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Espansione geografica e declino storico Poiché nel Buddismo non esiste alcunché di etnocentrico,
la sua diffusione fu quasi immediata. Nel I sec. della nostra
era aveva già raggiunto la Cina; i cinesi lo portarono in Corea
e, nel VI sec., i coreani lo introdussero in Giappone, dove, in meno
di 50 anni, divenne la religione di stato (VII sec.).Al di fuori dell'India,
il Buddismo riuscì facilmente a soppiantare i vecchi culti,
ma a condizione di trasformarsi in una religione emotiva e ritualistica,
disposta ad accettare varie divinità celesti e spiriti infernali,
facendo altresì largo uso della musica e delle arti figurative,
delle danze sacre e di fastose processioni. Il Buddhismo in Europa In Europa le prime notizie sugli usi e costumi degli indù e sulla religione buddista giunsero al tempo delle conquiste di Alessandro Magno (326-323 a.C.), il quale era rimasto molto colpito dall'ascetismo indù.Più tardi il re indiano Asoka (III sec. a.C.) invierà dei monaci missionari presso i greci stabilitisi nelle regioni confinanti con l'India nord-occidentale. Si legge in uno dei suoi editti: "Non si deve considerare con riverenza la propria religione, svalutando senza ragione quella di un altro poiché le religioni degli altri meritano tutte riverenza per una ragione o per l'altra". Tuttavia, il nome di Buddha viene citato per la prima volta solo da Clemente di Alessandria (150-212 d.C.): questo, nonostante che la tradizione cristiana attribuisca già all'apostolo Tommaso la diffusione del vangelo in India.La storia del Buddha venne ripresa e adattata ad un contesto cristiano nel libro Vita bizantina di Baarlam e Ioasaf, di contenuto edificante e di controversa datazione (VIII-IX sec.). Il santo Ioasaf non è altri che il Buddha sotto mentite spoglie. L'opera ebbe grande successo e diffusione in Europa, tanto da far accogliere il protagonista nel numero dei santi della cristianità. Il periodo d'oro dei contatti tra Oriente e Occidente si realizza, pur
in mezzo a terribili crociate, nel XIII sec.: dal francescano Giovanni
da Pian del Carpine, che scrisse una Storia dei Mongoli, trattando
con molto rispetto i buddisti, a Guglielmo di Rubruck, inviato da re
di Francia, sino al famoso Marco Polo, inviato da Venezia, che nel Milione esprime la sua ammirazione per la figura del Buddha. Bisogna comunque aspettare il 1735 prima di avere, a Parigi, una pregevole Descrizione dell'Impero della Cina e della Tartaria cinese, ad opera di P.G.B. du Halde, il quale si serve delle memorie di 27 missionari. Ma un vero interesse per le lingue orientali e quindi anche per i testi delle religioni asiatiche matura solo nel XIX sec., allorché E. Burnouf scrisse l'Introduzione alla storia del Buddhismo indiano.Da allora la conoscenza del Buddismo si è progressivamente approfondita e precisata. Rinascita del Buddismo Il risveglio del Buddismo risale a poco più di un secolo fa ed è dovuto, paradossalmente, all'interesse che alcuni studiosi occidentale cominciarono a mostrare per i suoi testi sacri e i suoi monumenti.Nel 1875 viene fondata a New York un'importante Società teosofica. In Europa il Buddismo costituisce motivo di grande interesse da parte del filosofo tedesco A. Schopenhauer; nel 1879 E. Arnold, col libro The Light of Asia, ne divulga fortemente la conoscenza, tanto che all'inizio del secolo XX viene fondata la Buddhist Society of England. Poi furono gli stessi asiatici a intraprendere una serie di iniziative per far rifiorire questa dottrina. Sul finire del secolo scorso in India viene fondata la Mahabodhi- Society e, subito dopo, organizzazioni simili appaiono in Giappone, Thailandia e Sri Lanka. Il loro scopo è quello di rinnovare il Buddismo, intensificando l'attività missionaria, purificando la pratica religiosa e studiando scientificamente i Canoni. A partire dal 1930 i movimenti di riforma si fanno più decisi. L'appoggio ufficiale dei governi che stanno ottenendo l'indipendenza dal dominio coloniale e l'interesse di studiosi europei permettono un grande rilancio a livello internazionale. Inizia una fase di incontri ad alto livello tra i migliori esponenti del Buddismo. Verso la fine degli anni '40, U Nu, primo ministro birmano, elabora e cerca di propagandare il suo "Buddismo sociale", secondo cui non avrebbe mai potuto esserci il benessere nel suo paese fino a quando non si fosse espropriata la terra ai latifondisti. In particolare, egli sosteneva ch'era impossibile cercare il Nirvana quando si è schiavi delle ricchezze o, al contrario, quando si è angosciati dalla lotta per la sopravvivenza. Per alcuni paesi (Sri Lanka e poi Vietnam, Laos, Cambogia
), il
marxismo appariva come lo strumento più idoneo anche per sostenere
la battaglia anticoloniale. Lo sforzo attuale del Buddismo, relativamente all'ultimo punto, è
quello di diffondere lo spirito di fratellanza universale e di non-violenza,
ovvero quello di collaborare a iniziative umanitarie per combattere
il fanatismo e la guerra. Le presenze maggiori sono negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Australia, in Francia e inGermania. Nella ricezione del buddhismo in Occidente possiamo distinguere - seguendo lo schema di Martin Baumann tre diverse fasi. La prima è caratterizzata dall'interesse, puramente teorico, per il buddhismo da parte di filosofi: dai trascendentalisti americani come Ralph Waldo Emerson (1883-1982) fino a Arthur Schopenhauer (1788-1860), che è stato definito «il precursore del buddhismo in Occidente». Non sempre, peraltro, le idee di questi filosofi sul buddhismo sono precise. Un contributo alla conoscenza delle fonti è dato, nel frattempo, da studiosi accademici, dal francese Eugène Burnouf (1801-1852) all'inglese Thomas W. Rhys Davids (18431922), che nel 1881 fonda a Londra la Pali Text Society. In una fase successiva - dopo la fondazione della Società Teosofica nel 1875 - cominciano a verificarsi in Occidente vere e proprie «conversioni» al buddhismo. Per alcuni si tratta di una religione «nei limiti della sola ragione», che si contrappone al cristianesimo; per altri, del culmine di un itinerario esoterico e teosofico. Alcuni
esponenti di questo mondo, come l'esoterista inglese Alan Bennett (18721923),
membro autorevole dell'Ordine Ermetico della Golden Dawn e amico di
Aleister Crowley, vanno in Oriente e diventano monaci theravada (Bennett
con il nome di Ananda Metteyya). La terza fase del buddhismo occidentale, con la nascita di vere e proprie comunità, comincia dopo la Prima guerra mondiale. In Germania le comunità rivali del giurista Georg Grimm (1868-1945) e del medico Paul Dahlke (1865-1928), in Inghilterra la «Loggia buddhista» creata da Christmas Humphreys (1901-1983) originariamente nell'ambito della Società Teosofica, in Francia gli «Amici del Buddhismo» fondati a Parigi da Grace Constant Lounsbery (1876-1964) raccolgono diverse centinaia di persone. Negli Stati Uniti, un certo numero di occidentali entra in contatto con il buddhismo di scuola shingon e zen largamente diffuso fra gli immigrati giapponesi. Questi sviluppi americani preannunciano una quarta fase, che si manifesta
anche in Europa dopo la Seconda guerra mondiale ed è caratterizzata
dal contatto sempre più frequente fra maestri orientali, buddhismo degli
immigrati e «buddhisti bianchi». Accanto alle componenti tradizionalmente
radicate in Occidente - la theravada e la zen - cominciano a essere
conosciute forme di buddhismo giapponese della tradizione di Nichiren
e di quella esoterica shingon, e tibetano delle diverse scuole vajrayana. Si può parlare così di una esplosione di interesse per lo zen negli anni 1960 e 1970 (anche negli ambienti della controcultura hippie), seguito dal grande successo del buddhismo tibetano a partire dagli anni 1980. Questo successo passa anche per la letteratura e il cinema, dal Siddhartha (1922) di Hermann Hesse (1877-1962) a film come Piccolo Buddha, Sette anni in Tibet e Kundun.Questi spunti letterari e cinematografici insieme con la notorietà del XIV Dalai Lama - hanno sicuramente favorito anche la diffusione del buddhismo tibetano in Italia, dove maestri buddhisti orientali sono arrivati più tardi rispetto alla Gran Bretagna o alla Francia, sia per la virtuale assenza di immigrazione, sia per la mancanza di legami coloniali con paesi a maggioranza buddhista. IN ITALIA Un italo-americano, Salvatore Ciuffi («Lokanatha», 1897-1966), è una figura nota e rispettata in Birmania e in India come monaco itinerante. A lui è intitolato un gruppo fondato a Torino dopo la Seconda guerra mondiale da Eugenio Frola, di tradizione prevalentemente theravada. Occorre poi ricordare la figura del professor Giuseppe Tucci (1894-1983), insieme insigne studioso e divulgatore, sulla base di un interesse personale, del buddhismo tibetano in Italia. E' grazie a Tucci che arrivano in Italia inizialmente per un lavoro di carattere accademico - Ghesce Jampel Senghe, fondatore dell'Istituto Samanthabadra, e Chyal Narnkhai Norbu, guida spirituale de a Comunità Dzogchen dogo essere stato per molti anni professore ali Università di Napoli. La presenza buddhista in Italia comincia a farsi notare negli anni 1960,
con la fondazione a Firenze dell'Associazione Buddhista Italiana e con la pubblicazione dal 1967 della rivista Buddhismo Scientifico. La firma da parte dell'allora Presidente del Consiglio Massimo D'Alema
dell'Intesa fra lo Stato italiano e l'U.B.I., nel 2000, consacra
e conferma la crescita del buddhismo nel nostro paese. |
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