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Non c'è civiltà senza religione di Don Luigi Sturzo- sociologo- fondatore del Parito Popolare

La religione è l'espressione trascendente della verità pensata e del bene voluto. Non c'è storia che non realizzi i valori religiosi. Il soprannaturale inserito nella storia diviene forza perenne e immanente per superare la mondanizzazione e per orientare l'uomo verso più alti destini...
La pace internazionale non può diventare realtà se non si crea prima uno spirito di pace. E lo spirito di pace è lo spirito stesso del cristianesimo.

luigi_sturzo Il punto centrale d'unificazione della coscienza è la sua orientazione religiosa:
là convergono sapere filosofia e arte, organizzazione civile e politica, elevazione morale, ricerca della verità, creazioni giuridiche e forme di civiltà; là coincidono la giustificazione intima della propria esistenza,l 'apprezzamento morale dei propri atti, ogni finalismo dell'attività. umana.

La religione è insieme filosofia , etica e storia.
Questi tre aspetti del pensiero e dell'attività umana non sono separabili :
- il pensiero tende alla verità;
- la volontà. illuminata dalla verità tende al bene;
- il bene da realizzarsi spinge all'azione
;
- la storia, che è attività convergente di sforzi associati non è mai senza pensiero-verità, né senza volontà-bene.

L' espressione trascendente della verità pensata e del bene voluto è la religione; così non c'è storia che non realizzi i valori religiosi, non c'è popolo, non c'è civiltà senza religione.

La formazione della coscienza di gruppo riceve valore e stabilità da un'idea religiosa.
La famiglia, se ha veramente il senso profondo della sua realtà non può non attingere alla radice della religione.
Nell 'antichità si divinizzavano gli antenati. Quando la vita di gruppo passò alla polis o alla respublica, i simboli dell'esistenza collettiva presero figura di divinità protettrici, il gruppo si unificò nella religione. Non si tratta di ammettere il politeismo o di riconoscere come veri i miti e le favole che l'han simbolizzato; si tratta qui di rilevare storicamente l'unificazione della coscienza di gruppo a mezzo del culto religioso fissato in riti, simboli e preghiere.

L'universalismo non poteva essere concepito e affermato che attraverso una religione universalizzante. Nel monoteismo ebraico il Dio d'Abramo, d'Isacco e di Giacobbe è Dio unico e universale, ma il popolo ebreo ne è il popolo eletto; onde l'idea universale si contrae nel particolarismo nazionale.
Venuto Cristo, l'universalismo religioso si estende a tutta l'umanità, che diventa potenzialmente il popolo di Dio.

La coscienza universalistica non può essere che religiosa e cristiana. Negandola, si cade nel particolarismo della religione dei popoli, degli stati, delle razze.

Anche il Cristianesimo, nelle varie deviazioni storiche, è diventato particolaristico, quando si è confuso con il potere politico, la nazione, la cultura, o il rito speciale, in una parola quando si è legato alla terra, invece di trascenderla nel tempo e nello spazio.
Nonostante che l'umanità non sia ancora unificata nel Cristianesimo, si può cercare in essa un comune orientamento di unificazione: troviamo nella coscienza dei popoli una legge naturale come espressione della razionalità applicata all'azione e allo stesso tempo una tradizione fondamentale della rivelazione divina primitiva legata a una decadenza umana misteriosa.

La prima, la legge di natura, è concretizzata nei costumi di ogni singolo popolo e di ogni età; pur nelle deviazioni e perversioni, essa mantiene un elemento fondamentale di moralità e di giustizia. La seconda, la tradizione di una rivelazione primitiva, mantiene la credenza in un Dio supremo, autore delle cose e della legge; pur nelle molteplici formazioni mitologiche e magiche, emergono e sopravvivono le credenze di creazione, caduta e redenzione, e anche di giustizia finale.

In fondo, gli elementi che possono avvicinare i popoli in una reciproca comprensione e in un contatto fecondo non sono che etico-religiosi, sui quali poter creare, nella collaborazione fattiva, una coscienza storica e una più larga civiltà.

Si è creduto e si crede ancora in vari campi che possa sostituirsi a questo fondo etico-religioso una coscienza laica. Gli orientamenti generali più notevoli sono stati quello dell'umanitarismo basato sulla scienza (positivismo); quello del monismo idealistico basato sulla filosofia dello "spirito" o "idea" (idealismo hegeliano); quello del socialismo basato sul materialismo dialettico, meglio indicato come marxismo. Che l'umanitarismo positivista non sia riuscito a creare una coscienza è ormai evidente sia per il fallimento della fede nel progresso, che lo scientismo aveva destato nel secolo scorso, sia per l'effetto pratico delle scienze, che, pur dando agli uomini dei notevoli mezzi di benessere, non valgono da sé a regolarne l'uso.

Non è colpa delle scienze se la vita oggi è più penosa e le guerre sono più tragiche, ma dell'uomo moderno che all'uso pratico dei dati scientifici non ha sempre impresso la direzione morale e di solidarietà umana che avrebbe dovuto. La concezione monista e immanentista dello "spirito" o "idea" non ci ha dato, a sua volta, una caratterizzazione più elevata della nostra personalità e responsabilità, né ha formato una coscienza solidale della società. Ammettendo il processo dialettico dello spirito come fine in se stesso, unica realtà cosciente, si è arrivati a concepire lo stato come suprema realizzazione dell'idea. Lo stato hegeliano ha dato la base teorica allo stato totalitario, volontà unica, autolibertà, auto-formazione, auto-coscienza. E spaventoso questo mostro nato dall'idealismo. E se certi idealisti non lo riconoscono per proprio, è che non arrivano a tirare dalla teoria tutte le conseguenze.

Il soprannaturale nella storia

E' la dialettica del bene e del male, la storia.
Dal male, anche se concretizzato e oggettivato nel mondo, si sviluppa sempre il bene. L'attività benefica è una purificazione continua di questo fondo fangoso che è la realtà mondana; riesce ad essere anche una catarsi collettiva, come anelito di giustizia e di amore, in mezzo alle ingiustizie e agli odii; come bisogno di misticità per evadere dalle costrizioni sociali che si oppongono agli ideali più nobili; come visione del contingente che perisce per un trascendente che sopravvive. Il soprannaturale inserito nella storia diviene forza perenne e immanente per superare la mondanizzazione e per orientare l'uomo verso più alti destini.

Il materialismo storico è stato una sostituzione e contraffazione dell'idealismo: dalla dialettica dell'idea si è pervenuti alla dialettica dell'economia; invece dello stato hegeliano, lo stato economico: un altro totalitarismo, quello marxista e comunista, del quale in Russia si è fatta la prima ed equivoca esperienza. Tali concezioni di vita associata: - la scientista, l'idealista, l'economica - non hanno dato all'umanità un orientamento di coscienza che divenisse valore permanente di vita. La loro antitesi alla trascendenza religiosa ha mirato alla negazione di ogni trascendenza; e così essa ha reso in gran parte inoperose le verità terrene che ciascuna delle dette concezioni contiene in sé; anzi ha impedito la loro funzione dialettica nell'attività storica moderna.

Così lo scientismo (non la scienza) tentò di escludere dalla cultura ogni metafisica; l'idealismo (non la filosofia) tentò di assorbire in sé ogni spiritualismo; il materialismo storico (non la questione sociale) deviò le forze morali del lavoratore verso la prevalente concezione economica. Ne venne come conseguenza che tutto lo sforzo collettivo venisse concentrato nella politica, come sua suprema attuazione, dove scienza, filosofìa, economia potessero ottenere una loro sintesi realistica. La persona umana scompariva dalla scena e con essa i suoi alti destini, poiché per tali concezioni essa non era che il fenomeno di un processo, o cieco come la materia o autocosciente come lo spirito, senz'altra finalità che lo stesso processo di autorealizzazione.

Conseguenza logica e pratica di tali tentativi non poteva essere che la concezione immanentistica della storia, privata di ogni idea di trascendenza personale e collettiva, spirituale e processuale. E perciò che nonostante la più larga diffusione delle concezioni moderne areligiose (che abbiamo raggruppate sotto l'insegna del positivismo, hegelianismo e marxismo), nel campo della cultura e in quello politico ed economico, rinasce sempre e ben più vigorosamente che in passato il sentimento religioso, non solo come un bisogno intimo di ciascuno di noi, ma come aspirazione collettiva, come salda base di vita sociale, orientamento di pensiero, evasione dai mali terreni, bisogno d'infinito, senso oscuro ma reale della coscienza collettiva, che mai sembra aver perduto o possa perdere il contatto con il divino.

anno 1957

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Dal suo esilio londinese, nel giugno 1938, giudicando le rivoluzioni che la storia coeva aveva drammaticamente registrato (la socialista, la nazi-fascista, la messicana), così si esprimeva nel suo scritto “The preservation of the Faith”: “Per noi, la prima, vera, unica rivoluzione fu quella del cristianesimo. Cristo portò in terra un Vangelo che ripudia qualsiasi pervertimento e oppressione umana, qualsiasi predomino del mondo sullo spirito. La vera rivoluzione comincia con una negazione spirituale del male e una spirituale affermazione del bene. In pratica ciò procede lentamente, ma è una costruzione sicura, un edificio con profonde fondamenta e perciò stabile”.

«L'errore moderno è consistito nel separare e contrapporre Umanesimo e Cristianesimo: dell'Umanesimo si è fatto un'entità divina; della religione cristiana un affare privato, un affare di coscienza o anche una setta, una chiesuola di cui si occupano solo i preti e i bigotti. Bisogna ristabilire l'unione e la sintesi dell'umano e del cristiano; il cristiano è nel mondo secondo i valori religiosi; l'umano deve essere penetrato di Cristianesimo » (Miscellanea londinese, vol. III).

“Si può essere di diverso partito, di diverso sentire, anche sostenere le proprie tesi sul terreno politico ed economico, e pure amarsi cristianamente. Perché l’amore è anzitutto giustizia ed equità, è anche eguaglianza, è anche libertà, è rispetto degli altrui diritti, è esercizio del proprio dovere, è tolleranza, è sacrificio. Tutto ciò è la sintesi della vita sociale, è la forza morale della propria abnegazione, è l’affermazione dell’interesse generale sugli interessi particolari” (Don Luigi Sturzo, Il Cittadino di Brescia, Brescia 30 agosto 1925).

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