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I tre veicoli

Testi: Canone buddhista. Discorsi lunghi, a c. di E. Frola, 2 voll., Laterza, Bari 1961-62.
Iti vuttaka e Sutta Nipata, in Classici della religione, UTET, Torino 1978-79.
Il Sutra di Hui Nang (Sul Buddismo Zen), Astrolabio, Roma 1976.
Buddha, Aforismi e discorsi, a c. di P. Filippani-Ronconi, Newton Compton, Roma 1994.

La ricerca dell'illuminazione attraverso le uscite dal palazzo paterno, la vita ascetica, e l'esperienza finale sotto l'albero bodhi sono soltanto una parabola che il Buddha ha raccontato a uso di discepoli non ancora preparati a comprendere la verità.

In realtà il Buddha ha già raggiunto l' illuminazione da miliardi di anni, e da allora predica la vera dottrina in questo mondo e in migliaia di altri mondi.

Anche il suo passaggio nel nirvana è una finzione, un mezzo per insegnare a persone limitate (upaya). In realtà il Buddha continua e continuerà a vivere per miliardi di anni.

Se la verità sul Buddha è questa, chi resta legato alla versione originaria della sua storia si confina a insegnamenti esplicitamente destinati a persone limitate, non ancora mature per una comprensione piena. Di qui il termine dispregiativo «hinayana» («piccolo veicolo», ma anche «veicolo inferiore»), utilizzato dagli aderenti al movimento mahayana («grande veicolo») per designare le scuole più antiche. 

Buddhismo Hinayana o Theravada

Per il suo carattere dispregiativo, il termine «hinayana» è oggi evitato dagli studiosi occidentali del buddhismo e sostituito con «theravada» («tradizione degli antichi»). A rigore, tuttavia, «theravada» e «hinayana» non sono sinonimi. Le scuole chiamate dagli oppositori «hinayana» erano origmariamente diciotto; la scuola «theravada», una di queste (originaria di Sri Lanka), è la sola che è sopravvissuta fino ai giorni nostri. Alcuni parlano perciò, con riferimento al complesso delle scuole «hinayana», di «buddhismo originario» o «buddhismo della fondazione».

Buddhismo Mahayana

Il movimento mahayana si sviluppa originariamente in India nei primi secoli dell'era cristiana  e porta a una importante divisione del buddhismo che persiste ancora oggi. Il mahayana è un grande movimento di monaci e laici, che reagiscono al controllo della rete monastica ufficiale. Nel suo ambito è composta una serie di testi che, benché evidentemente scritti molti secoli dopo la vita terrena del Buddha, sono considerati dai discepoli «sutra», cioè discorsi del Buddha stesso o testi preparati con la sua autorizzazione. (Alcuni, come il Sutra del Loto, lodano la venerazione degli stupa, monumenti-simbolo terrestre del Buddha celeste in cui vengono deposte le reliquie di Siddharata. Altri - come quelli del corpus chiamato Prajnaparamita - considerano la venerazione dei testi stessi superiore a quella degli stupa).

 I testi mahayana - particolarmente il Sutra del Loto - presentano anche una nuova interpretazione della storia del Buddha. 

Secondo una versione comune, il movimento mahayana avrebbe soppiantato rapidamente le scuole più antiche, confinandole in un'area meridionale che comprende Sri Lanka e la penisola indocinese (Tailandia, Cambogia, Birmania, Laos, Vietnam). In realtà, il processo è stato più complicato. La separazione fra un «buddhismo del Sud» theravada e un «buddhismo del Nord» mahayana (Cina, Giappone, Corea, Vietnam, Tibet e Mongolia) è relativamente tarda, fra il decimo e il tredicesimo secolo.

Buddhismo Vajrayana

In precedenza tradizioni mahayana e del «buddhismo della fondazione» coesistono nei vari paesi, fianco a fianco e talora negli stessi monasteri. In più, circa cinque secoli dopo il movimento mahayana, all'interno del buddhismo indiano si sviluppa la proposta di un terzo «veicolo», il vajrayana («veicolo» o «via» della folgore adamantina, o del diamante): una strada che asserisce la possibilità di conseguire l'illuminazione qui e ora, in questo corpo e in questa vita, in modo molto più rapido di quanto non pensassero gli altri «veicoli». All'interno del vajrayana - ma non solo - si manifesta l'influenza del tantrismo.

Il Buddhismo asiatico

Un processo che va dall'undicesimo al tredicesimo secolo porta alla quasi totale sparizione del buddhismo dall'India continentale, un fenomeno sulle cui cause gli storici si interrogano.
La causa immediata è costituita dalle invasioni musulmane, che portano alla distruzione dei grandi monasteri come quello di Nalanda, famoso per i suoi diecimila monaci, la cui esistenza cessa nel 1197.

Se il buddhismo indiano non resiste alle pressioni musulmane - mentre aveva fatto fronte a reiterate persecuzioni di re induisti - è, tuttavia, perché era nel frattempo diventato troppo dipendente da monasteri che potevano sopravvivere soltanto con il sostegno statale. Lo stesso sostegno, peraltro, alla fine di questo periodo assicura il successo e la permanenza della scuola theravada nei regni della Tailandia, della Birmania, della Cambogia e del Laos, cui la scuola fornisce una ideologia nazionale monarchica fondata sul modello dell'imperatore Asoka. 

Dai primi secoli dell'era cristiana, la storia del buddhismo era stata anche la storia della sua trasformazione in una grande religione continentale asiatica, che era stata capace di trascendere l'origine indiana. Monaci e mercanti l'avevano portata in Tibet, in Cina, poi dalla Cina alla Mongolia e alla Corea, e dalla Corea al Giappone. Da Sri Lanka il buddhismo era passato in Tailandia e nel resto della penisola indocinese. Si afferma spesso che il buddhismo ha successo perché è una religione «traducibile», non legata a una particolare lingua: anzi, si considera grande merito tradurne i testi antichi in nuove lingue. La «traduzione», in effetti, non è solo testuale ma culturale: in Tibet, in Cina, in Giappone, in Corea il buddhismo incontra idee religiose preesistenti con cui stabilisce rapporti non sempre facili, ma spesso fecondi.

Se alcuni preferiscono parlare di buddhismi - al plurale -, con riferimento non solo alle diverse scuole ma anche alle varie inculturazioni regionali e nazionali, non si deve dimenticare che molti elementi rimangono comuni. Si può quindi parlare di un nucleo forte o rigido che raccoglie le basi fondamentali dell'insegnamento dei Buddha e di una parte flessibile che si è adattata nel corso dei secoli alle diverse realtà socio-culturali incontrate nel cammino di espansione in Asia.

Tradizioni :

Theravada (Sud-est asiatico) 
mahayana Zen (Estremo Oriente)
Vajrayana (Tibet)

Intorno al I sec. d.C., il Buddismo si divide in due tendenze fondamentali, ognuna delle quali, a sua volta, si suddivide in una trentina di correnti:

HINAYANA o "piccolo veicolo" (stretta via della salvezza), che richiede una rigorosa osservanza delle otto vie. I seguaci di questa corrente ritengono che solo i monaci possono raggiungere il Nirvana. Non considerano Buddha un dio, ma solo un maestro di perfezione morale. Si dedicano alla predicazione, allo studio dei testi canonici, alla venerazione dei luoghi legati alla vita di Buddha, ecc. Questa corrente nega recisamente l'esistenza dell'atman (l'io individuale), ammessa invece dal Brahmanesimo, e ritiene inutili i riti, le devozioni, i simboli e i sentimenti religiosi. Essa si è diffusa soprattutto in Birmania, Thailandia, Laos, Cambogia e soprattutto Sri Lanka.

MAHAYANA o "grande veicolo" (larga via della salvezza), che permette la salvezza anche al laico, in forme meno rigide. La scuola Mahayana, che peraltro sostituì la lingua Pali, usata dal Piccolo Veicolo, con il Sanscrito, costituisce lo sviluppo del Buddismo in senso filosofico, mistico e gnostico. Essa riconosce un gran numero di divinità, fra le quali annovera lo stesso Buddha. Anzi, Siddartha Gotama non sarebbe che uno dei buddha: ne esisterebbero altre centinaia (sovrani del paradiso, del futuro, del mondo ecc.) . Concezione, questa, che permetterà al Buddismo di assimilare facilmente altre religioni.

Oltre ai buddha vi sono i santi, cioè coloro che, pur avendo acquistato il diritto d'immergersi nel Nirvana, hanno deciso di restare ancora un po' di tempo sulla terra per salvare gli uomini. I mahayanisti, a differenza degli hinayanisti, credono anche negli spiriti maligni e in altri esseri soprannaturali, nonché nella differenza tra paradiso e inferno, e negano l'esistenza dei dharma come entità a se stanti. Nel paradiso si trovano le anime dei giusti (anche laici) che devono incarnarsi ancora una volta sulla terra prima di raggiungere il Nirvana. Questa corrente, che praticamente non ha nulla del Buddismo originario (che, nonostante tutto, era rimasto un movimento elitario), si è diffusa tra il II e il X sec. nell'Asia centrale, nel Tibet, in Cina, Vietnam, Corea e Giappone, Mongolia e Nepal (per qualche tempo anche in Birmania, Indonesia e India settentrionale).

VAJRAYANA (Via dei Tantra) La terza corrente del Buddismo, detta anche Veicolo del Diamante, quella meno diffusa (circa 20 milioni di seguaci), e che più si è allontanata dalle origini, insistendo proprio sui punti che il Buddha aveva maggiormente criticato: il ritualismo, la mistica e la magia, si è affermata verso il VI sec., diffodendosi prevalentemente in Mongolia e nel Tibet, ma anche in Nepal, Cina e Giappone.Questa corrente, senza la scuola Mahayana, difficilmente avrebbe potuto costituirsi.
I suoi due rami principali sono il Lamaismo e lo Zen.

Queste correnti esoteriche (chiamate anche col nome di Veicolo delle formule magiche o Mantrayana), attribuiscono importanza centrale alla ripetizione di formule sacre (mantra) per raggiungere l'Illuminazione. Nel Tibet questa corrente, nata verso il 750, assunse il nome di Lamaismo, diffondendosi anche in Mongolia e Siberia. È L'unica corrente strutturata in maniera gerarchica.
Per i suoi seguaci il Tibet rappresenta come una "casa madre" e una "terra promessa". Lhasa, la capitale, è considerata "città sacra". Anche la lingua tibetana è ritenuta "sacra".

Essendo il prodotto di una fusione di Buddismo e religioni animistiche e sciamaniche, il Lamaismo dà notevole importanza agli scongiuri magici, alla conoscenza mistica e alla musica, con l'aiuto dei quali esso è convinto di poter raggiungere il Nirvana in tempi molto brevi. Molto influenti sono stati i monaci, chiamati Lama, che riuscirono a costituire un governo ierocratico: nominalmente il potere civile apparteneva agli imperatori cinesi, di fatto erano i monaci a comandare e i loro dirigenti venivano scelti tra le famiglie feudali più influenti.

L'ultimo Dalai Lama, non avendo accettato l'unificazione del Tibet con la Cina comunista (1951), imposta da quest'ultima, ha deciso, dopo una rivolta fallita, di espatriare in India nel 1959, insieme a 100.000 rifugiati. Prima dell'unione con la Cina un tibetano su quattro apparteneva a un ordine religioso.Quando il Dalai Lama muore, si pensa ch'egli s'incarni immediatamente in qualche parte del paese.

Una ricerca minuziosa viene allora operata tra tutti i neonati maschi che rivelino alcuni segni particolari negli occhi o nelle orecchie o nella pelle. I loro nomi vengono introdotti in un'urna d'oro e poi ne viene estratto uno a sorte. Da quel momento il prescelto viene educato dai sacerdoti, conduce un'esistenza privilegiata e deve astenersi da qualunque forma di impurità e di rapporto sessuale. L'attuale Dalai Lama (XIV Incarnazione) è stato insediato nel 1940. Nel 1990 gli è stato conferito il Premio Nobel per la pace.

Il buddhismo cinese risale al 1° secolo d.c. e fiorì  durante la dinastia Tang(618-907 d.c.).Esso rappresenta ancora oggi una scuola influente.Il primo patriarca del buddhismo  Chan  fu  Bodhidharma  un principe dell'India che si fece monaco e si recò in Cina alla fine del 5° secolo.

Sutra del Loto :.«Se ci sono innumerevoli miriadi di esseri tormentati da dolore e sofferenza che sentono il nome di Kuan Shib Yin Bodhisattva e con sincerità recitano il suo nome Egli udrà le loro grida e tutti saranno liberati

Kuan Shin Yin  è una forma del bodhisattva Avalok.ed è considerata e invocata in Cina la  Dea della compassione, colei che esaudisce i desideri e le preghiere.

Nel XII sec.d.C. la scuola CHAN  entra in Giappone e nasce la scuola ZEN.
Esso sottolinea l'indivisibilità del Buddha da tutto ciò che esiste: l'uomo quindi può e deve raggiungere, già in questo mondo, l'unità con la divinità. Ciò può avvenire solo tramite un'Illuminazione interiore, istantaneamente, in condizioni eccezionali, provocate anche da stimoli fisici, poiché la verità non può essere raggiunta razionalmente, né può essere espressa in concetti.

Uno degli stimoli preferiti, in tal senso, è il senso del bello (che include l'arte di disporre i fiori, la cerimonia del tè, la sobria raffinatezza della casa, ecc.). Il controllo della respirazione è una tecnica fondamentale.In questa scuola il monaco può avere famiglia.

Lo zen -Bodhidharma:.«..una tradizione speciale al di fuori delle scritture antiche buddhiste,nessuna dipendenza da parole o lettere.. puntare direttamente alla mente,scrutare a fondo il proprio essere..e il conseguimento della natura del Buddha..
Lo scopo dello Zen rimane il Nirvana=satori.

La mente zen è la mente della quotidianità. Essa è l'illuminazione stessa.

La natura umana è perfetta in se stessa,è  buddhica .Il compito umano è quello di  realizzarla. Aver fede!
La salvezza consiste nel vivere spontaneamente la nostra natura buddhica. «..è come cavalcare un bue in cerca del bue.» Tutte le attività sono DO (cinese DAO, giapp. DO=il procedere perfetto e naturale) per entrare nel Satori: JU-DO.DO-IN.KEN-DO.BUSHI-DO.

La più affascinate è il tiro con l'arco (HERRIGEL,Lo Zen e il tiro con l'arco,ADELPHI)
Nascono molte scuoleZen :
-Scuola RINZAI : il Maestro ad un certo punto di maturazione dell'allievo ti fa  precipitare improvvisamente nel Satori.
-Scuola  SOTO : maturazione graduale.

Il buddhismo è una grande famiglia distinta in varie tradizioni e scuole; in Italia le più diffuse sono la vipassana, la zen e la tibetana.

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