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Influssi magici e satanici

S. Tommaso risponde alla questione "Se gli angeli possano operare miracoli" (I,q.110,a.4).  Egli parte dalla definizione di miracolo come "fatto che si verifica fuori dall'ordine della natura", e precisamente "al di là dell'ordine di tutta la natura creata". Ciò posto, egli enunzia:

"una tale cosa può compierla soltanto Dio, perché tutto quello che opera un angelo, o qualunque altra creatura, con la propria virtù, rientra nell'ordine della natura creata, e quindi non è miracolo" (I, q. i 10, a. 4).

"Se il miracolo si prende in senso stretto, allora né i demoni possono fare miracoli né alcun'altra creatura, ma Dio solo: perché il miracolo in senso stretto trascende l'ordine di tutta la natura creata, il quale abbraccia la virtù di tutte le creature.

Tuttavia vengono denominati miracoli, in senso lato, anche quei fenomeni che trascendono soltanto le forze e le conoscenze dell'uomo. E in questo senso i demoni possono compiere miracoli, cioè opere tali da fare stupire gli uomini perché superiori alle loro forze e alle loro conoscenze. Dei resto anche chi compie un'impresa superiore alle capacità di un altro, induce costui ad ammirarla, dando l'impressione di compiere un miracolo".

Quindi, specificando ancora di più per quel che si riferisce alle opere diaboliche, prosegue:

"Ora, riguardo alle opere demoniache che a noi sembrano miracoli, è da notare che, sebbene non posseggano la natura del vero miracolo, sono nondimeno fatti reali. Così, per virtù dei demoni, i maghi del Faraone produssero veri serpenti e vere rane. E 'quando - ci dice S. Agostino - cadde fuoco dal cielo e distrusse i servi di Giobbe insieme con i greggi e gli armenti; e un turbine, abbattendo la casa, uccise i suoi figliuoli, queste opere compiute da Satana furono fatti reali, e non mere apparenze (De G. Dei, lib. XX, c. 19) ', (I, q. 114, a. 4).

La dottrina viene ulteriormente definita nel rispondere alla seconda difficoltà, tratta da un'opera spuria di S. Agostino (Liber XXI Sententiarum)', in cui si dice che

già i maghi potevano operare miracoli, e quindi molto di più gli angeli buoni e i cattivi.

Ora S. Tommaso risponde:

"Come si è detto , miracoli veri e propri sono i fatti che trascendono l'ordine di tutta la natura creata. Ma perché noi non conosciamo tutte le forze della natura, ne segue che un fatto compiutosi fuori dell'ordine della natura da noi conosciuta, per mezzo di una virtù creata, si dica miracolo, non in senso assoluto, ma relativamente a noi. Perciò, quando i demoni compiono delle opere con le loro forze naturali, queste opere non sono miracoli in senso assoluto, ma soltanto relativamente a noi. Tali dunque sono i miracoli che i maghi compiono per mezzo dei demoni" (ad 2).

L'argomento del prodigio fatto per virtù dei demoni si collega alla cosiddetta magia "nera", e su questa sono particolarmente importanti alcuni capitoli della Summa contra Gentiles (111, 103-107), dove S. Tommaso sviluppa largamente questa materia. Egli affronta le seguenti questioni:

-"In che modo le sostanze spirituali possano operare cose meravigliose, che tuttavia non sono veri miracoli" (c. 103);  
-"Le opere della magia non dipendono esclusivamente dall'influsso dei corpi celesti" (c. 104);
-"Donde esse derivano la loro efficacia ?" (c. 105);
- "Le sostanze intellettive (=spiriti) che rendono efficaci le opere dalla magìa non sono moralmente buone " (c.106)
- "Esse non sono però cattive "per natura "(c.107)....ma per scelta, per ribellione a Dio che le ha create buone. "

"Essere in una cosa è essere contenuto nei suoi limiti. Ma nel corpo si distinguono i limiti di quantità e i limiti di essenza. Lo spirito che opera nell'interno dei limiti di quantità penetra veramente il corpo, senza tuttavia rompere i limiti dell'essenza, né come elemento di quest'essenza né come potenza comunicante l'essere, poiché l'essere viene dalla potenza creatrice di Dio" (ivi ad 3. Cf. III, q. 8, a. 8).

Sostanzialmente non diversa è la dottrina di S. Bonaventura quando scrive:

"In ragione della loro sottilità o spiritualità, i demoni possono penetrare i corpi e risiedervi; in ragione della loro potenza, possono rimuoverli e turbarli. Dunque, i demoni possono, in virtù della loro sottilità e della loro potenza, introdursi nel corpo dell'uomo e tormentarlo, a meno di essere impediti da un potere superiore. e' ciò che si chiama possidere-obsidere. Ma penetrare nell'intimo dell'anima è ri servato alla sostanza divina" (In 3 Sent., d. 8, parte II, a. 1, q. I e II).

In ordine all'azione dei demoni sulla semplice materia non vivente o comunque fuori dell'uomo, Umberto Fracassini sintetizzando le credenze dei vari popoli scrive:

" ... il più delle volte i demoni sono invidiosi dell'uomo e cercano in tutte le maniere di nuocergli: nel cielo fanno oscurare il sole e la luna; nell'aria producono le burrasche, nel mare sollevano le tempeste, in terra sono causa delle inondazioni, dei terremoti, delle siccità e della carestia. Ma soprattutto le malattie quindi anche la morte - sia degli uomini, sia degli animali (in specie la pazzia, l'epilessia, il letargo, il sonnambulismo) sono opera loro,Proviene proprio da questa possibilità di azione dei demoni sulle cose materiali il fatto che essi possono procurare agli uomini certi vantaggi materiali per-meglio sedurli. Essi, infatti, conoscono i segreti della natura e gli agenti fisici molto meglio degli scienziati più provetti. Sono dunque capaci di produrre risultati sorprendenti, e di servirsi di ciò per attuare i loro perversi disegni."

Ma l'importanza delle relazioni dei demoni con le cose materiali cresce ancora di più quando consideriamo l'idolatria, specialmente nell'opinione dei cristiani dei primi secoli, come nelle opinioni del giudaismo antico.Questa spiegazione può farci comprendere l'orrore insormontabile dei martiri cristiani per il più piccolo compromesso con i riti, apparentemente dei tutto inoffensivi, dei culti pagani. Scrive in proposito P. Bouyer:

"Di solito oggi ci spieghiamo il loro atteggiamento come se avessero visto negli idoli delle semplici figure, che rappresentavano solo il nulla, o come frutto di un'immaginazione infantile che non corrispondeva a nulla di reale. Ma per attenersi a questo modo di intenderci bisogna rifiutare di vedere il senso evidente dei testi. Se l'idolo, il pezzo di legno, di pietra o di metallo, non è nulla in se stesso, il culto che gli si rende, secondo S. Paolo, è rivolto direttamente al demonio. Per lui, Artemide e Ares, come pure Baal o Astarte non sono dei sogni: sono dei "falsi dèi", ovvero degli angeli decaduti, ma dotati qui, dopo la loro e la nostra caduta, di un potere malefico, fin troppo reale. Non sono forse giunti a farsi adorare dagli uomini, sotto l'appartenenza degli elementi di questo mondo, i quali momentaneamente sono loro sottomessi?"

In ordine all'azione dei demoni sulla  materia  vivente o  dell'uomo ben diversa è  la situazione.
S. Tommaso tocca quest'argomento in più luoghi. Nel Commento alle Sentenze di Pier Lombardo dice:

"Gli angeli buoni e gli angeli cattivi hanno il potere, in virtù della loro natura, di modificare i nostri corpi, come ogni altro oggetto materiale. E come essi sono là dove operano, così penetrano i nostri corpi: nostri corporibus illabuntur. Di conseguenza, essi impressionano le facoltà legate ai nostri organi: alle modificazioni degli organi rispondono le modificazioni delle facoltà. Ma l'impressione non giunge fino alla volontà , perché la volontà né nell'esercizio né nell'oggetto dipende da un organo corporeo; essa riceve a suo oggetto dall'intelligenza, secondo che essa si stacca da ciò che percepisce la nozione d'essere buono" (In 2 Sent., d. 8, q. unica, a. 5 sol.).

Dice la Bibbia

De 18,10 Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l'augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti,12 perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te.
Ger 29,8 Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Non vi traggano in errore i profeti che sono in mezzo a voi e i vostri indovini; non date retta ai sogni, che essi sognano.9 Poiché con inganno parlano come profeti a voi in mio nome; io non li ho inviati. Oracolo del Signore.
Eso 22,17 Non lascerai vivere colei che pratica la magìa.
Le 19,31 Non vi rivolgete ai negromanti né agli indovini; non li consultate per non contaminarvi per mezzo loro. Io sono il Signore, vostro Dio.
Le 20,6 Se un uomo si rivolge ai negromanti e agli indovini per darsi alle superstizioni dietro a loro, io volgerò la faccia contro quella persona e la eliminerò dal suo popolo.7 Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono il Signore, vostro Dio.
Is 8,19 Quando vi diranno: «Interrogate gli spiriti e gli indovini che bisbigliano e mormorano formule. Forse un popolo non deve consultare i suoi dèi? Per i vivi consultare i morti?», 20 attenetevi alla rivelazione, alla testimonianza.

  At 8, 9 Già da tempo viveva in quella città un certo Simone, che praticava la magia ed era molto ammirato dalla popolazione della Samaria, perché si spacciava per un grande uomo10 Tutti, dai più piccoli ai più grandi, gli davano ascolto. Dicevano tra l'altro: «In quest'uomo si manifesta la potenza di Dio, la grande potenza di Dio».11 Gli davano ascolto perché già da molto tempo li aveva profondamente sconvolti con le sue arti magiche. 12 Quando però credettero a Filippo che annunziava loro il regno di Dio e Gesù Cristo, uomini e donne si fecero battezzare. 13 Anche Simone credette e fu battezzato: anzi egli stava sempre con Filippo e, vedendo i grandi miracoli e prodigi che avvenivano, ne rimaneva incantato. 14 Gli apostoli che erano rimasti in Gerusalemme vennero a sapere che gli abitanti della Samaria avevano accolto la parola di Dio: perciò mandarono da loro Pietro e Giovanni. 15 Quando questi due arrivarono in Samaria, pregarono perché i Samaritani ricevessero lo Spirito Santo. 16 Nessuno di loro infatti aveva ricevuto lo Spirito Santo, ma erano stati semplicemente battezzati nel nome del Signore Gesù. 17 Allora Pietro e Giovanni posero le mani su loro, e quelli ricevettero lo Spirito Santo. 18 Simone vedeva che quando gli apostoli ponevano le mani su qualcuno, quello riceveva lo Spirito Santo; perciò offrì denaro agli apostoli19 dicendo:- Date anche a me questo potere, fate in modo che coloro sui quali io poserò le mie mani ricevano lo Spirito Santo.20 Ma Pietro gli rispose:- Va' alla malora, tu e il tuo denaro, perché hai pensato che il dono di Dio si può acquistare con i soldi. 21 Tu non hai assolutamente nulla da condividere con noi in queste cose, perché tu non hai la coscienza a posto davanti a Dio. 22 Smettila di pensare a questo modo e prega il Signore perché ti perdoni l'intenzione malvagia che hai avuto. 23 Mi accorgo infatti che sei pieno di male e prigioniero della cattiveria. 24 Allora Simone rispose:- Pregate voi il Signore per me, perché non mi capiti nulla di quello che avete detto. 

Atti13, 4 Mandati dallo Spirito Santo, Bàrnaba e Saulo andarono nella città di Selèucia e di qui si imbarcarono per Cipro.  5 Arrivarono quindi nella città di Salamina e si misero ad annunziare la parola di Dio nelle sinagoghe degli Ebrei. Avevano con loro anche Giovanni Marco che li aiutava. 6-8 Attraversarono tutta l'isola fino alla città di Pafo: qui trovarono un Ebreo che si faceva passare per profeta e conosceva l'arte della magia. Si chiamava Bar-Jesus (in greco Elimas) ed era amico di Sergio Paolo, governatore dell'isola, il quale era un uomo intelligente. Costui fece chiamare Bàrnaba e Saulo perché desiderava ascoltare la parola di Dio. Ma Elimas, il mago, si opponeva all'azione di Bàrnaba e Saulo e faceva di tutto perché il governatore non credesse. 9 Allora Saulo, detto anche Paolo, pieno di Spirito Santo, fissò gli occhi sul mago e disse: 10 «Tu sei pieno di menzogna e di malizia. Tu sei figlio del diavolo e nemico di tutto ciò che è bene. Quando la finirai di sconvolgere i progetti del Signore? 11 Ma ora il Signore ti colpisce: sarai cieco e per un certo tempo non potrai più vedere la luce». Subito il mago si trovò nelle tenebre più oscure: si moveva a tentoni e cercava qualcuno che lo guidasse per mano. 12 Dinanzi a questo fatto, il governatore credette, profondamente scosso dall'insegnamento del Signore.Atti19, 18 Molti di quelli che erano diventati cristiani venivano e riconoscevano davanti a tutti il male che avevano fatto. 19 Altri che avevano praticato la magia portarono i loro libri e li bruciavano davanti a tutti.  Il valore di quei libri, secondo i calcoli fatti, era di circa cinquantamila monete d'argento.

NEL CATECHISMO UNIVERSALE CATTOLICO

2115 Dio può rivelare l'avvenire ai suoi profeti o ad altri santi. Tuttavia il giusto atteggiamento cristiano consiste nell'abbandonarsi con fiducia nelle mani della Provvidenza per ciò che concerne il futuro e a rifuggire da ogni curiosità malsana a questo riguardo. L'imprevidenza può costituire una mancanza di responsabilità. 

2116 Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che “svelino” l'avvenire [Cf Dt 18,10; Ger 29,8 ]. La consultazione degli oroscopi, l'astrologia, la chiromanzia, l'interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium occultano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l'onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo. 

2117 Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo - fosse anche per procurargli la salute - sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancor più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all'intervento dei demoni. Anche portare gli amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli. Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima né l'invocazione di potenze cattive, né lo sfruttamento della credulità altrui. 

2118 Il primo comandamento di Dio condanna i principali peccati di irreligione: l'azione di tentare Dio, con parole o atti, il sacrilegio e la simonia.

2119 L'azione di tentare Dio consiste nel mettere alla prova, con parole o atti, la sua bontà e la sua onnipotenza. E' così che Satana voleva ottenere da Gesù che si buttasse giù dal Tempio obbligando Dio, in tal modo, ad intervenire [Cf Lc 4,9 ]. Gesù gli oppone la parola di Dio: “Non tenterai il Signore Dio tuo” ( Dt 6,16 ). La sfida implicita in simile tentazione di Dio ferisce il rispetto e la fiducia che dobbiamo al nostro Creatore e Signore. In essa si cela sempre un dubbio riguardo al suo amore, alla sua provvidenza e alla sua potenza [Cf 1Cor 10,9; 2119 Es 17,2-7; Sal 95,9 ].

2120 Il sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il sacrilegio è un peccato grave soprattutto quando è commesso contro l'Eucaristia, poiché, in questo sacramento, ci è reso presente sostanzialmente il Corpo stesso di Cristo [Cf Codice di Diritto Canonico, 1367; 1376].

2121 La simonia [Cf At 8,9-24 ] consiste nell'acquisto o nella vendita delle realtà spirituali. A Simone il mago, che voleva acquistare il potere spirituale che vedeva all'opera negli Apostoli, Pietro risponde: “Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio” ( At 8,20 ). Così si conformava alla parola di Gesù: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” ( Mt 10,8 ) [Cf Is 55,1 ]. E' impossibile appropriarsi i beni spirituali e comportarsi nei loro confronti come un possessore o un padrone, dal momento che la loro sorgente è in Dio. Non si può che riceverli gratuitamente da lui.

Malocchio, fatture , maledizioni, magia e malefici vari.
Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Toscana ."Maleficio, possessione e intervento della Chiesa"

[...]

13. II maleficio e la sua inaccettabilità

Una forma particolare di magia, finalizzata a nuocere al prossimo, è rappresentata dal cosiddetto maleficium. Tommaso d'Aquino l'annovera tra i peccati mortali. Volgarmente viene chiamato «malocchio» («male fatto con lo sguardo») o «fattura» («fare qualcosa di simbolico con l'intenzione di augurare del male o danneggiare»).

Si tratta di forme rozze e popolari di magia, a volte poste in atto per ignoranza o per ingenuità, altre volte con una vera e propria intenzione maligna. Colui che ne fa professione deve il suo nome, sortiarius, ad una pratica molto diffusa nel Medioevo, consistente nel prevedere e dirigere i destini con i suoi sortilegi. A sua volta, il sortiarius non è altro che l'erede occidentale dei maghi della Persia antica e dell'Assiria che avevano cominciato con lo studio ufficiale degli astri e avevano finito con il ricorso a metodi occulti indirizzati ad assicurare vendette particolari; ebbe come continuatori diversi gruppi del basso Medioevo fino ai moderni «stregoni» di stampo popolare o di più alto profilo «professionale».

La fattura

Tra la nostra gente è molto diffusa l'idea della «fattura» eseguita a danno di qualcuno. Essa viene generalmente intesa come un atto di maledizione, un gesto di condanna o un fenomeno di suggestione in grado di arrecare del male a coloro ai quali è rivolto, senza che si pensi - almeno in modo diretto o esplicito - ad un atto di natura demoniaca.

Nonostante il suo carattere di ingenuità, tale atto è da considerare come inaccettabile dal punto di vista cristiano nella misura stessa in cui si pone come un agire contrario alla virtù di religione, alla giustizia e alla carità. Non si può accettare che qualcuno desideri e operi per il male di qualcun altro.

Il maleficio

Ben più grave è il «maleficio» che ha la presunzione di consegnare ciò che ne è l'oggetto (elementi inanimati, animali e soprattutto persone) al potere o comunque all'influsso del demonio.

In simili casi, in quanto è attuato con questa specifica presunzione, assume la forma della magia «nera» e costituisce un agire gravemente peccaminoso.

Alcuni fedeli si domandano: è vera la «fattura»? Ha effetti reali? Il demonio si può servire di persone cattive e quindi di gesti come la «fattura» o il «malocchio» per fare del male a qualcuno? La risposta è certamente difficile per i singoli casi, ma non si può escludere, in pratiche di questo genere, una qualche partecipazione del gesto malefico al mondo demoniaco, e viceversa. Per questa ragione la Chiesa ha sempre fermamente rifiutato e rifiuta il «maleficium» e qualunque azione ad esso affine.

14. Azione di satana e possessione

La possibilità che qualcuno sia sottomesso alle forze del male e perfino a satana è un dato attestato, in diversi modi, nell'esperienza e nella coscienza di fede della Chiesa. Occorre ricordare che satana è in grado di interferire con la vita dell'uomo ad un duplice livello: con un'azione ordinaria, tentando l'uomo al male (Gesù stesso ha accettato di essere tentato), e ciò riguarda tutti i fedeli; e con un'azione straordinaria, permessa da Dio in alcuni casi per ragioni che Egli solo conosce.
Questo secondo livello di azione si manifesta in svariate forme:

- come disturbi fisici o esterni, come si può constatare in alcuni fenomeni delle vite dei santi, o infestazioni locali su case, oggetti o animali;
- come ossessioni personali, ossia pensieri o impulsi che gettano in stati di prostrazione, disperazione o tentazione di suicidio;
- come vessazioni diaboliche corrispondenti a disturbi e malattie che arrivano a far perdere la conoscenza, a compiere azioni o pronunciare parole in odio a Dio, a Gesù e al suo Vangelo, a Maria e ai santi;
- come possessione diabolica, ossia come presa di possesso dei corpo di un individuo ad opera del demonio, il quale lo fa parlare o agire come vuole, senza che la vittima possa resistere; è chiaramente la situazione più grave.

Il Vangelo parla della possibilità di una presenza diabolica nell'uomo: il soggetto che ne è vittima diventa come una «casa» di cui il nemico ha preso possesso (Mc 3,22-27); e descrive interventi di liberazione da situazioni di questo genere operati da Gesù. Per quanto di difficile interpretazione, non si può pensare che simili interventi siano da comprendere tutti e sempre come risposta a situazioni di dissociazione psicologica o di isterismo. A meno di ritenere che Gesù sia stato vittima di una superstizione primitiva, non sembra si possa accettare che il «tu» che egli usa nei suoi esorcismi (ad esempio in Lc 4,35); (Lc 8,30-33) sia un'espressione meramente astratta, designante un «nulla>'. Va tenuto in considerazione, peraltro, che Gesù interviene non solo sulla possessione di ordine fisico, ma anche su quella di ordine morale.

Le forme di influsso demoniaco, per quanto misteriose, non possono essere interpretate solo come situazioni a sfondo patologico; esse devono ricevere una valutazione teologica nella misura stessa in cui si presentano come in antitesi col progetto di salvezza di Dio sulle sue creature. La persona umana, creata a immagine e somiglianza del Creatore e redenta da Cristo, è chiamata alla comunione con Dio e alla partecipazione della sua vita trinitaria; tale è l'evento della grazia battesimale e il dono dello Spirito Santo diffuso nei nostri cuori. L'azione di satana, nelle sue diverse espressioni, si contrappone oggettivamente alla vocazione salvifica dell'uomo e alla sua chiamata alla vita di Dio.

Per questo la Chiesa non può restare indifferente di fronte a simili casi; essa si sente autorizzata ad intervenire. Come sacramento della salvezza di Cristo sa di aver ricevuto il mandato di discernere e di operare per opporsi ad ogni forma di male o di forza maligna che tenti di condurre l'uomo all'errore e si contrapponga alla realizzazione della redenzione di Cristo nella vita dei credenti. Per quanto sia difficile discernere i confini tra situazioni psicotiche e situazioni di effettivo influsso demoniaco non si può - in nessun caso - sottovalutare la gravità della sofferenza di quei fedeli che si sentono vittime di simili fatti. Né ci si può limitare a generiche o spicciative condanne. La Chiesa comprende la sofferenza di questi fratelli e di queste sorelle e si impegna ad assumere - nella persona dei suoi ministri - un atteggiamento di umana comprensione e di aiuto, evitando sia ogni eccesso di razionalismo o di freddo distacco che ogni forma di fideismo o di ingenua credulità.

15. La libertà del cristiano e la vittoria di Cristo

Occorre precisare che l'azione di satana, anche nella forma più grave della possessione, non può riguardare il dominio dell'anima, ma unicamente l'uso dei corpo, come ricorda san Bonaventura, esprimendo in proposito la posizione tradizionale della riflessione teologica: «A cagione della loro sottigliezza o spiritualità, i demoni possono penetrare i corpi e risiedervi; a cagione della loro potenza, possono muoverli e turbarli. Quindi i demoni possono, in virtù della loro sottigliezza e della loro potenza, introdursi nel corpo dell'uomo e tormentarlo, a meno che siano impediti da un potere superiore. E ciò che si chiama possedere, obsidere... Ma penetrare nell'intimo dell'anima è riservato alla sostanza divina».


Quanto ai motivi per i quali Dio può permettere la possessione, se ne possono nominare alcuni, senza pretendere di svelare il mistero delle giuste deliberazioni divine:
1. per manifestare la sua gloria (nel costringere il demonio, per bocca dell'indemoniato, a confessare la divinità di Cristo o la gloria di Dio);
2. per punire il peccato o correggere il peccatore;
3. per istruirci e richiamarci alla lotta contro satana, alla preghiera e alla conversione.

Aggiungiamo che, non potendo avere il dominio dell'anima, il demonio non può servirsi della libertà umana, così come si serve degli organi corporali per farli agire a modo suo. Tutti i mezzi che egli è capace di mettere in gioco, per indurre l'uomo a volere ciò che egli vuole, sono il timore, il terrore e il fascino prodotto nella mente dalla potenza straordinaria che si manifesta negli effetti prodotti nel corpo. Di conseguenza, la perdita della libertà nell'uomo può derivare solo da un suo volontario rifiuto. Il cristiano sa di custodire in sé la capacità di resistere agli influssi del demonio: in lui infatti la verità della fede è il principio di una nuova libertà (Gv 8,32-36); (Gal 5,1.13).

La vittoria di Gesù, per mezzo della croce e della risurrezione, comporta la definitiva sconfitta di satana (Gv 12,31-32). Il cristiano è consapevole di essere stato reso partecipe di questa vittoria (Gv 16,33). La sua fiducia di fronte alle insidie diaboliche si fonda sulla grazia di Dio che conferisce alla libera volontà dell'uomo il potere di partecipare efficacemente alla lotta vittoriosa di Cristo: «Il Signore è fedele; Egli vi custodirà dal maligno».
«Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?», esclama Paolo. E conclude: «Io sono infatti persuaso che né morte, né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze né altezze, né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,31-39).

E tale è la certezza indistruttibile del cristiano. Egli è cosciente di un'azione di satana nel mondo e del pericolo che essa rappresenta (Ef 6,11-12), ma non vive in alcun modo nella paura perché è certo che in Cristo, suo Signore e Maestro, questa azione è stata definitivamente vinta. Egli professa la sua speranza, colma di gioia e di fiducia, nella piena manifestazione della gloria di Dio e dei redenti nella Gerusalemme celeste. Nell'attesa egli si impegna ad essere vigilante come un padrone di casa o la vergine della parabola in attesa dello Sposo (Mt 24,37-44); (Mt 25,1-13) e a moltiplicare i talenti ricevuti in dono per essere riconosciuto come un «servo buono e fedele» quando il Signore tornerà per portare a compimento la sua opera (Mt 25,14-30).

16. Discernimento e livelli di intervento della Chiesa

Il tempo della Chiesa è un tempo di crisis, di scelta e di combattimento contro le potenze del male, i «principati» e le «potestà». Il tentatore, nonostante la sconfitta, continua ad ostacolare la piena attuazione del progetto salvifico di Dio nella storia. La Chiesa è coinvolta «in prima persona», a nome di Cristo e nella potenza del suo Spirito, in questo «TeoDramma», secondo la felice espressione di un teologo contemporaneo.

Compito fondamentale della Chiesa, in questo frattempo, è di discernere la realtà dell'azione di satana da fenomeni di altro genere e riconoscere volta per volta i casi che rientrano in essa. Può infatti accadere, specie in un ambiente così fortemente caratterizzato dai prevalere di forme di pensiero magico, occultista e superstizioso, che una persona afflitta da psicopatologie più o meno gravi ritenga di essere vittima di influssi o addirittura di possessione satanica, senza che ve ne sia un reale motivo, ma solo per un fenomeno di suggestione.

Il Rituale degli esorcismi invita i pastori alla massima prudenza nel distinguere «rettamente i casi di assalti diabolici da una certa credulità per cui anche dei fedeli ritengono di essere oggetto di maleficio, di mala sorte o di maledizione, che sarebbero inferte da altri sopra di loro. Non neghi loro l'aiuto spirituale, ma in nessun modo compia esorcismi; dica piuttosto alcune preghiere con loro e per loro, affinché trovino la pace in Dio». Lo stesso Rituale, al n. 67, offre precise indicazioni in merito. E evidente che in tali situazioni si richiede una grande attenzione e saggezza pastorale.

Non qualsiasi richiesta di intervento equivale ad un caso di influsso demoniaco. Si deve inoltre ricordare che, come esistono molteplici forme di azione di satana sull'uomo, così esistono diversi livelli di intervento della Chiesa. L'esorcismo è per sé riservato solo ai casi di possessione diabolica sufficientemente accertati; tali casi sono i più gravi, ma anche i più rari. In tutte le altre situazioni, dall'infestazione locale all'ossessione e alla vessazione diabolica, sarà opportuno ricorrere anzitutto ad altre forme di intervento come:
- l'ascolto della parola di Dio e lo spirito di penitenza e di conversione,
- la preghiera prolungata personale e il digiuno come invita a fare il Vangelo (Mc 9,29),
- preghiere speciali di liberazione, nelle forme previste dall'Ordinario, fatte in gruppo o da persone incaricate,
- la celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali valorizzati nel loro pieno significato.

Queste diverse forme di intervento sono altrettante forme di azione della Chiesa che intercede per i suoi figli e diffonde la grazia salvifica del Risorto nel mondo. «Ciò va detto in particolare nei casi di vessazione da parte dei diavolo verso i battezzati, nei quali il mistero della misericordia sembra in qualche modo oscurarsi. Quando si verificano situazioni del genere, la Chiesa implora Cristo e, confidando nella sua potenza, offre particolari aiuti ai fedeli, perché siano liberati da tale vessazione».

Il fedele oppresso dalla vessazione sia esortato, almeno quando ciò è possibile, a pregare Dio, a compiere atti di mortificazione, a rinnovare frequentemente la fede battesimale, a celebrare il sacramento della riconciliazione e a fortificarsi con la santa Eucaristia. Le stesse esortazioni siano in pari tempo rivolte ai parenti e amici e alla stessa comunità dei credenti, in modo che la preghiera e la vita di grazia dei molti gli sia di aiuto e di esempio.

17. Gli esorcismi

Soltanto dopo aver fatto uso di tutti i mezzi che la Chiesa offre, ci si orienti a far ricorso all'esorcismo. Si tratta, in questo caso, di un vero e proprio sacramentale. «La Chiesa è stata sempre sollecita nel disciplinarlo, specialmente se lo si compie informa di celebrazione liturgica. Negli esorcismi, infatti, si esercita il potere e l'autorità della Chiesa sui demoni». Questo ministero - nella sua forma pubblica - è esclusivo dei Vescovi e dei presbiteri a cui sia stato delegato dai loro Ordinari.

«L'esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall'influenza demoniaca, e ciò mediante l'autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nei campo della scienza medica. E importante quindi accertarsi, prima di celebrare l'esorcismo, che si tratti di una presenza dei Maligno, e non di una malattia».

Tale opera di discernimento deve essere svolta prima in modo accurato, ma lo stesso esorcismo assolve - in parte - a questa funzione in relazione ai segni che lo precedono, lo accompagnano e lo seguono. «Secondo la prassi un tempo riconosciuta si considerano come segni specifici:
proferire molte parole in una lingua sconosciuta o capire chi la parla; manifestare cose lontane o occulte; dimostrare forze superiori alla natura dell'età o della condizione». Questi segni costituiscono d'altronde solo dei primi indizi.

Ad essi vanno collegati quelli di carattere morale, come l'avversione alle realtà religiose, il rapporto tra il comportamento del soggetto nei confronti della fede e della vita cristiana e il fallimento di tutte le altre pratiche. I segni vanno inoltre interpretati caso per caso. Sul piano della catechesi si dovrà operare perché i credenti non cerchino nell'esorcismo una sorta di magia che funziona: bisognerà educarli nella maniera più adeguata e corretta. Sul piano liturgico, facciamo nostra la raccomandazione del rituale perché «l'esorcismo si compia in modo che manifesti la fede della Chiesa e che da nessuno ragionevolmente possa essere considerato come un'azione magica o superstiziosa. Bisogna inoltre evitare che diventi spettacolo per i presenti o venga divulgato con i mezzi di comunicazione sociale».

18. Le benedizioni

Nell'ambito dell'agire sacramentale della Chiesa, un significato particolare lo occupano le benedizioni. Se gli esorcismi esprimono la lotta della Chiesa contro le potenze del male, le benedizioni manifestano lo splendore della salvezza del Risorto ormai presente nella storia come un principio nuovo di trasfigurazione della vita dell'uomo e del cosmo. «Benedire» è infatti un atto sacramentale della Chiesa nel quale si manifesta la fede nella presenza operante di Dio nel mondo e la vittoria pasquale del Signore Gesù.

Va valorizzato in questo senso il nuovo Benedizionale, edito adesso anche in italiano, il quale offre una ricca serie di formulari di benedizione sulle persone, sui gruppi familiari, sulle dimore e sulle attività dell'uomo, sulle diverse circostanze e situazioni di vita. Occorre soltanto che il concetto di benedizione e il ricorso ad essa siano adeguatamente compresi, evitando sovrapposizioni o collusioni tra il corretto pensare della Chiesa e una mentalità a sfondo superstizioso che può finire per ridurre la preghiera di benedizione ad un atto più o meno magico.

Secondo la concezione biblica, ripresa e ripresentata dalle «premesse» al Benedizionale, l'atto di benedizione si articola in un duplice movimento: ascendente e discendente. Dio è il benedetto e il benedicente. II primo movimento è quello della lode di Dio, una lode colma di riconoscenza e di ringraziamento, per le opere mirabili che Egli ha compiuto in nostro favore sia nell'ordine della creazione che della redenzione; è Lui infatti che per primo, fin dall'eternità «ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo» (Ef 1,3). E a partire da questa consapevolezza che deriva il secondo movimento della benedizione, quello discendente: Dio è il benedicente, Colui che è invocato perché ci doni la sua grazia e la sua protezione nelle molteplici situazioni personali, familiari e sociali della vita.

Come scrive il Benedizionale: «Dio infatti benedice comunicando e preannunciando la sua bontà. Gli uomini benedicono Dio proclamando le sue lodi, rendendo grazie, tributandogli il culto e l'ossequio della loro devozione. Quando poi benedicono gli altri, invocano l'aiuto di Dio sui singoli e su coloro che sono riuniti in assemblea».

La benedizione, in quanto sacramentale, richiede una fondamentale attitudine di fede per essere operativa di ciò che significa, ed esige una risposta di vita in rapporto a ciò che con essa si celebra. «Bene-dire» (bene-dicere), come evoca il nome, anche in ebraico (barak) e in greco (eu-logein), significa «dire- bene» di Dio, perché, riconoscendolo e implorando il suo aiuto e l'intercessione di Maria e dei santi, Egli possa donarci i suoi beni, nel vissuto concreto della nostra esistenza cristiana.

I presbiteri, dunque, si offrano volentieri a coloro che richiedono particolari benedizioni su persone e cose, ma si preoccupino ogni volta di spiegare, con cura e chiarezza, che nessuna benedizione ha efficacia senza le dovute disposizioni di chi la richiede, a cominciare dalla rinuncia al peccato. In caso contrario, la benedizione rischia di essere svuotata del suo autentico significato fino al pericolo di essere assimilata alla stregua di un amuleto o oggetti simili, o di venir ridotta ad un gesto alienante dalla fede e dalla coerenza di vita richiesta dal Vangelo.

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