti fermi:
(*) F.Pajer -Studiare Religione SEI |
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