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Il trattato del Purgatorio di Santa Caterina da Genova Come Santa Caterina, per comparazione del divin fuoco il quale in sé sentiva, comprendeva com' era il Purgatorio, e in che modo vi stanno l' anime contente e tormentate. Né si possono più voltare verso se stesse, né dire: Io ho fatto tali peccati per li quali merito di star qui. Né possono dire: Io non li vorrei aver fatti, perché me n' andrei ora in Paradiso. Né dire: Quegli n' esce più presto di me; ovvero: Io n' uscirò più presto di quello. Non possono avere alcuna memoria propria, né d' altri parimente, in bene o in male, che in loro faccia maggior afflizione del suo ordinario. Ma hanno un tanto contento di essere nell' ordinazione di Dio, e ch' egli adoperi tutto quello che gli piace, e come gli piace, che di lor medesime non possono pensare con maggior loro pena. E solamente veggono l' operazione della divina bontà, la quale ha tanta misericordia all' uomo per condurlo a sé, che di pena o di bene che possa accadere in proprietà, non si può da esse niente vedere; e se'l potesser vedere, non sarebbero in carità pura. Non possono vedere altresì che sieno in quelle pene per li loro peccati, e non possono tener quella vista nella mente; imperciocché ciò sarebbe una imperfezione attiva, la qual non può essere in detto luogo, perché non vi si può attualmente più peccare. La causa del Purgatorio che hanno in loro, la veggono una sol volta nel passare di questa vita: e poi mai più non la veggono; perché altrimenti vi sarebbe una proprietà. E questa contentezza cresce ogni giorno, per l' influsso di Dio in esse anime; il quale va crescendo siccome va consumando l' impedimento dell' influsso. La ruggine del peccato è l' impedimento; e il fuoco va consumando la ruggine: e così l'anima sempre più si va discoprendo al divino influsso. Siccome appunto una cosa coperta non può corrispondere alla riverberazione del sole, non per difetto del sole, che di continuo luce, ma per l' opposizione della copertura, se si consumerà dunque la copertura, si discoprirà la cosa al sole. E tanto più corrisponderà alla riverberazione, quanto la copertura più s' andrà consumando. Così la ruggine (cioè il peccato) è la copertura delle anime; e nel Purgatorio si va consumando per lo fuoco; e quanto più si consuma, tanto sempre più corrisponde al vero sole Iddio. Però tanto cresce la contentezza, quanto manca la ruggine, e si discopre l' anima al divin raggio. E così l' un cresce e l' altro manca, sin che sia finito il tempo. Non manca però la pena, ma solo il tempo di stare in essa pena. E per quanto s' aspetta alla volontà di quell' anime, esse non possono mai dire che quelle pene sien pene: tanto si contentano dell' ordinazione di Dio, colla quale è unita la lor volontà in pura carità. La quale scintilla Dio per grazia la mostrò a quest'anima; ma colla lingua io non la posso esprimere. E questa vista che mi mostrò il Signore, mai più non s' è partita dalla mia mente. Io ve ne dirò quello ch' io potrò; e intenderanno quelli a quali il Signore si degnerà l' intelletto aprire. Dio ha creata l' anima pura, semplice, e netta d'ogni macchia di peccato, con un certo istinto beatifico verso di lui; dal quale istinto il peccato originale, ch' essa trova, l' allontana. Poi quando vi si aggiunge l'attuale, ancora più ella se ne allontana; e, quanto più se ne discosta, tanto più diventa maligna; imperciocché Dio meno le corrisponde. E perché tutte le bontà che possano essere, sono per participazione di Dio. Il quale corrisponde nelle creature irrazionali, come vuole e come ha ordinato, e non manca loro mai; all' anima poi razionale corrisponde più e meno, secondo che la trova purificata dall' impedimento del peccato. Perciò, quando si trova un' anima che si accosti alla sua prima creazione pura e netta, quell' istinto beatifico se le va discoprendo, e crescendo tuttavia, con tanto impeto, e con tal veemenza di fuoco di carità (il quale la tira al suo ultimo fine) che le par cosa insopportabile l' essere impedita, e quanto più vede, tanto l' è più estrema pena. Così veggendo esse per certezza quanto importi ogni minimo impedimento, ed esser per necessità di giustizia ritardato esso istinto, quindi nasce in loro un estremo fuoco, simile a quello dell' Inferno, se si eccettui la colpa, la qual' è quella che fa la volontà maligna a' dannati dell' Inferno, a' quali Dio non corrisponde colla sua bontà. E perciò essi restano in quella disperata maligna volontà contra la volontà di Dio. Al qual giudizio non è poi remissione, imperciocché, dopo la morte, la libertà del libero arbitrio non è più convertibile, ma sta fermata in quello, in ch' ella si trova al punto della morte. Quelli dell' Inferno, per esser trovati al punto della morte colla volontà di peccare, hanno con seco la colpa infinitamente, e la pena. Non però tanta quanta meritano, ma pur quella che hanno è senza fine. Ma quelli del Purgatorio han solamente la pena, perciocché la colpa fu cancellata nel punto della morte, essendo stati essi trovati malcontenti e pentiti de' lor peccati. E così essa pena è finita, e va sempre mancando, quanto al tempo, com' è detto. Oh miseria sopra ogni miseria! E tanto più quanto non è considerata dall' umana cecità. E però Dio corrisponde loro colla sua bontà, ed esse restan contente, quanto per volontà, e purificate dal peccato originale ed attuale, quanto alla colpa. Restan così purificate quell' anime come quando Dio le creò. E per esser passate da questa vita malcontente e confessate di tutti i loro peccati commessi, con volontà di più non commetterne, Iddio subito perdona loro la colpa; e non resta loro se non la ruggine del peccato, della quale poi si purificano nel fuoco con pena. E così, purificate d' ogni colpa e unite a Dio per volontà, veggiono chiaramente Dio secondo il grado ch' egli fa lor conoscere; e veggiono ancora quanto importi la fruizione di Dio, e che l' anime sono state create a questo fine. Trovano ancora una tanta conformità unitiva con esso lor Dio, la qual tira tanto a sé (per l' istinto naturale dell' anima verso Dio), che non possono addursi ragioni, figure od esempi che sieno sufficienti a chiarir questa cosa, in quel modo che la mente la sente in effetto e comprende per interior sentimento. Nondimeno io ne dirò uno, che alla mente mi s' appresenta. Ma quanto più se gli avvicinasse non potendolo vedere, tanto più in lui s' accenderebbe il desiderio naturale, il quale per suo istinto sarebbe tutto raccolto verso esso pane, dove consisterebbe tutto il contento suo. E se fosse certo di non aver giammai a vedere il pane, in quel punto avrebbe l' Inferno compito, a somiglianza dell' anime dannate, le quali son prive d' ogni speranza di mai poter vedere il pane Dio, vero Salvatore. Ma l' anime del Purgatorio hanno speranza di veder esso pane, e in tutto saziarsene. Perciò tanto solamente patiscono fame, e tanto stanno in pena, quanto staranno a potersi saziare di quel pane, Gesù Cristo, vero Dio Salvatore, Amor nostro. E se l' anima non trovasse in quel punto quella ordinazione, procedente dalla giustizia dì Dio, rimarrebbe in maggiore Inferno che non è quello, per ritrovarsi fuori di essa ordinazione, la quale partecipa della divina misericordia, perché non dà all' anime condannate tanta pena, quanta esse meritano. Perciò, non trovando luogo più conveniente, né di minor male per loro, spinte dall' ordinazione di Dio, vi si gettan dentro, come nel suo proprio luogo. Che se non trovasse questa ordinazione atta a levarle quell' impaccio, in quell'istante in lei si genererebbe un Inferno peggiore del Purgatorio, veggendo essa di non poter giungere (per l' impedimento) al suo fine Dio. Il quale tanto importa che, in comparazione di un tal fine, il Purgatorio non è da stimare: benché, siccome si è detto, sia simile all' Inferno. Ma in quella comparazione è quasi niente. E nientedimeno, io veggio l' anima, la qual' in sé sente una minima macchia d' imperfezione, riceverlo per misericordia (come si è detto), non facendone in un certo modo stima, in comparazione di quella macchia impeditiva del suo amore. E parmi vedere la pena dell' anime del Purgatorio esser più per vedersi avere in sé cosa che dispiaccia a Dio, e averla fatta volontariamente contra tanta bontà, che per niun altro tormento che sentano in esso Purgatorio. Questo è perché, essendo quell' anime in grazia, veggiono la verità e l' importanza dell' impedimento, il quale non le lascia approssimare a Dio. Io veggio sì gran conformità di Dio coll' anima, che quando egli la vede in quella purità in cui Sua Maestà la creò, le dà un certo modo attrattivo d' affocato amore, sufficiente per annichilarla, bench' ella sia immortale. E la fa stare tanto trasformata in sé suo Dio, che non si vede esser altro che Dio, il qual continuamente la va tirando e affocando, né mai la lascia, sin che l' abbia condotta a quell' essere nel qual' è uscita dalle mani di lui, cioè in quella pura nettezza che fu creata. Non che facciano stima della lor pena (benché sia però grandissima), ma fanno più stima assai dell' opposizione che si trovano aver contra la volontà di Dio, il quale veggiono chiaramente acceso d' un estremo e puro amore verso di loro. Questo amore, con quell' unitivo sguardo, tira sì forte di continuo, come se altro che questo non avesse a fare. Perciò l' anima, questo veggendo, se trovasse un altro Purgatorio sopra quello, per potersi levar più presto tanto impedimento, ben tosto visi getterebbe dentro, per l' impeto di quell' amor conforme tra Dio e l' anima. Questo effetto fa il fuoco nelle cose materiali. Ma l' anima non si può annichilare in Dio, ma sibbene in se stessa: e quanto più la purifichi, tanto più in essa l' annichili; ed al fine in Dio resta purificata. L' oro quando è purificato per fino a ventiquattro carati, non si consuma poi più, per fuoco che tu gli possa dare; perché non si può consumare se non la sua imperfezione. Così fa il divin fuoco nell' anima. Dio la tiene tanto al fuoco, che le consuma ogn' imperfezione e la conduce alla perfezione di ventiquattro carati (ognuno però in suo grado): e quando ella è purificata, resta tutta in Dio, senza alcuna cosa in sé propria. Ed il suo esser è Dio. Il quale, quando ha condotta a sé l' anima così purificata, allora ella resta impassibile, perché più non le resta da consumare. E se, pur così purificata, ella fosse tenuta al fuoco, questo non le sarebbe penoso; anzi le sarebbe fuoco di divino amore, come vita eterna, senz' alcuna contrarietà. E quando ella è risuscitata per lo Battesimo, le resta la mala inclinazione, la quale l' inclina e conduce (s' ella non fa resistenza) al peccato attuale; per lo quale di nuovo muore. Dio poi ancora la risuscita con un' altra grazia speciale, imperciocché ella resta così imbrattata, e conversa verso se stessa, che per rivocarla al suo primo stato, come Dio la creò, le bisognano tutte le sopraddette divine operazioni, senza le quali giammai ella non vi potrebbe ritornare. E quando l' anima si trova in via di ritornarvi, tanto è l' accendimento di doversi trasformare in Dio, che quello è il suo Purgatorio. Non che ella possa guardare al Purgatorio siccome a Purgatorio; ma quell' istinto acceso ed impedito è quello che le fa il Purgatorio. Quest' ultimo atto d' amore è quello che fa quest' opera senza l' uomo; trovandosi nell' anima tante imperfezioni occulte, che s' ella le vedesse, vivrebbe disperata: ma quest' ultimo stato le va consumando tutte. E poiché son consumate, Dio le mostra e lei, acciocché l' anima vegga l' operazion divina, che le causa il fuoco d'amore, il qual consuma quelle imperfezioni che son da consumare. Perché, dovendo l' operazioni esser perfette, bisogna che sieno operate in noi senza noi, quanto come agenti principali, e che l' operazione di Dio sia in Dio, senza l' uomo primo operante. Queste tali operazioni son quelle che fa Dio nell' ultima operazione dell' amor puro e netto, da sé solo, senza merito nostro: le quali sono tanto penetranti ed affocate all' anima, che il corpo, il quale è intorno ad essa, par che vada arrabbiando. In quel modo come chi stesse in un gran fuoco, poiché non s' acqueterebbe giammai fino alla morte. È vero che l' amor di Dio, il qual ridonda nell' anima (secondo ch' io veggio), le dà una contentezza sì grande, che non si può esprimere, ma questa contentezza, all' anime che sono in Purgatorio, non leva scintilla di pena. Anzi quell' amore, il quale si trova ritardato, è quello che fa loro la pena: e tanto lor fa pena maggiore, quanta è la perfezione dell' amore del quale Iddio l' ha fatte capaci. Sicché l' anime in Purgatorio han contento grandissimo, e pena grandissima: e l' una cosa non impedisce l' altra. Tanto affocato impeto di contrizione verrebbe ad esse, e questo per lo chiaro lume che hanno dell' importanza di quell' impedimento, che non le lascia congiungere col fine loro ed Amor Dio. E sappi certo che, del pagamento a quelle anime, pur un minimo danaro non si perdona, essendo così stabilito dalla divina giustizia. E questo è quanto per parte di Dio. Per parte poi dell' anime, esse non hanno più propria elezione, e non possono più vedere se non quanto vuol Dio; né altro vorrebbero, imperciocché così sono stabilite. La sua bontà vi dovrebbe costringere a far tutta la sua volontà e non darvi speranza di far male impunemente: perciocché la sua giustizia ancora non può mancare, ma bisogna che in alcun modo sia satisfatta appieno. Non ti confidare dicendo: Io mi confesserò, e poi prenderò la Indulgenza plenaria, e sarò in quel punto purgato di tutti i miei peccati; e così sarò salvo. Pensa che la confessione e contrizione, la qual' è di bisogno per essa Indulgenza plenaria, è cosa tanto difficile ad avere che, se tu il sapessi, tremeresti per gran paura, e saresti più certo di non averla, che di poterla avere. E perciò patiscono questa pena così volentieri, che non se ne leverebbero un sol carato, parendo loro di giustamente meritarla, e ch' essa sia ben' ordinata. In modo che tanto si lamentano di Dio (quanto alla volontà) come se fossero in vita eterna. L' altra operazione è un contento, il qual' hanno veggendo l'ordinazione di Dio, coll' amore, e colla misericordia che opera verso l' anime. Queste due viste Iddio le imprime in quelle menti in un istante; e, perch' elle sono in grazia, le intendono e capiscono così come sono, secondo la loro capacità. E perciò ne ricevono un gran contento, il quale non manca lor mai, anzi va in esse crescendo tanto, quanto più si approssimano a Dio. E quelle anime non lo veggiono in loro, né per lor proprie, ma il veggiono in Dio; nel quale sono assai più intente, che nelle pene da lor patite, e del quale fanno assai più stima, senza comparazione. Perciocché ogni poca vista, che si possa aver di Dio, eccede ogni pena e ogni gaudio che l' uomo può capire: e benché la ecceda, non leva però ad esse una scintilla di gaudio, o di pena. Veggio lo spirito alienato da tutte le cose, anche spirituali, che gli possono dar nutrimento, come sarebbe allegrezza, dilettazione, o consolazione. Ed egli non ha possanza di gustare alcuna cosa, sia temporale o spirituale, per volontà, per intelletto, né per memoria; in tal modo ch' io possa dire: Mi contento più di questa cosa, che di quell' altra. Non si parte di prigione, né ancora cerca d' uscirne, fino a tanto che Dio faccia quello che sarà bisogno. Il mio contento è che Dio sia satisfatto; né potrei trovar maggior pena come di uscir fuori dell' ordinazione di Dio, tanto giusta la veggio, e con gran misericordia. Tutte le predette cose io le veggio e tocco, ma non so trovar vocaboli convenienti per esprimere quanto vorrei dire; e quello ch' io ne ho detto, il sento operar dentro spiritualmente; e però l' ho detto. La ritardazione dunque che trova l' anima le causa pena intollerabile; la pena e il ritardo la fan difforme da quelle proprietà che essa ha per natura, e che per grazia le son mostrate. E non potendole avere, ed essendone capace, resta colla pena tanto grande, quanto ella stima Dio. La stima è poi tanto maggiore, quanto l' anima più conosce; e tanto più conosce, quanto è più senza peccato. Ma l' impedimento resta più terribile, massime che l' anima resta tutta raccolta in Dio e, per non avere alcun' esterno impedimento, conosce senza errore. E conciossiacché l' occupazione che Dio dà all' anima di sé, per poca che sia, la tenga tanto in Sua Maestà occupata, ch' ella d' altro non può fare stima, perciò perde ogni proprietà, né più vede, parla, né conosce, danno o pena in sé propria: ma il tutto (come di sopra si è detto) conosce in un istante quando passa da questa vita. E finalmente, per conclusione, intendiamo, che Dio fa perdere tutto quello ch' è dell' uomo; e che il Purgatorio lo purifica Messaggi della Madonna a Medjugorje Messaggio del 20 luglio 1982 In Purgatorio ci sono tante anime e tra queste anche persone consacrate a Dio. Pregate per loro almeno sette Pater Ave Gloria e il Credo. Ve lo raccomando! Molte anime sono in Purgatorio da molto tempo perche' nessuno prega per loro. Nel Purgatorio ci sono diversi livelli: i più bassi sono vicini all'Inferno mentre quelli elevati si avvicinano gradualmente al Paradiso. Messaggio del 2 novembre 1982 Le anime del Purgatorio aspettano le vostre preghiere e i vostri sacrifici. Messaggio del 2 novembre 1983 La maggior parte degli uomini, quando muore, va in Purgatorio. Un numero pure molto grande va all’Inferno. Soltanto un piccolo numero di anime va direttamente in Paradiso. Vi conviene rinunciare a tutto pur di essere portati direttamente in Paradiso al momento della vostra morte. Messaggio del 6 novembre 1986 Cari figli, Oggi desidero invitarvi a pregare ogni giorno per le anime del Purgatorio. Ad ogni anima è necessaria la preghiera e la grazia per giungere a Dio e all'amore di Dio. Con questo anche voi, cari figli, ricevete nuovi intercessori, che vi aiuteranno nella vita a capire che le cose della terra non sono importanti per voi; che solo il cielo è la meta a cui dovete tendere. Perciò, cari figli, pregate senza sosta affinché possiate aiutare voi stessi e anche gli altri, ai quali le preghiere porteranno la gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata! |
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