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SOMMARIO
Pag.1 -Tipologia
Pag.2 -Storia
Pag.3 - Rosacroce
Pag.4 - Martinisti
Pag.5 - Kremmerziani
Pag.6 - Gnostici
Pag.7 - Potenz.Umano
Pag.8 - La Cabala
Pag.9 - La Cabala
Pag.10 - La Cabala

La Qabalah

Prima che fosse l'Universo era la Torah (=La Legge, i primi 5 libri della Bibbia Ebraica) .La Torah disse a Dio come doveva creare l'Universo.
Non c'è nulla dell'universo che non fosse già nella Torah
Quando Mosè ricevette da Dio la Torah scritta -sul Sinai -
egli ricevette anche un Insegnamento mediante il quale poteva interpretare la Torah. Questo insegnamento non fu scritto ma trasmesso oralmente.


Qabalah
significa ricevere e rivelare, tradizione.

Qabbalàh (tradizione) è il termine col quale si indica un insegnamento religioso inizialmente trasmesso per via orale di generazione in generazione. Si tratta di un insegnamento mistico che viene fatto risalire a Mosè e che ha prodotto un movimento religioso che ha ininterrottamente percorso la storia ebraica dall'età talmudica fino all'età contemporanea e che si è espresso in diverse tendenze e speculazioni. La mistica ebraica, nei suoi diversi aspetti, rappresenta il tentativo di intendere come valori mistici i valori religiosi tipici dell'ebraismo; essa si concentra nella rappresentazione del Dio vivente - che si manifesta nella creazione, nella rivelazione, nella redenzione - spingendosi al punto di far sorgere da questo dominio del Dio vivente tutto un mondo di vita divina, che in segreto è attivo e presente in ogni essere
(Scholem, 1957, ed. it. p. 23).

Questa tradizione è diventata una dottrina esoterica divenuta patrimonio anche dei sapienti cristiani e non cristiani,  a partire dalla seconda metà del Quattrocento.  I primi esponenti della riflessione mistica appaiono in Palestina verso la fine del I secolo dell'era volgare fra i redattori della Mishnàh e fra i discepoli di Yohanan ben Zakkay.

Essi continuano, o riprendono, una disciplina esoterica, coltivata , pi apocalittici e probabilmente anche in ambienti farisaici si concentrava nella riflessione sul primo capitolo della Ma'asèh bereshìt ( L'opera della creazione) e sul primo capitolo del libro di Ezechiele, in particolare sulla visione del carro col trono divino , Ma'asèh merkavàh ( L'opera del carro). Le più antiche idee mistiche ebraiche si manifestano, appunto, nella cosiddetta mistica del trono.

Il trono divino, nel quale sono contenute tutte le forme della creazione, e la conoscenza dei misteri del mondo celeste sono l'obiettivo della visione mistica.Le fonti più importanti per la conoscenza di tali speculazioni sono una serie di trattati anonimi dei secoli V-VI ai quali è stato dato il titolo collettivo Hekalòt (Palazzi) - i più noti sono i Grandi Hekalòt e i Piccoli Hekalòt- con riferimento ai palazzi celesti che doveva attraversare il mistico prima di penetrare nel settimo e ultimo palazzo, quello in cui si trovava il trono della «Gloria» (Kavòd) di Dio.

Gli adepti, che si definivano Yoredè merkavàh (Coloro che scendono nel carro), anche se il passaggio da un palazzo all'altro viene descritto come una salita, si riunivano in circoli riservati ai quali venivano ammessi solo quelle persone che avevano determinate qualità sociali, morali e fisiche. Il culmine dell'esperienza, che comprendeva anche pratiche ascetiche, digiuni e preghiere, si realizzava nell'estasi e nella contemplazione della maestà divina.
( G.Tamani in Ebraismo-Bari 2007).

Il rabbi Paolo di Tarso esprime la sua esperienza di conversione in termini cabalistici :

2Cor12,2 Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. 3 E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - 4 fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare.

Le prime espressioni documentate della qabbalàh vera e propria risalgono alla seconda metà del secolo XII e provengono dalla Francia meridionale, in particolare dalla Provenza dove probabilmente è stata completata la redazione del Sèfer ha-bahìr (Il libro splendente). Questo opuscolo pseudo-epigrafico, che contiene un'antologia di sentenze dì antichi maestri palestinesi -uno di loro, Nequniah ben ha-Qanah, ne sarebbe stato l'autore - disposte senza un piano preciso, è importante perché introduce il metodo specifico e la struttura simbolica tipica della tradizione cabalistica.

L'arte della Cabala iniziò a fiorire agli inizi del XIII secolo presso le comunità giudaiche presenti in Spagna, Provenza e Germania.Nel secolo XIII e nella prima metà di quello successivo la Spagna diventò il centro più importante della mistica. Le antiche dottrine, prima influenzate dalla gnosi e ora da correnti neoplatoniche trasmesse soprattutto da compendi arabi e latini delle Enneadi di Plotino, della Theologia Aristotelis e della Elementatìo theologica di Proclo, si trasformarono in quella specie di teologia mistica alla quale viene dato, appunto, il nome di qabbalàh e nella quale si manifestarono due tendenze: una speculativa e una pratica.
( G.Tamani in Ebraismo-Bari 2007)

La Qabalah speculativa

Il maggiore rappresentante della prima tendenza, che fu coltivata soprattutto in Provenza e in Spagna, fu Abraham Abulafia (Saragozza 1240-m. dopo il 1291), autore di numerose opere teoriche - alcune furono composte in Sicilia dopo il 12*75 - che finora sono state pubblicate solo in parte. Per arrivare all'ispirazione profetica e all'estasi egli elaborò una teoria mistica e, nello stesso tempo, una dottrina razionale che avevano come obiettivo la liberazione dell'anima e lo scioglimento dei nodi che, vincolandola agli affetti e alle percezioni sensibili, le impedivano di giungere alla visione delle cose divine e delle forme spirituali.

In Castiglia, e precisamente a Guadalajara, fra il 1280 e il 1290 Mosheh ben Shem Tob di Leon componeva il Sèfer ha-zòhar (Il libro dello splendore), che per diffusione e influenza diventò il testo fondamentale della letteratura cabbalistica e che, ovviamente per i mistici, per importanza veniva subito dopo la Bibbia e il Talmùd.

Questo libro, che è un'opera pseudo-epigrafica scritta in un aramaico artificiale e che è stata definita un romanzo mistico, è ambientata in una Palestina immaginaria dove Shimon ben Yohay - questo maestro vissuto nel secolo II dell'era volgare secondo la finzione letteraria sarebbe l'autore del Sèfer ha-zòhar-, suo figlio e un gruppo di amici conversano su problemi che riguardano Dio e l'uomo. I loro discorsi, che sono condotti secondo il genere del sermone e che, in modo talora prolisso, sono indirizzati a cogliere il significato mistico dei versetti biblici, e le loro narrazioni sono stati raccolti insieme come se fossero un commento al Pentateuco e ai libri del Cantico e di Rut.

Nel Sèfer ha-zòhar l'autore, diversamente dalla teologia razionale dei filosofi e dalla meditazione metodologicamente programmata dell'estasi di Abulafia, ha voluto far confluire le espressioni più semplici e autentiche della fede popolare ebraica. Due sono, in breve, gli elementi essenziali della sua dottrina: il Dio della creazione e della rivelazione, l'uomo e i suoi rapporti con Dio. Obiettivo del mistico è la contemplazione dei contenuti nascosti del mondo divino, dell'aspetto interno di Dio e della sua rivelazione nella «Gloria». Quella del Sèfer ha-zòhar è una dottrina teosofica se con Teosofia si intende
« ... una dottrina mistica, o un orientamento di pensiero, secondo cui si può intuire, comprendere e descrivere la vita nascosta della Divinità nel suo operare, e forse è anche possibile immedesimarsi in essa attraverso la contemplazione» (Scholem, 1957, ed. it. p. 218).
( G.Tamani in Ebraismo-Bari 2007)

L'arte della Cabala si sviluppò in seguito grazie anche agli apporti dati dagli studi dei nuovi Cabalisti occidentali. L'ultima grande diffusione avvenne dopo il 1492, in seguito al rifiorire delle comunità ebraiche in alta Galilea dopo essere state  cacciate dalla Spagna.

La Qabalah operativa o pratica. Il Chassidismo.

La tendenza pratica della qabbalàh si sviluppò nei secoli XII-XIII in Renania (Ratisbona, Spira, Worms, Magonza). Fu un'esperienza che, fuori da questi limiti cronologici e geografici, non ebbe seguito, ma che diede alla letteratura ebraica medievale di contenuto etico una delle opere più interessanti e più popolari: il Sèfer hassidìm (Il libro dei devoti). Autore della sua sezione fondamentale fu Yehudah he-hassìd (il devoto), che morì nel 1217 e che è considerato il primo e uno dei più importanti esponenti di questo movimento.

Parte degli altri suoi scritti è andata perduta e parte si è conservata nelle opere dei suoi allievi fra i quali si ricorda Eleazar ben Yehudah di Worms (morto tra il 1223 e il 1232) che, tra l'altro, compose un trattato di teologia col titolo Sha'àr ha-sod we-ha-yihùd we-ha-emunàh (La porta del mistero e dell'unità e della fede), un libro sulle sue concezioni cosmogoniche col titolo Sode razayà (I misteri segreti) e uno sulle sue concezioni psicologiche intitolato Hokmàt ha-nèfesh (La scienza dell'anima).

Elementi primari di questo movimento che, a differenza della qabbalàh speculativa spagnola e provenzale di carattere esclusivamente elitario, si radicò profondamente in tutte le classi sociali delle comunità ebraiche della Germania, sono la hassidùt(devozione), che traccia una nuova condotta etica, e un'originale dottrina della preghiera.

Si affermò una figura inedita per il giudaismo: quella del hassìd (devoto), cioè una persona che si distingue per la sua condotta morale e religiosa e non per le sue conoscenze culturali, fossero anche quelle della giurisprudenza che un'ininterrotta tradizione rabbinica riconosceva come preminenti su tutte le altre. Infatti questa nuova figura del hassìd è diversa da quella che appare con contorni ancora incerti nella letteratura talmudica. Tre sono le componenti, come appare nel Sèfer hassidìm, che concorrono a formarla:
- l'ascetica rinuncia alle cose di questo mondo,
- la perfetta serenità dello spirito,
- e un altruismo di principio spinto agli estremi

(Scholem, 1957, ed. it. p. 105).

Per mezzo della hassidùt il devoto, praticando l'abnegazione, l'altruismo, l'umiltà e l'indifferenza alla derisione e alle offese -virtù con le quali si realizza un ideale di vita che è stato considerato assai simile a quello dell'ascesi monastica cristiana -, si accosta gradualmente all'amore di Dio.
La dottrina della preghiera, infine, non invitava a infondere nuovo fervore nella recitazione, ma induceva a meditare sul fondamento e sulla composizione delle parole delle preghiere, come riferiva Yaaqov ben Asher nel capitolo 113 del Primo ordine (Òrah hayyìm) del suo compendio giuridico Arba'àh turìm ricordato in precedenza: «I hassidìm ashkenaziti contavano e calcolavano ogni parola delle preghiere, delle benedizioni e degli inni, e cercavano nella Toràh una spiegazione al numero delle parole nelle preghiere».

La concezione che di Dio avevano i hassidìm non trova riscontri attendibili nella mistica precedente, ma presenta analogie con definizioni che erano state formulate da filosofi come Saadyah ben Yosef. Essi mettevano in evidenza, in particolare, che Dio è un essere puramente spirituale, che è infinito, al di fuori di qualsiasi limite e che la sua onnipresenza sconfina nell'immanenza nel creato. Per Eleazar ben Yehudah, ad esempio, Dio è più vicino all'uomo di quanto lo sia l'anima al corpo.
Il fine ultimo dell'ascesi chassidica è la visione della «Gloria» di Dio, cioè del modo in cui la divinità si rivela, non direttamente ma attraverso il primo prodotto della creazione - la «Gloria» appunto - alla creatura.

( G.Tamani in Ebraismo-Bari 2007)

L'oggetto della Cabala, cioè l'unione conoscitiva in Dio concepito come En-Soph (il Senza Fine, l'Insondabile),  è oggi portata avanti da pochi rabbini in Francia, Israele e Stati Uniti.

Testi cabalistici

La Cabala viene generalmente classificata in :
· Pratica
· Letterale
· Non scritta
· Dogmatica

La Pratica tratta la magia dei talismani e delle cerimonie.
La Letterale è fondamentale per una conoscenza dei suoi principi ed è divisa in tre parti :
· Gematria
· Notariqon
· Temura

La Dogmatica contiene la parte dottrinale.

I trattati sono numerosi ma si possono tuttavia ridurre in quattro gruppi principali :
· Il Sepher Yetzirah
· Lo Zohar
· Il Sepher Sephiroth
· L'Asch Metzareph

Lo Zohar , o Splendore, contiene i seguenti libri fondamentali :
· Libro del Mistero nascosto ( Siphra Dtzenioutha)
· Maggiore Santa Assemblea (Idra Rabba Quadisha)
· Minore Santa Assemblea ( Idra Zuta Quadisha )
· Il Beth Elohim, Casa dell' Elohim. Tratta di angeli, demoni, anime.
· Il "Libro delle rivoluzioni delle Anime", sviluppo discorsivo di idee di Rabbi Loria.

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