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I simboli

Nei secoli scorsi erano sorte dottrine spiritualistiche e positivistiche costruite le prime su ipotesi filosofiche di sviluppo dello spirito umano ( spesso congetture costruite sulla base di dati etnologici o ,come nel caso dei filosofi, su convinzioni aprioristiche) e le seconde sulla base dei pochi dati archeologici a disposizione . A partire dalla metà dell'800 questi due filoni di studio erano entrati in netta contrapposizione . Nella seconda metà del XX secolo è avvenuta una «conciliazione» tra le due correnti e  

" ..Con l'abituale semplicità di linguaggio, Mircea Eliade sintetizzava così, nel 1952, la complessa vicenda storica e maltafilosofica  : «Oggi si sta comprendendo una cosa di cui il XIX secolo non poteva avere nemmeno un presentimento, ovvero che il simbolo, il mito, l'immagine appartengono alla sostanza della vita spirituale... Le immagini, i simboli, i miti non sono creazioni irresponsabili della psiche; essi rispondono a una necessità e adempiono una funzione importante: mettere a nudo le modalità più segrete dell'essere. Ne consegue che il loro studio ci consente di conoscere meglio l'uomo»..." (*)

" ...attraverso il simbolo l'uomo riconosce ed esprime in modo rituale e sociale le potenti forze che sente introno a sè, in questo modo le domina e le conduce a controllo sociale "  ( E.Cassirer 1931)

" L'eliminazione dell'ostracismo a suo tempo decretato verso le scienze psicologiche, sociali ed estetiche (eliminazione dovuta ad una revisione critica interna alle stesse scienze positive, perfezionata attraverso l'opera di Bergson, di Jung, di Popper) recando all'unificazione di due «modi di lettura» dell'Universo, ha riproposto agli studiosi un immenso patrimonio, per dirla col Durand: «l'enorme eredità costituita dalle intuizioni poetiche, artistiche, filosofiche e religiose dell'intera storia di Homo». Un intero universo psichico, dunque.

Ed è innegabile che una parte notevolissima di esso, la più profonda e astorica, la più prossima alle radici archetipiche, sia costituita dal sacro e dai suoi simboli. Tema particolarmente affascinante, in tale contesto, è quello dell'origine del sentimento del sacro, del suo avvento nella Urkultur, nella coscienza di quella più antica umanità, che siamo soliti definire paleolitica (il Neolitico presenta già forme di religione assai evoluta) ... attualmente si riconosce, come il solo valido approccio al difficile problema, la rigorosa valutazione della documentazione archeologica, in rapido incremento grazie all'intensificarsi delle ricerche. (*)

Evoluzione della religiosita? -L'autocoscienza .

Si riconosce all'uomo uno psichismo riflesso e quindi un'autocoscienza, così come è stato dismostrato essere presente negli kokoorango . L'autocoscienza è la capacità di autoriconoscersi . Mentre tutti gli animali di fronte alla propria immagine riflessa nello specchio non si riconoscono, l'orango ( e non tutti gli scimpanzè ad esempio) si riconosce.
Così è per l'homo sapiens sapiens.

"..In presenza di un essere che riveli queste capacità, a prescindere dal suo livello morfologico, la vita e la morte dovrebbero essere carichi di significato." (*)

In realtà la capacità di cogliere un significato è manifesta solo nell'uomo. Si può dire perciò che l'autoscienza non porta meccanicamente alla ricerca dei significati nelle cose e negli eventi ; si può dire però, su base scientifica, che questo accade sempre per l'homo sapiens sapiens. La domanda che si sono posti molti studiosi è :  " questa capacità è sempre esistita a partire dall'homo abilis oppure si è manifestata solo a partire da un determinato stadio di evoluzione " ? ( ammesso che evoluzione ci sia stata, naturalmente !)

" L'autocoscienza nell'uomo lo porta non soltanto a conservare la vita, attraverso la ricerca intelligente dei mezzi di sussistenza, ma anche a porsi domande di tipo esistenziale. Queste domande sono comuni a tutte le culture e ogni cultura ha cercato delle risposte. L'uomo, in quanto uomo, si pone domande di significato sull'esistenza propria e degli altri esseri viventi che nascono, crescono e muoiono, sui cicli della natura, sull'alternarsi del giorno e della notte e delle stagioni. È il fluire del tempo, o meglio la percezione del tempo, che è propria dell'uomo, a suggerire domande di tipo esistenziale. Secondo Dobzhansky è la coscienza di sé, legata alla facoltà di previsione, che è all'origine dell'idea di morte. La percezione della morte, come termine ineluttabile della vita, è un fenomeno specificamente umano, come lo sono l'interramento e le sepolture rituali. La vita e la morte sono il destino di ogni vivente, ma quando se ne prende coscienza diventano eventi carichi di significato, esaltanti o angoscianti. È in gioco il perché di questi eventi di cui è intessuta e costruita la natura. Essi assumono per la specie umana una consapevolezza che porta alle domande: perché esisto? perché morirò? ......Queste domande sono all'origine del senso religioso. e... Quello che possiamo dire per l'uomo di oggi può estendersi all'uomo preistorico." (*)

Ora ci si chiede : A partire da quando l'uomo ha avuto coscienza della morte come "legge di natura"?
Ha osservato James: «Per quanto riguarda i primi uomini i principali problemi con i quali si dovevano confrontare erano quelli della nascita, della riproduzione, della sussistenza e della morte». " Si dovrà escludere questa esigenza nell'uomo preistorico [ come è effettivamente esclusa nell'orango ] ? A partire da quando l'avrebbe avvertita?

"È il problema che molti studiosi si sono posti cercando di individuare i comportamenti che possono avere un carattere simbolico e non tecnico-funzionale. L'assenza di testimonianze dirette di simbolismo per lunghi periodi della preistoria ha portato alcuni Autori ad escludere interessi di tipo religioso nei più antichi rappresentanti di umanità e ha prestato il fianco a una lettura evoluzionistica delle culture preistoriche. Forse sarebbe più corretto parlare di assenza per alcuni periodi della preistoria di documenti direttamente significativi di un simbolismo religioso. In ogni caso ... le posizioni assunte da quegli Autori che parlano di un periodo "prereligioso" per cui la religione non sarebbe nata con l'uomo, ma deriverebbe da esigenze della società (Tokarev, Donini) oppure di quelli che ritengono che il pensiero primitivo fosse incapace di astrazione e quindi di un sentimento religioso tradiscono una concezione evoluzionistica o modelli filosofici materialistici applicati al comportamento culturale. Una tesi, quella evoluzionistica, che appare sempre meno convincente alla luce delle scoperte archeologiche. " (*)

(*) Fiorenzo Facchini e Paolo Magnani ( a cura di ) -Miti e riti della preistoria-Un secolo distudi sull'origine del senso del sacro-Jaca Book

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