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Ethos, etica e comunita' di fede cristiana IN CHE MODO LA RIVELAZIONE CRISTIANA AGISCE SULLA MORALE ? La chiesa,
nata e sviluppatasi nella comune professione di fede in Gesù Signore,
ha dovuto fin dagli inizi confrontarsi con il problema di quale comportamento,
di fronte a situazioni concrete, fosse corrispondente alla novità della
vita in Cristo. La comunità cristiana sviluppa un ethos comunitario proprio (e in questo senso specificamente cristiano) nella storia ; tale ethos fu , fin dalle comunità originarie, accompagnato da una riflessione che ne coglieva i valori . L'ethos dei cristiani e le loro riflessioni non sono indipendenti dalla storia umana in cui maturano. ATENAGORA ,filosofo cristiano
di Atene.-Supplica indirizzata all'Imperatore Marco Aurelio e al figlio.
(anno 176.d.C.) Nell'interpretazione cristiana dei valori umani, fatta 'da persone storiche', non è possibile produrre alcun ethos comunitario cristiano culturalmente incondizionato. Più che produrre un'etica nuova i cristiani hanno evangelizzato le culture dei popoli. La maturazione etica dei cristiani a sua volta diventa un elemento dinamico della evangelizzazione delle varie culture. La chiesa degli inizi matura la propria etica confrontandosi dapprima con il patrimonio religioso e culturale della tradizione ebraica, poi anche liberandosi da ciò che in quella diventava impedimento e assumendo elementi di provenienza culturale diversa come il patrimonio etico e spirituale dei cristiani di origine non ebraica . Quando si parla di un proprium storico della morale dei cristiani, ci si riferisce
ad un ethos , un sentire etico che essi condividono e comunitariamente
sviluppano : Giocano in questo sviluppo Nella dinamica storica di una comunità cristiana sono sempre all'opera la fede (= rivelazione= grazia o salvezza ricevuta, Gesù vivente) e la ragione . La riflessione morale cristiana riguarda il modo in cui la vita morale viene assunta consapevolmente all'interno della vita di fede, cioe' nella vita di speranza e di carita' con Dio e con i fratelli.L' autonomia morale dei cristiani Il concetto di autonomia morale è fondamentale nell’etica, sia filosofica che teologica. Esso indica che la persona umana è, in un certo senso, legge a se stessa e non può essere sottomessa a una norma che le sia totalmente estranea. Si tratta, infatti, di una qualità inerente al suo essere.
La sua corretta comprensione è decisiva perché ogni attività sia conforme alle esigenze dell’etica .
La materia è complessa. Secondo la dottrina della legge naturale (lex naturalis) l’uomo deve agire secondo la sua natura ragionevole . Essa è norma assoluta, immutabile non condizionata da elementi ad essa estranei quali: utilità, interesse, piacere, pressione sociale, situazioni storiche, volontà di Stati e poteri ecc. Il soggetto, quindi, trova sempre in se stesso o nel suo essere una norma metafisica di comportamento, anche prescindendo dalla rivelazione cristiana.Dal punto di vista teologico tale norma è autonoma perché il suo fondamento prossimo è nell’uomo, ma è anche teonoma, perché il suo fondamento ultimo è Dio. AUTONOMA (=la norma etica ha origine nell'uomo) ESPERIENZA MORALE Ci sono sempre state nella storia posizioni che hanno esaltato l'uno o l'altro aspetto della morale cristiana. I teologi moralisti cattolici che in questi anni sono andati proponendo e difendendo il modello «morale autonoma», per indicare i compiti e lo statuto della teologia morale, non intendono certo affermare che l'essere credenti o meno sia indifferente dal punto di vista etico. Tuttavia, da più parti si è affermato che le loro posizioni, di fatto, portano quanto meno a un deprezzamento del valore della fede per il campo morale . In altri termini si teme il fenomeno di una secolarizzazione, di una dissociazione tendenziale tra fede e ragione morale. Da questa premessa altri derivano l'affermazione che dunque soltanto la fede è in grado di fondare e di rendere certe le norme morali. Così, ad esempio, Stòckle afferma che l'etica ha bisogno di quella «totalità della comprensione dell'esistenza. che non è più aperta alla ragione, ma accessibile soltanto alla fede», perché solo cosi può conoscere «i dati del senso ultimo e del fine ultimo, necessari per garantire la propria evidenza» Morale autonoma Coloro che evidenziano l'aspetto autonomo sostengono che : --La creazione permette di interpretare la realtà come predisposta e internamente ordinata ad una vita veramente umana nel mondo. --La ragione dell'uomo è capace di leggere ed interpretare le potenzialità del reale per ordinarlo storicamente a tale esistere e convivere umano. --La rivelazione è un "aiuto " per decifrare correttamente la realtà , per conoscerla in modo oggettivo sia per cio' che riguarda il soggetto morale, la persona, sia per ciò che riguarda i suoi compiti. -- La morale cristiana è morale autonoma in quanto viene a strutturarsi autonomamente dalla rivelazione: la rivelazione ha solo funzione di aiuto , stimolo e luce . Morale teonoma Altri teologi , come Stóckle , evidenziano l'aspetto di morale teonoma , come 'etica della fede'. -- esiste per l'uomo come realtà storica la possibilità di precisare e di formulare contenuti etici vincolanti : all'interno dell' ethos del vissuto c'è sempre una esperienza di contrasto che fa emergere da un lato la negatività di ciò che minaccia l'" essere integralmente uomini " e dall'altro il positivo che lo favorisce . Tutto ciò può venire colto e indicato dalla riflessione razionale. La riflessione etica è sempre necessaria per accompagnare, verificare e purificare l'ethos del vissuto, anche rispetto a quei valori che già sono stati riconosciuti ed acquisiti. -- Bisogna certamente riconoscere che la ragione umana è in grado di conoscere e di formulare norme morali valide. La ragione umana, però, è fragile e limitata; essa non è in grado di svelare a se stessa la sua origine e il suo destino; essa è storicamente condizionata: è la ragione dell'uomo peccatore e il peccato costituisce una situazione storica esistenziale, che condiziona dall'interno le possibilità umane. A causa di ciò, quanto la ragione umana è in grado di riconoscere e proporre sul piano etico, anche se valido, avrà sempre il carattere della discontinuità, della frammentarietà e dell'incompiutezza. Soprattutto, la ragione dell'uomo è in difficoltà nel fondare con certezza le proprie conclusioni, perché non è in grado di raggiungerne l'evidenza . --E' necessaria la fede (= la rivelazione , Gesù ) per dare fondamento evidente al senso e al fine della vita umana. Solo nella fede si fa evidente il carattere propriamente vincolante dell'esigenza etica; solo nella fede è pienamente evidente il nucleo fondamentale dei contenuti morali (il comandamento della carìtà) nella sua istanza assoluta e incondizionata. -- Sulla base specifica della fede e della vita di grazia, la comunità credente avrà anche contenuti morali specifici, non altrimenti accessibili alla sola ragione umana. Afferma Stóckle che una fondazione teonoma è necessaria per la morale, anche sul piano conoscitivo, per la consapevolezza certa ed evidente circa il carattere vincolante dell'istanza etica e circa il riconoscimento dei suoi contenuti. La morale cristiana è autonoma e teonoma. Ci sono alcuni punti fermi nel dibattito teologico : 1. l'uomo è creatura, capace di riconoscere il vero e il bene, perciò è libero e responsabile, costitutivamente in relazione con Dio. 2. Oltre che dai limiti creaturali, egli è segnato dal peccato, che porta le sue conseguenze in tutta la persona, conoscenza e libertà, interiorità e visibilità delle relazioni, individualità e solidarietà storico-sociale.Rm7,14 Sappiamo infatti che la legge (di Mosè) è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato.15 Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto.16 Ora, se faccio quello che non voglio,.. non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.18 Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo;19 infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.20 Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.21 Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. 22 Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio,23 ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra.24 Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? 3. Cè la redenzione in Cristo che ha la sua efficacia sulla persona: redenzione che è donata all'uomo, che ha bisogno di essere da lui accolta e per la quale anche la capacità di accoglierla è dono di Dio in Cristo.25 Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! ..,8,1 Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù.2 Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Poiché l’uomo è essenzialmente e interamente aperto a Dio, la teonomia, più che la dipendenza dell’uomo da Lui, indica la sua vocazione e orientamento a lui. La legge naturale lo relaziona necessariamente a Lui. La sua etica è : vivi da libero e capace di amare Dio e il prossimo dello stesso amore soprannaturale, la carità , che Gesù ti ha donato. Giac 2,12 Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché13 il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio. L'unità di grazia e rivelazione in Gesù radica nella storia umana un ethos cristiano: in esso non è possibile separare , l' 'umano' dal 'cristiano' (ma non sarà indifferente distinguerli) ; il 'cristiano' può e deve essere 'umanamente' vissuto e testimoniato. Gaudium et Spes (n° 16) sottolinea che l’uomo non dà la legge a se stesso, ma la scopre in sé e che Dio, in quanto suo creatore, ne è l’autore. In questa legge, così intesa e diventata sua (teonomia partecipata), l’uomo conosce se stesso e si orienta liberamente a diventare quel che deve essere. All’interno dell’uomo, essere libero, la legge naturale è teonoma, dinamica, fonte di autonomia, priva di ogni staticità o fissismo. La teonomia non può contraddire quell’autonomia che fonda e alimenta incessantemente. La libertà della creatura umana, quindi, non può prescindere dal proprio Creatore. In questo senso non è assoluta. Iscritta nella teonomia, l’autonomia è garantita da ogni arbitrarietà distruttrice, compresa l’autodistruzione dell’uomo. Riconoscendo l’origine e l’orientamento della propria autonomia, l’uomo evita l’autodistruzione . La legge morale naturale è, nello stesso tempo, autenticamente teonoma e relativamente autonoma . In definitiva, da un lato : Il riferimento alla
creazione non legittima la dimenticanza della storia di peccato con
la sua efficacia negativa. Chiamato a vivere da credente, l’uomo storico ricerca i comportamenti più corretti e adeguati alla vita buona da realizzare. La domanda antica, che gli si ripropone in ogni tempo e in ogni contesto culturale, è come condurre tale ricerca. I termini autonomia, eteronomia e teonomia rispondono a questo “come”. Ciò significa che ogni volta, l’etica deve confrontare le proprie esigenze specifiche con le situazioni culturali e le concezioni filosofiche sul mondo e la vita dell’uomo. |
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