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Gesù Redentore Gesù riscatta , pagandone il prezzo,
tutti coloro che il Maligno
teneva schiavi. Lv 25, 25 Se il tuo fratello, divenuto povero, vende una parte della sua proprietà, colui che ha il diritto di riscatto, cioè il suo parente più stretto, verrà e riscatterà ciò che il fratello ha venduto, La famiglia è radicata nella proprietà
della terra e la solidarietà famigliare esige che la proprietà
vada difesa. Lv 25, 47 Se un forestiero stabilito presso di te diventa ricco e il tuo fratello si grava di debiti con lui e si vende al forestiero stabilito presso di te o a qualcuno della sua famiglia, 48 dopo che si è venduto, ha il diritto di riscatto; lo potrà riscattare uno dei suoi fratelli 49 o suo zio o il figlio di suo zio; lo potrà riscattare uno dei parenti dello stesso suo sangue o, se ha i mezzi di farlo, potrà riscattarsi da sé. Il riscatto, la redenzione è un diritto-dovere che si radica nella famiglia solidale, è la liberazione da un potere che è estraneo alla famiglia, operato da un redentore, un riscattatore. A livello di nazione il Redentore di tutti è il Re. Sal 72, 12 Egli libererà il povero che grida e il misero che non trova aiuto, 13 avrà pietà del debole e del povero e salverà la vita dei suoi miseri. 14 Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso, sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue. Dio è il redentore di Israele, storicamente. Es 6, 2 Dio parlò a Mosè e gli disse: «Io sono il Signore! 3 Sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come Dio onnipotente, ma con il mio nome di Signore non mi son manifestato a loro. 4 Ho anche stabilito la mia alleanza con loro, per dar loro il paese di Canaan, quel paese dov'essi soggiornarono come forestieri. 5 Sono ancora io che ho udito il lamento degli Israeliti asserviti dagli Egiziani e mi sono ricordato della mia alleanza. 6 Per questo di' agli Israeliti: Io sono il Signore! Vi sottrarrò ai gravami degli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi riscatterò con braccio teso e con grandi castighi. 7 Io vi prenderò come mio popolo e diventerò il vostro Dio. Voi saprete che io sono il Signore, il vostro Dio, che vi sottrarrà ai gravami degli Egiziani. 8 Vi farò entrare nel paese che ho giurato a mano alzata di dare ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, e ve lo darò in possesso: io sono il Signore!». Dio non paga prezzi per riscattare il suo popolo. Non deve niente a nessuno. Is 52, 3 Poiché dice il Signore: «Senza
prezzo foste venduti e sarete riscattati senza denaro». La liberazione dalla schiavitù in Egitto è anche liberazione dall’idolatria ( Sinai) e dal peccato che ne consegue, è costituzione del “ popolo di Dio” (Patto del Sinai-7 Io vi prenderò come mio popolo e diventerò il vostro Dio) che vive in intimità con Lui ( liturgia e culto) alla sua presenza ( arca e tenda ). Dio redime , riscatta , radunando i liberati come suo popolo, per vivere insieme a loro. Li riscatta da una situazione storica sfavorevole per introdurli , attraverso la relazione con lui, in una nuova situazione storica, in una dimensione di vita favorevole. Redenzione è anche costituzione di un popolo, raduno, assemblea. Qa’al di Dio. Il popolo liberato dalla schiavitù diventa una comunità nuova, rinnovata dalla relazione con Dio ( alleanza) nelle relazioni tra i suoi membri , con gli altri, con la natura.Il popolo di Dio vive nella continua memorializzazione della redenzione, come rinnovamento della sua costituzione o “ creazione” o “nascita” , come ringraziamento , come testimonianza-missione davanti ai popoli della gloria di Dio, del suo “ peso” nella storia umana. Solo la potenza salvifica di Dio puo’ radunare i suoi salvati come un popolo che vive la giustizia ( dell’alleanza) e che media questo riscatto divino gratuito nella vita comune libera e solidale.Osservare la legge del riscatto nella vita di Israele significa in qualche modo per il redentore famigliare “mediare” la redenzione divina ricevuta gratuitamente il cui frutto è anche la Terra. La redenzione operata da Gesù viene espressa dagli agiografi cristiani attraverso linguaggi diversi e diverse analogie. Il Verbo, di natura divina doveva “ farsi uomo” per dare agli uomini la vita eterna. Eb 2,14 Poiché dunque i figli [ dell’uomo]
hanno in comune il sangue e la carne, anch'egli [figlio di Dio, che
non ha carne e sangue] ne è divenuto partecipe Al timore della morte contribuisce l'apprensione delle sofferenze che conducono all'estremo passo; ma sopratutto è il senso di colpa, l'apprensione del giudizio che segue. Questo stato è come una schiavitù a cui l'uomo è sottoposto, condannato come ad una pena che dura quanto la vita. Da questo stato di schiavitù Cristo ha liberato gli uomini portando come sommo sacerdote, ma su se stesso , davanti a Dio, la pena dovuta ai loro peccati e ottenendone l’espiazione col suo sangue- come di agnello- li ha riconciliati a Dio. La morte potrà esistere ancora come fatto fisico, ma non più come «salario del peccato». Essa muta aspetto e diventa un «uscire» dalla vita terrena, per andare non già nel regno tenebroso dei morti, ma nella «patria migliore», nella «Gerusalemme celeste», a raggiungere «l'assemblea festante» degli angeli ed i «giusti pervenuti alla perfezione» 1Gv3, 8 Chi commette il peccato viene dal
diavolo, perché il diavolo è peccatore fin dal principio.
Ora il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo. Il Cristo deve “riscattare” l’umanità
dal diavolo Gv
3,8«Per questo è apparso il Figlio di Dio, affinchè
distruggesse le opere del diavolo» Lc 1, 68 «Benedetto il Signore Dio d'Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, 69 e ha suscitato per noi una salvezza potente nella casa di Davide, suo servo, 70 come aveva promesso per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo: 71 salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. 72 Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, 73 del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, 74 di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, 75 in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.» Il Cristo, in quanto uomo, dovrà pagare al Nemico il prezzo del riscatto: la sua vita.2Co 5,21 Colui che non aveva conosciuto peccato,
Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi
potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio.- Rm 3,23tutti hanno peccato e sono privi della
gloria di Dio, 24 ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia,
in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. Rm 3, 28 Noi riteniamo infatti che l'uomo è giustificato per la fede indipendentemente dalle opere della legge. 29 Forse Dio è Dio soltanto dei Giudei? Non lo è anche dei pagani? Certo, anche dei pagani! 30 Poiché non c'è che un solo Dio, il quale giustificherà per la fede i circoncisi, e per mezzo della fede anche i non circoncisi. Il Cristo deve essere strumento con cui Dio
“ riconcilia” a sé il popolo peccatore e ribelle. Col2,13 Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l'incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, 14 annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; 15 avendo privato della loro forza i Principati e le Potestà ne ha fatto pubblico spettacolo dietro al corteo trionfale di Cristo. Il Cristo deve “ espiare i peccati del
mondo” [cioè purificare il mondo dai peccati] Rm 3,23 tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, 24 ma [ tutti] sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù. 25 Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, 26 nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù. Is 53,7 Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua
bocca. L'agnello era una delle vittime animali che più spesso venivano immolate sotto la legge mosaica: s'immolava per ogni famiglia un agnello alla festa di Pasqua; ogni mattina ed ogni sera, si offriva sull'altare un agnello; e nei numerosi sacrifici di purificazione si prescriveva l'immolazione di agnelli di un anno senza difetto nè macchia. L'assenza di qualsiasi difetto o macchia nelle vittime legali simboleggia la perfezione morale del Cristo "santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori" Eb 9,12 non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna. Eb 9,13 Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsi su quelli che sono contaminati, li santificano, purificandoli nella carne, Eb 9,14 quanto più il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte, per servire il Dio vivente? Il Cristo deve “beneficare e risanare “ coloro che erano schiavi del diavolo.At 10,38 Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. Il Cristo deve “formare un popolo “ puro che gli appartenga.Mc10,45«Voi sapete che coloro che sono ritenuti capi delle nazioni le dominano, e i loro grandi esercitano su di esse il potere. 43 Fra voi però non è così; ma chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, 44 e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti 45 Il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». Tit2,13 Gesù Cristo; 14 il quale ha dato
se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi
un popolo puro che gli appartenga, zelante nelle opere buone. Ef 1,7Gesù… nel quale abbiamo
la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo
la ricchezza della sua grazia. Ef 1,8 Egli l'ha abbondantemente riversata
su di noi con ogni sapienza e intelligenza.. Il primo lavacro fu quello del giorno di Pentecoste: (Atti 2,23-33) «Uomini d'Israele, ascoltate
queste parole: Gesù di Nàzaret uomo accreditato da Dio
presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso
operò fra di voi per opera sua, come voi ben sapete dopo che,
secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato
a voi, voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l'avete
ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato... e noi tutti ne siamo testimoni.
Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre
lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi
potete vedere e udire…. 602 San Pietro può, di conseguenza, formulare così la fede apostolica nel disegno divino della salvezza: “Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l'argento e l'oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. Egli fu predestinato, già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi” ( 1Pt 1,18-20 ). I peccati degli uomini, conseguenti al peccato originale, sono sanzionati dalla morte [Cf Rm 5,12; 1Cor 15,56 ]. Inviando il suo proprio Figlio nella condizione di servo, [Cf Fil 2,7 ] quella di una umanità decaduta e votata alla morte a causa del peccato, [Cf Rm 8,3 ] “colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio” ( 2Cor 5,21 ). 603 Gesù non ha conosciuto la riprovazione come se egli stesso avesse peccato [Cf Gv 8,46 ]. Ma nell'amore redentore che sempre lo univa al Padre, [Cf Gv 8,29 ] egli ci ha assunto nella nostra separazione da Dio a causa del peccato al punto da poter dire a nome nostro sulla croce: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?” ( Mc 15,34; 603 Sal 22,2 ). Avendolo reso così solidale con noi peccatori, “Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi” ( Rm 8,32 ) affinché noi fossimo “riconciliati con lui per mezzo della morte del Figlio suo” ( Rm 5,10 ). Dio ha l'iniziativa dell'amore redentore universale 604 Nel consegnare suo Figlio per i nostri peccati, Dio manifesta che il suo disegno su di noi è un disegno di amore benevolo che precede ogni merito da parte nostra. “In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” ( 1Gv 4,10 ) [Cf 1Gv 4,19 ]. “Dio dimostra il suo amore verso di noi, perché mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” ( Rm 5,8 ). 605 Questo amore è senza esclusioni; Gesù l'ha richiamato a conclusione della parabola della pecorella smarrita: “Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli” ( Mt 18,14 ). Egli afferma di “dare la sua vita in riscatto per molti ” ( Mt 20,28 ); quest'ultimo termine non è restrittivo: oppone l'insieme dell'umanità all'unica persona del Redentore che si consegna per salvarla [Cf Rm 5,18-19 ]. La Chiesa, seguendo gli Apostoli, [Cf 2Cor 5,15; 1Gv 2,2 ] insegna che Cristo è morto per tutti senza eccezioni: “Non vi è, non vi è stato, non vi sarà alcun uomo per il quale Cristo non abbia sofferto” [Concilio di Quierzy (853): Denz. -Schönm.,624]. III. Cristo ha offerto se stesso al Padre per i nostri peccati 606 Il Figlio di Dio “disceso dal cielo non per fare” la sua “volontà ma quella di colui che” l'ha “mandato” ( Gv 6,38 ), “entrando nel mondo dice: . . Ecco, io vengo. . . per fare, o Dio, la tua volontà. . . Ed è appunto per quella volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dell'offerta del Corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre” ( Eb 10,5-10 ). Dal primo istante della sua Incarnazione, il Figlio abbraccia nella sua missione redentrice il disegno divino di salvezza: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera” ( Gv 4,34 ). Il sacrificio di Gesù “per i peccati di tutto il mondo” ( 1Gv 2,2 ) è l'espressione della sua comunione d'amore con il Padre: “Il Padre mi ama perché io offro la mia vita” ( Gv 10,17 ). “Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato” ( Gv 14,31 ). 607 Questo desiderio di abbracciare il disegno di amore redentore del Padre suo anima tutta la vita di Gesù [Cf Lc 12,50; Lc 22,15; Mt 16,21-23 ] perché la sua Passione redentrice è la ragion d'essere della sua Incarnazione: “Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora!” ( Gv 12,27 ). “Non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?” ( Gv 18,11 ). E ancora sulla croce, prima che tutto sia compiuto, [Cf Gv 19,30 ] egli dice: “Ho sete” ( Gv 19,28 ). “L'Agnello che toglie il peccato del mondo” 608 Dopo aver accettato di dargli il battesimo tra i peccatori, [Cf Lc 3,21; Mt 3,14-15 ] Giovanni Battista ha visto e mostrato in Gesù “l'Agnello di Dio.. . che toglie il peccato del mondo” ( Gv 1,29 ) [Cf Gv 1,36 ]. Egli manifesta così che Gesù è insieme il Servo sofferente che si lascia condurre in silenzio al macello [Cf Is 53,7; 608 Ger 11,19 ] e porta il peccato delle moltitudini [Cf Is 53,12 ] e l'agnello pasquale simbolo della redenzione di Israele al tempo della prima Pasqua [Cf Es 12,3-14; e anche Gv 19,36; 1Cor 5,7 ]. Tutta la vita di Cristo esprime la sua missione: “servire e dare la propria vita in riscatto per molti”( Mc 10,45 ) Gesù liberamente fa suo l'amore redentore del Padre 609 Accogliendo nel suo cuore umano l'amore del Padre per gli uomini, Gesù “li amò sino alla fine” ( Gv 13,1 ) “perché nessuno ha un amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici” ( Gv 15,13 ). Così nella sofferenza e nella morte, la sua umanità è diventata lo strumento libero e perfetto del suo amore divino che vuole la salvezza degli uomini [ Cf Eb 2,10; Eb 2,17-18; Eb 4,15; Eb 5,7-9 ]. Infatti, egli ha liberamente accettato la sua passione e la sua morte per amore del Padre suo e degli uomini che il Padre vuole salvare: “Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso” ( Gv 10,18 ). Di qui la sovrana libertà del Figlio di Dio quando va liberamente verso la morte [Cf Gv 18,4-6; 609 Mt 26,53 ]. Alla Cena Gesù ha anticipato l'offerta libera della sua vita 610 La libera offerta che Gesù fa di se stesso ha la sua più alta espressione nella Cena consumata con i Dodici Apostoli [Cf Mt 26,20 ] nella “notte in cui veniva tradito” ( 1Cor 11,23 ). La vigilia della sua passione, Gesù, quand'era ancora libero, ha fatto di quest'ultima Cena con i suoi Apostoli il memoriale della volontaria offerta di sé al Padre [Cf 1Cor 5,7 ] per la salvezza degli uomini: “Questo è il mio Corpo che è dato per voi” ( Lc 22,19 ). “Questo è il mio Sangue dell'Alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati” ( Mt 26,28 ). 611 L'Eucaristia che egli istituisce in questo momento sarà il “memoriale” [Cf 1Cor 11,25 ] del suo sacrificio. Gesù nella sua offerta include gli Apostoli e chiede loro di perpetuarla [Cf Lc 22,19 ]. Con ciò, Gesù istituisce i suoi Apostoli sacerdoti della Nuova Alleanza: “Per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità” ( Gv 17,19 ) [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm. , 1752; 1764]. L'agonia del Getsemani 612 Il calice della Nuova Alleanza, che Gesù ha anticipato alla Cena offrendo se stesso, [Cf Lc 22,20 ] in seguito egli lo accoglie dalle mani del Padre nell'agonia al Getsemani [Cf Mt 26,42 ] facendosi “obbediente fino alla morte” ( Fil 2,8 ) [Cf Eb 5,7-8 ]. Gesù prega: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice!” ( Mt 26,39 ). Egli esprime così l'orrore che la morte rappresenta per la sua natura umana. Questa, infatti, come la nostra, è destinata alla vita eterna; in più, a differenza della nostra, è perfettamente esente dal peccato [Cf Eb 4,15 ] che causa la morte; [Cf Rm 5,12 ] ma soprattutto è assunta dalla Persona divina dell' “Autore della vita” ( At 3,15 ), del “Vivente” ( Ap 1,17 ) [Cf Gv 1,4; Gv 5,26 ]. Accettando nella sua volontà umana che sia fatta la volontà del Padre, [Cf Mt 26,42 ] Gesù accetta la sua morte in quanto redentrice, per “portare i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce” ( 1Pt 2,24 ). La morte di Cristo è il sacrificio unico e definitivo 613 La morte di Cristo è contemporaneamente il sacrificio pasquale che compie la redenzione definitiva degli uomini [Cf 1Cor 5,7; Gv 8,34-36 ] per mezzo dell'“Agnello che toglie il peccato del mondo” ( Gv 1,29 ) [Cf 1Pt 1,19 ] e il sacrificio della Nuova Alleanza [Cf 1Cor 11,25 ] che di nuovo mette l'uomo in comunione con Dio [Cf Es 24,8 ] riconciliandolo con lui mediante il sangue “versato per molti in remissione dei peccati” ( Mt 26,28 ) [Cf Lv 16,15-16 ]. 614 Questo sacrificio di Cristo è unico: compie e supera tutti i sacrifici [Cf Eb 10,10 ]. Esso è innanzitutto un dono dello stesso Dio Padre che consegna il Figlio suo per riconciliare noi con lui [Cf 1Gv 4,10 ]. Nel medesimo tempo è offerta del Figlio di Dio fatto uomo che, liberamente e per amore, [Cf Gv 15,13 ] offre la propria vita [Cf Gv 10,17-18 ] al Padre suo nello Spirito Santo [Cf Eb 9,14 ] per riparare la nostra disobbedienza. Gesù sostituisce la sua obbedienza alla nostra disobbedienza 615 “Come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti” ( Rm 5,19 ). Con la sua obbedienza fino alla morte, Gesù ha compiuto la sostituzione del Servo sofferente che offre “se stesso in espiazione ”, mentre porta “il peccato di molti”, e li giustifica addossandosi “la loro iniquità” [Cf Is 53,10-12 ]. Gesù ha riparato per i nostri errori e dato soddisfazione al Padre per i nostri peccati [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1529]. Sulla croce, Gesù consuma il suo sacrificio 616 E' l'amore “sino alla fine” ( Gv 13,1 ) che conferisce valore di redenzione e di riparazione, di espiazione e di soddisfazione al sacrificio di Cristo. Egli ci ha tutti conosciuti e amati nell'offerta della sua vita [Cf Gal 2,20; Ef 5,2; Ef 5,25 ]. “L'amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti” ( 2Cor 5,14 ). Nessun uomo, fosse pure il più santo, era in grado di prendere su di sé i peccati di tutti gli uomini e di offrirsi in sacrificio per tutti. L'esistenza in Cristo della Persona divina del Figlio, che supera e nel medesimo tempo abbraccia tutte le persone umane e lo costituisce Capo di tutta l'umanità, rende possibile il suo sacrificio redentore per tutti . 617 “Sua sanctissima passione in ligno crucis nobis justificationem meruit - La sua santissima passione sul legno della croce ci meritò la giustificazione” insegna il Concilio di Trento [Denz. -Schönm., 1529] sottolineando il carattere unico del sacrificio di Cristo come “causa di salvezza eterna” ( Eb 5,9 ). E la Chiesa venera la croce cantando: “O crux, ave, spes unica - Ave, o croce, unica speranza” [Inno “Vexilla Regis”]. La partecipazione dei cristiani al sacrificio di Cristo 618 La croce è l'unico sacrificio di Cristo, che è il solo “mediatore tra Dio e gli uomini” ( 1Tm 2,5 ). Ma, poiché nella sua Persona divina incarnata, “si è unito in certo modo ad ogni uomo”, [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22] egli offre “a tutti la possibilità di venire in contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22]. Egli chiama i suoi discepoli a prendere la loro croce e a seguirlo, [Cf Mt 16,24 ] poiché patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme [Cf 1Pt 2,21 ]. Infatti egli vuole associare al suo sacrificio redentore quelli stessi che ne sono i primi beneficiari [Cf Mc 10,39; Gv 21,18-19; Col 1,24 ]. Ciò si compie in maniera eminente per sua Madre, associata più intimamente di qualsiasi altro al mistero della sua sofferenza redentrice [Cf Lc 2,35 ] Al di fuori della croce non vi è altra scala per salire al cielo [Santa Rosa da Lima; cf P. Hansen, Vita mirabilis, Louvain 1668]. Benedetto XVI- omelia nella cattedrale di Londra , settembre 2010. Lo scaturire del sangue di Cristo è la sorgente della vita della Chiesa. San Giovanni, come sappiamo, vede nell’acqua e nel sangue che sgorgano dal corpo di nostro Signore la sorgente di quella vita divina che è donata dallo Spirito Santo e ci viene comunicata nei sacramenti (Giovanni 19, 34; cfr. 1 Giovanni 1, 7;5, 6-7). La lettera agli Ebrei ricava, potremmo dire, le implicazioni liturgiche di questo mistero. Gesù, attraverso la sua sofferenza e morte, la sua auto-donazione nello Spirito eterno, è divenuto il nostro sommo sacerdote e "il mediatore di un’alleanza nuova" (9, 15). Queste parole richiamano le stesse parole di nostro Signore nell’ultima cena, quando egli istituì l’eucarestia come sacramento del suo corpo, donato per noi, e del suo sangue, il sangue della nuova ed eterna alleanza sparso per la remissione dei peccati (cfr. Marco 14, 24; Matteo 26, 28; Luca 22, 20). |
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