Sei a pag. 6 di home>                                                           miti e riti                          -    Vai a pag.   1   2   3   4   5   6

I Riti universali

I simboli religiosi sono un linguaggio che getta la luce divina sul mondo, sulla natura, sull'uomo, sulla storia, disvelandone i significati nascosti. Tempo e spazio sono solo aspetti contingenti di eternità ed infinito : in quel tempo ,in illo tempore, in principio , eternità ed infinito sono la Realtà Unica, l'origine, il senso , la vita di tutte le cose, il Sacro.

La festa

L'homo religiosus  sperimenta una nostalgia permanente del mondo divino , di " quel tempo"  in cui le cose erano pure e sante, piene di vita. Attraverso i simboli religiosi egli cerca di prolungare questa esperienza di cui ha nostalgia e attraverso il gioco dei simboli ,nei riti , egli cerca di riattivarla  . Nel rito vengono espressi i timori dell'umanità e le speranze di rinnovamento : e il rito richiama sempre in sè la festa , espressione dello spaziotempo nel quale gli uomini possono vivere con gli dèi. Questo  senso profondo della festa si ritrova in tutte le culture .

Il pellegrinaggio

Pellegrino shintoista

Il pellegrinaggio è un rito universale che tende a riportare l'uomo in quel Centro dello spazio e del tempo in cui è possibile la comunicazione fra il mondo umano e gli altri mondi. Al  Centro c'è sempre un punto d'incontro tra cielo e terra : la montagna sacra, il fiume sacro, la fonte sacra, l'albero sacro, la valle sacra, il tempio, etc.


Ciò che muove al pellegrinaggio è la nostalgia del sacro : del vero, del bello, del buono, del significativo, dell'autentico.

Attraverso il pellegrinaggio l'homo religiosus esce dalla sua non-significatività, dalla sua non-autenticità e si incammina verso il Centro del Mondo che è il centro del suo essere, dove tutto , e lui stesso, è vero, reale, autentico, significativo, bello buono, giusto, sacro.

Il pellegrinaggio è il rito del rinnovamento di Sè stessi : si abbandonano i luoghi del consueto, dell'ordinario, delle abitudini, del profano, del non-significativo, per orientarsi verso un Santuario , lo spaziotempo dove dimora il sacro. Questo cammino è sia esterno, spaziotemporale ,che interiore, animico, verso il centro del proprio essere .

Il pellegrino va verso un Santuario di pietre e nello stesso tempo cerca il santuario della propria anima. Il pellegrinaggio è un rito universaleappartiene all' homo religiosus , cioè all'uomo in quanto tale : ogni religione ha dato poi una forma diversa a questo simbolo , ma non c'è religione che non lo contempli.


Il pellegrino percorre un Raggio verso un Centro. Si muove in uno spaziotempo sacro e simbolico: va verso un Santuario di pietre e nello stesso tempo cerca il santuario della propria anima.

E' la ricerca dell'incontro con il Sacro, nel Santuario-mèta, e nel santuario della propria anima.

Si accettano fatiche e rischi perchè questi appartengono all'inautentico: solo nell'autentico c'è Vita.

Il pellegrino va a piedi perchè questo camminare apre un orizzonte più ampio sullo spaziotempo e nello stesso tempo conduce più facilmente al Centro, che è l'anima.

Camminare a piedi costringe a rimanere a lungo con se stessi, ad ascoltare il proprio cuore, a purificare la mente, ad amare la Verità.

[ cf.: il pellegrinaggio shintoista]


Il Labirinto

labAl Centro del pellegrinaggio c'è una Realtà misteriosa , il Sacro, capace di rinnovare la vita. Alcune culture antiche hanno creato intorno a questo Centro il linguaggio del labirinto .

L’Egitto aveva il labirinto celeste, nel quale venivano spinte le anime dei dipartiti, di cui esisteva un esemplare anche sulla terra, il Labirinto formato da una serie di sotterranei, antri e passaggi intricati . Erodoto lo descrive composto da tremila camere, metà sotto e metà sopra la superficie della terra.

Il sacro deve essere difeso da coloro che non sono eletti ad incontrarlo , coloro che non ne sono degni, coloro che non vi si accostano con purezza .

Solo gli iniziati al Sacro possono avere accesso al suo mistero . Il Labirinto era anche una specie di prova iniziatica : un cammino arduo , incerto, pieno di insidie e vicoli ciechi ; un rito di passaggio dall'effimero , illusorio, al vero essere, all'autentico, all'eterno.


I riti funebri

funeralLa morte in tutte le culture riveste un carattere sacro nella misura in cui consente di accedere alla trascendenza (l'aldilà del mondo) La morte rimanda al Sacro ed il funerale ne è il legame. I riti funebri sono riti legati alla sepoltura dei defunti che introducono nel mondo animico , intermediario tra viventi e defunti rivelando un legame e dando senso ad esso.

C’è una costante antropologica: il sacro del post-mortem si fonda sula realtà del cadavere ben conservato, artificialmente o naturalmente.  I riti funebri comprendono quasi tutte le pratiche rituali necessarie per entrare in contatto col sacro:

  • pulizia del cadavere-vestizione del cadavere
  • scavo della tomba e preparazione del tumulo o allestimento del rogo
  • esposizione pubblica-sacrifici-preghiere e veglie funebri
  • trasporto della salma
  • cremazione, tumulazione, affogamento, sepoltura
  • banchetto funebre
  • lutto-anniversari-visita alla tomba.

Tali pratiche sono simboli necessari per accedere al sacro. Si può dire che tutti i popoli considerino la morte come un evento sacro, anche quelli che affermano di non credere alla trascendenza.


Le mummie d'Egitto

mum
Il corpo contiene il KA, la particella di natura divina che dà la personalità, unita al BA, la coscienza individuale.

Il corpo permette a KA+BA di rinascere dopo aver attraversato il regno dei morti .

L’imbalsamazione permette al corpo di conservarsi, ma soprattutto è il processo di osirificazione o divinizzazione ad essere determinante. Il cadavere sottoposto al rituale riceve in esso l’energia vitale diventando reliquia sacra.


I shokusin Butsu  

aI SHOKUSIN BUTSU giapponesi sono buddha dal corpo presente ed i NIKUSHIN BUTSU , i buddha dal corpo di carne , sono mummie di bonzi (=monaci buddhisti) che sono entrati vivi nella mummificazione per essere immobilizzati nella partecipazione del samadhi , la vita eterna.

Perdura tale pratica tra i buddisti giapponesi delle sette Maitreya e Shingon , scuola buddhista esoterica fondata dal monaco Kûkai all'inizio del IX secolo. Attraverso tecniche legate allo yoga-zen cercano di stabilizzarsi psicofisicamente in uno stato di spirito religioso nella posizione nyuio=loto. Ciò avviene in un luogo sacro:« la palude degli immortali».

Aspirando del tannino o della lacca finiscono per assumere l’aspetto di un cadavere imbalsamato. In questa condizione il loro spirito attende l'avvento di Maitreya, il buddha che verrà, tra 5,7 miliardi di anni. Si fanno seppellire vivi ma in stato di avanzato disseccamento. Dopo 3 anni vengono riesumati ed essiccati completamente col fuoco di paglia ed incenso.Infine vengono collocati dentro una urna in un tempio.


Lenin

lenin
Si può dire che tutti i popoli considerino la morte come un evento sacro, anche quelli che affermano di non credere alla trascendenza.

La mummia di Lenin ( leader della rivoluzione atea russa dl 1917) è venerata da decenni da decine di milioni di persone atee!


I santi incorrotti

C’è una larga testimonianza di cadaveri riesumati incorrotti. Nel cristianesimo il fenomeno di corpi che non si corrompevano è stata considerata per un periodo come fenomeno di santità e poi come fenomeno legato a magia stregoneria e a scomunica, poi in tutti e due i modi (cf .: il Dizionario Filosofico di Voltaire) per tornare ad essere letto come fenomeno legato alla santità della persona (Teresa d’Avila, Bernadette, il card. Shuster, il monaco maronita libanese Yussef Nakhluf) .

Sei a pag. 6 di home>                                                           miti e riti                          -    Vai a pag.   1   2   3   4   5   6