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| I miti biblici Come e se sia nato il mondo è mistero . Neppure il sapiente
ebreo lo sa. Il racconto è una riflessione su Dio e la sua azione continua
nella storia di Israele. Con questa stirpe abramitica Dio fa un patto, una alleanza ,come fosse un Imperatore che concede un suo territorio (la Palestina) ad un vassallo patteggiandone i benefici e le perdite (le benedizioni e le maledizioni). Gli abramiti godono delle benedizioni divine ma poi rompono il patto. Scattano le maledizioni e si ritrovano fuori dalla Terra Promessa, schiavi in Egitto. Jhwh salva Israele dalle acque (del Mar Rosso) per portarlo a vivere con sé in Palestina dopo aver stabilito un patto, una alleanza ( berit),sul monte Sinai. Questo evento di rivelazione è grandioso: Jhwh dimostra di essere presente nella storia del suo popolo con potenza. Egli è talmente
potente da manipolare le forze più potenti della Terra, si dimostra
padrone di tutto. Israele rompe ancora l’alleanza , scattano le maledizioni
e viene sommerso dai nemici, i Babilonesi.
Dio è il Re dell’universo che dona la Palestina al suo vassallo Israele per viverci insieme, farne il suo Regno. Alla base della storia c’è questa azione creatrice-salvifica di Dio che si esprime soprattutto vincendo continuamente i nemici, le forze nemiche che si oppongono al Suo Regno. Queste forze sono perciò da considerare forze di decreazione-sparizione,di morte, il
Caos. Sal 103, 24 Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza, la terra è piena delle tue creature. 25 Ecco il mare spazioso e vasto: lì guizzano senza numero animali piccoli e grandi. 26 Lo solcano le navi, il Leviatàn che hai plasmato perché in esso si diverta. 27 Tutti da te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno. 28 Tu lo provvedi, essi lo raccolgono, tu apri la mano, si saziano di beni. 29 Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro, muoiono e ritornano nella loro polvere. 30 Mandi il tuo spirito, sono creati. Israele nella storia contrasta continuamente questa azione salvifica divina con il peccato ;la contrasta fino a rompere la relazione, pecca mortalmente. I racconti della creazione e del peccato delle origini sono la mitopoiesi, la costruzione del mito come rivelazione delle due forze archetipiche che agiscono nella storia del popolo di Israele.
La creazione L’ azione salvatrice-creatrice che sta sotto la storia si è rivelata mirabilmente nell’esodo dall’Egitto. Così il racconto della creazione è modellato esattamente sulla notte del passaggio del Mar Rosso.Dio crea-salva il mondo continuamente per mezzo dell’alleanza che è la sua Parola : nel racconto Dio "crea il mondo" con il suo Potere: la Parola. Il racconto biblico della creazione del mondo non parla della origine del mondo , come è nato il mondo, ma dice del significato del mondo, perché esiste : Dio vuole viverci insieme con gli uomini in alleanza per questo Egli sostiene continuamente l'esistenza dell’universo . Se l’alleanza venisse rotta definitivamente tutto sparirebbe verrebbe la decreazione, il caos, il diluvio, la morte (come quella notte per il Faraone ed il suo esercito). I racconti della creazione del mondo e dell'uomo raccontano ciò che il saggio ebreo contempla nella sua storia : Dio si dimostra capace di creare il mondo e l'uomo perchè gli dà esistenza e vita, vuole salvarlo dal dominio del male e della morte , lo fa con imprese maestose in cui domina tutte le cose , tutte le potenze della terra e del cielo.Il peccato originale Il sapiente ebreo, come tutti i saggi dell'umanità osserva che nel mondo c'è il male, una realtà che impedisce agli uomini di raggiungere la felicità . Di più: egli ne sperimenta tutta l'ampiezza dentro la sua vita e storia di relazione con Dio, dentro l'alleanza con Dio , perchè sperimenta la rottura dell'alleanza e l'oppressione, la schiavitù del nemico. Israele più di una volta si ritrova schiavo del Nemico che gli fa sperimenatre il male assoluto: l'assenza di Dio. Come ogni popolo si chiede . " da dove viene il male? "
Come fa questa forza misteriosa a portare l'uomo fuori dalla giusta relazione con Dio? Il male si presenta sempre all'uomo come qualcosa di buono a compiersi : l'uomo vede che è cosa buona e lo compie. Lì sta la potenza del male : nel presentare il male come cosa buona da compiersi. Il male viene da qualche essere oscuro, diverso da Dio e dall'uomo , che opera questa illusione , questo inganno ; un essere che mente all'uomo , un essere che per riuscire a far questo è più potente dell'uomo stesso.Questo è ciò che avviene continuamente nella storia di Israele. La mitopoiesi : ciò che il saggio contempla come dato permanente nella sua storia con Dio, quello sta alla base della storia stessa. Nella storia (=alla base della storia) c'è Dio che crea il popolo di Israele, gli dà esistenza e vita, lo salva dalla estinzione, e c'è l'uomo che pecca, che lo contrasta. L'uomo pecca perchè suggestionato da una forza misteriosa e maligna che vuole portarlo a peccare. Il sapiente ebreo racconta la sua contemplazione della storia attarverso simboli che agiscono in un mito . Il racconto del peccato di Adamo ed Eva è la contemplazione della realtà del male che agisce nel mondo e nella storia .Degradazione del mito e potere riattualizzante. Il mito può degradarsi in leggenda epica, ballata, romanzo, oppure può sopravvivere nella forma sminuita di superstizioni, abitudini,nostalgie, etc. Naturalmente ogni gradino disceso rende più « opachi » sia la storia che i personaggi con la moltiplicazione di note specifiche e colore ma i modelli esemplari trasmessi dal passato non cessano di manifestare per la coscienza umana il loro potere di riattualizzazione. Pensiamo al mito di Edipo ed a Sigmund Freud ma anche al mito di Achille come racconta Eliade : " Achille, come molti altri eroi, non si sposa, quantunque gli sia stata predetta una vita felice e feconda purché si ammogli; senonché, in questo caso, avrebbe dovuto rinunciare a diventare un eroe, non avrebbe realizzato l' «unico», non avrebbe conquistato l'immortalità. Kierkegaard attraversa un identico dramma esistenziale rispetto a Regina Olsen; respinge il matrimonio per rimanere se stesso, l' «unico», per poter aspirare all'eterno, rifiutando la modalità di un'esistenza felice nel «generale». Lo confessa chiaramente in un frammento del suo Giornale ìntimo (VIII, A 56): «Sarei più felice, in senso finito, se potessi allontanare da me questa spina che sento nella mia carne; ma, in senso infinito, sarei perduto». Ecco come una struttura mitica continua a essere realizzabile; si realizza in realtà sul piano dell'esperienza esistenzialista e, in questo caso particolare, all'infuori di ogni coscienza o influenza del modello mitico. L'archetipo continua a " creare" anche quando è «degradato» a livelli sempre più bassi. " "Prendiamo ad esempio il mito delle Isole Felici o del Paradiso Terrestre, che ha occupato non soltanto l'immaginazione dei profani, ma addirittura la scienza nautica, fino alla epoca gloriosa delle grandi scoperte marittime. Quasi tutti i navigatori, anche quelli che si proponevano un preciso fine economico, la via delle Indie, tenevano presente anche la scoperta delle Isole dei Beati o del Paradiso Terrestre. E, come tutti sanno, non furono pochi quelli che credettero di averli scoperti davvero. Dai Fenici ai Portoghesi, tutte le grandi scoperte geografiche furono provocate dal mito del paese edenico. E quei viaggi, quelle ricerche, quelle scoperte sono i soli che acquistarono un significato spirituale e furono creatori di cultura. Se il ricordo del viaggio di Alessandro in India durò imperituro, fu perché, assimilato alla categoria mitica, soddisfaceva al bisogno di una «geografia mitica», la sola di cui gli uomini non possono privarsi. Le basi commercial; dei Genovesi in Crimea e sul Caspio, quelle dei Veneziani in Siria e in Egitto, presupponevano una scienza nautica molto sviluppati e tuttavia quegli itinerari commerciali «non hanno lasciato nessun ricordo nella storia delle scoperte geografiche». Al contrario, le spedizioni per la scoperta di paesi mitici non solo fui creatrici di leggende, ma fecero anche avanzare la scienza geografica. Le nuove terre e le nuove isole conservarono il loro carattere mitico anche quando la geografia era diventata scientifica da molto tempo. L'«Isola dei Beati» sopravvisse a Camòens, attraversò I secolo dei lumi, l'epoca romantica, e non ha perduto il suo posto neppure ai giorni nostri. Ma isola mitica ormai non significa più Paradiso Terrestre: è l'Isola dell'Amore (di Camòens), l'Isola del «Buon Selvaggio» (di Defoe), l'Isola di Eutanasio (di Eminescu) o l'Isola «esotica», un paese di sogno pieno di segrete bellezze, l'isola della libertà, del jazz, del completo riposo, delle vacanze ideali, della crociera in piroscafi di lusso, a cui l'uomo moderno aspira nel miraggio della letteratura, del cinema, o soltanto della sua immaginazione. La funzione del paese edenico, privilegiato è rimasta inalterata; soltanto la sua valorizzazione si è più volte deprezzata, dal Paradiso Terrestre (nel senso biblico) al paradise esotico sognato dai nostri contemporanei. Senza dubbio c'è stata una «caduta», ma una caduta feconda. A tutti i livelli dell'esperienza umana, per quanto si suppongano umili, l'archetipo continua a valorizzare l'esistenza e a creare «valori culturali» " l'uomo, se anche sfuggisse a tutto il resto, resterebbe irriducibilmente prigioniero delle sue intuizioni archetipali, create nel momento in cui prese coscienza della propria posizione nel Cosmo. La nostalgia del Paradiso si lascia scoprire negli atti più banali dell'uomo moderno. ....L'assoluto non si può estirpare, può soltanto degradarsi. E la spiritualità arcaica sopravvive, a suo modo, non come atto, non come possibilità di reale conseguimento per l'uomo, ma come una nostalgia creatrice di valori autonomi: arte, scienze, mistica sociale ecc. " (***) (***) M.Eliade Trattato di storia delle religioni . cap 12. |
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