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| Rapporti sessuali prematrimoniali?
(COME PARLARE DELLA SESSUALITA' AI VOSTRI FIGLI-PIEMME) Se l'eros si esprime in rapporti sessuali quando
ancora manca anche uno solo dei valori che costituiscono l' umanità, l' eticità di
una famiglia ,in queste condizioni l'eros non è capace
di esprimere il suo significato totale, vero (=non sarebbe etico).
Per questa ragione i rapporti sessuali prematrimoniali sono considerati
moralmente errati : la procreazione cui sono orientati per natura,
non avverebbe nelle condizioni naturali ottimali per i nascituri, cioè etiche. I metodi "anticoncezionali" Una scorciatoia al problema della procreazione nei rapporti
prematrimoniali od extraconiugali viene comunemente trovata attraverso
l'uso di metodi anticoncezionali : chiudendo la relazione sessuale
alla procreazione. I metodi naturali .
I metodi naturali entrano a pieno diritto come la sola strada
percorribile per la coppia che voglia vivere la sessualità nella
pienezza dei suoi significaticioè : Solo i metodi naturali possono essere rispettosi di tutti questi valori contemporaneamente. Tale proposta è poi affidata alla libertà della
coppia, che può o meno realizzare questo cammino di crescita. Infatti,
la riuscita non è certamente un risultato automatico, tanto è vero
che
è possibile anche usare questi metodi con una mentalità contraccettiva,
che certamente tradisce lo «stile di vita» dei metodi naturali
e non aiuta la coppia a crescere. Il primo in senso temporale è stato il metodo Ogino (dal nome del medico giapponese che lo ha ideato). Tale metodo cerca di prevedere la fase fertile basandosi sulla scoperta, dovuta appunto ad Ogino, della relazione temporale che c'è tra l'ovulazione e la mestruazione successiva. La previsione viene ricavata a partire dai dati retrospettivi relativi alla lunghezza dei cicli e calcolando statisticamente il periodo fertile mediante l'applicazione di una formula matematica. Ouesto metodo al di là degli indubbi meriti presenta anche dei limiti come il fatto di basarsi sul dato statistico. Sappiamo tutti infatti come la statistica non sempre è aderente alla realtà: all'inizio di un ciclo nessuna donna può sapere con certezza quanto esso potrà durare. In un'altra prospettiva si è posto il secondo metodo messo a punto, detto della temperatura basale, che cerca cioè di conoscere, attraverso l'indice termometrico, la fertilità nel suo evolvere. Il dato scientifico che sta alla base di questo metodo naturale è stato ricavato dall'osservazione che il progesterone, un ormone che viene prodotto dal corpo luteo formatosi sull'ovaio appena dopo il momento ovulatorio, causa l'innalzamento della temperatura basale della donna. La temperatura basale è la temperatura misurata al mattino, in condizioni di riposo (cioè prima di alzarsi dal letto) dopo un adeguato numero di ore di sonno. Rilevando l'avvenuto rialzo termico e il permanere della temperatura elevata per tutta la fase successiva, dopo qualche giomo si può ritenere avvenuta l'ovulazione. Questo significa che la temperatura basale offre un dato molto preciso solo per la fase postovulatoria, ma non è in grado di offrire informazioni circa il periodo preovulatorio. Successivamente si è cercato di ovviare a questi limiti della temperatura basale giungendo a mettere a punto dei metodi che unissero altri indici o sintomi in grado di dare indicazioni circa la situazione della fertilità in fase preovulatoria. Il primo di questi metodi naturali «combinati» è stato il metodo ciclotermico. Utilizzando il dato ottenuto con il calcolo secondo Ogino per poter identificare l'inizio della fase fertile e aggiungendo l'indice termometrico della temperatura basale per riconoscere con precisione la fine della fase fertile, si è riusciti a superare buona parte dei limiti dei due metodi citati quando usati singolarmente, ottenendo un buon metodo naturale. A questo punto nell'evoluzione della ricerca scientifica è accaduta una piccola rivoluzione con la scoperta del ruolo importante del muco cervicale nell'evoluzione della fertilità. Il muco, un fattore determinante per la fertilità, è prodotto dalle cellule mucipare presenti nel canale cervicale, che sono stimolate alla sua produzione dagli ormoni ovarici (estrogeni e progesterone). La presenza nel sangue di estrogeni con un tasso superiore al livello basale, stimola la produzione di muco di tipo fertile, e, poiché gli estrogeni crescono durante il periodo della maturazione della cellula uovo nell'ovaio, ciò indica l'avvicinarsi del momento ovulatorio. Questo tipo di muco è permeabile agli spermatozoi che inizialmente entrano a fatica, ma via via, avvicinandosi l'ovulazione, vengono addirittura aiutati dai filamenti del muco fertile ad entrare nel canale cervicale per poi risalire successivamente l'utero e le tube. Quando invece nel sangue è presente il progesterone, cioè dopo avvenuta l'ovulazione, dalle specifiche cellule mucipare del canale cervicale viene prodotto un muco con caratteristiche diverse da quelle del muco estrogenico, che chiude il passaggio agli spermatozoi rendendo infertile la donna e quindi la coppia. Questa scoperta ha permesso di mettere a punto dei metodi naturali estremamente precisi nell'offrire la possibilità di conoscere giorno per giorno lo stato della fertilità mettendo la coppia nella condizione di compiere scelte responsabili sulla base di conoscenze scientificamente molto valide. Sono così nati i due metodi che oggi sono ritenuti i pffi validi
per la precisione che sono in grado di offrire. Il secondo metodo naturale, legato alla scoperta dei significato relativo alla fertilità del, muco cervicale, è il metodo Biffings (dal nome dei coniugi medici australiani che lo hanno ideato). La prospettiva di questi studiosi è stata quella di offrire un solo sintomo preciso, studiato molto approfonditamente, per identificare l'inizio e la fine del periodo fertile, con lo scopo di evitare che il prestare attenzione a più dati contemporaneamente possa confondere la donna o la coppia. E sintomo considerato è il muco cervicale osservato con precisione in tutte le sue modificazioni qualitative di aspetto e consistenza. Ma ancora più importante per la validità del metodo è l'attenzione che si deve prestare anche alla sensazione vulvare, determinata dalle modificazioni dei muco cervicale. La sensazione percepita alla vulva, come ogni sensazione, è la lettura che avviene a livello della corteccia cerebrale di stimoli che colpiscono i recettori periferici, in questo caso quelli della vulva; ciò significa che il dato, pur essendo percepito dal soggetto, ha in sé una sua oggettività, che si può verificare ogniqualvolta la donna prest attenzione alla presenza o meno di una sensazione di umidità alla vulva e al ditverso grado di intensità con cui essa può manifestarsi. Lo sviluppo del «sintomo delmuco» (intendendo con questo termine entrambi i dati: le caratteristiche visive e la sensazione vulvare), dal momento dei suo primo apparire, che indica l'inizio della fase fertile, deve crescere in modo graduale per poi mutare rapidamente: solo così è identificabile il picco ovulatorio, che consente di stabilire successivamente la fine del periodo fertile. Anche il metodo Billings è un metodo molto valido. Tutti i metodi naturali descritti, per essere affidabili devono essere appresi in modo corretto ed applicati secondo le indicazioni precisate dagli studiosi che li hanno ideati; non si possono fare delle interpolazioni personali perché in questo modo si rischia di falsare tutta la loro validità. Ad esempio, una convinzione molto diffusa, ma assolutamente falsa, è che il metodo sintotermico consista nel metodo Billings a cui sia aggiunto il dato della temperatura basale. Se anche alcuni sintomi sembrano apparentemente considerati nello stesso modo, in realtà i dati vengono interpretati in modo diverso e quindi i due metodi non possono essere mescolati; in caso contrario, invece che avere a disposizione due metodi, validi quando usati secondo la propria specifica metodologia, si finisce con l'avere in mano un metodo poco valido, in quanto basato su una metodologia non sperimentata, che ne falsa i presupposti e i dati. E' importante quindi che l'apprendimento avvenga presso centri di insegnamento del metodo prescelto, dove ci sono persone preparate molto seriamente per questo compito di grande responsabilità. E' di fondamentale importanza comprendere che tutti i metodi naturali, quando usati per rinviare il concepimento, offrono il massimo della loro efficacia vivendo l'astensione periodica durante il periodo fertile. Infatti, quando imparati ed usati correttamente, gli ultimi metodi citati, sintotermicí e Billings, hanno una efficacia molto vicina al 100% nel prevedere con precisione la fase fertile. L'uso della sessualità comporta il fatto di dover gestire la fecondità. Parlando di sessualità adolescenziale il tema delle gravidanze precoci assume una grande importanza. Quando la sessualità sia vissuta come necessitata, essa impone l'esigenza di una informazione contraccettiva efficace da impartire agli adolescenti. In caso di suo fallimento emerge la proposta del ricorso all'IVG (interruzione volontaria di gravidanza). Tali interventi sulle adolescenti stanno aumentando numericamente e questo è «logico» se si tiene conto della psicologia tipica dei ragazzi di quest'età, poco inclini alla contraccezione per vari motivi. Prima di tutto l'adolescente rifiuta l'aspetto di programma o di progetto che, sebbene in negativo, è insito nella contraccezione. Questo accade perché per l'adolescente il comportamento sessuale è spesso una fuga, che quindi si oppone al programma della contraccezione che, al contrario, richiede una scelta e pertanto è avvertito come opprimente.Il secondo motivo va ricercato nel fatto che l'adolescente, mancando della capacità di integrazione, ha una percezione parziale della realtà che lo porta a negare la fecondità dei rapporto sessuale; l'ultimo motivo, ma non meno importante, è l'atteggiamento mentale dell'adolescente, che dubita sempre di se stesso e quindi anche della propria fecondità e, magari inconsapevolmente, cerca la gravidanza per provare a se stesso di essere capace di procreare. Il concetto di una sessualità necessitata e del conseguente bisogno di una contraccezione efficace porta alla negazione culturale degli effetti secondari legati all'uso dei contraccettivi sugli adolescenti: tali effetti si possono rilevare sia a livello fisico, anche se generalmente ignorato dai mass media, sia a livello psicologico-maturativo, molto meno conosciuto. Quel che è peggio è che si finisce con il negare, sempre a livello culturale, anche gli indiscussi danni fisici psicologici e spirituali dell'aborto procurato, in nome di una pretesa «liberazione della donna». L'informazione contraccettiva, soprattutto quando viene trasmessa nei termini di bisogno di sicurezza contraccettiva assoluta, non fa che creare negli adolescenti l'angoscia della gravidanza - problema condiviso anche da molti adulti -. Inoltre esso contribuisce a creare un'immagine falsa della gravidanza, che da «evento naturale che segue il rapporto sessuale in fase fertile», diventa un «pericolo da evitare». Tale informazione è anche responsabile di una concezione distorta della fertilità, che viene ad essere eccessivamente dilatata rispetto alla realtà. Ogni rapporto sessuale viene infatti pensato come fertile perché non se ne conoscono i ritmi biologici. Dobbiamo comunque ricordarci che la contraccezione «assoluta» è pura utopia, in quanto in realtà essa offre solo uno strumento, talora di efficacia altissima ma non assoluta: non esistono contraccettivi sicuri al 100%. La pillola del giorno dopo di Maria Luisa Di Pietro, Istituto di Bioetica dell'Università Cattolica del S. Cuore, Roma Nel richiamare, al n. 13 della Lettera Enciclica Evangelium
vitae, l'attenzione sulle radici comuni della contraccezione e dell'aborto ("come
frutti di una medesima pianta"), Giovanni Paolo II sottolinea come
questa "connessione" non sia solo a livello culturale, ma anche
tecnico: "...la stretta connessione che,
a livello di mentalità, intercorre tra la pratica della contraccezione
e quella dell'aborto emerge sempre di più e lo dimostra in modo
allarmante anche la messa a punto di preparati chimici, di dispositivi
intrauterini e di vaccini che, distribuiti con la stessa facilità dei
contraccettivi, agiscono in realtà come abortivi nei primissimi
stadi di sviluppo della vita del nuovo essere umano". Un prodotto ad azione antinidatoria è, dunque, abortivo. Vi è poi chi, pur riconoscendo che la "pillola del giorno dopo" è un abortivo, porta l'attenzione sul fatto che potrebbe essere fino al 20% dei casi anche un contraccettivo: questo solo nel caso in cui venga assunto prima della liberazione della cellula uovo dall'ovaio. Ma è verosimile che una donna, la quale per diverse ragioni fa ricorso alla "pillola del giorno dopo", conosca esattamente in che fase del ciclo si trova sì da poter prevedere se si verificherà l'effetto abortivo o quello contraccettivo? Forse bisognerebbe fare un'ecografia per monitorizzare lo sviluppo del follicolo ovarico e un dosaggio ormonale per prevedere il momento dell'ovulazione: ma questo non è né nelle intenzioni né nelle reali possibilità di chi caldeggia il ricorso alla "pillola del giorno dopo". E non solo: anche se è vero che la donna che assume la "pillola del giorno dopo" può non avere iniziato una gravidanza o che l'effetto abortivo non si verificherà, la donna che la chiede e il medico che la prescrive o somministra accettano volentieri il rischio di provocare un aborto. Anzi avrebbero optato proprio per l'aborto se si fosse verificata una gravidanza. In altre parole: si è di fronte ad una vita (o - ma non possiamo prevederlo - ad una possibilità di vita), che comunque non si accetta, tanto da essere disposti a correre nell'80-100% dei casi il rischio di sopprimerla. Nel recente dibattito sulla "pillola del giorno dopo", in particolare, e sulla "contraccezione d'emergenza" in generale, è stata attirata l'attenzione solo su una situazione con la quale tanti disperati si stanno confrontando in questi giorni: la violenza sulle donne in periodo di guerra. Ma attenzione: le campagne a favore della "pillola del giorno dopo" non riguardano solo le zone di guerra, e il loro obiettivo non sono solo le donne che hanno subito violenza. Se diamo uno sguardo a ciò che è avvenuto in questi ultimi anni, ci possiamo rendere conto di alcuni avvenimenti forse poco noti perché non toccano così profondamente le "corde" dell'emozione umana come nel caso della violenza sessuale e fanno parte, si potrebbe dire, di un vivere quotidiano al quale ci siamo oramai assuefatti. Basti pensare che accanto alle molteplici richieste a che tutta la "contraccezione d'emergenza" venga distribuita nelle farmacie come prodotto di banco, ovvero senza la necessità di una prescrizione medica e che sia ampiamente disponibile presso tutti i presidi di assistenza sanitaria alle donne e, in particolare, le adolescenti, vi sono anche piani di intervento che prevedono l'invio continuo e programmato di "contraccezione d'emergenza" sia nei paesi in via di sviluppo sia nelle zone di raccolta dei rifugiati. È, infatti, "costume" delle organizzazioni di pianificazione delle nascite inviare "kit" per l'emergenza riproduttiva non solo all'indomani di una guerra - il che potrebbe far pensare ad un interesse per la donna appena violentata pur a fronte di un disinteresse per il bambino concepito -, ma di continuo in quei luoghi in cui, non riuscendo a contenere comportamenti violenti, si vuole risolvere in questo modo la situazione. Si veda, come esempio, quanto è stato pianificato nel 1996 per le regioni dei Grandi Laghi dell'Africa Centrale: sono stati stanziati ben 500.000 dollari per dispensare aiuti a favore della salute riproduttiva. Il "pacchetto" d'intervento prevedeva: la pianificazione familiare; la prevenzione del cosiddetto unsafe abortion (aborto in condizioni di non sicurezza); la "contraccezione d'emergenza" per le donne vittime di una violenza sessuale o che avevano avuto rapporti sessuali "non protetti" o non programmati. In modo coatto o in modo subdolo, illudendo le donne di scegliere in libertà, ma in realtà violando la loro personale libertà di scelta, vi è dunque chi lavora contro la vita umana, contro la dignità della donna, contro i diritti della persona. Si rispetta, infatti, la donna facendole credere che assumendo la "pillola del giorno dopo" non causerà l'uccisione del suo bambino? O non si tratta piuttosto di dare avvio ad un'altra forma di schiavitù, quella legata all'ignoranza non di chi non avrebbe la possibilità o la capacità di conoscere, quanto di chi è stato deliberatamente tenuto all'oscuro della verità? Si rispetta, forse, il diritto dell'adolescente ad essere educata, a conoscersi, ad assumere la capacità di farsi rispettare, riducendo tutta l'assistenza alla prescrizione e somministrazione della "pillola del giorno dopo"? Il diritto ad essere educata: sì, perché anche in questo caso l'educazione è l'unica forma di prevenzione. E per prevenire la diffusione della "contraccezione d'emergenza" è necessario aiutare la donna - e anche l'uomo - a percepire il valore di ogni nuova vita chiamata all'esistenza, a riscoprire il vero significato e valore della sessualità, a comprendere il significato della paternità e della maternità responsabili. Solo questa è la strada da percorrere e non certo quella della propaganda o della dispensazione di contraccettivi. Non si può, infatti, combattere l'aborto con la contraccezione. Questo perché chi ricerca la prevenzione della gravidanza con la contraccezione di barriera o ormonale - tra l'altro non si può escludere per quest'ultima un meccanismo d'azione anche abortivo -, andrà a richiedere, in caso di fallimento, l'aborto. Un altro obiettivo delle campagne di diffusione della
"pillola del giorno dopo" è, come già detto,
la donna vittima di una violenza sessuale. Vi è chi ha scritto
che, in questo caso, il concepimento
è stato il risultato di un atto di violenza, che è quanto
di più crudele, cattivo, esecrabile (sempre che gli aggettivi
possano esprimere nella pienezza la brutalità e disumanità di
questo atto), una donna possa subire: non accettare la eliminazione di
questa vita - si dice - significherebbe peccare di insensibilità!
Premesso che la stessa idea di eliminare un vita, anche appena concepita, è in
se stessa una espressione di grande insensibilità, vorremmo soffermarci
a riflettere su due interrogativi. COME METODO PER L'ABORTO Per quanto si tratti di un metodo
alternativo all'aborto, da attuare sempre nell'ambito della legge
194/78, l'uso della RU486 pone numerosi e gravi interrogativi etici
di cui spesso non si parla. Prof. Antonio G. Spagnolo LE MALATTIE A TRASMISSIONE SESSUALE (COME PARLARE DELLA SESSUALITA' AI VOSTRI FIGLI-PIEMME)
Le malattie a trasmissione sessuale Negli ultimi venti anni si sta assistendo ad
una vera e propria recrudescenza di tali malattie nei paesi industrializzati.
Ciò è collegato Anche in Italia negli ultimi anni si sta assistendo alla recrudescenza di queste malattie la cui diffusione si era notevolmente ridotta dopo l'avvento degli antibiotici. Valgono anche qui i motivi citati per gli altri paesi dell'Occidente, favoriti da una diffusa povertà di valori nella società adulta che ha inevitabilmente influenzato anche il comportamento dei giovani, rendendoli precocemente disponibili al rapporto sessuale occasionale nel contesto di una sessualità ridotta a genitalità e intesa solo nel suo aspetto ludico, sganciato da qualsiasi riferimento ai valori. Si è anche potuto osservare una diffusione non solo delle classiche malattie veneree, come la gonorrea e la sifilide o lue, ma anche e soprattutto di talune malattie virali (da Herpes Virus genitalis e soprattutto da Papilloma Virus) particolarmente serie perché strettamente correlate con le lesioni preneopiastiche della cervice uterina. Inoltre talune malattie particolarmente subdole e perciò molto diffuse, come quelle da Chlamydia, sono in grado di causare sub-fertilità maschile e sterilità femminile per danno delle tube, a seguito della risalita dei genni dalla cervice uterina. Gli agenti patogeni ora citati (ed altri ancora) sono inoltre in grado di determinare nella donna la cosiddetta malattia infiammatoria pelvica (Pelvic Inflammatory Disease o PID). Ma da qualche anno la più conosciuta e la più temuta tra le STD è l'AlDS, per la sua diffusione e, fino ad oggi, per il suo esito infausto. A tutte questi tipi di patologie le adolescenti
sono più esposte per motivi di ordine comportamentale, come
già riferito, ma anche per motivi di ordine fisiologico a causa
della presenza sull'esocervice uterina dell'epitelio colonnare endocervicale,
più «accogliente» nei confronti dei germi patogeni,
che in età più matura si «ritira» nell'endocervice
rendendo meno facile il contagio. Altri fattori favorenti le STD in
età
adolescenziale sono: Procedendo ad un rapido excursus delle patologie più
significative si può iniziare dalle malattie veneree classiche. Nel caso di salpingite cronica gonococcica, risultato di una malattia
non diagnosticata precocemente o trattata in modo inadeguato, oppure
ancora come risultato di recidive plurime, si può avere una sterilità da
occlusione tubarica bilaterale. L'infezione primaria si verifica più frequentemente nei giovani ed il picco di incidenza massima è compreso tra i 20-25 anni. Le lesioni secondarie compaiono dopo 2-6 mesi dall'infezione primaria. Nello stesso periodo si può avere la diffusione dei batterio responsabile della malattia a molti tessuti organi ed al liquido cefalo-rachidiano, con possibili conseguenze neurologiche. Le lesioni vulvari in questo caso sono per lo più rappresentate dai «condilomì piani luetici» che si possono estendere anche al perineo. La lesione sifilitica terziaria appare come una larga ulcerazione necrotica, circondata da tessuto duro ed edematoso: ossia la «gomma luetica». Le forme a localizzazione vulvare, vaginale o cervicale in genere vengono diagnosticate solo in seguito ad una visita, perché dal punto di vìsta soggettivo non danno in genere alcun disturbo e costituiscono talora un reperto a sorpresa per la paziente e per il ginecologo. La localizzazione uterina invece dà sintomi più apprezzabili. La diagnosi attraverso i test sierologici è possibile solo dopo 15-20 giomi dalla comparsa del sifiloma. La terapia è antibiotica e le pazienti vanno tenute sotto controllo in un ambulatorio specializzato sia dal punto di vista clinico che sierologico per almeno dieci anni. In caso di gravidanza si devono ripetere gli esami clinici e sierologici e sì devono riprendere dei cicli di terapia antibiotica. Tra le flogosi ìnfettive trasmissibili al partner ricordiamo l'infezione classica da Trichomonas, che si localizza nella vagina e nella vulva, ma può estendersi anche alla cervice uterina, senza escludere la possibilità di una risalita dei Trichomonas vaginalis, un protozoo che è la causa di tale malattia, fino alle salpingi ed alla pelvi dove può determinare una infezione pelvica (PID). Questo tipo di infezione può essere trasmessa anche da soggetti che sono portatori e non hanno sintomi di infezione. I sintomi sono: abbondanti perdite vaginali maleodoranti, talvolta con tracce di sangue, presenza di prurito e bruciore e dispareunia (dolore durante il rapporto sessuale). La diagnosi nella donna è facilmente stabilita mediante una visita ginecologica e l'esame microscopico della secrezione vaginale. La terapia è di tipo sistemico, cioè non solo mediante l'uso di prodotti topici (candelette, ovuli ecc.), ma anche con preparati somministrati per via orale. E' importante sempre intervenire con la terapia anche sul partner per evitare le reinfezioni che possono portare a recidive. E' da ricordare che nelle portatrici di infezione recidivante da Trichomonas l'incidenza di un carcinoma del collo o una displasia grave è elevata (5-6 per mille). Tra le infezioni virali ricordiamo quella da herpes genitale dovuta generalmente all'Herpes Simplex Virus di tipo 2 (HSV2), più raramente di tipo l. Questi due virus possono dare anche gravi complicanze neurologiche come meningiti, encefaliti ecc. La via preferenziale di contagio, anche se non esclusiva, è il rapporto sessuale. E' una patologia particolarmente frequente negli adolescenti e nei giovani adulti; i soggetti immunodepressi hanno una particolare predisposizione ad esserne colpiti. Questa patologia ha un periodo di incubazione di 3~6 giorni e si manifesta talora con febbre e malessere e con la caratteristica comparsa delle piccole vescicole a livello genitale, nella donna più frequentemente in sede vulvare o vaginale, o cervicale; nell'uomo la sede tipica dell'herpes genitale è la mucosa del giande. I sintomi sono dolore e bruciore piuttosto intensi e prurito. Quando è coinvolta l'uretra si ha una grave disuria talora con ritenzione di urina. Caratteristica tipica dell'infezione è la possibilità di frequenti recidive. Quando queste recidive sono a livello vaginale o cervicale in genere sono asintomatiche ed è questa la ragione della possibilità di diffusione in seguito a rapporti sessuali. Le recidive compaiono con periodicità molto diversa da caso a caso. La diagnosi non è facile, soprattutto se ci si trova nella fase di localizzazione del virus nei gangli nervosi. L'esame colturale è un buon mezzo diagnostico nella fase sintomatica della malattia ed è una modalità estremamente importante nelle donne gravide, che devono essere trattate per evitare al feto di infettarsi durante il passaggio nel canale del parto. La terapia più moderna è eseguita con agenti antivirali in genere per via orale. Il Virus Papilloma umano (HPV), un Papovavirus, è la causa delle verruche genitali o condilomi. Vi sono tre tipi di condilomi: acuminati piani ed endofitici. Il virus agisce infettando il nucleo delle cellule epiteliali e ne induce la rapida divisione per cui si ha una crescita di tessuto con caratteristiche diverse a seconda del ceppo di HPV che ha provocato rinfezione. I condilomi acuminati sono più frequenti a livello vulvo-perineale, mentre a livello cervicale sono più frequenti i condilomi piani ed endofitici. La malattia è trasmessa per lo più con il contatto sessuale ed è in aumento. Sovente i condilomi sono asintomatici, quelli acuminati vengono diagnosticati abbastanza facilmente per il loro caratteristico aspetto con l'ispezione accurata dei tessuti vulvo-perineali ma occorre sempre accertare se le lesioni sono estese anche in altre zone dell'apparato genitale, con aspetto diverso. La terapia è piuttosto difficile e non ancora dei tutto perfezionata; si basa su applicazioni topiche sulle piccole lesioni ma poiché l'evoluzione dei condilomi è condizionata dai meccanismi di immunità cellulo-mediata, è il trattamento con Interferone quello seguito da maggior successo. Recentemente si è utilizzato anche il LaserC02 per i condilomi acuminati con ottimi risultati. Recentemente è stata sottolineata l'importanza della Chlamydia trachomatis quale agente responsabile delle infezioni genitali sia nella donna che nell'uomo: secondo certe statistiche sarebbe responsabile di circa il 20-30% delle STD e quindi ciò significa che è una delle più frequenti forme di infezione venerea non gonococcica. Ciò è dovuto al fatto che si tratta di una patologia estremamente subdola, che facilmente sfugge all'attenzione. Si manifesta con stati infiammatori a vari livelli: nell'uomo come uretrite primitiva, epididimite o proctite, nella donna come cervicite, endometrite o salpingite. La Chiamydia può persistere nella cervice per molti anni senza dare disturbi o dando soltanto periodici episodi di flogosi acuta. La prevalenza di questo microrganismo nella cervice delle adolescenti sessualmente attive, ma asintomatiche, sarebbe del 10%. La diagnosi si basa su varie metodiche come la coltura, l'esame della secrezione dell'uretra anteriore del partner maschile e l'esame del siero della donna con la microimmunofluorescenza. La terapia è antibiotica ed è da trattare non solo chi è colpito clinicamente dall'infezione ma anche chi è stato esposto al rischio di contrarre la malattia durante rapporti sessuali con soggetti infetti. Si discute ancora, ma sembra che i dati trovino conferma, sulla importanza che la Chiamydia può avere nel provocare infertilità, aborto abituale, mortalità e morbosità perinatale (polmonite neonatale, congiuntivite da inclusioni del neonato ecc.) ed anche displasie della cervice uterina. L'AIDS è la più recente tra le STD (ha fatto infatti la sua comparsa poco più di una decina di anni fa) ed è certamente la più grave per gli effetti drammatici che produce. E' causata da un virus, l'HIV. Inizialmente questa patologia si è manifestata in gruppi particolari della popolazione quali omosessuali, tossicodipendenti e politrasfusi, ma ora si sta diffondendo anche nel resto della popolazione eterosessuale. Il rischio di trasmissione da femmina a maschio è del 52% e da maschio a femmina è del 10-40% (Alexander, 1990). La diagnosi si basa sulla ricerca degli anticorpi antiHIV, questo perché come per tutte le infezioni virali l'ingresso del virus nell'organismo determina una risposta immunitaria attraverso la produzione di anticorpi. In questo tipo di patologia però gli anticorpi non sono in grado di determinare la guarigione, ma sono solo in grado di segnalare che l'infezione è in atto, senza precisare lo stato della stessa. Resta comunque il fatto che il soggetto che è sieropositivo è sempre contagiante anche se si trovasse all'inizio del decorso clinico dell'infezione. Un altro problema importante da ricordare è quello legato al periodo chiamato «finestra immunitaria» in cui il soggetto, che si è contagiato, risulta ancora sieronegativo pur essendo già infetto e quindi contagiante. Tale periodo è generalmente di circa 6 mesi; un periodo di tempo maggiore è da considerare una eccezione. Il virus si può trasmettere sia attraverso un rapporto omosessuale
che eterosessuale con una persona infetta. Resta m'ultima patologia da ricordare ed è l'epatite virale, soprattutto di tipo B, che si può trasmettere anche attraverso il rapporto sessuale (è incerto se ciò possa valere anche per quella di tipo C). Si tratta di una patologia che può avere delle conseguenze anche serie, soprattutto se non viene diagnosticata per tempo o se cronicízza. PROFILATTICI ed AIDS K. APRIL, R. KOSTER, G. FANTINACCI, W. SCHREINER Conclusioni: I'ipotesi secondo la quale il profilattico costituisca una misura efficace di
prevenzione dall'infezione HIV non ha valore scientifico. Comunque l'uso
abituale del profilattico riduce il rischio di un contagio HIV. L'indice di protezione
di 5 (valore medio) appare insufficiente in presenza di una malattia infettiva
letale. Da raccoman dare sono principalmente misure di prevenzione sicuri: ( Le vignette sono tratte dal libro:COME PARLARE DELLA SESSUALITA' AI VOSTRI FIGLI-PIEMME) |
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