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LA GLOBALIZZAZIONE 'BUONA' IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE -
Gli slogan della protesta di Washington non è giunta all'orecchio dei delegati del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale, protetti da un ingente spiegamento di polizia che hanno però invitato i dimostranti a non voltare le spalle alla globalizzazione. «Non abbiamo sentito i contestatori - ha detto il ministro delle finanze britannico e presidente del Comitato finanziario dell'Fmi Gordon Brown - e i colloqui si sono svolti in piena normalità. Ma anche noi abbiamo un messaggio per chi vuole ridurre la povertà e promuovere uno sviluppo più equilibrato nel mondo: non portate indietro l'orologio della globalizzazione». Solo il rafforzamento della cooperazione economica e delle strutture internazionali che danno un indirizzo allo sviluppo, ha sottolineato Brown, può garantire efficacia alle iniziative per una più equa distribuzione della ricchezza nel mondo.Il dibattito sulla riforma per rendere strutture come l'Fmi più efficaci, trasparenti e capaci di rispondere del mandato ricevuto dalla comunità internazionale che «ha assorbito gran parte dei colloqui», secondo Brown, è del resto in linea con il senso della protesta. E mentre da un lato si centra su sistemi «contro la vulnerabilità finanziaria tesi a prevenire le crisi», dall'altro mira ad abbinare la riduzione del debito all'apertura dei mercati dei paesi più ricchi alle esportazioni di quelli meno avanzati per stimolarne l'economia. LA VIA MAESTRA SECONDO IL F.M.I.: LIBERALIZZARE Accompagnando
i progetti con misure di liberalizzazione dei mercati dei paesi
più
ricchi, si pretenderà il reinvestimento del ricavato dalla riduzione
del debito in progetti di istruzione e assistenza sociale. da: Che fare?- Wolfgang Sachs-Wuppertal Institut L'O.C.S.E. - (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ) Secondo l' Ocse, organismo che discute e coordina
le politiche economiche dei principali paesi industrializzati, Programma dell'Onu per lo Sviluppo Il flusso di investimenti diretti esteri (IDE) nei Paesi in Via di Sviluppo ammonta a tre volte l'ammontare dei fondi della cooperazione internazionale. L'80% di questi investimenti diretti è però concentrato esclusivamente su 12 paesi. L'Africa ne riceve il 5% e i paesi meno sviluppati dell'Africa appena 1%. Appare evidente, quindi, che questi investimenti diretti esteri non stanno sostenendo uno sforzo di cooperazione internazionale. E' davvero impossibile evitare che i ricchi diventino
più ricchi e i poveri ancora più poveri? Innanzitutto basterebbe dirottare il 10% degli stanziamenti per le spese militari verso i veri poveri e poi rivedere la globalizzazione come un'occasione nuova per nostri rapporti con i Paesi in Via di Sviluppo. Sotto il profilo delle opportunità, la crescente caduta
delle barriere che ostacolavano gli scambi di merci, capitale e tecnologia,
ma anche di uomini, con un progressivo aumento delle interrelazioni
fra sistemi nazionali e imprese, pone Paccento, mai come prima, sull'importanza
di una forza lavoro basata sul sapere, sul know-how. Ce lo dicono i
12 paesi emergenti in Asia e America Latina, che ricevono l'80% degli
investimenti esteri diretti ai Paesi in Via di Sviluppo. Recentemente, l'economista Riccardo Petrella criticava la concezione di una crescita economica che punta sull'individual empowerment (potenziamento individuale) e sulla sua competitività, e non sottolinea le interdipendenze che legano il destino di tutti. Per fortuna, aggiungeva Petrella, la globalizzazione non si esaurisce nel flusso di merci e capitali, perché siamo anche in presenza della prima generazione che, grazie alla globalizzazione, è veramente planetaria, con mezzo milione di gruppi organizzati nel mondo e con 600 milioni di persone che, con qualche differenza, ricercano uno sviluppo umano più coerente e più giusto. Se la globalizzazione è una strada sulla quale già camminiamo, spetta a noi darle una segnaletica leggibile e percorribile e sollecitare una ricomposizione delle frammentazioni e ingiustizie che la rendono una trappola, una via senza uscite. Gli stati devono progettare un'architettura globale più unitaria
e meno discriminante, ristabilendo unità tra economia e società,
per riportare l'uomo al centro, come suggerisce l'articolo 55 della
Carta delle Nazioni Unite, e concertare tra di loro compromessi sociali
sostenibili, per evitare che in definitiva l'operaio della Fiat si
trovi a competere con quello della Volkswagen e quest'ultimo con quello
della Toyota, e poi con quello della General Motors..in un gioco al
massacro che anche i sindacati devono impegnarsi a evitare, perché il
capitalismo di per sé non rappresenta, né aspira a divenire,
un sistema di sviluppo giusto. " la mondializzazione è molto di più di un processo economico: coinvolge anche la cultura, la tecnologia e dunque anche gli individui. La globalizzazione mette in campo certo nuovi mercati (quelli dei cambi e dei capitali sono collegati globalmente e operano 24 ore su 24) e nuovi strumenti (telefoni cellulari, internet, network dei media), ma anche nuovi attori (l'organizzazione mondiale del commercio è dotata di autorità sui governi nazionali; le imprese multinazionali sono dotate di maggiore potere economico rispetto a molti stati; le stesse ONG ( organizzazioni non governative) hanno reti di comunicazione globale e di nuove regole (accordi multilaterali sul commercio, gli investimenti, i servizi sono assai vincolanti per gli stati e riducono la sfera d'azione della politica nazionale). L'attuale globalizzazione, sostiene l'Undp, è guidata dall'espansione del mercato e si disinteressa delle ripercussioni del mercato sugli individui. E quando il mercato va troppo oltre nel sovrastare i risultati sociali e politici, le opportunità e le ricompense della globalizzazione si diffondono in maniera ineguale ed iniqua, concentrando il potere e la ricchezza nelle mani di un gruppo ben definito di individui, nazioni, imprese, tenendo al margine gli altri. Secondo l'Undp, la sfida è non di fermare l'espansione dei mercati globali, ma di consolidare le istituzioni e le regole in modo da governare questo processo. In sostanza si suggerisce di far convivere concorrenza ma anche risorse umane, risorse di comunità, risorse ambientali. L'Undp vede una globalizzazione "buona" che contribuisce a diminuire le violazioni dei diritti umani, la disparità tra le nazioni, l'instabilità sociale, il degrado ambientale, la povertà. |
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