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Destino e destinazione Il Destino Il problema della sorte individuale di ciascun uomo dopo la morte appartiene a quelle domande fondamentali cui tutta l'umanità da sempre cerca risposta.
Questo tema include il problema del destino . In genere questo ordine è riferito agli dèi e viene considerata stoltezza infrangerlo. Questa percezione viene elaborata in tutte le culture attraverso l'idea di un Destino cui tutto e tutti sono sottoposti. La destinazione Destino e destinazione sono due concetti diversi. Nella cultura greca classica il destino era inteso, in senso globale, come fato, qualcosa a cui tutto è sottomesso (il cosmo, gli uomini e gli dèi) ; nel Fato si inserisce il destino degli uomini in questa vita e dopo la morte. Nelle grandi religioni non si può trovare un unica concezione rivelata di " destino" . Nel cristianesimo non esiste la rivelazione di un " destino" come " Fato", come Forza Invincibile cui tutto è sottoposto ineluttabilmente. Dio si è rivelato sovrano del cosmo e della storia, dominatore ordinatore e perciò creatore, ma non padrone di un destino ineluttabile per la storia. Dio si è rivelato come Colui che fa storia insieme agli uomini : la storia è il risultato della sua azione e di quella -libera- degli uomini. Nella cultura occidentale di fatto permangono sia una concezione naturalistica di un Fato, un Destino , sia la concezione di una libertà assoluta dell'uomo, della natura e della storia da qualsiasi Fato ineluttabile. La cultura popolare di solito combina le due concezioni facendo coincidere il Fato con Dio ( la sua volontà) come avviene nell'Islam. Dio " destina" gli uomini alla vita eterna nel suo regno e questa è una " destinazione" non un destino; non è cioè qualcosa che si compirà ineluttabilmente : gli uomini possono rifiutare la destinazione , ribellarsi ad essa, osteggiarla. E di fatti molti lo fanno. Destinati ma non da un destino : destinati da Dio ma anche liberi di rifiutare quella destinazione. Ro 6,22 Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la vita eterna. Destinati alla vita eterna per la salvezza-libertà ricevuta : la destinazione cambia se la salvezza viene perduta con il peccato.
Anche i salvati, i cristiani possono liberamente scegliere di autodestinarsi all'Inferno. Dio agisce per portare tutti gli uomini nella vita eterna ( è la destinazione ) e la risposta di ciascuno alla sua azione ( collaborazione o rifiuto) è di fatto una autodestinazione ( il destino che liberamente uno sceglie) alla vita eterna insieme a Lui o separati da Lui. I " novissimi" “Novissimus” in latino significa “ultimo”.I “novissimi” sono appunto gli ultimi avvenimenti dell'esistenza umana sulla terra, cioè la Morte, il Giudizio, l'Inferno e il Paradiso.Tra il Giudizio e il Paradiso la Chiesa Cattolica da sempre ha creduto che vi sia anche uno stato ultraterreno intermedio in cui le anime di coloro che sono morti in grazia di Dio, ma non del tutto preparati, espiano e si purificano prima di salire in Cielo. Forse, senza volere, siamo scivolati nel materialismo e nell'ateismo pratico. Pensiamo solo alle cose di questo mondo: il benessere materiale, la giustizia sociale, il problema dei poveri, degli emarginati, degli immigrati, e dimentichiamo alcune cose essenziali della nostra Fede, come, per esempio, che siamo su questa terra di passaggio. Quando viene a mancare la fede, si ritorna al paganesimo e alle superstizioni. Si diventa schiavi delle ideologie filosofiche, politiche e delle sette religiose; si perde la fiducia nella Chiesa e negli uomini che la rappresentano, i quali, buoni o cattivi che siano, non agiscono per conto loro, ma a nome di Cristo e a Lui dovranno un giorno rendere conto; si ricorre ai maghi, ai cartomanti, ai fattucchieri, che ci spillano quattrini fino all'ultimo centesimo e ci lasciano più ammalati, confusi, angosciati di prima. Quando si trascura la confessione, invece che dal sacerdote, si va dallo psichiatra, dallo psicoanalista e intanto diventiamo sempre più nevrotici, irritabili, ansiosi. . In passato si sentiva spesso parlare dal pulpito di “novissimi”. Ora se ne parla sempre meno. Si sente parlare di problemi sociali, politici, economici..., ma non più dei problemi fondamentali dell'e sistenza umana, come sono appunto i “novissimi” . .. Dio ha creato l'uomo per amore, perché sia eternamente felice con Lui e l'uomo dovrebbe corrispondere a questo amore, ringraziandolo a sua volta e amando le creature, soprattutto gli uomini suoi fratelli per amore di Dio. Invece il peccato lo ha reso egoista, come se fosse lui al centro di tutto. Le creature dovrebbero aiutarlo a orientarsi verso Dio, invece, diventano un ostacolo al raggiungimento del fine per cui è stato creato. Se questo ostacolo porta ad un rifiuto totale di Dio in favore delle creature, porta alla dannazione eterna; se si tratta di un rifiuto parziale e si muore senza avere pagato il proprio debito, il Purgatorio ci purifica.
GIOVANNI PAOLO II [...] 5. Durante la nostra vita terrena seguendo l'esortazione evangelica ad essere perfetti come il Padre celeste Mt 5,48-48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste siamo chiamati a crescere nell'amore per trovarci saldi e irreprensibili davanti a Dio Padre, "al momento della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi" 1 Ts 3,12 Il Signore poi vi faccia crescere e abbondare nell'amore vicendevole e verso tutti, come è il nostro amore verso di voi, 13 per rendere saldi e irreprensibili i vostri cuori nella santità, davanti a Dio Padre nostro, al momento della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi. D'altra parte, siamo invitati a "purificarci da ogni macchia della carne e dello spirito" 2 Cor 7,1 In possesso dunque di queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la nostra santificazione, nel timore di Dio cfr 1 Gv 3,3 Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. 3 Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro. perché l'incontro con Dio richiede una purezza assoluta. Ogni traccia di attaccamento al male deve essere eliminata; ogni deformità dell'anima corretta. La purificazione deve essere completa, e questo è appunto ciò che è inteso dalla dottrina della Chiesa sul purgatorio. Questo termine non indica un luogo, ma una condizione di vita. Coloro che dopo la morte vivono in uno stato di purificazione sono già nell'amore di Cristo, il quale li solleva dai residui dell'imperfezione (cfr Conc. Ecum. di Firenze, Decretum pro Graecis: DS 1304; Conc. Ecum. di Trento, Decretum de iustificatione: DS 1580; Decretum de purgatorio: DS 1820). Occorre precisare che lo stato di purificazione non è un prolungamento della situazione terrena, quasi fosse data dopo la morte un'ulteriore possibilità di cambiare il proprio destino. L'insegnamento della Chiesa in proposito è inequivocabile ed è stato ribadito dal Concilio Vaticano II, che così insegna: "Siccome poi non conosciamo né il giorno né l'ora, bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l'unico corso della nostra vita terrena (cfr Eb 9,27), meritiamo con Lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati fra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori, dove 'ci sarà il pianto e lo stridore dei denti' (Mt 22,13 e 25,30)" (Lumen gentium, 48). 6. Un ultimo aspetto importante che la tradizione della Chiesa ha sempre evidenziato, va oggi riproposto: è quello della dimensione comunitaria. Infatti coloro che si trovano nella condizione di purificazione sono legati sia ai beati che già godono pienamente la vita eterna sia a noi che camminiamo in questo mondo verso la casa del Padre (cfr CCC, 1032). Come nella vita terrena i credenti sono uniti tra loro nell'unico Corpo mistico, così dopo la morte coloro che vivono nello stato di purificazione sperimentano la stessa solidarietà ecclesiale che opera nella preghiera, nei suffragi e nella carità degli altri fratelli nella fede. La purificazione è vissuta nel vincolo essenziale che si crea tra coloro che vivono la vita del secolo presente e quelli che già godono la beatitudine eterna. Il Purgatorio Continuiamo questo nostro cammino attraverso le ultime realtà della vita, cioé i novissimi. Abbiamo già parlato di quelle due realtà che rimarranno per sempre, cioé l'inferno (o perdizione eterna) e il paradiso (o beatitudine eterna). Questo sarà lo sbocco definitivo del dramma della vita e del dramma della libertà umana. Non abbiamo però ancora esaurito la nostra ricognizione sulla vita nell'aldilà poiché dobbiamo ancora parlare del purgatorio, che invece è una realtà escatologica che dura soltanto fino alla fine del mondo e fino al giudizio universale: dopo il giudizio universale ci sarà soltanto o la gioia eterna o l'odio eterno come possibilità delle scelte della nostra libertà. Una negazione consistente e sempre più decisa nei confronti del purgatorio è invece venuta dalla chiesa protestante a partire da Lutero, e in questa negazione da parte dei protestanti sono messi in gioco alcuni principi fondamentali della riforma protestante ed in particolar modo il primato della Bibbia (il libro dei Maccabei, nel quale si parla esplicitamente del purgatorio, è infatti un libro che non viene incluso nel canone dei protestanti) ma soprattutto contraddice la concezione luterana della giustificazione del peccatore. Il concetto di giustificazione: differenze tra cattolici e protestanti Secondo Lutero l'uomo, sia pure con l'aiuto della grazia, non può pervenire ad uno stato di giustizia che sia una purificazione e una nuova creazione interiore. Secondo Lutero lo stato di santità è qualcosa che ci viene imputato dall'esterno da Dio e non un qualcosa che viene conseguito nel cuore umano. Per cui, secondo Lutero, la giustificazione potremo definirla come un rivestimento esterno da parte di Cristo e non un processo di spiritualizzazione e di santificazione interiore. Una volta che Cristo ha perdonato il peccatore, una volta che Cristo ha imputato al peccatore la sua giustizia che Cristo stesso cia ha ottenuto in croce, ebbene, quel peccatore è santo agli occhi di Dio anche se nel medesimo tempo ha ancora le radici del peccato. Per cui nel momento della morte il Padre vede il peccatore rivestito nella giustizia di Cristo e pertanto secondo Lutero l'uomo non ha bisogno del purgatorio. Il processo di purificazione e di giustificazione secondo l'angolatura cattolica è un processo di bonifica interiore: si muore all'uomo vecchio e cresce in noi l'uomo nuovo, l'uomo nello Spirito Santo, l'uomo che non vive più secondo la carne ma secondo lo spirito, e il culmine di questo processo di giustificazione è la capacità di amare Dio sopra ogni cosa. Quello che divide i cattolici dai protestanti riguardante l'esistenza del purgatorio non è soltanto il fatto che la Chiesa privilegia rispetto ai dati biblici quella che è stata la tradizione da sempre della Chiesa fin dai primi tempi del culto dei morti e della preghiera per i morti, ma è il concetto stesso di purificazione che secondo i protestanti non avviene come processo interiore, ma esiste una imputazione al peccatore della giustizia di Cristo per cui il peccatore, pur rimanendo con la sua spinta al male, viene perdonato da Dio e accolto in paradiso subito dopo la morte. Per i cattolici invece questa giustizia è qualcosa che deve tradursi in una ricostituzione dell'immagine di Dio nel cuore umano. Cos'è il purgatorio Una seconda problematica riguarda la natura stessa del purgatorio. In questa nostra meditazione cercheremo di mettere in chiaro qual è l'insegnamento della Chiesa Cattolica, perché per noi la Chiesa è quella autorità di origine divina - dato che Cristo ha dato questa autorità alla Chiesa e la Chiesa è assistita dallo Spirito Santo - che interpreta rettamente le Scritture. Vedremo poi come questo insegnamento ha radici nella Tradizione, nel testo biblico, e cercheremo di capire attraverso la riflessione teologica in che cosa in realtà consista il purgatorio. Infine, con una riflesione sulla pietà dei fedeli, vedremo quali sono i nostri rapporti con le anime purganti. Si tratta di una tematica ricchissima molto cara al cuore cristiano e attraverso la quale molte persone possono ricevere consolazione per i drammi che hanno vissuto di separazione coi propri cari riacquistando serenità e consolidando la loro fede nell'aldilà. Ed escludiamo pure le ribellioni compiute a metà, stiracchiate nel tempo, nemmeno decise, ma quasi notarilmente registrate nel lasciarci condurre dalla tendenza ad abbarbicarci alle cose, a legarci alle persone o a fissarci noi stessi, senza nemmeno affrontare il disagio di un no secco rivolto a Dio (...) No, il caso è diverso, è il caso di chi si è consegnato a Dio ma mantenendosi qualche angolo d'anima per sé, senza tirare tutte le conseguenze di una revisione di vita, senza impegnare tutta la volontà nel rispondere alla chiamata di grazia concedendosi ancora in parte alle propensioni cattive, un rinnovarsi ma non lasciando a Dio chieda tutto, un liberarsi dal male ma desiderandolo ancora un poco". Il purgatorio nei pronunciamenti della Chiesa La Chiesa ha indicato più volte l'esistenza del purgatorio: indicheremo ora i testi più autorevoli. I riferimenti biblici Questa dottrina della Chiesa, che codifica una realtà viva, cioé una fede viva nel popolo di Dio, non ha molti agganci biblici, tuttavia non ne è assolutamente priva. Il testo più famoso si trova in 2 Mac 12,43: qui si dice con chiarezza che «santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati». Quindi la preghiera per i defunti era una pratica già conosciuta 200 anni prima di Cristo e lodata dal Libro dei Maccabei. La natura del purgatorio Tentiamo ora di approfondire il discorso della natura stessa del purgatorio. Dobbiamo però sgombrare il campo da tutta quella serie di ricostruzioni delle pene purgatoriali che è avvenuta nei secoli passati che concepiva il purgatorio come un luogo puramente penale, quasi una via di mezzo tra il paradiso e l'inferno. Anzi, alcuni predicatori erano arrivati al punto da identificare le pene del purgatorio con le pene dell'inferno, salvo che quelle del purgatorio sarebbero state pene temporali mentre quelle dell'inferno sarebbero state delle pene eterne. Al riguardo occorre veramente rivedere una certa predicazione popolare che si era distaccata da quello che era il genuino insegnamento della Chiesa. E' sbagliato dunque immaginare il purgatorio quasi una via di mezzo tra il paradiso e l'inferno peroprio perché l'inferno è il luogo dell'eterna dannazione dalla quale non vi è uscita mentre il purgatorio è il luogo dove l'anima già salva, già immersa nella misericordia di Dio e nel suo amore si prepara alla visione di Dio. Il Concilio Vaticano II ha anche aggiunto che la Chiesa che si trova sulla terra, la chiesa che si trova nel cielo e la chiesa che si trova nel purgatorio costituiscono l'unico corpo mistico di Cristo sia pure nella diversità dei suoi stati e sia pure nel diverso dono dello Spirito Santo. L'idea fondamentale è dunque quella che sia noi che siamo pellegrini sulla terra, sia i nostri fratelli che sono in cielo, sia quelli che sono in purgatorio costituiamo tutti insieme il corpo mistico di Cristo sia pure con funzioni diverse e con un grado diverso per quanto riguarda il dono dello Spirito Santo e dunque la diversa collaborazione che ognuno di noi dà all'opera della redenzione. Non è necessario andare in purgatorio! Concludiamo dicendo che nessuno è obbligato a passare per il purgatorio: noi possiamo andare direttamente in paradiso se già su questa terra noi saremo capaci di purificarci dall'egoismo e sapremo costruire in noi stessi una perfetta capacità di amare. Il buon ladrone non è passato per il purgatorio perché nonostante la sua vita di peccato sulla croce seppe esprimere un atto di perfetta fede e un atto di perfetta contrizione, e noi sappiamo che la perfetta contrizione ci abilita ad entrare direttamente in cielo. Si può arrivare alla perfetta contrizione quando proviamo un sincero dispiacere per aver offeso Dio infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa, è il dispiacere per non aver corrisposto al suo amore. D'altra parte non dimentichiamo che le persone che accettano la loro malattia o le loro sofferenze fisiche e spirituali per amore, che vivono la loro morte come morì Gesù in croce, cioè con un abbandono totale, ebbene, queste persone hanno dentro di sé tutte quelle condizioni per cui Dio poi le accoglierà direttamente nel suo regno senza passare per il purgatorio perché il loro cuore è già abilitato ad amare essendo già stato purificato da tutte le scorie dell'egoismo attraverso il dolore e attraverso la morte. Dio allora, nel momento del giudizio, avendo trovato questi servi buoni e fedeli, li farà entrare subito nella gioia del suo regno dando loro il lumen gloriae, cioé la capacità di vederlo, e l'amor gloriae, cioé la capacità di amarlo e goderlo in eterno. |
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