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La morale "laica" " Due tendenze etiche nella storia del pensiero occidentale Si torna a parlare spesso di "questione morale", come del problema numero uno da risolvere se si vuol curare le patologie del sistema politico ed economico. Si cercano punti d'intesa intorno a "tavole di valori comuni", su cui possano con vergere e collaborare credenti e non-credenti. La moralità è solo egoismo? Se una persona si sottomette a delle norme, specie quando costano sacrificio, è segno che in un modo o nell'altro ci ricava il suo vantaggio, e perciò la sua morale è fondata sull'interesse.La morale - sostiene S. Freud (1856-1939) - è la risultante di un compromesso tra il "principio del piacere" e il "principio di realtà".Perché il bambino accetta di tenersi pulito, di obbedire ai genitori, di non fare capricci? Semplicemente perché ha paura di perdere l'amore dei genitori, senza i quali non potrebbe vivere.Pur di garantirsi i benefici di questo amore accetta il pedaggio della proibizione di qualcosa che per lui sarebbe gratificante.Per non cessare di essere amato, il bambino rinuncia a essere soddisfatto.In fondo è per salvaguardare il proprio interesse che si assoggetta a una morale.Chi è allora l'uomo morale per Freud? Un egoista che sa di esserlo o un narcisista "che crede di essere migliore degli altri"! La libertà è un valore assoluto? Studiosi dei fenomeni sociali parlano da una ventina d'anni di "società
radicale", di "cultura radicale". In senso culturale, è la tendenza a "ritornare alle radici", a eliminare tutte quelle incrostazíoni storico-culturali, sistemi ideologici, tradizioni etiche, gerarchie di verità che, sedimentandosi lungo la storia, tendono a sclerotizzare la società.La cultura radicale sviluppa anche una sua morale, che entra in conflitto frontale con la morale religiosa e anche con buona parte dei principi tradizionalí della morale laica. Una morale denominata "libertaria", in quanto «il valore morale che essa ritiene come supremo e assoluto è la libertà: anzitutto, libertà da tutto ciò che pretende d'imporre un freno al libero dispiegarsi dei bisogni, dei desideri e delle attrattive dell'uomo; poi libertà di fare tutto quello che a ognuno piace o che ognuno ritiene di poter fare. Società e cultura radicali si caratterizzano per tre tendenze, che incidono profondamente sullo stile di vita e sulla concezione etica dell'agire: - l'individualismo, « che ha portato al prevalere degli interessi dei singoli sugli interessi generali e sul bene comune, all'esaltazione degli egoismi individuali e di gruppo a scapito della necessaria solidarietà sociale; ha portato a parlare di diritti conculcatí, ma poco o nulla di doveri»'; - l'egualitarismo, inteso come «tendenza all'uguaglianza assoluta e quindi alla abolizione di tutto ciò che rende gli uni diversi dagli altri»: di qui lotta alla "meritocrazia", opposizione all'autorità costituita, livellamento di ruoli sociali e familiari, forme di femminismo esasperato; - il libertarismo, che considera ogni norma morale come essenzialmente oppressiva: «Perciò l'uomo, che ha il diritto inalienabile di disporre liberamente di sé per essere felice, deve liberarsi da tutte quelle forme morali che limiterebbero e in un certo modo incatenerebbero la sua libertà di disporre di sé come meglio gli pare. L'uomo quindi deve liberarsi da ogni tabù morale, tramandato dal passato»`. Il libertarismo vede nel superamento dei tabù della vecchia morale una "scelta di civiltà" e vede, per esempio, nel divorzio, nell'aborto, nel líbero amore, nell'omosessualità, nell'eutanasia, una riconquista di "diritti civili" finora conculcati dalla morale religiosa. " (*) Tendenze storiche dell'etica
Il relativismo etico La coscienza
individuale è il luogo dove nascono le scelte umane.
Lì ciascuno decide ciò che è bene o male per sè stesso e per gli
altri relativamente a ciascuna situazione contingente , personale,
della vita. Il relativismo etico viene considerato un principio acquisito, assoluto e indiscutibile : ognuno stabilisce secondo criteri propri , individuali, percio' relativi , quali comportamenti siano umani e quali non, quali siano giusti e quali ingiusti. Secondo questa ideologìa non è possibile individuare criteri universali per riconoscere il bene , qualcosa di vero-per-tutti,: il rapporto tra la coscienza individuale che si ha del bene e la società civile, deve essere dominio delle leggi civili. Vale a dire che lo stato di diritto dovrebbe garantire a ciascuno di vivere secondo i comportamenti che la propria coscienza individuale decide, avendo come riferimento solo se stessa, il proprio sentire ,la propria cultura e la propria volontà e razionalità e indicando solo le regole per non ledere con i propri comportamenti i diritti degli altri. In tutte le culture si ritrova ,espresso in modi diversi, un giudizio sui comportamenti umani che li divide in comportamenti morali o immorali riferendoli ad un senso comune del costume (in latino mores). Questo fatto esprime la possibilità per le società umane di scoprire e condividere criteri di giudizio per poter dire quali comportamenti sia autenticamente umani e quali disumani. Secondo l' ideologia del relativismo etico non ci sono piu' comportamenti morali o immorali, perchè ogni comportamento deciso da una coscienza umana è per se stesso autenticamente umano e nessuno puo' addurre criteri universali per definirlo morale o immorale. Dunque si dovrebbe parlare solamente di comportamenti legali o illegali. Se una coscienza decide di interrompere la propria vita senza danneggiare nessuno, le regole sociali devono garantirglielo , senza esprimere giudizi morali cioè circa la autenticità umana dell'atto. Così se decide di interrompere una gravidanza,o di amputarsi un arto o di drogarsi, o di farsi clonare,o di fare e sciogliere matrimoni e famigie, etc. Secondo questa prospettiva sarebbe perfettamente inutile un dibattito
etico che sia alla ricerca di una verità, di significati e valori autenticamente
umani, ragionevolmente condivisibili dall'umanità. La dittatura del relativismo ! |
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