| Valori e diritti La scienza politica ha oggi bisogno di una base di finalità e di mezzi
ragionevoli intorno ai quali qualunque individuo ragionevole
possa dare il proprio consenso. Questo bisogno è in realtà bisogno
di etica: si tratta di progettare il domani, e di progettarlo bene:
questo bene è nella sua essenza di carattere etico
Anzi, tale bisogno
presuppone la consapevolezza del dovere morale di vivere insieme e di
vivere in un rapporto di reciproca 'benevolenza': non solo vi è dunque
un bisogno, consapevole o inconscio, di etica; vi è anche un bisogno
di un'etica in cui il rapporto dei singolo col suo prossimo, e in qualche
misura la dedizione e l'attenzione al prossimo, costituiscano il valore
primario.
Immaginiamo (per gioco) di raccogliere i valori di una classe a scuola.
Ciascuno scrive almeno 10 valori attraverso i quali pensa di potere
trovare nella vita la sua felicità.
Poi li mette in scala di importanza.Definisce la propria scala di valori.
Si prendono ora i valori comuni a tutti i membri della classe :
abbiamo una
- "dichiarazione
dei valori comuni a tutti i membri di quella classe".
Facendo lo stesso gioco in tutte le classi alla fine si puo' avere
una
- "dichiarazione
dei valori comuni a tutti i membri di quella scuola".
..Il gioco puo' continuare a livello di città, di Regione, di Nazione.Alla
fine avremo una
- "dichiarazione
dei valori comuni a tutti i membri di quella nazione".
Per l'Italia questa dichiarazione è nella Costituzione Repubblicana.
Se continuiamo il gioco per tutte le nazioni del mondo, alla fine avremo
la
- "dichiarazione
dei valori comuni a tutti gli uomini del pianeta.
Potremmo chiamarla allora
- "dichiarazione
dei valori universali".
Quella potrebbe essere la base minima di etica comune a tutta l'umanità,
a tutte le culture umane. Sarebbe una base etica minimale accetta di
fatto da tutti.Quei valori sarebbero la base minima di Bene per ogni
uomo. Sarebbero dunque valori da realizzare comunque per tutti gli
uomini, pena la non-significatività, la non-autenticità della vita umana
stessa. Sarebbero diritti di tutti gli uomini, cioè I Diritti Umani.
Ma è solo un gioco.
La legge (morale) naturale e la legge positiva
Come la religiosità naturale si è espressa con modalità diverse all'interno
delle varie culture, così la moralità naturale, presente
nell'esperienza di tutti i tempi, ha spinto l'uomo a ricercare i valori
della persona umana e a fissare i principi normativi. Attestazioni illustri
della codificazíone di principi morali che regolassero la vita individuale
e sociale, prima del Cristianesimo, sono:
. il Codice di Hammurabi, in Mesopotamia (1755-17 50 a.C.)
. la Dichiarazione sulla libertà dei popoli di Ciro il Grande,
re di Persia (538 a.C.)
Altre attestazioni sono posteriori al Cristianesimo e ad esso si ispirano,
sia direttamente che indirettamente:
. la Magna Charta Libertatum del Parlamento inglese (1215);
. la Dichiarazione dei diritti dell'uomo nella Costituzione americana (1787);
. e la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del
periodo iniziale della Rivoluzione francese (1789);
. o la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo dell'Organizzazione
delle Nazioni Unite (ONU, 1948).
Proprio la Dichiarazione del 1948 indica, nel Preambolo, il con
cetto di morale
naturale o legge (morale) naturale. Vi si legge: Il riconoscimento della dignità inerente
a tutti i membri della famiglia umana costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo (mentre) il disconoscimento
e il disprezzo dei diritti dell'Uomo hanno portato ad atti di barbarie
che offendono la coscienza dell'umanità...
La Costituzione della Repubblica italiana, approvata nel 1947
riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo (articolo 2).
Ciò significa che i diritti dell'uomo non costituiscono solo un limite
al potere statale ma ne sono il fondamento e lo scopo. Anche le altre
Costituzioni europee dichiarano che lo scopo essenziale dello Stato
è la tutela, il rispetto, la realizzazione della dignità e dei diritti
umani. Tutti gli uomini (e gli Stati) sono tenuti a riconoscere il valore
della dignità della persona umana: per il non credente il motivo
è la disposizione della ragione ad accettare il bene comune secondo
le regole e gli ordinamenti della legge naturale e della legge
positiva. Per il credente, il valore della dignità della persona
umana è fondato in Dio.
In particolare per i Cristiani, Dio imprime
nel cuore dell'uomo la legge naturale, prima ancora della sua Rivelazione,
prima di ogni regola.e precetto da rispettare. Tuttavia il riconoscimento
e l'accettazione dell'ordine morale può sollecitare il riconoscimento
della fonte di ogni ordine: Dio.
Il diritto naturale
La funzione politica della legge naturale è stata rivalutata da s.
Tommaso come la mensura non mensurata di ogni legislazione
positiva. E' in questo quadro che si parla, e si dovrebbe più propriamente
parlare, di diritto naturale, come limite e giustificazione ultima del diritto
positivo, e quindi - indirettamente - come foridazìo~e dei diritti del
singolo e dei gruppi di fronte al potere politico.
L'esplicitatone dell'idea di diritti (soggettivi) naturali, o di diritti
dell'uomo doveva avvenire più tardi. Con la nascita dello stato sovrano
nasce il problema del rapporto fra singolo e stato. La concezione contrattualistica
dell'origine dei potere politico, specie nella versione di Locke, ridusse
la funzione del diritto positivo alla tutela dei diritti - anteriori
- dei singoli (vita, libertà, proprietà). La funzione di limite, esercitata
dalla legge naturale fin dalle sue origini, passa così ai diritti naturali.
Così per le varie dichiarazioni dei diritti legate alla rivoluzione
francese, fine della repubblica è la tutela della vita, della proprietà
e della libertà dei cittadini.
L'interessante passaggio dal diritto naturale ai diritti dell'uomo non
è di facile analisi: fu certo un acquisto notevole
per la cultura occidentale nei confronti di ogni forma di despotìsmo,
illuminato quanto si vuole ma che non doveva in pratica render conto
a nessuno del proprio arbitrario operato. Allo stato di polizia subentra
così lo stato di diritto.
Ma è anche da rilevare che questo stato ha
un suo limite. Situazioni di profonda e oggettiva ingiustizia non possono
esser sanate senza violare i diritti dei singoli che da quelle situazioni
traggono vantaggio, dato che l'unica e la principale funzione dello
stato è appunto quella di tutelare tali diritti.
Lo stato-carabiniere
è in concreto lo stato in cui a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà
tolto anche quel poco che ha, con ogni legittimità; è lo stato in cui
il furbo, il ricco, il più forte, godendo degli stessi diritti di libertà
del meno dotato, è in grado di esercitarli più e meglio di quest'ultimo,
approfondendo irreparabilmente il solco che già li divide.Così accanto
ai diritti di libertà occorre accogliere i diritti, del pari naturali,
di solidarietà: ciascuno non solo ha diritto di non essere impedito,
ma ha anche il diritto nei confronti dell'intera comunità di essere
aiutato e messo in condizioni di godere concretamente quelle libertà
(Giovanni xxIII, Pacem in terris n. 2). Ciò non è fattibile se non limitando
l'esercizio delle libertà di tutti, specie nel campo del diritto di
proprietà. Nasce la contrapposizione fra libertà e giustizia che non
ha ancora trovato una sicura e praticabile sintesi: indubbiamente senza
una concezione del diritto naturale che venga prima dei diritti
e dei doveri tale sintesi è impossibile.
I diritti dell'uomo nel magistero cattolico
La persona umana, dotata di ragione e di libertà, è soggetto di diritto:
ciò significa che ogni persona ha il potere di fare, esigere o proibire
certi atti, relativi a comportamenti e cose di altre persone. Diritto
di proprietà, diritto di informazione, diritto di studio, diritto di
espatrio, diritto di libertà religiosa, diritto di partecipazione politica...
sono esempi di diritti umani riconosciuti ormai dalla quasi totalità
delle legislazioni dei Paesi democratici.
Genesi storica
Dal punto di vista
storico l'idea dei diritti umani trova una delle sue radici nell'illuminísmo
dei secoli XVII e XVIII, anche se il contenuto di alcuni diritti (libertà,
uguaglíanza), era stato affermato molto prima, per esempio nello stoicismo
.
L'humus da cui è sorto il movimento moderno per i diritti è quello secolarizzato
(se non addirittura in aperta polemica anticrístiana) della filosofia
delle libertà umane e quello della concezione politica borghese dello
Stato civile.
Ciò spiega le reticenze che la Chiesa ha opposto per circa
due secoli, prima di arrivare ad ammettere i valori positivi dei diritti
umani, come farà papa Giovanni XXIII con l'enciclica Pacem in terris
(1963).
In precedenza il pensiero cristiano, dalla patristica alla teologia
medioevale, aveva perfezionato il concetto deTuomo e della dignità della
persona, poggiandosi utilmente anche alla filosofia greca e al diritto
romano.

Bartolomeo Las Casas
Un altro apporto considerevole diede ancora la Chiesa all'inizio dell'epoca
moderna :
dal rinascimento in poi, i molteplici problemi giuridici,
politici e sociali, derivati dalla scoperta dell'America e la prima
apparizione dello Stato moderno spingono i pensatori cristiani ad elaborare,
particolarmente nel secolo xvi, una dottrina aggiornata sulla persona
e sui suoi diritti fondamentali.
Basti ricordare Vitoria, Suarez, Las
Casas, e tutta la scuola giuridica spagnola di quel periodo .
In seguito l'affermazione dei diritti dell'uomo passa piuttosto nelle
mani della società civile e della ricerca giuridica laica, sganciata
dalla tutela confessionale delle Chiese.
Per questo si aprirà un contenzioso
secolare tra Chiesa e cultura laica.
I grandi cambiamenti prodotti dai nuovi ideali di libertà, progresso
e difesa dei diritti dell'uomo e del cittadino, affermati dall'illuminismo
e dalla rivoluzione francese; la laicizzazione della società, sorta
come reazione al clericalismo; l'urgenza di resistere all'indifferentismo,
al naturalismo e soprattutto a un laicismo totaLtario e anticlerícale,
liberale nelle sue concezioni ma aggressivo contro la società e ogni
forma religiosa, hanno indotto spesso i papi a prendere un atteggiamento
di precauzione, negativo e, talvolta, ostile o di condanna. Punto
culminante di questa ostilità resteranno il Sillabo del 1864 e il concilio
Vaticano I -del 1869-70.
Con Leone XIII la Chiesa comincia una chiara inversione di tendenza. Con l'esame della questione operaia e l'inizio di una intensa serie
di documenti sociali, il tema dei diritti umani ritorna al centro della
riflessione del magistero:
- Leone XIII dà rilievo ai diritti dell'uomo nel profilo sociale, connesso
con la funzione del potere pubblico, chiamato ad intervenire per tutelare
la giustizia nei rapporti di lavoro;
- Pio XI difende la libertà delle coscienze, dei diritti naturali dell'uomo
e della famiglia nei confronti del totalitarismo fascista (Non abbiamo
bisogno), di quello nazista (Mit brennender Sorge), di quello comunista-sovietico
(Divini Redemptoris);
- Pio XII chiede che siano rispettati i seguenti fondamentali diritti
della persona:
-
il diritto a mantenere e sviluppare la vita corporale,
intellettuale e morale,
-
e in particolare il diritto a una formazione
ed educazione religiosa;
-
il diritto al culto di Dio, privato e pubblico;
-
il diritto al matrimonio e al conseguimento del suo scopo;
-
il diritto
alla società coniugale e domestica;
-
il diritto a lavorare;
-
il diritto
alla libera scelta del proprio stato di vita;
-
il diritto a un uso dei
beni materiali;
-
il díritto a partecipare alla vita pubblica e alla amministrazione
dello Stato (radiomessaggi del Natale 1942 e del Natale 1944).
Intanto,
in sede politica internazionale, quale quella delle Nazioni Unite, si
giunge ad approvare la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (10 dicembre 1948), diventata punto di riferimento almeno morale, se
non giuridico, per tante Costituzioni nazionali redatte nel secondo
dopoguerra;
Giovanni XXIII riprende e sistematizza la vasta tipologia dei diritti
umani, partendo dalla riaffermata dignità della persona umana, che è
«una natura dotata di intelligenza e di volontà libera, quindi soggetto
di diritti e doveri universali, inviolabili, inalienabili »; una dignità
umana « incomparabilmente superiore se si considera che gli uomini sono
stati redenti dal sangue di Cristo e che sono divenuti per grazia figli
di Dío» (Pacem in tenis 3);
Il concilio Vaticano II, in particolare nella costituzione pastorale
Gaudium et spes, ridisegna il profilo dell'uomo integrale, i cui diritti
personali e sociali non possono realizzarsi se non in una comunità civile
organizzata giuridicamente e politicamente (nn. 23-32).
Nel 251° anniversario
della Dichiarazione universale dell'ONU, la Commissione vatícana "justitia
et pax" elabora un importante documento storico-dottrinale-pastorale
su La Chiesa e i diritti umani (1974), riconoscendo che «la Chiesa ha
allargato la sua azione di difesa dal campo della christianitas - e
della protezione dei suoi diritti e di quelli dei suoi membri - al campo
della societas hominum, per tutelare i diritti di tutti gli uomini sulla
base della Comune natura umana e del diritto naturale » (n. 32), al
punto che i diritti dell'uomo definiti dalla stessa Dichiarazione universale
«non solo trovano nel magistero della Chiesa il loro consenso, ma spesso
un maggior approfondimento, un perfezionamento, e, qualche volta, un
superamento» (n. 33).
Dieci anni dopo, è la volta di un altro profondo
documento di riflessione su Dignità e diritti della persona umana (1984),
redatto dalla Commissione teologica internazionale: qui la dignità della
persona umana e i suoi diritti vengono visti alla luce delle fonti bibliche,
della storia della salvezza (in cui l'uomo è visto come "creatura, peccatore,
redento"), della situazione concreta delle persone nel primo, secondo
e terzo mondo, e delle tendenze filosofiche e giuridiche contemporanee.
Tavola dei diritti
L'enunciato più completo e aggiornato dei diritti fondamentali riconosciuti
finora dal magistero attuale della Chiesa, si trova nel documento sopra
citato La Chiesa e i diritti dell'uomo della Commissione "justitia et pax".
Riprendiamo, con alcune semplificazioni, i nn. 36-39 del documento,
che elencano tutti i diritti, classificati in due categorie:
a) Diritti individuali
1. Tutti gli uomini sono uguali per
nobiltà, dignità e natura, senza distinzione proveniente da razza,
sesso, e religione.
2. Tutti hanno perciò i medesimi diritti e doveri fondamentali.
3. 1 diritti della persona sono inviolabili, inalienabiIi e universali.
4. Ogni uomo ha diritto all'esistenza, all'integrità fisica, ai mezzi
indispensabili e sufficienti per un dignitoso tenore di vita, specíalmente
per quanto riguarda l'alimentazione, l'abitazione, i mezzi di sussistenza
e gli altri servizi indispensabili alla sicurezza sociale.
5. Tutti hanno diritto al buon nome e al rispetto della propria persona,
alla salvaguardia della propria vita privata, all'intimità e a una
immagine oggettiva.
6. Tutti hanno diritto di agire secondo il retto dettame della loro
coscienza e di cercare liberamente la verità secondo le vie e i mezzi
propri dell'uomo. Questo può arrivare, in determinate condizioni, fino
al diritto di dissentire per motivi di coscienza
(= obiezione di coscienza) da certe regole della società.
7. Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente le proprie opinioni
e idee e alla obiettività nella informazione.
8. Tutti hanno il diritto di venerare Dio secondo il retto dettame
della loro coscienza, di professare la religione in pubblico e in privato,
di godere della giusta libertà religiosa.
9. Fondamentale diritto della persona è pure la tutela giuridica dei
propri diritti, tutela efficace, imparziale, informata a criteri obiettivi
di giustizia. Per questo tutti sono uguali davanti alla legge e hanno
diritto nella procedura giudiziaria di conoscere l'accusatore e di
avere una difesa adeguata.
10. Il magistero fa notare che i diritti fondamentali dell'uomo sono
indissolubilmente congiunti nella stessa persona, che ne è il soggetto,
con altrettanti rispettivi doveri: e hanno entrambi nella legge naturale
che li conferisce o che li impone, la loro radice, il loro alimento,
la loro forza indistruttibile.
b) Diritti civili, politici, economici, sociali e culturali:
11. Tutti gli uomini hanno il diritto
di libera riunione e associazione, come pure il diritto di conferire
alle associazioni la struttura che ritengono idonea a perseguire gli
obiettivi, e il diritto di agire per realizzarne il concreto perseguimento.
12. Tutti hanno diritto alla libertà di movimento e di dimora all'interno
dello Stato di cui l'uomo è cittadino, e ad immigrare in altre comunità
politiche ed a stabilirsi in esse. Particolari attenzioni ed aiuti
si devono usare verso i rifugiati, nello spirito umanitario del diritto
d'asilo.
13. Tutti hanno diritto alla libertà nella scelta del proprio stato
e quindi il diritto di creare una famiglia in parità di diritti e doveri
fra uomo e donna, e di seguire la vocazione al sacerdozio o alla vita
religiosa.
14. Verso la famiglia, fondata sul matrimonio contratto liberamente,
vanno usati riguardi di natura economica, sociale, culturale e morale
che ne consolidino la stabilità, facilitino l'adempimento della sua
missione e le assicurino condizioni di sano sviluppo.
15. 1 genitori hanno diritto di generare la prole e il diritto di priorità
nel mantenimento dei figli e nella loro educazione in seno alla famiglia.
16. Fanciulli e giovani hanno diritto ad una istruzione, un ambiente
di vita e a mezzi di comunicazione moralmente sani.
17. Alla donna, per rispetto dovuto alla sua dignità di persona umana,
si riconosce l'uguaglianza con l'uomo nei diritti ordinati alla partecipazione
alla vita culturale, economica, sociale e politica dello Stato.
18. Per gli anziani, gli orfani, gli ammalati e ogni genere di derelitti
si afferma il diritto alla cura e assistenza convenienti.
19. Dalla dignità della persona umana scaturiscono per ogni uomo: il
diritto di prendere parte attiva alla vita pubblica; il diritto di
contribuire con un apporto personale all'attuazione del bene comune;
il diritto al voto e il diritto di partecipazione alle decisioni sociali.
20. Ogni uomo adulto ha diritto al lavoro, a sviluppare le proprie
capacità
nell'esercizio della professione, alla libera iniziativa in campo economico.
Per le donne, il diritto al lavoro esige condizioni di lavoro concíliabili
con le loro esigenze ed i loro doveri di spose e di madri. A tutti
deve essere riconosciuto il diritto a un riposo conveniente e alla
dovuta ricreazione.
21. Tutti coloro che esercitano attività di lavoro materiale o intellettuale
hanno diritto ad una retribuzione determinata secondo giustizia ed equità
e quindi sufficiente a permettere al lavoratore e alla sua famiglia
un tenore di vita conforme alla dignità umana.
22. Per gli operai si afferma il diritto allo sciopero come mezzo ultimo
di difesa.
23. A tutti gli uomini spetta il diritto di avere una parte di beni
sufficienti a sé e alla propria famiglia. Tale proprietà privata perciò,
in quanto assicura ad ogni uomo una zona indispensabile di autonomia
personale e familiare, deve considerarsi un prolungamento necessario
della libertà umana ed un diritto non condizionato ed assoluto, ma
limitato. Infatti, essa ha per sua natura una funzione sociale che
si fonda sulla comune destinazione dei beni, voluta dal Creatore, i
quali devono equamente affluire nelle mani di tutti gli uomini e di
tutti i popoli.
24. A tutti gli uomini e popoli si riconosce il diritto allo sviluppo,
considerato nella reciproca compenetrazione dinamica di tutti quei diritti
umani sui quali si basano le aspirazioni degli individui e delle nazioni;
il diritto ad uguale accesso alla vita economica e culturale, civica
e sociale e ad una equa ripartizione della ricchezza nazionale.
25. A tutti si riconosce il diritto di partecipare ai beni della cultura,
e quindi a una istruzione di base, ad una formazione tecnicoprofessionale
adeguata al grado di sviluppo della propria comunità politica e all'accesso
ai gradi superiori dell'istruzione sulla base del merito, affinché gli
individui assumano responsabilità conformi alle loro attitudini naturali
e capacità acquisite.
26. Alle collettività, ai gruppi e alle minoranze si riconosce il diritto
alla vita, alla dignità sociale, all'organizzazione, allo sviluppo in
un ambiente protetto e migliorato e all'equa ripartizione delle risorse
della natura e dei frutti della civiltà. Soprattutto per le minoranze
il magistero afferma la necessità che i pubblici poteri contribuiscano
a promuovere il loro sviluppo umano con misure efficaci a favore della
loro lingua, della loro cultura, del loro costume, delle loro risorse
ed iniziative economiche.
27. Per tutti i popoli, si afferma e si riconosce il diritto a conservare
la propria identità.
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