Corso di Religione

CRISTIANESIMO
GESU'

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Gesù, una persona speciale
Così riassume S.Paolo la vicenda di Gesù:

1Ti 3,16 Dobbiamo confessare che grande è il mistero della pietà:
Egli si manifestò nella carne,

[ fu vero uomo ]
fu giustificato nello Spirito,
[ visse secondo lo stesso Spirito divino ]
apparve agli angeli,
[ è morto ed è risorto entrando nella dimensione divina, dove gli  angeli dimorano e dove nessuno di loro aveva mai visto un risorto, per cui per loro fu una " apparizione" una novità]
fu annunziato ai pagani,
[ cioè a coloro che non avevano conosciuto nella loro vicenda storica la grandezza del Dio di Israele, Padre di Gesù ]
fu creduto nel mondo,
[ nel mondo alcuni lo hanno accolto ,hanno aderito alla sua azione salvifica e ne sono testimoni per tutte le generazioni]
fu assunto nella gloria.
[ la sua umanità è entrata nella dimensione divina : perfetta è eternamente vivente in Dio. Gesù è l'Uomo compiuto e Definitivo, il Progetto di Dio compiuto.]

Gesù tra storia e fede " La Parola si fece dunque parole, l’Eterno tempo, l’Infinito spazio, Dio divenne anche uomo. Ebbene, è attorno a questo intimo intreccio che si è snodata da sempre la riflessione teologica e l’analisi storica su Gesù Cristo.

Il libro di Benedetto XVI ha voluto rimettere al centro proprio questa unità fondante del cristianesimo, riproponendone la compattezza contro ogni tentazione di dissociazione.

Sì, perché – se stiamo solo alla ricerca moderna – si è assistito a un processo di divaricazione o anche di separazione e persino di negazione di uno dei due poli di quell’unità.

Tutto è cominciato alla fine del Settecento con quella che gli studiosi definiscono ora, con l’inglese ormai imperante, Old Quest, cioè l’antica ricerca: soprattutto in ambito tedesco e illuministico si spogliava Gesù di Nazaret del manto di Cristo e di Figlio di Dio, eliminando dalla sua figura tutto ciò che era ritenuto mito o costruzione fideistica, a partire dai miracoli e dalle parole trascendenti in cui appariva un volto divino.

Nel primo Novecento, con un teologo divenuto poi quasi un capofila, Rudolf Bultmann, si procedeva ulteriormente su quella linea ma per ottenere un esito opposto: al cristiano deve interessare proprio e soltanto il Cristo, il Figlio di Dio, e non certo la vicenda storica dell’ebreo Gesù di Nazaret.

Anche per questa via - che non era razionalista come la prima, bensì teologica - si confermava la dissociazione in Gesù Cristo tra il Verbo e la carne. Ma, attorno agli anni 1950-75 si consumò una svolta radicale con la New Quest: questa nuova ricerca affermava invece la continuità tra il Gesù della storia e il Cristo della fede (o del kerygma o “annunzio” pasquale della Chiesa, come si è soliti dire tecnicamente).

Si assisteva, così, a una serie di fervide analisi storiografiche sulle parole e sugli eventi di Gesù di Nazaret, così da averne una rappresentazione compiuta, recuperandone il rilievo storico, emarginato da Bultmann.

Ma la traiettoria del pendolo dell’analisi critica non si era ancora esaurita: attorno al 1985 prese il via una Third Quest o “terza ricerca” la cui caratteristica fondamentale era la collocazione della figura di Gesù nel suo orizzonte storico giudaico (un ambiente culturale e religioso a noi ben noto attraverso una vasta documentazione) così da farne risaltare la conformità ma anche l’originalità e la discontinuità, considerate come criteri per sostenere la plausibilità storica di molti dati di Gesù e su Gesù offerti dai Vangeli.

A questo punto ecco lo snodo dell’opera di Benedetto XVI che, pur ricorrendo al metodo storico-critico seguito dalla New e dalla Third Quest, lo riposiziona e lo completa riportando l’attenzione anche sulla dimensione “cristologica”, cioè sul Verbo divino presente nella carne di Gesù di Nazaret, attestato dai Vangeli: solo così si può presentare un Gesù reale, non amputato o sezionato.

Il discorso diventa, dunque, complesso. Vorremmo solo far notare due dati.

Il primo è di ordine storiografico: non tutto il reale è “storico”. Quanti detti e atti effettivamente compiuti dall’umanità nei secoli non possono essere documentati storicamente! Lo storico, che ha bisogno sempre di avere come base dati documentati, non ha in mano tutta la realtà di una persona, anzi ad essa si avvicina solo in minima parte e spesso in via ipotetica.

Ed è per questo che sempre più ai nostri giorni si ricorre all’ausilio di altre discipline, come la psicologia, la sociologia, l’antropologia e, perché no?, la mistica e la teologia.

Il secondo dato è di indole teologica: oggetto e fondamento della fede non è di per sé il solo Gesù storico; eppure il Gesù storico è componente fondamentale della fede cristiana perché essa ha al centro la persona di Gesù Cristo che è quell’unità di umanità e divinità da cui siamo partiti.

E allora anche la ricerca storica su Gesù dev’essere integrata nella stessa teologia in un incrocio delicato ma necessario.
Ora, la dimensione trascendente di Cristo, espressa attraverso la sua intima e radicale relazione col Padre e definita da Giovanni attraverso il termine Logos, Verbo divino eterno e infinito, fa sì che Gesù sia una presenza viva e permanente, come afferma la Lettera agli Ebrei: “Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre” (13,8).

C’è allora, a questo punto, un ulteriore percorso da fare nel mistero di Cristo uomo e Dio. Dopo aver risposto alla domanda: “Chi è Cristo in sé?”, si deve necessariamente reagire all’altro quesito: “Chi è Cristo per te?”.

E’ significativo il titolo di un saggio del 1994 di uno dei maggiori teologi protestanti contemporanei, Jürgen Moltmann: Chi è Cristo per noi oggi? Un altro grande teologo tedesco, Dietrich Bonhoeffer, martire nel lager nazista di Flossenburg, nella sua Cristologia esprimeva così questa dimensione ulteriore della ricerca cristologica: “Cristo non è tale solo in quanto Cristo per sé, ma nel suo riferimento a me. Il suo esser-Cristo e il suo esser-per me”.

Anche qui si delineano due volti, come sempre è accaduto: c’è chi vede in lui l’uomo eccezionale, il maestro di sapienza, il testimone morale, il martire della verità e chi scopre in lui la suprema presenza di Dio, il Figlio del Padre celeste. Certo è che, proprio come aveva intuito il vecchio Simeone reggendolo sulle braccia da neonato, “egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Luca 2, 34-35).
Anche volendo evitarlo, t’imbatti in lui...

Ai discepoli sconcertati per le sue parole sul “pane di vita”, espressione alta del suo mistero di eternità e di divinità, Gesù a Cafarnao aveva chiesto: “Volete andarvene anche voi?”. E “da quel giorno molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui”. Ma Pietro a nome degli altri aveva risposto: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (Giovanni 6, 66-69).

L’incontro con Cristo coinvolge la nostra libertà, la provoca e costringe a una scelta simile a quella che si deve compiere a un crocevia. Forse nel cuore di chi se n’è andato rimane la nostalgia di quell’incontro, purtroppo fallito. Forse, in qualche ora oscura, affiora nell’anima il desiderio di mormorare le parole che un filosofo, Søren Kierkegaard, annotava nel suo diario il 16 agosto 1839: “Gesù, vieni ancora in cerca di me sui sentieri dei miei traviamenti ove io mi nascondo a te e agli uomini!”.
"

Dal discorso di Gianfranco Ravasi,Arcivescovo Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, in occasione di un incontro pubblico nel contesto dei “Dialoghi in Cattedrale”, tenutosi presso la Basilica di San Giovanni in Laterano il 13 novembre 2007.

Gesù nasce a Betlemme , città di Davide Lu 2,1 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra.2 Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio.3 Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città.4 Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme,5 per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta.6 Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto.7 Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.

La nascita di Gesù avviene nell'anonimato : i capi religiosi non ne sapevano nulla a quanto risulta dai vangeli. Questa nascita speciale viene annunciata ad Israele da Dio stesso con segni  prodigiosi :

Lc 2,8 C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge.9 Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento,10 ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:11 oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore.12 Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia».

13 E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:14 «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama».15 Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere».16 Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia.17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.18 Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano.19 Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.20 I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
Quando è nato Gesù? L'inizio dell'era cristiana fu ritardato di quattro anni per un errore di calcolo attribuito al monaco scita Dionigi il Piccolo, morto nel 556, il quale datò al 754 di Roma la morte di Erode il Grande. Si sa invece con certezza che il re Erode morì a Gerico ai primi di aprile del 750, dopo sei mesi di atroce malattia.

Certo non era malato quando diede le dovute indicazioni ai magi e ordinò la strage dei bambini al di sotto dei due anni, allorché i magi non ritornarono da lui per dargli notizie intorno al bambino Gesù.

Bisogna perciò concludere che la nascita di Gesù avvenne almeno un anno e mezzo prima della morte di Erode, cioè o nei 748 di Roma o nel 747 (6-7 a. C.). Questa data coincide approssimativamente con l'editto di Augusto e il censimento di Quirino, ricordati da Luca (Lc 2, 1-2).

In forza di altri documenti si sa che sotto Quirino, che governò, come legato imperiale in Siria, dall'11 all'8 a. C., ebbe inizio il censimento, le cui operazioni poterono durare uno o due anni.

Un altro cenno cronologico ci è offerto da Luca all'inizio del ministero di Gesù: "Era l'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio" (3, 1). Nel gennaio del 765 di Roma (12 d. C.), Tiberio veniva associato da Augusto al governo dell'impero. Due anni dopo, il 19 agosto 767 di Roma (14 d. C.), Augusto moriva. Da quale di queste due date si deve computare il quindicesimo anno? Nel primo caso si arriva al 779 di Roma (26 d. C.), nel secondo al 781 di Roma (28 d. C.). Probabilmente Luca computò secondo il metodo orientale, cioè dalla morte di Augusto, e calcolò come un anno l'intervallo fra la morte dell'imperatore e l'inizio del nuovo anno civile, fissato, come per noi, al io gennaio. Allora il quindicesimo anno di Tiberio inizia dal 10 ottobre del 780 di Roma (27 d. C.).

Gesù, nato nel 6 o 7 a. C., avrebbe ricevuto il battesimo da Giovanni Battista negli ultimi mesi del 27 d. C. e avrebbe dato inizio al suo ministero ai primi mesi del 28, avendo circa trent'anni (Lc 3, 23), frase assai elastica, che permette di arrivare sino ai 33 o 34 anni.

L'avvento di Gesù il Cristo segna l'inizio di una nuova Era.
Gesù a Nazareth Gesù trascorre l'infanzia , la giovinezza e la prima età adulta a Nazareth di Galilea: secondo la tradizione dei Vangeli affianca il padre adottivo Giuseppe nel lavoro di falegname o carpentiere.

La fama internazionale della città di Loreto è legata al Santuario mariano dove si conserva e si venera la Santa Casa della Vergine Maria, trasportata secondo una tradizione da Nazaret nel 1294.

La casa della Madonna a Nazaret era costituita di tre povere pareti in pietra addossate e poste come a chiusura di una grotta scavata nella roccia.

La grotta è tuttora venerata a Nazaret, nella basilica dell’Annunciazione, mentre le tre pareti di pietra, dopo la cacciata dei cristiani dalla Palestina da parte dei Musulmani, sono state salvate dalla sicura rovina e trasportate prima a Tersatto, nell’odierna Croazia, nel 1291 e poi a Loreto il 10 dicembre 1294.

Circa le modalità della ‘venuta’ a Loreto della Santa Casa di Nazaret si è imposta per lunghi secoli la versione popolare del suo trasporto miracoloso, "per ministero angelico".

La ricerca storica degli ultimi decenni, in base a reperti archeologici e numerose prove documentali più obiettive e consistenti, possiede convincenti riscontri per affermare che la Santa Casa di Loreto, come del resto tante altre preziose reliquie della Terra Santa, è stata trasportata per nave, al tempo delle crociate.

La versione popolare del trasporto ‘per mano di angeli’ con ogni probabilità è nata dal fatto che nella vicenda hanno svolto un ruolo chiave e primario i regnanti dell’Epiro, appartenenti alla famiglia Angeli, come risulta da un documento notarile del 1294, scoperto recentemente.

Gli studi degli ultimi decenni, condotti da esperti, confermano la tradizione lauretana e l'origine palestinese delle pietre della Santa Casa, che risulta tra l’altro un manufatto estraneo agli usi edilizi marchigiani.

I raffronti tecnici e architettonici dimostrano che le tre pareti della Santa Casa di Loreto si connettono bene con la grotta esistente a Nazaret e con gli altri edifici di culto costruiti sulla casa della Madonna nei primi secoli d. C. Le pietre della Santa Casa sono lavorate e rifinite secondo l'uso dei Nabatei, un popolo che ha esercitato il suo influsso anche nella Galilea fino ai tempi di Gesù.

Sulle pietre si conservano inoltre numerosi graffiti e incisioni tipici delle comunità giudeo-cristiane presenti solo in Palestina prima del V secolo.

Tutto quanto c'è di bello e di artistico a Loreto si è sviluppato intorno a queste umili pareti di pietra ristrutturate a modo di casetta o piccola chiesa. Oltre alla sontuosa basilica, abbellita da grandi artisti, le stesse pareti della Santa Casa sono racchiuse da un artistico rivestimento marmoreo, uno dei più grandi capolavori scultorei dell'arte rinascimentale.

Esso racchiude la Santa Casa come uno scrigno che contiene perle preziosissime: si tratta delle povere pareti legate ai ricordi più cari al cuore della cristianità. Qui fu annunziato il mistero dell'incarnazione, qui ebbe inizio la storia della salvezza con il sì di Maria all'annuncio dell'angelo; queste pietre sono state santificate dalla presenza e dalla vita quotidiana della Santa Famiglia e sono testimoni mute e perenni del passaggio del Figlio di Dio sulla terra.

Gesù  migranteMt 2, 19 Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto
20 e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino». 21 Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele.

22 Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea 23 e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti:
«Sarà chiamato Nazareno».
I magi
ll re Erode, che governava la Palestina per conto di Roma al tempo in cui Gesù nasce a Betlemme, era noto per la sua crudeltà. Secondo il racconto di Matteo, la visita dei Magi turba molto i re: i sapienti d'Oriente dicono di essere venuti per onorare il nuovo re dei Giudei che è nato.

Dunque una minaccia per il trono di Erode! Cosi il re pensa di doversi difendere.

Chiede ai Magi, dopo aver compiuto la loro visita di adorazione, di tornare da lui per informarlo circa il bambino. I Magi, avvertiti da un angelo del Signore, rientrano invece subito ai loro Paesi. Erode, insospettito, ordina di uccidere senza pietà tutti i bimbi di Betlemme di età inferiore ai due anni: sarebbe stato così certo di eliminare il possibile rivale.  

Giuseppe, avvertito in sogno del pericolo, fugge con Maria e il piccolo Gesù in Egitto. Così, miracolosamente, il piccolo Messia scampa alla morte.  

Ancora una volta Matteo vuole darci informazioni su Gesù: Mosè, il mediatore dell'Alleanza fra Dio ed Israele al Sinai, era stato miracolosamente salvato dalla morte che il re d'Egitto aveva decretato contro tutti i bimbi maschi dei popolo ebraico.

Gesù è il nuovo Mosè, quello di cui si parla in Dt 18, 18.  Egli è Colui che darà a tutti gli uomini la Nuova Legge , e concluderà la Nuova ed eterna Alleanza .

Mat 2,1 Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2 «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo».
3 All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6 E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele».


7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella
8 e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
9 Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.


La Parola Magi vien fatta risalire al sanscrito mahat, in greco mega in latino magnus, in italiano grande. In quell'epoca la parola indicava in genere indovini ed astrologi Caldei ( popolo mesopotamico).
I tre Magi erano sacerdoti Zoroastriani ?

(vedi: zoroastrismo)

Non è specificato. Nel racconto evangelico sono i gentili, i non-ebrei, che, a differenza del popolo di Dio riconoscono ed adorano Gesù come un "astro" nuovo nato nell'universo, un re universale. Fatto storico interpretato in funzione profetica e teologica.
Il racconto dei Magi, famosissimo, è un'altra informazione che Matteo vuol dare ai suoi lettori circa la vera identità di Gesù.   I libri dell'Antico Testamento che riportano la storia del popolo, ricordano come il grande re Salomone, figlio di Davide, il più ricco e famoso dei re d'Israele, al colmo della sua gloria ricevette l'omaggio della bella e ricchissima regina dei Sabei (popolo dell'Arabia antica), che gli recò grandi e preziosi doni.

Questo bimbo, poco più che neonato, figlio di un falegname di Galilea, riceve invece l'omaggio e l'adorazione dei Magi (= tribu' nord-persiana che dava i sacerdoti alla religione persiana ; da questa tribu' si ipotizza provesse Zarathustra sacerdote riformatore e fondatore dello Zorosatrismo o Mazdeismo) venuti da Oriente che gli offrono oro, incenso e mirra, doni riservati solo ai re e agli dèi. In realtà più probabilmente si tratterebbe di una carovana di commercianti forse provenienti dall'India visto che portano la mirra.

Il piccolo Gesù, nella semplicità della sua nascita è più grande del grande Salomone, e riceve da stranieri l'omaggio riservato alla divinità; egli infatti, ci vuol dire Matteo, è Figlio di Dio!

La Tradizione popolare cristiana - e non  gli evangelisti- ha poi dato a questi stranieri il titolo di Re e ne ha enumerati tre, uno bianco uno nero ed uno giallo, come le " razze" della umanità, ad indicare una rappresentanza universale.

D'altra parte, persino gli astri hanno annunciato l'evento straordinario della sua  nascita: una stella è sorta nel cielo (il cielo come dimora degli dèi e dei divini : i faraoni, i re e gli imperatori) .La luce che ha guidato la carovana è diventata nella tradizione popolare una stella cometa .

Forse il  passaggio di una cometa, o una rara congiunzione di pianeti  sarebbe quella stella ( ovvero una luce nel ci elo) che ha indicato a  e quel fatto straordinario che si  era compiuto.   . Molti studi hanno fatto gli astronomi su questa posiibilità ma senza risultati attendibili.

Il particolare della cometa in verità è un altro richiamo di Matteo al compiersi delle profezie del l'Antico Testamento : il  profeta Balaam aveva infatti annuncia che la salvezza di Israele si sarebbe compiuta con la venuta di un Messia, chiamato "la  stella  di  Giacobbe".

Per Matteo, quella stella è Gesù!  Gesù cioè è il messia, il re di Israele promesso ed atteso. Nell'Apocalisse ( 2,28) Gesù è chiamato " stella del mattino".


Gesù ebreo circonciso.  Gesù nasce ebreo e come ogni lsraelita porta inciso nella sua carne il segno dell'Alleanza stretta con Israele al Sinai e tramandata di generazione in generazione. 

Gesù fu circonciso l'ottavo giorno dalla nascita così come prescrive la legge. Ma Gesù era anche figlio primogenito di Maria e perciò ritenuto primizia e proprietà di Jhwh.

Doveva essere quindi riscattato per poter rimanere con la famiglia e il prezzo dei riscatto era un'offerta sacrificale. Un tempo gli antichi erano soliti offrire come vittime sacrificali il loro figlio, ma ciò non era permesso agli lsraeliti i quali offrivano un animale in sostituzione (ricorda al riguardo l'episodio dei sacrificio di Isacco) pur continuando a ritenere che Dio avesse diritto a quel figlio.

Le donne dopo il parto (ritenuto un atto necessario, ma che comportava una notevole impurità) dovevano attendere alcuni giorni per potersi ritenere pure. Il numero dei giorni era minore per un maschio e maggiore per una femmina.

Quando i giorni della purificazione furono compiuti Maria si recò al tempio con Giuseppe per presentare suo figlio. Prima Maria non avrebbe potuto entrare nel Tempio perché impura e quindi troppo debole per entrare in un luogo sacro.

L'offerta portata dai coniugi era quella prescritta per le persone meno abbienti: due colombi. Qui al Tempio ben due persone, Anna e Simeone, profetizzano su Gesù, riconoscendo in lui il Messia atteso da Israele.

Lu 2,52 E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Gesù è cresciuto come ogni altro bambino del suo tempo?

Probabilmente sì. Gli evangelisti, anche quelli come Luca che ha fatto ricerche precise su ogni avvenimento di Gesù, tacciono sull'infanzia di Gesù. Non hanno probabilmente trovato racconti particolarmente significativi per le comunità cristiane di allora.

I Vangeli apocrifi , cioè i racconti che la Chiesa non considera normativi per la fede in Gesù,peraltro scritti secoli dopo i 4 canonici, contengono racconti sull'infanzia di Gesù. Mai nessun vescovo ha ritenuto di considerarli fondamentali per la fede cristiana.

Gesu'  bar-mizwah figlio della Legge.
Cerimonia Bar Mizvah al Tempio di Gerusalemme

Un israelita è diventato adulto nella fede religiosa , ovvero maggiorenne secondo la Legge (e perciò sottomesso a tutte le osservanze) quando, a 13 anni, celebra il Bar Mitzvah.

Compiuti i dodici anni, Gesù partecipò al pellegrinaggio a Gerusalemme con i suoi genitori. Il pellegrinaggio a Gerusalemme era molto importante per ogni Israelita soprattutto durante la festa di Pasqua (una delle feste che prevedevano il pellegrinaggio a Gerusalemme).

Qui Gesù si pone a discutere con i dottori della Legge (Lc 2,41-52) come poteva fare solo chi era diventato bar-mizwah .

Gesù è giovane: nessuno poteva parlare, insegnare in pubblico prima dei trent'anni.

In genere i rabbini per sostenere una loro opinione, non lo facevano direttamente, ma citando le opinioni di altri rabbini ed aveva ragione chi ne citava il maggior numero.

Gesù invece, giovane israelita che non ha ancora studiato, parla con autorità ed interpreta personalmente la legge. In questo modo Luca ci dice che Gesù è il Messia.


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