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Il problema della droga di Bruto Maria Bruti Definizione: che cos’è la droga? L' OMS ha proposto di sostituire al vecchio termine di tossicomania
quello di farmaco-dipendenza. Il termine droga potrebbe derivare dall'olandese droog che significa propriamente sostanza secca: tra le droghe devono essere collocate anche le spezie, ma oggi questo termine viene usato soprattutto per indicare le sostanze stupefacenti cioè quelle in grado di provocare stupore. Stupore sta a significare sia uno stato di meraviglia che uno stato di stordimento. Per classificare queste sostanze stupefacenti occorre una definizione scientificamente più precisa. Da un punto di vista farmacologico, si intende per droga o sostanza stupefacente una sostanza psicotropa ad azione psicodislettica in grado di produrre farmaco-dipendenza.La sostanza psicotropa è quella che agisce sull'attività cerebrale: le sostanze psicotrope si possono dividere in psicolettiche (che deprimono l'attività mentale), psicoanalettiche (che eccitano l'attività mentale) e psicodislettiche (che provocano un'alterazione del giudizio). La sostanza psicotropa con effetto psicodislettico è quella sostanza
che serve per uscire fuori da se stessi e dalla realtà e per
rifugiarsi in un modo illusorio ed artificiale. (2) Scrive il professor Borgognoni Castiglioni dell'Università La Sapienza di Roma: «Il tossicomane, con l'andare del tempo, va fatalmente incontro ad un progressivo decadimento psichico e fisico per cui mentre da un lato la produzione intellettuale, l'attenzione e la memoria non sono più all'altezza di prima, la volontà diventa fiacca, i sentimenti etici si attutiscono, la capacità di lavoro diminuisce ed il soggetto privato dei suoi poteri critici discende inesorabilmente tutti i gradini della scala sociale». (4) Classificazione delle droghedi Bruto Maria Bruti Tutte le droghe psicodislettiche servono per uscire fuori da se stessi e dalla realtà e per rifugiarsi in un mondo illusorio ed artificiale. In base agli effetti mentali esse possono essere divise in tre gruppi ma va sottolineato che questa classificazione non è rigorosa in quanto alcune sostanze appartengono contemporaneamente a più categorie. 1) Droghe sedativo-euforizzanti (come oppio ed oppiacei). Sono le droghe che, in misura più o meno potente, danno l'illusione del Paradiso. Le esperienze sgradevoli vengono eliminate dalla coscienza e si ha la sensazione che “tutto sta come deve stare”. La canapa indiana (da cui si ricava la marijuana o l'hashish) può essere inserita tra queste droghe ma con caratteristiche specifiche. Innanzitutto gli effetti dipendono dalla continuità dell'assunzione. La canapa è una sorta di “cartina di tornasole” che accentua la situazione emozionale del soggetto. Si ha, inoltre, la sensazione che il tempo si fermi e lo spazio si espanda e si ha l'impressione di vivere in un sogno. I riflessi condizionati vengono bloccati. 2) Droghe psicostimolanti ( cocaina e simili ). Sono le droghe che danno, in misura più o meno potente, l'illusione dell'onnipotenza. Vengono prodotte allucinazioni uditive (per questo la cocaina è definita la “roba sonante”) e tutti gli istinti vengono potenziati, compreso quello di aggressività. Tra le droghe psicostimolanti ci sono quelle nuove, come l'ecstasy, che creano un clima di appassionato innamoramento artificiale. Scompare la sensazione della fatica, c'è una diminuzione della paura e dell'aggressività, si ha una sensazione di armonia e di fratellanza, si crea il clima di un appassionato innamoramento sempre meno specifico in termini di compagno di vita o di incontro occasionale, sempre meno specifico in termini di differenza sessuale (omo oppure eterosessuale). 3) Droghe allucinogene (LSD, mescalina e simili). L'uso di queste droghe porta ad una sensibilizzazione per cui il cervello comincia a produrre allucinazioni anche in assenza della sostanza (flash-back). (10) Scheda redatta in collaborazione col prof. Giulio Soldani, Definizione: con il termine droga si indicano quelle sostanze di origine naturale o sintetica che, agendo sul sistema nervoso, alterano l’equilibrio psicofisico dell’organismo. Le droghe più comuni Classificazione a) Droghe che deprimono il sistema nervoso (danno una dipendenza fisica e psichica) -Oppio e derivati (morfina, eroina) b) Droghe che eccitano il sistema nervoso (dipendenza prevalentemente psichica) -Cocaina (probabilmente anche dipendenza fisica) c) Droghe allucinogene (dipendenza prevalentemente psichica) - Mescalina Effetti generali provocati dalle droghe Tossicità: danno fisico e/o psichico provocato dall’assunzione della droga. Tolleranza: gli effetti della droga si riducono nel tempo con la conseguenza di un incremento progressivo delle dosi. Dipendenza fisica: sindrome caratterizzata dal fatto che il consumo di droga diviene una necessità che supera tutti gli altri comportamenti del soggetto (definizione dell’ OMS, 1981). Se la droga viene a mancare si scatena la cosiddetta sindrome da astinenza. Dalla dipendenza fisica si può uscire abbastanza facilmente con vari tipi di trattamenti. Dipendenza psichica: è l’aspetto più importante e più grave delle tossicodipendenze, che tende a far ricercare e assumere la droga per provare gli stimoli positivi che questa determina o evitare lo sconforto dato dalla sua assenza. E’ stato dimostrato, mediante studi di neurochimica e, recentemente, anche con la tomografia a emissione di positroni (PET) e di singoli fotoni (PECT), che tutte le droghe modificano l’attività neuronale, interferendo con i neurotrasmettitori. Effetti di alcune delle droghe più comuni Alcool: l’uso moderato ha anche effetti benefici. L’abuso comporta aumento di peso, danni epatici (epatite, cirrosi), gastrici, cerebrali. Eroina: provoca euforia e scomparsa del senso di paura, di ansia. Scompaiono il dolore e gli stimoli sessuali. Cocaina: è un eccitante che elimina il senso di fatica, fame e paura. Provoca dimagramento, insonnia, ansia e allucinazioni. Marijuana: ha effetti sui sistemi nervoso (sindrome amotivazionale, psicosi acuta specialmente nei soggetti predisposti), cardiovascolare, respiratorio (nei fumatori cronici) ed immunitario (aumento del rischio di contrarre malattie infettive). Può avere effetti teratogeni (aumento del rischio di malformazioni alla nascita). Si è visto che, a livello del sistema nervoso centrale, va ad interagire con il sistema oppioide (lo stesso dell’ eroina). Si accumula nei grassi; una dose viene eliminata in oltre 7 giorni. Ecstasy: provoca eccitabilità, disinibizione, euforia, forza e riduce la capacità di valutare i rischi. E’ responsabile di morti acute anche con una sola somministrazione specialmente se associata ad altri farmaci o ad alcool. Ciò è dovuto a innalzamento della temperatura corporea, aritmie, rabdomiolisi (degenerazione muscolare) con conseguente insufficienza renale acuta. Si possono verificare gravi danni al fegato (sembra essere la causa più importante di epatite acuta fulminanate nei giovani) e problemi cerebrovascolari. Questa droga agisce sul sistema nervoso centrale determinando un aumento della liberazione di dopamina e di serotonina, importanti neurotrasmettitori degli stati di allegria e felicità. La forte stimolazione dovuta all’effetto della droga provoca come uno svuotamento dei neuroni deputati alla loro produzione ed immagazzinamento. Questo è responsabile dell’insorgenza di apatia, depressione, sonnolenza, ansietà, disturbi del sonno 2-3 giorni dopo l’ultima assunzione che fa parlare del cosiddetto “mercoledì grigio”. Da qui l’attesa spasmodica del giorno in cui assumere nuovamente la droga per provare le stesse sensazioni fino ad arrivare ad una vera e propria dipendenza psicologica. Conclusioni Tutte le droghe sono pericolose e il pericolo più grave è dato dalla forte dipendenza psicologica (craving), che fa ricercare la droga per provare le sensazioni piacevoli indotte da una forte – non fisologica- produzione e liberazione di alcuni neurotrasmettitori (serotonina e dopamina in particolare). La dopamina e la serotonina si liberano naturalmente quando viviamo situazioni che ci danno felicità e provocano stati di benessere come lo stare con gli amici, l’avere buoni rapporti affettivi, praticare attività sportiva, giocare, avere una buona alimentazione, ecc. Una sana prevenzione dovrebbe educare alla ricerca di stili di vita naturali tendenti a far liberare fisiologicamente questi “neurotramettitori della felicità”. L’utilizzo di droghe d’abuso, con la loro capacità di “frustare” i neuroni obbligandoli a liberare quantità non fisiologiche delle stesse sostanze, è sì in grado di dare sensazioni forti, ma anche di esaurire gli stessi sistemi mettendo in “cassa integrazione” temporanea o permanente le stesse vie naturali della gratificazione. Le dipendenze * Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari, Città del Vaticano, 1995, pp. 74-76 92. La dipendenza, sotto il profilo medico-sanitario, è
una condizione di assuefazione a una sostanza o a un prodotto - come
farmaci, alcool, stupefacenti, tabacco - di cui l'individuo subisce
un incoercibile bisogno, e la cui privazione può cagionargli
turbe psicofisiche. 94. Sotto il profilo morale "il drogarsi è sempre illecito, perché comporta una rinuncia ingiustificata ed irrazionale a pensare, volere e agire come persone libere" (2).Il giudizio di illiceità della droga non è un giudizio di condanna del drogato. Questi vive la propria condizione come una "pesante schiavitù" , da cui ha bisogno di essere liberato (3). La via del recupero non può essere né quella della colpevolizzazione etica né quella della repressione legale, ma fa leva piuttosto sulla riabilitazione che, senza nascondere le eventuali colpe del drogato, ne favorisce la liberazione e reintegrazione. 95. La disintossicazione del drogato è più che un trattamento medico. Peraltro i farmaci qui poco o nulla possono. La disintossicazione è un intervento integralmente umano, inteso a "dare un significato completo e definitivo all'esistenza" (4) e a restituire così al drogato quell'" autofiducia e salutare stima di sé" che gli facciano ritrovare la gioia di vivere (5).Nell'azione di recupero del tossicodipendente è importante " lo sforzo di conoscere l'individuo e comprenderne il mondo interiore; portarlo alla scoperta o alla riscoperta della propria dignità di uomo, aiutarlo a far risuscitare e crescere, come soggetto attivo, quelle risorse personali, che la droga aveva sepolto, mediante una fiduciosa riattivazione dei meccanismi della volontà, orientata verso sicuri e nobili ideali" (6). 96. La droga è contro la vita. "Non si può parlare
della "libertà di drogarsi" né del "diritto
alla droga", perché l'essere umano non ha il diritto di
danneggiare se stesso e non può né deve mai abdicare alla
dignità personale che gli viene da Dio" (7) e meno ancora
ha diritto di far pagare agli altri la sua scelta. Droghe leggere e droghe pesanti Tutti i farmaci psicodislettici sono da ritenersi pericolosi: la distinzione
tra piccoli e grandi stupefacenti può essere fatta solo nel senso
che i piccoli generano dipendenza psichica e i grandi dipendenza psichica
e fisica. (5) La dipendenza psichica è il bisogno mentale di ricorrere alla droga, di rifugiarsi nel mondo artificiale della droga: si tratta sia di una dipendenza biologica cerebrale dovuta all'assunzione della sostanza, sia di una dipendenza dovuta ad un disordine dei fattori cognitivi e comportamentali (abitudine di rifugiarsi in un mondo illusorio ed artificiale). Il professor Enrico Malizia, docente di tossicologia clinica e direttore del centro antiveleni dell'Università La Sapienza di Roma, dice che la dipendenza psichica produce una pulsione psichica (spinta incontrollabile) a consumare la droga ed essa «comporta alienazione da genitori, amici, religione, Dio; vuoto, una vasta e tediosa apatia, un continuo senso di insignificanza o anonimità o mancanza di scopo; inadeguatezza interiore che si riflette nello studio, nel lavoro, nei rapporti umani; incapacità ad eseguire i più piccoli compiti che implichino responsabilità» (6) Le droghe piccole o leggere non hanno, in genere, indicazioni terapeutiche: il professor Ottavio Gandolfi, docente di farmacologia all’Università di Bologna ed esperto delle droghe, dice che recenti esperimenti negli USA hanno accertato che, al massimo, un componente chimico ricavato dalla marijuana può ridurre la nausea indotta dai farmaci chemioterapici (nausea che può essere benissimo controllata con altri farmaci anti vomito) ma c’è sempre il problema della dipendenza: questa sarebbe l’unica indicazione terapeutica e quindi l’eventuale uso in medicina sarebbe molto ristretto. La marijuana contiene 60 elementi chimici chiamati cannabinoidi. La Federal Drug Administration (FDA)
negli USA ha approvato solo l’uso terapeutico di un cannabinoide
(Il thc: tetra-hydrocannabinol) per la nausea causata dalla chemioterapia
e per trattare l’inappetenza dei malati di AIDS: questo cannabinoide
è stato sintetizzato con il nome di Marinol. Il fatto che un
componente chimico, ricavato dalla marijuana, abbia un uso terapeutico,
non rende la marijuana fumata una medicina. L'uso della droga leggera uccide gradualmente la personalit à fino a far diventare l'individuo una sorta di zombi, di morto vivente. I paragoni che spesso vengono fatti tra l'azione degli stupefacenti e l'azione dell'alcool e del tabacco non sono del tutto idonei. L'alcool etilico è una sostanza nutritivo-medicamentosa
il cui uso moderato è utile: «...è
termodinamogeno, migliora la digestione e la crasi ematica (azione stomachica
e ricostituente); aiuta il lavoro muscolare (...) aiuta anche a sopportare
il freddo, mantenendo più elevata la temperatura interna» (8). Il tabacco è una sostanza che ha solo un'azione tossica e nessun effetto psicodislettico: il benzopirene, che si forma dalla combustione della sigaretta, sarebbe responsabile dell'aumentata frequenza del cancro polmonare nei fumatori che sono geneticamente predisposti; l'uso prolungato del fumo, inoltre, provoca danni alle pareti vascolari. Tuttavia il tabacco non ha un'azione psicodislettica, non provoca alienazione dalla realtà, non provoca una sindrome amotivazionale, non limita progressivamente la struttura del fare volontario e cosciente e con essa la capacità di adempiere ai doveri di solidarietà verso gli altri uomini: il tabacco nuoce alla salute ma non uccide gradualmente la personalità fino a far diventare l'individuo una sorta di morto vivente. Farmaci Bibliografia: 1) Giuseppe Campailla, Manuale di psichiatria, Minerva
medica, Torino 1982, pag 95; E. Borgognoni Castiglioni, Le tossicomanie
secondo l'OMS, inserto de Il Medico d'Italia, febbraio 1989, n.15, pag
3 Chi fuma cannabis (il cosiddetto spinello) deve sapere che... 2) l'incidenza della schizofrenia (perdita di contatto con la realtà) è 6 volte più alta nei fumatori di spinello 3) il rischio di cancro del polmone è doppio rispetto a chi fuma tabacco 4) il sistema immunitario diminuisce le sue capacità difensive in modo da favorire devastanti infezioni da parte dei virus dell'epatite e dell'AIDS. 5) l'alterazione del senso del tempo e dello spazio è la causa dell'aumentato numero degli incidenti stradali (20 milioni di incidenti negli USA sono stati causati dalla cannabis) 6) i fumatori di spinello vengono colpiti da sindrome amotivazionale: mancanza di interessi, inadeguatezza interiore, incapacità di eseguire compiti che implichino responsabilità 7) la cannabis provoca dipendenza psichica: spinta mentale a rifugiarsi nel mondo artificiale della droga che ormai appare l'unico mondo normale e reale, perdita progressiva della personalità e della responsabilità (cioè danneggiamento progressivo della struttura del fare volontario e cosciente) 8) l'80% degli eroinomani hanno iniziato il loro cammino verso la tossicodipendenza fumando lo spinello che viene considerato una droga-ponte: il processo della farmaco-dipendenza porta ad aumentare le dosi per ottenere lo stesso effetto fino a suggerire l'uso di una droga simile ma con efficacia psicotropa superiore.(7) 9) L’ultima ricerca scientifica, effettuata dal massimo istituto americano di studi sulla droga, ha dimostrato che la marijuana brucia i tessuti cerebrali con modalità analoghe a quelle della cocaina |
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