Corso di Religione

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EBRAISMO
I Patriarchi -Mosè
         


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SOMMARIO




Un gruppo di nomadi semiti è accolto in Egitto. (affreschi della tomba egizia di Beni Hasan, XIX secolo)
Mosè   ( >... ) Alla metà del XVII secolo, l'Egitto è occupato dagli Hyksos, re pastori,re stranieri, di origine semita (come gli Ebrei). Furono allora probabilmente più frequenti e migliori i rapporti dell'impero egiziano con le città di Canaan e con le tribù nomadi del Sinai e del Neghev.

Fonti egiziane testimoniano come non di rado, in caso di carestia in Palestina o nel Sinai, tribù nomadi semite fossero accolte in Egitto. In cambio dell'ospitalità e dei viveri, offrivano il proprio lavoro a servizio del faraone e dei suoi funzionari.

Verso il 1570 una dinastia tebana rovescia fl governo degli Hyksos. inizia in Egitto il cosiddetto Nuovo Impero, il periodo di maggior splendore di quella civiltà. L'Egitto estende il proprio controllo diretto su tutti i territori della Siria e della Palestina. 

Sottomissione dei piccoli regni cananei
«Abbiamo terminato dì lasciar passare i Shashu, tribù di Edom attraverso la frontiera di Merneptah   ... che è in Teku, verso i pozzi di Pitom ... per poter conservare in vita loro ed i loro armenti». «Si costruirà la muraglia dei principi, Chernon permetterà agli asiatici di entrare in Egitto. Essi chiedono acqua  ... per abbeverare il loro bestiame».
(dai Rapporti dei Funzionari di frontiera del Nuovo Regno )  

Un'iscrizione egizia, datata al 1225 a.C., cita per la prima volta il nome di Israele. Si tratta della Stele delle Vittorie del faraone Mer-ne-ptah, successore di Ramsete Il; rìcordando le vittorie del sovrano nella Terra di Canaan e le città e i re vinti, la stele afferma che

« lo... Mer-ne-ptah... ho distrutto Israele..»

Il geroglifico usato dalla stele indica che Israele non è né un re, né una città, ma un popolo. Così, stranamente, il primo documento che ci parla d'Israele è quello che ne annuncia la sconfitta e la distruzione.

Abramo generò Isacco, che ereditò le promesse , le benedizioni divine e gli impegni relativi. Giacobbe, figlio di Isacco erediterà la benedizione e genererà 12 figli. Questi 12 figli genereranno 12 tribu'. Uno dei figli, Giuseppe diventa vicerè d'Egitto e tutta la famiglia lì si trasferisce. Dopo la morte di Giuseppe le 12 tribù di Giacobbe-Israele cadono in disgrazia e diventano schiave del Faraone. Per 400 anni costruiranno i mattoni  .

Es 1, 8 Allora sorse sull'Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe. 9 E disse al suo popolo: «Ecco che il popolo dei figli d'Israele è più numeroso e più forte di noi. 10 Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese». 11 Allora vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati per opprimerli con i loro gravami .

Morto Abramo, il disegno divino, attraverso i suoi discendenti, continua a svolgersi anche durante la prigionia in Egitto. D-o, in virtù del Patto, veglia sul suo popolo e lo sottrae al crudele dominio dei faraoni per mezzo del suo profeta Mosè.

Il Nome (HA SHEM ) di D-o

jhwh

Es 3,1 Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di D-o, l'Oreb.2 L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?».4 Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e D-o lo chiamò dal roveto e disse: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!».5 Riprese: «Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!».6 E disse: «Io sono il D-o di tuo padre, il D-o di Abramo, il D-o di Isacco, il D-o di Giacobbe». Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso D-o.

Es 3,13 Mosè disse a D-o: «Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il D-o dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?». 14 D-o disse a Mosè: JHWH . Poi disse: «Dirai agli Israeliti: JHWH mi ha mandato a voi». 15 D-o aggiunse a Mosè: «Dirai agli Israeliti: Il Signore, il D-o dei vostri padri, il D-o di Abramo, il D-o di Isacco, il D-o di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.
 

Secondo il comando dato a Mosè il nome di D-o non deve mai essere pronunciato. Solo una volta l'anno, quando sarà istituito il tempio , nel kippur ( espiazione dei peccati) il Sommo Sacerdote entrerà nel Santo, alla presenza di D-o spruzzerà il sangue dell'agnello sacrificale e invocherà il perdono annuale per sè e per tutto il popolo e solo allora potrà pronunciare quel nome.

La Liberazione
Il faraone combatte gli asiatici: Siriani e Cananei. Dagli arredi della tomba del Faraone del XIV sec.a.C-Museo del Cairo

Un nuovo faraone perseguita Israele. D-o suscita allora un nuovo patriarca e profeta, Mosè, a cui affida l'incarico di liberare Israele dall'Egitto.

Mosè, aiutato dal fratello Aronne, cerca di convincere il faraone a lasciar tornare Israele nei suoi territori d'origine.

Numerose calamità naturali (le piaghe) colpiscono l'Egitto per volontà di D-o, per convincere il faraone.

Ma solo quando in una notte moriranno tutti i primogeniti maschi degli Egizi il faraone si persuaderà a lasciar partire Mosè con il suo popolo. Subito pentito, il re li insegue sino al Mare dei Giunchi con tutto l'esercito, per riportarli schiavi.

La Pasqua: il Passaggio di D-o che salva il suo popolo
Allora D-o, con un'azione di straordinaria potenza, apre le acque del mare e consente al popolo d'Israele di abbandonare la terra d'Egitto, verso la libertà.

L'esercito del faraone insegue Israele ma è travolto e distrutto dalle acque del mare che D-o fa richiudere su di esso.

Diceva l’alleanza con Abramo:
Gen 12,3 Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò


D-o istitusce il memoriale dell'evento miracoloso dell'Esodo dall'Egitto : la Pasqua ebraica.

Eso 12,1 Il Signore disse a Mosè e ad Aronne nel paese d'Egitto: 2 «Questo mese sarà per voi l'inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell'anno. 3 Parlate a tutta la comunità di Israele e dite: Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. 4 Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello, si assocerà al suo vicino, al più prossimo della casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l'agnello, secondo quanto ciascuno può mangiarne. 5 Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell'anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre 6 e lo serberete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l'assemblea della comunità d'Israele lo immolerà al tramonto.

7 Preso un po' del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull'architrave delle case , in cui lo dovranno mangiare. 8 In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. 9 Non lo mangerete crudo, né bollito nell'acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere. 10 Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato lo brucerete nel fuoco. 11 Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la pasqua del Signore! 12 In quella notte io passerò per il paese d'Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d'Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dèi dell'Egitto. Io sono il Signore!
13 Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre


E’ la Pasqua: il " Passaggio di D-o " che salva il suo popolo dalla maledizione che cade invece sui nemici..

non vi sarà per voi flagello di sterminio, quando io colpirò il paese d'Egitto. 14 Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne. 15 Per sette giorni voi mangerete azzimi. Già dal primo giorno farete sparire il lievito dalle vostre case, perché chiunque mangerà del lievitato dal giorno primo al giorno settimo, quella persona sarà eliminata da Israele. 16 Nel primo giorno avrete una convocazione sacra; nel settimo giorno una convocazione sacra: durante questi giorni non si farà alcun lavoro; potrà esser preparato solo ciò che deve essere mangiato da ogni persona. 17 Osservate gli azzimi, perché in questo stesso giorno io ho fatto uscire le vostre schiere dal paese d'Egitto; osserverete questo giorno di generazione in generazione come rito perenne. 18 Nel primo mese, il giorno quattordici del mese, alla sera, voi mangerete azzimi fino al ventuno del mese, alla sera. 19 Per sette giorni non si troverà lievito nelle vostre case, perché chiunque mangerà del lievito, sarà eliminato dalla comunità di Israele, forestiero o nativo del paese. 20 Non mangerete nulla di lievitato; in tutte le vostre dimore mangerete azzimi». 21 Mosè convocò tutti gli anziani d'Israele e disse loro: «Andate a procurarvi un capo di bestiame minuto per ogni vostra famiglia e immolate la pasqua. 22 Prenderete un fascio di issòpo, lo intingerete nel sangue che sarà nel catino e spruzzerete l'architrave e gli stipiti con il sangue del catino. Nessuno di voi uscirà dalla porta della sua casa fino al mattino.

Il rito antico

I pastori nomadi Abramiti in primavera in occasione della transumanza usavano uccidere un agnello, spargere il sangue come rito apotropaico sugli stipiti delle tende e poi consumarlo. Connessa con questa usanza era , presso gli Abramiti sedentarizzati, agricoltori, il rito degli azzimi.

Il primo raccolto dell'orzo veniva fatto a primavera e con esso si faceva il lievito nuovo e si gettava il vecchio. Il passaggio dal pane con il lievito vecchio a quello con il nuovo era segnato da un pane senza lievito, azzimo.

La Primavera segnava l'inizio del nuovo anno agrario e si offrivano le primizie a D-o tra cui i nuovi pani e il primo succo, il vino (forse di frutta). Le feste delle primizie venivano celebrate il 1° novilunio di primavera e facevano memoria delle origini degli ebrei. La notte dell'Esodo avvene proprio durante quei riti e la Pasqua, il memoriale del "passaggio di D-o li incorpora con i nuovi significati.

La Pasqua ebraica

Pesach, la pasqua, è la prima delle tre grandi ricorrenze liete della tradizione ebraica. La festa commemora la liberazione dalla schiavitù d’Egitto, evento che diede origine alla vita indipendente del popolo d’Israele e che fu il primo passo verso la promulgazione della Legge divina.

Inizia il 15 del mese ebraico di Nissàn, nella stagione nella quale, in terra d’Israele, maturano i primi cereali; segna quindi l’inizio del raccolto dei principali prodotti agricoli. È anche nota col nome Hag hamatzot, festa delle azzime.

In terra d’Israele Pesach dura sette giorni dei quali il primo e l’ultimo di festa solenne, gli altri di mezza festa. Fuori d’Israele - nella Diaspora - la durata di Pesach è di otto giorni, dei quali i primi e gli ultimi due sono di festa solenne.

In ricordo del fatto che quando furono liberati dalla schiavitù gli Ebrei lasciarono l’Egitto tanto in fretta da non avere il tempo di far lievitare il pane, per tutta la durata della ricorrenza è assolutamente vietato cibarsi di qualsiasi alimento lievitato o anche solo di possederlo. Si deve invece far uso di matzà, il pane azzimo, un pane non lievitato e scondito, che è anche un simbolo della durezza della schiavitù.

I giorni precedenti la festa di Pesach sono dedicati a una scrupolosa e radicale pulizia di ogni più riposto angolo della casa per eliminare anche i piccoli residui di sostanze lievitate. Usanza mutuata anche dalla lingua italiana nella quale ricorre spesso l’espressione "pulizie di Pasqua" – sinonimo anche delle "pulizie di primavera".

La prima sera viene celebrato il Seder, "ordine", suggestiva cena nel corso della quale vengono rievocate e discusse secondo un ordine prestabilito le fasi dell’Esodo, rileggendo l’antico testo della Haggadah. Si consumano vino, azzime ed erba amara in ricordo dei dolori e delle gioie degli Ebrei liberati dalla schiavitù.

Si inizia con l’invito ai bisognosi ad entrare e a partecipare alla cena e si prosegue con le tradizionali domande rivolte al padre di famiglia dal più piccolo dei commensali; la prima di queste è volta a sapere "in che cosa si distingue questa notte dalle altre?". Tali quesiti consentono a tutti i presenti di spiegare, commentare, analizzare i significati dell’esodo e della miracolosa liberazione dall’Egitto, le implicazioni di ogni schiavitù e di ogni redenzione.

I simboli della festa, la scrupolosa pulizia che la precede, il pane azzimo vale a dire il "misero pane che i nostri padri mangiarono" - il Seder, la lettura della Haggadah, fanno sì che ben pochi bambini arrivino all’adolescenza senza conoscere la storia dell’uscita dell’Egitto e senza avvertire che questa è una parte essenziale della loro storia.

Matzà, il duro alimento che sostituisce il morbido e saporito pane di tutti i giorni, sta anche ad indicare il contrasto tra l’opulenza dell’antico Egitto, l’oppressore, e le miserie di chi, schiavo, si accinge a ritrovare appieno la propria identità. Può anche ricordare che la libertà è un duro pane, così come l’eliminazione dei lieviti può rappresentare la necessità di liberarsi dalla corruzione della vita servile e anche dalle passioni che covano nell’intimo dell’animo umano.

Il rito ed i simboli

1-Benedizione iniziale
Benedetto sii Tu, o Signore nostro D-o, Re dell'universo. che ci hai fatto vivere, ci hai conservato e ci hai fatto giungere a questo tempo.

2-Urchatz-Lavare (le mani)
Si lavano le mani senza dire la benedizione.

3-Karpas (sedano)
Si prende del sedano, lo si intinge nell'aceto, e prima di mangiarlo si dice:
Benedetto sii Tu, o Signore, nostro D-o, Re dell'Universo, Creatore del frutto della terra.

4-Jachatz - Dividere (l'azzima)
Si prende una delle tre azzime, quella di mezzo; la si divide in due; mezza si mette da parte sotto la tovaglia per dopo cena: e l'altra mezza fra le due intere.


5-Magghi'd - Narrazione (dell'Haggadah)
Si riempie il secondo bicchiere di vino, e sollevando il piatto, si comincia la narrazione.
Ecco il pane dell'afflizione, che mangiarono i nostri padri nella terra d'Egitto. Chi ha fame venga e mangi; chi ha bisogno venga a far la Pasqua. Quest'anno siamo qui; l'anno prossimo saremo nella terra di Israele; quest'anno siamo schiavi; l'anno prossimo saremo liberi.

Si toglie il piatto dalla tavola e si dice:

Che differenza c'è fra questa e tutte le altre nott? Perché tutte le altre notti possiamo mangiare pane lievitato e azzimo, e questa notte soltanto azzimo; tutte le altre notti possiamo mangiare ogni tipo di verdura, e questa notte l'erba amara; tutte le altre notti non possiamo intingere nemmeno una volta, e questa notte dobbiamo intingere due volte; tutte le altre notti noi mangiamo e beviamo o seduti o appoggiati col gomito, e questa notte siamo tutti appoggiati col gomito
.

6-Karpas
Il karpas può essere una qualsiasi verdura (sedano, lattuga, o una patata bollita); secondo alcuni rappresenta la Primavera.
Per la maggior parte dei popoli la Festa della Primavera è la festa della libertà. Ma è significativo notare che presso queste popolazioni non sono uomini o nazioni che vengono liberati durante la festa, ma una divinità; la risurrezione della divinità simboleggia la Primavera, il rifiorire della vita. Soltanto gli Ebrei, nella loro coscienza nazionale, hanno collegato la liberazione della natura alla liberazione della nazione, all'Esodo dall'Egitto. Soltanto gli ebrei hanno saputo trasformare la festa della Primavera nella «Festa della libertà» (Ber Borochov, 1913).
L'acqua salata (o l'aceto) ricorda sia le lacrime versate dalle madri in Egitto quando i loro figli vennero loro strappati, sia il miracolo del Mar Rosso.

«Quest'anno siamo schiavi; l'anno prossimo saremo liberi».
Tutta la storia ebraica, sia scritta che orale - vale a dire l'immagine che gli Ebrei si sono fatti di se stessi - è costruita o ricostruita su questa prospettiva: Oppressione-Liberazione. (Albert Memmi, 1966).
«Ecco il pane dell'afflizione».
Questo brano, che riassume in brevi righe tutto il senso della celebrazione, doveva essere più di tutti compreso direttamente dal popolo, ed è quindi espresso nella lingua popolare di allora, l'aramaico. L'invito a dividere la mensa non veniva perciò espresso nella lingua colta del tempo, l'ebraico, ma in quella del popolo, affinché fosse da tutti capito e suonasse non come formula tradizionale, ma come un effettivo invito alla comunità.
«Questa notte siamo tutti appoggiati al gomito».
Questa notte mangiamo appoggiati poiché, come spiega i1 Talmud, anticamente gli uomini liberi usavano mangiare distesi, come principi, mentre gli schiavi erano costretti a mangiare in piedi. Questa sera mangiamo distesi, anche se non siamo liberi, perché i nostri atti par lino per noi di libertà, poiché questo è il potere dei nostri riti.
Simboli



Il Pane 
Il pane è un simbolo essenziale delle tradizionie ebraiche.
- Al sabato, una pagnotta intrecciata della  challah viene benedetta, cosparasa di sale e mangiata.
-A Pasqua, il pane azzimo , matzah  è parte essenziale del rito.

Il Vino   Il vino è un simbolo molto importante nelle tradizioni ebraiche:
-è parte essenziale della cerimonia della circoncisione
-veniva versato sui sacrifici quando c'era il Tempio.
-l'inizio e la fine del Sabato sono salutati "alzando il calice"
- è parte essenziale della festa della Pasqua.



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