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Sessualità e religioni Lungo la storia delle civiltà, la sessualità è stata caricata di significati ben più estesi di quelli della sua pura funzione biologica. La sessualità è stata proiettata persino nella concezione della divinità: esistono dèi maschi e dee femmine, un "dio padre" e una "dea madre"; certi riti sacri primitivi sfruttano la polarità sessuale, propiziano la fecondità della madre-terra, ecc. Gli stessi riti di iniziazione hanno un evidente rapporto con lo sviluppo sessuale, sia pure sotto forme contrarie: in certe culture si sorvegliano con molto rigore le relazioni tra i giovani, si puniscono le violazioni e viene tenuta in alta considerazione la verginità; in altre invece si incoraggiano o addirittura si impongono le relazioni prematrimoniali, come incentivo alla feconditá e come tappa di passaggio all'età adulta. Dalla etnologia e dalla storia delle religioni si ricava un duplice fondamentale atteggiamento riguardo alla sessualità:
Gli studiosi hanno rilevato che -tendono a mitizzare il sesso certe civiltà più antiche che professano credenze religiose immanenti, intramondane, prive di una rivelazione superiore. Per loro il sesso è una forza magica, che si sprigiona dalla natura vivente e domina l'evoluzione di animali e di uomini secondo ritmi ineluttabili; nell'uomo l'attività sessuale non conosce ancora norme etiche, non è ancora acculturata, per cui non sono infrequenti forme di "perversione" quali l'omosessualità, riti orgiastici, la prostituzione, la poligamia, il concubinato; -tendono invece a interpretare il sesso come tabù ( tabuizzazione) quelle civiltà che ne hanno paura e lo trattano con ogni sorta di precauzioni, interdizioni, riserve, sia prima che dopo il matrimonio. Il presupposto è che la vita è sacra e sacre ne sono le origini. La coppia umana si sente partecipe, e non padrona, delle energie vitali e cosmiche divinizzate. Sono quindi rigorose le leggi che disciplinano i rapporti sessuali e severe le punizioni per i trasgressori. Questo perché - osservano gli studiosi - si tratta di popoli che, nel loro sistema di significato, collegano la sessualità a un'idea di caduta, di peccato, come se l'attività sessuale fosse immancabilmente la violazione di un tabù, oppure percepiscono una certa dissonanza fra il sessuale e il divino, come se la normale attività sessuale non corrispondesse interamente alla volontà degli dèi. Nel cristianesimo la sessualità viene demitizzata, desacralizzata ; viene presentata come un fatto umano profano, come una dimensione costitutiva dell'essere umano, come un compito di cui l'uomo deve assumersi la responsabilità storica. Nelle testimonianze cristiane Gesù non fa mai prediche morali dirette intorno al rapporto uomo-donna; non presenta i relativi diritti e doveri in modo giuridico e formale ma, pur additando senza mezze misure l'ideale della perfezione nell'amore (la totale donazione di sè dei coniugi nella fedeltà totale di un matrimonio indissolubile) si mostra sempre condiscendente verso i singoli casi concreti di debolezza umana. (l'adultera condannata alla lapidazione, la donna che piange i peccati sui piedi di Gesù,etc.) E' questo atteggiamento, di radicale esigenza e insieme di compassione, che dà alla persona infedele un'energia nuova per riabilitarsi. In particolare Gesù ha distrutto l'androcentrismo del mondo antico, fonte di un'ostilità globale contro il femminile. |
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