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I culti neoceltici
di Massimo Introvigne - PierLuigi Zoccatelli- sociologi delle religioni- CESNUR-Torino in : http://www.cesnur.org/

L’interesse per una religiosità celtica o precristiana, spesso considerato una semplice moda nordamericana contemporanea, ha in realtà origini assai più antiche, particolarmente in Europa. Se ne possono distinguere sei diverse fonti.

In primo luogo, un interesse per il mondo celtico, e per altre forme di spiritualità antica - accompagnato da una critica più o meno violenta del cristianesimo - risale al Rinascimento, ma produce un movimento socialmente rilevante soprattutto in Inghilterra durante l’Illuminismo, con figure come Richard Payne Knight (1751-1824) e il francese (ma residente a Londra) Pierre-François Hugues (noto con lo pseudonimo di "barone d’Hancarville", 1719-1805). Questi personaggi propongono un culto della natura e del sole che ha pure un aspetto legato alla sessualità, e in questo senso continua in Inghilterra fino al secolo successivo e all’opera di Hargrave Jennings (1817-1890).

In secondo luogo - in un ambiente certamente meno aristocratico e più popolare - nasce, sempre in Inghilterra, un neo-druidismo con l’Ancient Druid Order di John Toland (1669-1722). Questo "ritorno ai druidi" avrà, in parte, un’evoluzione non pagana e legata piuttosto alla restaurazione di un celtismo cristiano con l’Ancient Order of Druids (fondato nel 1781) e con le assemblee celtiche di Jolo Morganwg (pseudonimo di Edward Williams, 1747-1826). Più tardi in Francia un neo-celtismo di carattere druidico, e tendenzialmente pagano, si svilupperà con André Savoret (1898-1977). Un buon numero di società "druidiche" di questa matrice esiste ancora oggi in diversi paesi del mondo.

In terzo luogo, si deve citare la tradizione della "ariosofia" nei paesi di lingua tedesca. La parola, "ariosofia", viene da Jörg Lanz von Liebenfels (1874-1954), il cui Ordo Novi Templi mescolava temi pagani e cristiani, ma il suo teorico più importante è Guido (von) List (1848-1919), esplicitamente pagano, che esercita una influenza sulle origini intellettuali del nazional-socialismo (=nazismo) e, nello stesso tempo, su Carl Gustav Jung (1875-1961).

In quarto luogo esistono in Italia interessi per il passato precristiano, i quali comprendono ..una "via romana",... che non disprezza apporti celtici accanto a quelli più propriamente latini.

La quinta corrente è quella della Wicca propriamente detta, le cui origini sono in parte di carattere etnologico e in parte di carattere esoterico-occulto, ma dove la matrice precristiana, talora chiamata "celtica", è comunque presente.

Infine, un ultimo filone è quello dell’interesse per lo sciamanismo in genere, che non prescinde dalle spiritualità europee precristiane e dai celti anche se - in chiave eclettica - privilegia spesso un filone messicano e latino-americano che si manifesta fra l’altro nell’opera di Carlos Castaneda e dei suoi numerosi emuli e discepoli. Ancora, non si può escludere questo filone dalla nostra ricerca se solo si riflette all’interesse dello stesso Castaneda per il celtismo.

Le prime due correnti non hanno presenze significative in Italia, a differenza della terza (presente nella forma di origine più recente della corrente Ásatrú e odinista), della quarta, della quinta e della sesta. Per quanto riguarda la quinta corrente, neo-stregoneria (Wicca) e certo neo-paganesimo hanno in parte origini comuni, ma gli sviluppi storici hanno più recentemente indotto una certa differenziazione, così che oggi è possibile distinguerle. Infine, dedicheremo qualche attenzione a gruppi con un forte interesse per spiritualità tradizionali nordiche-precristiane e per lo stesso celtismo, e con aderenti in Lombardia, nell’ambito della magia cerimoniale e del New Age.

Elementi celtici e precristiani nella popular culture e nella galassia del "believing without belonging" ( credere senza appartenere )di Andrea Menegotto in : http://www.cesnur.org/celti/02.htm

Richiami celtici e precristiani nella popular culture .

Con il termine "popular culture" una letteratura, ormai ampiamente sviluppata a livello accademico soprattutto negli Stati Uniti dagli studiosi di scienze sociali in genere, compresi quelli che si occupano di nuova religiosità contemporanea e degli odierni fenomeni spirituali - primo fra tutti J. Gordon Melton, direttore dell’Institute for the Study of American Religion -, indica in senso generale quelle espressioni della "cultura popolare" che rientrano tra l’altro nei generi horror e fantasy nel campo letterario, figurativo, dei comics, artistico e cinematografico. Tali fenomeni, seppure non si qualificano in prima battuta come rientranti direttamente nella sfera del "sacro", traggono spunto e veicolano indubbiamente idee e nozioni che si ritrovano nel vasto panorama della cultura e anche della nuova religiosità postmoderna e, proprio per questo, sono fatti oggetto di attenta analisi da parte, tra gli altri, degli stessi studiosi che si occupano ordinariamente di analizzare i fenomeni della nuova religiosità.

Talvolta i generi horror e fantasy - certamente senza troppe pretese di rispettare i rigidi criteri scientifici della ricerca storica - utilizzano ambientazioni e figure tratte dalla religiosità celtica o dalla spiritualità antica e da - veri o presunti - contesti che si ispirano alla mitologia, alla impostazione teogonica, cosmologica o alla tradizione relativa a divinità, eroi e figure quali druidi - fra cui spicca il celebre personaggio di Merlino (su cui, in una prospettiva di ricostruzione storica del mito relativo a questa figura, cfr. Marco Massignan, La religione dei Celti, Xenia, Milano 2001, pp. 72-76) - e animali mitologici, che gli storici del celtismo e gli studiosi della religione dei celti riferiscono essere elementi costitutivi di cui parlano le fonti oggetto del loro studio (cfr., in generale, ibid. e lo studio risalente al 1961 di Alwyn Rees e Brinley Rees, L’eredità celtica. Antiche tradizioni d’Irlanda e di Galles, trad. it., Mediterranee, Roma 2000).

Certamente, le figure ritenute di origine soprannaturale facenti parte del mondo celtico (e nordico) che sono in maniera più evidente sopravvissute fino a oggi - grazie anche alla loro pressoché costante presenza nelle fiabe e nei racconti per l’infanzia - e che compaiono in abbondanza nei generi horror e fantasy sono fate, gnomi, folletti, ondine, silfidi, elfi, nani, troll, coboldi, ecc., ovvero gli appartenenti al cosiddetto "Piccolo Popolo" o "Popolo Buono" (su cui, cfr. M. Massignan, op. cit., p. 56; su una singolare vicenda riguardante una presunta apparizione di fate nel 1917, che coinvolge "in difesa delle fate" niente meno che l’autore di Sherlock Holmes, Sir Arthur Conan Doyle [1859-1930], si veda M. Introvigne - Michael W. Homer [a cura di], Il ritorno della fate, SugarCo, Carnago [Varese] 1992).

...una serie di interviste realizzate nella fase di preparazione del presente studio, ci porta a ritenere che talvolta i giochi di ruolo, con le loro ambientazioni di sapore vagamente celtico, o con richiami alla tradizione celtica, rappresentano per taluni lo stimolo per sviluppare un primo approccio al mondo del revival celtico attraverso il passaggio alla frequentazione di gruppi che si occupino dell’approfondimento del celtismo in maniera tematica.
invece... il genere horror ... tende a dimostrare come gli autori di opere, che si collocano in questo genere, sentano talvolta la necessità di attingere dal patrimonio che oggi rivive attraverso il revival celtico temi o spunti per rendere più affascinanti le loro storie e ambientazioni.

In Italia sono stati pubblicati fino ad ora solo due romanzi della serie Buffy, l’eroina ammazzavampiri impersonata nella serie televisiva dalla giovane attrice statunitense Sarah Michelle Gellar, i cui telefilm hanno raggiunto un’altissima audience negli Stati Uniti, dando vita a una produzione enorme di racconti, fumetti, gadget vari e videocassette anche a livello internazionale.

Negli Stati Uniti il successo del telefilm e della letteratura sviluppatasi intorno al personaggio di Buffy - che permette di parlare, pure in termini sociologici, di un vero e proprio "fenomeno Buffy" - ha dato vita a una serie di dibattiti anche a livello accademico...
...il "fenomeno Buffy" dal punto di vista sociologico è tutt’altro che irrilevante
... il secondo romanzo della serie Buffy tradotto in italiano, che ha come autori Christopher Golden e Nancy Holder (Il ballo di Halloween, Sperling, Milano 2000), è ambientato nella ricorrenza di Halloween, coincidente - come vedremo - con il Samonios, cioè il capodanno celtico.

E non a caso, l’eroina in questa occasione non dovrà affrontare, come di consueto, solo vampiri e zombie, ma anche l’"Oscuro Signore Samhain", a proposito del quale nel romanzo si legge: "In tempi remoti i celti […] fuggivano Samhain e i suoi discepoli durante i lunghi mesi dell’inverno. Era un periodo di morte, chiamato Samhuinn proprio a causa di quel demone, durante il quale celebravano festività in onore dei defunti. […] La gente intagliava le zucche per rappresentare l’orrendo signore dell’inverno, e Samhain si compiaceva di tutte queste cose. Regnava beato come re delle zucche, spirito della stagione dei morti" (ibid., p. 79).

La galassia del "believing without belonging", che nel nostro Paese, secondo i dati dell’Enciclopedia delle religioni in Italia, comprende circa il quaranta per cento della popolazione, è costituita da coloro che "credono senza appartenere", atteggiamento che si traduce generalmente nell’espressione "credo, a modo mio". Tale galassia, per sua stessa natura, è fluida e difficile da identificare. Consiste in credenze, non in appartenenze, cioè in atteggiamenti religiosi che si rilevano anche in persone che non hanno la minima intenzione di aderire a un movimento religioso o magico organizzato e strutturato.

Essendo la galassia del credere senza appartenere per sua stessa natura magmatica, risulta evidentemente impossibile circoscriverne i confini geografici....
Così, nell’odierno "supermercato delle religioni" - termine che fa riferimento alla possibilità di costruirsi individualmente quelle che il sociologo anglosassone Paul Heelas chiama le "auto-religioni" (cfr. "Californian Self-Religion and Socializing the Subjective", in Eileen Barker [a cura di], New Religius Movements. A Perspective for Understanding Society, Edwin Mellen Press, New York-Toronto 1982, pp. 69-85) -, la componente neo-celtica risulta tutt’altro che irrilevante, anche se essa viene prevalentemente integrata all’interno di una impostazione che si ispira al sincretismo tipico del New Age - del cui fenomeno il "believing without belonging" è il naturale brodo di coltura -, per cui chi tenterà di praticare qualche aspetto della religione dei celti sarà con ogni probabilità anche un cultore di forme di meditazione orientale e un lettore dei volumi dei principali portavoce del New Age.

Cosciente di ciò, nell’intento di salvaguardare l’identità specifica della cultura celtica dall’assorbimento in una tendenza eclettica e sincretista, Gianfranco De Turris, introducendo il volume di Alwyn e Brinley Rees, avverte: "I Celti sono, per fortuna, qualcosa di più profondo e diverso che non i simboli della New Age, come potrebbe genericamente sembrare entrando in qualche libreria sommersa da paccottiglia neo-spiritualista tra cui abbondano le più stravaganti opere su questo popolo […]" (A. Rees e B. Rees, op. cit., p. 7).

Se talvolta - come mostra il primo capitolo del presente volume - la riscoperta del celtismo avviene pure nel contesto del New Age in forma organizzata, nella stragrande maggioranza dei casi il revival celtico che nasce, attraverso l’attenzione rivolta a temi particolari che si ritiene affondino le loro radici nella spiritualità celtica, all’interno del "believing without belonging" rimane una delle esperienze vissute senza adesione ad alcuna realtà strutturata, ma viene a costituire un tassello di una "auto-religione" individualizzata, che solo occasionalmente può confluire nella vasta corrente del New Age inteso come approccio generico di tipo eclettico e sincretista al sacro.

Fra i temi principali ... del revival celtico e tradizionale che si manifesta internamente alla galassia del credere senza appartenere - così come risulta da un’accurata analisi di pubblicazioni e siti Internet tematici - si segnala anzitutto l’interesse per le rune (cfr. sull’argomento, fra molti volumi, Kenneth Meadows, Il Potere delle Rune. La conoscenza segreta dei saggi, trad. it., L’Età dell’Acquario, Grignasco [Novara] 1998). Si tratta di simboli cui sono associati un suono, una sillaba, una lettera dell’alfabeto, semplici da rappresentare e facili da utilizzare, una sorta di alfabeto magico che considera tutte le necessità umane, la cui antichissima origine è attribuita ai celti. Ai simboli sono attribuiti poteri magici e perciò essi sono utilizzati sia a scopo divinatorio sia come amuleti o talismani. La forza magica è nascosta all’interno dei simboli stessi, dove le linee verticali e diagonali indicano il percorso fra l’ego e l’io superiore, un canale che viene aperto all’interno dell’uomo per permettere il fluire dell’energia cosmica atta a realizzare le varie necessità.

Altro tema di rilievo è costituito dalla pratica della "via sciamanica" attraverso le carte dei celti, che vengono vendute generalmente in allegato a un manuale che ne illustra i principi e le istruzioni d’uso. Un interessante manuale è quello di John Matthews (cfr. Le Carte dei Celti. Il sentiero sciamanico della tradizione celtica, trad. it., Il Punto d’Incontro, Vicenza 1999), dove, in apertura di volume, l’autore definisce David Spangler, noto portavoce e in qualche modo "padre" - se il New Age ne avesse uno - del New Age, come "amico e fratello spirituale" (p. 6), a conferma del rapporto stretto che intercorre fra una corrente (peraltro minoritaria) del revival celtico e il New Age. Matthews dichiara che "lo scopo delle Carte dei Celti è semplice e consiste nell’offrire un accesso diretto al cosmo interiore dei Celti e nel permettere a chi lo usa di percepire alcuni dei modi in cui le informazioni così ottenute possono essere elaborate secondo i criteri sciamanici" (p. 7); e inoltre: "[…] mi sono prefisso di fornire il materiale necessario a chiunque desideri esplorare il cosmo sciamanico dei Celti in modo del tutto pratico. […] Non è necessario seguire uno specifico sentiero spirituale per potere operare con questo mazzo, è soltanto necessario credere nella realtà spirituale dell’universo" (p. 8).

Un ultimo aspetto del revival celtico che prendiamo in considerazione in relazione a quello che abbiamo individuato come il filone del "believing without belonging" riguarda la medicina dei celti, la cui riscoperta può essere inquadrata all’interno dell’ampio ricorso alle pratiche terapeutiche alternative che caratterizza l’epoca postmoderna in cui viviamo.

Diversi sociologi hanno notato che dalla fine degli anni 1980, il consenso di massa nei confronti della scienza - particolarmente della medicina, la scienza "pratica" con cui le persone comuni vengono più normalmente a contatto - non è più unanime. A partire dagli ultimi anni del decennio 1980, in diversi paesi, il consenso popolare nei confronti della scienza e della medicina scende a quelli che sono probabilmente i livelli più bassi del secolo (cfr. Daniel Boy - Guy Michélat, "Premiers résultats de l’enquête sur les croyances aux parasciences", in La pensée scientifique et les parasciences, Albin Michel - Cité des sciences et de l’industrie, Parigi 1993).

Per converso, qualunque forma di cura medica che si presenti come "alternativa" rispetto alla medicina "ufficiale", o da questa disapprovata, incontra immediatamente un vasto consenso popolare. In un volume in cui affronta in maniera ampia e approfondita sia i fondamenti dottrinali sia la pratica concreta della medicina dei celti, Marc Questin (La medicina dei celti. I segreti della guarigione degli antichi druidi, trad. it., Xenia 1991) da un lato ricalca temi tipicamente presenti nel pensiero del New Age - di cui la medicina alternativa rappresenta in effetti un pilastro rilevante - con frequenti accostamenti delle concezioni spirituali celtiche alle concezioni filosofico-religiose orientali e, in particolar modo, taoiste, dall’altra percorre una via ...L’autore, infatti, dedica un capitolo del suo volume alla "medicina popolare delle campagne", a proposito della quale afferma: "Non bisogna giudicare negativamente la medicina "delle donnette" e i rimedi popolari, benché fossero imbevuti di superstizione" (p. 108).

             Vedi anche nel sito  : : Spiritismo ,  Paganesimo , Magia ,Satanismo
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