L'etica della comunicazione pubblica o
dell'informazione
Documento della Chiesa Cattolica :
" Inter mirifica "
in : www.vatican.va
Esiste tutta una gamma di relazioni mediate, in cui le persone entrano in comunicazione
attraverso dei mezzi, che sono appunto detti mezzi di comunicazione
sociale, o più semplicemente media, come il giornale, la radio, la televisione.
L'etica dell'informazionedi
massa assume un'importanza sempre più decisiva nell'ambito dei diritti
della persona e dei gruppi sociali.Non solo perché - come osserva il documento vaticano Aetatis novae (1992), 2 - «ciò
che gli uomini e le donne dei nostri tempi sanno e pensano della vita
è in parte condizionato dal media», ma anzitutto perché l'informazione
è un bene pubblico e come tale va gestita e diffusa con la dovuta responsabilità
e correttezza.
Dove nasce il problema etico
?
Dal punto di vista etico, il problema non è quello di
censurare i prodotti immorali o di sfruttare i media per diffondere
prodotti edificanti. Sarebbe solo un atteggiamento pragmatico e autoritario,
che guarda ai media con intenti moralistici e strumentali, e che solitamente
ottiene effetti contrari a quelli voluti. D'altronde non basta nemmeno
ripetere che i media sono di per sé moralmente neutri e che è l'uso
che se ne fa che li può rendere buoni o cattivi. Prima ancora del loro
uso strumentale c'è una "filosofia" di fondo, una certa idea d'uomo
che soggiace a tutta la comunicazione sociale e che va interrogata criticamente.
I veri problemi etici nascono quando si pensa, per esempio, agli
interessi perseguiti da chi ha la proprietà dei media, al trattamento
(montaggio o manipolazione?) cui è soggetta la notizia che si vuol diffondere,
agli effetti prodotti sul pubblico raggiunto, alle responsabilità di
chi deve educare criticamente ai linguaggi dei media, ecc.
In particolare alcuni interrogativi etici si fanno oggi più urgenti
per la coscienza dei cittadini, degli educatori, dei credenti:
- Di fronte a una
comunicazione verticale a senso unico, come viene rispettato il diritto
delle persone a trasmettere messaggi oltre che a riceverli?
- Di fronte al
fatto che "oggi esiste solo quello che passa alla tv", come evitare
che cada nell'insignificanza o nella disistima generale tutta quell'immensa
zona di realtà (persone, popoli, esperienza, idee, valori ... ) di cui
i media non parlano?
- E ancora: quali
conseguenze ha sulla coscienza della massa il fatto che i media impongono
oggi un problema (solo perché è d'attualità) e domani lo fanno sparire
(perché non è più d'attualità)?
- Di fronte ai
modelli di comportamento veicolati dai media, come può la "famiglia
media", la persona semplice, il minorenne, sottrarsi al livellamento
conformistico della visione della vita, degli ideali, dei bisogni, dei
comportamenti?
- Di fronte al
monopolio dell'i nformazione da parte della cultura dominante, come
garantire uguali diritti di parola alle minoranze etnico-linguistiche
o religiose, agli immigrati, a gruppi sociali discriminati?
Diritti della persona e sistema informativo
Nel campo delle relazioni sociali esistono precisi diritti della persona,
ormai sanciti anche da costituzioni e legislazioni civili. Tra i principali:
- il diritto
di informazione, che, sotto il profilo attivo, è inteso come diritto
di informare o di esprimere e diffondere liberamente il proprio pensiero
(cfr. Costituzione italiana, art. 21) e, sotto il profilo passivo, è
inteso come diritto a ricevere le notizie che vengono diffuse dalle
fonti d'informazione e in particolare a ricevereun'informazione pluralistica
da una legittima pluralità di enti che fanno informazione;
- il diritto
alla verità o, in termini più realistici, il diritto alla completezza
dell'informazione, che significa dare all'utente dei media «le informazioni
necessarie su un fatto, permettendogli di distinguere nel contempo:
- quanto io (informatore) sono riuscito a raccogliere; - le mie fonti;
- il mio punto di vista»';
- il diritto
alla reputazione personale e istituzionale, il diritto cioè al rispetto
della propria intimità e di quella della famiglia, al rispetto del buon
nome o dell`immagine sociale" della comunità civile cui si appartiene,
dell'ente produttivo in cui si lavora, della confessione religiosa di
cui si è membri. Ne consegue il diritto alla rettifica e risarcimento
dei danni morali in caso di notizie fa se, "riservate", tendenziose,
infamanti diffuse intenzionalmente o per errore dai media.
Responsabilità etica di fronte
ai media
Nasce come ovvia contropartita a questi e simili diritti una serie
di "regole di comportarnento" che chiamano in causa le specifiche
responsabilità etiche dei promotori o gestori dei media, degli informatori,
degli utenti. Per tutti si tratta di acquisire e praticare anzitutto
una deontologia professionale che non ignori ma includa tra i suoi criteri
orientativi la dimensione etica, pena la disumanizzazione stessa del
comunicare mass-mediale. Per il pubblico fruitore si tratta di abilitarsi
a decodificare criticamente i vari messaggi.
L'insegnamento stesso della Chiesa ha cessato da tempo di insistere
sull'intervento censorio dell'autorità civile o religiosa, per puntare
invece decisamente sulla formazione responsabile degli operatori e del
pubblico, che ha il diritto-dovere di informarsi di attingere a diverse
fonti e di ritenere ciò che valuta buono".
In estrema sintesi, secondo questi documenti:
- incombe
agli operatori o promotori dei mass media di lavorare con serietà professionale (che comporta conoscenza dei mezzi, capacità tecniche ma anche sensibilità
umana), di garantire la verità dei fatti denunciandone le fonti e il
contesto, di evitare giudizi di valore occulti esplicitando i criteri
delle proprie scelte, di rispettare le minoranze soprattutto in regime
di monopolio, di non elevare il criterio economico o i tassi di ascolto
a unici parametri di valore del prodotto;
- compete ai
ricettori di fruire dei media in modo critico e creativo non solo
per sfuggire agli aspetti deleteri del condizionamento passivo, ma per
interagire positivamente con la logica del medium e i suoi contenuti.
Occorre perciò educarsi:
- alla comprensione
del processo comunicativo;
- al metodo
di lettura "storico-critico";
- al confronto
dei messaggi recepiti da varie fonti;
- al "ritorno
di comunicazione" (saper esprimere, quando occorra, reazioni
costruttive, disapprovazioni, integrazioni verso la testata o l'emittente,
per rompere la logica alienante della comunicazione a senso unico);
In particolare, per una maggior efficacia di quest'ultimo obiettivo:
è opportuno, se non necessario, associarsi civilmente, per contrastare
almeno con la forza numerica la "violenza simbolica" del sistema
informativo e pubblicitario;
- occorre adoperarsi,
a livello locale, per attrezzare e migliorare la comunicazione sul
territorio, in modo che i cittadini possano partecipare alla politica
della comunità (e ciò per integrare i due modelli opposti di comunicazione
oggi maggiormente attivati, ma insufficienti: la comunicazione primaria,
a tu per tu, in piccolo gruppo, in comunità di base, e la comunicazione
di massa, mass-mediale, impersonale);
- merita attenzione
e fattiva collaborazione ogni progetto di difesa delle culture umane
a rischio, appoggiando «il desiderio di numerosi popoli e gruppi
umani di disporre di sistemi di comunicazione e di informazione più
giusti e più equi, per garantirsi dalla dominazione o dalla manipolazione,
sia da parte dello straniero che dai propri compatrioti.
I Paesi in via di sviluppo hanno questo timore di fronte ai Paesi sviluppati,
così come vivono la stessa preoccupazione le minoranze di certe nazioni
sviluppate o in via di sviluppo » (Aetatis novae,16) |