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| Le Ideologie neofemministe L' Ideologia illuminista del Progresso
La percezione che questa ideologia ha prodotto nelle società occidentali è quella di una promessa di felicità non piú legata all’aldilà ( quindi al rapporto con Dio, alla religione ) , ma a questo mondo e all'idea di un continuo ed inarrestabile progresso ( scientifico, tecnologico, culturale, sociale, etc) . Nel XIX secolo, la fede nel progresso era ancora un generico ottimismo che si aspettava dalla marcia trionfale delle scienze un progressivo miglioramento della condizione del mondo e l’approssimarsi, sempre piú incalzante, di una specie di paradiso; nel XX secolo, questa stessa fede ha assunto una connotazione politica. Da una parte, ci sono stati i sistemi di orientamento marxista che promettevano all’uomo di raggiungere il regno desiderato tramite la politica proposta dalla loro ideologia-un tentativo che è fallito in maniera clamorosa- dall’altra i tentativi di costruire il futuro attingendo, in maniera piú o meno profonda, alle fonti delle tradizioni liberali. Le ideologie di morte -il disprezzo della vita umana È triste constatare che il disprezzo della vita umana è una costante
nella storia dell’umanità, anche recente. Con l’avvento dell’industria sono nate nuove forme di sprezzo della vita umana. Leone XIII ha denunciato la mancanza di rispetto dei datori di lavoro nei confronti della vita degli operai, le condizioni di lavoro non sicure, le condizioni di vita insalubri e, soprattutto, la violenza delle strutture della società industriale. Questa violenza, ricorda Leone XIII, trova spiegazione nel fascino esercitato dal guadagno, che spinge a sfruttare al massimo i lavoratori. Facendo eco alla enciclica Rerum novarum, numerosi testi pontifici successivi, in modo particolare Sollicitudo rei socialis e Centesimus annus, hanno dimostrato che queste critiche sono sempre attuali. Nel corso del XX secolo, il disprezzo della vita umana si è tradotto in regimi politici particolarmente efferati. Basti pensare al comunismo sovietico! Come dimenticare che proprio questo regime, prima nell’Unione Sovietica e poi in Cina, ha legalizzato l’aborto, presentando il controllo della popolazione come un’esigenza della pianificazione imperativa della produzione? E inoltre, come dimenticare che in nome della medesima ideologia popolazioni intere, in particolare contadine, sono state massacrate? E cosa dire del fascismo, che ha ridotto l’uomo ad un semplice «membro» anonimo nel «corpo» dello Stato? Come cancellare il ricordo del nazismo che, non contento di aver diffuso la sterilizzazione e l’eutanasia e dopo aver incoraggiato esperimenti medici crudeli, ha sterminato milioni di innocenti per motivazioni razziali, filosofiche o religiose? Il quasi totale black-out che ha avvolto il cinquantesimo anniversario del processo di Norimberga (1946) mette in evidenza l’imbarazzo nel quale la commemorazione di questo evento avrebbe gettato gli ambienti contrari alla vita. I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki del 1945 e le «giustificazioni» addotte in seguito per tentare di scusarli, hanno contribuito a insinuare nell’opinione pubblica e in quella di taluni dirigenti l’idea che, nella guerra moderna, la distruzione in massa di popolazioni innocenti non debba porre particolari problemi morali. Il piú forte, per il solo fatto di disporre di mezzi di distruzione decisamente superiori a quelli degli altri, si sente giustificato ad utilizzarli in maniera smisurata e impudente. La guerra del Golfo (1991) ha confermato questo indurimento di posizioni. Il fatto che si siano registrate perdite umane relativamente basse sul fronte dei vincitori e invece abbastanza elevate sul fronte dei vinti, sia tra i militari sia tra i civili, è stato considerato non solo «normale», ma addirittura motivo di vanto. L’industria di morte non è mai stata cosí prospera come in questi tempi. Si rivaleggia in ingegnosità quando si tratta di preparare l’eliminazione di massa o addirittura lo sterminio del genere umano. Questa macabra ingegnosità riserva tuttavia delle sorprese: il costo della rimozione delle mine antiuomo sarebbe dieci volte superiore al costo della loro posa. La società moderna crede di aver chiuso i conti con il comunismo, il fascismo, il nazismo, ma non ha estirpato dalla nostra mentalità l’aspetto piú perverso di queste ideologie: l’ossessione della morte. Di fatto, le ideologie di morte sono tornate ad essere attuali; non solo, tendono a diventare sempre piú sofisticate.
Nel suo seno si moltiplicano i mezzi per sopprimere la vita o per impedirne il concepimento. I nuovi mezzi vengono messi a punto per la maggior parte in laboratori, per poi essere utilizzati in ambulatori, cliniche ed ospedali. I regimi totalitari contemporanei hanno fatto ricorso a validi metodi di condizionamento mentale degli individui e dei gruppi. Essi si sono frequentemente serviti della menzogna per ottimizzare gli effetti della violenza. Queste tecniche di lavaggio del cervello sono diventate sempre piú efficaci grazie, in modo particolare, alla complicità di taluni psichiatri. L’adozione di questi metodi ha spesso portato all’indebolimento o addirittura all’inibizione, sia nei singoli che nelle società, della capacità di giudicare in maniera personale e di decidere liberamente. L’efficacia di questi metodi risulta evidente anche nel ruolo che assumono i media. Questi non hanno soltanto la facoltà di
selezionare o di «giocare» con l’informazione; essi
dispongono anche dei mezzi necessari per condizionare
l’opinione
pubblica inculcando nella testa di lettori ed ascoltatori menzogne
che vengono recepite senza discernimento. All’origine di questo disprezzo per la vita troviamo infine, e lo diciamo con rammarico, il silenzio, la rinuncia a lottare, addirittura la connivenza di alcuni teologi e pastori. In occasione di campagne ostili alla vita, taluni sono cosí spaventati da reagire come se ciò che è in gioco li interessasse a mala pena. Altri si rifugiano in acrobazie casistiche o semantiche: le loro sottili ambiguità, però, oltre ad avallare pratiche immorali, creano confusione ed errore. Capita persino che certi gruppi confessionali rinuncino a insegnare parti intere della morale. Per questo, di fronte al disprezzo di cui la vita è attualmente oggetto, i leaders spirituali hanno una forte responsabilità, o per il loro silenzio, o per la loro complicità. L'ideologia dell' ’interesse superiore Étienne De Greef (1898-1961), che fu professore di psichiatria all’università di Lovanio, scriveva: «L’interesse superiore è sufficiente per bloccare qualsiasi reazione di simpatia nei confronti delle vittime piú innocenti e degne di pietà... La nozione di interesse superiore rende immediatamente insensibili le nostre coscienze, che presentano una resistenza minima a questa anestesia. È in nome della libertà, della giustizia e della morale e persino dell’amore del prossimo che viene commessa la maggior parte dei crimini. Sappiamo oggi che un popolo civilizzato può, senza per questo temere la benché minima rimostranza seria da parte di un’altra nazione civilizzata, terrorizzare, derubare e distruggere una minoranza etnica purché gli riesca non tanto di nascondere il fatto quanto di impedire che si sentano le grida o che si percepisca la disperazione delle vittime». E aggiungeva: «Hitler non ha fatto altro che estremizzare le teorie della lotta per la vita, la negazione del bene e del male, il ripudio di ogni legge morale. Perché e con quale diritto scandalizzarsi di questi concetti che venivano insegnati nella maggior parte delle università occidentali»? La coalizione ideologica del «genere» e il «nuovo paradigma» Le ragioni abitualmente invocate per «giustificare» le
pratiche che mirano al controllo della vita umana sono da ricollegare
alle due ideologie che piú hanno segnato il mondo contemporaneo,
quella socialista e quella liberale. Oggigiorno, però, queste
due ideologie sono oggetto di una duplice reinterpretazione, che si
articola attorno a due temi: il «genere» e il «nuovo
paradigma». [...]. La vita degli uomini, ivi compreso l’aspetto corporeo, dovrà pertanto essere utile all’umanità generica ed essere organizzata in funzione delle necessità della collettività: solo in essa, infatti, l’uomo «sopravvive» dopo la morte. La società felice sarà caratterizzata da una pianificazione basata sulla conoscenza scientifica dei principi che governano la materia. Gli individui saranno gli ingranaggi, ora utili, ora nocivi, della macchina sociale; dovranno essere trattati di conseguenza. Questa ideologia comporta anche un sensualismo moderato solamente dagli imperativi derivanti dalla trascendenza dell’umanità generica. Gli uomini avranno diritto al massimo piacere individuale, purché questo sia compatibile con le esigenze della specie. Anche Marx (1818-1883) ha influenzato le correnti ostili alla vita
con la sua teoria della lotta di classe. L’influenza di Marx è evidente anche nella reinterpretazione
del messianismo, in virtú del quale
La Città doveva limitare i suoi abitanti e condurre una politica eugenetica. Malthus (1766-1834) è l’erede di questa antica tradizione, nell’ambito della quale rappresenta il piú grande teorico della sicurezza alimentare. Secondo Malthus, tra la crescita aritmetica delle risorse alimentari e la crescita geometrica della popolazione si crea necessariamente uno scarto. Si profila la penuria alimentare e, con essa, lo spettro della fame. Non bisogna quindi interferire nei meccanismi della Natura, che opera una saggia selezione «naturale». Bisogna invece lasciar agire gli elementi frenanti grazie ai quali coloro che, essendo meno dotati, sono poveri, vengono eliminati. Nell’interesse loro e della collettività, sarà inoltre necessario consigliare loro il matrimonio in tarda età e la continenza. Malthus contribuisce pertanto a consolidare la visione essenzialmente utilitaristica dell’uomo, che verrà sviluppata da Bentham (1748-1832). Il povero è il vinto della libera concorrenza: è in piú perché non produce o non produce abbastanza e ciononostante pretende di consumare. Il malthusianesimo si va diversificando, male correnti che si accaniscono contro la vita umana fanno sempre del suo nocciolo duro un punto di riferimento fondamentale. Da attribuire all’eredità malthusiana è anche l’idea che la povertà, come del resto la ricchezza, è un fenomeno «naturale» che non deve creare complessi né sensi di colpa: è solamente un fenomeno determinato dalle diverse attitudini degli individui. Eugenetica e neomalthusianesimo Sulla scia di Malthus, altri studiosi arriveranno a dire che la selezione dovrà essere artificiale e che saranno i medici a doversene occupare. Galton (1822-1911) sarà uno dei teorici piú influenti dell’eugenetica. Tra gli individui, esistono differenze innate considerevoli, determinate dal patrimonio genetico di ognuno. È di conseguenza inutile sperare che l’ambiente, e in modo particolare l’educazione, possano migliorare le prestazioni dei meno adatti. Per questo è necessario favorire la trasmissione della vita tra i partner piú dotati e contenerla nel caso dei meno dotati. Programmi di eugenetica di ispirazione galtoniana vengono attualmente realizzati in vari paesi. Applicati con discrezione a Singapore, sono stati per cosí dire ufficializzati nella Cina popolare, dove le coppie possono procreare seguendo delle limitazioni, che variano a seconda della «qualità» concessa ai genitori dalla burocrazia biocratica. Tuttavia, l’odierna ideologia liberale deve molto anche alla tradizione neomalthusiana. L’uomo ha il diritto e persino il dovere di esercitare il suo controllo sulla trasmissione della vita; a questa tesi malthusiana, però, il neomalthusianesimo associa la tesi del diritto al piacere individuale. Quest’ultima trova la sua origine nella morale edonistica, vale a dire la morale che fa del piacere - in questo caso sessuale il bene supremo dell’uomo. Nelle loro manifestazioni piú radicali, le correnti femministe
applicheranno alla donna la tesi neomalthusiana del diritto al piacere
individuale, arrivando ad affermare che tutto ciò che può procurare
questo piacere è permesso, mentre tutto ciò che lo ostacola
deve essere eliminato. II connubio di socialismo e liberalismo Il tema dell’internazionalismo,
per esempio, ricompare sotto la voce «nuovo ordine mondiale»,
che porta a mettere in dubbio il diritto delle nazioni di disporre
di se stesse e quindi della loro sovranità. La lotta di classe si ritrova sotto forma di opposizione tra forti e deboli, produttivi e non produttivi, sani e malati, ricchi e poveri, Nord e Sud. La penuria, inizialmente presentata come riguardante le risorse alimentari, viene ora generalizzata a tutte le risorse e all’ambiente in generale. È chiaro che una simile lettura della situazione conduce inevitabilmente a una ridefinizione, a vantaggio di pochi privilegiati, del diritto allo spazio vitale. Il messianismo professato da una minoranza «illuminata» viene rivendicato da una nuova casta di funzionari internazionali, i quali, a proposito di problemi di vitale importanza, assicurano di possedere un sapere inaccessibile ai piú. L’idea neomalthusiana del diritto degli individui al piacere viene ampliata, diffusa ed esportata nei paesi poveri, dove serve innanzitutto a nascondere le motivazioni inconfessabili che spingono i ricchi a voler controllare la vita dei poveri. Il tema dell’umanità generica, che aveva già dimostrato la sua efficacia nei sistemi razzisti e segregazionisti, ricompare nell’ambito delle nuove etiche riguardanti la specie umana che celano una connotazione razzistaLe tecniche biomediche attualmente disponibili permettono, a loro volta, la programmazione di un’eugenetica scientifica. Bisogna evitare che il «sangue impuro» contamini il «sangue nobile» di cui necessita la società umana. Gli individui «inferiori» devono essere esclusi dalla trasmissione della vita e né gli scienziati, né i poteri pubblici devono - viene assicurato - sottrarsi alla responsabilità che spetta loro in questo campo. Particolarmente preoccupante è l’uso perverso che può essere fatto della biologia piú all’avanguardia, che esplora il genoma umano. Abusando delle sue risorse, l’eugenetica potrà diffondersi e, con essa, anche nuovi criteri di segregazione, presentati all’occorrenza sotto il nome di «qualità della vita». Il ripristino della lotta di classe Per Engels, l’oppressione della donna è la massima espressione della lotta di classenella sua forma originaria. ll’epoca del comunismo tribale era predominante un sistema matriarcale secondo il quale i figli appartenevano al clan della madre ed ereditavano da quest’ultima. Gli uomini, responsabili dell’aumento della produttività, accumularono beni di valore sempre crescente e fecero dei loro figli i loro eredi: nacque cosí il sistema patriarcale. Le madri furono private dei loro diritti sui figli: è la prima forma di alienazione. La nuova condizione della donna, derivata da questa situazione, rappresenta il prototipo dell’opposizione di classe. «La prima opposizione di classe che si manifesta nella storia coincide con lo sviluppo dell’antagonismo tra l’uomo e la donna nell’ambito del legame coniugale», scrive Engels.
Secondo Marx ed Engels, il comunismo porterà a un superamento di questa situazione: l’uomo e la donna saranno uguali nel senso che entrambi avranno lo stesso status di lavoratori all’interno della società di cui saranno una funzione. Piú precisamente, la donna, liberata da tutte le «schiavitú» familiari, materne e domestiche potrà contribuire alla produzione industriale. Se sarà necessario, gli impegni domestici e familiari che la donna portava a termine nella sfera privata della famiglia saranno innalzati al rango di «produzione» nella e per la società. I figli, legittimi o naturali, beneficeranno dell’educazione data dalla società. Ne deriva, per la donna, un duplice «beneficio»: da un lato potrà fornire il suo contributo all’industria in qualità di lavoratrice, dall’altro potrà cambiare partner sessuali a suo piacimento, in quanto la società sarà pronta a farsi carico dell’eventuale prole nata da queste varie relazioni. In sintesi, la prima divisione del lavoro è quella che si origina tra l’uomo e la donna a causa dei figli. L’antagonismo tra i due è il primo antagonismo che appare nella storia; esso si manifesta nel matrimonio monogamico e nell’oppressione esercitata dall’uomo sulla donna. Il comunismo risolverà questa situazione permettendo alla donna di essere operaia, facendo scomparire il matrimonio monogamico, distruggendo la famiglia tradizionale, introducendo l’amore totalmente libero, enfatizzando l’uguaglianza tra l’uomo e la donna a tal punto da considerarli intercambiabili. A partire dalla rivoluzione d’ottobre del 1917, in Unione Sovietica verranno
adottati numerosi provvedimenti in questo senso: essi figureranno nel codice
del 1926. L’ideologia del genere, pur sottolineando il riferimento al liberalismo,
conduce in realtà a questo progetto. Una corrente femminista molto attiva, che sviluppa l’ideologia
del gender,
riprende queste tematiche presenti in Marx ed Engels.Essa distingue tra le differenze
sessuali biologiche (sesso) da una parte e i ruoli attribuiti dalla
società all’uomo
e alla donna (genere, gender) dall’altra. Secondo questa corrente, le
differenze tra i «generi» umani non sono naturali, bensí compaiono nel
corso della storia e vengono create dalla società: sono quindi
culturali. Gender ideology -L'ideologia del "genere" Secondo gli ideologi del gender non è piú possibile
parlare di una natura umana. Ora, le società umane, in costante evoluzione, si danno delle regole di
funzionamento, dei codici di comunicazione, delle regole di condotta che vanno
generalmente sotto il nome di cultura. L'ideologia materialista e riduzionista ,il riduzionismo scientifico-tecnologico, tipico della cultura moderna, nata e cresciuta nel mondo occidentale a matrice cristiana, arriva a considerare tutti gli esseri viventi, compreso l'uomo, come meccanismi risultanti dalla combinazione " materia + energia + informazione". Non ci sono e non ci possono essere valori universali ed eterni , tutto è relativo in quanto fondato su processi della materia in continua evoluzione. L’uomo stesso è inserito in una struttura
globale, economica e sociale, che spetta a lui rivoluzionare. Scopo di questa ideologia è l’autorealizzazione della donna: principali ostacoli che si frappongono tra lei e la sua autorealizzazione sono però la famiglia e la maternità. Per questo, per liberarla da famiglia e maternità la donna deve essere liberata, in modo particolare, da ciò che la caratterizza, vale a dire dalla sua specificità femminile. Quest’ultima , la specificità -il " genere femminile " - viene chiamato ad annullarsi di fronte ad una «gender equity and equality», di fronte cioè ad una " uguaglianza ed equità di genere per uomo e donna " :ad un essere umano indistinto ed uniforme, nella vita del quale la sessualità non ha altro senso se non quello di una droga voluttuosa, di cui si può far uso senza alcun criterio. Nella paura della maternità che si è impadronita di una
gran parte dei nostri contemporanei entra sicuramente in gioco anche
qualcosa di ancor piú profondo: l’altro è sempre,
in fin dei conti, un antagonista che ci priva di una parte di vita,
una minaccia per il nostro io e per il nostro libero sviluppo.
Al giorno d’oggi, non esiste piú una «filosofia
dell’amore» bensí solamente una filosofia
dell’egoismo. L’influenza congiunta della tradizione socialista e di quella
liberale è particolarmente evidente nelle due principali ideologie
contrarie alla vita in voga al giorno d’oggi: l’ideologia
del «genere» (in inglese gender) e l’ideologia del «nuovo
paradigma». È chiaro, però,
che questo scopo si potrà considerare raggiunto solo quando
verrà abolita qualsiasi differenza tra uomini e donne. Termini
come «matrimonio», «famiglia», «madre» devo
no di conseguenza essere eliminati, poiché non corrispondono
a nessuna delle realtà ammesse da questa ideologia; anzi, richiamano
alla mente situazioni storiche superate che l’ideologia deve
denunciare e distruggere. Prende l’avvio da una rilettura della lotta di classe, rilettura che porta a conseguenze disastrose. La prima di queste conseguenze richiama certe correnti gnostiche: dal momento che le differenze esistenti tra uomo e donna devono essere abolite, la mascolinità o la femminilità, che sono proprie di ciascun essere umano, non hanno piú nulla da esprimere riguardo alla persona. Per l’individuo, il corpo non è altro che uno strumento per provare piaceri di varia natura: eterosessualità, omosessualità, per non parlare del piacere solitario, e poi ancora contraccezione, aborto, ecc.; è cosí che l’ideologia del genere si riallaccia all’ideologia neomalthusiana di Margaret Sanger (1883-1966). Questa ideologia porta anche al disfacimento della famiglia. Questa ideologia incide anche sulla
società, esigendo
dai poteri pubblici la ristrutturazione della società stessa
secondo l’ideologia del genere. Bisogna
eliminare il genere, perché appartenere a un genere significa aggrapparsi a un momento
sorpassato della storia, quello delle disuguaglianze e dell’oppressione.
Successivamente, bisogna ricostruire la società secondo l’ideologia
del genere, abolendo i ruoli che la vecchia società attribuiva
rispettivamente all’uomo e alla donna. L’ideologia del genere, sviluppatasi nell’ambito di circoli femministi radicali e divulgata tramite una miriade di organizzazioni non governative, è stata accolta con compiacimento nelle assemblee internazionali, in modo particolare al Cairo (1994) e a Pechino (1995). L’ONU stessa, e molte delle sue agenzie, si è screditata accogliendola in maniera acritica e dandole il suo appoggio. Dopo l’ONU, anche l’Unione europea l’ha fatta propria. L’influenza che l’ideologia del genere esercita a livello di queste istituzioni risulta chiara se si pensa al concetto di famiglia. Questo è stato
svuotato del suo significato tradizionale, tanto da venire utilizzato
indifferentemente per indicare unioni eterosessuali, omosessuali, situazioni
monoparentali, ecc. Tra il maschile e il femminile non c’è soluzione di continuità e, tra i due, il punto mediano o equidistante è rappresentato dall’ermafroditismo. L’idea stessa di differenze naturali fa orrore, per cui queste
differenze devono essere abolite. Ne risulta che non c’è nulla
di piú antifemminista delle femministe radicali che vogliono
eliminare la specificità femminile e ridurre ogni comportamento
a dei ruoli i cui attori sarebbero intercambiabili allo stesso modo
degli ingranaggi che - seguendo la metafora leninista - permettono
il funzionamento di una macchina. Gli ideologi del genere negano le evidenze piú lampanti, quali l’attrazione reciproca tra l’uomo e la donna o il fatto che la maternità umana, lungi dall’essere riducibile a una funzione biologica, rientra nella vocazione della donna e contribuisce a costruire la sua identità. C’è comunque da rilevare che la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne non si sentono complessati per il fatto di essere diversi. pur non ignorando il peso della storia. Per di piú, è inaccettabile che l’ONU e le sue agenzie, divenute complici attive di una dittatura ideologica, si siano arrogate la competenza filosofica e morale, nonché l’autorità politica, di parteggiare per una minoranza di femministe radicali di dubbia rappresentatività contro la maggioranza delle persone di buon senso. Secondo questa ideologia non ci sono due generi dell'essere umano, quello maschile e quello femminile : solo esiste l'uomo, il genere è qualcosa che egli può scegliere. In realtà ci sarebbero oggi ( in futuro potrebbero aumentare) almeno 5 generi umani che dovrebbero essere riconosciuti : maschio, femmina, eterosessuale, transessuale e bisessuale.Per cui un maschio può decidere , per varie ragioni, di appartenere al genere maschile piuttosto che a quello femminile, o ad altri, di passare dall'uno all'altro o di scegliere un genere nuovo quando lo ritiene opportuno. Così la famiglia tradizionale può essere sostituita da " unioni di fatto" che sono le possibili combinazioni dei " generi " liberamente scelti dagli esseri umani. Un maschio che sceglie i ruoli del genere femminile e che si unisce di fatto ad un maschio che sceglie il ruolo del genere maschile e così tutte le altre possibili combinazioni. A piacimento. Gli Stati dovrebbe garantire e tutelare come diritti queste possibilità, senza priviligiarne nessuna e lasciando agli individui la possibilità di scelta secondo il loro desideri. ! Questo oggi viene chiesto da questi movimenti e spesso ottenuto . |
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