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Matrimoni misti
Dottrina cattolica

SOMMARIO
MATRIMONI MISTI IN GENERALE .........................................................................PAG. 1
DOTTRINA CATTOLICA - MATRIMONI MISTI TRA CRISTIANI DI DIVERSE CONFESSIONI
IL RITO CATTOLIC0- SCIOGLIMENTO DI MATRIMONI MISTI NELLA CHIESA CATTOLICA........PAG. 2
MATRIMONIO TRA CATTOLICI E MUSULMANI E TRA CATTOLICI ED EBREI.........................PAG.3
DOMANDE DEI LETTORI....................................................................................PAG. 4

DOMANDE

Ho una domanda da porle. Mettiamo il caso che una cattolica conosca un anticattolico convinto. Mettiamo che dopo alcuni anni i due decidanodi unirsi in matrimonio. Esiste la possibilità, o almeno una dispensa, da parte della Chiesa cattolica affinchè la parte non cattolica eviti di aderire al sacramento? Mi spiego meglio. La parte non cattolica anche con il matrimonio misto  cattolico non riceve il sacramento dell'eucarestia. Deve però accettare il sacramento del matrimonio e riceverlo aderendo così all'indissolubilità di esso. Non esiste un modo per cui i cattolici possano sposare un anticattolico mantenendo tutti e due le proprie idee? Se i due si potessero sposare senza che l'anticattolico debba aderire al sacramento del matrimonio dell'altro e non ricevendolo?

Perchè sposarsi
(leggi la sezione Etica della sessualità  )

Da un punto di vista antropologico il matrimonio è un evento che si registra universalmente, esso è presente da sempre in ogni cultura, e perciò è un evento tipicamente umano , naturale .

Esso è il compimento di un processo umano (innamoramento, etc) che da inizio ad una nuova famiglia, valore  fondamentale per l'umanità stessa giacchè nella famiglia nascono e vengono accolti nuovi individui.
Il matrimonio è  il compimento di un processo durante il quale si acquisiscono e si  consolidano alcuni valori fondamentali.

L'osservazione scientifica ci dice che quando una coppia stabile si è formata e le persone hanno acquisito la capaci di costruire la felicità, sono cioè capaci di superare se stesse, il proprio egoismo per trovare una felicità a due, (capaci di amare- e questo non è una acquisizione naturale ma culturale, necessita cioè di educazione-), esse sperimentano una trasformazione nella propria persona per cui incominciano a  pensare  e  progettare  una vita a due (la  nostra vita,  la nostra  casa, la  nostra famiglia). La persona diventa capace di passare dall'  io-insieme-te  al  "noi". Il  noi  supera , alla fine di questo processo di trasformazione naturale e interiore, l' io.

Questa maturazione, questa acquisizione del nuovo valore del  noi, costituisce la base naturale  per l' unità della coppia , cioè per il passaggio da una dimensione di coppia innamorata stabilmente ad una dimensione di coppia-per-la-famiglia. Questa nuova acquisizione della coppia viene  celebrata  con un impegno di reciproca fedeltà  tra i due  , con il simbolo dell'anello.

Il fidanzamento Non è un rito inutile, ma la presa di coscienza (impegno) che si è concluso un processo naturale che ha maturato un valore nuovo, una coppia unita, il  noi. Cio' viene comunicato, celebrato, festeggiato, sancito pubblicamente con il rito del fidanzamento. Purtroppo la disattenzione molto diffusa rispetto a  questo fenomeno naturale di trasformazione della psicologia della coppia porta a matrimoni immaturi e percio' instabili,comunque a rischio.

Come si fa a capire se è giunto il momento di sposarsi?Quale valore bisogna essere certi di aver acquisito perchè si possa prendere l'impegno pubblico del matrimonio?

A questo punto la coppia, il  noi  (sempre se tutto procede secondo natura) quando sperimenta la capacità di autotrascendersi come coppia, cioè di realizzare non solo la felicità di coppia,del " noi" ,ma anche la felicità insieme ad altre persone (desiderio di  figli) , altre famiglie (felicità sociale o bene comune) cioè quando la coppia fidanzata ed impegnata alla felicità propria si sente pronta e proiettata alla costruzione della felicità con gli altri , quindi all'impegno ed eventualmente alla rinuncia di qualcosa di sè per gli altri, per la famiglia (i figli) e per la società ,allora ha acquisito il valore di essere famiglia naturale in senso proprio e puo' celebrarlo con il consenso che si esprime nel rito del matrimonio.

Il matrimonio impegna sempre la coppia con la società e la società con la coppia (tutte le società si impegnano ad aiutare le nuove famiglie) e dunque la celebrazione va fatta pubblicamente, con i rappresentanti delle comunità (civili o religiose).  Il matrimonio  avviene quando la natura si è garantito che i figli nascano nelle migliori condizioni possibili, quando  è certa di aver acquisito tutti i valori necessari .

Sposarsi a questo punto significa celebrare l'inizio di una nuova famiglia che si riconosce capace di realizzare tutti quei valori necessari perchè nuovi individui nascano in un ambiente umanamente adeguato, maturo,stabile, capace di amarli e di inserirli nella vita della società.

Chiunque realizzi un matrimonio in cui siano solidamente presenti i valori che la natura prevede, (secondo una osservazione scientifica dei processi naturali fatta dalla antropologia, sociologia, psicologia, etc) e cioè
1- unicità della coppia nell'amore reciproco (=fedeltà assoluta)
2-stabilità-indissolublità del legame,
3- apertura all'accoglienza ed educazione dei figli (=non impedirne il concepimento con metodi non-naturali)
realizza una famiglia  pienamente umana.
Su questo nucleo naturale le varie culture hanno "eseguito" le loro variazioni.  

Il problema

E' capace l'uomo nello stato attuale di realizzare pienamente il matrimonio secondo natura, cioè con tutti i valori che il processo naturale prevede?

Teoricamente si, praticamente la cosa non avviene sempre così facilmente. Anzi.
Come superare la condizione umana di fragilità e perciò di imperfezione? Ogni religione dà a questo problema le sue risposte.  

La soluzione cristiana

Il cristianesimo, in particolare , è l'esperienza (non la credenza) che nella relazione con Gesù di Nazareth , la persona segnata da una incapacità radicale di realizzare l'ordine naturale in tutte le cose umane (e quindi anche nel matrimonio), riceve la liberazione da questa tendenza e  , in piu' , la capacità di  agire  secondo l'ordine naturale  .
Il cristianesimo cioè dice: l'uomo naturale vede con la Ragione l'ideale della sua Umanità, ma non è capace di realizzarlo perchè è segnato fin dalla nascita da una incapacità radicale, è incline al male, debole nei confronti di esso.

In Gesù di Nazareth si è manifestata una potenza enorme nei confronti del male . Nella iniziazione cristiana (cioè nei sacramenti, il primo dei quali è il battesimo-esorcismo) la persona sperimenta di essere liberata dal male e trasformata ,resa capace  di realizzare l'ordine  di natura.

Il matrimonio cristiano ,se  celebrato tra cristiani, diventa una nuova iniziazione alla vita di famiglia secondo l'ordine naturale ,in virtu' di una azione misterica operata da Gesù di Nazareth che da ai coniugi capacità nuove , oltre i confini dell'esperienza ordinaria.

Se un non-cattolico si innamora di una cattolica e insieme a lei , procedendo nel cammino di coppia riconosce che si è compiuto il  percorso naturale , che tutti i valori sono acquisiti ecco che ci sono le condizioni per celebrare un matrimonio.

Se poi per volontà della parte cattolica si vuole celebrare nella comunità religiosa (=in Chiesa, secondo il rito cattico) il matrimonio (che in Italia ha anche valore civile) la parte non cattolica non deve temere il sacramento perchè per essa non c'è. Quel sacramento è efficace solo se si accede ad esso, cioè alla relazione misterica con Gesù, attraverso la fede.

I sacramenti della Chiesa non sono atti magici che si applicano comunque: essi portano la persona ad entrare in relazione con il sacro (sacramento) , in particolare con lo spirito di Gesù, solo se la persona chiede il sacramento, cioè se ha la fede che Gesù possa operare quella trasformazione misterica che il sacramento prevede. Non chiedendo niente a Gesù,  non stabilisce nessuna relazione con Lui, non avviene nessuna trasformazione .Dunque un noncattolico, non avendo nessuna fiducia in Gesù, non puo' nè ricevere nè aderire a nessun sacramento cristiano, tantomeno amministrarlo! 

Il matrimonio cristiano è un sacramento che i coniugi stessi si amministrano : il prete è li solo per una benedizione.

La parte cattolica che sposandosi nella Comunità cristiana secondo il rito sacramentale  riceve qualcosa da Gesù e dunque si impegna a renderne conto. Essa sa, attraverso la rivelazione, che  il matrimonio naturale, in quanto tale , e non in quanto celebrato cristianamente, contiene in se stesso il valore della fedeltà- della indissolubilità -dell'apertura alla trasmissione naturale della vita. E questo matrimonio essa chiede e riceve e si impegna a realizzarlo essendone stata fatta capace dal battesimo. Ma questo impegno puo' essere preso anche da un non cristiano pur senza il sacramento .

Il matrimonio tra persone non credenti, battezzate e non, o appartenenti a religioni non cristiane e persone cattoliche è dunque possibile :quel matrimonio è umano se è secondo natura, se cioè ci si impegna pubblicamente a realizzare i valori che la natura richiede : fedeltà, indissolubilità, apertura alla vita.

Praticamente

Nella Chiesa Cattolica esiste un Diritto interno detto Diritto Canonico. Secondo il Codice il matrimonio misto sarebbe da evitare perchè metterebbe in pesante difficoltà la fede della parte cattolica. Tanto per citare alcune questioni:
-le  scappatelle , per la vita cristiana, sono adulterii.
-le pratiche anticoncezionali, per la vita cristiana, sono sempre un male morale e quelle anticocezionali abortive sono omicidi.
-l'indissolubilità è indiscutibile (Gesù stesso dice : «non separi l'uomo ciò che Dio ha unito»

Quando però la parte non cattolica si impegnasse a non mettere ostacoli alla pratica religiosa della cattolica (non solo le pratiche di culto, ma la pratica della vita morale cristiana) e alla educazione cattolica dei figli , così come a condividerne i valori umani naturali del matrimonio attraverso un impegno morale (non giuridico)-si compila una dichiarazione- allora il vescovo , se tutto è chiaro ed onesto , in genere da il permesso di celebrare il matrimonio in Chiesa.

Nel caso di una celebrazione in Chiesa il rito non prevede la partecipazione alla eucarestia della parte non cattolica cosi' come non dà nessuna partecipazione al sacramento del matrimonio e prevede qualche formula diversamente recitata  dal prete.

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«La Chiesa permette che un cattolico si sposi in chiesa con un'atea non cresimata ?
«E' possibile per una coppia non sposata, con un genitore non cattolico, battezzare i figli?».

La risposta : «Sì!» ( Famiglia Cristiana n°3- 2001).
Ebbene sì, la Chiesa consente un matrimonio del genere, perché è richiesto soltanto che entrambi i coiniugi credano che il loro matrimonio sia unico, indissolubile e aperto alla vita.

Il fatto di essere non credente la dispensa, ovviamente, dal ricevere la Cresima , ritenuta indispensabile per l'iniziazione cristiana insieme a battesimo ed eucarestia (sarebbe veramente assurdo), ma non le impedisce di prendere un sincero impegno col suo sposo per un amore esclusivo, perpetuo e fecondo. Ed è quanto lei dovrebbe dichiarare nella fase istruttoria del matrimonio.

Dopodiché il rito in chiesa non costituirebbe alcuna violazione dei suoi sacrosanto dirittoi di non credente: basta rileggere la formula del consenso che recitano gli sposi: Dio non è neppure nomiìnato! Anche nella consegna degli anelli basterebbe omettere l'invocazíone trinitaria (al Padre, Figlio e Spirito Santo) e dire semplicemente: «Ricevi questo anello, segno del mio amore e della mia fedeltà».

Celebrare il matrimonio misto in una chiesa, in una celebrazione senza la Messa, non significherebbe per la parte cattolica «fingere la fede» né rinunciare alle proprie convinzioni, mentre il matrimonio solo civile questo sì, sarebbe un atto contrario alla fede cristiana, che lo escluderebbe dalla Confessione e dalla Comunione. Un tale matrimonio inoltre non impedirebbe di chiedere il battesimo per i figli, mentre impedirebbe di fungere da padrino nel battesimo dei figli altrui.

La parte non cattolica è invitata a mettere per iscritto una dichiarazione assolutamente sincera, in cui afferma di credere nel matrimonio unico, indissolubile e aperto alla vita e di condividere sostanzialmente tutti i valori umani proposti dal cristianesimo, ma di non credere nel valore dei sacramenti e dei riti religiosi, pur avendo il massimo rispetto per chi la pensa diversamente.

Altre due possibilità, per la verità un po' più rare sono quelle
1- del matrimonio canonico disgiunto dal rito civile
2- e-della "sanatio in radice" di un matrimonio' civile.

La prima procedura consente in via eccezionale agli sposi che non possono celebrare il matrimonio concordatario in chiesa (ad esempio perchè i parenti del coniuge di altra religione rifiuterebbero di partecipare) di fare due cerimonie separate, possibilmente premettendo quella religiosa a quella civile, meglio se nello stesso giorno.
La seconda procedura consente, una volta celebrato il matrimonio solo civile, di dargli valore religioso, senza bisogno di ripetere il consenso né di andare in chiesa, qualora questo fosse un ostacolo insuperabile per la parte non credente.

La Chiesa cattolica prima delle norme, degli opportuni compromessi e dei complessi artifici giuridici, pone al primo posto quei valori umani della verità e della coerenza, che danno pienezza di senso ai sacramenti della fede. Chi crede al matrimonio unico, indissolubile e aperto alla vita, realizza certamente il progetto di Dio riguardo al rapporto uomo-donna. Ma questo non è sufficiente per essere cristiani: bisogna avere la fede e impegnarsi a testimoniarla e a diffonderla.

D'altra parte però, come ha ricordato Giovanni Paolo II :
«Tutti i giusti della terra, anche quelli che ignorano Cristo e la sua Chiesa e che, sotto l'influsso della grazia cercano Dio con cuore sincero - confronta Lumen Gentium 16 - sono , dunque, chiamati a edificare il Regno di Dio, collaborando col Signore che ne è l'artefice primo e decisivo». ( Catechesi del mercoledì 6 dicembre 2000).

Per i cristiani il matrimonio misto non costituisce, sul piano della diversità religiosa, una cosa impossibile.
Ogni matrimonio misto costituisce sempre, sul piano della diversità culturale (intesa come modo globale di vivere), un problema. Va esercitata la prudenza (=il discernimento) caso per caso.

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Siamo una coppia di fidanzati, lei cattolica praticante, lui credente battezzato che non riconosce tale sacramento ; vorremmo sposarci in chiesa,lui e' tenuto a presentare il battesimo che non riconosce ?

Per i cristiani il matrimonio misto non costituisce, sul piano della diversità religiosa, una cosa impossibile.
Ogni matrimonio misto costituisce sempre, invece, sul piano della diversità culturale (intesa come modo globale di vivere), un problema.

Va esercitata la prudenza (=il discernimento) caso per caso.Nella Chiesa Cattolica esiste un Diritto interno detto Diritto Canonico. Secondo il Codice il matrimonio misto sarebbe da evitare perchè potrebbe creare pesanti difficoltà per la fede della parte cattolica.

Tanto per citare alcune questioni:
-le scappatelle , per la vita cristiana, sono adulteri.
-le pratiche anticoncezionali, per la vita cristiana, sono sempre un male morale e quelle abortive sono omicidi.
-l'indissolubilità è indiscutibile (Gesù stesso dice : «non separi l'uomo ciò che Dio ha unito»)

Quando però la parte non cattolica si impegnasse
- a non mettere ostacoli alla pratica religiosa della cattolica (non solo le pratiche di culto, ma la pratica della vita morale cristiana)
- a non mettere ostacoli alla educazione cattolica dei figli ,
- a condividere i valori umani naturali del matrimonio attraverso un impegno morale sottoscritto davanti al parroco che deve celebrare il matrimonio (non è un impegno con valore giuridico ma solo una dichiarazione di coscienza).
allora il vescovo , se tutto è chiaro ed onesto , in genere da il permesso di celebrare il matrimonio in Chiesa.

La Chiesa consente un matrimonio del genere ma è richiesto che entrambi gli sposi credano nel matrimonio
-unico
-indissolubile
-aperto alla vita
(senza preclusione alcuna , nè ideologica nè pratica, alla nascita di figli)
Il fatto di essere non credente dispensa, ovviamente dal battesimo e da qualsiasi altro sacramento o contenuto di fede cristiana (sarebbe veramente assurdo), ma non impedisce di prendere un sincero impegno col la sposa per un amore
-esclusivo,
-perpetuo
-e fecondo.

Ed è questo che si deve dichiarare nella fase istruttoria del matrimonio.
La parte non cattolica viene invitata a mettere per iscritto una dichiarazione assolutamente sincera, in cui afferma di credere nel matrimonio unico, indissolubile e aperto alla vita e di condividere sostanzialmente i valori umani relativi a questi tre sopra detti, e dichiarare di non credere nel valore dei sacramenti e dei riti religiosi, pur avendo il massimo rispetto per chi la pensa diversamente.

Nel caso di una celebrazione in Chiesa la parte non cattolica non è tenuta a null' altro se non a quanto detto sopra. Il rito, naturalmente, non prevede la partecipazione alla eucarestia della parte non cattolica .
Il rito, ovviamente, non dà nessuna partecipazione al sacramento del matrimonio cristiano alla parte non cattolica Per queste ragioni prevede qualche formula diversamente recitata dal prete (non viene mai citato Dio) Per la parte cattolica rimane un sacramento con tutti le implicazioni conosciute.

La Chiesa cattolica prima delle norme, degli opportuni compromessi e dei complessi artifici giuridici, pone al primo posto quei valori umani della verità e della coerenza, che danno pienezza di senso ai sacramenti della fede. Chi crede al matrimonio unico, indissolubile e aperto alla vita, realizza certamente il progetto di Dio riguardo al rapporto uomo-donna.

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«Mi piacerebbe che lei mi spiegasse un pò di più riguardo a questo argomento, ovvero il fidanzamento in Israele e i matrimoni misti nell'ebraismo. »

L'affermazione secondo cui l'Ebraismo equivale ad uno stile o ad un sistema di vita si riferisce giustamente al valore pragmatico della dottrina ebraica che permea ed investe ogni aspetto della vita sia dell'individuo che della società. Questa asserzione evidenzia la complessità dell'Ebraismo che è altrettanto vario come la vita nei suoi tanti aspetti.

1- L'unione coniugale e' considerata nella tradizione ebraica come lo stato ideale degli esseri umani e la base della societa', secondo quanto stabilito da Dio nel momento stesso della creazione. Troviamo scritto in Genesi:
 D-o creo' l'uomo a sua immagine, lo creo' ad immagine di D-o, creo' maschio e femmina. D-o li benedisse e disse loro: prolificate e moltiplicatevi e riempite la terra e assoggettatela.

Il matrimonio viene quindi inteso non solo come un obbligo prescritto dalla legge Mosaica (=divina), ma soprattutto come il fine ultimo e principale della creazione stessa. Il matrimonio costituisce quindi un dovere per ogni ebreo. Scopo supremo di esso e' la procreazione e infatti questo e' il primo precetto che ci viene comandato da Dio.Questa è la mentalità della ortodossia ebraica: ci si deve sposarsi e procreare:è un precetto divino. Anche i rabbini non hanno una possibilità di scegliere: devono sposarsi. Così era per i sacerdoti ed i leviti del Tempio di Gerusalemme.Dunque non c'è neppure un vago pensiero che una persona possa scegliere tra matrimonio e celibato.

Disse Rabbi' Eleazar: ogni uomo che non ha una donna non e' un uomo (completo), come e' detto: maschio e femmina furono creati e chiamo il loro nome uomo. Ci sono poi dei casi in cui la tradizione rabbinica sentenzia:
Il matrimonio deve essere ben ponderato da parte dello sposo ed e' addirittura sconsigliato quando l'uomo non sia in grado di mantenere la propria moglie in modo adeguato.

Secondo La tradizione e' consigliato sposarsi in giovane eta'. Nelle massime dei padri (cap.V, 26), Yeuda' figlio di Temah raccomanda di sposarsi a diciotto anni. Secondo alcuni maestri questa eta' viene ricavata dal versetto che, riferendosi al gran sacerdote, afferma: E lui, una donna vergine dovra' prendere. Apparentemente la parola e lui (in ebraico veu') sembrerebbe superflua: ma analizzando il valore numerico delle lettere di cui e' composta, si ottiene il numero diciotto che sono appunto gli anni in cui e' consigliato il matrimonio.

In un altro trattato del Talmud ci viene spiegato che finche' il padre ha influenza sul proprio figlio, lui stesso ha il dovere di farlo sposare: Disse Rava' a Rabbi' Natan figlio di Amni': fino a che la tua mano e' sul collo di tuo figlio (cioe' fino a che tuo figlio ascolta le tue parole) devi trovargli una moglie, dall'eta' di sedici anni fino ai ventidue anni e c'e' chi dice dai diciotto ai ventiquattro anni.

Cio' si impara dal versetto insegna al ragazzo secondo la via per lui. Questa frase e' da intendersi nel senso che il padre ha il dovere di dare una moglie al proprio figlio, in conformita' con le sue esigenze.Come abbiamo detto, il padre ha l'obbligo di trovare una moglie adatta per suo figlio o un marito per sua figlia: Prendete moglie e generate figli e figlie; scegliete mogli per i vostri figli e date marito alle vostre figlie in modo che generino figli e figlie; fate in modo di aumentare e di non diminuire.

2 L'uomo deve formare una famiglia, ma non una famiglia qualsiasi: una famiglia ebraica. Abramo non aveva figli e su consiglio della stessa moglie Sara sposò Agar, la serva, ed ebbe un figlio, Ismail . Ma poi venne la promessa divina e da Sara miracolosamente, come dono-volontà divina ebbe Isacco.Da Isacco discendono gli ebrei. Da Ismail gli arabi.

Dunque il popolo di Dio viene da Isacco e come Abramo, ogni ebreo deve formare una famiglia ebraica sposando una donna ebrea secondo il precetto che Dio diede ad Abramo :Gen24,1 Abramo era ormai vecchio, avanti negli anni, e il Signore lo aveva benedetto in ogni cosa. 2 Allora Abramo disse al suo servo, il più anziano della sua casa, che aveva potere su tutti i suoi beni: «Metti la mano sotto la mia coscia 3 e ti farò giurare per il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che non prenderai per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito, 4 ma che andrai al mio paese, nella mia patria, a scegliere una moglie per mio figlio Isacco».

In realtà gli ebrei si sono sempre mischiati con gli altri popoli .

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Non so se sono al posto giusto per questa domanda, ma ho notato vari argomenti sul ebreismo e su altre culture, quindi Vi pongo il mio pensiero.Sono di religione Ebraica non praticante, ho una grande fede comunque nel creatore e penso che grazie a Lui mi sono innamorato di una ragazza cattolica. Le mie domande sono : Si può celebrare in chiesa cattolica un matrimonio misto ? La sua famiglia lo apprezzerebbe molto e io per amore non ho nulla in contrario visto che Dio è qui per tutti. Sarebbe solo visto come un rito oppure sarebbe ufficializzato ? Che obblighi avrei io inerenti al cattolicesimo, l’accettazione di Cristo ? 

Da parte cattolica in caso di matrimoni misti non si applica nessuna richiesta se non un impegno morale(non giuridico) al rispetto integrale delle persone.Quindi , a differenza dell'Ebraismo e dell'Islam nel Cristianesimo non si richiede la conversione (al Cristo).

-La parte cattolica (cioè la sua futura moglie) non rinuncia nulla che possa impedire la piena appartenenza alla sua comunità religiosa.Questi casi erano normali nelle comunità cristiane originarie perchè come lei sa i primi cristiani erano ebrei e succedeva  anche che solo uno dei due coniugi abbracciava la fede cristiana.I matrimoni che si scioglievano lo erano per iniziativa ebraica.

-La parte non cattolica deve impegnarsi moralmente a non impedire a quella cattolica di poter vivere pienamente secondo la propria religione cosi' come a non porre impedimenti a che i figli vengano educati nella religione cattolica qualora questo fosse l'accordo tra i coniugi o la scelta libera dei figli.

-E' possibile celebrarlo nella comunità cattolica secondo un rito che deve essere concordato previamente con il parroco della comunità in cui si celebra. Normalmente i parroci richiedono una dichiarazione firmata (che ha valore di testimonianza morale non valore giuridico) quanto agli impedimenti che ho riferito sopra.

-Il matrimonio celebrato secondo i riti cattolici ha anche effetto civile. Per eventuali approfondimenti  pratici  le consiglio naturalmente di consultare il parroco della parrocchia in cui volete sposarvi.
Non essendo lei un ebreo praticante non so se  parlare dei  problemi che lei potrebbe avere un giorno  da parte del suo Rabbi se diventasse praticante.

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