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I metodi "anticoncezionali" Una scorciatoia al problema della procreazione nei rapporti
prematrimoniali od extraconiugali viene comunemente trovata attraverso
l'uso di metodi anticoncezionali : chiudendo la relazione sessuale
alla procreazione.
Ciò è possibile ponendo attenzione ad indici e sintomi
precisi, propri dei diversi metodi messi a punto dagli scienziati. I
metodi naturali sono quindi strumenti di conoscenza della fertilità,
si pongono cioè nell'ottica della scienza che scopre, attraverso
l'intelligenza dell'uomo, le leggi che regolano i ritmi biologici della
fecondità. Ponendo l'accento sul loro uso contraccettivo si snatura completamente il significato dello «stile di vita» dei metodi naturali. Esso ha alla base una visione della sessualità centrata sul suo significato .. di rapporto coniugale non ... più inteso in modo riduttivo come «penetrazione e orgasmo» ma ... vissuto come «coabitazione sessuale estatica» non finalizzata all'orgasmo che dà piacere, anche se pure è presente, ma finalizzata all'unione col coniuge, unione che dona gioia. I metodi naturali sono la sola strada percorribile per la coppia che voglia vivere la sessualità nella pienezza dei suoi significati cioè :- accettazione dell' altro così come è, fertile o non fertile; - accoglienza reciproca nella totalità della propria persona; - rispetto dei tempi biologici, psicologici e spirituali dell'altro, - attenzione ai suoi desideri e alle sue attese secondo il suo bene - e generatività spirituale e fisica della coppia. Solo i metodi naturali possono essere rispettosi di tutti questi valori contemporaneamente.
I metodi naturali anche da un punto di vista scientifico hanno raggiunto una tale precisione da essersi guadagnati la stima di quella parte del mondo scíentifico che sa superare l'atteggiamento di prevenzione e ne sa valutare oggettivamente la correttezza dell'impostazione e i risultati al di là delle proprie convinzioni etiche. Una prova di questo interesse, tra l'altro in continuo aumento, viene da talune scelte che FOMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha compiuto a favore di questi metodi, curando, anche in prima persona, studi sulla loro efficacia.
In un'altra prospettiva si è posto il secondo metodo messo a punto, detto della temperatura basale, che cerca cioè di conoscere, attraverso l'indice termometrico, la fertilità nel suo evolvere. Il dato scientifico che sta alla base di questo metodo naturale è stato ricavato dall'osservazione che il progesterone, un ormone che viene prodotto dal corpo luteo formatosi sull'ovaio appena dopo il momento ovulatorio, causa l'innalzamento della temperatura basale della donna. La temperatura basale è la temperatura misurata al mattino, in condizioni di riposo (cioè prima di alzarsi dal letto) dopo un adeguato numero di ore di sonno. Rilevando l'avvenuto rialzo termico e il permanere della temperatura elevata per tutta la fase successiva, dopo qualche giomo si può ritenere avvenuta l'ovulazione. Questo significa che la temperatura basale offre un dato molto preciso solo per la fase postovulatoria, ma non è in grado di offrire informazioni circa il periodo preovulatorio. Successivamente si è cercato di ovviare a questi limiti della temperatura basale giungendo a mettere a punto dei metodi che unissero altri indici o sintomi in grado di dare indicazioni circa la situazione della fertilità in fase preovulatoria. Il primo di questi metodi naturali «combinati» è stato il metodo ciclotermico. Utilizzando il dato ottenuto con il calcolo secondo Ogino per poter identificare l'inizio della fase fertile e aggiungendo l'indice termometrico della temperatura basale per riconoscere con precisione la fine della fase fertile, si è riusciti a superare buona parte dei limiti dei due metodi citati quando usati singolarmente, ottenendo un buon metodo naturale. A questo punto nell'evoluzione della ricerca scientifica è accaduta una piccola rivoluzione con la scoperta del ruolo importante del muco cervicale nell'evoluzione della fertilità. Il muco, un fattore determinante per la fertilità, è prodotto dalle cellule mucipare presenti nel canale cervicale, che sono stimolate alla sua produzione dagli ormoni ovarici (estrogeni e progesterone). La presenza nel sangue di estrogeni con un tasso superiore al livello basale, stimola la produzione di muco di tipo fertile, e, poiché gli estrogeni crescono durante il periodo della maturazione della cellula uovo nell'ovaio, ciò indica l'avvicinarsi del momento ovulatorio. Questo tipo di muco è permeabile agli spermatozoi che inizialmente entrano a fatica, ma via via, avvicinandosi l'ovulazione, vengono addirittura aiutati dai filamenti del muco fertile ad entrare nel canale cervicale per poi risalire successivamente l'utero e le tube. Quando invece nel sangue è presente il progesterone, cioè dopo avvenuta l'ovulazione, dalle specifiche cellule mucipare del canale cervicale viene prodotto un muco con caratteristiche diverse da quelle del muco estrogenico, che chiude il passaggio agli spermatozoi rendendo infertile la donna e quindi la coppia. Questa scoperta ha permesso di mettere a punto dei metodi naturali estremamente precisi nell'offrire la possibilità di conoscere giorno per giorno lo stato della fertilità mettendo la coppia nella condizione di compiere scelte responsabili sulla base di conoscenze scientificamente molto valide. Sono così nati i due metodi che oggi sono ritenuti i pffi validi per la precisione che sono in grado di offrire. Il primo di questi metodi naturali è un altro metodo «combinato» ed è il metodo sintotermico. Come ogni metodo «combinato» si serve di più indici e sintomi per identificare con precisione l'inizio e la fine della fase fertile. Questi dati sono: il dato di Ogino e la comparsa del muco cervicale per identificare l'inizio della fase fertile, la scomparsa o il cambiamento delle caratteristiche del muco cervicale e il rialzo termometrico basale per riconoscere la fine dei periodo fertile. A questi dati può essere aggiunta, se non ci sono resistenze da parte della donna, anche la autopalpazione del collo dell'utero secondo il Keefe. Quest'ultimo sintomo si basa sul dato scientifico che l'andamento ormonale, legato alla maturazione del follicolo ovarico e all'ovulazione, modifica la consistenza della cervice uterina e l'apertura dell'orificio uterino esterno, oltre a modificare l'inclinazione del canale cervicale rispetto alla vagina e ciò rende più o meno accessibile la palpazione della cervice nei vari periodi del ciclo mestruale, secondo la presenza o meno della fertilità. Tutti questi dati uniti ad altri sintomi minori più soggettivi (tensione al seno, dolori addominali e ovarici ecc.), contribuiscono a precisare il periodo fertile. Questa presentazione è comprensiva di tutti gli indici e i sintomi ma esistono poi modi diversi di «combinare» e di interpretare i vari dati per cui di fatto ci troviamo di fronte non ad un solo metodo sintotermico ma a più metodi sintotermici diversi tra loro per la scelta dei sintomi e per talune interpretazioni di dati che i vari studiosi hanno messo a punto. Tutti però rientrano nell'impostazione citata in precedenza, e tutti sono molto validi. Il secondo metodo naturale, legato alla scoperta dei significato relativo alla fertilità del, muco cervicale, è il metodo Biffings (dal nome dei coniugi medici australiani che lo hanno ideato). La prospettiva di questi studiosi è stata quella di offrire un solo sintomo preciso, studiato molto approfonditamente, per identificare l'inizio e la fine del periodo fertile, con lo scopo di evitare che il prestare attenzione a più dati contemporaneamente possa confondere la donna o la coppia. E sintomo considerato è il muco cervicale osservato con precisione in tutte le sue modificazioni qualitative di aspetto e consistenza. Ma ancora più importante per la validità del metodo è l'attenzione che si deve prestare anche alla sensazione vulvare, determinata dalle modificazioni dei muco cervicale. La sensazione percepita alla vulva, come ogni sensazione, è la lettura che avviene a livello della corteccia cerebrale di stimoli che colpiscono i recettori periferici, in questo caso quelli della vulva; ciò significa che il dato, pur essendo percepito dal soggetto, ha in sé una sua oggettività, che si può verificare ogniqualvolta la donna prest attenzione alla presenza o meno di una sensazione di umidità alla vulva e al ditverso grado di intensità con cui essa può manifestarsi. Lo sviluppo del «sintomo delmuco» (intendendo con questo termine entrambi i dati: le caratteristiche visive e la sensazione vulvare), dal momento dei suo primo apparire, che indica l'inizio della fase fertile, deve crescere in modo graduale per poi mutare rapidamente: solo così è identificabile il picco ovulatorio, che consente di stabilire successivamente la fine del periodo fertile. Anche il metodo Billings è un metodo molto valido. Tutti i metodi naturali descritti, per essere affidabili devono essere appresi in modo corretto ed applicati secondo le indicazioni precisate dagli studiosi che li hanno ideati; non si possono fare delle interpolazioni personali perché in questo modo si rischia di falsare tutta la loro validità. Ad esempio, una convinzione molto diffusa, ma assolutamente falsa, è che il metodo sintotermico consista nel metodo Billings a cui sia aggiunto il dato della temperatura basale. Se anche alcuni sintomi sembrano apparentemente considerati nello stesso modo, in realtà i dati vengono interpretati in modo diverso e quindi i due metodi non possono essere mescolati; in caso contrario, invece che avere a disposizione due metodi, validi quando usati secondo la propria specifica metodologia, si finisce con l'avere in mano un metodo poco valido, in quanto basato su una metodologia non sperimentata, che ne falsa i presupposti e i dati. E' importante quindi che l'apprendimento avvenga presso centri di insegnamento del metodo prescelto, dove ci sono persone preparate molto seriamente per questo compito di grande responsabilità. E' di fondamentale importanza comprendere che tutti i metodi naturali, quando usati per rinviare il concepimento, offrono il massimo della loro efficacia vivendo l'astensione periodica durante il periodo fertile. Infatti, quando imparati ed usati correttamente, gli ultimi metodi citati, sintotermicí e Billings, hanno una efficacia molto vicina al 100% nel prevedere con precisione la fase fertile. La pillola del giorno dopo Nel richiamare, al n. 13 della Lettera Enciclica Evangelium vitae, l'attenzione sulle radici comuni della contraccezione e dell'aborto ("come frutti di una medesima pianta"), Giovanni Paolo II sottolinea come questa "connessione" non sia solo a livello culturale, ma anche tecnico: "...la stretta connessione che,
a livello di mentalità, intercorre tra la pratica della contraccezione
e quella dell'aborto emerge sempre di più e lo dimostra in modo
allarmante anche la messa a punto di preparati chimici, di dispositivi
intrauterini e di vaccini che, distribuiti con la stessa facilità dei
contraccettivi, agiscono in realtà come abortivi nei primissimi
stadi di sviluppo della vita del nuovo essere umano". Le risposte, rese note in merito dalla stampa, sono state divergenti: Certamente una tale diversità di risposte non può che
creare confusione:
è mai possibile - ci si potrebbe chiedere - che si esprimano pareri
contrastanti su un fatto che dovrebbe essere, invece, empiricamente dimostrabile? La "pillola del giorno dopo" è, poi, una modalità di
approccio della cosiddetta
"contraccezione d'emergenza" o "intercezione", che
prevede in alternativa ai suddetti ormoni anche la somministrazione di
danazolo o l'inserimento di spirale.
Il meccanismo d'azione della "contraccezione
d'emergenza", e quindi anche della "pillola del giorno dopo", è abortivo:
dall'80 (estroprogestinici o progestinici) al 100% (estrogeni, danazolo,
spirale) dei casi viene impedito l'annidamento dell'embrione nell'endometrio
uterino, a seguito dell'alterazione del suo fisiologico sviluppo, e/o
bloccata l'attività del corpo luteo, che produce il progesterone,
ormone fondamentale per la prosecuzione della gravidanza. Non si può escludere che, se l'estroprogestinico
o il progestinico viene somministrato quando ancora l'ovulazione non
si
è verificata, possa essere inibita la liberazione della cellula
uovo con un effetto propriamente contraccettivo, che si verifica
dallo 0 al 20% dei casi. In effetti, chi afferma che la "pillola del giorno dopo" non è abortiva ma antinidatoria, non si accorge che sta affermando l'abortività nel momento in cui afferma l'effetto antinidatorio: perché questo meccanismo d'azione, non potendosi estrinsecare se non dopo la fecondazione e impedendo all'embrione di proseguire nel suo sviluppo, non può che essere abortivo. Tanto è vero che per poter negare l'azione abortiva, chi la propone ha dovuto anche modificare i "connotati" della gravidanza mettendo in discussione anni e anni di certezze scientifiche, in base alle quali si è sempre definito come "gravidanza" il periodo compreso tra la fecondazione e il parto, si è iniziato a sostenere che la gravidanza non inizierebbe se non dopo l'annidamento dell'embrione nella parete uterina, quindi non prima del 6° giorno, come limite minimo, o non prima del 14° giorno, come limite massimo. Un prodotto che impedisce l'annidamento non porrebbe dunque termine ad una gravidanza e non sarebbe un abortivo! Certo qualcuno tentenna a fronte di questa ridefinizione di gravidanza e, per non spingersi troppo in là, si limita a parlare di somiglianza tra l'azione antinidatoria e l'azione abortiva: ma è, comunque, evidente che questa manipolazione semantica ha una finalità ben precisa. In questo modo - si legge sul The New England Journal of Medicine - è possibile "manipolare l'opinione pubblica affinché accetti (la "contraccezione d'emergenza"). Solo ridefinendo il significato di contraccezione per includere la prevenzione dell'impianto, non si modifica il fatto che la prevenzione dell'impianto risulti per alcune persone problematica" (NEJM, 1993, 328/5, pp. 354-355). Quanto affermato da chi sostiene che un antinidatorio non sia un abortivo viene, tra l'altro, smentito anche da E. Beaulieu, che, in quanto scopritore dell'RU486 altrimenti noto come "pillola per abortire", non può essere sicuramente tacciato di posizioni di tipo confessionale: "l'interruzione della gravidanza dopo la fecondazione può essere considerata alla stregua di un aborto" (Il punto sull'RU486, JAMA - ed. italiana, 1990, 2, p. 12). Un prodotto ad azione antinidatoria è, dunque, abortivo. Vi è poi chi, pur riconoscendo che la "pillola del giorno dopo" è un abortivo, porta l'attenzione sul fatto che potrebbe essere fino al 20% dei casi anche un contraccettivo: questo solo nel caso in cui venga assunto prima della liberazione della cellula uovo dall'ovaio. Ma è verosimile che una donna, la quale per diverse ragioni fa ricorso alla "pillola del giorno dopo", conosca esattamente in che fase del ciclo si trova sì da poter prevedere se si verificherà l'effetto abortivo o quello contraccettivo? Forse bisognerebbe fare un'ecografia per monitorizzare lo sviluppo del follicolo ovarico e un dosaggio ormonale per prevedere il momento dell'ovulazione: ma questo non è né nelle intenzioni né nelle reali possibilità di chi caldeggia il ricorso alla "pillola del giorno dopo". E non solo: anche se è vero che la donna che assume la "pillola del giorno dopo" può non avere iniziato una gravidanza o che l'effetto abortivo non si verificherà, la donna che la chiede e il medico che la prescrive o somministra accettano volentieri il rischio di provocare un aborto. Anzi avrebbero optato proprio per l'aborto se si fosse verificata una gravidanza. In altre parole: si è di fronte ad una vita (o - ma non possiamo prevederlo - ad una possibilità di vita), che comunque non si accetta, tanto da essere disposti a correre nell'80-100% dei casi il rischio di sopprimerla. Nel recente dibattito sulla "pillola del giorno dopo", in particolare, e sulla "contraccezione d'emergenza" in generale, è stata attirata l'attenzione solo su una situazione con la quale tanti disperati si stanno confrontando in questi giorni: la violenza sulle donne in periodo di guerra. Ma attenzione: le campagne a favore della "pillola del giorno dopo" non riguardano solo le zone di guerra, e il loro obiettivo non sono solo le donne che hanno subito violenza. Se diamo uno sguardo a ciò che è avvenuto in questi ultimi anni, ci possiamo rendere conto di alcuni avvenimenti forse poco noti perché non toccano così profondamente le "corde" dell'emozione umana come nel caso della violenza sessuale e fanno parte, si potrebbe dire, di un vivere quotidiano al quale ci siamo oramai assuefatti. Basti pensare che accanto alle molteplici richieste a che tutta la "contraccezione d'emergenza" venga distribuita nelle farmacie come prodotto di banco, ovvero senza la necessità di una prescrizione medica e che sia ampiamente disponibile presso tutti i presidi di assistenza sanitaria alle donne e, in particolare, le adolescenti, vi sono anche piani di intervento che prevedono l'invio continuo e programmato di "contraccezione d'emergenza" sia nei paesi in via di sviluppo sia nelle zone di raccolta dei rifugiati. È, infatti, "costume" delle organizzazioni di pianificazione delle nascite inviare "kit" per l'emergenza riproduttiva non solo all'indomani di una guerra - il che potrebbe far pensare ad un interesse per la donna appena violentata pur a fronte di un disinteresse per il bambino concepito -, ma di continuo in quei luoghi in cui, non riuscendo a contenere comportamenti violenti, si vuole risolvere in questo modo la situazione. Si veda, come esempio, quanto è stato pianificato nel 1996 per le regioni dei Grandi Laghi dell'Africa Centrale: sono stati stanziati ben 500.000 dollari per dispensare aiuti a favore della salute riproduttiva. Il "pacchetto" d'intervento prevedeva: la pianificazione familiare; la prevenzione del cosiddetto unsafe abortion (aborto in condizioni di non sicurezza); la "contraccezione d'emergenza" per le donne vittime di una violenza sessuale o che avevano avuto rapporti sessuali "non protetti" o non programmati. In modo coatto o in modo subdolo, illudendo le donne di scegliere in libertà, ma in realtà violando la loro personale libertà di scelta, vi è dunque chi lavora contro la vita umana, contro la dignità della donna, contro i diritti della persona. Si rispetta, infatti, la donna facendole credere che assumendo la "pillola del giorno dopo" non causerà l'uccisione del suo bambino? O non si tratta piuttosto di dare avvio ad un'altra forma di schiavitù, quella legata all'ignoranza non di chi non avrebbe la possibilità o la capacità di conoscere, quanto di chi è stato deliberatamente tenuto all'oscuro della verità? Si rispetta, forse, il diritto dell'adolescente ad essere educata, a conoscersi, ad assumere la capacità di farsi rispettare, riducendo tutta l'assistenza alla prescrizione e somministrazione della "pillola del giorno dopo"? Il diritto ad essere educata: sì, perché anche in questo caso l'educazione è l'unica forma di prevenzione. E per prevenire la diffusione della "contraccezione d'emergenza" è necessario aiutare la donna - e anche l'uomo - a percepire il valore di ogni nuova vita chiamata all'esistenza, a riscoprire il vero significato e valore della sessualità, a comprendere il significato della paternità e della maternità responsabili. Solo questa è la strada da percorrere e non certo quella della propaganda o della dispensazione di contraccettivi. Non si può, infatti, combattere l'aborto con la contraccezione. Questo perché chi ricerca la prevenzione della gravidanza con la contraccezione di barriera o ormonale - tra l'altro non si può escludere per quest'ultima un meccanismo d'azione anche abortivo -, andrà a richiedere, in caso di fallimento, l'aborto. Un altro obiettivo delle campagne di diffusione della "pillola del giorno dopo" è, come già detto, la donna vittima di una violenza sessuale. Vi è chi ha scritto che, in questo caso, il concepimento è stato il risultato di un atto di violenza, che è quanto di più crudele, cattivo, esecrabile (sempre che gli aggettivi possano esprimere nella pienezza la brutalità e disumanità di questo atto), una donna possa subire: non accettare la eliminazione di questa vita - si dice - significherebbe peccare di insensibilità! Premesso che la stessa idea di eliminare un vita, anche appena concepita, è in se stessa una espressione di grande insensibilità, vorremmo soffermarci a riflettere su due interrogativi. Il primo: credono, forse, di essere sensibili al dramma umano della guerra e della violenza quanti hanno come unica preoccupazione a fronte del bisogno di tutto (di un tetto, di cibo, di acqua, di vestiti, di conforto, di identità) quella di inviare sul campo "kit" per l'emergenza riproduttiva (dalla "pillola del giorno dopo" ai progestinici iniettabili, etc. etc.)? O quanti pensano di risolvere il trauma della violenza subita dalla donna eliminando la "traccia" di questa violenza? Il secondo: la vita umana ha, forse, una diversa qualità a seconda della circostanza nella quale è stata concepita? È un dato di fatto che gli esiti della violenza non si cancelleranno mai dalla memoria della donna: d'altra parte, come potrà dimenticare questa donna che qualcuno l'ha trattata come una cosa, che qualcuno si è accanito contro di lei con una brutalità che non è propria neanche degli animali? Ma questa memoria non verrà cancellata neanche con l'aborto: chi lo propone, chi lo impone, chi lo richiede, si rende attore di una violenza nella violenza, non solo nei confronti della donna ma soprattutto di quel bambino, la cui vita è da rispettare come quella di qualsiasi altro concepito. Nell'aborto "chi viene soppresso - scrive Giovanni Paolo II al n. 58 della Evangelium vitae - è un essere umano che si affaccia alla vita, ossia quanto di più innocente in assoluto si possa immaginare: mai potrebbe essere considerato un aggressore, meno che mai un ingiusto aggressore! È debole, inerme, al punto di essere privo anche di quella minima forma di difesa che è costituita dalla forza implorante dei gemiti e del pianto del neonato. È totalmente affidato alla protezione e alle cure di colei che lo porta in grembo". Pensare di eliminare questa vita è, allora, un altro atto violento. Per la donna potrà essere oltremodo difficile accettare questo bambino che sta crescendo nel suo grembo, figlio anche di chi non ha avuto per lei nessuna pietà: è necessario aiutarla, sostenerla, prendersi cura di lei e del suo bambino. Ha bisogno d'affetto, non di una scatola di pillole! Quando il bambino nascerà, la donna potrà decidere se tenerlo o se abbandonarlo in modo che altri possano averne cura. Con una grande certezza, però: quella di non aver contribuito a quella follia di distruzione e di morte che in un attimo ha inteso cancellare la sua dignità di donna, il suo mondo, le sue aspirazioni, le sue speranze. La vera comprensione verso la donna comporta, in questi casi, un aiuto concreto per la sua persona e per la vita del figlio. In merito all'uso della pillola ru486
come metodo per l'aborto Per quanto si tratti di un metodo alternativo all'aborto, da attuare sempre nell'ambito della legge 194/78, l'uso della RU486 pone numerosi e gravi interrogativi etici di cui spesso non si parla. Innanzitutto, il fatto che ne venga sottolineato solo il presunto vantaggio per la donna, rispetto alla procedura tradizionale, e non anche i rischi che sono connessi, come quello delle massive emorragie ben note nella letteratura medica. Alcuni anni fa il Ministero della Sanità Francese dovette fronteggiare la morte di una donna a seguito di grave emorragia conseguente proprio all'aborto mediante RU486 che da poco era stata introdotta in quel paese. Questo indica che anche con tale tecnica i rischi permangono e sono pure gravi. Quanto al meccanismo d'azione, non viene mai detto, poi, che l'efficacia abortiva del farmaco non è mai del 100% ma che è necessario dare il "colpo di grazia" attraverso la somministrazione di prostaglandine, che contribuiscono anche ai gravi effetti collaterali di cui si è detto. Questa procedura si impone, inoltre, poiché se il farmaco fallisce come abortivo può determinare comunque malformazioni dell'embrione e non ci si può permettere che oltre a fallire possa nascere poi un feto malformato! Che siano, ancora, le Aziende Sanitarie a chiedere di sperimentare non conferisce di per sé eticità alla sperimentazione stessa. Come per ogni sperimentazione clinica, deve essere chiesto, infatti, il parere del Comitato Etico locale sul protocollo che si intende seguire, un protocollo che deve essere strutturato secondo le norme di buona pratica clinica. Risulta invece che in alcuni ospedali dove si intenderebbe sperimentare il farmaco la richiesta pervenuta al Comitato Etico sia consistita semplicemente in una lettera di intenti, senza un protocollo di sperimentazione ben preciso, né una esauriente scheda informativa per le donne. Inoltre, trattandosi di sperimentazione associata all'aborto, nessuna linea guida internazionale in materia di sperimentazione ne stabilisce a priori l'ammissibilità. Le Direttive Etiche Internazionali sulla sperimentazione emanate a Ginevra dal CIOMS (Council for International Organizations of Medical Sciences), nel 1993, prevedono, infatti, esplicitamente che "Nessuna raccomandazione viene fatta sull'ammissibilità delle ricerche che comportano l'interruzione della gravidanza o intraprese in previsione dell'interruzione della gravidanza. L'ammissibilità di tali ricerche dipende dalla fede religiosa, dalle tradizioni culturali e dalla legislazione nazionale". Dunque non si tratta di mera e asettica sperimentazione scientifica ma di una sperimentazione che calpesta il sentimento del rispetto della vita di molti, una sperimentazione che si accanisce su chi è già condannato a morte dalla decisione della madre di abortire. E a questo proposito occorre ricordare che non è eliminando la procedura chirurgica che si può eliminare il trauma dell'aborto, poiché, e sono le donne stesse a testimoniarlo, il trauma più grande non è quello fisico ma quello psicologico, una ferita interiore che nessuno riuscirà mai a cancellare, neppure l'RU486. Purtroppo, si deve riconoscere che i medici invece di sforzarsi ad offrire alternative all'aborto, come pure nella legge 194 è chiaramente indicato, alternative al trauma psichico di tante donne, si preoccupano di indirizzare la loro ricerca per rendere più facile l'aborto e dunque, andando paradossalmente contro gli stessi principi della legge. ( Le vignette sono tratte dal libro:COME PARLARE DELLA SESSUALITA' AI VOSTRI FIGLI-PIEMME) |
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