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Carità e giustizia nei secoli
F.Pajer-Religione-SEI
"Giustizia" è parola di grande consumo nella cultura contemporanea.
Ha significati variabili secondo l'uso che se ne fa nel linguaggio giuridico,
politico, economico, etico, biblico-teologico. Rimane valida la classica
definizione ispirata al diritto romano, formulata da Ulpiano e ripresa
da Tommaso d'Aquino: la giustizia è «la costante e permanente volontà di dare a ciascuno quello
che gli spetta». In altre parole: è riconoscere e difendere i diritti di ogni persona.
Nell'Antico Testamento la giustizia, insieme alla
pace, è uno dei temi centrali della predicazione dei profeti.
Amos è detto "il profeta della giustizia": nei suoi scritti l'innocente
che rimane vittima del prepotente è detto "giusto" perché la sua povertà
e miseria sono una denuncia silenziosa ma eloquente dell'ingiustizia subita.
Anche il povero è chiamato "giusto" perché è dai poveri che può partire
un rinnovamento della società.Isaia denuncia la corruzione di Gerusalemme,
città piena di corrotti « che non fanno giustizia all'orfano e alla vedova
», e che Dio trasformerà in città giusta e fedele, simbolo dell'intero
popolo di Israele. Verrà un Messia che ristabilirà la pace difendendo
i poveri contro gli oppressori.
Geremia ed Ezechiele moltiplicano le invettive contro gli ingiusti del
tempo, mentre Sofonia proclama che Dio è l'unico sole di giustizia per
Israele.
Nel Nuovo Testamento Gesù, continuando la tradizione
dei profeti, proclamerà "beati" coloro che soffrono e lottano per la giustizia
(Mt 5, 10). Mettere in pratica la giustizia è un modo di appartenere al
Regno, anzi di testimoniare che il Regno è già iniziato in questo mondo.
I Padri della Chiesa e i grandi teologi medioevali insistono sulle esigenze della giustizia come parte integrante
e qualificante del messaggio cristiano: mentre rivendicano i diritti dei
poveri, denunciano la tracotanza dei potenti e lo sperpero ingiurioso
dei ricchi.
In epoca moderna, invece, anche nel pensiero cristiano
si fa strada una concezione riduttiva della giustizia:
«Essa viene sempre più relegata all'ambito dei rapporti interindividuali
e misurata in base al criterio dell'uguaglianza oggettiva nelle mutue
prestazioni tra soggetti non considerati tra loro come solidali.
E' questa la ragione per cui si sviluppa la tendenza a opporre giustizia
e carità, attribuendo a quest'ultima il compito di far fronte alle esigenze
della persona e lasciando in realtà del tutto scoperto l'ambito delle
più ampie relazioni sociali».
Una volta ridotta la giustizia a interesse individuale, la carità stessa
viene ridotta a beneficenza, a "buona azione". Non sempre nella storia della società occidentale queste due virtù sono
state correttamente praticate. Il cristianesimo stesso non è andato indenne
da qualche squilibrio in talune epoche storiche.
Carità e giustizia sono
virtù inseparabili, in quanto:
- la carità senza giustizia può tradursi in una sorta di avallo
di disuguaglianze inaccettabili, di cui però si diventa oggettivamente
complici (per esempio: fare l'elemosina all'operaio disoccupato, senza
nel contempo far pressione sul datore di lavoro perché lo riassuma);
- mentre la giustizia senza la carità può degenerare in un legalismo
burocratico, formalmente impeccabile ma senz'anima, disumano (per esempio:
fornire a tutti i cittadini un uguale stipendio e un uguale alloggio,
senza tener conto dei legittimi bisogni dei singoli e delle libere scelte
personali).
Nelle
lacune del primo caso tendono a cadere piuttosto i sistemi economici
di tipo capitalistico o liberistico, basati sul successo e sul profitto
della singola persona, a scapito magari della promozione dell'intera
società; nei limiti del secondo caso inciampano invece i sistemi collettivistici,
tesi a garantire un ordine sociale pubblico a costo anche di subordinare
o di negare certi diritti inalienabili del singolo.
Carità e giustizia sono dunque complementari, mai esclusive l'una dell'altra.
L'ideale sarebbe che funzionassero in un rapporto di reciprocità.
La
dottrina etica della Bibbia, codificata poi anche dalla Chiesa, presenta
infatti queste due virtù in un rapporto circolare mediante l'immagine
di due cammini convergenti:
- o partire
dalle esigenze di giustizia per arrivare alla pienezza della carità. Il che significa: lavorare dapprima per una società di uguali per
arrivare poi a creare una comunità di fratelli;
- o partire
dallo slancio della carità per poi assicurare anche le strutture adeguate.
Il che significa: cominciare da un rapporto di solidarietà per risolvere
l'emergenza dei più bisognosi, senzatralasciare di rimuovere le cause
strutturali di tali indigenze.
Dalla giustizia alla carità |
Dalla carità alla giustizia |
Tocca all'insegnamento sociale della Chiesa di quest'ultimo
secolo ristabilire l'equilibrio tra giustizia e carità:
- la Rerum novarum di Leone XIII ripropone la giustizia
come una virtù che include sia il bene della persona che i diritti
della comunità;
- la costituzione Gaudium et spes (1965) del concilio
Vaticano II parla della destinazione universale dei beni, da effettuare
«sotto la guida della giustizia e assecondando la carità» (n.
69);
- l'enciclica Populorum progressio (1967) di Paolo VI
parla della giustizia come risposta ai bisogni di tutto l'uomo
nel suo sviluppo integrale e insieme come risposta ai bisogni
di tutti gli uomini;
- l'enciclica Sollicitudo rei socialis (1987) di Giovanni
Paolo II sviluppa il concetto di interdipendenza tra uomini e
nazioni in termini di solidarietà, «che non è un sentimento di
vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di
tante persone ma, al contrario, è la determinazione ferma e perseverante
di impegnarsi per il bene comune, ossia per il bene di tutti e
di ciascuno, perché, tutti siamo veramente responsabili di tutti»
(n. 38 d);
- il documento Evangelizzazione e testimonianza della carità (1990) dei vescovi italiani ricorda che «la carità autentica contiene
in sé l'esigenza della giustizia: si traduce pertanto in un'appassionata
difesa dei diritti di ciascuno. Ma non si limita a questo, perché
è chiamata a vivificare la giustizia, immettendo un'impronta di
gratuità e di rapporto interpersonale nelle varie relazioni tutelate
dal diritto. Il burocratismo, l'anonimato, il legalismo sono pericoli
che insidiano le nostre società: spesso ci si dimentica che sono
delle persone coloro ai quali si rivolgono i molteplici servizi
sociali» (n. 38).
- il Catechismo Universale della Chiesa Cattolica (1993)
N° 1939 :Il principio di solidarietà, designato pure con
il nome dì « amicizia » o di « carità sociale », è una esigenza
diretta della fraternità umana e cristiana. |
Complementare e speculare al percorso
sopra indicato è il cammino che parte dalla carità ma che punta
alla giustizia.
Nella
tradizione cristiana l'amore di Dio e del prossimo non si riduce
a buoni e spontanei sentimenti di benevolenza, ma si concretizza
nella storia in comportamenti costruttivi di umanità, in impegni
capaci di emancipare l'uomo da ogni forma di schiavitù. Eloquente, per esempio, la disputa svoltasi all'indomani della
scoperta dell'America circa il rapporto fra conquistadores e
indios, risoltasi - sia pur con abusi commessi anche da uomini
di Chiesa - con il riconoscimento della piena umanità di tutti
gli uomini e dunque con l'affermazione del dovere della carità
nei confronti di ciascuno di essi.
L'originalità del cristianesimo è di considerare che ogni uomo è tendenzialmente un "fratello". Questo perché per il cristiano:l'intera
storia della salvezza è sotto il segno dell'amore: Dio però
non ama l'uomo perché è buono, ma
Dio
vuole che l'uomo sia buono perché lo ama e lo fa felice
della sua presenza comunicante:
Sal 118,32 Corro per
la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore.
Gesù di Nazaret solidarizza totalmente con l'uomo, condividendone
pienamente l'esistenza, fino all'offerta totale della propria
vita;
Giov 17,22 E la gloria(=perfezione della natura umano-divina)che tu hai
dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola.
Giov 17,21 perché tutti siano una sola cosa.
Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che
tu mi hai mandato.
Giov 13,34 Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate
gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. |
- la carità
verso il prossimo si collega naturalmente alla celebrazione dell'eucaristia:
non si può spezzare assieme il pane eucaristico se manca la volontà
di distribuire il pane materiale ai fratelli che sono nel bisogno.
- l'esercizio della
carità cristiana non può esaurirsi in una azione, in una elemosina,
o solo in un generico e filantropico "fare del bene" al prossimo: carità cristiana è conversione e dono di sé agli altri, accolti come
fratelli;
- l'attuazione
della carità non può far a meno di una corretta analisi dei fattori
strutturali e culturali che sono alla base delle ingiustizie esistenti
tra uomini e popoli;
- l'amore non
si testimonia al di fuori della giustizia, in condizioni di conflitto:
pace e sviluppo sono le premesse perché il vangelo della carità venga
inteso e accolto;
- la giustizia
comincia dall`essere giusti", passa attraverso il "fare un mondo
più giusto", per arrivare a "fare gli uomini più liberi".
Catechismo universale della Chiesa Cattolica
CUCC 2446 San Giovanni Crisostomo lo ricorda con forza: "Non
condividere con i poveri i propri beni è defraudarli e togliere loro
la vita. Non sono nostri i beni che possediamo: sono dei poveri" [San Giovanni Crisostomo, In Lazarum, 1, 6: PG 48,
992D]."Siano anzitutto adempiuti gli obblighi di giustizia
perché non si offra come dono di carità ciò che è già dovuto a titolo
di giustizia" [Conc. Ecum. Vat. II, Apostolicam actuositatem,
8].Quando doniamo ai poveri le cose indispensabili,
non facciamo loro delle elargizioni personali, ma rendiamo loro ciò
che è loro. Più che compiere un atto di carità, adempiamo un dovere
di giustizia .
CUCC 2447 Le opere di misericordia sono le azioni caritatevoli
con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali
e spirituali [Cf Is 58,6-7; Eb 13,3 ]. Istruire, consigliare, consolare,
confortare sono opere di misericordia spirituale, come perdonare e sopportare
con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono segnatamente
nel dare da mangiare a chi ha fame, nell'ospitare i senza tetto, nel
vestire chi ha bisogno di indumenti, nel visitare gli ammalati e i prigionieri,
nel seppellire i morti [Cf Mt 25,31-46 ]. Tra queste opere, fare l'elemosina
ai poveri [Cf Tb 4,5-11; Sir 17,17 ] è una delle principali testimonianze
della carità fraterna: è pure una pratica di giustizia che piace a Dio:
[Cf Mt 6,2-4 ].
vedi anche : Cristianesimo e valori |