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E' possibile costruire una civiltà fondata sulla carita'?

La libertà nell'amore
La più grande aspirazione dell'uomo è quella della libertà, ma il fallimento di tale aspirazione è continuo. L'uomo è in se stesso diviso; il peccato, nella sua dimensione personale e collettiva, fa permanere l'uomo in vecchie e nuove forme di schiavitù (denaro, potere, successo ecc.).

La libertà dell'uomo appare, allora, come prigioniera: lo è per oppressioni e condizionamenti interni (superficialità, pigrizia, egoismo ecc.) ed esterni, provenienti dall'ambiente in cui si vive (moda, conformismo, pregiudizi ecc.).

Solo trasformando l'uomo alle radici, tale libertà può essere «liberata»: per il Cristiano ciò avviene con la rinascita nello Spirito, con il dono della Grazia divina. I Cristiani vivono, sperimentano una libertà «liberata» da ogni condizionamento interno ed esterno da parte di tutto ciò che disumanizza la vita, il Male, come dono gratuito di Gesù, grazia, nella parola-sacramenti-carità .

Questa libertà -non ipotetica ma concreta perchè «liberata» dai legami con il maligno così come dal suo potere soprannaturale e da tutte le sue «ideologie» sul mondo e sull'esistenza -li conduce a considerare la vita come apertura all'altro, come dono di sé.Il mistero della vita umana trova nell'esperienza cristiana di liberazione radicale dal male, il suo significato più profondo: essere liberi nell'amore.

Alla luce dell'evento della Pasqua e delle sue conseguenze, principalmente il dono dello Spirito divino ai credenti, amore e libertà non sono due momenti indifferenti: è veramente libero chi autenticamente ama e chi ricerca la verità. Infatti Gesù afferma-promette: la verità vi farà liberi (Giovanni 8, 32).

E la verità è Gesù stesso, l'Uomo, la natura umano-divina comunicata al credente.La libertà del cristiano è fondata in Gesù , sul dono del suo Spirito: é lui che  rende libero l'uomo.Essere liberi, per il credente, non è scegliere qualsiasi azione, agire arbitrariamente, ma abbandonarsi alla carità liberi da ogni legame con altri «spiriti» riconoscendo la grandezza dell'amore di Dio riversato nel cuore.

Il Cristiano ama perché si sente amato da Dio, un Dio che si incontra con l'uomo, lo ama per primo, lo comprende, lo incoraggia, lo perdona. Con ciò non viene meno l'autonomia dell'uomo: la sua responsabilità non si esercita più in relazione alla costrizione esterna di una Legge Divina, la sua legge è interna, e l'amore che Dio riversa nel suo cuore con la Parola-sacramenti-carità.

Vivete nella carità, nel modo che Cristo vi ha amato e ha dato se stes so per noi. ( Ef 5, 2).

E a questa condizione che il Cristiano giunge a vivere come l'essere libero:

là dove è lo Spirito del Signore, là è la libertà. (2 Co 3,17).

La libertà che vive il cristiano tende a riversarla nel mondo: i cristiani hanno lottato per la libertà totale dell'uomo nella vita sociale da ogni oppressione, fisica, psichica, morale, economica, politica, etc.

Beati i poveri

L'avvento di Gesù e del cristianesimo è la proclamazione del messaggio di felicità e di speranza per la venuta del Regno di Dio tra gli uomini. L'evangelista Matteo parla di Regno dei Cieli. Egli infatti scrive per i Cristiani provenienti dal Giudaismo ed evita, secondo la loro tradizione, di parlare direttamente di Dio. Perciò usa l'espressione Regno dei Cieli, in quanto il cielo è la dimora di Dio.

L'immagine del Regno appartiene al periodo della monarchia di Israele. Attraverso tale forma politica si esprimeva la sovranità di YHWH, considerato il vero Re. Dopo il fallimento della monarchia, si attendeva che Dio si manifestasse per restaurare il Regno di Davide.

Gesù annuncia di essere il realizzatore del Regno, un regno non di natura politica, ma fondato sull'amore. La venuta del Re-Messia avrebbe significato la prosperità del popolo, la sollecitudine di Dio verso gli umili, i deboli, i poveri. Perciò Gesù è dalla parte degli ultimi ed è a costoro che annuncia una felicità, un avvenire di speranza.La signoria di Dio sull'uomo si manifesta come un interesse e una azione per la felicità dell' umanità intera.L' uomo fonda la propria felicità sul benessere, sulla potenza economica, sulla forza di imporre il proprio volere oppure sulla capacità di sapersi accontentare. La logica che Gesù esprime va in tutt'altra direzione.

L'essere beato, cioè sommamente felice, nella Bibbia è una formula che esprime l'atto con cui il credente ricerca Dio, perché, orientandosi verso di lui, riceve salvezza e liberazione.
Gesù promette la felicità del Regno di Dio ai poveri, ma non vuole essere l'approvazione della miseria terrena, addolcita dalla promessa di una ricompensa futura : la felicità duratura, cioè vera, proviene dalla disposizione con cui l'uomo accoglie Dio, la salvezza cristiana e dall'impegno con cui testimonia il suo amore nella vita di carità.

Le beatitudini proclamate da Gesù prospettano una realtà che è già presente in Gesù, e che Gesù dona ai credenti. Questa felicità sarà manifestata in tutta la sua pienezza quando il Regno di Dio sarà completo e definitivo. La vita nuova è già cominciata ed esprime tutta la sua carica di felicità anche nella povertà, nella sofferenza, nella tribolazione.

1-Il povero puo' essere felice, nello Spirito di carità.

Quando cioè accogliendo  la salvezza cristiana,  lo Spirito di Gesù, diventa capace di fondare la sua ricerca di felicità non sui beni materiali e terreni, ma sulla carità. Questo atteggiamento, dono della salvezza cristiana, è la povertà nello spirito.

Qualsiasi cosa faccia , qualsiasi attività non è mai finalizzata a produrre ricchezza materiale ,ma è l'espressione della carità, dell'amore soprannaturale per tutto e per tutti. In questa espressione esistenziale di carità si manifesta la beatitudine del Regno di Dio.

Da subito, i cristiani- come Gesù- si sono occupati dei poveri nel mondo per portare loro Gesù, il suo Spirito, la salvezza cristiana che orienta le persone a combattere ogni miseria umana non secondo lo spirito di questo mondo ma secondo lo spirito di carità, sperimentando così, nella povertà dello spirito, la felicità.
E' questo lo spirito di povertà evangelica, che esclude la vita da poveri come ideologia.(Don Bosco, Don Alberione, etc)

2- La sofferenza umana proviene dalla incapacità radicale di vincere il male in tutte le sue forme, di evitare il dolore. La Carità è guarigione e consolazione.

Anche questa è una povertà dell'uomo che diventa povertà in spirito quando il credente cristiano si abbandona , nella afflizione, nella sofferenza , alla forza della carità.

Il credente che soffre abbandondosi alla carità trova non solo il banale conforto della religione , ma, secondo la promessa di Gesù, la felicità nella sofferenza- naturalmente lottando contro di essa .

Gesù , come non approva la miseria, non approva la sofferenza, ma , attraverso la comunicazione della sua natura divina, del suo spirito, da un nuovo significato alla sofferenza , la trasforma , misteriosamente, in culla della gioia.

I cristiani di tutti i tempi si sono donati ai sofferenti di ogni epoca e nazione per portare loro il cristianesimo, cioè Gesù, che - oltre che a guarire e liberare dalla sofferenza gli uomini attraverso i miracoli, elargiti secondo un suo disegno misterioso- dona il suo spirito , la carità che trasforma la condizione di sofferenza in culla di gioia dando nuova forza e speranza nel combattere il dolore, la sofferenza , il male.

Lo spirito cristiano di sofferenza non è una ideologia per cui soffrire è un valore; è piuttosto la carità che orienta il cristiano a vivere l'esperienza della sofferenza, propria ed altrui -inevitabile in questo mondo - secondo una umanità nuova. Come fu per Gesù, la sofferenza inevitabile, accolta nello spirito di carità, viene ad essere una condizione in cui l' azione salvifica divina opera più in profondità, sia in chi soffre, sia nell'umanità in genere.

Opera più intensamente la santificazione della persona, la sua liberazione dai legami con il male. Ma opera anche - misteriosamente ma visibilmente- anche nelle persone lontane da Dio. Questa esperienza di liberazione è accompagnata da una esperienza gratuita di gioia intensa.

I cristiani che hanno vissuto la sofferenza in modo indicibile e che si sono abbandonati- pur lottando contro il male- allo spirito di carità sono spesso diventati strumenti con cui Gesù ha donato salvezza, felicità e gioia per molti .

Nei loro diari si incontra sempre qualcosa che dice così: « ..ciò che il male mi ha tolto non è così tanto grande quanto ciò che di Gesù ha riempito il mio spirito »

Rosanna Benzi ha vissuto più di 35 anni in un polmone di acciaio.La stanza di ospedale in cui è vissuta nella sofferenza è stata trasformata dal suo spirito di carità in un luogo dove si incontrava la gioia di vivere . Qualcuno è stato mosso nello spirito ad avvicinarsi ancora di più a Dio, ricevendone l'azione salvifica.

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