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Cristianesimo e lavoro
Sempre più disorientati nelle società multiculturali e consumiste dove domina la comunicazione non-cristiana e anti-cristiana, spesso non riescono a trovare il loro posto nel mondo. La quotidianità , il lavoro, che senso hanno?Come orientano la vita quotidiana i cristiani? Il problema. Col suo lavoro
e col suo ingegno l'uomo ha cercato sempre di sviluppare la propria vita;
ma oggi, specialmente con l'aiuto della scienza e della tecnica, ha dilatato
e continuamente dilata il suo dominio su quasi tutta la natura e, grazie soprattutto
alla moltiplicazione di mezzi di scambio tra le nazioni, la famiglia umana
a poco a poco è venuta a riconoscersi e a costituirsi come una comunità
unitaria nel mondo intero. Ne deriva che molti beni, che un tempo
l'uomo si aspettava dalle forze superiori, oggi se li procura con la sua iniziativa
e con le sue forze. Di fronte a questo immenso sforzo, che orrnai pervade tutto il genere umano,
molti interrogativi sorgono tra gli uomini: qual
è il senso e il valore della attività umana? (Il teolgo G. Ravasi in Nuovo Diz. di Teologia Biblica-Ediz. Paoline) Il secolo XIX è stato caratterizzato, per quel che concerne il nostro tema, da un'esaltazione enfatica ed entusiastica del lavoro, considerato come espressione del dominio dell'uomo sulla natura. Nel nostro secolo, la sempre maggiore divisione e specializzazione dei lavoro, lo sviluppo della scienza, della tecnica e conseguentemente della civiltà industriale hanno sempre più messo in rilievo aspetti problematici o addirittura negativi della concezione ottocentesca del lavoro. Il tema del lavoro, ereditato dal secolo scorso, è entrato espressamente nella riflessione filosofica e teologica soprattutto nel nostro secolo. Ma paradossalmente la nozione stessa di 'lavoro' ha perso in chiarezza e univocità, tanto da divenire una categoria indeterminata e quindi bisognosa di precisazione. Nell'ambito della riflessione cristiana, il nostro secolo ha assistito a un
ampio e multiforme sforzo di interpretazione della moderna civiltà
del lavoro. Basti pensare alle encicliche dei papi, alla teologia francese delle realtà terrene, al documento conciliare Gaudium
et spes. Fuori del campo teologico, la filosofia moderna da Hegel alla
Scuola di Francoforte, la sociologia da Weber ai nostri giorni, la
psicologia e la medicina del lavoro, tutte le scienze umane si occupano del
lavoro sotto, aspetti specifici. Il lavoro si configura come L'attività umana è di continuo presente nei testi biblici, ma in essi il termine 'lavoro' nel senso della moderna società industriale e lavoristica è assente. Di qui la difficoltà di meotodo per la ricerca: su che cosa precisamente interroghiamo la Bibbia? Il tema dei
lavoro, pur essendo ,quasi onnipresente, non ha particolare rilievo per l'annuncio
biblico, centrato sulla proclamazione del regno di Dio e, ultimamente,
sul mistero di Gesù Cristo. Di conseguenza, lo studio del tema biblico deve guardarsi dal pericolo di una utilizzazione selettiva dei testi biblici in base a una non confessata o non riflessa precomprensione. Una teologia del lavoro ben può essere elaborata semplicemente a colpi di citazioni bibliche né per semplice deduzione dai grandi temi della rivelazione (creazione, redenzione, escatologia), ma presuppione la previa elaborazione di una adeguata antropologia teologica. Sarebbe poco fruttuoso fare una semplice descrizione dei vari lavori menzionati nella Bibbia. Il lavoro fa parte dell'esistenza umana, ma non ne esaurisce il senso né salva l'uomo; non santifica l'uomo ma neppure lo condanna. Eppure il lavoro è 'espressione' dell'esistenza umana, della sua finitezza creaturale e del suo bisogno di salvezza. E' ovvio che il lavoro è dunque considerato entro la visione antropologica biblica in riferimento a Dio.Il valore delle attività umane scondo il Magistero Cattolico (Gaudium et Spes, 33-34).Gs-39-Per i credenti una cosa è certa: l'attività umana individuale e collettiva, ossia quell'ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, considerato in se stesso, corrisponde alle intenzioni di Dio.
Ciò vale anche per gli ordinari lavori quotidiani. Il lavoro è fatica. Questa fatica è un fatto universalmente riconosciuto, perché universalmente sperimentato. Lo sanno gli uomini del lavoro manuale, svolto talora in condizioni eccezionalmente gravose. Lo sanno non solo gli agricoltori... ma anche i minatori nelle miniere o nelle cave di pietra, gli operai che lavorano agli altiforni, gli uomini che lavorano nei cantieri edili... Lo sanno, al tempo stesso, gli uomini legati al banco del lavoro intellettuale, lo sanno gli scienziati... i medici e gli infermieri che vigilano giorno e notte accanto ai malati. Lo sanno le donne che, talora senza adeguato riconoscimento da parte della società e degli stessi familiari, portano ogni giorno la fatica e la responsabilità della casa e dell'educazione dei figli. Lo sanno tutti gli uomini del lavoro e, poiché èvero che il lavoro è una vocazione universale, lo sanno tutti gli uomini. Eppure, con tutta questa fatica - e forse, in un certo senso, a causa di essa - il lavoro è un bene dell'uomo. Ed è non solo un bene "utile" o "da fruire", ma
un bene "degno", cioè corrispondente alla dignità
dell'uomo. Volendo meglio precisare il significato etico del lavoro, si deve
avere davanti agli occhi prima di tutto questa verità. Terra nuova e cielo nuovo. G.S-34-«...Ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l'umanità e non sappiamo in che modo sarà trasformato l'universo. Passa certamente l'aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo però dalla Rivelazione che Dio prepara
una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia , e la cui
felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace
che salgono nel cuore degli uomini . Qui sulla terra il regno è già presente, in mistero; ma con la venuta del Signore, giungerà a perfezione. ...» G.S.33-I cristiani, dunque, non si sognano nemmeno di contrapporre i prodotti dell'ingegno e del coraggio dell'uomo alla potenza di Dio, quasi che la creatura razionale sia rivale del Creatore; al contrario, sono persuasi piuttosto che le vittorie dell'umanità sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno. Ma quanto più cresce la potenza degli uomini, tanto più si estende e si allarga la loro responsabilità, sia individuale che collettiva. Da ciò si vede come il messaggio cristiano, lungi dal distogliere gli uomini dal compito di edificare il mondo o dall'incitarli a disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a tutto ciò con un obbligo ancora più pressante. Norme dell'attività umana. GS n°35. L'attività umana come deriva dall'uomo cosi è ordinata all'uomo. L'uomo, infatti, quando lavora, non trasforma soltanto le cose e la società, ma perfeziona se stesso. Apprende molte cose, sviluppa le sue facoltà, esce da sé e si supera.Tale sviluppo, se è ben compreso, vale più delle ricchezze esteriori che si possono accumulare. L'uomo vale più per quello che “ è ” che per quello che “ha”. Parimenti tutto ciò che gli uomini compiono allo scopo di conseguire una maggiore giustizia, una più estesa fraternità e un ordine più umano dei rapporti sociali, ha più valore dei progressi in campo tecnico. Questi, infatti, possono fornire, per cosi dire, la base materiale della promozione umana, ma da soli non valgono in nessun modo a realizzarla. Pertanto questa è la norma dell'attività umana: che secondo il disegno di Dio e la sua volontà essa corrisponda al vero bene dell'umanità, e che permetta all'uomo, considerato come individuo o come membro della società, di coltivare e di attuare la sua integrale vocazione. 36. La legittima autonomia delle realtà terrene. Molti nostri contemporanei, però, sembrano temere che, se si fanno troppo stretti i legami tra attività umana e religione, venga impedita l'autonomia degli uomini, delle società, delle scienze. Se per autonomia delle realtà terrene si vuol
dire che le cose create e le stesse società hanno leggi e valori propri,
che l'uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare, allora si tratta
di una esigenza d'autonomia legittima: non solamente essa è rivendicata
dagli uomini del nostro tempo, ma è anche conforme al volere del Creatore. Perciò la ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio. Anzi, chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i
segreti della realtà, anche senza prenderne coscienza, viene come condotto
dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che
siano quello che sono. La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce. La sacra Scrittura, però, con cui si accorda l'esperienza dei secoli, insegna agli uomini che il progresso umano, che pure è un grande bene dell'uomo, porta con sé una seria tentazione. Infatti, sconvolto l'ordine dei valori e mescolando il male col bene, gli individui e i gruppi guardano solamente agli interessi propri e non a quelli degli altri; cosi il mondo cessa di essere il campo di una genuina fraternità, mentre invece l'aumento della potenza umana minaccia di distruggere ormai lo stesso genere umano. Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta cominciata fin dall'origine del mondo, destinata a durare, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di Dio. Per questo la Chiesa di Cristo, fiduciosa nel piano provvidenziale del Creatore, mentre riconosce che il progresso umano può servire alla vera felicità degli uomini, non può tuttavia fare a meno di far risuonare il detto dell'Apostolo: “ Non vogliate adattarvi allo stile di questo mondo ” (Rm12,2) e cioè a quello spirito di vanità e di malizia che stravolge in strumento di peccato l'operosità umana, ordinata al servizio di Dio e dell'uomo. Se dunque ci si chiede come può essere vinta tale miserevole situazione,
i cristiani per risposta affermano che tutte le attività umane, che
son messe in pericolo quotidianamente dalla superbia e dall'amore disordinato
di se stessi, devono venir purificate e rese perfette per mezzo della croce
e della risurrezione di Cristo. Redento da Cristo e diventato nuova creatura
nello Spirito Santo, l'uomo, infatti, può e deve amare anche le cose
che Dio ha creato. Di esse ringrazia il divino benefattore e, usando e godendo delle creature
in spirito di povertà e di libertà, viene introdotto nel vero
possesso del mondo, come qualcuno che non ha niente e che possiede tutto: “Tutto, infatti, è vostro:
ma voi siete di Cristo e il Cristo è di Dio ” (1Cor3,22). Coloro pertanto che credono alla carità divina,
sono da lui resi certi che la strada della carità è
aperta a tutti gli uomini e che gli sforzi intesi a realizzare la fraternità
universale non sono vani. Più l'uomo conosce il senso delle realtà terrene "lavorandole" mosso dalla carità, tanto più puo' godere di esse per la pienezza di vita di tutti. Il
lavoro del cristiano è mosso dalla carità, non puo' che essere
carità-in-atto. Ma la rivelazione biblica aggiunge che insieme al dono del giardino da lavorare l'uomo ha ricevuto da Dio anche il senso di questo giardino.Secondo l'antropologia rivelata l'uomo è un essere di desiderio, di carenza, di bisogno di assoluto. I beni terreni non potranno mai realizzare l'uomo, colmare il suo desiderio di assoluto. L'errore che compie spesso l'uomo che non cocnosce se stesso è quello di identificare il suo bisogno di assoluto con i suoi bisogni psicofisici : "soddisfando i bisogni psifofisici dell'uomo si colma il suo bisogno di essere uomo, lo si realizza ". Questo è l'errore che gli uomini oggi pagano.La vita umana non si esaurisce nel soddisfare la fame, il bisogno di casa, di comodità, di sesso, etc. come predicano i profeti di questo mondo. Gesù lo ha rivelato chiaramente: Mat 6,22 La lucerna del corpo è l'occhio; se
dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella
luce; Lc 12,32 Non temere, piccolo gregge, perché
al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Nel lavoro, nella manipolazione del mondo, l'uomo scopre insieme la sua finitezza ed il suo desiderio di pienezza, di perfezione, di assoluto. Ma nel lavoro l'uomo scopre anche il suo desiderio di vivere per se stesso e per gli altri, la gioia di donare se stesso , scopre e realizza la solidarietà . Tutto cio' è continuamente minacciato dalle tenebre del peccato, ma
l'avvento della salvezza cristiana , il dono dello spirito di carità,
lo trasforma in mezzo di comunione con Dio e con gli altri. La comunità cristiana non ha il compito di edificarsi con il lavoro come società contrapposta a quella civile. Per quanto possa essere importante il lavoro umano dei cristiani questo non puo' mai essere confuso con la loro chiamata e missione . Mar 8,36 Che giova infatti all'uomo guadagnare
il mondo intero, se poi perde la propria anima? Lc 12,15 E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni». In altre parole: il lavoro in sè non salva l'uomo dal male e dalla morte. |
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