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Sessualità e sentimenti
L'uomo è un essere di desiderio:
desidera la felicità.
Tra il desiderio e l'atto c'è una percezione: un sentire.
Si sente il momento, la situazione, interiore ed esterna : c'è un sentimento.
In quel momento, in quella situazione attuale o immaginaria,
attualità
o sogno che sia, il desiderio diventa un sentirsi
proiettato , lanciato verso la felicità .
Quale atto, in quella situazione, porta
alla felicità, la costruisce?
L'uomo sente l'esistenza come spazio
culturale tra desiderio e felicità, tra sentimento ed atto.
l sentimento è un trampolino di lancio che
apre uno spazio tra desiderio ed atto:è lo spazio della libertà della creatività che
rende l'esistenza dell'uomo, "umana".
Sentire i propri sentimenti, ri-conoscerli,qualificarli,
valutarli, orientarli.
Questa è umanità.
La cultura è l'insieme dei percorsi che l'uomo nei
vari ambienti, nelle varie situazioni ha codificato come percorsi piu'
o meno buoni, piu' o meno cattiv,i per raggiungere la felicità,
o meglio, per costruirla.
L'uomo ha differito (=posticipato)
da sempre la risposta al desiderio: c'è
un percorso da compiere, ci sono delle condizioni da creare, cose
da fare per colmare il desiderio di felicità con successo,
con la percezione di essere colmi, appagati.
In questo percorso il desiderio-sentimento
va coltivato, e-ducato , portato a compiere le scelte migliori.
Attraverso l'educazione del sentimento,
del sentire immediato lungo un percorso virtuoso, attraverso la mediazione
culturale tra desiderio e atto, l'uomo "matura"
la sua capacità di costruire la felicità.
Il desiderio rende l'uomo un essere creativo culturale, uomo appunto;
il desiderio diventa possibilità per l'uomo di ampliare le proprie
capacità
conoscitive, espressive, creative e attraverso la modalità con
cui viene colmato esso si qualifica come l'affermazione e la valorizzazione
di tutte le sue potenzialità.
Come si educano i sentimenti?
Il desiderio diventa sentimento ed esso viene "coltivato" perché
produca atti virtuosi vincenti:cultura.
Cio' richiede il differimento e non l'im-mediatezza.
Freud diceva che la civiltà è potuta nascere sulla base
del principio del differimento del piacere. Ma il differimento
del piacere, soprattutto di quello sessuale, provoca frustrazione e malattie
della psiche. Marcuse predicava negli anni 70 che questo differimento,
questa "frustrazione"
del desiderio era alla base delle ingiustizie sociali. Accettare il differimento
significava accettare di essere sfruttati :devo differire il mio desiderio
di felicità immediata per produrre il benessere, la civiltà,
lavorare.Quando prendo lo stipendio, a fine mese,"mi sfogo".Questa
cultura del differimento permetterebbe lo sfruttamento di alcuni uomini
su altri.
Il cosiddetto 68 avrebbe dovuto spazzar via questa cultura del differimento rompendo
tutti i tabu' , abbattendo tutte le barriere culturali, portando l'im-mediatezza
e l'immaginazione al potere.
Non è merito del 68, ma oggi possiamo dire senza possibilità di
smentita, che veramente l'im-mediatezza è al potere. Ma questa è im-mediatezza è
felicità?
Come ci educa la società contemporanea a vivere i nostri
desideri e sentimenti?
Possimao dire, in generale che i sentimenti vengono negati per far posto
alle emozioni forti: lo slogan è "tutto e subito", il
resto sono chiacchere. Emozioni virtuali, cinematografiche e televisive,
Se l'emozione immediata viene negata allora si scatena la violenza:
-violenza dei tifosi verso i giocatori che non danno emozioni
-violenza dei figli sui genitori che non concedono tutto e subito
e che non danno emozioni
-violenza gratuita per avere emozioni.
E se la violenza fa paura c'è lo sballo.
Lo sballo del sabato sera.Lo sballo -del sentimento-del vuoto-di felicità.
Emozioni: stati d'animo, sentimenti.
(Dott.ssa Erica Guerraz- Semiologa : postura@libero.it)
Emozionarsi: sentire il cuore che batte, rimanere senza fiato,
rabbrividire, sciogliersi come neve al sole, andare in bestia, venire
Inevitabilmente il sentimento ci porta al sentire ed il sentire
al corpo.
Emozioni, sentimenti, moti dell'anima, ovvero sentire in noi, nel nostro
corpo, stati, sensazioni, vibrazioni.
"movimenti nel corpo", "movimenti del corpo". Nel corpo
e con il corpo siamo "in vita".
Quando non siamo percorsi da emozioni, quando lo scorrere dei giorni
e delle ore ci attraversa senza variazioni di corrente; allora ci sentiamo
"spenti", depressi, alienati, vuoti.
Abbiamo a che fare con persone pesanti oppure frizzanti, ci sentiamo
svuotati o elettrizzati, sentiamo una situazione spessa, leggera, diciamo
che "l'aria si taglia con un coltello", oppure parliamo di
ambienti rigeneranti.
Sentiamo parlare di energie positive o negative, e di buone e cattive
vibrazioni.
Comunque, quando si parla di sensazioni, emozioni, stati d'animo, usiamo
connotazioni proprie alla materia (leggero, pesante, spesso) oppure all'energia
(stimolante, elettrizzante, out, down, ecc.)
Dietro il nostro modo di esprimersi è probabile che si nasconda
una giusta percezione della realtà. Non è forse vero che,
da un punto di vista microscopico (secondo la meccanica quantistica),
l'unica origine dell'energia è la materia, in grado di annullare
la sua massa e trasformarsi in energia secondo la relazione einsteiniana
E=mc2 (dove c è la velocità della luce nel vuoto, ed
m la massa).
Ogni stato d'animo produce variazioni endocrine, attiva processi chimici
ed elettrici, stimolati da particolari neurotrasmettitori, il sistema
simpatico e parasimpatico ne è influenzato, come, ovviamente,
la muscolatura.
Emozioni, energia, materia e movimento viaggiano a braccetto.
Percepire, con i nostri ordinari sensi, variazioni di umore, di massa-energia,
è sicuramente poco comune ed inusuale.
C'è da chiedersi se questa inusualità sia una caratteristica
della nostra cultura, che ha privilegiato il piano razionale rispetto
al piano percettivo, sviluppando grandi capacità logico-matematiche,
fisiche e razionali, a discapito di una sensibilità individuale
più raffinata.
La sensibilità è fortemente discriminata, relegata
nel privato, privata di cultura e di linguaggi riconosciuti.
Per parlare dei sentimenti occorre andare in prestito di parole e concetti
appartenenti ad altri settori, scrivere poesie o ricorrere ai linguaggi
ed ai codici propri all'espressione artistica.
Intuizione e sentimento: .........'Roba da donne'
Dice Wittgenstein, che il significato delle parole è dato dall'uso
che ne fa comunemente il parlante; tant'è che il comune modo di
parlare, di esprimersi, di pensare dà forma alla cultura.
Ed ecco proverbi, barzellette, modi di dire, di fare, tradizioni e
luoghi comuni che considerano l'uomo come un essere razionale, con
capacità di
pensiero, stabile e affidabile, mentre la donna appare volubile, sciocca,
istintiva, intuitiva ma soprattutto sentimentale.
Eppure in questo ultimo secolo sono avvenuti importanti cambiamenti
culturali soprattutto per ciò che riguarda il ruolo della donna nella società. Grazie
alle donne la cultura ed il modo di vedere e di sentire è cambiato
e si
è trasformato.
Ci pare importante, ora che le donne hanno conquistato un ruolo di
pari dignità, cercare di conoscere e valorizzare, gli aspetti
caratterizzanti il femminile. Lo studio e la conoscenza della sensibilità può essere
un passo importante per cercare di integrare il femminile in un sociale,
e spesso in un vivere, connotato al maschile.
Come donna, ma soprattutto come essere umano, patisco il predominio
della
"ratio". Ogni volta che il confronto è uno scontro dialettico,
in cui la dimostrazione logica e/o il buon argomentare sono gli strumenti
del dialogo, sento che manca qualcosa, sento lo sconforto e una voce
che urla: "manca il senso, il significato, il fine", "dov'è
il cuore?" "dov'è il sentimento?".
La nostra società, ed in modo particolare la legge, la giustizia,
il sociale, sono spesso istituzioni aride senza anima; con contorni
definiti, in cui il senso si perde come se la ragione fosse uno scolapasta
che trattiene gli spaghetti ma perde il sugo.
Pensiamo a tutte quelle situazioni dove il valore più importante è 'l'umanità',
la capacità di ascolto, di accoglienza, il conforto, il supporto,
quali possono essere la cura dei malati, l'accoglienza ai parenti che
accompagnano un moribondo, la cura dell'infanzia o dei disabili.
Quante volte abbiamo pensato che le regole che tutelano i diritti dei
più deboli, ammalati, anziani, infanti, provocano sofferenza ed
impediscono risposte e soluzioni 'naturali'.
Spesso sentiamo dire 'se ci fosse una donna queste cose non succederebbero',
eppure proprio il sociale è il settore in cui vi è la predominanza
di donne rispetto agli uomini. Ciò che non muta è il 'modus
agendi' il rispetto dovuto a leggi e regolamenti, il peso dell'istituzione
rende difficile risposte personalizzate in cui la ragione del cuore prevalga
sulla razionalità, ovvero su ciò che è 'giusto'.La
grande rivoluzione di questo secolo è
l'entrata, voluta o obbligata della donna nel mondo del lavoro così che
i compiti da lei svolti naturalmente, quali la cura, il nutrimento
e l'assistenza sono venuti meno.
La società si è fatta carico, con le sue consuete modalità e
modi operandi, delle mutate esigenze sociali.
Si è passati dal 'naturale' all' 'istituzionale'.
L'infanzia, gli anziani, i disabili, i malati sono diventati un costo
e soprattutto categorie problematiche, assistiti, utenti.Gli utenti,
noi tutti, siamo insoddisfatti dei servizi che ci vengono dati, ed è soprattutto
l'aspetto umano che sentiamo carente; la massificazione ci aliena privandoci
di identità ed unicità, privilegio dovuto ad ogni essere
vivente.
Il pensiero, la codificazione di ciò che è giusto e di
ciò che è sbagliato ci condiziona e ci allontana sempre
di più dagli aspetti 'naturali' del nostro essere.
La razionalità ha sempre più spazio e predominio a
scapito del sentimento, del sentire.
Non a caso la 'cultura' tiene in gran conto il razionale, ciò che è generalizzabile,
dimostrabile e condiviso dai più, mentre la percezione, il sentimento,
viene contrapposto e considerato un aspetto più primitivo, originario,
animale, inaffidabile.
In modo provocatorio possiamo dire che il problema della nostra società
è la messa al bando delle 'femminucce', dell'aspetto sentimentale,
sensitivo ed intuitivo a favore del 'virile' ovvero di chi aspira ad
essere l'eroe che non si ferma di fronte a nulla, che sa perfettamente
cosa vuole, manifesta forza, costanza, determinazione e a tutti i costi,
e non a caso, 'costi quel che costi', raggiunge i suoi obiettivi.
Nell'essere naturale si percepisce lo scorrere pieno del farsi contenuto,
che è in essere, senza sforzo, senza costo, senza LOTTA.
l linguaggio dei sentimenti
Abbiamo prima accennato che quando
vogliamo parlare dei sentimenti ricorriamo a termini più propri a caratterizzare la materia e
l'energia, che l'impalpabilità
degli stati d'animo.
Esprimiamo sentimenti ed emozioni attraverso le più svariate forme
artistiche esaltandone la funzione 'poetica'.
Parlare dei sentimenti ci riporta alla magia, magia di suoni, di parole,
di sguardi, di sensazioni indicibili, ed ecco i tentativi di codifica
delle intonazioni, dei gesti, dei segni, dei simboli, che uguali e diversi
si esprimono in culture e tradizioni vicine e lontane.
Ed ecco ancora gli studi antropologici, etnologici, la prossemica, il
linguaggio e la comunicazione degli animali.
L'espressione dei sentimenti è condizionata dalla cultura di riferimento.
Culture diverse determinano modi di sentire e modi di esprimersi diversi.
Ma se la forma dell'espressione cambia, condizionata dall'ambiente
culturale in cui il sentimento nasce e si esprime, può forse
variare il modo di percepire?
Il patos è forse diverso in ognuno di noi?
Non è forse la percezione di gioia e dolore che ci accomuna
ai nostri simili?
Affrontare lo studio del linguaggio dei sentimenti significa esplorare
una materia dove la competenza dei parlanti è passiva, inconscia
e naturale, di cui non abbiamo né alfabeto né grammatiche
ufficiali a cui rifarci.
Studiare il linguaggio dei sentimenti risulta arduo, infatti dobbiamo
definirne l'alfabeto, la grammatica e la semantica, senza alcuna guida
certa, confidando nelle nostre personali esperienze e conoscenze.
L'alfabeto dei sentimenti
L'alfabeto e la fonetica, ovvero la materia attraverso cui prende forma
l'espressione.
Le forme espressive dei sentimenti sono plurime. Sarebbe utile poter
individuare un alfabeto per rendere riconoscibile e trasmissibile la
forma espressiva usata.
Ricordiamo che l'alfabeto, opera dei Fenici, fu il risultato di una lunga
evoluzione, frutto dell'analisi della pronuncia, cioè il significante,
per ricondurre gli elementi ad un piccolo numero di suoni fondamentali.
La forma dell'espressione dei sentimenti è la manifestazione della
qualità
del nostro vivere, dell' 'essenza', ovvero dei movimenti che avvengono
in noi e che da noi si manifestano, con differente variare di sostanza
e forma della materia.
Un sospiro, un sussulto, un'esclamazione, ma anche le espressioni di
gioia, di sorpresa, di paura, di stizza, di schifo, di superbia, di rabbia
e quanto altro; senza dimenticare gli aspetti stereotipi che troviamo
nelle formule di saluto, nelle interlocuzioni, nell'effetto locutivo,
nell'intonazione e nei segnali paralinguistici.
La grammatica dei sentimenti
La grammatica ovvero l'insieme delle regole che presiedono alla realizzazione
di un atto linguistico.
Un gesto, un fiore, un'attenzione, una parola gentile, susseguirsi di
gesti, di atti linguistici che danno forma a 'framens', situazioni che
nel loro evolversi da un prima a un dopo, attraverso passaggi e situazioni
tipiche, delineano eventi e pathos(=il sentire).
Abbiamo così a che fare con la lingua dell'immagine, della metafora,
della pars pro toto, del simbolo, in ogni caso della totalità,
ovvero della percezione olistica, regolata da antichi rituali che affondano
le radici nelle nostre antiche origini, di cui, peraltro, abbiamo perso
le tracce.
La semantica dei sentimenti
La semantica ovvero lo studio del significato e delle sue strutture.
Il significato di un messaggio sentimentale
non
è altro che la percezione del clima emotivo.
La semantica dei sentimenti potrebbe quindi essere definita come lo studio
atto a definire come si struttura il senso e come avviene il riconoscimento
di situazioni emotive intorno a noi ed in noi, nel prossimo come nel
nostro intimo.
Energia ed emozioni
Come abbiamo precedentemente visto materia ed energia sono intrinsecamente
correlate l'una all'altra.
La filosofia cinese, anche se non è sola, ed in particolare modo
il taoismo e la teoria dei cinque elementi, mette in evidenza la relazione
fra energia, materia ed emozioni.
Le categorizzazioni proprie della teoria dei cinque elementi e la stretta
relazione con in canali dell'agopuntura (cf Taoismo) ci fanno
preferire questo modo di mettere ordine in una materia così labile,
impalpabile anche se crediamo che la sola cosa importante sia l'esperienza
che facciamo
"nel corpo e con il corpo".
Il ki. Ovvero materia-energia
Il pensiero cinese non distingue fra materia ed energia. Possiamo dire
che ogni cosa nell'universo, organica e inorganica, sia composta è definita
dal suo "Ki". Il "Ki" viene percepito funzionalmente
per ciò che fa ed in genere viene tradotto come "energia
vitale".
A noi esperire insieme: la scoperta della materia emotiva!
Scoprire che tutti noi, quando incontriamo due persone che hanno appena
litigato, percepiamo una sensazione di disagio e di pesantezza, può non
essere una novità; può essere invece una novità sapere
che possiamo percepire sensazioni simili attraverso la simulazione; simulando
in modo appropriato possiamo percepire la pesantezza che ci ricorda la
fatidica situazione di discordia; questa scoperta può essere particolarmente
interessante in quanto ci apre le porte ad una maggiore consapevolezza
della "materia emotiva".
Conoscere e scoprire le caratteristiche della "materia emotiva"
non può che avvenire attraverso situazioni e modalità che
àpercettive, quali:
- l'esplorazione
- la manipolazione
- la creazione
- l'espressione
Simboli
e corpo
Competenza emotiva è anche
competenza del corpo e dei suoi simboli.
Spalle curve, petto espanso, testa nascosta, e alle nostre orecchie
risuonano modi di dire: 'avere le spalle a coppo', 'la puzza sotto
il naso', 'essere in gamba', 'avere la testa fra le nuvole', 'non aver
voce', 'non ci ho visto più', 'smidollato', 'svitato'.
Ed ancora: "serpente, torello, giraffa, scimpanzé, aquila,
gufo, tartaruga, verme, asino", tutto il bestiario risuona come
una connotazione ora positiva, ora negativa del nostro essere o fare
e dei nostri pregi o difetti.
Ogni animale è caratterizzato da movenze, da tensioni, gesti,
caratteristiche.
Elementi, simboli ci portano inevitabilmente alla forma, alla sostanza,
alla materia, al corpo e all'energia, al 'ki'.
Musica ed emozioni
La musica è la massima espressione del movimento.
Il suono si apre, si chiude, scende, sale. La musica è la naturale
espressione del sentimenti e delle emozioni; la musica consola, rilassa,
diverte, stimola. La musica
è il naturale sostegno al movimento, e più di qualsiasi
insegnante riesce e sostenere e guidare i movimenti.
Per questo sono state composte
appositamente musiche che caratterizzando i più comuni stati d'animo ci permettono di esplorare la complessità del
movimento, lento e veloce, potente, armonico, scattante, elastico,
ritmato, espressivo, contratto o espanso.
Carattere, movimento, espressione.
Il viaggio nelle tipologie dei
caratteri, nelle possibilità motorie
ci permette di utilizzare al meglio ed in modo completo le nostre possibilità
espressive; così il miglioramento della forma fisica ne è la
naturale conseguenza.
Sentimenti ed Eros.
Qual è il desiderio più forte e incoercibile
nell'essere umano? L'eros!.
Attraverso l'eros i sentimenti umani che nascono nelle situazioni della
vita caricano l'uomo di energia creativa e umanizzante.
L'eros è la forza-desiderio che apre l'uomo all'altro di
sè
, lo carica di energia (sentimenti, emozioni), lo lancia verso l'umanizzazione
della propria vita e del proprio ambiente aprendolo alla creatività
che rende la vita propriamente umana.
Anche l'eros , che è desiderio, agisce sempre "in
situazione", e in quella pèarticolare situazione esso diventa
sentimento. Il desiderio è quello di trovare la felicità con
questa ragazza/ragazzo, in questa situazione storica. Quali sono i
percorsi virtuosi da percorrere perché io possa costruire con
successo la felicità con lei? Come e-duco il mio desiderio, il
mio sentire?
Sentire i propri sentimenti, ri-conoscerli, valutarli, orientarli
culturalmente , qualificarli . Questa è umanità.
Trovare i percorsi che realizzino le cose belle importanti per la nostra
felicità. Da dove parto?
Il pudore
Avere pudore significa riconoscere
il proprio valore di individuo personale che non vuole essere considerato
un «oggetto» di soddisfacimento né negli atti né
nelle intenzioni, ma che richiede a sé e all'altro dì essere
stimato come persona da amare.
Il pudore, che gli animali per loro natura non provano, nell'essere
umano non è negazione del desiderio di amore, ma è garanzia
che l'amore sia sempre uno sguardo d'ammirazione per la persona amata
e non solo uno sguardo di interesse ed attrazìone per il suo fisico.
La sessualità, di cui è parte anche la genitalità
si costruisce e definisce nel pudore, nel rispetto degli altri, nella
castità degli adulti di fronte ai bambini.
Il pudore non è da confondersi con la vergogna (= essere scoperti
nella propria intimità, nella propria imperfezione che si vuole
nascondere) ma chiede che l'altro non si limiti a guardare al corpo
(o peggio ad un particolare del corpo) ma sappia porsi in atteggiamento
di apprezzamento di tutta la realtà della persona.
C'è una cultura, c'è un ethos sociale. L'ethos
sociale è il modo con cui la società in cui vivo "sente" la
felicità ,l'ethos sociale propone soluzioni,modelli vincenti e
perdenti, percorsi.
"Fare la corte" ad una
ragazza
è educazione sentimentale: pensarla, sognarla,scriverle, parlarle,
esprimere i miei sentimenti,me stesso. Uscire da me stesso verso di
lei. Trovare i modi per stabilire un rapporto che includa e valorizzi
i miei sentimenti e valorizzi lei. Che scopra i suoi, che possibilmente
susciti in lei sentimenti , empatia, sentire insieme un cammino verso
la felicità.
Ognuno di noi da quando nasce respira l'ethos sociale e lo interiorizza.Finisce
per sentire la felicità come la sente il mondo in cui vive. Ma
questo sentire è quello giusto? E' vincente? La società in
cui vivo è una società
felice?
Come ha educato i miei sentimenti la famiglia, la scuola, il gruppo,
la comunicazione sociale?
Quante ore si è occupata di me la famiglia, la scuola, …la
televisione (due ore al giorno per 365 giorni per 12 anni fanno piu'
o meno 10.000 ore) Di che cosa? Di cultura o di passatempo?
Guardiamo i percorsi ed i risultati.
Potremmo rappresentare simbolicamente il modo socialmente piu' diffuso
di colmare il desiderio, cosi':
La società di oggi punta alla felicità come fosse un
bisogno immediato e indifferibile da soddisfare.
Tutto e subito !
Tutto , e pronto . Tutto , e subito. Tutto e im-mediato.
Tutte le barriere,tutti i rallentamenti, i differimenti,tutte le mediazioni,
l'educazione dei sentimenti, devono saltare!
Tra desiderio e atto non c'è più sentimento,e-ducazione,
cultura.
..."manca il senso, il significato,
il fine",
"dov'è
il cuore?"
"dov'è il sentimento?"....
Non c'è un percorso virtuoso che mi educa a sentire
ed agire in modo creativo, umanizzante, vincente.
C'è l'im-mediatezza. Tutto va colmato e subito! Si consuma la
vita.
Ecco l'inganno:
"la
felicità è
la soddisfazione". ????
"La felicità è un bisogno
da soddisfare". ????
Non è piu' un desiderio da colmare insieme
agli altri di sè. E' un bisogno da soddisfare.
Sei soddisfatto, compiaciuto, appagato? Allora sei felice.!
Questo è lo slogan che oggi è passato dal linguaggio della
pubblicità alla filosofia di vita.
Questi sono i messaggi.
Non serve e-ducare i sentimenti. La felicità è una questione
di cose. Di tecnologia.Di Innovazione. Di ..soldi.
I sentimenti vengono bruciati dalla im-mediatezza. Ma il mondo è felice?
No.
Sempre piu' persone affermano di vivere una vita vuota: vivono
soddisfando nevroticamente i loro "bisogni-di felicità"
, ma tanto più li soddisfano tanto piu' "sentono"un
malessere indistinto, un "vuoto" interiore.
Si scoprono sempre piu' "insensibili" alla vita.
Provano sentimenti solo come emozioni forti.Cercano di colmare il vuoto
di sentimenti vitali con forti emozioni. Le emozioni devono essere prodotte
e "consumate" im-mediatamente, facilmente.Comunque.Anche con
violenza. Anzi : sempre piu' spesso è violenza.
Riconoscere i propri sentimenti, qualificarli , valutarli, orientarli culturalmente .
Questa è umanità.
La natura dell'uomo è fatta di desiderio e di sentimenti.
Negare questa evidenza, non educare i sentimenti, significa rischiare
la follia.
La ragione è fredda. Un mondo razionalista puo' compiere qualsiasi
atto
…e giustificarlo.
Il sentimento puo' diventare passione ,scatenare emozioni incontrollabili,
e puo' far compiere qualsiasi atto.
La follia che è potenziale in ognuno di noi , puo' manifestarsi
sia come follia passionale che come follia fredda, senza sentimenti,
polare.
La
follia fredda puo' compier atti ancora piu' disumani della follia passionale
ed è capace di giustificarli, di vederli come "giusti".
Razionalmente. Tecnicamente.
Il
sentimento educato orienta gli atti alla felicità (cosa
che implica sempre la relazione con gli altri)
Il sentimento è una specie di "liquido" che "rallenta"
il movimento verso l'atto.
Esso dà tempo al tempo perché intervenga la ragione,
la cultura, l'etica e l'atto
sia culturalmente "giusto",umano.
L'educazione delle "viscere" ,cioè lautoeducazione
del sentimento è una
educazione fondamentale perché l'uomo sia tale, perché il
suo desiderio di felicità, che passa dalla relazione con gli
altri, si orienti verso il bene, il vero, il bello, il giusto, il duraturo.
E sia vincente.
Cioè felice. |