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Il Comitato di Consulenza per la Biodiversità e la Bioetica Per conservare la biodiversità e garantire una equa distribuzione dei vantaggi derivanti dalla biodiversità stessa tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, nel corso della Conferenza di Rio de Janeiro del 1992 è stata steso il testo della Convenzione sulla Diversità Biologica, che il nostro Paese ha sottoscritto nel 1993 e a cui hanno aderito finora circa 170 Paesi. Il Piano, che qui di seguito viene presentato, è un atto dovuto in ottemperanza agli impegni assunti con la sottoscrizione della Convenzione, con la successiva legge 14 febbraio 1994 n.124 "Ratifica ed esecuzione della convenzione sulla biodiversità, con annessi, fatta a Rio de Janeiro il 15 giugno 1992" e con la successiva Deliberazione 16 marzo 1994 del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica in "Approvazione delle linee strategiche per l'attuazione della Convenzione di Rio de Janeiro e per la redazione del Piano Nazionale sulla Biodiversità". Il Piano riprende i contenuti del lavoro svolto dall'Accademia delle Scienze,... Il Piano sarà finanziato dal CIPE, oltre che da altre fonti indicate di volta in volta e richiede per la sua attuazione in particolare il diretto impegno di ANPA e delle ARPA e il coinvolgimento della Conferenza Stato Regioni . PROGETTO C.N.R. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative internazionali,
nazionali e regionali miranti alla salvaguardia della biodiversità,
è cresciuta l'attenzione degli studiosi rivolta all'individuazione ed
alla stima delle componenti che determinano un impatto economico sulla
biodiversità come bene ambientale. 1. Obiettivo Generale L'obiettivo generale del progetto strategico è quello di reperire e conservare in situ ed ex situ risorse genetiche autoctone sottoutilizzate, minacciate da erosione, e quello della loro valorizzazione con interventi in grado di determinare ricadute positive per i produttori agricoli e per le piccole e medie imprese di trasformazione, soprattutto nelle aree più svantaggiate. 2. Obiettivi puntuali del progetto strategico:
3. Strategie L'approccio metodologico necessario per cogliere gli obiettivi fissati
nel progetto potrebbe essere quello di promuovere interventi in almeno
tre settori. Essi vengono qui di seguito elencati e brevemente illustrati. 3.2 Conservazione della biodiversità ex situ Notevole importanza rivestono anche gli interventi di conservazione ex situ volti alla raccolta, conservazione, caratterizzazione,
documentazione ed utilizzazione del germoplasma di specie che presentano
un'apprezzabile variabilità genetica. Come già accennato nella premessa
e nelle motivazioni di questa proposta di progetto negli ultimi trent'anni
sono state costituite in tutto il mondo delle collezioni di germoplasma
(semi, organi, tessuti, cellule, embrioni, spermi, ovuli e genomi) di
vari organismi (dalle piante di interesse agrario e forestale a microorganismi
variamente utili all'uomo). 3.3 Caratterizzazione, valutazione e valorizzazione Considerando che il fine ultimo della salvaguardia è l'utilizzazione e valorizzazione delle risorse autoctone, bisognerebbe incentivare le attività di caratterizzazione e valutazione delle collezioni di germoplasma per caratteri importanti. Prendendo in esame solo le specie vegetali, sono da considerarsi caratteri di un certo rilievo l'adattamento a particolari condizioni ambientali, la resistenza a determinate malattie e l'utilizzazione per usi alimentari (valore nutrizionale, valore terapeutico, presenza di antiossidanti, antinutrizionali, sostanze tossiche, microelementi, stimolatori delle difese immunitarie, ecc.) e non alimentari (proprietà farmacologiche, pigmenti naturali la cui produzione artificiale è particolarmente costosa, acidi ed altre sostanze la cui produzione attraverso altre fonti è diventata antieconomica o di qualità più scadente, sfruttamento per la produzione di carta, materiali biodegradabili, l'estrazione di antibiotici naturali, olii particolari, ecc.). La ricerca può essere diretta alle numerose specie medicinali selvatiche, la cui conservazione in situ dovrà essere garantita dagli interventi di tutela da avviare o potenziare nelle aree protette. In questo settore di interventi la genetica molecolare potrà dare un notevole contributo nella individuazione di regioni genomiche implicate nell'espressione fenotipica di caratteri importanti dal punto di vista ecologico e produttivo. 4. Durata del progetto Per la realizzazione del progetto si prevede la durata di un triennio.
Tuttavia per alcuni settori problemi di trasferimento dei risultati
potrebbero giustificare l'estensione di qualche anno.La partecipazione
delle singole U.O. all'intero triennio sarà subordinata all'effettiva
innovazione dei risultati del primo e del secondo anno. 6. Partecipanti al progetto Le U.O. del progetto saranno costituite da diversi organi del CNR a costo zero, diversi Istituti universitari ed altri enti italiani che sono detentori di risorse genetiche o di Know how necessari per la realizzazione del progetto. Coordinamento Nazionale contro la Manipolazione Genetica Il Comitato Mobilitebio è promosso dalla Rete di Lilliput di Genova (Adiconsum Liguria, Apriti Sesamo, ARCI, AZAD, La Bottega Solidale, Centro Ligure di documentazione per la Pace, Biotech agr. Biologica, Città Aperta, CNC Universitari, Comitato Amazzonia, Csoa Zapata, Ya Basta, LAV - Lega AntiVivisezione, Legambiente Liguria, Marea, Pax Christi, Progetto Continenti, Roba dell'Altro Mondo, Csoa Terra di Nessuno, WWF Liguria).
2) reclamiamo la piena applicazione del principio precauzionale, così come è stato definito nel vertice mondiale sull'ambiente di Rio de Janeiro del 1992 e ribadito nella conferenza internazionale sulla biodiversità di Montreal del 1999 da 130 governi del mondo e da 40 ministri, che si concretizzi, tra l'altro in un bando del libero uso e rilascio nell'ambiente di organismi geneticamente modificati, sino a quando siano state studiate approfonditamente le interazioni ecologiche e adeguate misure di salvaguardia; 3) auspichiamo l'applicazione di procedure e lo svolgimento di studi per la valutazione di impatto ambientale. sui rilasci in campo aperto di ogm, che siano trasparenti e approfonditi e che includano anche: la verifica dell'impatto delle mutate pratiche per la coltivazione; la valutazione dell'invasione di habitat naturali e seminaturali; lo studio riguardante il pericolo di sostituzione delle specie autoctone da parte di piante e animali geneticamente modificati; 4) chiediamo un aumento degli stanziamenti pubblici nei settori della ricerca biologica di base e applicata per una scienza meno al servizio dei privati e più rispondente all'interesse collettivo; 5) chiediamo una chiara etichettatura dei prodotti nel rispetto di una corretta informazione per i consumatori (ora c'è, ndr) e la costituzione di un Osservatorio indipendente sulla commercializzazione dei prodotti; 6) pretendiamo la definizione di norme di legge chiare che regolamentino il settore delle biotecnologie, frutto di un dibattito pubblico e di una procedura partecipativa, che coinvolgano pienamente le organizzazioni non governative rappresentanti di interessi diffusi; 7) invitiamo gli organismi internazionali quali l'Unione Europea e i governi nazionali a individuare concrete misure di sostegno economico e di promozione dell'agricoltura biologica e dei prodotti tipici, che fanno parte della cultura materiale dei popoli. 8) vogliamo che sia riconosciuto in ambito internazionale il divieto di qualsiasi forma di brevetto delle forme di vita esistenti o di loro parti sul Pianeta, che devono essere considerate patrimonio comune dell'umanità. (Bisogna dire che in generale si distingue tra la ricerca di biotech a scopo medico terapeutico e di biotech a scopo alimentare. Per la prima c'è in genere tolleranza se non sostegno,mentre per la seconda si registra una diffusa opposizione-Ndr-) |
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