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Carità e Giustizia
Il dono dello Spirito di Gesù è la Vita Divina che trasforma
il cristiano in uomo nuovo, libero dalle grinfie del maligno, forte
nel combatterlo, capace di compiere il bene fino alla perfezione, come
Dio stesso, con una amore che è umano-divino. Lo Spirito di Gesù attraverso
i cristiani si manifesta nella Storia come un Vangelo, una Novità che
S.Paolo chiama con un termine nuovo : Carità.
La carita' e' stata infusa nei nostri cuori
per mezzo dello Spirito di Gesù che ci e' stato dato nei sacramenti
della chiesa a cominciare dal battesimo-cresima-eucarestia.
La carita' e' attributo della
natura divina.
La carita' e' l'amore con cui Dio ama .
La carità si e' rivelata nell'amore con cui Gesù ha amato gli uomini.
La carità viene infusa da Gesù nei cristiani.
I cristiani sono capaci di vivere come il Padre, come Gesù, amando
come dèi.
Cat. Univ. Chiesa Catt. (CUCC)
-1972La Legge divina nuova è chiamata una legge d'amore, perché fa agire in virtù dell'amore
che lo Spirito Santo infonde, più che sotto la spinta del timore; una
legge di grazia, perché, per mezzo della fede e dei sacramenti, conferisce
la forza della grazia per agire; una legge di libertà , [Cf Gc 1,25;
Gc 2,12 ] perché ci libera dalle osservanze rituali e giuridiche della
Legge antica,
ci
porta ad agire spontaneamente sotto l'impulso della carità.
L'esperienza cristiana è esperienza di libertà
dal male e di azione mossa dalla carità.
...ed infine ci fa passare dalla condizione del servo "che non sa quello
che fa il suo padrone" a quella di amico di Cristo "perché tutto
ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi" ( Gv 15,15 ),
o ancora alla condizione di figlio erede (adottivo) di Dio.
Nel linguaggio corrente
la parola "carità" è deprezzata e in disuso.
In espressioni come "fare la carità", "opere di carità", si è ridotta a sinonimo di elemosina o
di beneficenza. E imparentata con i buoni sentimenti, un po' zuccherosi
e ipocriti. Si scambia per pietà, condiscendenza, paternalismo.
La sua pratica non è esente - così molti pensano - da secondi fini più
o meno dissimulati: se fai la carità è segno che vuoi scaricarti la
coscienza di qualche malefatta; o perché nel subconscio ti credi superiore
al povero; o perché speri che il povero una volta beneficiato non si
ribelli minacciando le tue ricchezze...
Non era così nel passato, quando il povero era considerato la 'creatura
preferita da Dio" e soccorrere il debole o ospitare lo straniero era
un dovere sacro e nobile, come testimoniano le classiche opere di misericordia
praticate in tutto il medioevo.
Dall'inizio dell'età moderna la povertà perde il carattere di sacralità,
perché il povero, col suo vagabondaggio e la sua improduttività, disturba
l'ordine sociale.
La rivoluzione industriale, poi, finisce per sacralizzare il lavoro,
la proprietà, il profitto. In una società basata sul ciclo produzione-consumo-reddito, un certo margine di povertà «può anche essere fisiologicamente sopportabile» (così sosteneva Luigi Einaudi, economista), ma la miseria diventa intollerabile:
perché è un tacito ma scomodo rimprovero per la società benestante,
soprattutto i più ricchi e forti che guidano la corsa al profitto.
F.Pajer-Religione-SEI
Il comando antico era "ama".
Il comando nuovo è letteralmente lo stesso di quello antico
ma è rivolto ad un uomo nuovo.
Qui è la novita':l'uomo antico poteva amare solo con la sua natura umana,il
cristiano puo' amare con la sua natura umano-divina,con carità, come
Gesù.
Gesù ama puntando alla felicità eterna dell'altro. Evangelizza. Ama
di un amore Nuovo. Cura e guarisce anima e corpo. Gesù rivela la Carità.
CUCC
360 Grazie alla comune origine il
genere umano forma una unità. Dio
infatti "creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini" ( At 17,26
): [Cf Tb 8,6 ]
La fratellanza umana è il fondamento della solidarietà umana (solido=unità
inscindibile) in quanto tutti derivano da una unico uomo originario
e tutti hanno il diritto di realizzare in pienezza la loro umanità attraverso
le infinite culture umane possibili. La fratellanza umana in Dio, nella comune immagine del Verbo, riscattata
e resa viva dalla salvezza donata in Gesù,è il fondamento della carità
.in quanto tutti ereditano da
Adamo l'immagine di Dio e tutti hanno il diritto di realizzarla nella
loro vita in tutta la sua pienezza, per grazia dell'opera di Gesù ,di
redenzione e santificazione e della sua Chiesa.
1699 La vita nello Spirito Santo è gratuitamente
concessa come una Salvezza. Essa realizza la vocazione dell'uomo. Il fine ultimo dell'uomo creato
ad immagine di Dio,il fondamento dell'etica : è la beatitudine e
le vie per giungervi, cioè la via della carità.
Carità, giustizia e poveri.
Da
sempre il cristianesimo si è messo al servizio delle persone bisognose.
Sono cambiate nel tempo le categorie di poveri, ma l'azione caritativa
è rimasta una costante della storia del popolo cristiano.
Nella storia della Chiesa possiamo cosi ricordare che:
le prime comunità, fedeli al comando evangelico, si danno, come compito,
di « soccorrere gli orfani e le vedove », figure tipiche di poveri
di quella società;
i monaci medioevali danno ospitalità a pellegrini e profughi nei loro ospizi;le confraternite laicali realizzano ospedali e monti
di pietà per assistere i più indigenti;le congregazioni insegnanti,
all'inizio dell'era moderna, creano scuole popolari per lottare
contro l'analfabetismo delle masse;una serie di organizzazioni caritative viene in aiuto, nell'Ottocento, dei nuovi poveri del tempo: i proletari
e le loro famiglie;nel nostro secolo il problema della povertà e della
miseria diventa planetario. I cristiani, insieme ad altri credenti o
anche a non credenti' sono in prima fila, in ogni continente, per alleviare sofferenze e assicurare condizioni minime di sopravvivenza
a milioni di esseri umani.
Per compensare le ingiustizie del nuovo modello economico,
si cerca di darsi una buona coscienza soccorrendo con opere di carità le vittime
del sistema ingiusto, gli scarti della società del benessere, persone
considerate inutili e inutilizzabili. Come dire: «Lo sappiamo che il
sistema è ingiusto, ma non ci possiamo far niente per cambiarlo. E'
inevitabile che ci siano degli sfortunati e degli esclusi, ma in loro
soccorso provvederemo con la nostra carità ».
Una carità
ammantata di solidarietà, ma che di fatto è cinico utilitarismo, o tutt'al
più assistenzialismo "riparatorio".
Questo comportamento non è obiettivamente, generalizzabile. Se c'è stata
una
- carità
opportunista e ipocrita,
c'è stato anche un
- amore
autentico ai poveri, e talora portato fino all'eroismo. E tuttavia
non è senza fondamento storico che un certo pregiudizio sfavorevole
è rimasto attaccato fino ad oggi all'idea di
- "carità",
confusa con la "buona azione". E per questo che da almeno trent'anni
a questa parte, in particolare dalla Mater et magistra (1963) di papa
Giovanni XXIII fino a tutto il magistero più recente, si parla, anche
per i cristiani, del dovere della giustizia sociale come condizione prima per
esercitare una corretta carità.
Non si deve dare per carità quello
che è dovuto per giustizia.
" Anche sul piano dei rapporti internazionali il tema dell'aiuto
ai Paesi poveri (o, meglio, della cooperazione internazionale)
ha cambiato termini e strategie: dalla distinzione ottocentesca tra
potenze coloniali e colonie, dalla successiva distinzione socialista
tra "nazioni ricche" e "nazioni proletarie", e dalla più recente
contrapposizione tra "Paesi sviluppati" e "Paesi sottosviluppati", si
è passati oggi a preferire la polarità geografico-economica Nord-Sud
del mondo, oppure si parla di terzo o quarto mondo, alla deriva rispetto
al primo mondo, quello del benessere. Giustamente, l'aiuto verso i Paesi
o i continenti bisognosi non è più inteso come benevola concessione
colonialistica del ricco verso il povero, ma come sostanziale problema
di giustizia, di politica di equa ridistribuzione delle risorse, di
rispetto dei diritti fondamentali dei popoli.
Se nel Sud del mondo il primo male da combattere è ancora l'indigenza
economica (o povertà materiale), nelle aree sviluppate dell'Occidente
sono emerse "nuove povertà" (o povertà immateriali), determinate da una privazione di beni
essenziali per una vi ta umanamente dignitosa.
La persona umana infatti può venire penalizzata in vari modi:c'è chi
è povero di verità, dì affetto, di fiducia in se stesso, di spe ranza
nell'avvenire; chi è povero di risorse intellettuali e di competenza;
chi è povero perché escluso per ragioni di età, di lingua, di nazionalità...
Alcune tra le forme nuove di povertà sono, per esempio:
- non potersi
realizzare nel lavoro: sia perché una persona si trova sbarrato
l'ingresso nel mondo del lavoro (è il caso di molti giovani, anche diplomati,
o di donne o di immigrati), sia perché certe categorie di lavoratori
sono più esposte alla riduzione dell'attività o al licenziamento. Queste
situazioni, oltre che costituire un oggettivo fattore di precarietà
economica, generano un penoso stato di insicurezza per sé e per la famiglia,
sfiducia nell'organizzazione sociale del lavoro, frustazione per il
mancato investimento delle proprie risorse, sensazione di inutilità
sociale (anticamera del parassitismo sociale);
- mancanza di
rapporti comunicativi nel proprio ambiente: per effetto di processi
sociali come l'urbanizzazione, le migrazioni, la standardizzazione degli
orari di lavoro e di tempo libero, l'invadenza dei mass media, i rapporti
sociali sono sempre più caratterizzati dalla convenzionalità e dall'anonimato.
Non solo al supermercato o nei mezzi pubblici o nei condomini, ma persino
tra le mura domestiche e nelle aule scolastiche è difficile e raro trovare
occasioni di dialogo, al di là dei soliti convenevoli. Il tessuto sociale
si inaridisce. Le persone si impermeabilizzano e diventano incapaci
di scambio e di dialogo, pur sentendone la necessità;
- discriminazione
sociale a causa di un handicap: gli svantaggiati fisici o mentali
non si sentono a casa loro in una società che mette al primo posto la
cultura della prestanza fisica, della competenza, dell'efficienza, del
profitto. Anche se il rispetto dell'handicappato (o diversamente
abile) ha fatto passi enormi negli ultimi decenni dal punto
di vista medico-assistenziale, non altrettanto è progredita l'effettiva
integrazione dell'handicappato negli spazi comuni della scuola, del
lavoro, del tempo libero;
- esclusione
sociale o sensazione di inutilità a causa dell'età: è il caso degli
anziani che, non potendo più partecipare al processo produttivo, si
ritrovano crudamente penalizzati: allontanati dalla vita attiva dei
figli e confinati spesso a vivere gli ultimi anni o in solitudine o
solo tra coetanei. Sono ricchi di esperienza, che sarebbero disposti
a condividere coi giovani, ma essa non costituisce più un valore importante
né più tanto richiesto in una cultura tutta imperniata sul cambiamento
e non sulla tradizione. L'anziano era il primo e il più ascoltato nelle
società patriarcali: è diventato l'ultimo e il meno interpellato nelle
società tecnologizzate;
- disagi affettivi
e psicologici conseguenti al dissesto del gruppo familiare: la famiglia,
istituzione primaria di forte riferimento dell'uomo occidentale, è oggi
assoggettata a processi di disgregazione, i cui effetti dirompenti ricadono
anzitutto sui figli minorenni, privati dall'indispensabile apporto educativo
e spesso anche materiale dei genitori, ma ricadono non meno sugli adulti,
alterandone talvolta equilibri psichici, disponibilità sociale, carriera
professionale;
- incapacità
di assumere la propria vita e fuga nella droga: giovani (e non più
giovani) che si presentano dimissionari di fronte alla vita, persone
che preferiscono l'autodistruzione perché non trovano né ragionevole
né sopportabile, o troppo difficile, la sfida della vita. Sono dei vinti
in partenza, i più poveri trai poveri, perché derubati persino di una
ragione per vivere;
- appartenere
a un'altra cultura, emigrare in un Paese straniero, non possederne
la lingua, non godere degli stessi diritti civili: è la condizione di
precarietà e di marginalità sociale di masse crescenti di migranti extra-comunitari
che, se oggi non vanno più in contro a una morte per fame, non trovano
però risposta al bisogno di appartenenza sociale e di sicurezza civile,
al bisogno di essere riconosciuti nella propria identità personale ed
etnica, al bisogno di vedersi stimati in quanto persone.
Ogni povertà, vecchia o nuova, non è certo frutto della fatalità:
ha delle cause precise e individuabili. Le cause
possono essere molteplici e di varia natura. Chi lotta contro la povertà
deve sa. per lottare per rimuovere queste cause: con strumenti legislativi
più idonei, con investimenti economici meglio mirati, con pressioni
sociali sulla politica e con decisioni politiche conseguenti..
Tutto questo contribuisce a creare una società più giusta, ma non è
sufficiente. L'uomo può uscire dalla povertà materiale, ma può rimanere
povero sotto tanti altri aspetti. "
F.Pajer-Religione-SEI |