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La Dottrina Massonica C.E.S.N.U.R.-ENCICLOPEDIA DELLE RELIGIONI IN ITALIA-ELLEDIC

E’ difficile ricavare dalle Costituzioni di Anderson una vera e propria dottrina.
Gli unici riferimenti precisi sono quelli alla legge morale (naturale) e alla «religione su cui tutti gli uomini sono d'accordo».

Nelle Costituzioni della Gran Loggia Unita, del 1815, il deismo di Anderson si orienta verso un teismo personale: si parla di un Dio capace di «vedere i cuori» degli uomini e del dovere di credere in un «glorioso architetto del Cielo e della Terra», «qualunque sia la religione di un uomo e il suo modo di adorare». 

La massoneria come emerge dalle sue carte di fondazione anglosassoni non è una dottrina, ma un metodo che propone la libera discussione dei problemi e la loro soluzione secondo quanto sembra vero e giusto alla maggioranza dei fratelli. 

La discussione ha un limite positivo: non è permesso mettere in discussione l'esistenza di Dio; ma Dio può essere concepito in una grande varietà di modi, anche lontani da quanto propongono le religioni tradizionali. Gli stessi tentativi di restringere la nozione di Dio ammessa in massoneria al solo «monoteismo» sono sempre stati respinti anche dalla massoneria anglo-arnericana «regolare».

E, in realtà, la discussione ha anche un limite negativo: tutto può essere messo in questione, tranne il metodo stesso. Questa problematica, naturalmente, deve essere considerata in relazione alle esigenze sociologiche da cui nasce storicamente e psicologicamente la massoneria, che risolve il dramma del pluralismo ideologico moderno offrendo come sua chiave di comprensione il relativismo.

Spesso autori massonici non accettano l'espressione «relativismo», considerandola ingiusta e riferita a una sorta di disinteresse per la verità che non sembra loro di professare. Essi osservano che, al contrario, vi sono stati nella storia numerosi massoni così convinti di una loro idea - nazionale, politica o sociale - da dare per questa idea la vita. Naturalmente questo è vero, ma vi è qui una confusione fra due categorie storico-filosofiche diverse: lo scetticismo ( non c'è nessuna verità n.d.r.) e il relativismo ( ci possono essere tante verità n.d.r.).
Mentre lo scettico teorico pensa che non esista la verità, e lo scettico pratico che non sia importante, il relativista talora è sinceramente affezionato a una verità relativa ma, nonostante questo, considera la verità come qualche cosa di dipendente da una variabile indipendente che, come tale, la determina. Questa variabile indipendente può essere la ragione umana, per cui il razionalismo e l'avversione per i dogmi non riducibili ai limiti della sola ragione non escludono il relativismo
Affermare - come fanno numerosi osservatori esterni - che il metodo massonico si situa nell'orizzonte del relativismo non significa accusare i massoni nel loro insieme - o singoli massoni - di negare la conoscibilità filosofica o la rilevanza esistenziale della verità.

Significa solo constatare che si tratta di un metodo che promuove una visione della verità come relativa e condizionata da variabili indipendenti che la determinano: e questa, precisamente, è la definizione più corrente del relativismo.E' in questo senso, appunto, che il metodo massonico è collegato all'origine sociologica della massoneria e del suo successo.

Nel mondo cattolico il magistero esclude la «doppia appartenenza» dei fedeli insieme alla Chiesa cattolica e alla massoneria sulla base, in particolare, di una critica dottrinale del metodo massonico. n.d.r.La Gran Loggia d'Italia è la più grande fra le numerose obbedienze concorrenti che derivano dalla scisma massonico del 1908 del  pastore metodista Saverio Fera. Nella storia delle obbedienze che risalgono a Fera e al suo successore Raoul V. Palermi (1864-1948), dette spesso «di Piazza del Gesù», dal nome della piazza romana dove la principale ha avuto sede per molti anni, gli scismi sono frequentissimi, e costituiscono un elemento decisivo perspiegare la compresenza in Italia di numerose obbedienze massoniche minori.

Rispetto al Grande Oriente, vi è stata una maggiore presenza di un elemento «cristiano» e talora anche «filo-cattolico», che tuttavia «si diluì non poco» a partire dalla seconda metà degli anni 1950 (scosì M. Moramarco, Piazza del Gesù [1944-19681. Documenti rari e inediti della tradizione massonica italiana, Centro Studi Albert Schweitzer, Reggio Emilia 1992, p. 15).

Le obbedienze che aderiscono all'AMI, denunciano «il dogmatismo e il conservatorismo sociale della massoneria anglosassone», ammettono gli atei e gli agnostici (per il Grande Oriente di Francia, dal 1877, data in cui è soppresso l'obbligo del riferimento al Grande Architetto dell'Universo=Dio , con conseguente separazione dalla Gran Loggia di Londra), e talora anche le donne (come fa la Gran Loggia di Palazzo Vitelleschi), e non rinunciano a un'azione politica in favore «dei diritti dell'uomo e della democrazia» (così recita l'«Appello di Strasburgo»).

Massoneria e Chiesa Cattolica

Il metodo massonico non è necessariamente scettico (= non esiste una verità universale), ma è comunque relativista (= ci sono tante verità tutte relative), e proprio per la sua dinamica relativizzante è oggettivamente incompatibile con la fede cattolica, così come hanno sottolineato molti documenti magisteriali.
- Dal punto di vista filosofico l'orizzonte del metodo massonico - senza il quale il metodo stesso diventerebbe inintelligibile o impraticabile - comprende:

a) un principio epistemologico di tipo realista, secondo cui il mondo e l'uomo hanno un'esistenza indipendente su cui è possibile enunciare affermazioni che, se non sono definitive e «dogmatiche», sono però ragionevoli; benché esponenti importanti dell'idealismo filosofico siano stati massoni, tutti i tentativi più autorevoli di costruire una masonic philosophy - e gli stessi documenti di fondazione - sembrano dare per scontato un orizzonte epistemologico di tipo realista;

b) un principio antropologico di tipo antropocentrista, secondo cui l'uomo è libero ed è al centro del suo mondo: se così non fosse, vi sarebbero elementi per mettere in dubbio la validità di qualunque risultato del metodo massonico;

c) un principio filosofico di tipo spiritualista, secondo cui nel mondo e nell'uomo è qualcosa di più di quanto cade sotto il dominio dei sensi e delle scienze, sia questo «di più» immanente o trascendente; una prospettiva puramente materialista - che escluderebbe dagli argomenti cui può essere applicato il metodo massonico quelli che attengono al « di più» dichiarandoli semplicemente privi di senso - sarebbe in contrasto con i documenti di fondazione della massoneria ed è stata coltivata solo in ambienti del Grande Oriente di Francia (con paralleli in alcuni paesi di lingua spagnola) in un periodo storico specifico, a proposito forme ibride di antimassonismo, che presentano elementi dell'uno e dell'altro tipo ideale.

Fin dal suo esordio la Massoneria si rivela incompatibile con il cristianesimo. Il 24 aprile 1738, papa Clemente XII con la bolla In eminenti condannò la massoneria, infliggendo la scomunica ai cattolici che ne facessero parte.

La condanna papale era motivata dall'avversione dei massoni per i dogmi della Chiesa, dalla loro vibrante propaganda anticattolica, dal giuramento sul segreto e dal carattere di "stato nello stato" della massoneria, che obbediva a proprie leggi e statuti, aveva i propri tribunali, con sinistre minacce di pena a chi violasse i segreti di loggia.

Questa condanna fu confermata da Benedetto XIV e dagli altri Papi: Pio IX emise circa 1.500 documenti di condanna, il successore Leone XIII ne firmò, tra grandi e piccoli, ben 2.046. L'Editto del cardinale Firrao del 1739, in applicazione della bolla pontificia dell' anno precedente, nei casi più gravi comminava agli adepti la pena di morte, e quello del cardinale Consalvi (1821) la rinnovò. Nel giro di una trentina d'anni, a partire dalla condanna di papa Clemente XII, molti governi europei misero fuori legge la massoneria.

"Il genere umano, dopo che - per l'invidia di Lucifero - si ribellò sventuratamente a Dio creatore e largitore dè doni soprananturali, si divise come in due campi diversi e nemici tra loro; l'uno dei quali combatte senza posa per il trionfo della verità e del bene, l'altro per il trionfo del male e dell'errore. Il primo è regno di Dio sulla terra, cioè la vera Chiesa di Gesù Cristo; e chi vuole appartenervi con sincero affetto e come conviene a salute, deve servire con tutta la mente e con tutto il cuore a Dio e all'Unigenito Figlio di Lui.

Il secondo è il regno di Satana, e sudditi ne sono quanti, seguendo i funesti esempi del loro capo e dei comuni progenitori, ricusano di obbedire all'eterna e divina legge, e molte cose imprendono senza curarsi di Dio, molte contro Dio. Questi due regni, simili a due città che con leggi opposte vanno ad opposti fini, con grande acume di mente vide e descrisse Agostino, e risalì al principio generatore di entrambi con queste brevi e profonde parole: "Due città nacquero da due amori; la terra dall'amore di sè fino al disprezzo di Dio, la celeste dall'amore di Dio fino al disprezzo di sè
(De Civit. Dei, lib. XIV, c. 17).

In tutta la lunga serie dei secoli queste due città pugnarono l'una contro l'altra e combattimenti vari, benchè non sempre con l'ardore e l'impeto stesso. Ma ai tempi nostri i partigiani della città malvagia, ispirati e aiutati da quella società, che larga mente diffusa e fortemente congegnata prende il nome di Società Massonica, pare che cospirino insieme, e tentino le ultime prove....Varie sono le sette che, sebbene differenti di nome, di rito, di forma, d'origine, essendo per uguaglianza di proposito e per affinità dè sommi principi strettamente collegate fra loro, convengono in sostanza con la setta dei Framassoni, quasi centro comune, da cui muovono tutte e a cui tutte ritornano....."

Leone XIII - Enciclica "Humanum Genus"

"....Fra tutte queste società segrete. Noi abbiamo risoluto di indicarvene una in particolare, recentemente instituita, di cui è scopo il corrompere la gioventù educata nei ginnasi e nei licei. Siccome si sa che i precetti dei maestri sono potentissimi per formare il cuore e lo spirito dei loro allievi, tentano esse, con mille specie di cure e di astuzie, di procurare alla gioventù maestri depravati che la conducono sui sentieri di Baal, imbevendola di dottrine che non sono al certo secondo lo spirito di Dio. Da ciò proviene che Noi, gemendo, vediamo tanti giovani giunti a tale licenza, che, scosso ogni timore della Religione, negletta ogni buona regola di costumi, disprezzate le sue dottrine, calpestati i diritti dell'una e dell'altra potenza, non arrossiscono più d'alcun disordine, d'alcun errore, d'alcun attentato: talchè può dirsi di essi con San Leone Magno: "La loro legge è la menzogna; il loro Dio, il demonio; il loro culto, la turpitudine". Allontanate, Venerabili Fratelli, tutti questi mali dalle vostre diocesi, e con tutti i mezzi che dipendono da voi, coll'autorità e con la dolcezza, procurate che vengano incaricati della educazione della gioventù uomini distinti non solo nelle scienze e nelle lettere, ma chiari eziando per purezza di vita e per pietà..."

Pio PP. VIII -Enciclica "Traditi Humilitati

La posizione attuale della Chiesa cattolica

"Sono 586 gli interventi magistrali dei Pontefici sulla massoneria. Il 28 aprile 1738 si ha il primo documento pontificio sulla massoneria: Papa Clemente XII, con la lettera apostolica "In eminenti", mette in guardia i credenti contro tale organizzazione. Tale Enciclica è stata riconfermata con valore eterno da Papa Benedetto XIV con la sua Enciclica "Provideas Romanorum" emanata il 28 aprile 1738  . Dal 1738 fino alla morte di papa Leone XIII, nel 1903, si registra la fase più ricca del magistero pontificio sulla massoneria, corrispondente allo sviluppo e alla diffusione delle Logge.

L'Humanum genus di Leone XIII può ben essere definita l'enciclica quadro sul tema. La sua impostazione è eminentemente sociologica poichè descrive le ricadute filosofiche e morali della massoneria in un contesto segnato dall'indifferentismo religioso. La massoneria viene condannata in quanto segna il trionfo del relativismo ed è volta a "distruggere dalle fondamenta tutto l'ordine religioso e sociale nato dalle istituzioni cristiane e creare un nuovo ordine a suo arbitrio".

Una seconda fase del magistero può essere circoscritta al periodo che va dall'inizio del pontificato di Pio X nel 1903 all'apertura del concilio Vaticano II nel 1962. La condanna della massoneria da parte della chiesa viene codificata nel codice di Diritto canonico del 1917, promulgato da Papa Benedetto XV, e nelle Costituzioni sinodali del Primo Sinodo Romano, indetto da papa Giovanni XXIII nel 1960.

Il canone 2335 del Codice di diritto canonico sancisce la scomunica per "tutti coloro i quali danno il proprio nome alla setta massonica o ad altre associazioni dello stesso genere, che complottano contro la chiesa e contro i legittimi poteri civili. L'appellativo di "setta massonica" viene quindi ripreso dall'art. 247 delle Costituzioni sinodali del Primo Sinodo Romano.

Dal Concilio Vaticano II sino al 1983 il magistero non nomina più la massoneria. Nel 1983 il nuovo Codice di diritto canonico prevede che sia punito "chi dà il nome ad un'associazione che complotta contro la chiesa". La trasformazione di questo canone è stata subito interpretata come abolizione della scomunica della massoneria. In realtà, il 26 novembre 1983 è stata resa nota la Dichiarazione della congregazione per la Dottrina della Fede nella quale si conferma che "rimane immutato il giudizio della chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poichè i loro principi sono sempre stati considerati inconciliabili con la dottrina della chiesa e perciò l'iscrizione ad esse rimane proibita".

Giovanni Cantoni-Avvenire-12-12-1993

Incompatibilità assoluta tra massoneria e cristianesimo .
[di Josef Stimpfle, Vescovo di Augusta ] ( fonte: www.culturacattolica.it )

La inconciliabilità tra fede cristiana e massoneria viene ribadita in riflessioni a un anno di distanza dalla dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, svolte dalla stessa congregazione e che costituiscono, di fatto, la "motivazione" di quella ennesima sentenza antimassonica, la 586ª della serie [...]

Tentativi di avvicinamento .

In sintonia con la maturazione del Vaticano II, soprattutto con Paolo VI, lentamente si fece strada l'istanza del riavvicinamento tra la Chiesa e la Massoneria.

Nel 1969 e nel 1971 il Sant'Uffizio indisse due consultazioni generali presso l'episcopato, il quale per circa il 98% optò per l'abolizione della scomunica.

Il 19 luglio 1974 il cardinale Seper, prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, rispondendo a una richiesta del cardinale Krol, presidente della Conferenza episcopale statunitense, esprimeva una direttiva intonata alla benevolenza, confermando però la proibizione di iscriversi «ai chierici, ai religiosi e anche ai membri degli istituti secolari.

Tra il 1974 ed il 1980 in Germania si svolsero colloqui di studio e ricerca in una commissione composta da esponenti della Conferenza Episcopale Tedesca e delle Logge Riunite di Germania. Alla fine fu pubblicato un documento , La Dichiarazione di Lichtenau , che fu strumentalizzato per diffondere l'idea che la Chiesa Tedesca aveva abolito la scomunica per i massoni. Nella revisione del 1983, il Codice di diritto canonico non nomina più la massoneria e la relativa scomunica. E' scomparso ogni riferimento a tale sanzione ma la sanzione rimane.

Scrive Ermanno Pavesi, in Intervento decisivo su Chiesa cattolica e massoneria,
[ Cristianità, anno XIV, n. 133, maggio 1986] :

"Nonostante questo, il fatto che il nuovo Codice di Diritto Canonico non menzioni esplicitamente la massoneria — come invece accadeva nella codificazione del 1917 — ha fornito ad alcuni autori il pretesto per sostenere un mutamento del giudizio della Chiesa cattolica in materia [...], e non mancano private iniziative tese a rimettere in questione l’argomento [...], sul quale aveva gettato lumi significativi e importanti una dichiarazione della Conferenza Episcopale Tedesca — datata 28 aprile 1980 e resa pubblica nel maggio dello stesso anno — emessa dopo colloqui ufficiali svoltisi tra la Chiesa cattolica e le Grandi Logge Unite di Germania dal 1974 al 1980 [...].

"E in Germania appunto — dopo la pubblicazione del nuovo Codice di Diritto Canonico e prima della sua entrata in vigore — padre Reinhold Sebott S.J. annuncia, sulla rivista dei gesuiti tedeschi Stimmen der Zeit, l’abolizione della scomunica contro la massoneria e critica duramente la dichiarazione dell’episcopato del suo paese [...]. Poiché, quindi, sono rimasti nell’opinione pubblica equivoci e convinzioni errate, nonché per la persistente attualità del problema, S.E. mons. Josef Stimpfle — vescovo di Augusta, diocesi suffraganea di Monaco di Baviera — è intervenuto con un importante articolo sui rapporti tra Chiesa cattolica e massoneria [...]. Lo scritto — reso ancora più autorevole dal fatto che il presule ha guidato la commissione incaricata dalla Conferenza Episcopale Tedesca del dialogo con le Grandi Logge Unite di Germania — è nato come risposta alle affermazioni di padre Reinhold Sebott, che però la rivista dei gesuiti tedeschi non ha ritenuto di pubblicare"

Ecco l' articolo del vescovo di Augusta che chiarisce le cose .

La commissione per il dialogo ha chiarito la decisiva questione della incompatibilità.
di Josef Stimpfle, Vescovo di Augusta

Sulla rivista Stimmen der Zeit padre Reinhold Sebott S.J. ha scritto un articolo dal titolo La scomunica della Chiesa contro i massoni è abolita (1). Poiché alcune affermazioni di questo articolo sono errate, si rende necessaria una rettifica. Da quando la Gran Loggia di Londra fu fondata attraverso l’unione di quattro logge nella capitale britannica, il 24 giugno 1717, e da quando la massoneria apparve pubblicamente con la Costituzione di Anderson nel 1723, vi sono stati contrasti con la Chiesa cattolica. 

Con la "Bolla" di Clemente XII del 1738 la Massoneria viene scomunicata dalla Chiesa Cattolica. Alla bolla seguirono numerose altre condanne da parte dell’autorità statale ed ecclesiastica. Ora, questa valutazione della massoneria fatta dalla Chiesa era basata su un errore? Le condanne ecclesiastiche sono state giudizi sbagliati? Avevano forse un significato solo in passato e oggi, quindi, sono superate? La massoneria ha avuto mutamenti così fondamentali da permettere che Chiesa e massoneria possano giungere a un accordo, e i cattolici possano aderire senza problemi a una loggia? Le domande non sono certamente nuove. Tuttavia, a partire dal Concilio Vaticano II sono state riproposte con crescente urgenza. Da allora non poco è stato intrapreso fra cattolici e massoni con l’intenzione di chiarire queste questioni.


Tentativi inutili di far approvare la massoneria dalla Chiesa Cattolica. La Dichiarazione di Lichtenau.

La maggior parte dei tentativi, però, si è interrotta all’inizio oppure si è limitata a elementi superficiali. Essi, quindi, non hanno portato a un giudizio solido e sicuro. I pareri espressi in proposito o i documenti approvati possono valere solamente come dimostrazioni della buona volontà di far sì che al posto dei vecchi contrasti vi sia spazio per il dialogo attuale e per l’intesa. Su questa linea sta soprattutto la Dichiarazione di Lichtenau, che afferma essere assolutamente senza problemi l’appartenenza di cattolici alla massoneria. Essa fu sottoscritta a Lichtenau il 5 luglio 1970 da nove massoni e da tre cattolici, monsignor de Toth e i professori Schwarzbauer e Vorgrimler. Quale valore le si deve attribuire?

Padre Sebott scrive: "La Dichiarazione di Lichtenau del 1970 mise da parte una serie di ostacoli e di equivoci che esistevano fra la Chiesa e la massoneria" (2). La commissione per il dialogo, nominata dalla Conferenza Episcopale Tedesca, non avrebbe potuto accettare la Dichiarazione di Lichtenau? Padre Sebott deplora che nel testo sui massoni della Conferenza Episcopale Tedesca la Dichiarazione di Lichtenau non sia menzionata. La Dichiarazione di Lichtenau ha dato adito ad alcuni errori.

Si afferma così che i membri della commissione che sottoscrissero la Dichiarazione di Lichtenau furono nominati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. L’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, cardinale Seper, ha dichiarato al riguardo che la sua Congregazione non ha né nominato i membri della suddetta commissione, né ha approvato la Dichiarazione di Lichtenau.

È certo che questa dichiarazione intendeva indurre a suo tempo Papa Paolo VI a modificare il giudizio della Chiesa sulla massoneria. "Si raggiunse piena unanimità sul fatto di denominare il documento Dichiarazione di Lichtenau [...] e di considerarlo strettamente confidenziale, riservato solamente al Papa e ai due cardinali König e Seper, cioè alla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora guidata dal cardinale Seper" (3), scrive Kurt Baresch, uno dei sottoscrittori.

Ciò sarebbe in relazione con un desiderio di Paolo VI, perché questi "avrebbe fatto capire che sarebbe stato molto felice se da parte dei massoni, per lo meno di quelli della linea inglese, fosse pubblicata in una qualunque forma una dichiarazione alla quale ci si potesse riferire per fondare un nuovo esame della questione e per fornire i presupposti affinché, su questa base o in seguito a una tale dichiarazione, si delineassero nuovi tentativi di soluzione".

Tuttavia i tentativi del "patriarca" della massoneria tedesca, il Gran Maestro dottor Vogel, di giungere a una tale dichiarazione fallirono a Londra e ovunque. In seguito a ciò, invece del documento desiderato i massoni decisero di sottoporre al Papa una dichiarazione con firme di massoni e di cattolici. A questo scopo venne elaborata la Dichiarazione di Lichtenau.

Essa non ha mai ottenuto un riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa.

La Dichiarazione di Lichtenau era fin dall’inizio a disposizione della commissione per il dialogo, la quale ha condotto i colloqui con i massoni per conto della Chiesa nell’area di lingua tedesca. A conferma, proprio il principale autore della Dichiarazione di Lichtenau fu membro di parte massonica della commissione per il dialogo — in tutto, alla commissione tedesca per il dialogo furono chiamati tre firmatari della Dichiarazione.

Nelle sedute comuni della commissione egli riconobbe e indicò molto francamente le debolezze di questa dichiarazione.Essa non è servita per nulla a rispondere alla questione posta. Alla base della Dichiarazione non vi fu un’analisi vera e propria delle questioni, come avvenne poi nella commissione tedesca per il dialogo. Quindi, la dichiarazione non poté offrire alcuna base solida per un giudizio sul rapporto della Chiesa cattolica con la massoneria.

Lo stesso vale per gli incontri e per le riunioni fra il 1976 e il 1980, in cui "cattolici e massoni ebbero l’occasione di conoscersi meglio" (5). E quando, infine, padre Sebott dice, a proposito di due trasmissioni radiofoniche, che "promisero bene anche le due interviste sui massoni trasmesse dalla radio vaticana il 27 gennaio 1980 e il 2 marzo 1980" (6), pure questa affermazione deve essere rettificata .

I programmi trasmessi dalla radio vaticana — i quali, anche se con una diversa argomentazione, sostenevano un’ammissibilità di cattolici nella massoneria, soprattutto facendo riferimento a una lettera del cardinale Seper del 19 luglio 1974 — poterono essere falsamente interpretati come presa di posizione ecclesiastica ufficiale, poiché furono trasmessi alla radio vaticana. Questo fatto ha indotto il cardinale Seper a una rettifica. Al cardinale fu anche chiesto da parte della commissione per il dialogo che cosa pensasse di quelle trasmissioni. Egli ha contraddetto totalmente il loro contenuto.

Come ha lavorato la commissione ufficiale cattolici-massoni in Germania.

I problemi storici e contenutistici, comunque, non sono stati risolti. Duecentocinquant'anni di posizioni conflittuali non si cancellano facilmente, ma lo spirito dialogico condiviso consente di ipotizzare una pacificazione anche in questo campo .Per giungere a una risposta solida, impegnativa, corrispondente alla piena responsabilità di fronte alla verità e ai fedeli, nel giugno del 1974 la Conferenza Episcopale Tedesca ha finalmente istituito, per incarico della Santa Sede, una commissione ufficiale per il dialogo.

Questa si è riunita con una commissione ufficiale per il dialogo delle Grandi Logge Unite di Germania per giungere a una chiarificazione definitiva, in uno sforzo comune e in piena franchezza, con l’approfondimento dovuto e senza fretta. A questa commissione appartenevano da entrambe le parti esperti e altri potevano essere associati in ogni momento.

Alla commissione dell’episcopato fu concesso di buon grado da parte dei massoni di prendere visione di documenti e di rituali che non sono accessibili al pubblico, ma che sono molto utili e anzi indispensabili per una giusta valutazione. Padre Sebott tenta poi di squalificare questi colloqui:

"Se i massoni credevano a un dialogo e a trattative vere e proprie, la Conferenza Episcopale Tedesca definiva espressamente da parte sua la faccenda un "procedimento di esame"" (7)

Questa osservazione è da ricondurre solamente a una scarsa conoscenza dei fatti.
Naturalmente, all’inizio fu stabilito chiaramente il compito che era stato affidato alla commissione dalla conferenza episcopale e dalle Grandi Logge Unite, poi fu anche messo per iscritto insieme:
·         accertamento dei mutamenti all’interno della massoneria in Germania;
·         esame della compatibilità dell’appartenenza contemporanea alla Chiesa cattolica e alla massoneria;
·         in caso di risposta affermativa alle suddette questioni, preparazione a mezzo stampa dell’opinione pubblica alla mutata situazione.

Durante i colloqui la parte massonica non si è mai lamentata del modo di procedere, anzi, entro certi limiti, ha contribuito di buon grado a svolgere il compito stabilito. Essa ha anche risposto a domande insistenti e ripetute, ma si è ostinatamente rifiutata di fornire le informazioni richieste sui gradi alti della massoneria. Si può solo chiedere a padre Sebott a che cosa si sarebbe poi dovuto giungere di diverso dalla risposta esatta alle questioni che erano stata fissate all’inizio.

Questo avvenne sotto forma di dialogo. Che senso avrebbe avuto l’impresa, se non fosse servita a esaminare e a chiarire queste questioni fondamentali? Anzi, entrambe le parti esigevano proprio che si facesse fronte a questo impegno. Quindi, il rimprovero che padre Sebott e già altri prima di lui avevano sollevato, non tiene conto del compito, del significato e dello scopo dell’impresa. Quando padre Sebott dice che i colloqui della commissione ufficiale dal 1974 al 1980 "si svolgevano sotto una stella molto sfortunata" (8), ciò vale certamente solo se riferito alle sue aspettative.

La "stella" fiammeggiante dei massoni e quella dei vescovi.

La stella dei vescovi tedeschi era la "stella del mattino" che, come testimonia la Sacra Scrittura, illumina i cuori dei credenti (cfr. 2 Pt. 1, 19), Cristo stesso, la luce della verità rivelata della nostra fede. La stella dei massoni era quella stella a cinque punte che risplende nel tempio massonico al di sopra del Maestro della loggia e illumina i massoni come la "stella fiammeggiante".

"È il simbolo dello spirito risvegliato e maturo" (9). "Essi seguono la sua luce eterna nel male e nei pericoli della vita fino alla causa prima dell’essere" (10).

I colloqui dovevano servire unicamente a elaborare il giudizio riguardo alle tre questioni che i partecipanti al dialogo avevano stabilito insieme. Doveva essere determinante unicamente quanto veniva addotto dai massoni nei colloqui, prescindendo da giudizi e da condanne precedenti. I colloqui iniziarono in un clima franco e privo di pregiudizi.

Attraverso un accurato approfondimento del dialogo, un esame penetrante dei documenti menzionati e le dichiarazioni degli interlocutori massoni, si è giunti, dopo un lavoro pluriennale, a individuare e a identificare le concezioni e i princìpi massonici in un modo tanto chiaro che resta fuori di ogni dubbio la loro insuperabile contrapposizione alla vita cristiana e ai princìpi fondamentali della fede rivelata cristiana.

J. Oberheide, citato da padre Sebott, credette che la dichiarazione sulla massoneria fatta il 17 febbraio 1981 dalla Congregazione romana per la Dottrina della Fede fosse stata una stoccata alla dichiarazione della Conferenza Episcopale Tedesca (11). Non è così, perché la dichiarazione ingiunse di nuovo l’invariata validità del vecchio can. 2335, quindi della scomunica della massoneria.

La commissione della conferenza episcopale ha lavorato mantenendo un contatto costante con il cardinale Seper, il quale ha riconosciuto il risultato ottenuto dalla commissione stessa. Il decreto del 1981 non può essere interpretato in nessuno dei suoi termini come contrario alla dichiarazione della Conferenza Episcopale Tedesca.

Anche padre Seeber — citato in seguito da padre Sebott (12) — ritenne possibile che questo decreto fosse stato rivolto contro la Conferenza Episcopale Tedesca, poiché esso dava un giudizio globale che Roma voleva riservare a sé (13). Egli però ignora il fatto che Roma si è riservata un tale giudizio generale "che implichi deroghe alle suddette norme", come dice il decreto stesso. Una cosa del genere non è stata però argomento della dichiarazione della conferenza episcopale.

La "machinatio" ovvero la lotta della Massoneria contro la Chiesa.

La lotta della massoneria contro la Chiesa, la machinatio, veniva solitamente indicata come causa dell’incompatibilità con la Chiesa. Questo termine lo si trovava anche nel divieto di aderire alla massoneria riportato nel Codex Iuris Canonici del 1917. Chiarire il problema se la massoneria conducesse effettivamente una lotta contro la Chiesa oppure no, non era però assolutamente necessario per comprendere l’incompatibilità; quindi, non è stato neppure oggetto della commissione di ricerca.

Padre Sebott scrive: "In alcuni ambienti ecclesiastici è evidentemente diffusa l’idea di un "complotto mondiale" massonico o di una "Anti-Chiesa"" (14). Si deve evidenziare, invece, che nella dichiarazione della conferenza episcopale non si allude neppure lontanamente a un’idea simile; si ebbe a che fare con massoni che si dimostrarono interessati a un’intesa con la Chiesa. Ma se è padre Sebott a intavolare la questione, allora non si può ignorare che i massoni stessi ancora oggi, ossia anche dopo il Vaticano II, prendono assolutamente coram populo posizione contro la Chiesa.

Nel 1848 Garnier-Pagès aveva dichiarato: "La repubblica è radicata nella massoneria e la massoneria è la repubblica-ombra".  Centovent’anni dopo — quindi dopo il Vaticano II — un Gran Maestro dei massoni,
Jacques Mitterrand, ha ripreso questa frase e ha aggiunto: "Questo non significa solamente operare per il diritto di autodeterminazione, che è la regola da noi posta, significa anche servire la repubblica, e nel nostro mondo occidentale questo esige anche la rivolta contro le forze della reazione, come sono personificate dalla Chiesa cattolica romana. Noi non ci accontentiamo di essere nei nostri templi la repubblica-ombra, noi siamo contemporaneamente l’Anti-Chiesa". (15)

La Massoneria e la Chiesa in Italia - La loggia P2 .

Quando padre Sebott parla dello "scalpore in Italia per la cosiddetta loggia massonica illegale e irregolare "Propaganda 2" o P2" , anche a questo riguardo vi è da colmare un vuoto di informazione.
In proposito non si può parlare di una "cosiddetta" loggia massonica. Sulla rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica, alla quale tanto poco quanto a padre Sebott può essere rimproverata una tendenza ostile alla massoneria, in un ampio articolo si dimostra la legittimità massonica di quella loggia (17).

La loggia P2 fu fondata nel 1875 dal famoso Gran Maestro Adriano Lemmi. Già allora faceva parte della sua finalità occultare completamente l’affiliazione massonica dei suoi membri — uomini politici e civili —, ossia anche nei confronti di tutti gli altri massoni.

Infatti era sempre proprio il Gran Maestro, in persona oppure tramite un suo delegato con il titolo di Gran Maestro Aggiunto, a procedere all’ammissione dei membri. Dal 1961 al 1970 questo Gran Maestro Aggiunto fu Ascarelli, il delegato del Gran Maestro Gamberini . E fu proprio lo stesso Gran Maestro Gamberini a disporre, nel 1967, che Licio Gelli passasse dalla loggia Romagnosi alla loggia P2.

In quell’occasione egli scrisse a ogni membro: "Sono lieto di informarti che la P2 è stata adeguatamente ristrutturata in base alle esigenze del momento oltre che per renderla più funzionale, anche, e soprattutto, per rafforzare ancor più il segreto di copertura indispensabile per proteggere tutti coloro che per determinati motivi particolari, inerenti al loro stato, devono restare occulti"

In occasione di una ristrutturazione della loggia P2, della quale Gelli fu incaricato dal Gran Maestro nel 1975 e della quale venne nominato Maestro Venerabile, egli scrisse ai membri: "Rimangono invariate le sue peculiari caratteristiche, che […] trovano il loro nucleo nelle originarie consuetudini fra le quali quella della riservatezza, che, mai infranta, è necessario fondamento del nostro lavoro"(20).

Non si può dunque assolutamente sostenere che la loggia P2 fosse solo una "cosiddetta" loggia massonica. Essa aveva tutte le caratteristiche necessarie delle altre 496 logge del Grande Oriente d’Italia, e inoltre aveva anche un legame del tutto particolare con il Gran Maestro, che per più di cento anni è stato contemporaneamente Maestro Venerabile di questa loggia e che ha fissato l’attuale compito di questa loggia.

Nel 1981 la riunione della Gran Loggia, in occasione della quale il parlamento massonico del Grande Oriente d’Italia — composto dai 496 Maestri Venerabili — si riunì formalmente , trattò il caso della loggia P2 mentre le indagini della polizia erano già in corso e l’archivio della loggia era già stato sequestrato. Allora, "malgrado i sospetti e le accuse connessi [...] [a] clamorose vicende italiane degli ultimi anni, la P2 è uscita indenne dal giudizio del vertice della massoneria" (22).

Il Grande Oriente d’Italia è riconosciuto dal mondo massonico, e ha sia i gradi azzurri giovanniti, sia il sistema dei gradi altiNon resta alcun dubbio: se quella riunione della Gran Loggia, il massimo organo del Grande Oriente italiano, ha riconosciuto la loggia P2 come loggia regolare, è incomprensibile che padre Sebott non riconosca la qualità massonica di questa loggia.

A questo punto, per chiarezza, è necessaria ancora un’osservazione a proposito del Gran Maestro Gamberini, il quale si presentò come interlocutore della Chiesa da parte della massoneria. Per la sua responsabilità e la sua collaborazione nella loggia P2, dopo lo scandalo attorno a questa loggia ci si deve proprio chiedere se Gamberini possa presentarsi a buon diritto come difensore della filantropia e della beneficenza e se la sua testimonianza che la massoneria non è una società segreta sia attendibile.

Un "alleato" di padre Sebott nel campo pubblicistico, don Esposito, proprio sul punto ha ugualmente dimostrato di possedere una conoscenza solo superficiale della massoneria e in particolare della loggia P2, perché altrimenti non sarebbe assolutamente avvenuto il fatto seguente: "Savona, 17-8-1969 (KathPress). - Per la prima volta nella storia della vita spirituale in Italia si sono incontrati per un colloquio ufficiale un rappresentante del massonismo italiano e un rappresentante della Chiesa cattolica in Italia: il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, capo supremo della massoneria italiana, il professor Giordano Gamberini (Ravenna) e il sacerdote cattolico Rosario Esposito (Napoli) hanno discusso pubblicamente in un teatro della città della Riviera, Savona, sul tema: La massoneria oggi. Alla manifestazione, che è stata caratterizzata da un clima di reciproco rispetto, hanno partecipato circa mille persone, fra le quali circa 400 massoni provenienti da tutte le parti d’Italia.

Rosario Esposito, autore di un ampio studio sulla massoneria in Italia nel suo intervento nella discussione si è preoccupato innanzitutto di mostrare i punti di contatto fra il massonismo e il cattolicesimo. Egli ha manifestato il desiderio di un abbraccio fraterno che permetterebbe di percorrere insieme un gran tratto di strada."Il professor Gamberini, nella sua risposta, ha corretto l’opinione del sacerdote secondo cui la massoneria non sarebbe mai stata la nemica della Chiesa: "Mi spiace dover ricordare che i massoni [...] hanno combattuto la Chiesa incolpandola di intolleranza nei campi della filosofia, dell’etica e dell’educazione""  .

Don Esposito dovrebbe pensare che i contrasti rimangono, perché fa addirittura parte della natura della Chiesa assumere posizioni che alla massoneria appaiono intolleranti. Si pensi soltanto al divieto dell’aborto. I massoni hanno combattuto subito questo divieto e hanno cercato di porre l’aborto sullo stesso piano dei diritti dell’uomo  .

Il modello del culto di Mitra.

Per quanto riguarda la machinatio, si è sempre dato rilievo a una certa differenza fra le logge del mondo e si è fatta una divisione in logge favorevoli, neutrali oppure ostili nei confronti della Chiesa. Si pensava anche che ai cattolici fosse proibita solamente l’adesione alle ultime. A questo riguardo si deve dire che la massoneria tedesca, con i cui incaricati sono state condotte le trattative, si considera "favorevole alla Chiesa".

Nei documenti che essa ha presentato non è stata notata alcuna machinatio. Ma anche in questa massoneria "favorevole alla Chiesa" sono stati identificati ostacoli insormontabili. Già per questo motivo il giudizio ecclesiastico pubblicato dopo la conclusione dei colloqui dimostra di essere valido non solo per la Germania. L’indagine ha portato a riconoscere che, nonostante tutte le differenze delle logge in altri paesi, i documenti decisivi che portano necessariamente a riconoscere l’inconciliabilità, cioè i rituali dei primi tre gradi, sono obbligatori in tutte le logge massoniche di tutto il mondo.

L’universalità su questo punto è stata ammessa anche dai massoni. Anche padre Dierickx S.J. l’ha riconosciuto in un libro elogiato dai massoni  . Sostanzialmente simile ovunque è anche l’organizzazione dei templi delle logge dei tre gradi inferiori. In questo contesto è interessante quanto ha portato di nuovo la ricerca nel campo delle antiche religioni misteriche. 

In una delle opere storiografiche più recenti relative al tema si dice: "Notiamo, per inciso, che la disposizione del moderno Tempio massonico è del tutto e per tutto identica a quella dei templi mithraici"   . Nonostante una conoscenza frammentaria dei riti di iniziazione, si può dire "che alcuni dei suoi elementi prefigurano aspetti che si ritroveranno nell’iniziazione massonica" (27).

Si osservi cosa viene detto al massone già nel momento in cui viene accolto nel primo grado:
"Luce e tenebra, vita e morte sono solo apparentemente opposti irriducibili. All’iniziato si rendono riconoscibili come parti di una più grande totalità. Qui ci viene incontro la primordiale sapienza misterica dell’equilibrio delle forze e del segreto della vita in esso celato. Nello spirito degli uomini giunti al grado di Maestro l’elemento passivo e quello attivo devono fondersi nell’armonia delle sfere. Allora il sole, la luna e il Maestro governano la loggia"  .

Indipendentemente dalla questione dell’ostilità alla Chiesa, le osservazioni della Conferenza Episcopale Tedesca hanno esaminato un campo ancora più fondamentale, che riguarda la fede, la spiritualità e l’impostazione cristiana della vita. Non importa neppure che si metta in opera una machinatio, oppure che essa venga espressamente esclusa e che si manifesti amicizia nei confronti della Chiesa, rimane l’insanabile contrasto nei princìpi fondamentali, che comporta una messa in discussione molto più profonda, anzi una distruzione della vita che deriva dalla fede cristiana. Questa machinatio di tipo massimamente intensivo è più pericolosa della machinatio aperta ed esteriore, perché porta via fedeli e mina la pretesa di verità della Chiesa.

La questione della verità

Dalla massa dei problemi analizzati — dei quali naturalmente solo una parte è stata inserita nella dichiarazione pubblica della conferenza episcopale — deve essere scelto un punto che mostra questo contrasto fondamentale: si tratta della posizione totalmente diversa nei confronti della verità. 

Nei colloqui la massoneria ha definito il rifiuto assoluto di ogni verità oggettivamente valida come suo tratto caratteristico peculiare. Questo rifiuto sarebbe fondato sulla assoluta autodeterminazione dell’uomo. L’uomo, la dignità dell’uomo e la completa autodeterminazione dell’uomo stanno al centro del metodo massonico. 

Ciò che riguardo a questo punto di vista è emerso in sei anni di lavoro dalla massa dei testi presentati e anzitutto dai documenti decisivi, inclusi i rituali, non può essere sintetizzato meglio di come è stato espresso proprio da parte massonica:

"La loro [quella massonica] concezione può essere ricavabile in modo induttivo dai simboli, dai rituali e così via, ed è in stretto rapporto con la concezione della filosofia più recente. Il suo atteggiamento di base è relativistico" . Anche se si potrebbe sostenere che il relativismo non viene imposto sotto forma di dogma, i massoni stessi attestano esservi una concezione simbolica relativistica: "[...] il valore relativizzante di una tale comunità morale-rituale, lungi dal poter essere eliminato, risulta al contrario determinante" 

L’Internationales Freimaurer-Lexikon approfondisce ulteriormente questo concetto con la seguente affermazione:
"Il punto di vista della massoneria riguardo al problema del mondo e dell’umanità si deduce dal relativismo. Nel suo simbolismo e nei suoi rituali appare chiaramente l’atteggiamento relativistico" (31). Per questo, chi vuole essere ammesso dovrebbe essere un uomo "che possiede quell’intima libertà di pensiero che non conosce sottomissione a dogmi e a passioni" (32). Per i massoni i dogmi sono una costrizione. E' un relativismo assoluto.

Per i massoni i dogmi sono sempre connessi a una costrizione. I massoni forniscono questa definizione:
"Le istituzioni poste su basi dogmatiche, delle quali può valere come la più significativa la Chiesa cattolica, esercitano una costrizione religiosa" (33).

Quindi, è proprio della prassi e della teoria delle logge quanto segue: "La massoneria non conosce dogmi, essa però accetta seguaci dei vari dogmi religiosi, politici e nazionali, nella misura in cui essi si sottomettano all’obbligo della tolleranza" (34). Questa condizione è determinante.

Qui la differenza fra tolleranza verso le persone e tolleranza verso le idee è di importanza decisiva. Se tutto viene messo sotto la riserva della tolleranza, la tolleranza verso le idee viene così chiesta a prezzo della loro relativizzazione. Ciò è confermato da affermazioni come la seguente:
"Il neoumanesimo e il pragmatismo presentano sostanzialmente molti punti di affinità con la massoneria, in particolare per il loro concetto relativistico della verità, che toglie spazio a ogni forma di intolleranza e vuole far trionfare la tolleranza" .

Padre Sebott dubita, a torto, che nella dichiarazione della conferenza episcopale l’idea di tolleranza della massoneria sia stata "esposta correttamente" . A torto, perché il suddetto resoconto dell’idea massonica di tolleranza corrisponde esattamente a ciò che è emerso nei colloqui e dai documenti, come è stato riconosciuto dai massoni stessi.

Il riconoscimento contemporaneo di idee diverse, per quanto queste possano contraddirsi, risulta evidente anche nel concetto massonico di Dio. Padre Sebott crede che l’attenersi formalmente, da parte del massone, a un concetto di Dio sotto la forma del "Grande Architetto dell’Universo" sia fondato sull’idea che "senza Dio l’etica e la legge morale non potrebbero avere alcuna stabilità" . Evidentemente egli non ha presente che di solito, presso i massoni, l’attenersi al loro concetto di Dio non viene fondato in questo modo.

A tale proposito l’Internationales Freimaurer-Lexikon dice addirittura il contrario: "Il distacco [della legge morale] dalla motivazione religiosa può essere indicato come idea fondamentale di tutte le idee fondamentali della massoneria".

La negazione massonica di qualsiasi conoscenza della verità oggettiva porta a una grande considerazione della filosofia di Kant. L’Internationales Freimaurer-Lexikon dice di lui: "Kant fu chiamato l’"onnidistruttore" perché giudicò severamente il dogmatismo e della teologia e nello stesso tempo della filosofia empirica e di quella razionalistica. Egli rifiutò la teologia — la lanterna magica delle elucubrazioni astruse — come pure la metafisica dogmatica che va oltre l’esperienza [...]. Le concezioni di Kant sulla morale [il distacco dalla motivazione religiosa] ci dimostrano che egli nel più profondo del suo essere era massone" (39).

Il rifiuto della conoscenza della verità oggettiva arriva a tal punto che la verità stessa, se dovesse essere raggiungibile, non sarebbe ricercata come verità assoluta, poiché "la verità assoluta sbarrerebbe la strada del progresso" (40). In seguito all’abbandono della verità come principio conduttore, rimane solo l’uomo stesso come principio centrale dell’orientamento.

L’affermazione dell’antico filosofo Protagora che "l’uomo è la misura di tutte le cose" viene intesa in modo assoluto, ossia anche per questioni morali. Su questa posizione è pure fondata la seguente affermazione riguardante la dignità umana: "Essa [la dignità umana] si esprime nella subordinazione dell’uomo a nessun’altra legge che non sia quella che egli si dà sul momento".

Ciò che ora è stato esposto come problema della verità e del relativismo facilita la valutazione delle Tesi fino all’anno 2000 dei massoni. Queste tesi sono state pubblicate subito dopo la conclusione dei colloqui con i massoni condotti dalla commissione per il dialogo. In esse la massoneria illustra l’immagine che ha attualmente di sé. Le tesi mostrano qual’è la base intellettuale della massoneria e quali prospettive essa si pone per il futuro. Proprio nella prima tesi — certamente la più importante — viene messa in discussione la Chiesa cattolica: "Non esistono sistemi di natura filosofico-religiosa che possano rivendicare una obbligatorietà esclusiva" .

Naturalmente le tesi — come tutto lo spiritualismo massonico — non devono rimanere sospese nel cielo delle idee, ma devono far presa sugli adepti. È escluso che ciò possa avvenire senza influenzare una fede in Dio e in Cristo presente contemporaneamente nell’anima e nel cuore del massone. Certamente la spiritualità massonica, secondo la propria pretesa, vuole penetrare in quella sfera umana nella quale il cristiano si identifica con le risposte decisive della sua fede.

Non importa se al numero 19 delle Tesi fino all’anno 2000 si nega che la massoneria è una religione, perché viene subito avanzata la pretesa della massoneria di influire proprio in quella sfera rivendicata anche dalla fede della Chiesa. Non per niente vi si dice: "Tanto meno la massoneria è una religione o ne insegna una, tanto più essa vuole essere la legittima risposta a ciò che in Kant è chiamato "predisposizione naturale dell’uomo alla speculazione" e in Schopenhauer "necessità metafisica""

Per qualificare le tesi si ricorda ancora ciò che il Gran Maestro dei massoni Otto Trwany ha scritto su di esse nell’articolo introduttivo: "Esse devono "dar voce" nel nostro linguaggio quotidiano alla nostra [quella massonica] visione del mondo formatasi in 250 anni e calarla nelle grandi e spesso inquietanti questioni riguardanti il presente e il futuro" .

Norme massoniche come pilastri del tempio.

In una trasmissione sul rapporto "massoneria e Chiesa", organizzata il 4 agosto 1981 esclusivamente secondo gli intendimenti dei massoni e trasmessa in diverse lingue da Deutschen Welle di Colonia, emerge nuovamente il fondamento relativistico della massoneria:

"Per la massoneria, con la sua pretesa di tolleranza, non vi può essere nessuna concezione del mondo o religione che pretenda alla esclusiva obbligatorietà e verità. Ciò è esattamente quanto fa la Chiesa cattolica rivendicando la proclamazione autentica della Rivelazione.

Il conflitto fra le due parti sembra essere addirittura programmato. Da una parte vi è la Chiesa con un sistema di dogmi ordinato, dall’altra la loggia che, uno dei pochi raggruppamenti che nel corso della sua storia non ha elaborato nessun dogma, intende le religioni come sistemi concorrenti e contesta la possibilità di un ritrovamento della verità oggettiva".

Il cristianesimo  

Cristo si è definito "la via, la verità e la vita" (Gv. 14, 6) e ai suoi discepoli ha promesso "lo Spirito di verità", che sarà loro di aiuto fino alla fine del tempo per guidarli verso la verità intera (cfr. Gv. 14, 16-17; 16, 13). Dall’apostolo Paolo sappiamo che essere cristiani significa "giungere alla conoscenza della verità" (1 Tim. 2, 4). L’oppositore di Dio, Satana, è chiamato "padre della menzogna" (Gv. 8, 44). La lotta di Satana contro Dio è una lotta contro la verità.

La verità è il fondamento della vita cristiana, anche quando è scomoda e porta al pentimento e alla conversione. Questa conoscenza può essere espressa nel modo seguente: "Non solo l’adorare e l’amare Dio, bensì anche tutte le altre azioni spirituali decisive dell’uomo, tutto quel desiderare e sperare, amare e gioire — pieno di significato e umano — si basano sul fondamento della verità, la quale da sola può costituire il fondamento della vita sulla roccia.

Senza verità tutte le fondamentali azioni spirituali della persona finiscono in un nulla vuoto e illimitato e sono private del loro significato più intimo. Anzi, ancora di più, non basandosi sulla verità, tutti i giudizi e i dogmi — per la loro erroneità — e tutto l’amore e le azioni morali — per la loro inadeguatezza nei confronti della verità — rappresentano decisamente dei mali. In ogni atto del giudizio presupponiamo la verità, anche quando giudichiamo che non vi sia alcuna verità.

Non si può negare la pretesa di verità essenzialmente propria del giudizio, in quanto il valore di ogni giudizio dipende dall’esaudimento di una tale pretesa di verità tramite la corrispondenza del giudizio con la realtà. Se questa verità non esistesse, allora, come disse Heinrich von Kleist dopo aver letto Kant, sarebbe "raggiunta la nostra massima e unica meta", ossia una "verità valida anche oltre la tomba", quindi "non avremmo più alcuna meta".

L’opinione massonica secondo cui si dovrebbe negare l’esistenza della verità oggettiva in nome della dignità umana è frutto di un equivoco.

Gesù parla della verità che "farà liberi" (Gv. 8, 32). Libertà e dignità sono dello stesso genere. Senza libertà viene a mancare qualcosa di essenziale per la piena dignità umana. Ciò rende ancora una volta più comprensibile che la verità oggettiva, ossia data da Dio e vincolante per tutti, non può essere mai rivolta contro la dignità umana.

Nella verità vi è la salvezza dell’uomo, la quale è altrettanto totale quanto la verità. Perciò la verità non è mai rivolta contro l’uomo e la sua dignità, anzi promuove e difende questa dignità anche contro l’intervento di diversi manipolatori. Proprio la verità oggettiva è l’unico criterio che aiuta a distinguere tra una benevola influenza e un infido lavaggio del cervello. "Questo perché solo chi possiede già criteri è in grado di criticare. La critica presuppone criteri, non li crea" . Questo vale anche per la morale. Norme oggettive sono come pilastri nel fiume del tempo. L’uomo senza norme è privo di orientamento.

Interpretazione errata del Concilio Vat. II

A proposito del Concilio Valicano II padre Sebott dice: "con la dichiarazione sulla libertà religiosa il Vaticano II fornì una base sulla quale era possibile trovare un accordo con i massoni" . Una cosa simile afferma il massone Charles von Bokor nella sua storia della massoneria apparsa nel 1980 e intitolata Winkelmaß und Zirkel: "Questo compito è facilitato dal fatto che il Concilio Vaticano II si è dichiarato senza riserve per la libertà della pratica religiosa e per il riconoscimento di tutte le visioni del mondo" .

Alla base di questa opinione vi è un’errata interpretazione del Vaticano II che si può rappresentare all’incirca così: "Esso [il Vaticano II] sostituisce il primato di una verità oggettiva con quello della dignità umana — una vera e propria rivoluzione copernicana nell’autocomprensione della Chiesa" .
Secondo i massoni, su questo presupposto veniva fornita una base di intesa. L’idea sembra sia stata diffusa anche durante gli incontri menzionati all’inizio e dei quali si è già detto che non contribuirono a risolvere le questioni poste, ma che, anzi, rimasero alla loro superficie.

Il Vaticano II non fornisce alcuna base per un accordo con la massoneria, per un riconoscimento del suo spiritualismo. Esso ripete la condanna degli errori indipendentemente dall’amore dovuto all’uomo (52). Il Concilio esige il rispetto dell’uomo e l’amore del singolo massone, ma non il riconoscimento della sua spiritualità, che si trova in contraddizione con la fede. Il fatto dell’interpretazione errata del Concilio, che qui è stata dimostrata con una citazione, è certo.
[... omissis]

Il 12 gennaio 1985 Papa Giovanni Paolo II disse: "Certamente, coloro che credono nel vero Dio, per rispetto verso la Verità alla quale aderiscono con tutta la loro fede, non possono ammettere l’equivalenza di tutte le fedi religiose" (54). 

E in occasione del viaggio in Ecuador, il 31 gennaio 1985, il Papa disse che la Chiesa "considera [...] un dovere cercare di eliminare le pratiche o usi che siano contrari alla morale e alla verità del Vangelo. Essa, infatti, deve essere fedele a Dio e alla propria missione. "Perciò l’evangelizzazione, che invita ad abbandonare false concezioni di Dio, comportamenti contro natura e aberranti manipolazioni dell’uomo da parte dell’uomo, non può essere considerata una violenza"" (55).

"Chi non crederà"...in Gesù , via verità e vita eterna, " non sarà salvato.

Il Concilio Vaticano II ha fatto chiare affermazioni a proposito del valore fondamentale della verità sia per la Chiesa che per il singolo: "Dio stesso ha fatto conoscere al genere umano la via attraverso la quale gli uomini, servendolo, possono in Cristo divenire salvi e beati. Crediamo che questa unica e vera religione sussista nella Chiesa cattolica e apostolica, alla quale il Signore Gesù ha affidato il compito di comunicarla a tutti gli uomini" . Quindi, tutti i fedeli "sono pure tenuti ad aderire alla verità conosciuta e a ordinare tutta la loro vita secondo le esigenze della verità"

Solo su questo sfondo è comprensibile anche il riferimento, nella dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa, a una frase biblica assolutamente senza compromessi come quella di Mc. 16, 16: "Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; chi invece non crederà sarà condannato"  .

Il Concilio richiama sempre l’attenzione sul fatto che "Cristo stesso è la verità e la via che la predicazione evangelica svela a tutti" . Si tratta dell’orientamento oggettivo della coscienza: "I cristiani, poi, nella formazione della loro coscienza devono considerare diligentemente la dottrina sacra e certa della Chiesa.

Infatti, per volontà di Cristo la Chiesa cattolica è maestra di verità e il suo compito è di annunciare e di insegnare in modo autentico la verità che è Cristo, e nello stesso tempo di dichiarare e di confermare con la sua autorità i principi dell’ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana" .

Ne consegue in modo inequivocabile la differenza, fra la tolleranza come amore per tutti gli uomini e la cosiddetta tolleranza delle idee: "Certamente tale amore e amabilità non devono in alcun modo renderci indifferenti verso la verità e il bene. Anzi lo stesso amore spinge i discepoli di Cristo ad annunciare a tutti gli uomini la verità che salva.

Ma occorre distinguere tra errore, sempre da rifiutarsi, ed errante, che conserva sempre la dignità di persona, anche quando è macchiata da false o meno accurate nozioni religiose" .

A proposito del problema del relativismo Paolo VI dice: "Certo, l’immutabilità della fede è oggi messa in pericolo dal relativismo in cui alcuni autori sono caduti. Ma, in opposizione a tale atteggiamento, noi abbiamo fermamente ricordato che la rivelazione divina ha un senso preciso e determinato, un’immutabile verità, che ci è proposta da credere da parte di Cristo, della tradizione apostolica e degli atti del Magistero"

Non meno energicamente Giovanni Paolo II ha deplorato l’opposizione del relativismo alla Rivelazione e le sue conseguenze disastrose sulla vita di fede. A tale proposito egli, fra l’altro, lamenta "che si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnata". Intenzionalmente o meno, egli nomina poi lo spiritualismo massonico e dice che i cristiani sono "immersi nel "relativismo" intellettuale e morale" . Dopo tutto questo non può rimanere alcun dubbio sul fatto che, a proposito della verità, della sua conoscibilità e del suo valore, esiste un contrasto profondo fra la massoneria e la Chiesa.

I massoni "Spiriti vaganti".

La presa di posizione dei massoni a proposito della verità, inconciliabile con la fede della Chiesa, esclude la possibilità di appartenere contemporaneamente alla Chiesa e alla massoneria.

Per poter essere un vero massone il cattolico dovrebbe concepire la propria fede come un’opinione soggettiva. Però questa non sarebbe più la fede della Chiesa, che è fondata sulla verità e consiste nella verità. In tal modo la fede viene privata del suo fondamento oggettivo, della verità valida per tutti, è quindi spostata dall’ordine del reale a quello della sola coscienza, e viene così anche privata della sua vera forza ed essenza.

Su questo sfondo si comprende una dichiarazione dell’illustre massone di alto grado Oswald Wirth (+ 1943): "L’iniziazione è una chiamata per spiriti inquieti, per quelli ai quali la conoscenza acquisita non basta [...]. Chi segue un credo religioso, filosofico, scientifico o politico intangibile, nel tempio della loggia non ha nulla da cercare. Se però vi entra rimane un intruso […].

La chiamata all’iniziazione è affare di quegli spiriti vaganti che, dopo aver abbandonato la protezione della loro scuola o della loro chiesa, vagano nel buio senza riuscire a trovare la loro vera luce" (64).

A prescindere dal fatto che anche l’affermazione sopra citata contiene una forma di credo, essa rappresenta pure un chiaro rifiuto per tutti coloro che affermano che si possano conciliare Chiesa e massoneria.Indipendentemente dall’interpretazione di Wirth, dal fatto in sé è risultato chiaro che, in quanto allo spiritualismo della loggia, si tratta di errori che mettono in discussione la fede stessa come un tutto e addirittura, più precisamente, la rendono impossibile come condotta di vita orientata in modo oggettivo.

L’inconciliabilità sostanziale, che impedisce per diritto divino di entrare a far parte di una loggia, sussiste del tutto indipendentemente dal fatto che il diritto canonico esprima o non esprima esplicitamente in un canone il divieto di appartenere alla massoneria.

Lo stesso vale per una serie di altre associazioni, nessuna delle quali viene citata nominatamente nel nuovo diritto canonico. Perciò non è neppure necessario che questa proibizione venga pubblicata sui bollettini ufficiali delle diocesi per diventare valida (65), in quanto sussiste per diritto divino.

L’entrata a far parte di una loggia è proibita al cattolico perché "mette in pericolo la fede sua e del suo prossimo" .

Il "divieto di entrare a far parte della massoneria" da parte della Chiesa è quindi contenuto in quelle disposizioni del nuovo diritto canonico che proteggono la fede e che cercano con sanzioni di impedire delitti contro la fede, soprattutto nel can. 1364.

Quindi, fu completamente sbagliata la grande propaganda, svolta all’esterno e all’interno della Chiesa, che cercava di interpretare la scomparsa nel nuovo Codex Iuris Canonici della menzione della massoneria come autorizzazione all’adesione da parte dell’autorità ecclesiastica.

Mai un unico criterio

Il giudizio sulle logge solo in base al criterio della machinatio non è giustificato né oggettivamente né giuridicamente dalle dichiarazioni finora emesse dalla Chiesa.

Cominciando dal divieto di Papa Clemente XII fino al divieto emesso da Giovanni XXIII, esso è sempre stato chiaramente motivato con la contrapposizione alla fede (67). Ciò era presente in parte anche nel diritto canonico valido fino a ora (can. 2336). Lo stesso padre Sebott vi si riferisce quando scrive: "I chierici e i religiosi che hanno aderito a una società massonica o a un’associazione simile, secondo il can. 2336 devono essere puniti più duramente e inoltre denunciati alla Congregazione per la Dottrina della Fede, poiché si tratta presumibilmente di un delitto contro la fede" .

Se diversi autori cattolici hanno interpretato la scomparsa della menzione della massoneria nel nuovo Codex Iuris Canonici come generale autorizzazione all’adesione da parte dell’autorità ecclesiastica, sono andati ben oltre quella parte stessa di massoni che hanno ritenuto come possibile una conciliabilità della doppia appartenenza alla Chiesa e alla loggia.

Questi ultimi, infatti, limitavano tale possibilità esclusivamente ed esplicitamente ai tre gradi inferiori. Per i gradi superiori si sono espressi loro stessi apertamente per l’inconciliabilità e hanno rifiutato di dare qualsiasi seguito in un modo addirittura radicale e traumatizzante. Essi hanno lasciato questi gradi avvolti in un mistero impenetrabile. A questo proposito si deve notare che la maggioranza degli interlocutori apparteneva a gradi alti e anche altissimi.

Dunque, il fatto che gli stessi massoni pretendessero la conciliabilità ( tra Chiesa e Massoneria n.d.r.)soltanto per i tre gradi inferiori e diversi autori cattolici per tutti i gradi è indicativo della grande limitatezza delle conoscenze e della capacità di giudizio di tali autori.

Coloro che si impegnano per l’ammissione di cattolici ai tre gradi inferiori devono spiegare anche, a prescindere da tutti gli altri problemi che significato abbia una tale ammissione in considerazione della natura di tutta la massoneria. Infatti, per Albert Pike la subordinazione dei gradi inferiori a quelli alti è vitale: "L’affermazione più superficiale è anzitutto che l’insegnamento della massoneria sia completamente contenuto nei tre gradi di base" (69).

Pike è uno dei grandi esperti della massoneria e in particolare del sistema degli alti gradi del Rito Scozzese. Di questo sistema di alti gradi dice poi Horst E. Miers: "Tutta l’élite spirituale della massoneria oggi ricopre i gradi di questo sistema" (70).

A proposito degli alti gradi un dettaglio riferito da Stephen Knight può forse rivelare perché durante i colloqui si giunse a rifiutare radicalmente qualsiasi discussione sugli alti gradi. Tale dettaglio si trova nel suo sensazionale libro The Brotherhood, edito a Londra nel 1984 (71).

In quest’opera l’autore ha pubblicato il risultato delle sue interessantissime ricerche durate anni e svolte non senza considerevoli difficoltà. Da esse risulta che, al posto del Grande Architetto dell’Universo, già nel grado alto dell’Holy Royal Arch subentra il nome JAH-BUL-ON: JAH = Jahvé (Nome ebraico di Dio) , BUL = Baal (divinità cananea demoniaca) e ON = Osiride (divinità egizia). In non pochi punti la Bibbia presenta Baal come l’avversario di Dio, la cui venerazione è davanti a Dio una nefandezza (letteralm. merda n.d.r.) (cfr. Gdc. 2, 11; 1 Re 18, 18; 19, 18; 2 Re 10, 28; Rm. 11, 4).

Quando, nel 1873, il famoso e già nominato Albert Pike venne a conoscere questo "nome divino", egli, allora ancora profondamente inquieto e spaventato, scrisse: "Nessuno può indurmi a riconoscere come simbolo della divinità infinita ed eterna una formula in cui è contenuto il nome di un dio pagano maledetto e spregevole il cui nome da più di duemila anni indica un demonio"  ( Baal-ze-bub, il "dio-della-merda- divenuto Belzebù in italiano n.d.r.)

Stephen Knight ha interrogato non meno di settantacinque massoni di questo grado. In quell’occasione egli dovette constatare che tutti parlavano liberamente o, senza esitazione della massoneria ma che alla parola "Jahbulon" settantuno degli interrogati perdevano la calma e la sicurezza di sé  .

Protestanti e massoneria

Alla Chiesa cattolica viene spesso rimproverato il fatto che, a differenza del mondo protestante, essa sola sia entrata in contrasto con la massoneria e che ciò sia imputabile più alle sue condanne contro quest’ultima che non alla stessa massoneria tollerante. Questo ampio tema non può essere trattato ora in modo esauriente. Ma si aggiunga almeno una breve annotazione. Benché sia vero che anche da parte del cristianesimo protestante vi sono state e vi sono condanne per la Massoneria , tuttavia risulta che, nel complesso, non esistono tensioni tra Massoneria e Chiese protestanti..

Oggi vale ancora di più ciò che E. Lennhoff scrisse a riguardo dell’Inghilterra: "Anche fra gli ecclesiastici che hanno servito come funzionari la Gran Loggia britannica sono rappresentate tutte le diverse confessioni a esclusione della confessione cattolica. Un arcivescovo Gran Maestro, 14 vescovi e 24 altri dignitari della Chiesa d’Inghilterra appartengono al Gran Consiglio dei Funzionari delle Grandi Logge Unite. All’ombra dell’abbazia di Westminster lavora una loggia composta quasi solamente da chierici" (74).

Si può dire la stessa cosa di tutte le altre nazioni cristiane non cattoliche. Nel fatto menzionato, ossia l’appartenenza alla loggia di molti vescovi delle Chiese anglicana, ortodossa e luterana, padre José Benimeli S.J. vede la prova della conciliabilità di loggia e cristianesimo   .

A ciò si oppone obiettivamente L’Osservatore Romano del 23 febbraio 1985 con un’esauriente motivazione dell’inconciliabilità di fede cristiana e massoneria ."Il 26 novembre 1983 — lo stesso giorno in cui entra in vigore il nuovo Codice di Diritto Canonico — la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede rende pubblica una dichiarazione sulla massoneria che ribadisce tanto l’inconciliabilità dei principi massonici con la dottrina della Chiesa quanto la proibizione per i cattolici di iscriversi ad associazioni massoniche, confermando che tale appartenenza eventuale pone i fedeli "in stato di peccato grave" e nella impossibilità di "accedere alla Santa Comunione" [...].(cfr. L'Osservatore Romano, 27-11-1983).

 

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