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Il peccato

Cat. Univ: 953 La comunione della carità.
Nella “comunione dei santi” “nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso” ( Rm 14,7 ). “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte” ( 1Cor 12,26-27 ). “La carità non cerca il suo interesse”
( 1Cor 13,5 ) [Cf 1Cor 10,24 ]. Il più piccolo dei nostri atti compiuto nella carità ha ripercussioni benefiche per tutti, in forza di questa solidarietà con tutti gli uomini, vivi o morti, solidarietà che si fonda sulla comunione dei santi.
Ogni peccato nuoce a questa comunione.
Peccato è tutto ciò che nuoce alla comunione cristiana nella carità.

La legge dello Spirito o Legge di carità.

La carità secondo l'A.T.
I 10 Comandamenti

Esodo 20,2-17 Deuteronomio 5,6-21 Formula catechistica
dei cattolici

Io sono il Signore tuo Dio
che ti ho fatto uscire
dal paese d'Egitto,
dalla condizione di schiavitù.

Non avrai
altri dei di fronte a me.

Io sono il Signore tuo Dio
 che ti ho fatto uscire
 dal paese di Egitto,
 dalla condizione servile.

Non ti farai
idolo né immagine alcuna
di ciò che è lassù nel cielo,
né di ciò che è quaggiù sulla terra,
né di ciò che è nelle acque,
sotto terra.
Non ti prostrerai
davanti a loro
e non li servirai.
Perché io, il Signore,
sono il tuo Dio,
un Dio geloso,
che punisce la colpa dei padri
nei figli
fino alla terza
e alla quarta generazione,
per coloro che mi odiano,
ma che dimostra il suo favore
fino a mille generazioni, per coloro
che mi amano e osservano
i miei comandamenti.
 Non avere
 altri dei di fronte a me...

 Io sono il Signore Dio tuo:

 


1- Non avrai altro Dio
 fuori di me.

Non pronuncerai
invano il nome
del Signore tuo Dio,
perché il Signore non lascerà
impunito chi
pronuncia il suo nome invano.
Non pronunciare invano
 il nome del Signore
 tuo Dio...
2 -Non nominare
 il nome di Dio invano
Ricordati del giorno
di sabato per santificarlo.
Sei giorni
faticherai
e farai ogni tuo lavoro;
ma il settimo giorno
è il sabato
in onore del Signore, tuo Dio.
Tu non farai alcun lavoro,
né tu, né tuo figlio, né tua figlia,
né il tuo schiavo, né la tua schiava,
né il tuo bestiame, né il forestiero
che dimora presso di te.
Perché in sei giorni
il Signore ha fatto
il cielo e la terra e il mare
e quanto è in essi,
ma si è riposato il giorno settimo.
Perciò il Signore
ha benedetto il giorno di sabato
e lo ha dichiarato sacro.
Osserva il giorno di sabato
 per santificarlo...
 3 -Ricordati di
 santificare le feste.
Onora tuo padre e tua madre
perché si prolunghino
i tuoi giorni nel paese
che ti dà
il Signore, tuo Dio.
Onora tuo padre
 e tua madre...
4.- Onora il padre
 e la madre
Non uccidere. Non uccidere. 5-Non uccidere.
Non commettere adulterio Non commettere adulterio 6.- Non commettere atti impuri
Non rubare. Non rubare. 7-Non rubare.
Non pronunciare
falsa testimonianza
contro il tuo prossimo.
Non pronunciare
falsa testimonianza
contro il tuo prossimo.
 8.- Non dire
 falsa testimonianza.
Non desiderare
la casa del tuo prossimo.
Non desiderare
la moglie del tuo prossimo,
né il suo schiavo,
né la sua schiava,
né il suo bue, né il suo asino,
né alcuna cosa
che appartenga al tuo prossimo.
Non desiderare
 la moglie del tuo prossimo. Non desiderare alcuna  delle cose
 che sono del tuo prossimo.

 9. Non desiderare
 la donna d'altri.
10.- Non desiderare la roba d'altri.

Nella lettera enciclica papale  "Sollicitudo Rei Socialis" è stato consacrato questo criterio di valutazione: 
la Legge [Mosaica] rappresentava il fondamento della religione e della moralità israelitica , l'espressione stessa della volontà divina. Intere pagine dell'Antico Testamento elencano precetti e osservanze che regolano minuziosamente la vita personale, familiare, civile, religiosa. Ben undici sinonimi usa la Bibbia per tradurre l'unica nozione di Legge: essa è insegnamento, ordine, equità, norma, parola rivelata, verbo, testimonianza, voce, giudizio, comandamento, decreto.
I primi cinque libri della Bibbia costituiscono per gli ebrei la Torah, la Legge. Sono la loro carta costituzionale, il regolamento della loro comunità civile e religiosa insieme, il certificato della loro fedeltà a Dio.

Come altri popoli dell'antichità, anche Israele si è servito di una legislazione religiosa per disciplinare tutta la vita sociale.
La religione era struttura costitutiva di tutta la vita sociale.
Era data grande importanza alla conoscenza della Legge. I genitori dovevano istruire i figli nella Legge (Es 13, 8-10.14), i sacerdoti la spiegavano al popolo (Dt 33, 10; Lv 10, 11).Le antiche leggi di Israele sono quasi tutte clausole di un patto, di un'alleanza tra Dio e il suo popolo.
Cambiano nei secoli le condizioni politiche (tempo delle tribù, della monarchia, dell'esilio, della restaurazione) e anche l'osservanza della Legge subisce alti e bassi: infedeltà, legalismo, formalismo esteriore. Ecco allora i profeti tornare a ricordare al popolo il cuore della Legge: convertirsi invece di moltiplicare i riti, soccorrere il povero e la vedova prima di fare sacrifici nel Tempio...

Dal Catechismo Univers. della Chiesa Cattolica (CUCC)

 348 Il Sabato è al cuore della Legge di Israele. [chi trasgredisce il precetto del sabato trasgredisce tutta la Legge. Dio ha " creato" per sei giorni ed il 7° , il Sabato, è entrato nel suo "Riposo" cioè nel Tempio di Gerusalemme," in mezzo" al suo popolo.]

Osservare i comandamenti equivale a corrispondere alla sapienza e alla volontà di Dio espresse nell'opera della creazione.

Il Decalogo e' Legge Morale Rivelata

1962 La Legge antica è il primo stadio della Legge rivelata. Le sue prescrizioni morali sono riassunte nei Dieci comandamenti. I precetti del Decalogo pongono i fondamenti della vocazione dell'uomo, creato ad immagine di Dio; vietano ciò che è contrario all'amore di Dio e del prossimo, e prescrivono ciò che gli è essenziale. Il Decalogo è una luce offerta alla coscienza di ogni uomo per manifestargli la chiamata e le vie di Dio, e difenderlo contro il male:
Dio ha scritto sulle tavole della Legge ciò che gli uomini non riuscivano a leggere nei loro cuori [Sant'Agostino, Enarratio in Psalmos, 57, 1].

Il Decalogo e' Legge Morale Naturale

1961 La Legge di Mosè esprime molte verità che sono naturalmente accessibili alla ragione.

1954 L'uomo partecipa alla sapienza e alla bontà del Creatore, che gli conferisce la padronanza dei suoi atti e la capacità di dirigersi verso la verità e il bene.
La legge naturale esprime il senso morale originale che permette all'uomo di discernere, per mezzo della ragione, quello che sono il bene e il male, la verità e la menzogna: La legge naturale è iscritta e scolpita nell'anima di tutti i singoli uomini; essa infatti è la ragione umana che impone di agire bene e proibisce il peccato. . . Questa prescrizione dell'umana ragione, però, non sarebbe in grado di avere forza di legge, se non fosse la voce e l'interprete di una ragione più alta, alla quale il nostro spirito e la nostra libertà devono essere sottomessi [Leone XIII, Lett. enc. Libertas praestantissimum].

1955 La legge “divina e naturale” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 89] mostra all'uomo la via da seguire per compiere il bene e raggiungere il proprio fine. La legge naturale indica le norme prime ed essenziali che regolano la vita morale. Ha come perno l'aspirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene, e altresì il senso dell'altro come uguale a se stesso.
Nei suoi precetti principali essa è esposta nel Decalogo.

Il Decalogo e' Legge preparatoria alla vita cristiana

 1963 Secondo la tradizione cristiana, la Legge santa, [Cf Rm 7,12 ] spirituale [Cf Rm 7,14 ] e buona, [Cf Rm 7,16 ] è ancora imperfetta. Come un pedagogo [Cf Gal 3,24 ] essa indica ciò che si deve fare, ma da sé non dà la forza, la grazia dello Spirito per osservarla. A causa del peccato che non può togliere, essa rimane una legge di schiavitù. Secondo san Paolo, essa ha particolarmente la funzione di denunciare e di manifestare il peccato che nel cuore dell'uomo forma una “legge di concupiscenza” [Cf Rm 7 ]. Tuttavia la Legge rimane la prima tappa sul cammino del Regno. Essa prepara e dispone il popolo eletto e ogni cristiano alla conversione e alla fede nel Dio Salvatore. Dà un insegnamento che rimane per sempre, come Parola di Dio.

 1964 La Legge antica è una preparazione al Vangelo. “La Legge è profezia e pedagogia delle realtà future” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 15, 1]. Essa profetizza e presagisce l'opera della liberazione dal peccato che si compirà con Cristo, ed offre al Nuovo Testamento le immagini, i “tipi”, i simboli per esprimere la vita secondo lo Spirito. La Legge infine viene completata dall'insegnamento dei libri sapienziali e dei profeti, che la orientano verso la Nuova Alleanza e il Regno dei cieli.

Ci furono. . ., nel regime dell'Antico Testamento, anime ripiene di carità e della grazia dello Spirito Santo, le quali aspettavano soprattutto il compimento delle promesse spirituali ed eterne. Sotto tale aspetto, costoro appartenevano alla nuova legge. Al contrario, anche nel  Nuovo Testamento ci sono uomini carnali, che ancora non hanno raggiunto la perfezione della nuova legge, e che bisogna indurre alle azioni virtuose   con la paura del castigo o con la promessa di beni temporali. Però, la Legge antica, anche se dava i precetti della carità, non era    in grado di offrire la grazia dello Spirito Santo, in virtù del       quale “l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori” (  Rm 5,5 ) [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 107, 1, ad 2].

La Legge Nuova , la Nuova Alleanza, il Nuovo Testamento.

Dal Catechismo Univers. della Chiesa Cattolica (CUCC)

La Legge Evangelica è Legge Morale ,sia Naturale che Rivelata in quanto è Legge Rivelata ed Impressa nel cuore umano con i Battesimo. E' la Legge Morale espressa nella sua perfezione.

1965 La nuova Legge o Legge evangelica è la perfezione quaggiù della legge divina, naturale e rivelata.
E' opera di Cristo e trova la sua espressione particolarmente nel Discorso della montagna; è anche opera dello Spirito Santo e, per mezzo di lui, diventa la legge interiore della carità: “Io stipulerò con la casa d'Israele. . . un'alleanza nuova. . . Porrò le mie leggi nella loro mente e le imprimerò nei loro cuori; sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo” ( Eb 8,8; Eb 8,10 ) [Cf Ger 31,31-34 ].

Non è una legge scritta su libri ma è impressa nel cuore, è Legge e Forza di compierla, è lo Spirito di Gesù.

 1966 La Legge nuova è la grazia dello Spirito Santo, data ai fedeli in virtù della fede in Cristo.
Essa opera mediante la carità,
si serve del Discorso del Signore sulla montagna per insegnarci ciò che si deve fare,
e dei sacramenti per comunicarci la grazia di farlo:

E' esemplificata da Gesù nel Discorso della Montagana. ( Mt 5- 6- 7 )

 Chi vorrà meditare con pietà e perspicacia il Discorso che nostro Signore ha pronunciato sulla montagna, così come lo si legge nel Vangelo di San Matteo, indubbiamente vi troverà la “magna carta” della vita cristiana. . .
Questo Discorso infatti comprende tutte le norme peculiari della esistenza cristiana [Sant'Agostino, De sermone Domini in monte, 1, 1: PL 34, 1229-1231].

 1967 La Legge evangelica “dà compimento” [Cf Mt 5,17-19 ] alla Legge antica, la purifica, la supera e la porta alla perfezione. Nelle “beatitudini” essa compie le promesse divine, elevandole ed ordinandole al “Regno dei cieli”. Si rivolge a coloro che sono disposti ad accogliere con fede questa speranza nuova: i poveri, gli umili, gli afflitti, i puri di cuore, i perseguitati a causa di Cristo, tracciando in tal modo le sorprendenti vie del Regno.

 1968 La Legge evangelica dà compimento ai comandamenti della Legge [Mosaica].
Il Discorso del Signore sulla montagna, lungi dall'abolire o dal togliere valore alle prescrizioni morali della Legge antica, ne svela le virtualità nascoste e ne fa scaturire nuove esigenze: ne mette in luce tutta la verità divina e umana. Esso non aggiunge nuovi precetti esteriori, ma arriva a riformare la radice delle azioni, il cuore, là dove l'uomo sceglie tra il puro e l'impuro, [Cf Mt 15,18-19 ] dove si sviluppano la fede, la speranza e la carità e, con queste, le altre virtù. Così il Vangelo porta la legge alla sua pienezza mediante l'imitazione della perfezione del Padre celeste, [Cf Mt 5,48 ] il perdono dei nemici e la preghiera per i persecutori, sull'esempio della magnanimità divina [Cf Mt 5,44 ].

 1972 La Legge nuova è chiamata una legge d'amore, perché fa agire in virtù dell'amore che lo Spirito Santo infonde, più che sotto la spinta del timore; una legge di grazia, perché, per mezzo della fede e dei sacramenti, conferisce la forza della grazia per agire; una legge di libertà , [Cf Gc 1,25; Gc 2,12 ] perché ci libera dalle osservanze rituali e giuridiche della Legge antica, ci porta ad agire spontaneamente sotto l'impulso della carità, ed infine ci fa passare dalla condizione del servo “che non sa quello che fa il suo padrone” a quella di amico di Cristo “perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi” ( Gv 15,15 ), o ancora alla condizione di figlio erede [Cf Gal 4,1-7; 1973 Gal 4,21-31; Rm 8,15 ].

 1969 La Legge nuova pratica gli atti della religione: l'elemosina, la preghiera e il digiuno, ordinandoli al “Padre che vede nel segreto”, in opposizione al desiderio di “essere visti dagli uomini” [Cf Mt 6,1-6; 1969 Mt 16-18 ].
La sua preghiera è il “Padre nostro” [Cf Mt 6,9-13 ]

La Regola d'oro

 1970 La Legge evangelica implica la scelta decisiva tra “le due vie” [Cf Mt 7,13-14 ] e il mettere in pratica le parole del Signore; [Cf Mt 7,21-27 ] essa si riassume nella “regola d'oro”: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti” ( Mt 7,12 ) [Cf Lc 6,31 ].

 Tutta la Legge evangelica è racchiusa nel “ comandamento nuovo ” di Gesù ( Gv 13,34 ),
di amarci gli uni gli altri come lui ci ha amati [Cf Gv 15,12 ].

Nel discorso della montagna (Mt 5-7) Gesù riveste il ruolo di nuovo legislatore, in quanto
- non abolisce la legge mosaica, ma porta a compimento  le promesse divine cui erano legate
- chiede di convertirsi alla nuova giustizia del cuore, ben superiore a quella formale ed esteriore dell'osservanza legale
- sostituisce la coscienza tranquilla e garantista del dovere compiuto (legalismo) con la coscienza libera e responsabile del progetto divino da realizzare.
E' come dire che il senso pieno della Legge si realizza sol suo superamento. Mentre le norme del decalogo hanno un valore precettistico, e in negativo, le "beatitudini" sono inviti alla perfezione: indicano la direzione verso una mèta esigente che sarà mai totalmente raggiunta. Per questo sono anche dette
"messaggio escatologico".
Non solo: quel regno di Dio che Gesù annuncia col discorso della montagna è di fatto già inaugurato nella sua stessa persona. Gesù può dire che il regno è vicino, anzi è presente, perché Dio stesso viene in persona a inaugurare quel nuovo rapporto tra Dio e gli uomini che prima di lui gli ebrei osservanti avevano solo potuto sperare. Gesù infatti annuncia da parte di Dio una inaudita volontà di perdono e di riconciliazione; chiede che da parte uomini ci sia una conversione, perché possano accogliere il dono di Dio. Qui sta il fondamento di tutta la morale insegnata, vissuta, da Gesù di Nazaret.

L'etica testimoniata da Gesù. 

Per individuare i contenuti della morale nuova di Gesù bisogna leggere contestualmente le sue parole e i suoi comportamenti. Si arriva così a evidenziare ciò che veramente importava a Gesù e che Gesù voleva diventasse anche il segno distintivo dei suoi seguaci.
Un elenco esemplificativo, non esaustivo:
- valore dell'intenzione più che del gesto materiale;
- primato dell'amore del prossimo più che delle pratiche rituali;
- vicinanza agli ultimi, o perché poveri o perché peccatori;
- rispetto per la libertà di coscienza individuale;
- rifiuto delle convenzioni sociali, sia religiose che civili;
- avversione o distacco nei confronti delle ricchezze materiali;
- non-violenza o tolleranza come risposta alla violenza;
- fraternità universale al di là delle divisioni di classe o di etnia;
- franchezza coraggiosa di fronte a chi occupa posizioni di potere (sacerdoti, scribi, sinedrio, procuratore romano ... );
- semplificazione di tutte le leggi morali al duplice comandamento dell'amore di Dio e del prossimo.

Gesù, più che insegnare una morale, ne mostrava concretamente un modello  singolare .
Gesù non ha dato una legge : cosa bisogna fare o non fare, Gesù ha comunicato uno Spirito, il Suo Spirito con cui fare ogni cosa : La Carità

Per esempio, preferiva trasgredire una legge rabbinica che spezzare il cuore di un uomo; accoglieva ogni persona senza porre condizioni (mentre i perbenisti del suo tempo pensavano che condizione per presentarsi a Dio fosse l'irreprensibilità morale); liberava delle persone solo perché credeva in loro più di quanto loro credessero in se stesse; fu ucciso anche perché era l'amico di ladri, pubblicani e prostitute.
I Vangeli riportano una quantità di situazioni concrete o di casi morali vissuti, di fronte a cui Gesù e i discepoli dovettero valutare il pro e il contro, prendere posizione, scegliere o consigliare il da farsi.Gli esegeti (R. Schnackenburg, H.D. Wendland) concentrano questi interventi frammentari, ma non secondari, di Gesù in tre aree:
- Stato, diritto, leggi: si vedano le pericopi del racconto delle tentazioni (Mt 4, 3-10), del tributo a Cesare (Me 12, 13-17), della contesa riguardo al primo posto (Me 9, 33-35; 10, 41-45); e l'atteggiamento di Gesù verso le autorità durante il suo processo;
- matrimonio, famiglia: il giudizio di Gesù sulla indissolubilità del vincolo (Mt 19, 3-9; Me 10, 2-12) e la condotta da tenere verso i bambini (Mc 10, 13-16); l'atteggiamento critico nei confronti di ogni familismo (Mc 3, 31-35; 10, 29-30; Lc 9, 60-62);
- lavoro, proprietà, economia: l'episodio del giovane ricco (Mt 19, 16-30); la fiducia nella provvidenza (Mt 6, 25-34); il conflitto Dio-mammona (Mt 6, 24); le beatitudini e le maledizioni ricordate da Luca (6, 20-26); le parabole dell'amministratore infedele e del ricco epulone (tutto il capitolo 16 di Luca).

I Consigli evangelici

 1973 Oltre ai suoi precetti, la Legge nuova comprende anche i consigli evangelici.

La Legge Nuova ed i " consigli Evangelici"

La distinzione tradizionale tra i comandamenti di Dio e i consigli evangelici si stabilisce in rapporto alla carità, perfezione della vita cristiana.
-I precetti mirano a rimuovere ciò che è incompatibile con la carità.
-I consigli si prefiggono di rimuovere ciò che, pur senza contrastare con la carità, può rappresentare un ostacolo per il suo sviluppo [Cf San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 184, 3].

 1974 I consigli evangelici esprimono la pienezza vivente della carità, sempre insoddisfatta di non dare di più. Testimoniano il suo slancio e sollecitano la nostra prontezza spirituale.
La perfezione della Legge nuova consiste essenzialmente nei comandamenti dell'amore di Dio e del prossimo. I consigli indicano vie più dirette, mezzi più spediti e vanno praticati in conformità alla vocazione di ciascuno:Dio non vuole che tutti osservino tutti i consigli, ma soltanto quelli appropriati, secondo la diversità delle persone, dei tempi, delle occasioni e delle forze, stando a quanto richiede la carità; perché è lei che, come regina di tutte le virtù, di tutti i comandamenti, di tutti i consigli, in una parola, di tutta la legge e di tutte le azioni cristiane, assegna a tutti e a tutte il posto, l'ordine, il tempo, il valore [San Francesco di Sales, Trattato sull'amor di Dio, 8, 6].

La Legge Nuova è esplicitata ed esemplificata anche nella Tradizione Apostolica.

   1971 Al Discorso del Signore sulla montagna è opportuno aggiungere la catechesi morale degli insegnamenti apostolici [Cf Rm 12-15; 1Cor 12-13; 1971 Col 3-4; Ef 4-5; ecc].   Questa dottrina trasmette l'insegnamento del Signore con l'autorità degli Apostoli, particolarmente attraverso l'esposizione delle virtù che derivano dalla fede in Cristo e che sono animate dalla carità, il principale dono dello Spirito Santo. “La carità non abbia finzioni. . . Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno. . . Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità” ( Rm 12,9-13 ). Questa catechesi ci insegna anche a considerare i casi di coscienza alla luce del nostro rapporto con Cristo e con la Chiesa [Cf Rm 14; 1971 1Cor 5-10 ]

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