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Il peccato

Cat. Univ: 953 La comunione della carità.
Nella “comunione dei santi” “nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso” ( Rm 14,7 ). “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte” ( 1Cor 12,26-27 ). “La carità non cerca il suo interesse” ( 1Cor 13,5 ) [Cf 1Cor 10,24 ]. Il più piccolo dei nostri atti compiuto nella carità ha ripercussioni benefiche per tutti, in forza di questa solidarietà con tutti gli uomini, vivi o morti, solidarietà che si fonda sulla comunione dei santi. Ogni peccato nuoce a questa comunione.

953 -Peccato è tutto ciò che nuoce alla comunione cristiana nella carità.

La legge della carità

I 10 Comandamenti ovvero la carità secondo l'A.T.

 

Esodo 20,2-17 Deuteronomio 5,6-21 Formula catechistica
dei cattolici

Io sono il Signore tuo Dio
che ti ho fatto uscire
dal paese d'Egitto,
dalla condizione di schiavitù.

Non avrai
altri dei di fronte a me.

Io sono il Signore tuo Dio
 che ti ho fatto uscire
 dal paese di Egitto,
 dalla condizione servile.

Non ti farai
idolo né immagine alcuna
di ciò che è lassù nel cielo,
né di ciò che è quaggiù sulla terra,
né di ciò che è nelle acque,
sotto terra.
Non ti prostrerai
davanti a loro
e non li servirai.
Perché io, il Signore,
sono il tuo Dio,
un Dio geloso,
che punisce la colpa dei padri
nei figli
fino alla terza
e alla quarta generazione,
per coloro che mi odiano,
ma che dimostra il suo favore
fino a mille generazioni, per coloro
che mi amano e osservano
i miei comandamenti.
 Non avere
 altri dei di fronte a me...

 Io sono il Signore Dio tuo:

 


1- Non avrai altro Dio
 fuori di me.

Non pronuncerai invano il nome
del Signore tuo Dio,
perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.
Non pronunciare invano
 il nome del Signore
 tuo Dio..
.
2 -Non nominare
 il nome di Dio invano
Ricordati del giorno
di sabato per santificarlo.
Sei giorni
faticherai
e farai ogni tuo lavoro;
ma il settimo giorno
è il sabato
in onore del Signore, tuo Dio.
Tu non farai alcun lavoro,
né tu, né tuo figlio, né tua figlia,
né il tuo schiavo, né la tua schiava,
né il tuo bestiame, né il forestiero
che dimora presso di te.
Perché in sei giorni
il Signore ha fatto
il cielo e la terra e il mare
e quanto è in essi,
ma si è riposato il giorno settimo.
Perciò il Signore
ha benedetto il giorno di sabato
e lo ha dichiarato sacro
.
Osserva il giorno di sabato
 per santificarlo...
 3 -Ricordati di
 santificare le feste
.
Onora tuo padre e tua madre
perché si prolunghino
i tuoi giorni nel paese
che ti dà
il Signore, tuo Dio.
Onora tuo padre
 e tua madre...
4.- Onora il padre
 e la madre
Non uccidere. Non uccidere. 5-Non uccidere.
Non commettere adulterio Non commettere adulterio 6.- Non commettere atti impuri
Non rubare. Non rubare. 7-Non rubare.
Non pronunciare
falsa testimonianza
contro il tuo prossimo.
Non pronunciare
falsa testimonianza
contro il tuo prossimo.
 8.- Non dire
 falsa testimonianza.
Non desiderare
la casa del tuo prossimo.
Non desiderare
la moglie del tuo prossimo,
né il suo schiavo,
né la sua schiava,
né il suo bue, né il suo asino,
né alcuna cosa
che appartenga al tuo prossimo.

 

Non desiderare
 la moglie del tuo prossimo. 

Non desiderare alcuna  delle cose
 che sono del tuo prossimo.


 9. Non desiderare
 la donna d'altri.


10.- Non desiderare la roba d'altri.

Nella lettera enciclica papale  "Sollicitudo Rei Socialis" è stato consacrato questo criterio di valutazione : 
la Legge [Mosaica] rappresentava il fondamento della religione e della moralità israelitica , l'espressione stessa della volontà divina. Intere pagine dell'Antico Testamento elencano precetti e osservanze che regolano minuziosamente la vita personale, familiare, civile, religiosa.

Ben undici sinonimi usa la Bibbia per tradurre l'unica nozione di Legge: essa è insegnamento, ordine, equità, norma, parola rivelata, verbo, testimonianza, voce, giudizio, comandamento, decreto. I primi cinque libri della Bibbia costituiscono per gli ebrei la Torah, la Legge. Sono la loro carta costituzionale, il regolamento della loro comunità civile e religiosa insieme, il certificato della loro fedeltà a Dio.

Come altri popoli dell'antichità, anche Israele si è servito di una legislazione religiosa per disciplinare tutta la vita sociale. La religione era struttura costitutiva di tutta la vita sociale. Era data grande importanza alla conoscenza della Legge. I genitori dovevano istruire i figli nella Legge (Es 13, 8-10.14), i sacerdoti la spiegavano al popolo (Dt 33, 10; Lv 10, 11).Le antiche leggi di Israele sono quasi tutte clausole di un patto, di un'alleanza tra Dio e il suo popolo.

Cambiano nei secoli le condizioni politiche (tempo delle tribù, della monarchia, dell'esilio, della restaurazione) e anche l'osservanza della Legge subisce alti e bassi: infedeltà, legalismo, formalismo esteriore. Ecco allora i profeti tornare a ricordare al popolo il cuore della Legge: convertirsi invece di moltiplicare i riti, soccorrere il povero e la vedova prima di fare sacrifici nel Tempio...

Catechismo Univers. della Chiesa Cattolica (CUCC)
 348 Il Sabato è al cuore della Legge di Israele. [chi trasgredisce il precetto del sabato trasgredisce tutta la Legge. Dio ha " creato" per sei giorni ed il 7° , il Sabato, è entrato nel suo "Riposo" cioè nel Tempio di Gerusalemme," in mezzo" al suo popolo.]

Osservare la Legge di Mosè equivale a corrispondere alla sapienza e alla volontà di Dio espresse nell'opera della creazione , la Legge Morale Naturale.

Il Decalogo e' Legge Morale Rivelata

1962 La Legge antica è il primo stadio della Legge rivelata. Le sue prescrizioni morali sono riassunte nei Dieci comandamenti. I precetti del Decalogo pongono i fondamenti della vocazione dell'uomo, creato ad immagine di Dio; vietano ciò che è contrario all'amore di Dio e del prossimo, e prescrivono ciò che gli è essenziale. Il Decalogo è una luce offerta alla coscienza di ogni uomo per manifestargli la chiamata e le vie di Dio, e difenderlo contro il male : Dio ha scritto sulle tavole della Legge ciò che gli uomini non riuscivano a leggere nei loro cuori [Sant'Agostino, Enarratio in Psalmos, 57, 1].

Il Decalogo e' Legge Morale Naturale

1961 La Legge di Mosè esprime molte verità che sono naturalmente accessibili alla ragione.

1954 L'uomo partecipa alla sapienza e alla bontà del Creatore, che gli conferisce la padronanza dei suoi atti e la capacità di dirigersi verso la verità e il bene. La legge naturale esprime il senso morale originale che permette all'uomo di discernere, per mezzo della ragione, quello che sono il bene e il male, la verità e la menzogna: La legge naturale è iscritta e scolpita nell'anima di tutti i singoli uomini; essa infatti è la ragione umana che impone di agire bene e proibisce il peccato. . . Questa prescrizione dell'umana ragione, però, non sarebbe in grado di avere forza di legge, se non fosse la voce e l'interprete di una ragione più alta, alla quale il nostro spirito e la nostra libertà devono essere sottomessi [Leone XIII, Lett. enc. Libertas praestantissimum].

1955 La legge “divina e naturale” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 89] mostra all'uomo la via da seguire per compiere il bene e raggiungere il proprio fine. La legge naturale indica le norme prime ed essenziali che regolano la vita morale. Ha come perno l'aspirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene, e altresì il senso dell'altro come uguale a se stesso.
Nei suoi precetti principali essa è esposta nel Decalogo.

Il Decalogo e' Legge preparatoria alla vita cristiana

 1963 Secondo la tradizione cristiana, la Legge santa, [Cf Rm 7,12 ] spirituale [Cf Rm 7,14 ] e buona, [Cf Rm 7,16 ] è ancora imperfetta. Come un pedagogo [Cf Gal 3,24 ] essa indica ciò che si deve fare, ma da sé non dà la forza, la grazia dello Spirito per osservarla. A causa del peccato che non può togliere, essa rimane una legge di schiavitù. Secondo san Paolo, essa ha particolarmente la funzione di denunciare e di manifestare il peccato che nel cuore dell'uomo forma una “legge di concupiscenza” [Cf Rm 7 ]. Tuttavia la Legge rimane la prima tappa sul cammino del Regno. Essa prepara e dispone il popolo eletto e ogni cristiano alla conversione e alla fede nel Dio Salvatore. Dà un insegnamento che rimane per sempre, come Parola di Dio.

 1964 La Legge antica è una preparazione al Vangelo. “La Legge è profezia e pedagogia delle realtà future” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 15, 1]. Essa profetizza e presagisce l'opera della liberazione dal peccato che si compirà con Cristo, ed offre al Nuovo Testamento le immagini, i “tipi”, i simboli per esprimere la vita secondo lo Spirito. La Legge infine viene completata dall'insegnamento dei libri sapienziali e dei profeti, che la orientano verso la Nuova Alleanza e il Regno dei cieli.

Ci furono. . ., nel regime dell'Antico Testamento, anime ripiene di carità e della grazia dello Spirito Santo, le quali aspettavano soprattutto il compimento delle promesse spirituali ed eterne. Sotto tale aspetto, costoro appartenevano alla nuova legge. Al contrario, anche nel  Nuovo Testamento ci sono uomini carnali, che ancora non hanno raggiunto la perfezione della nuova legge, e che bisogna indurre alle azioni virtuose   con la paura del castigo o con la promessa di beni temporali. Però, la Legge antica, anche se dava i precetti della carità, non era in grado di offrire la grazia dello Spirito Santo, in virtù del    quale “l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori” (  Rm 5,5 ) [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 107, 1, ad 2].

La Legge Nuova , la Nuova Alleanza, il Nuovo Testamento.

Nell'AT è rivelato un nucleo centrale della Legge Morale Naturale ma la Legge di per sè non dona lo Spirito Divino che è la capacità di viverla nella perfezione. Israele infatti ha fallito nell'osservanza di questa Legge.
La salvezza donata da Gesù consiste proprio nel dono della Natura Divina, lo Spirito di Dio.

Catechismo Univers. della Chiesa Cattolica (CUCC)

1965 La Legge Evangelica è Legge Morale , sia Naturale che Rivelata in quanto è Legge Rivelata ed Impressa nel cuore umano con i Battesimo. E' la Legge Morale espressa nella sua perfezione.

L'iniziazione al cristianesimo, battesimo-cresima-eucarestia, dona la natura divina al credente catecumeno. Questa partecipazione alla natura divina  crea un Uomo Nuovo simile a Gesù, umanodivino. Il cristiano ha una natura Nuova , umanodivina, per cui la Legge Naturale di questa natura è Nuova ed è espressa come Legge Evangelica ( = nuova). Gesù ha "messo in parole" questa Legge Evangelica, o Legge Morale Naturale dell'Uomodio :

1965 E' opera di Cristo e trova la sua espressione particolarmente nel Discorso della montagna; è anche opera dello Spirito Santo e, per mezzo di lui, diventa la legge interiore della carità: “Io stipulerò con la casa d'Israele. . . un'alleanza nuova. . . Porrò le mie leggi nella loro mente e le imprimerò nei loro cuori; sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo” ( Eb 8,8; Eb 8,10 ) [Cf Ger 31,31-34 ].

Non è una legge tutta scritta su libri ma è impressa nel cuore, è Legge Naturale umanodivina donata da Gesù:

 1966 La Legge nuova è la grazia dello Spirito Santo, data ai fedeli in virtù della fede in Cristo. Essa opera mediante la carità,
si serve del Discorso del Signore sulla montagna per insegnarci ciò che si deve fare, e dei sacramenti per comunicarci la grazia di farlo:

E' insieme una Legge di natura e Forza per compierla, è lo Spirito di Gesù, la Carità.
E' esemplificata da Gesù nel Discorso della Montagana. ( Mt 5- 6- 7 )

 Chi vorrà meditare con pietà e perspicacia il Discorso che nostro Signore ha pronunciato sulla montagna, così come lo si legge nel Vangelo di San Matteo, indubbiamente vi troverà la “magna carta” della vita cristiana. Questo Discorso infatti comprende tutte le norme peculiari della esistenza cristiana [Sant'Agostino, De sermone Domini in monte, 1, 1: PL 34, 1229-1231].

Gesù è l' " Uomo", il Giusto, il Perfetto e i cristiani, a sua somiglianza, hanno nella loro natura una Legge Morale Perfetta, come Gesù.

In questo senso si può dire che la Novità (= il Vangelo) della salvezza cristiana " perfeziona", porta a perfezione, la Legge Morale Naturale .

1965 La nuova Legge o Legge evangelica è la perfezione quaggiù della legge divina, naturale e rivelata.
1967 La Legge evangelica “dà compimento” [Cf Mt 5,17-19 ] alla Legge antica
1968 La Legge evangelica dà compimento ai comandamenti della Legge [Mosaica].

in verità il termine compimento nel testo citato di Matteo indica il compimento di tutte le promesse divine contenute nella Bibbia Ebraica ( chiamata dagli ebrei Legge e Profeti ) ed in verità il dono della salvezza cristiana, lo è :

la purifica, la supera e la porta alla perfezione. Nelle “beatitudini” essa compie le promesse divine, elevandole ed ordinandole al “Regno dei cieli”. Si rivolge a coloro che sono disposti ad accogliere con fede questa speranza nuova: i poveri, gli umili, gli afflitti, i puri di cuore, i perseguitati a causa di Cristo, tracciando in tal modo le sorprendenti vie del Regno.

 1968 La Legge evangelica dà compimento ai comandamenti della Legge [Mosaica]. Il Discorso del Signore sulla montagna, lungi dall'abolire o dal togliere valore alle prescrizioni morali della Legge antica, ne svela le virtualità nascoste e ne fa scaturire nuove esigenze: ne mette in luce tutta la verità divina e umana. Esso non aggiunge nuovi precetti esteriori, ma arriva a riformare la radice delle azioni, il cuore, là dove l'uomo sceglie tra il puro e l'impuro, [Cf Mt 15,18-19 ] dove si sviluppano la fede, la speranza e la carità e, con queste, le altre virtù. Così il Vangelo porta la legge alla sua pienezza mediante l'imitazione della perfezione del Padre celeste, [Cf Mt 5,48 ] il perdono dei nemici e la preghiera per i persecutori, sull'esempio della magnanimità divina [Cf Mt 5,44 ].

 1972 La Legge nuova è chiamata una legge d'amore, perché fa agire in virtù dell'amore che lo Spirito Santo infonde, più che sotto la spinta del timore; una legge di grazia, perché, per mezzo della fede e dei sacramenti, conferisce la forza della grazia per agire; una legge di libertà , [Cf Gc 1,25; Gc 2,12 ] perché ci libera dalle osservanze rituali e giuridiche della Legge antica, ci porta ad agire spontaneamente sotto l'impulso della carità, ed infine ci fa passare dalla condizione del servo “che non sa quello che fa il suo padrone” a quella di amico di Cristo “perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi” ( Gv 15,15 ), o ancora alla condizione di figlio erede [Cf Gal 4,1-7; 1973 Gal 4,21-31; Rm 8,15 ].

 1969 La Legge nuova pratica gli atti della religione: l'elemosina, la preghiera e il digiuno, ordinandoli al “Padre che vede nel segreto”, in opposizione al desiderio di “essere visti dagli uomini” [Cf Mt 6,1-6; 1969 Mt 16-18 ].
La sua preghiera è il “Padre nostro” [Cf Mt 6,9-13 ]

La Regola d'oro

 1970 La Legge evangelica implica la scelta decisiva tra “le due vie” [Cf Mt 7,13-14 ] e il mettere in pratica le parole del Signore; [Cf Mt 7,21-27 ] essa si riassume nella “regola d'oro”: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti” ( Mt 7,12 ) [Cf Lc 6,31 ].

 Tutta la Legge evangelica è racchiusa nel “ comandamento nuovo ” di Gesù ( Gv 13,34 ), di amarci gli uni gli altri come lui ci ha amati [Cf Gv 15,12 ].

Nel discorso della montagna (Mt 5-7) Gesù riveste il ruolo di nuovo legislatore, in quanto
- non abolisce la legge mosaica, ma porta a compimento  le promesse divine cui erano legate
- chiede di convertirsi alla nuova giustizia del cuore, ben superiore a quella formale ed esteriore dell'osservanza legale
- sostituisce la coscienza tranquilla e garantista del dovere compiuto (legalismo) con la coscienza libera e responsabile del progetto divino da realizzare.

E' come dire che il senso pieno della Legge si realizza nel suo superamento. Mentre le norme del decalogo hanno un valore precettistico, le "beatitudini" sono inviti alla perfezione: indicano la direzione verso una mèta esigente , quella della perfezione dell'uomodio, che sarà mai totalmente raggiunta se non con la resurrezione . Per questo sono anche dette "messaggio escatologico".

Non solo: quel regno di Dio che Gesù annuncia col discorso della montagna è di fatto già inaugurato nella sua stessa persona. Gesù può dire che il regno è vicino, anzi è presente, perché Dio stesso viene in persona a inaugurare quel nuovo rapporto tra Dio e gli uomini che prima di lui gli ebrei osservanti avevano solo potuto sperare.

Gesù infatti annuncia da parte di Dio una inaudita volontà di perdono e di riconciliazione e chiede che da parte uomini ci sia una conversione, perché possano accogliere questo dono di Dio. Qui sta il fondamento di tutta la morale insegnata, vissuta, da Gesù di Nazaret.

L'etica testimoniata da Gesù. 

Per individuare i contenuti della morale nuova di Gesù bisogna leggere contestualmente le sue parole e i suoi comportamenti. Si arriva così a evidenziare ciò che veramente importava a Gesù e che Gesù voleva diventasse anche il segno distintivo dei suoi seguaci.

Un elenco esemplificativo, non esaustivo:
- valore dell'intenzione più che del gesto materiale;
- primato dell'amore del prossimo più che delle pratiche rituali;
- vicinanza agli ultimi, o perché poveri o perché peccatori;
- rispetto per la libertà di coscienza individuale;
- rifiuto delle convenzioni sociali, sia religiose che civili;
- avversione o distacco nei confronti delle ricchezze materiali;
- non-violenza o tolleranza come risposta alla violenza;
- fraternità universale al di là delle divisioni di classe o di etnia;
- franchezza coraggiosa di fronte a chi occupa posizioni di potere (sacerdoti, scribi, sinedrio, procuratore romano .);
- semplificazione di tutte le leggi morali al duplice comandamento dell'amore di Dio e del prossimo.

Gesù, più che insegnare una morale, ne mostrava concretamente un modello  singolare .
Gesù non ha dato una legge : cosa bisogna fare o non fare, Gesù ha comunicato uno Spirito, il Suo Spirito con cui fare ogni cosa : La Carità

Per esempio, preferiva trasgredire una legge rabbinica che spezzare il cuore di un uomo; accoglieva ogni persona senza porre condizioni (mentre i perbenisti del suo tempo pensavano che condizione per presentarsi a Dio fosse l'irreprensibilità morale); liberava delle persone solo perché credeva in loro più di quanto loro credessero in se stesse; fu ucciso anche perché era l'amico di ladri, pubblicani e prostitute.

I Vangeli riportano una quantità di situazioni concrete o di casi morali vissuti, di fronte a cui Gesù e i discepoli dovettero valutare il pro e il contro, prendere posizione, scegliere o consigliare il da farsi.Gli esegeti (R. Schnackenburg, H.D. Wendland) concentrano questi interventi frammentari, ma non secondari, di Gesù in tre aree:

- Stato, diritto, leggi: si vedano le pericopi del racconto delle tentazioni (Mt 4, 3-10), del tributo a Cesare (Me 12, 13-17), della contesa riguardo al primo posto (Me 9, 33-35; 10, 41-45); e l'atteggiamento di Gesù verso le autorità durante il suo processo;
- matrimonio, famiglia: il giudizio di Gesù sulla indissolubilità del vincolo (Mt 19, 3-9; Me 10, 2-12) e la condotta da tenere verso i bambini (Mc 10, 13-16); l'atteggiamento critico nei confronti di ogni familismo (Mc 3, 31-35; 10, 29-30; Lc 9, 60-62);
- lavoro, proprietà, economia: l'episodio del giovane ricco (Mt 19, 16-30); la fiducia nella provvidenza (Mt 6, 25-34); il conflitto Dio<>mammona (Mt 6, 24); le beatitudini e le maledizioni ricordate da Luca (6, 20-26); le parabole dell'amministratore infedele e del ricco epulone (tutto il capitolo 16 di Luca).

I Consigli evangelici

 1973 Oltre ai suoi precetti, la Legge nuova comprende anche i consigli evangelici.

La Legge Nuova ed i " consigli evangelici"

La distinzione tradizionale tra i comandamenti di Dio e i consigli evangelici si stabilisce in rapporto alla carità, perfezione della vita cristiana.
-I precetti mirano a rimuovere ciò che è incompatibile con la carità.
-I consigli si prefiggono di rimuovere ciò che, pur senza contrastare con la carità, può rappresentare un ostacolo per il suo sviluppo

[Cf San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 184, 3].

 1974 I consigli evangelici esprimono la pienezza vivente della carità, sempre insoddisfatta di non dare di più. Testimoniano il suo slancio e sollecitano la nostra prontezza spirituale. La perfezione della Legge nuova consiste essenzialmente nei comandamenti dell'amore di Dio e del prossimo. I consigli indicano vie più dirette, mezzi più spediti e vanno praticati in conformità alla vocazione di ciascuno: Dio non vuole che tutti osservino tutti i consigli, ma soltanto quelli appropriati, secondo la diversità delle persone, dei tempi, delle occasioni e delle forze, stando a quanto richiede la carità; perché è lei che, come regina di tutte le virtù, di tutti i comandamenti, di tutti i consigli, in una parola, di tutta la legge e di tutte le azioni cristiane, assegna a tutti e a tutte il posto, l'ordine, il tempo, il valore [San Francesco di Sales, Trattato sull'amor di Dio, 8, 6].

La Legge Nuova è esplicitata ed esemplificata anche nella Tradizione Apostolica.

 1971 Al Discorso del Signore sulla montagna è opportuno aggiungere la catechesi morale degli insegnamenti apostolici [Cf Rm 12-15; 1Cor 12-13; 1971 Col 3-4; Ef 4-5; ecc].   Questa dottrina trasmette l'insegnamento del Signore con l'autorità degli Apostoli, particolarmente attraverso l'esposizione delle virtù che derivano dalla fede in Cristo e che sono animate dalla carità, il principale dono dello Spirito Santo.

“La carità non abbia finzioni. . . Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno. . . Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità” ( Rm 12,9-13 ).

953 -Peccato è tutto ciò che nuoce alla comunione cristiana nella carità.

Non è tanto questione di colpa quanto di pena

( di Carlo Molari--teologo cattolico-in La Rocca 15/11/93)

Peccato -Acculturazioni teologiche:

Idealistico evoluzionista (TH:De Chardin-Paul Tillich)-il peccato è l'espressione dello stato attuale ancora imperfetto di creature protese verso il punto Omega.
Esistenzialista (Bultmann)-l'uomo è relegato nel mondo in uno stato diinautenticità,uno stato in cui non si riesce ad essere corrispondenti al progetto che facciamo di noi stessi.Il peccato è non-situarsi in totale dipendenza da Dio in Cristo per mezzo dell'Atto di Fede.
Rahneriano-Peccato è rifiutarsi volontariamente all'incontro con Dio nella grazia. E' una opzione fondamentale di rifiuto della salvezza divina.
Marxista-peccato è segno che non si è raggiunta l'utopia finale sperata, l'Umanità Nuova.Tutte queste acculturazioni tendono a ricondurre  i peccati  ad un  peccato  come opzione generalizzata di malizia o stato di malizia

Il peccato e' una strada sbagliata per cercare la felicita'.

In occidente ci si preoccupa piu' della colpevolezza che del colpevole e delle vittime. Ci si preoccupa piu' della colpa che delle pene che l'atto malvagio porta con sé sia a livello di peccatore che a livello sociale. Il primo interrogativo di fronte al peccato deve essere:quali danni ha provocato e a chi?

La moralità cerca il riscatto dal male come possibilità di pratica di una vita personale e sociale "giusta". Il moralismo cerca le colpe, i colpevoli, le pene espiatorie  e le polizie che facciano questo.

Molti mali provocati o subiti dall'uomo sono il riflesso necessario della sua condizione incompiuta e conseguenza spesso ineluttabile della sua incapacità di vivere. Tale incapacità è radicata nella mancanza di un orientamento innato e infallibile nell'uomo al bene, alla  felicità.   Gli adulti che hanno il compito di farlo crescere non gli forniscono adeguati strumenti perché si   orienti  al  bene in libertà, consapevolezza, forza e gioia. 

Le conseguenze negative di un gesto malvagio, di un peccato non dipendono tanto dalla colpevlezza di chi lo compie quanto dalle dinamiche da lui messe in atto nella società in cui vive con il suo agire anche indipendentemente dalla sua consapevolezza e libertà. La nostra cultura che ha molto sviluppato la conoscenza delle componenti soggettive tende a favorire il ricorso al senso di colpa per stimolare la conversione, come in altri secoli si suscitava la paura delle pene eterne o di malattie eo calamità come castighi di Dio.

Anche quando esiste una reale colpevolezza lo stimolo della conversione deve venire dalla riflessione sul destino personale  e dalla accoglienza di novità di vita offerte dagli altri. Più che richiedere espiazione si tratta di donare e aiutare ad accogliere forze nuove di vita. Come richiede appunto il Vangelo: penitenza come pratica della giustizia nell'ambito della grazia divina e del sostegno della chiesa tutta, della comunione dei santi.

Il senso di colpa non è sempre un buon consigliere di conversione.
Il male e' talmente irrazionale che non contiene in se' la possibilita' di essere superato solo chi e' fuori dal male puo' liberare dal male. Il male non puo' essere vinto in se stesso ma nell'atto di riscatto di un altro da noi che ci offre una possibilità di Vita giusta,una salvezza. La salvezza,la purificazione non passa dal senso di colpa ,che anzi può rendere più contorta la via di liberazione dal male.

Una persona devastata dal male potrà trovare l'energia  per uscire dalla sua condizione solo dalla vicinanza amorosa di molte persone che non alimentino sentimenti di colpa né di vendetta o rivalsa , cose che danneggiano ulteriormente la personalità, ma attestino simpatia e stima ,comunichino energia guaritrice . Solo così il peccatore più vittima del male che colpevole, almeno nella stragrande maggioranza dei casi,potrà ritrovare in sé l'apertura alla grazia ed alla conversione.

Quando si pensa ai mali del mondo non è importante   ricercare ed enfatizzare colpe e responsabilità, personali o collettive in modo scientifico e spietato,quanto enfatizzare, annunciare la verità evngelica del progetto divino di felicità universale ed eterna.

Non è indispensabile sentirsi colpevoli per iniziare un cammino di conversione: tutti siamo responsabili in solido del destino umano e dobbiamo tutti convertirci non tanto in quanto responsabili dei mali presenti ma soprattutto perche' responsabili del futuro, nel quale possiamo lasciar irrompere il divino.

Tutti abbiamo necessità di ricevere la salvezza,il riscatto, una vita giusta,dagli altri, per il male che compiamo.Tutti possiamo accogliere le salvezze che ci vengono offerte e comunicarle agli altri,cosi' come noi cristiani possiamo accogliere la carità, la giustizia divina e comunicarla agli altri. Questo è compito di tutti,e questo è missione dei cristiani che hanno ricevuto la vita per donarla.

Il "senso di peccato"

Ogni epoca e civiltà ha un suo proprio modo di peccare. Ogni epoca e civiltà costruisce il suo senso di peccare.
Anche nella azione peccaminosa l'uomo riversa tutta la sua aspirazione interiore, vi riflette la sua visione del mondo e della vita, la sua aspirazione alla comunicazione con la trascendenza o la sua relazione con la trascendenza stessa,la sua fede, le sue credenze, la sua creatività immaginativa e spirituale.Nel peccato comunichiamo tutte le nostre aspirazioni personali e collettive, tutte lòe nostre realizzazioni culturali.

Nel peccato l'uomo rivela se stesso ed il suo tempo.
Ogni azione umana ogni"azione che fa la vita umana" esprime una "teoria sulla vita umana."
Se tale visione, teoria agisce in modo inconsapevole, se non è una espressione integrale diu noi stessi nell'azione, essa agisce come una ideologia.

La moderna antropologia culturale dice come gli uomini strutturano la propria esistenza. Le norme che si cercano per regolare l'esistenz aumana non si cercano come norme presenti in modo indelebile nella natura, nella creazione e ritrovabili nella ragione ma si cercano piuttosto nelle culture umane, negli umanesimi culturali di questi tempi elaborati al difuori di ogni presupposto universale, assoluto e da ogni presupposto trascendente.( Aborto,eutanasia, bioingegnerie etc..)

Il senso di peccato oggi si manifesta sempre meno incentrato sulla unicità normativa di Dio,sempre meno sacrale,sempre più secolarizzato e sempre più  incentrato sulla umanità: la mentalità moderna ritiene peccamonoso un comportamento che non apprezza e realizza l'umano nella sua autonomia  responsabile e creativa.

Ogni comportamento che non impegna la persona a ricostruire la comunità in modalità piu' libere è sentito come peccaminoso, un comportamento che offende Dio perché offende l'uomo.

C'è una caratterizzazione del senso di peccato come coscienza della propria neghittosità verso strutture sociali ingiuste, violente,oppressive,come coscienza del proprio adattamento alla logica di tali strutture di peccato

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