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Il peccato ![]() Cat. Univ: 953 La comunione della carità. Nella “comunione dei santi” “nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso” ( Rm 14,7 ). “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte” ( 1Cor 12,26-27 ). “La carità non cerca il suo interesse” ( 1Cor 13,5 ) [Cf 1Cor 10,24 ]. Il più piccolo dei nostri atti compiuto nella carità ha ripercussioni benefiche per tutti, in forza di questa solidarietà con tutti gli uomini, vivi o morti, solidarietà che si fonda sulla comunione dei santi. Ogni peccato nuoce a questa comunione. 953 -Peccato è tutto ciò che nuoce alla comunione cristiana nella carità. La legge della carità I 10 Comandamenti ovvero la carità secondo l'A.T.
Nella lettera enciclica papale "Sollicitudo
Rei Socialis" è stato
consacrato questo criterio di valutazione : Ben undici sinonimi usa la Bibbia per tradurre l'unica nozione di Legge: essa è insegnamento, ordine, equità, norma, parola rivelata, verbo, testimonianza, voce, giudizio, comandamento, decreto. I primi cinque libri della Bibbia costituiscono per gli ebrei la Torah, la Legge. Sono la loro carta costituzionale, il regolamento della loro comunità civile e religiosa insieme, il certificato della loro fedeltà a Dio. Come altri popoli dell'antichità, anche Israele si è servito di una legislazione religiosa per disciplinare tutta la vita sociale. La religione era struttura costitutiva di tutta la vita sociale. Era data grande importanza alla conoscenza della Legge. I genitori dovevano istruire i figli nella Legge (Es 13, 8-10.14), i sacerdoti la spiegavano al popolo (Dt 33, 10; Lv 10, 11).Le antiche leggi di Israele sono quasi tutte clausole di un patto, di un'alleanza tra Dio e il suo popolo. Cambiano nei secoli le condizioni politiche (tempo delle tribù, della monarchia, dell'esilio, della restaurazione) e anche l'osservanza della Legge subisce alti e bassi: infedeltà, legalismo, formalismo esteriore. Ecco allora i profeti tornare a ricordare al popolo il cuore della Legge: convertirsi invece di moltiplicare i riti, soccorrere il povero e la vedova prima di fare sacrifici nel Tempio... Catechismo Univers. della Chiesa Cattolica (CUCC) Osservare la Legge di Mosè equivale a corrispondere alla sapienza e alla volontà di Dio espresse nell'opera della creazione , la Legge Morale Naturale. Il Decalogo e' Legge Morale Rivelata 1962 La Legge antica è il primo stadio della Legge rivelata. Le sue prescrizioni morali sono riassunte nei Dieci comandamenti. I precetti del Decalogo pongono i fondamenti della vocazione dell'uomo, creato ad immagine di Dio; vietano ciò che è contrario all'amore di Dio e del prossimo, e prescrivono ciò che gli è essenziale. Il Decalogo è una luce offerta alla coscienza di ogni uomo per manifestargli la chiamata e le vie di Dio, e difenderlo contro il male : Dio ha scritto sulle tavole della Legge ciò che gli uomini non riuscivano a leggere nei loro cuori [Sant'Agostino, Enarratio in Psalmos, 57, 1]. Il Decalogo e' Legge Morale Naturale 1961 La Legge di Mosè esprime molte verità che
sono naturalmente accessibili alla ragione. 1955 La legge “divina e naturale” [Conc.
Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 89] mostra all'uomo la via da seguire
per compiere il bene e raggiungere il proprio fine. La legge naturale
indica le norme prime ed essenziali che regolano la vita morale. Ha come
perno l'aspirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni
bene, e altresì il senso dell'altro come uguale a se stesso. Il Decalogo e' Legge preparatoria alla vita cristiana 1963 Secondo la tradizione cristiana, la Legge santa, [Cf Rm 7,12 ] spirituale [Cf Rm 7,14 ] e buona, [Cf Rm 7,16 ] è ancora imperfetta. Come un pedagogo [Cf Gal 3,24 ] essa indica ciò che si deve fare, ma da sé non dà la forza, la grazia dello Spirito per osservarla. A causa del peccato che non può togliere, essa rimane una legge di schiavitù. Secondo san Paolo, essa ha particolarmente la funzione di denunciare e di manifestare il peccato che nel cuore dell'uomo forma una “legge di concupiscenza” [Cf Rm 7 ]. Tuttavia la Legge rimane la prima tappa sul cammino del Regno. Essa prepara e dispone il popolo eletto e ogni cristiano alla conversione e alla fede nel Dio Salvatore. Dà un insegnamento che rimane per sempre, come Parola di Dio. 1964 La Legge antica è una preparazione al Vangelo. “La Legge è profezia e pedagogia delle realtà future” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 15, 1]. Essa profetizza e presagisce l'opera della liberazione dal peccato che si compirà con Cristo, ed offre al Nuovo Testamento le immagini, i “tipi”, i simboli per esprimere la vita secondo lo Spirito. La Legge infine viene completata dall'insegnamento dei libri sapienziali e dei profeti, che la orientano verso la Nuova Alleanza e il Regno dei cieli. Ci furono. . ., nel regime dell'Antico Testamento, anime ripiene di carità e della grazia dello Spirito Santo, le quali aspettavano soprattutto il compimento delle promesse spirituali ed eterne. Sotto tale aspetto, costoro appartenevano alla nuova legge. Al contrario, anche nel Nuovo Testamento ci sono uomini carnali, che ancora non hanno raggiunto la perfezione della nuova legge, e che bisogna indurre alle azioni virtuose con la paura del castigo o con la promessa di beni temporali. Però, la Legge antica, anche se dava i precetti della carità, non era in grado di offrire la grazia dello Spirito Santo, in virtù del quale “l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori” ( Rm 5,5 ) [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 107, 1, ad 2]. La Legge Nuova , la Nuova Alleanza, il Nuovo Testamento. Nell'AT
è rivelato un nucleo centrale della Legge Morale Naturale ma la Legge di per sè non dona lo Spirito Divino che è la capacità di viverla nella perfezione. Israele infatti ha fallito nell'osservanza di questa Legge. Catechismo Univers. della Chiesa Cattolica (CUCC) 1965 La Legge Evangelica è Legge Morale , sia Naturale che Rivelata in quanto è Legge Rivelata ed Impressa nel cuore umano con i Battesimo. E' la Legge Morale espressa nella sua perfezione. L'iniziazione al cristianesimo, battesimo-cresima-eucarestia, dona la natura divina al credente catecumeno. Questa partecipazione alla natura divina crea un Uomo Nuovo simile a Gesù, umanodivino. Il cristiano ha una natura Nuova , umanodivina, per cui la Legge Naturale di questa natura è Nuova ed è espressa come Legge Evangelica ( = nuova). Gesù ha "messo in parole" questa Legge Evangelica, o Legge Morale Naturale dell'Uomodio : 1965 E' opera di Cristo e trova la sua espressione particolarmente nel Discorso della montagna; è anche opera dello Spirito Santo e, per mezzo di lui, diventa la legge interiore della carità: “Io stipulerò con la casa d'Israele. . . un'alleanza nuova. . . Porrò le mie leggi nella loro mente e le imprimerò nei loro cuori; sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo” ( Eb 8,8; Eb 8,10 ) [Cf Ger 31,31-34 ]. Non è una legge tutta scritta su libri ma è impressa nel cuore, è Legge Naturale umanodivina donata da Gesù: 1966 La Legge nuova è la grazia dello Spirito
Santo, data ai fedeli in virtù della fede in Cristo.
Essa opera mediante la carità, E' esemplificata da Gesù nel Discorso della Montagana. ( Mt 5- 6- 7 ) Chi vorrà meditare con pietà e perspicacia il Discorso che nostro Signore ha pronunciato sulla montagna, così come lo si legge nel Vangelo di San Matteo, indubbiamente vi troverà la “magna carta” della vita cristiana. Questo Discorso infatti comprende tutte le norme peculiari della esistenza cristiana [Sant'Agostino, De sermone Domini in monte, 1, 1: PL 34, 1229-1231]. Gesù è l' " Uomo", il Giusto, il Perfetto e i cristiani, a sua somiglianza, hanno nella loro natura una Legge Morale Perfetta, come Gesù. In questo senso si può dire che la Novità (= il Vangelo) della salvezza cristiana " perfeziona", porta a perfezione, la Legge Morale Naturale . 1965 La nuova Legge o Legge evangelica è la
perfezione quaggiù della legge divina, naturale e rivelata. in verità il termine compimento nel testo citato di Matteo indica il compimento di tutte le promesse divine contenute nella Bibbia Ebraica ( chiamata dagli ebrei Legge e Profeti ) ed in verità il dono della salvezza cristiana, lo è : la purifica, la supera e la porta alla perfezione. Nelle “beatitudini” essa compie le promesse divine, elevandole ed ordinandole al “Regno dei cieli”. Si rivolge a coloro che sono disposti ad accogliere con fede questa speranza nuova: i poveri, gli umili, gli afflitti, i puri di cuore, i perseguitati a causa di Cristo, tracciando in tal modo le sorprendenti vie del Regno. 1968 La Legge evangelica dà compimento ai comandamenti della Legge [Mosaica]. Il Discorso del Signore sulla montagna, lungi dall'abolire o dal togliere valore alle prescrizioni morali della Legge antica, ne svela le virtualità nascoste e ne fa scaturire nuove esigenze: ne mette in luce tutta la verità divina e umana. Esso non aggiunge nuovi precetti esteriori, ma arriva a riformare la radice delle azioni, il cuore, là dove l'uomo sceglie tra il puro e l'impuro, [Cf Mt 15,18-19 ] dove si sviluppano la fede, la speranza e la carità e, con queste, le altre virtù. Così il Vangelo porta la legge alla sua pienezza mediante l'imitazione della perfezione del Padre celeste, [Cf Mt 5,48 ] il perdono dei nemici e la preghiera per i persecutori, sull'esempio della magnanimità divina [Cf Mt 5,44 ]. 1972 La Legge nuova è chiamata una legge d'amore, perché fa agire in virtù dell'amore che lo Spirito Santo infonde, più che sotto la spinta del timore; una legge di grazia, perché, per mezzo della fede e dei sacramenti, conferisce la forza della grazia per agire; una legge di libertà , [Cf Gc 1,25; Gc 2,12 ] perché ci libera dalle osservanze rituali e giuridiche della Legge antica, ci porta ad agire spontaneamente sotto l'impulso della carità, ed infine ci fa passare dalla condizione del servo “che non sa quello che fa il suo padrone” a quella di amico di Cristo “perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi” ( Gv 15,15 ), o ancora alla condizione di figlio erede [Cf Gal 4,1-7; 1973 Gal 4,21-31; Rm 8,15 ]. 1969 La Legge nuova pratica gli atti della
religione: l'elemosina, la preghiera e il digiuno, ordinandoli
al “Padre che vede nel segreto”, in opposizione al desiderio
di “essere visti dagli uomini” [Cf Mt 6,1-6; 1969 Mt 16-18
]. La Regola d'oro 1970 La Legge evangelica implica la scelta decisiva tra “le due vie” [Cf Mt 7,13-14 ] e il mettere in pratica le parole del Signore; [Cf Mt 7,21-27 ] essa si riassume nella “regola d'oro”: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti” ( Mt 7,12 ) [Cf Lc 6,31 ]. Tutta la Legge evangelica è racchiusa nel “ comandamento nuovo ” di Gesù ( Gv 13,34 ), di amarci gli uni gli altri come lui ci ha amati [Cf Gv 15,12 ]. Nel discorso della montagna (Mt 5-7) Gesù riveste
il ruolo di nuovo legislatore, in quanto E' come dire che il senso pieno della Legge si realizza nel suo superamento. Mentre le norme del decalogo hanno un valore precettistico, le "beatitudini" sono inviti alla perfezione: indicano la direzione verso una mèta esigente , quella della perfezione dell'uomodio, che sarà mai totalmente raggiunta se non con la resurrezione . Per questo sono anche dette "messaggio escatologico". Non solo: quel regno di Dio che Gesù annuncia col discorso della montagna è di fatto già inaugurato nella sua stessa persona. Gesù può dire che il regno è vicino, anzi è presente, perché Dio stesso viene in persona a inaugurare quel nuovo rapporto tra Dio e gli uomini che prima di lui gli ebrei osservanti avevano solo potuto sperare. Gesù infatti annuncia da parte di Dio una inaudita volontà di perdono e di riconciliazione e chiede che da parte uomini ci sia una conversione, perché possano accogliere questo dono di Dio. Qui sta il fondamento di tutta la morale insegnata, vissuta, da Gesù di Nazaret. L'etica testimoniata da Gesù. Per individuare i contenuti della morale nuova di Gesù bisogna leggere contestualmente le sue parole e i suoi comportamenti. Si arriva così a evidenziare ciò che veramente importava a Gesù e che Gesù voleva diventasse anche il segno distintivo dei suoi seguaci. Un elenco esemplificativo, non esaustivo: Gesù non ha dato una legge : cosa bisogna fare o non fare, Gesù ha comunicato uno Spirito, il Suo Spirito con cui fare ogni cosa : La Carità Per esempio, preferiva trasgredire una legge rabbinica che spezzare il cuore di un uomo; accoglieva ogni persona senza porre condizioni (mentre i perbenisti del suo tempo pensavano che condizione per presentarsi a Dio fosse l'irreprensibilità morale); liberava delle persone solo perché credeva in loro più di quanto loro credessero in se stesse; fu ucciso anche perché era l'amico di ladri, pubblicani e prostitute. I Vangeli riportano una quantità di situazioni concrete o di casi morali vissuti, di fronte a cui Gesù e i discepoli dovettero valutare il pro e il contro, prendere posizione, scegliere o consigliare il da farsi.Gli esegeti (R. Schnackenburg, H.D. Wendland) concentrano questi interventi frammentari, ma non secondari, di Gesù in tre aree: - Stato, diritto, leggi: si vedano le pericopi del racconto delle
tentazioni (Mt 4, 3-10), del tributo a Cesare (Me 12, 13-17), della contesa
riguardo al primo posto (Me 9, 33-35; 10, 41-45); e l'atteggiamento di
Gesù verso le autorità durante il suo processo; I Consigli evangelici 1973 Oltre ai suoi precetti, la Legge nuova comprende anche i consigli evangelici. La Legge Nuova ed i " consigli evangelici" 1974 I consigli evangelici esprimono la pienezza vivente della carità, sempre insoddisfatta di non dare di più. Testimoniano il suo slancio e sollecitano la nostra prontezza spirituale. La perfezione della Legge nuova consiste essenzialmente nei comandamenti dell'amore di Dio e del prossimo. I consigli indicano vie più dirette, mezzi più spediti e vanno praticati in conformità alla vocazione di ciascuno: Dio non vuole che tutti osservino tutti i consigli, ma soltanto quelli appropriati, secondo la diversità delle persone, dei tempi, delle occasioni e delle forze, stando a quanto richiede la carità; perché è lei che, come regina di tutte le virtù, di tutti i comandamenti, di tutti i consigli, in una parola, di tutta la legge e di tutte le azioni cristiane, assegna a tutti e a tutte il posto, l'ordine, il tempo, il valore [San Francesco di Sales, Trattato sull'amor di Dio, 8, 6]. La Legge Nuova è esplicitata ed esemplificata anche nella Tradizione Apostolica. 1971 Al Discorso del Signore sulla montagna è opportuno aggiungere la catechesi morale degli insegnamenti apostolici [Cf Rm 12-15; 1Cor 12-13; 1971 Col 3-4; Ef 4-5; ecc]. Questa dottrina trasmette l'insegnamento del Signore con l'autorità degli Apostoli, particolarmente attraverso l'esposizione delle virtù che derivano dalla fede in Cristo e che sono animate dalla carità, il principale dono dello Spirito Santo. “La carità non abbia finzioni. . . Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno. . . Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità” ( Rm 12,9-13 ). 953 -Peccato è tutto ciò che nuoce alla comunione cristiana nella carità. Non è tanto questione di colpa quanto di pena ( di Carlo Molari--teologo cattolico-in La Rocca 15/11/93) Peccato -Acculturazioni teologiche: Il peccato e' una strada sbagliata per cercare la felicita'. In occidente ci si preoccupa piu' della colpevolezza che del colpevole e delle vittime. Ci si preoccupa piu' della colpa che delle pene che l'atto malvagio porta con sé sia a livello di peccatore che a livello sociale. Il primo interrogativo di fronte al peccato deve essere:quali danni ha provocato e a chi? La moralità cerca il riscatto dal male come possibilità di pratica di una vita personale e sociale "giusta". Il moralismo cerca le colpe, i colpevoli, le pene espiatorie e le polizie che facciano questo. Molti mali provocati o subiti dall'uomo sono il riflesso necessario della sua condizione incompiuta e conseguenza spesso ineluttabile della sua incapacità di vivere. Tale incapacità è radicata nella mancanza di un orientamento innato e infallibile nell'uomo al bene, alla felicità. Gli adulti che hanno il compito di farlo crescere non gli forniscono adeguati strumenti perché si orienti al bene in libertà, consapevolezza, forza e gioia. Le conseguenze negative di un gesto malvagio, di un peccato non dipendono tanto dalla colpevlezza di chi lo compie quanto dalle dinamiche da lui messe in atto nella società in cui vive con il suo agire anche indipendentemente dalla sua consapevolezza e libertà. La nostra cultura che ha molto sviluppato la conoscenza delle componenti soggettive tende a favorire il ricorso al senso di colpa per stimolare la conversione, come in altri secoli si suscitava la paura delle pene eterne o di malattie eo calamità come castighi di Dio. Anche quando esiste una reale colpevolezza lo stimolo della conversione deve venire dalla riflessione sul destino personale e dalla accoglienza di novità di vita offerte dagli altri. Più che richiedere espiazione si tratta di donare e aiutare ad accogliere forze nuove di vita. Come richiede appunto il Vangelo: penitenza come pratica della giustizia nell'ambito della grazia divina e del sostegno della chiesa tutta, della comunione dei santi.Il senso di colpa non è sempre
un buon consigliere di conversione. Una persona devastata dal male potrà trovare l'energia per uscire dalla sua condizione solo dalla vicinanza amorosa di molte persone che non alimentino sentimenti di colpa né di vendetta o rivalsa , cose che danneggiano ulteriormente la personalità, ma attestino simpatia e stima ,comunichino energia guaritrice . Solo così il peccatore più vittima del male che colpevole, almeno nella stragrande maggioranza dei casi,potrà ritrovare in sé l'apertura alla grazia ed alla conversione. Quando si pensa ai mali del mondo non è importante ricercare ed enfatizzare colpe e responsabilità, personali o collettive in modo scientifico e spietato,quanto enfatizzare, annunciare la verità evngelica del progetto divino di felicità universale ed eterna. Non è indispensabile sentirsi colpevoli per iniziare un cammino di conversione: tutti siamo responsabili in solido del destino umano e dobbiamo tutti convertirci non tanto in quanto responsabili dei mali presenti ma soprattutto perche' responsabili del futuro, nel quale possiamo lasciar irrompere il divino. Tutti abbiamo necessità di ricevere la salvezza,il riscatto, una vita giusta,dagli altri, per il male che compiamo.Tutti possiamo accogliere le salvezze che ci vengono offerte e comunicarle agli altri,cosi' come noi cristiani possiamo accogliere la carità, la giustizia divina e comunicarla agli altri. Questo è compito di tutti,e questo è missione dei cristiani che hanno ricevuto la vita per donarla. Il "senso di peccato"Ogni epoca e civiltà ha un suo proprio modo di peccare. Ogni
epoca e civiltà costruisce il suo senso di peccare. Nel peccato l'uomo rivela se stesso ed il suo tempo. La moderna antropologia culturale dice come gli uomini strutturano la propria esistenza. Le norme che si cercano per regolare l'esistenz aumana non si cercano come norme presenti in modo indelebile nella natura, nella creazione e ritrovabili nella ragione ma si cercano piuttosto nelle culture umane, negli umanesimi culturali di questi tempi elaborati al difuori di ogni presupposto universale, assoluto e da ogni presupposto trascendente.( Aborto,eutanasia, bioingegnerie etc..) Il senso di peccato oggi si manifesta sempre meno incentrato sulla unicità normativa di Dio,sempre meno sacrale,sempre più secolarizzato e sempre più incentrato sulla umanità: la mentalità moderna ritiene peccamonoso un comportamento che non apprezza e realizza l'umano nella sua autonomia responsabile e creativa. Ogni comportamento che non impegna la persona a ricostruire la comunità in modalità piu' libere è sentito come peccaminoso, un comportamento che offende Dio perché offende l'uomo. C'è una caratterizzazione del senso di peccato come coscienza della propria neghittosità verso strutture sociali ingiuste, violente,oppressive,come coscienza del proprio adattamento alla logica di tali strutture di peccato |
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