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Il cammino verso l'unità .

( vedi : ecumenismo)

I tentativi di superare la divisione della cristianità sono antichi quanto le divisioni stesse. La storia della Chiesa è piena di sforzi per l'unità, a partire dai concili della Chiesa antica fino al movimento ecumenico dal greco oikumène "(terra) abitata" - del XX secolo, con il quale si intende tutto un lavoro serio e paziente di riavvicinamento e di unione visibile di tutte le Chiese cristiane.

Nel medioevo si occupò dell'unità soprattutto il concilio di Firenze (1439-1443).
Al tempo della Riforma si cercò di superare la divisione mediante i colloqui di religione (1530, 1540, 1541) che, però, non raggiunsero alcun risultato apprezzabile. Da allora i colloqui ufficiali tra le Chiese rimasero interrotti per oltre 400 anni.

Una vera inversione di tendenza si ha solo nel 1844 con la fondazione dell'Unione cristiana dei giovani (YMCA Young Men's Christian Association), avvenuta a Londra, che, con il suo orientamento biblico e missionario, diede un notevole impulso a quello che sarebbe diventato più tardi il movimento ecumenico. Fu soprattutto la necessità di appianare i contrasti che opponevano tra di loro le varie denominazioni cristiane in terra di missione, a forzare il dialogo per una maggiore comprensione reciproca.

Tra le conferenze missionarie primeggia l'Assemblea di Edimburgo del 1910. Da qui inizia la storia del movimento ecumenico moderno. Dall'Assemblea nacquero: nel 1927 il movimento Fede e costituzione (Faith and Order), che voleva affrontare i problemi dottrinali che dividevano le Chiese e nel 1925 Cristianesimo pratico (Life and Work), che voleva presentarsi come voce della coscienza cristiana in favore della pace e della giustizia. Dall'unione tra i due movimenti nacque a Ginevra, nel 1948, il Consiglio ecumenico delle Chiese (CEC) con l'adesione, allora, di 90 Chiese protestanti e ortodosse.

Dopo il Concilio Vaticano II

A questo cammino la Chiesa cattolica ha partecipato in forme diverse e a vario titolo, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II (1964) che ha profondamente migliorato i rapporti con le altre Chiese, ma senza diventare membro a tutti gli effetti del CEC.
Molti documenti succedutisi nel tempo hanno appianato non poche divergenze dottrinali, e la collaborazione pratica fra i cristiani ha inaugurato un clima veramente nuovo che fa ben sperare per il futuro. Infatti, la sfida che l'evangelizzazione del Terzo millennio lancia al cristianesimo è che ci si possa presentare, se non del tutto uniti, almeno molto più prossimi a superare le divisioni («Tertio millennio adveniente», 34).

Dio vuole la Chiesa, perchè egli vuole l'unità e nell'unità si esprime tutta la profondità della sua agape, la passione per l'uomo («Ut unum sint », 9).

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