NO-GLOBAL   
Navigazione -Sei a pag. 2 di home >etica >         Etica e Nuova Globalizzazione> attori    Vai a pag.     1  2  3  4  5  6  7  8

Che cosa è la banca mondiale

La BM o World Bank Group e' un'organizzazione , nata nel dicembre 1945 a Bretton Woods, New Hampshire, USA ,che riunisce 5 istituzioni ognuna specializzata in un differente aspetto dello sviluppo, con un obiettivo comune fissato per statuto all'atto della fondazione: ridurre la poverta' nel mondo !!! Le 5 agenzie sono:

IBRD (International Bank for Reconstruction and Development): fondata nel 1945, procura prestiti a tassi di mercato e assistenza tecnica per sostenere i paesi a medio reddito e i paesi poveri meritevoli di credito nella lotta per ridurre la poverta'(cosi' e' scritto sul loro sito). Quest'organismo conta 182 paesi membri, che devono obbligatoriamente far parte del FMI. Il potere di voto e' legato al capitale di sottoscrizione del paese, a sua volta basato sulla forza economica del paese. L'IBRD cambia i tassi di interesse sui prestiti ogni 6 mesi; i prestiti devono essere restituiti in 15-20 anni con una proroga di massimo 5 anni

IDA (International Development Association): fondata nel 1960, la sua assistenza si focalizza sui paesi poveri che non possono avere accesso ai prestiti dell'IBRD, a cui procura prestiti senza interessi, assistenza tecnica e consulenza politica. L'IDA dipende dai contributi dei paesi piu' ricchi e di qualche paese in via di sviluppo per la maggior parte delle sue risorse. Tali prestiti sono accompagnati dalla richiesta di pagamento di una tassa dello 0,75% per coprire i costi amministrativi. I crediti dell'IDA ammontano a circa 1/4 di tutta l'attivita' creditizia della BM; il periodo di restituzione e' di 35-40 anni con una proroga massima di 10 anni. Tali prestiti,come quelli dell'IBRD, supportano progetti di investimento e programmi destinati a soddisfare priorita' economiche e sociali, come salute e educazione, sviluppo rurale e delle infrastrutture di base. Provvedono anche ad aiutare i governi ad intraprendere riforme strutturali ( piani di aggiustamento strutturale ) che sono, dicono, cruciali per uno sviluppo dei settori privato e pubblico e per ridurre la poverta'. Al momento conta 161 paesi membri.

  IFC (International Finance Corporation): fondata nel 1956 per promuovere la crescita nei PVS attraverso il finanziamento degli investimenti nel settore privato, la mobilitazione di capitali nei mercati internazionali e l'offerta di assistenza tecnica e consulenze a governi ed imprenditori. In associazione con investitori privati, procura prestiti e capitali per attivita' imprenditoriali nei PVS, catalizzando i finanziamenti privati. Aumentando i flussi di capitale privato e gli investimenti diretti esteri nei PVS, ha mosso il settore privato verso queste regioni. Al momento conta 174 membri ed investe in 78 paesi; almeno il 40% dei suoi investimenti sono nel settore finanziario. Ha dei privilegi rispetto alle altre agenzie del gruppo della BM: partecipa solo in imprese private;investe in azioni; conduce politiche finanziarie in base ai prezzi del mercato; ha voce sulle garanzie dei governi; e' orientata al profitto. L'IFC vigila sulla solvibilita' finanziaria e sull'impatto dei vari progetti, sulla sostenibilita' ambientale e sociale (!!!) delle attivita' imprenditoriali intraprese.

   MIGA (Multilateral Investment Guarantee Agency): fondata nel 1988, incoraggia gli investimenti esteri assicurando gli investitori stranieri delle perdite causate da rischi non commerciali nei PVS,offrendo opportunita' di investimento in questi paesi. La MIGA offre anche servizi di consulenza per aiutare i paesi ad attrarre investimenti diretti esteri, fornendo informazioni sulle opportunita' di investimento tramite la rete IPAnet. I paesi membri sono 152. La MIGA ha allargato i limiti dei suoi progetti assicurandosi la collaborazione di altri assicuratori per coprire i rischi di natura politica, rendendo piu' efficienti i processi di assicurazione d'impresa, estendendo i suoi sforzi di marketing per mettersi in contatto e servire meglio gli investitori esteri nei PVS. Al 1/1/2000 aveva per le mani 420 contratti con investitori privati per progetti in 70 paesi, per una somma totale di oltre 30 miliardi di dollari, 1/4 circa in paesi appartenenti all'IDA.

  ICSID (International Center for Settlement of Investment Disputes): fondato nel 1966, si occupa di comporre le dispute fra investitori stranieri e paesi ospitanti attraverso conciliazioni ed arbitrati; e' un'organizzazione autonoma che ha legami esclusivi con la BM. Tutti i suoi 131 membri sono anche membri della BM. Dal 1978, inoltre, ha anche una serie di Compiti Addizionali, potendo autorizzare la sua Segreteria ad amministrare, su richiesta delle parti in causa, alcuni tipi di procedimenti fra Stati; inoltre puo' essere investita di un'autorita' non istituzionale per procedimenti ad hoc.

Gli obiettivi

La BM ha come missione (e' stata fondata per questo) ridurre la poverta' e migliorare le condizioni di vita delle popolazioni in via di sviluppo; per raggiungere lo scopo si e' prefissata degli obiettivi:

- investire in risorse umane: la BM ha accordato prestiti per piu' di 40 miliardi di dollari in appoggio a piu' di 500 progetti di sviluppo umano in 100 paesi; aiuta i governi a ristrutturare i loro sistemi di protezione sociale per preservare i piu' deboli dagli effetti della ristrutturazione economica ( riforme strutturali )

- proteggere l'ambiente: tutti i progetti sono sottomessi ad un esame che determini i rischi per l'ambiente; la BM e' attualmente la principale fonte di finanziamento di progetti ambientali nella lotta contro l'inquinamento e il degrado delle risorse naturali con 166 operazioni del costo complessivo di 11 miliardi di dollari; questo grazie all'intervento dell'Istituto di sviluppo economico della BM e al Fondo per l'ambiente mondiale

- stimolare l'espansione del settore privato: aiuta i governi a creare un ambiente favorevole alle imprese: sistemando il quadro legislativo, normativo ed istituzionale di cui i privati hanno bisogno; investendo in infrastrutture (trasporti e telecomunicazioni in primis); privatizzando le imprese pubbliche e smantellando i monopoli ( vedi Jugoslavia ).La BM investira' nei prossimi 10 anni 250 miliardi di dollari; l'IFC ha aiutato quasi 2000 imprese in 129 paesi mobilitando in loro favore piu' di 21 miliardi di dollari dal suo conto ed altri 15 in altre forme; il MIGA assicura circa 5 miliardi di dollari l'anno in piu' di 24 paesi

- rinforzare le capacita' dello stato: la BM appoggia i governi nel privatizzare le imprese pubbliche produttive ed a liquidare quelle che non lo sono, questo dovrebbe controbuire a creare un clima che stimoli l'efficienza e la concorrenza e che si presti meno alla corruzione (cosi' scrivono sul loro sito!!!)(vedi Brasile )

- promuovere la riforma economica: 1/4 circa delle attivita' di prestito e dei servizi offerti da IBRD ed IDA sostengono gli sforzi dei governi per riassorbire il deficit, ridurre l'inflazione, liberalizzare gli scambi e gli investimenti, privatizzare le imprese pubbliche, creare buoni sistemi finanziari, rinforzare i sistemi giudiziari ed assicurare i diritti di proprieta'( vedi riforme strutturali ); queste misure dovrebbero attirare capitali stranieri, stimolare il risparmio e gli investimenti interni e dare ai poteri pubblici i mezzi per fornire servizi sociali efficaci

- mobilitare risorse: i prestiti di IBRD ed IDA coprono generalmente meno della meta' del costo d'investimento totale di un progetto, il saldo essendo preso in carico dagli organismi di cofinanziamento (UE, programmi di aiuto nazionali o di organismi di credito all'esportazione, banche regionali di sviluppo ): questi rappresentano ogni anno 7-8 miliardi di dollari, 1/3 di cio' che fornisce la BM; i prestiti della BM servono anche a sostenere la bilancia dei pagamenti dei paesi che intraprendono riforme economiche.

 Progetti Ufficiali 2001

Environment StrategyLegal & Judicial Reform


PRSPNile Basin Initiative
Develpoment GoalsIDA 13 Replenishment

L'Italia è rappresentata da uno dei 24 Direttori del Consiglio Esecutivo della Banca mondiale, che approva i finanziamenti e le politiche della Banca mondiale. 
E' un ruolo di grande importanza  e responsabilità.

"Può l'Africa aspirare al XXI secolo?"

E' questa la domanda-titolo di un rapporto della Banca mondiale sul continente che, più di altri, è stato il laboratorio di sperimentazione delle ricette liberiste per lo "sviluppo" dei paesi poveri (ex terzo mondo). Una domanda che la Banca mondiale potrebbe rivolgere anche a se stessa, proprio quando, accusata sia da destra che da sinistra di avere fallito nella lotta alla povertà, è entrata nel mirino di una commissione del Congresso americano che sta valutando se proporre un taglio radicale ai finanziamenti Usa verso l'istituzione internazionale. Ironia della sorte, questo rapporto sull'Africa è stato scritto col contributo della Banca per lo sviluppo africano, la quale, secondo alcune voci, potrebbe succedere alla Banca mondiale nel continente.
 Nel fare congetture sull'Africa subsahariana del XXI secolo la Banca  mondiale si vuole ottimista: l'Africa dovrà fronteggiare sfide enormi, ma nelle giuste condizioni potrebbe chiudere il ciclo delle opportunità  mancate e dei conflitti che l'hanno gravata nell'ultima metà del 900,  dice in sostanza la Banca con assai poca autocritica. L'analisi dei mali africani è tutta portata ad esaltare i fattori endogeni interni alla politica africana - della povertà e del sottosviluppo. D'altra parte basta scorrere le notizie di oggi per avere un panorama di guerre e conflitti che sembrano confortare tale ipotesi: dall'offensiva etiopica in Eritrea alle tensioni in Zimbabwe, in Sierra Leone, per non parlare dei conflitti nella regione dei Grandi laghi. In tale contesto, la fotografia del continente è assai brutta. Secondo la  Banca mondiale, molti paesi africani stanno peggio oggi che prima  dell'indipendenza negli anni 60. Il reddito cumulato di 48 paesi del continente è di poco maggiore di quello del Belgio. E ancora, in media l'economia di ciascun paese africano è più piccola di quella di una città di 60 mila abitanti di un paese ricco. E soltanto per mantenere l'attuale livello di povertà, dato l'aumento costante della popolazione, le economie africane dovrebbero crescere al ritmo del 5% annuo. Ma negli ultimi 40 anni il reddito pro capite non è variato.
 Non basta, la lista nera è ancora lunga. L'Africa conta per l'1%  nell'economia mondiale e per il 2% nel commercio internazionale. E' il  fanalino di coda nelle infrastrutture. Conta solo 10 milioni di linee  telefoniche, la metà delle quali in Sudafrica e poche sono le possibilità di accesso a Internet, nonostante si favoleggi di bypassare le reti di telefonia fissa a colpi di cellulare nei villaggi più sperduti. Il continente ha meno strade della Polonia, di cui soltanto il 16% asfaltate. E non più di una famiglia su 5 può accendere una lampadina in casa. 2/3 degli africani che vivono nelle campagne non hanno un accesso decente all'acqua.

 La povertà è testimoniata anche dal il divario tra costi dei beni e servizi di base - laddove disponibili - e redditi. Il costo di un chilowattora, di un metro cubo d'acqua, di un litro di benzina, di un farmaco antimalarico è all'incirca lo stesso ad Abidjan, a Bamako o Dakar che a Roma o Parigi. Con la differenza che in Costa d'Avorio, Mali e Senegal i redditi sono un trentesimo o un quarantesimo di quelli italiani o francesi. Quali sono allora i mali che impediscono al continente di spiccare il volo? Governi autoritari (ma messi da chi?) e gestione malandrina della cosa pubblica, emarginazione di interi strati di popolazione dalla politica. Così dice la Banca mondiale. Risultato, tanta guerra che non fa rima con sviluppo: 20 paesi africani hanno sofferto dal 1960 almeno un periodo di dura guerra civile. Certo, dal 1990, 42 dei 48 stati sub-sahariani hanno avuto elezioni multipartitiche (spesso improntate al principio che chi vince piglia tutto). Ma è anche vero che un africano su 5 vive in un paese sconvolto da un conflitto.
 Quali strategie allora approntare dall'esterno per aiutare il grande  malato? Un malato, fa notare la Banca, che possiede un enorme  potenziale di crescita nascosto. Tre sono le direttive (a parte l'invito a  risolvere guerre e a migliorare la qualità della politica): investimenti più  mirati, un sostegno alla diversificazione delle economie e alla crescita  della competitività e un ripensamento della strategia del debito. Il  tutto, senza una parola sul fatto che la Banca mondiale è presente nel continente da alcuni decenni con soluzioni "pronte per l'uso" che, nella migliore delle ipotesi, non hanno frenato la deriva.

PRAGA 2000
LA CAMPAGNA PER LA RIFORMA DELLA BANCA MONDIALE PRESENTA A PRAGA IL RAPPORTO SULLA CORRUZIONE NEI PROGETTI DELLA BANCA MONDIALE

Oggi nel corso dei lavori preparatori del controvertice che verrà tenuto dalle organizzazioni non governative e della società civile presente a Praga per seguire l'incontro annuale della Banca Mondiale e del Fondo monetario internazionale che si svolgerà nei prossimi giorni, la Campagna per la Riforma della Banca mondiale ha reso pubblico un rapporto nel quale si critica duramente l'efficacia della strategia anti-corruzione della Banca mondiale. Il rapporto, intitolato 'Dams on trial, the World Bank and the cancer of corruption' contiene informazioni raccolte nel corso di due missioni della Campagna in Lesotho e Sud Africa. In questa settimana in Lesotho, piccolo stato indipendente all'interno della Repubblica Sudafricana, si sta svolgendo un processo per corruzione collegato ad un megaprogetto di gestione delle acque finanziato dalla Banca mondiale, il Lesotho Highlands Water Project. Tra le dodici multinazionali alla sbarra, l'italiana Impregilo che ha costruito nella regione la diga di Katze, la più alta d'Africa, e la diga di Muela. 'Nonostante l'evidente responsabilità di aver finanziato un progetto che già da principio si rivelava errato, la Banca mondiale contraddice se stessa e le sue intenzioni di lotta alla corruzione, affermando che il caso di corruzione non è affar suo ha dichiarato Antonio Tricarico, autore del rapporto. Il tema della corruzione sarà all'ordine del giorno dei lavori ufficiali dell'incontro annuale della Banca e del Fondo che inizieranno nei prossimi giorni a Praga.
La politica anti-corruzione della Banca mondiale è stata fortemente criticata sia da parte della Corte dei Conti statunitense che da parte della ong internazionale Trasparency International. La Banca mondiale sarebbe troppo accondiscendente con i suoi principali clienti, al punto che solo nel caso di pochi progetti è stata svolta una verifica sui dieci principali paesi destinatari di prestiti. 'In cifre questo vuol dire che meno del 40% dei progetti annuali è stato oggetto di controlli anti-corruzione' ha continuato Tricarico. 'Non stupisce che il Presidente della Banca mondiale Wolfensohn abbia sostenuto con convinzione il grosso progetto di sfruttamento petrolifero in Ciad-Camerun, dove altissimi erano i rischi di corruzione e malversazione, dal momento che questi due paesi sono tra i più colpiti dalla piaga della corruzione in tutto il mondò. La crociata anti-corruzione appare più un'operazione di facciata che altro. La Banca mondiale non sembra veramente intenzionata a raggiungere risultati concreti.
"Chiediamo quindi un'inchiesta indipendente sul ruolo della Banca mondiale, iniziando proprio dal caso del Lesotho, e la pubblicazione di una lista nera delle imprese coinvolte in casi di corruzione" ha concluso Tricarico. La Campagna per la Riforma della Banca mondiale ha invitato ha Praga Thagang Kholumo della ong del Lesotho Highland Church Solidarity Action Center per fare da portavoce alla denuncia. 

Sugli investimenti, la Banca sposa la formula di successo della nuova economia (soltanto la formula), secondo cui bisogna investire nelle persone. Migliorare le capacità, prima fra tutte quella ad avere meno figli, e creare competenze. Nel mirino le donne, la "riserva nascosta"  dell'Africa. Alcuni studi suggeriscono che se alle donne fosse data  uguale opportunità di accedere all'istruzione, la crescita economica  potrebbe essere, per questo solo fatto, dello 0,8% all'anno. Istruzione, sanità; nessun cenno però a quando i programmi di aggiustamento strutturale imponevano il taglio alla "spesa corrente", a cominciare dagli stipendi di insegnanti e medici.
 Quanto alle strategie economiche si punta ancora allo sviluppo di  settori orientati alle esportazioni, quelli dove i paesi avrebbero,  secondo la vulgata neoliberista, un "vantaggio comparato". E si citano esempi di successo, come il Mozambico (pre-alluvione), impegnato nella produzione e il trattamento degli arachidi - nonostante di benefici per i contadini se ne siano visti pochini. L'idea della Banca mondiale è di incoraggiare i flussi commerciali tra paesi africani e di formare delle "piattaforme" produttive che incoraggino l'arrivo di investimenti diretti dall'esterno. Ciò richiede infrastrutture, in paesi ancora fortemente indebitati - il 17% del pil va in media al pagamento del debito - e dove i crediti più recenti tendono ad evitare i governi per indirizzarsi a progetti gestiti al 100% da agenzie internazionali o straniere. Il che indebolisce oltremodo la legittimità delle istituzioni agli occhi della popolazione. La crescita degli spazi di partecipazione politica permetterebbe allora una maggiore responsabilizzazione dei governanti, dice la Banca mondiale, e una assunzione di responsabilità circa servizi e politiche sociali. 


Manifestazioni violente contro il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Washington-16/17 aprile 2000 .
Non costruisce nulla la violenza se non altra violenza. Queste manifestazioni esprimono comunque la percezione di una ingiustizia operata dagli attori della globalizzazione.

 

 


Seattle 1999-Contro il G8

L'opposizione violenta alle scelte dei protagonisti della Globalizzazione è quella che fa più notizia e non cambia le cose. 


Navigazione -Sei a pag. 2 di home >etica >         Etica e Nuova Globalizzazione> attori    Vai a pag.     1  2  3  4  5  6  7  8

NO-GLOBAL