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Le civiltà antiche

5000 ANNI FA.

a tale epoca si fa risalire la nascita delle piu' antiche civilta' umane. e' il passaggio dalla preistoria alla storia. i segni della cultura umana passano dagli oggetti dell'arte e dell'artigianato alla scrittura.Circa cinquemila anni fa avviene la grande trasformazione,  quella che giustamente è stata chiamata "rivoluzione": lungo le rive dei grandi fiumi, dall'Egitto alla Mesopotamia, dall'India alla Cina, gli uomini passano dalla vita nomade e pastorale a quella sedentaria e agricola, fondano i villaggi e poi le città, si dànno un ordinamento di leggi e un governo. Ebbene, proprio da quel momento nascono, o comunque appaiono, le grandi tradizioni (e possiamo dire meglio i grandi miti') sull'origine dell'Universo, che la scrittura appena inventata è in grado di tramandarci.

I Miti

(consulta la sezione : miti e riti )

In ordine di tempo, i più antichi testi sono le tavolette di argilla incise con cunei di canna dai Sumeri e poi dagli Assiro-babilonesi in Mesopotamia: una scrittura quanto mai difficile, che tuttavia può dirsi ormai ben decifrata.

Le genti mesopotamiche scrissero sulla origine l'universo.
Secondo loro, esisteva in origine l'oceano primordiale; da esso emersero il Cielo e la Terra, che furono divisi dall'Aria: tutte entità divinizzate. Dall'unione della Terra e dell'Aria nacquero l'uomo, gli animali e le piante. All'Oceano primordiale si rifà anche la mitologia dell'Egitto antico, che peraltro presenta varie versioni sulle origini dell'universo.

La più diffusa racconta che negli abissi marini viva il primo dio, Atum, destinato in seguito a divenire Ra,volta celeste. Sul corpo di Nut brillano gioielli splendidi, le stelle. Nel suo cammino quotidiano il Sole Ra procede con la sua barca sulla schiena della volta celeste, mentre di notte torna indietro solcando le acque sotterranee. 

In India il   dio Shiva rappresenta l' energia cosmica, dalla quale si generano gli esseri viventi; e la concezione di grandi cicli di morte e di rinnovamento anticipa alcune idee della cosmologia moderna.
In Cina il mondo è generato dall'effetto dinamico e reciproco di grandi forze, il Cielo yang, energia maschile creatrice, e la Terra yin, forza femminile e materna; le due forze si succedono in un ciclo perpetuo. Il passaggio al nostro mondo, e con esso l'avvio di una concezione scientifica dell'universo, avviene in Grecia. Qui, tuttavia, è ancora mitico il pensiero di Omero, secondo cui l'oceano fu alle origini di tutto il creato, grazie alla sua unione con Teti. 

Anche la Teogonia di Esiodo, nell'VIII secolo a.C., narra l'origine dell'universo in termini mitici: all'inizio è il Caos, donde nasce la Terra, e con essa la notte e il giorno, quindi il cielo stellato, l'oceano dai grandi vortici, gli dèi reggitori del mondo .
L'acqua , nelle sue dimensioni oceaniche, ci appare   tra tutte le componenti del pensiero mitico la più importante, la più essenziale.  

Da quando la memoria di un popolo è prevalentemente affidata al documento scritto, la trasmissione orale si fa inesorabilmente più labile, col rischio anche di alterare o impoverire il patrimonio di verità ricevute dalle generazioni passate. Per esempio, certe narrazioni (o miti), certi detti sapienziali, o certi canti, tramandati inizialmente a viva voce, dovettero a un certo punto essere fissati per iscritto (scrittura canonica), altrimenti rischiavano di essere dimenticati dalle nuove generazioni, sempre meno ancorate alla cultura orale e meglio allenate invece alla cultura scritta.

Poter fissare e comunicare parole e pensieri doveva apparire un miracolo all'uomo primitivo. Graffiti, geroglifici, ideogrammi erano per lui segni magici, dotati di un potere misterioso. L'arte figurativa parietale delle società preistoriche riflette ovunque concezioni religiose o atteggiamenti magici. In Egitto, a Babilonia, presso i Celti, la scrittura era ritenuta un'invenzione degli dèi. Secondo un mito cinese gli dèi tremarono quando l'uomo, mediante la scrittura, cominciò a impossessarsi dei segreti del cosmo.

Nelle tradizioni religiose del vicino Oriente e del mondo mediterraneo domina l'idea che la rivelazione di Dio sia fissata in una scrittura, detta appunto "sacra".
Dio stesso consegna la rivelazione scritta (come nel caso delle tavole della Legge date a Mosè) oppure è il profeta o il fondatore di religione che mette per iscritto le parole percepite dalla divinità (come nel caso di Isaia, che riceve l'ordine da Jahvè di incidere l'oracolo su una tavoletta o, nel caso di Maometto, che detta le sure del Corano ai suoi segretari).Per secoli al posto della parola scritta e letta si preferisce la parola ascoltata. Per quasi un millennio infatti la tradizione religiosa fu solo orale.

La tradizione vedica non conosce l'uso della scrittura, e quella buddhista testimonia che i sacri testi sono stati messi per iscritto molto tardivamente, solo al tempo del re Asoka (III secolo a.C.) o poco prima.
Nelle religioni indoeuropee, si nota spesso una ripugnanza a registrare la parola sacra, a volte addirittura c'è un esplicito divieto di usare la scrittura per conservare la rivelazione e tramandarla nel tempo.
Simile riluttanza a fissare per iscritto la parola sacra è presente anche nel mondo greco, latino e celtico. 

Grandi legislatori e maestri del passato, come Licurgo, Pitagora e Numa, proibirono che i loro insegnamenti venissero registrati e tramandati per iscritto. I druidi, sacerdoti dei celti, ritenevano sacrílego che le loro sacre tradizioni fossero trasmesse in forma diversa da quella orale (lo ricorda Giulio Cesare nel suo De bello gallico 6, 14).

Man mano che questi popoli índoeuropei vengono poi assorbiti nell'area delle civiltà con scrittura, l'uso della registrazione scritta prevale sulla tradizione orale

Gli Indoeuropei

Era  un insieme di popoli pastori a struttura patriarcale che abitava l'Eurasia.
I popoli indoeuropei erano quelle tribù che nel 5000-4000 a.C. si spostavano come pastori e cacciatori nomadi nelle pianure che andavano dal Baltico fino al Caucaso e che verso il 3000-2000 a.C. hanno invaso in tutte le direzioni le aree limitrofe . Mentre Celti, Greci, Latini , Germani e Slavi occupano L'Europa, gli Arii si estendono nell'India del Gange e nell'Iran.

Queste tribù nei secoli diventano popoli con culture proprie fortemente differenziate fino a chiamarsi reciprocamente " barbari" (=termine che in latino equivale a stranieri). Verso il 1930 lo studioso Georges Dumezil , attraverso la paleolinguistica ricostruisce le antiche parentele di questi popoli. Egli scopre l'unità di fondo dei loro miti religiosi . Il mondo divino e quello umano risultano retti da 3 principi:
- produrre ricchezza ( i laici)
- esercitare la forza (i nobili)
- governare il potere del Sacro (il clero).

La società divina era divisa in due classi di dèi che si spartivano i 3 compiti ( ricchezza , forza, potere divino) in armonìa:
- Forze di Vita
- e Esseri di Luce


                        FORZE DI VITA ----------ESSERI DI LUCE
In India:               asura                             deva
In Iran:                ahura                            daeva
In Germania:        asi                                 vani
etc.

In India molto più tardi si ritrovano gli Asura come "rivali degli dèi" ,"forze delle tenebre", "demoni", mentre i Deva sono gli dèi dominanti e benigni.
Mentre la maggior parte dei popoli Arii opera una riforma del pantheon simile a quella dell'India, in Iran -per opera del profeta Zarathustra- viene operata una riforma diametralmente opposta: gli Ahura sono gli " dèi dominanti" e i Daeva sono gli "avversari", le "forze del male", i "demoni".

Il mondo soprasensibile ed il mondo divino presso gli Indoeuropei.

La paleolinguistica dimostra la originaria credenza degli indoeuropei in un essere supremo o celeste, buono, autore delle cose. Questo essere Supremo=Celeste è superiore all'essere terrestre, l'uomo,il quale chiede a lui benefici,esprime gratitudine, offre sacrifici. Esso era rappresentato col Nome: nella loro cultura il nome era presagio della natura e della qualità della persona.

Tutte le parole teonime indoeuropee hanno significato di luce, chiarità, cielo illuminato; esse rimandano ad una percezione religiosa della realtà sovrasensibile e divina a partire da una jerofania della volta celeste.

INDU'(SANSCRITO) GRECO LATINO
DYEUS DEIWOS
THEOS ZEUS
DEUS
DYAUH PITAH
ZEUS PATER
DEUS PATER JUPITER
   
Umbro:  jupater
RITU
 
RITUM

Con il Supremo si veneravano altre divinità.
Tutte le divinità celesti non appaiono mai teriomorfizzate ma sempre antropomorfizzate .
Per avvicinarsi agli dèi celesti bisogna salire sulle montagne.
Ci sono varie divinità delle alture, ma il Supremo dimore in un cielo inaccessibile.

L'uomo è GHEM, GHOM, GHM, in sanscrito e GHEO in greco, che significa terra, terrestre. 
L'uomo è perdente se si confronta con gli dèi, con il loro sistema di vita e con la loro felicità,e deve perciò accettare la sua condizione limitata:ai mortali spetta una vita mortale ed è bene che l'uomo conosca se stesso prime che si lasci prendere balla brama di diventare come gli dèi e cada in disgrazia. 

L' hybris, l'orgoglio è il primo e peggiore dei mali:l'umiltà, la moderazione,il nulla in eccesso,l'armonia l'equilibrio sono le virtù dell'uomo saggio.Secondo le innumerevoli testimonianze storiche gli dèi si sono manifestati in modo potente, suscitando timore e tremore riverenziale

cf   : Virgilio, Eneide,3,172.4,571.CICERONE, Somnium Scipionis 2,3 

Di fronte alla maestà divina alla manifestazione della sua potenza il timore si trasforma in affascinamento e poi in ammirazione e fiducia= adorazione.

Gli indoeuropei erano popoli numerosi ma dispersi sul territorio.
Dal 5° millennio sono attestati in europa diversi gruppi umani di agricoltori sedentari.
Verso la metà del 4° millennio a.C. intanto erano sorse le prime civiltà organizzate a struttura urbana lungo il Tigri, l'Eufrate, il Nilo, l'Indo e il Fiume Giallo in Cina (Huang Ho). Con lo sviluppo delle civiltà urbane nasce un antagonismo tra queste e le civiltà barbare.

Nel 3/2°millennio i popoli indoeuropei ,che commerciavano regolarmente con tutti gli altri,compresi quelli civili,migrano, meglio si infiltrano, non si sa perché e come , nell'europa mediterranea ,l'asia minore,l'Iran la Cina e l'India. I testi induisti Rig Veda testimoniamo la migrazione degli Ariani(indoeuropei iraniani) in India. Fin dalla antichita' Le culture si incontrano, si fondono e così anche le religioni 

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