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Rapporti sessuali prematrimoniali?

Quando la coppia ha saputo generare il «noi» allora può realizzare dei rapporti sessuali davvero significativi, perché esprimono una vera unità, e quindi può poi generare dei figli, perché solo con queste premesse quei figli saranno autenticamente figli di una coppia e non figli di due individui, ognuno chiuso nel proprio egocentrismo. Gli sposi che si sono rigenerati nuovi, che hanno generato la coppia, si generano ora come padre e madre; sono gli sposi che stanno nell'atteggiamento di attesa del dono del figlio, che concepiscono nel cuore prima che nel corpo. Gli sposi chiedono attraverso il loro gesto sponsale il dono del figlio per accoglierlo con il suo progetto da realizzare.

(COME PARLARE DELLA SESSUALITA' AI VOSTRI FIGLI-PIEMME)

Se l'eros si esprime in rapporti sessuali quando ancora manca anche uno solo dei valori che costituiscono l' umanità, l' eticità di una famiglia ,in queste condizioni l'eros non è capace di esprimere il suo significato totale, vero (=non sarebbe etico). Per questa ragione i rapporti sessuali prematrimoniali sono considerati moralmente errati : la procreazione cui sono orientati per natura, non avverebbe nelle condizioni naturali ottimali per i nascituri, cioè etiche.
Inoltre vale ,come afferma anche il magistero della Chiesa Cattolica, il giudizio di incompletezza costututiva della relazione prematrimoniale: «qualunque sia la fermezza del proposito di coloro che si impegnano in rapporti sessuali prematuri, tali rapporti non consentono di assicurare, nella sua sincerità e fedeltà, la relazione interpersonale di un uomo e di una donna, e specialmente di proteggerla dalle fantasie e dai capricci"»

I metodi "anticoncezionali"

Una scorciatoia al problema della procreazione nei rapporti prematrimoniali od extraconiugali viene comunemente trovata attraverso l'uso di metodi anticoncezionali : chiudendo la relazione sessuale alla procreazione.
Ma:
Ci sono metodi anticoncezionali che sono contraccettivi e metodi che sono abortivi.
I metodi contraccettivi
intervengono prima della fecondazione:la impediscono.
I metodi abortivi intervengono dopo la fecondazione : uccidono l'embrione.

I metodi naturali .

Sono chiamati metodi naturali per la regolazione della fertilità tutti quei metodi che ci permettono di conoscere il periodo fertile del ciclo mestruale attraverso lo studio dei ritmi della fertilità. Ciò è possibile ponendo attenzione ad indici e sintomi precisi, propri dei diversi metodi messi a punto dagli scienziati. I metodi naturali sono quindi strumenti di conoscenza della fertilità, si pongono cioè nell'ottica della scienza che scopre, attraverso l'intelligenza dell'uomo, le leggi che regolano i ritmi biologici della fecondità. Tale conoscenza viene poi affidata alla responsabilità della coppia, che liberamente pone in atto comportamenti secondo il progetto che intende perseguire.
Siamo nella logica di una sana «ecologia».
Ponendo l'accento sul loro uso contraccettivo si snatura completamente il significato dello «stile di vita» dei metodi naturali. Esso ha alla base una visione della sessualità centrata sul suo significato .. di rapporto coniugale non ... più inteso in modo riduttivo come «penetrazione e orgasmo» ma ... vissuto come «coabitazione sessuale estatica» non finalizzata all'orgasmo che dà piacere, anche se pure è presente, ma finalizzata all'unione col coniuge, unione che dona gioia.

I metodi naturali entrano a pieno diritto come la sola strada percorribile per la coppia che voglia vivere la sessualità nella pienezza dei suoi significaticioè :
- accettazione dell' altro così come è, fertile o non fertile;
- accoglienza reciproca nella totalità della propria persona;
- rispetto dei tempi biologici, psicologici e spirituali dell'altro,
- attenzione ai suoi desideri e alle sue attese secondo il suo bene
- e generatività spirituale e fisica della coppia.

Solo i metodi naturali possono essere rispettosi di tutti questi valori contemporaneamente.

Tale proposta è poi affidata alla libertà della coppia, che può o meno realizzare questo cammino di crescita. Infatti, la riuscita non è certamente un risultato automatico, tanto è vero che è possibile anche usare questi metodi con una mentalità contraccettiva, che certamente tradisce lo «stile di vita» dei metodi naturali e non aiuta la coppia a crescere.
Che cosa sono in pratica questi metodi naturali? e che cosa richiede impararli?
I metodi naturali anche da un punto di vista scientifico hanno raggiunto una tale precisione da essersi guadagnati la stima di quella parte del mondo scíentifico che sa superare l'atteggiamento di prevenzione e ne sa valutare oggettivamente la correttezza dell'impostazione e i risultati al di là delle proprie convinzioni etiche. Una prova di questo interesse, tra l'altro in continuo aumento, viene da talune scelte che FOMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha compiuto a favore di questi metodi, curando, anche in prima persona, studi sulla loro efficacia.
La storia dei metodi naturali è lunga e si è costruita nel tempo attraverso i contributi di molti studiosi, fino a mettere a punto dei metodi sempre più validi e precisi.

Il primo in senso temporale è stato il metodo Ogino (dal nome del medico giapponese che lo ha ideato). Tale metodo cerca di prevedere la fase fertile basandosi sulla scoperta, dovuta appunto ad Ogino, della relazione temporale che c'è tra l'ovulazione e la mestruazione successiva. La previsione viene ricavata a partire dai dati retrospettivi relativi alla lunghezza dei cicli e calcolando statisticamente il periodo fertile mediante l'applicazione di una formula matematica. Ouesto metodo al di là degli indubbi meriti presenta anche dei limiti come il fatto di basarsi sul dato statistico. Sappiamo tutti infatti come la statistica non sempre è aderente alla realtà: all'inizio di un ciclo nessuna donna può sapere con certezza quanto esso potrà durare.

In un'altra prospettiva si è posto il secondo metodo messo a punto, detto della temperatura basale, che cerca cioè di conoscere, attraverso l'indice termometrico, la fertilità nel suo evolvere. Il dato scientifico che sta alla base di questo metodo naturale è stato ricavato dall'osservazione che il progesterone, un ormone che viene prodotto dal corpo luteo formatosi sull'ovaio appena dopo il momento ovulatorio, causa l'innalzamento della temperatura basale della donna. La temperatura basale è la temperatura misurata al mattino, in condizioni di riposo (cioè prima di alzarsi dal letto) dopo un adeguato numero di ore di sonno. Rilevando l'avvenuto rialzo termico e il permanere della temperatura elevata per tutta la fase successiva, dopo qualche giomo si può ritenere avvenuta l'ovulazione. Questo significa che la temperatura basale offre un dato molto preciso solo per la fase postovulatoria, ma non è in grado di offrire informazioni circa il periodo preovulatorio. Successivamente si è cercato di ovviare a questi limiti della temperatura basale giungendo a mettere a punto dei metodi che unissero altri indici o sintomi in grado di dare indicazioni circa la situazione della fertilità in fase preovulatoria.

Il primo di questi metodi naturali «combinati» è stato il metodo ciclotermico. Utilizzando il dato ottenuto con il calcolo secondo Ogino per poter identificare l'inizio della fase fertile e aggiungendo l'indice termometrico della temperatura basale per riconoscere con precisione la fine della fase fertile, si è riusciti a superare buona parte dei limiti dei due metodi citati quando usati singolarmente, ottenendo un buon metodo naturale. A questo punto nell'evoluzione della ricerca scientifica è accaduta una piccola rivoluzione con la scoperta del ruolo importante del muco cervicale nell'evoluzione della fertilità. Il muco, un fattore determinante per la fertilità, è prodotto dalle cellule mucipare presenti nel canale cervicale, che sono stimolate alla sua produzione dagli ormoni ovarici (estrogeni e progesterone). La presenza nel sangue di estrogeni con un tasso superiore al livello basale, stimola la produzione di muco di tipo fertile, e, poiché gli estrogeni crescono durante il periodo della maturazione della cellula uovo nell'ovaio, ciò indica l'avvicinarsi del momento ovulatorio. Questo tipo di muco è permeabile agli spermatozoi che inizialmente entrano a fatica, ma via via, avvicinandosi l'ovulazione, vengono addirittura aiutati dai filamenti del muco fertile ad entrare nel canale cervicale per poi risalire successivamente l'utero e le tube. Quando invece nel sangue è presente il progesterone, cioè dopo avvenuta l'ovulazione, dalle specifiche cellule mucipare del canale cervicale viene prodotto un muco con caratteristiche diverse da quelle del muco estrogenico, che chiude il passaggio agli spermatozoi rendendo infertile la donna e quindi la coppia.

Questa scoperta ha permesso di mettere a punto dei metodi naturali estremamente precisi nell'offrire la possibilità di conoscere giorno per giorno lo stato della fertilità mettendo la coppia nella condizione di compiere scelte responsabili sulla base di conoscenze scientificamente molto valide.

Sono così nati i due metodi che oggi sono ritenuti i pffi validi per la precisione che sono in grado di offrire.
Il primo di questi metodi naturali è un altro metodo «combinato» ed è il metodo sintotermico. Come ogni metodo «combinato» si serve di più indici e sintomi per identificare con precisione l'inizio e la fine della fase fertile. Questi dati sono: il dato di Ogino e la comparsa del muco cervicale per identificare l'inizio della fase fertile, la scomparsa o il cambiamento delle caratteristiche del muco cervicale e il rialzo termometrico basale per riconoscere la fine dei periodo fertile. A questi dati può essere aggiunta, se non ci sono resistenze da parte della donna, anche la autopalpazione del collo dell'utero secondo il Keefe. Quest'ultimo sintomo si basa sul dato scientifico che l'andamento ormonale, legato alla maturazione del follicolo ovarico e all'ovulazione, modifica la consistenza della cervice uterina e l'apertura dell'orificio uterino esterno, oltre a modificare l'inclinazione del canale cervicale rispetto alla vagina e ciò rende più o meno accessibile la palpazione della cervice nei vari periodi del ciclo mestruale, secondo la presenza o meno della fertilità. Tutti questi dati uniti ad altri sintomi minori più soggettivi (tensione al seno, dolori addominali e ovarici ecc.), contribuiscono a precisare il periodo fertile. Questa presentazione è comprensiva di tutti gli indici e i sintomi ma esistono poi modi diversi di «combinare» e di interpretare i vari dati per cui di fatto ci troviamo di fronte non ad un solo metodo sintotermico ma a più metodi sintotermici diversi tra loro per la scelta dei sintomi e per talune interpretazioni di dati che i vari studiosi hanno messo a punto. Tutti però rientrano nell'impostazione citata in precedenza, e tutti sono molto validi.

Il secondo metodo naturale, legato alla scoperta dei significato relativo alla fertilità del, muco cervicale, è il metodo Biffings (dal nome dei coniugi medici australiani che lo hanno ideato). La prospettiva di questi studiosi è stata quella di offrire un solo sintomo preciso, studiato molto approfonditamente, per identificare l'inizio e la fine del periodo fertile, con lo scopo di evitare che il prestare attenzione a più dati contemporaneamente possa confondere la donna o la coppia. E sintomo considerato è il muco cervicale osservato con precisione in tutte le sue modificazioni qualitative di aspetto e consistenza. Ma ancora più importante per la validità del metodo è l'attenzione che si deve prestare anche alla sensazione vulvare, determinata dalle modificazioni dei muco cervicale. La sensazione percepita alla vulva, come ogni sensazione, è la lettura che avviene a livello della corteccia cerebrale di stimoli che colpiscono i recettori periferici, in questo caso quelli della vulva; ciò significa che il dato, pur essendo percepito dal soggetto, ha in sé una sua oggettività, che si può verificare ogniqualvolta la donna prest attenzione alla presenza o meno di una sensazione di umidità alla vulva e al ditverso grado di intensità con cui essa può manifestarsi. Lo sviluppo del «sintomo delmuco» (intendendo con questo termine entrambi i dati: le caratteristiche visive e la sensazione vulvare), dal momento dei suo primo apparire, che indica l'inizio della fase fertile, deve crescere in modo graduale per poi mutare rapidamente: solo così è identificabile il picco ovulatorio, che consente di stabilire successivamente la fine del periodo fertile. Anche il metodo Billings è un metodo molto valido.

Tutti i metodi naturali descritti, per essere affidabili devono essere appresi in modo corretto ed applicati secondo le indicazioni precisate dagli studiosi che li hanno ideati; non si possono fare delle interpolazioni personali perché in questo modo si rischia di falsare tutta la loro validità.

Ad esempio, una convinzione molto diffusa, ma assolutamente falsa, è che il metodo sintotermico consista nel metodo Billings a cui sia aggiunto il dato della temperatura basale. Se anche alcuni sintomi sembrano apparentemente considerati nello stesso modo, in realtà i dati vengono interpretati in modo diverso e quindi i due metodi non possono essere mescolati; in caso contrario, invece che avere a disposizione due metodi, validi quando usati secondo la propria specifica metodologia, si finisce con l'avere in mano un metodo poco valido, in quanto basato su una metodologia non sperimentata, che ne falsa i presupposti e i dati. E' importante quindi che l'apprendimento avvenga presso centri di insegnamento del metodo prescelto, dove ci sono persone preparate molto seriamente per questo compito di grande responsabilità. E' di fondamentale importanza comprendere che tutti i metodi naturali, quando usati per rinviare il concepimento, offrono il massimo della loro efficacia vivendo l'astensione periodica durante il periodo fertile. Infatti, quando imparati ed usati correttamente, gli ultimi metodi citati, sintotermicí e Billings, hanno una efficacia molto vicina al 100% nel prevedere con precisione la fase fertile.

L'uso della sessualità comporta il fatto di dover gestire la fecondità. Parlando di sessualità adolescenziale il tema delle gravidanze precoci assume una grande importanza. Quando la sessualità sia vissuta come necessitata, essa impone l'esigenza di una informazione contraccettiva efficace da impartire agli adolescenti. In caso di suo fallimento emerge la proposta del ricorso all'IVG (interruzione volontaria di gravidanza). Tali interventi sulle adolescenti stanno aumentando numericamente e questo è «logico» se si tiene conto della psicologia tipica dei ragazzi di quest'età, poco inclini alla contraccezione per vari motivi. Prima di tutto l'adolescente rifiuta l'aspetto di programma o di progetto che, sebbene in negativo, è insito nella contraccezione. Questo accade perché per l'adolescente il comportamento sessuale è spesso una fuga, che quindi si oppone al programma della contraccezione che, al contrario, richiede una scelta e pertanto è avvertito come opprimente.
Il secondo motivo va ricercato nel fatto che l'adolescente, mancando della capacità di integrazione, ha una percezione parziale della realtà che lo porta a negare la fecondità dei rapporto sessuale; l'ultimo motivo, ma non meno importante, è l'atteggiamento mentale dell'adolescente, che dubita sempre di se stesso e quindi anche della propria fecondità e, magari inconsapevolmente, cerca la gravidanza per provare a se stesso di essere capace di procreare.
Il concetto di una sessualità necessitata e del conseguente bisogno di una contraccezione efficace porta alla negazione culturale degli effetti secondari legati all'uso dei contraccettivi sugli adolescenti: tali effetti si possono rilevare sia a livello fisico, anche se generalmente ignorato dai mass media, sia a livello psicologico-maturativo, molto meno conosciuto. Quel che è peggio è che si finisce con il negare, sempre a livello culturale, anche gli indiscussi danni fisici psicologici e spirituali dell'aborto procurato, in nome di una pretesa «liberazione della donna». L'informazione contraccettiva, soprattutto quando viene trasmessa nei termini di bisogno di sicurezza contraccettiva assoluta, non fa che creare negli adolescenti l'angoscia della gravidanza - problema condiviso anche da molti adulti -. Inoltre esso contribuisce a creare un'immagine falsa della gravidanza, che da «evento naturale che segue il rapporto sessuale in fase fertile», diventa un «pericolo da evitare». Tale informazione è anche responsabile di una concezione distorta della fertilità, che viene ad essere eccessivamente dilatata rispetto alla realtà. Ogni rapporto sessuale viene infatti pensato come fertile perché non se ne conoscono i ritmi biologici. Dobbiamo comunque ricordarci che la contraccezione «assoluta» è pura utopia, in quanto in realtà essa offre solo uno strumento, talora di efficacia altissima ma non assoluta: non esistono contraccettivi sicuri al 100%.

La pillola del giorno dopo

di Maria Luisa Di Pietro, Istituto di Bioetica dell'Università Cattolica del S. Cuore, Roma

Nel richiamare, al n. 13 della Lettera Enciclica Evangelium vitae, l'attenzione sulle radici comuni della contraccezione e dell'aborto ("come frutti di una medesima pianta"), Giovanni Paolo II sottolinea come questa "connessione" non sia solo a livello culturale, ma anche tecnico: "...la stretta connessione che, a livello di mentalità, intercorre tra la pratica della contraccezione e quella dell'aborto emerge sempre di più e lo dimostra in modo allarmante anche la messa a punto di preparati chimici, di dispositivi intrauterini e di vaccini che, distribuiti con la stessa facilità dei contraccettivi, agiscono in realtà come abortivi nei primissimi stadi di sviluppo della vita del nuovo essere umano".

Quanto sia stretta "questa connessione" è emerso in modo evidente dal recente dibattito sulla cosiddetta "pillola del giorno dopo":è un abortivo o un contraccettivo?
Le risposte, rese note in merito dalla stampa, sono state divergenti:
"sono prodotti ad azione non abortiva ma antinidatoria";
"la pillola del giorno dopo può essere contraccettiva o abortiva";
"la pillola del giorno dopo è abortiva".
Certamente una tale diversità di risposte non può che creare confusione: è mai possibile - ci si potrebbe chiedere - che si esprimano pareri contrastanti su un fatto che dovrebbe essere, invece, empiricamente dimostrabile?
Con la espressione "pillola del giorno dopo" si indica un insieme di preparati a base di estrogeni o di estroprogestinici o di progestinici, che vengono somministrati alla donna dopo e non oltre le 72 ore (da qui la dizione "del giorno dopo") da un rapporto sessuale che si presume fecondante.
Gli estrogeni, estroprogestinici e progestinici sono ormoni sintetici che vengono somministrati a scopo contraccettivo e/o abortivo.
La "pillola del giorno dopo" è, poi, una modalità di approccio della cosiddetta "contraccezione d'emergenza" o "intercezione", che prevede in alternativa ai suddetti ormoni anche la somministrazione di danazolo o l'inserimento di spirale.
Il meccanismo d'azione della "contraccezione d'emergenza", e quindi anche della "pillola del giorno dopo", è abortivo: dall'80 (estroprogestinici o progestinici) al 100% (estrogeni, danazolo, spirale) dei casi viene impedito l'annidamento dell'embrione nell'endometrio uterino, a seguito dell'alterazione del suo fisiologico sviluppo, e/o bloccata l'attività del corpo luteo, che produce il progesterone, ormone fondamentale per la prosecuzione della gravidanza.
Non si può escludere che, se l'estroprogestinico o il progestinico viene somministrato quando ancora l'ovulazione non si è verificata, possa essere inibita la liberazione della cellula uovo con un effetto propriamente contraccettivo, che si verifica dallo 0 al 20% dei casi.

Come è possibile, allora, che venga affermato che la "pillola del giorno dopo" - e tutta la "contraccezione d'emergenza" - non è abortiva? Oppure che è solo antinidatoria?
In effetti, chi afferma che la "pillola del giorno dopo" non è abortiva ma antinidatoria, non si accorge che sta affermando l'abortività nel momento in cui afferma l'effetto antinidatorio: perché questo meccanismo d'azione, non potendosi estrinsecare se non dopo la fecondazione e impedendo all'embrione di proseguire nel suo sviluppo, non può che essere abortivo. Tanto è vero che per poter negare l'azione abortiva, chi la propone ha dovuto anche modificare i "connotati" della gravidanza mettendo in discussione anni e anni di certezze scientifiche, in base alle quali si è sempre definito come "gravidanza" il periodo compreso tra la fecondazione e il parto, si è iniziato a sostenere che la gravidanza non inizierebbe se non dopo l'annidamento dell'embrione nella parete uterina, quindi non prima del 6° giorno, come limite minimo, o non prima del 14° giorno, come limite massimo. Un prodotto che impedisce l'annidamento non porrebbe dunque termine ad una gravidanza e non sarebbe un abortivo!
Certo qualcuno tentenna a fronte di questa ridefinizione di gravidanza e, per non spingersi troppo in là, si limita a parlare di somiglianza tra l'azione antinidatoria e l'azione abortiva: ma è, comunque, evidente che questa manipolazione semantica ha una finalità ben precisa. In questo modo - si legge sul The New England Journal of Medicine - è possibile "manipolare l'opinione pubblica affinché accetti (la "contraccezione d'emergenza"). Solo ridefinendo il significato di contraccezione per includere la prevenzione dell'impianto, non si modifica il fatto che la prevenzione dell'impianto risulti per alcune persone problematica" (NEJM, 1993, 328/5, pp. 354-355). Quanto affermato da chi sostiene che un antinidatorio non sia un abortivo viene, tra l'altro, smentito anche da E. Beaulieu, che, in quanto scopritore dell'RU486 altrimenti noto come "pillola per abortire", non può essere sicuramente tacciato di posizioni di tipo confessionale: "l'interruzione della gravidanza dopo la fecondazione può essere considerata alla stregua di un aborto" (Il punto sull'RU486, JAMA - ed. italiana, 1990, 2, p. 12).

Un prodotto ad azione antinidatoria è, dunque, abortivo.

Vi è poi chi, pur riconoscendo che la "pillola del giorno dopo" è un abortivo, porta l'attenzione sul fatto che potrebbe essere fino al 20% dei casi anche un contraccettivo: questo solo nel caso in cui venga assunto prima della liberazione della cellula uovo dall'ovaio. Ma è verosimile che una donna, la quale per diverse ragioni fa ricorso alla "pillola del giorno dopo", conosca esattamente in che fase del ciclo si trova sì da poter prevedere se si verificherà l'effetto abortivo o quello contraccettivo? Forse bisognerebbe fare un'ecografia per monitorizzare lo sviluppo del follicolo ovarico e un dosaggio ormonale per prevedere il momento dell'ovulazione: ma questo non è né nelle intenzioni né nelle reali possibilità di chi caldeggia il ricorso alla "pillola del giorno dopo". E non solo: anche se è vero che la donna che assume la "pillola del giorno dopo" può non avere iniziato una gravidanza o che l'effetto abortivo non si verificherà, la donna che la chiede e il medico che la prescrive o somministra accettano volentieri il rischio di provocare un aborto. Anzi avrebbero optato proprio per l'aborto se si fosse verificata una gravidanza. In altre parole: si è di fronte ad una vita (o - ma non possiamo prevederlo - ad una possibilità di vita), che comunque non si accetta, tanto da essere disposti a correre nell'80-100% dei casi il rischio di sopprimerla.

Nel recente dibattito sulla "pillola del giorno dopo", in particolare, e sulla "contraccezione d'emergenza" in generale, è stata attirata l'attenzione solo su una situazione con la quale tanti disperati si stanno confrontando in questi giorni: la violenza sulle donne in periodo di guerra. Ma attenzione: le campagne a favore della "pillola del giorno dopo" non riguardano solo le zone di guerra, e il loro obiettivo non sono solo le donne che hanno subito violenza. Se diamo uno sguardo a ciò che è avvenuto in questi ultimi anni, ci possiamo rendere conto di alcuni avvenimenti forse poco noti perché non toccano così profondamente le "corde" dell'emozione umana come nel caso della violenza sessuale e fanno parte, si potrebbe dire, di un vivere quotidiano al quale ci siamo oramai assuefatti. Basti pensare che accanto alle molteplici richieste a che tutta la "contraccezione d'emergenza" venga distribuita nelle farmacie come prodotto di banco, ovvero senza la necessità di una prescrizione medica e che sia ampiamente disponibile presso tutti i presidi di assistenza sanitaria alle donne e, in particolare, le adolescenti, vi sono anche piani di intervento che prevedono l'invio continuo e programmato di "contraccezione d'emergenza" sia nei paesi in via di sviluppo sia nelle zone di raccolta dei rifugiati. È, infatti, "costume" delle organizzazioni di pianificazione delle nascite inviare "kit" per l'emergenza riproduttiva non solo all'indomani di una guerra - il che potrebbe far pensare ad un interesse per la donna appena violentata pur a fronte di un disinteresse per il bambino concepito -, ma di continuo in quei luoghi in cui, non riuscendo a contenere comportamenti violenti, si vuole risolvere in questo modo la situazione. Si veda, come esempio, quanto è stato pianificato nel 1996 per le regioni dei Grandi Laghi dell'Africa Centrale: sono stati stanziati ben 500.000 dollari per dispensare aiuti a favore della salute riproduttiva. Il "pacchetto" d'intervento prevedeva: la pianificazione familiare; la prevenzione del cosiddetto unsafe abortion (aborto in condizioni di non sicurezza); la "contraccezione d'emergenza" per le donne vittime di una violenza sessuale o che avevano avuto rapporti sessuali "non protetti" o non programmati. In modo coatto o in modo subdolo, illudendo le donne di scegliere in libertà, ma in realtà violando la loro personale libertà di scelta, vi è dunque chi lavora contro la vita umana, contro la dignità della donna, contro i diritti della persona.

Si rispetta, infatti, la donna facendole credere che assumendo la "pillola del giorno dopo" non causerà l'uccisione del suo bambino? O non si tratta piuttosto di dare avvio ad un'altra forma di schiavitù, quella legata all'ignoranza non di chi non avrebbe la possibilità o la capacità di conoscere, quanto di chi è stato deliberatamente tenuto all'oscuro della verità? Si rispetta, forse, il diritto dell'adolescente ad essere educata, a conoscersi, ad assumere la capacità di farsi rispettare, riducendo tutta l'assistenza alla prescrizione e somministrazione della "pillola del giorno dopo"? Il diritto ad essere educata: sì, perché anche in questo caso l'educazione è l'unica forma di prevenzione. E per prevenire la diffusione della "contraccezione d'emergenza" è necessario aiutare la donna - e anche l'uomo - a percepire il valore di ogni nuova vita chiamata all'esistenza, a riscoprire il vero significato e valore della sessualità, a comprendere il significato della paternità e della maternità responsabili. Solo questa è la strada da percorrere e non certo quella della propaganda o della dispensazione di contraccettivi. Non si può, infatti, combattere l'aborto con la contraccezione. Questo perché chi ricerca la prevenzione della gravidanza con la contraccezione di barriera o ormonale - tra l'altro non si può escludere per quest'ultima un meccanismo d'azione anche abortivo -, andrà a richiedere, in caso di fallimento, l'aborto.

Un altro obiettivo delle campagne di diffusione della "pillola del giorno dopo" è, come già detto, la donna vittima di una violenza sessuale. Vi è chi ha scritto che, in questo caso, il concepimento è stato il risultato di un atto di violenza, che è quanto di più crudele, cattivo, esecrabile (sempre che gli aggettivi possano esprimere nella pienezza la brutalità e disumanità di questo atto), una donna possa subire: non accettare la eliminazione di questa vita - si dice - significherebbe peccare di insensibilità! Premesso che la stessa idea di eliminare un vita, anche appena concepita, è in se stessa una espressione di grande insensibilità, vorremmo soffermarci a riflettere su due interrogativi.
Il primo: credono, forse, di essere sensibili al dramma umano della guerra e della violenza quanti hanno come unica preoccupazione a fronte del bisogno di tutto (di un tetto, di cibo, di acqua, di vestiti, di conforto, di identità) quella di inviare sul campo "kit" per l'emergenza riproduttiva (dalla "pillola del giorno dopo" ai progestinici iniettabili, etc. etc.)? O quanti pensano di risolvere il trauma della violenza subita dalla donna eliminando la "traccia" di questa violenza?
Il secondo: la vita umana ha, forse, una diversa qualità a seconda della circostanza nella quale è stata concepita? È un dato di fatto che gli esiti della violenza non si cancelleranno mai dalla memoria della donna: d'altra parte, come potrà dimenticare questa donna che qualcuno l'ha trattata come una cosa, che qualcuno si è accanito contro di lei con una brutalità che non è propria neanche degli animali? Ma questa memoria non verrà cancellata neanche con l'aborto: chi lo propone, chi lo impone, chi lo richiede, si rende attore di una violenza nella violenza, non solo nei confronti della donna ma soprattutto di quel bambino, la cui vita è da rispettare come quella di qualsiasi altro concepito.
Nell'aborto "chi viene soppresso - scrive Giovanni Paolo II al n. 58 della Evangelium vitae - è un essere umano che si affaccia alla vita, ossia quanto di più innocente in assoluto si possa immaginare: mai potrebbe essere considerato un aggressore, meno che mai un ingiusto aggressore! È debole, inerme, al punto di essere privo anche di quella minima forma di difesa che è costituita dalla forza implorante dei gemiti e del pianto del neonato. È totalmente affidato alla protezione e alle cure di colei che lo porta in grembo". Pensare di eliminare questa vita è, allora, un altro atto violento. Per la donna potrà essere oltremodo difficile accettare questo bambino che sta crescendo nel suo grembo, figlio anche di chi non ha avuto per lei nessuna pietà: è necessario aiutarla, sostenerla, prendersi cura di lei e del suo bambino. Ha bisogno d'affetto, non di una scatola di pillole! Quando il bambino nascerà, la donna potrà decidere se tenerlo o se abbandonarlo in modo che altri possano averne cura. Con una grande certezza, però: quella di non aver contribuito a quella follia di distruzione e di morte che in un attimo ha inteso cancellare la sua dignità di donna, il suo mondo, le sue aspirazioni, le sue speranze. La vera comprensione verso la donna comporta, in questi casi, un aiuto concreto per la sua persona e per la vita del figlio.

IN MERITO ALL'USO DELLA PILLOLA RU486
COME METODO PER L'ABORTO

Per quanto si tratti di un metodo alternativo all'aborto, da attuare sempre nell'ambito della legge 194/78, l'uso della RU486 pone numerosi e gravi interrogativi etici di cui spesso non si parla.
Innanzitutto, il fatto che ne venga sottolineato solo il presunto vantaggio per la donna, rispetto alla procedura tradizionale, e non anche i rischi che sono connessi, come quello delle massive emorragie ben note nella letteratura medica. Alcuni anni fa il Ministero della Sanità Francese dovette fronteggiare la morte di una donna a seguito di grave emorragia conseguente proprio all'aborto mediante RU486 che da poco era stata introdotta in quel paese. Questo indica che anche con tale tecnica i rischi permangono e sono pure gravi.
Quanto al meccanismo d'azione, non viene mai detto, poi, che l'efficacia abortiva del farmaco non è mai del 100% ma che è necessario dare il "colpo di grazia" attraverso la somministrazione di prostaglandine, che contribuiscono anche ai gravi effetti collaterali di cui si è detto. Questa procedura si impone, inoltre, poiché se il farmaco fallisce come abortivo può determinare comunque malformazioni dell'embrione e non ci si può permettere che oltre a fallire possa nascere poi un feto malformato!
Che siano, ancora, le Aziende Sanitarie a chiedere di sperimentare non conferisce di per sé eticità alla sperimentazione stessa. Come per ogni sperimentazione clinica, deve essere chiesto, infatti, il parere del Comitato Etico locale sul protocollo che si intende seguire, un protocollo che deve essere strutturato secondo le norme di buona pratica clinica. Risulta invece che in alcuni ospedali dove si intenderebbe sperimentare il farmaco la richiesta pervenuta al Comitato Etico sia consistita semplicemente in una lettera di intenti, senza un protocollo di sperimentazione ben preciso, né una esauriente scheda informativa per le donne.
Inoltre, trattandosi di sperimentazione associata all'aborto, nessuna linea guida internazionale in materia di sperimentazione ne stabilisce a priori l'ammissibilità. Le Direttive Etiche Internazionali sulla sperimentazione emanate a Ginevra dal CIOMS (Council for International Organizations of Medical Sciences), nel 1993, prevedono, infatti, esplicitamente che "Nessuna raccomandazione viene fatta sull'ammissibilità delle ricerche che comportano l'interruzione della gravidanza o intraprese in previsione dell'interruzione della gravidanza. L'ammissibilità di tali ricerche dipende dalla fede religiosa, dalle tradizioni culturali e dalla legislazione nazionale".
Dunque non si tratta di mera e asettica sperimentazione scientifica ma di una sperimentazione che calpesta il sentimento del rispetto della vita di molti, una sperimentazione che si accanisce su chi è già condannato a morte dalla decisione della madre di abortire. E a questo proposito occorre ricordare che non è eliminando la procedura chirurgica che si può eliminare il trauma dell'aborto, poiché, e sono le donne stesse a testimoniarlo, il trauma più grande non è quello fisico ma quello psicologico, una ferita interiore che nessuno riuscirà mai a cancellare, neppure l'RU486. Purtroppo, si deve riconoscere che i medici invece di sforzarsi ad offrire alternative all'aborto, come pure nella legge 194 è chiaramente indicato, alternative al trauma psichico di tante donne, si preoccupano di indirizzare la loro ricerca per rendere più facile l'aborto e dunque, andando paradossalmente contro gli stessi principi della legge.

Prof. Antonio G. Spagnolo
Direttore, Istituto di Bioetica
Facoltà di Medicina e chirurgia "A. Gemelli"
UCSC, Roma

LE MALATTIE A TRASMISSIONE SESSUALE (COME PARLARE DELLA SESSUALITA' AI VOSTRI FIGLI-PIEMME)

Le malattie a trasmissione sessuale
(Sexually Transmitted Diseases o STD)
sono tutte quelle patologie che si trasmettono attraverso il rapporto sessuale.

Negli ultimi venti anni si sta assistendo ad una vera e propria recrudescenza di tali malattie nei paesi industrializzati. Ciò è collegato
- all'aumento dei numero degli adolescenti sessualmente attivi,
- all'abbassamento dell'età del primo rapporto sessuale,
- allo scadimento dei valori presso i giovani che comporta un aumento della promiscuità sessuale,
- ad una scarsa conoscenza delle nozioni più elementari riguardanti tali infezioni,
- ad una reticenza nel ricorrere alla profilassi ed alla terapia,
- all'aumento di forme asintomatiche e paucisintomatiche,
- all'aumento della popolazione omosessuale;
- inoltre a tali comportamenti è quasi sempre unita anche una scarsa igiene intima.

Anche in Italia negli ultimi anni si sta assistendo alla recrudescenza di queste malattie la cui diffusione si era notevolmente ridotta dopo l'avvento degli antibiotici. Valgono anche qui i motivi citati per gli altri paesi dell'Occidente, favoriti da una diffusa povertà di valori nella società adulta che ha inevitabilmente influenzato anche il comportamento dei giovani, rendendoli precocemente disponibili al rapporto sessuale occasionale nel contesto di una sessualità ridotta a genitalità e intesa solo nel suo aspetto ludico, sganciato da qualsiasi riferimento ai valori.

Si è anche potuto osservare una diffusione non solo delle classiche malattie veneree, come la gonorrea e la sifilide o lue, ma anche e soprattutto di talune malattie virali (da Herpes Virus genitalis e soprattutto da Papilloma Virus) particolarmente serie perché strettamente correlate con le lesioni preneopiastiche della cervice uterina. Inoltre talune malattie particolarmente subdole e perciò molto diffuse, come quelle da Chlamydia, sono in grado di causare sub-fertilità maschile e sterilità femminile per danno delle tube, a seguito della risalita dei genni dalla cervice uterina. Gli agenti patogeni ora citati (ed altri ancora) sono inoltre in grado di determinare nella donna la cosiddetta malattia infiammatoria pelvica (Pelvic Inflammatory Disease o PID). Ma da qualche anno la più conosciuta e la più temuta tra le STD è l'AlDS, per la sua diffusione e, fino ad oggi, per il suo esito infausto.

A tutte questi tipi di patologie le adolescenti sono più esposte per motivi di ordine comportamentale, come già riferito, ma anche per motivi di ordine fisiologico a causa della presenza sull'esocervice uterina dell'epitelio colonnare endocervicale, più «accogliente» nei confronti dei germi patogeni, che in età più matura si «ritira» nell'endocervice rendendo meno facile il contagio. Altri fattori favorenti le STD in età adolescenziale sono:
- la presenza di muco più estrogenico e quindi più permeabile a germi e spermatozoi,
- il verificarsi di un flusso più abbondante, così da costituire un terreno favorente alcuni germi patogeni, come ad esempio il gonococco e la gardnerella,
- e la presenza di minori difese immunitarie.
- Anche l'impiego di talmi mezzi contraccettivi può influenzare l'entità del rischio di STD .
Sembra che i mezzi di barriera (soprattutto il preservativo) possano avere una discreta possibilità di protezione dalle STD, anche se non si tratta di una protezione assoluta, ma solo parziale. Questo dato è molto importante da conoscere per porsi in modo corretto nei confronti della campagna di prevenzione dell'AIDS che sembra talvolta voler contrabbandare una sicurezza assoluta del preservativo che di fatto non corrisponde alla verità .

Procedendo ad un rapido excursus delle patologie più significative si può iniziare dalle malattie veneree classiche.
La gonorrea, detta anche blenorragia, è un'infezione batterica che insorge entro pochi giorni (una settimana) dal contagio con un partner infetto, anche se talora sintomatico. Si diffonde attraverso la superficie delle mucose, dall'endocervice il gonococco può risalire alle salpingi causando come complicanza una salpingite con possibile estensione della flogosi all'ovaio ed al peritoneo pelvico dando luogo alla PID; questa situazione si manifesta più facilmente in donne che utilizzano gli IUD a scopo contraccettivo. Nella donna l'inizio della malattia presenta pochi disturbi mentre nell'uomo presenta sempre sintomi di un certo rilievo. Se il contagio avviene in epoca prepuberale può comparire più facilmente la vaginite gonococcica, per la mancanza degli abituali poteri di difesa della vagina. La terapia è di tipo antibiotico, deve essere iniziata il più precocemente possibile e va allargata a tutti i possibili partner dell'ammaiata, con queste premesse è in genere efficace nell'estinguere la malattia.

Nel caso di salpingite cronica gonococcica, risultato di una malattia non diagnosticata precocemente o trattata in modo inadeguato, oppure ancora come risultato di recidive plurime, si può avere una sterilità da occlusione tubarica bilaterale.
La sifilide genitale o lue è una malattia di origine batterica acquisita attraverso il contatto sessuale con un individuo portatore di lesioni infette. Dopo il 1947 con l'avvento della terapia antibiotica c'è stata una riduzione continua dei casi di sifilide. Ma negli ultimi dieci anni i casi sono in continuo aumento. Il controllo della malattia viene impostato sulla identificazione dei soggetti colpiti attraverso i test sierologici per la lue in occasione di eventuali esami eseguiti in gravidanza e durante i ricoveri per cure o interventi. A questi va poi aggiunta anche l'identificazione di ogni persona che abbia avuto rapporti sessuali con la persona infetta; tutti devono essere sottoposti a trattamento profilattico con penicillina. Nella evoluzione di questa malattia si risconirano tre possibili stadi: la sifilide primaria, che si manifesta con una lesione unica, che nelle donne ha quasi sempre sede vulvare. Essa compare dopo 2-4 settimane dal contagio sotto forma di un nodulo per lo più rotondeggiante e ben circoscritto, non dolente, che successivamente si ulcera. Dopo 2-6 settimane scompare.

L'infezione primaria si verifica più frequentemente nei giovani ed il picco di incidenza massima è compreso tra i 20-25 anni. Le lesioni secondarie compaiono dopo 2-6 mesi dall'infezione primaria. Nello stesso periodo si può avere la diffusione dei batterio responsabile della malattia a molti tessuti organi ed al liquido cefalo-rachidiano, con possibili conseguenze neurologiche. Le lesioni vulvari in questo caso sono per lo più rappresentate dai «condilomì piani luetici» che si possono estendere anche al perineo. La lesione sifilitica terziaria appare come una larga ulcerazione necrotica, circondata da tessuto duro ed edematoso: ossia la «gomma luetica». Le forme a localizzazione vulvare, vaginale o cervicale in genere vengono diagnosticate solo in seguito ad una visita, perché dal punto di vìsta soggettivo non danno in genere alcun disturbo e costituiscono talora un reperto a sorpresa per la paziente e per il ginecologo. La localizzazione uterina invece dà sintomi più apprezzabili. La diagnosi attraverso i test sierologici è possibile solo dopo 15-20 giomi dalla comparsa del sifiloma. La terapia è antibiotica e le pazienti vanno tenute sotto controllo in un ambulatorio specializzato sia dal punto di vista clinico che sierologico per almeno dieci anni. In caso di gravidanza si devono ripetere gli esami clinici e sierologici e sì devono riprendere dei cicli di terapia antibiotica.

Tra le flogosi ìnfettive trasmissibili al partner ricordiamo l'infezione classica da Trichomonas, che si localizza nella vagina e nella vulva, ma può estendersi anche alla cervice uterina, senza escludere la possibilità di una risalita dei Trichomonas vaginalis, un protozoo che è la causa di tale malattia, fino alle salpingi ed alla pelvi dove può determinare una infezione pelvica (PID). Questo tipo di infezione può essere trasmessa anche da soggetti che sono portatori e non hanno sintomi di infezione. I sintomi sono: abbondanti perdite vaginali maleodoranti, talvolta con tracce di sangue, presenza di prurito e bruciore e dispareunia (dolore durante il rapporto sessuale). La diagnosi nella donna è facilmente stabilita mediante una visita ginecologica e l'esame microscopico della secrezione vaginale. La terapia è di tipo sistemico, cioè non solo mediante l'uso di prodotti topici (candelette, ovuli ecc.), ma anche con preparati somministrati per via orale. E' importante sempre intervenire con la terapia anche sul partner per evitare le reinfezioni che possono portare a recidive. E' da ricordare che nelle portatrici di infezione recidivante da Trichomonas l'incidenza di un carcinoma del collo o una displasia grave è elevata (5-6 per mille).

Tra le infezioni virali ricordiamo quella da herpes genitale dovuta generalmente all'Herpes Simplex Virus di tipo 2 (HSV2), più raramente di tipo l. Questi due virus possono dare anche gravi complicanze neurologiche come meningiti, encefaliti ecc. La via preferenziale di contagio, anche se non esclusiva, è il rapporto sessuale. E' una patologia particolarmente frequente negli adolescenti e nei giovani adulti; i soggetti immunodepressi hanno una particolare predisposizione ad esserne colpiti. Questa patologia ha un periodo di incubazione di 3~6 giorni e si manifesta talora con febbre e malessere e con la caratteristica comparsa delle piccole vescicole a livello genitale, nella donna più frequentemente in sede vulvare o vaginale, o cervicale; nell'uomo la sede tipica dell'herpes genitale è la mucosa del giande. I sintomi sono dolore e bruciore piuttosto intensi e prurito. Quando è coinvolta l'uretra si ha una grave disuria talora con ritenzione di urina. Caratteristica tipica dell'infezione è la possibilità di frequenti recidive. Quando queste recidive sono a livello vaginale o cervicale in genere sono asintomatiche ed è questa la ragione della possibilità di diffusione in seguito a rapporti sessuali. Le recidive compaiono con periodicità molto diversa da caso a caso. La diagnosi non è facile, soprattutto se ci si trova nella fase di localizzazione del virus nei gangli nervosi. L'esame colturale è un buon mezzo diagnostico nella fase sintomatica della malattia ed è una modalità estremamente importante nelle donne gravide, che devono essere trattate per evitare al feto di infettarsi durante il passaggio nel canale del parto. La terapia più moderna è eseguita con agenti antivirali in genere per via orale.

Il Virus Papilloma umano (HPV), un Papovavirus, è la causa delle verruche genitali o condilomi. Vi sono tre tipi di condilomi: acuminati piani ed endofitici. Il virus agisce infettando il nucleo delle cellule epiteliali e ne induce la rapida divisione per cui si ha una crescita di tessuto con caratteristiche diverse a seconda del ceppo di HPV che ha provocato rinfezione. I condilomi acuminati sono più frequenti a livello vulvo-perineale, mentre a livello cervicale sono più frequenti i condilomi piani ed endofitici. La malattia è trasmessa per lo più con il contatto sessuale ed è in aumento. Sovente i condilomi sono asintomatici, quelli acuminati vengono diagnosticati abbastanza facilmente per il loro caratteristico aspetto con l'ispezione accurata dei tessuti vulvo-perineali ma occorre sempre accertare se le lesioni sono estese anche in altre zone dell'apparato genitale, con aspetto diverso. La terapia è piuttosto difficile e non ancora dei tutto perfezionata; si basa su applicazioni topiche sulle piccole lesioni ma poiché l'evoluzione dei condilomi è condizionata dai meccanismi di immunità cellulo-mediata, è il trattamento con Interferone quello seguito da maggior successo. Recentemente si è utilizzato anche il LaserC02 per i condilomi acuminati con ottimi risultati. Recentemente è stata sottolineata l'importanza della Chlamydia trachomatis quale agente responsabile delle infezioni genitali sia nella donna che nell'uomo: secondo certe statistiche sarebbe responsabile di circa il 20-30% delle STD e quindi ciò significa che è una delle più frequenti forme di infezione venerea non gonococcica. Ciò è dovuto al fatto che si tratta di una patologia estremamente subdola, che facilmente sfugge all'attenzione. Si manifesta con stati infiammatori a vari livelli: nell'uomo come uretrite primitiva, epididimite o proctite, nella donna come cervicite, endometrite o salpingite.

La Chiamydia può persistere nella cervice per molti anni senza dare disturbi o dando soltanto periodici episodi di flogosi acuta. La prevalenza di questo microrganismo nella cervice delle adolescenti sessualmente attive, ma asintomatiche, sarebbe del 10%. La diagnosi si basa su varie metodiche come la coltura, l'esame della secrezione dell'uretra anteriore del partner maschile e l'esame del siero della donna con la microimmunofluorescenza. La terapia è antibiotica ed è da trattare non solo chi è colpito clinicamente dall'infezione ma anche chi è stato esposto al rischio di contrarre la malattia durante rapporti sessuali con soggetti infetti. Si discute ancora, ma sembra che i dati trovino conferma, sulla importanza che la Chiamydia può avere nel provocare infertilità, aborto abituale, mortalità e morbosità perinatale (polmonite neonatale, congiuntivite da inclusioni del neonato ecc.) ed anche displasie della cervice uterina. L'AIDS è la più recente tra le STD (ha fatto infatti la sua comparsa poco più di una decina di anni fa) ed è certamente la più grave per gli effetti drammatici che produce. E' causata da un virus, l'HIV. Inizialmente questa patologia si è manifestata in gruppi particolari della popolazione quali omosessuali, tossicodipendenti e politrasfusi, ma ora si sta diffondendo anche nel resto della popolazione eterosessuale. Il rischio di trasmissione da femmina a maschio è del 52% e da maschio a femmina è del 10-40% (Alexander, 1990). La diagnosi si basa sulla ricerca degli anticorpi antiHIV, questo perché come per tutte le infezioni virali l'ingresso del virus nell'organismo determina una risposta immunitaria attraverso la produzione di anticorpi. In questo tipo di patologia però gli anticorpi non sono in grado di determinare la guarigione, ma sono solo in grado di segnalare che l'infezione è in atto, senza precisare lo stato della stessa. Resta comunque il fatto che il soggetto che è sieropositivo è sempre contagiante anche se si trovasse all'inizio del decorso clinico dell'infezione. Un altro problema importante da ricordare è quello legato al periodo chiamato «finestra immunitaria» in cui il soggetto, che si è contagiato, risulta ancora sieronegativo pur essendo già infetto e quindi contagiante. Tale periodo è generalmente di circa 6 mesi; un periodo di tempo maggiore è da considerare una eccezione.

Il virus si può trasmettere sia attraverso un rapporto omosessuale che eterosessuale con una persona infetta.
Per valutare il rischio di contagio occorre eseguire un'attenta anamnesi sessuale che tenga presente diversi elementi quali: il tipo di partner (se tossicodipendente, se ad elevata promiscuità etc), il numero dei nuovi partner (maggiore è il numero, più alta è la possibilità di incontrarne uno sieropositivo), il numero e il tipo dei rapporti sessuali.
L'uso del profilattico come forma di prevenzione dei contagio dal virus HIV, spesso dalla pubblicità erroneamente presentato come efficace al 100%, si è dimostrato in grado solo di ridurre di 10 volte la probabilità di contagio in un rapporto sessuale con un sieropositivo. Anche in campo scientifico si è giunti ad affermare che la sola prevenzione assoluta possibile consiste «in una relazione stabile e reciprocamente fedele con un partner non infettato da HIV, che esclude così ogni rischio di contagio» (Vedi "Federazione Medica", anno XLIV, settembre 91, p. 452). Resta ancora un problema serio, quello della trasmissione verticale del virus. noto che tutti i bambini che nascono da madre sieropositiva presentano anticorpi contro l'HIV. Questo in realtà è solo causato dal trasferimento passivo di anticorpi dalla madre al bambino e non significa che tutti i bambini nascono infetti. La valutazione diagnostica di infezione neonatale da HIV non può essere posta sulla base degli esami di ricerca degli anti HIV prima che siano trascorsi 18 mesi dalla nascita. Gli ultimi dati riducono al 18% il tasso di avvenuta infezione: infatti sul totale dei sieropositivi alla nascita, dopo 18 mesi solo il 18% presenta ancora la positività, che a questo punto non è più dovuta alla persistenza di anticorpi materni ma alla produzione attiva da parte dell'organismo del bambino, in risposta all'avvenuta infezione. I dati più recenti di uno studio a livello europeo parlano di un tasso di avvenuta infezione del 13%, di cui 1/3 muore entro i tre anni e 2/3 sopravvivono in condizioni abbastanza buone oltre i dieci anni. Fino ad ora le terapie dell'AIDS sono impostate su trattamenti antivirali e trattamenti specifici delle patologie che si accompagnano alla malattia e che possono essere diverse. Tutte le terapie finora messe in atto però sono in grado solo di ritardare l'evoluzione della patologia, di diminuime talora certi effetti negativi ma l'esito finale è sempre infausto. Si sta cercando di mettere a punto dei farmaci in grado di impedire il passaggio dalla sieropositività alla malattia conclamata e ci sono buone speranze di successo, ma certamente non in tempi brevi.

Resta m'ultima patologia da ricordare ed è l'epatite virale, soprattutto di tipo B, che si può trasmettere anche attraverso il rapporto sessuale (è incerto se ciò possa valere anche per quella di tipo C). Si tratta di una patologia che può avere delle conseguenze anche serie, soprattutto se non viene diagnosticata per tempo o se cronicízza.

PROFILATTICI ed AIDS

K. APRIL, R. KOSTER, G. FANTINACCI, W. SCHREINER
Medicina e Morale - Ricerche


Qual'è il grado effetivo di protezione dall'HlV del profilattico?
Finalità degli studi: in molte campagne per la prevenzione dell'HlV il preservativo viene presentato come il principale mezzo di prevenzione. Attraverso una panoramica della letteratura scientifica vengono presentati gli studi piu affidabili sulla reale efficacia dell'uso del profilattico per proteggersi dalla trasmissione dell'HlV.
Metodi: gli studi che trattano il grado di protezione del profilattico contro la trasmissione dell'HlV sono metodicamente insufficienti (dati anamnestici incompleti; mancanza di informazioni sull'infeziositr e sullo stadio dell'infezione da HIV; tempi di osservazione troppo brevi; impossibilitr di controllo di studi in vivo per motivi etici). Presentiamo gli studi piu affidabili: andamento delle ricerche su coppie eterosessuali monogame con un partner sieropositivo.
Risultati: sono stati analizati 4 studi (dal 1987 fino al 1993) aventi dai 18 ai 563 soggetti e per periodi di osservazione compresi fra 6 mesi e 3 anni. In quelle coppie dove c'è stata astinenza sessuale non si c riscontrata nessuna sieroconversione. Fra quelle che hanno usato il profilattico la percentuale di sieroconversione c stata fra lo z ero e il 22%, tra quelle che non hanno fatto uso del profilattico fra lo zero e 1'86%. L'indice di protezione (percentuale di sieroconversioni nelle coppie con rapporti sessuali non protetti diviso per la percentuale di sieroconversioni nelle coppie che fanno uso del profilattico) oscilla tra 1 ( uno studio mostra che non c'c nessuna differenza fra i due gruppi) e circa 10 (due studi hanno mostrato che non c'c stata nessuna sieroconversione nelle coppie che usano il preservativo). Il valore medio di questi indici di protezione è di 5.

Conclusioni:

I'ipotesi secondo la quale il profilattico costituisca una misura efficace di prevenzione dall'infezione HIV non ha valore scientifico. Comunque l'uso abituale del profilattico riduce il rischio di un contagio HIV. L'indice di protezione di 5 (valore medio) appare insufficiente in presenza di una malattia infettiva letale. Da raccoman dare sono principalmente misure di prevenzione sicuri:
- rapporto monogamo fra partner non infettati da HIV,
- il test HIV con consulenza e scelta oculata del partner (evitare contatti sessuali con soggetti HIV positivi).
La raccomandazione dell'uso del profilattico si limita solo a quei soggetti che rifiutano le misure di prevenzione sicuri. E' da segnalare loro il rischio rimanente.

( Le vignette sono tratte dal libro:COME PARLARE DELLA SESSUALITA' AI VOSTRI FIGLI-PIEMME)

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