Satanismo. Approccio teologico.
Dal potere esercitato in tanti modi da Satana scaturisce
quello che si chiama satanismo, col quale termine
si indica "ciò che è satanico, e quindi
sottoposto all'azione di Satana, o consacrato all'antagonista di Dio,
o pervaso dei suo spirito".
Di qui: l' impero di Satana sul mondo,il culto reso a
Satana, la sequela e imitazione della sua ribellione a Dio.
Gli elementi essenziali del satanismo : "è essenzialmente
la ribellione della creatura verso il creatore, la sommossa dell'imperfetto
contro la perfezione assoluta; alle sue basi v'è l'orgoglio,
ma, più ancora, un tragico complesso d'inferiorità...Il Satanismo
non consiste nel culto del male; esso possiede anzi una morale sua
propria fondata sul disdegno di ogni sottomissione e sull'affermazione
eroica dell'Io, che difende nella sua assoluta integrità anche
a costo di perderlo eternamente".
Ma perché il satanismo si manifèsti veramente come tale,
si deve avere la certezza che l'Io è fatalmente condannato alla
sconfitta e quindi alla sottomissione, pur sentendosi l'esasperato
atteggiamento alla non-acquiescenza a quello stato di vinto. Di qui
il risentimento feroce che lo porta a rovesciare la scala dei valori
etici con una conseguente creazione di una pseudo religione, in cui
all'ossequio verso il vincitore si sostituisce l'oltraggio, e la dannazione
si preferisce alla partecipazione del canto di vittoria col vincitore.
Si ha allora la felicità della disperazione.
Il Satanismo infatti fu anche un atteggiamento di sacrilega
sfida e gusto di sentimenti perversi deliberatamente coltivati, in
voga soprattutto presso scrittori romantici e decadenti. Da
uno degli scrittori che più l'hanno analizzato, J.K. Huysmans,
il satanismo è stato definito un "bastardo del cattolicismo":
"consiste in una pratica sacrilega,
in una ribellione morale, in un'orgia spirituale, in un'aberrazione
per nulla ideale e cristiana; risiede anche in un godimento temperato
dal timore ( ... ), la gioia proibita di trasferire a Satana gli
omaggi e le preghiere dovute a Dio; consiste nell'inosservanza
dei precetti cattolici che vengono seguiti all'incontrario, commettendo,
per oltraggiare più gravamente Cristo, i peccati che egli
ha più espressamente maledetti: la contaminazione del culto
e l'orgia carnale" .
Come si vede in questa descrizione, sono contemplati gli aspetti principali
del satanismo, dalla sfida puramente intellettuale alle pratiche oscene
e grottesche della messa nera.
Michele
arcangelo ,superiore a Satana.
Il regno di Satana è in opposizione a quello di Cristo: il
primo basato sulla morte, l'altro sulla vita; il primo fondato sul
male l'altro sul bene; il primo simboleggiato nelle tenebre, l'altro
nella luce.
Dal combattimento incessante fra i due regni, segue ugualmente che
si tratta di regni, non statici, ma dinamici; e di azioni (quelle sataniche),
silenziose, insidiose, capziose.
Il "Grande Satana" fu "Inventato" per
la prima volta, come un vero e proprio anti-dio, nella Persia
di Zarathustra (primo quarto del primo millennio a.C.), ed è arrivato
ben presto nel Medio Orìente, ha influito in maniera assai rilevante
sulla stessa religione ebraica, ha infettato come l'Aids tutto l'impero
romano sotto forma di manicheismo, ha lasciato le sue tracce nel cristianesimo,
ha dato volto religioso ad ogni forma di íntolleranza, anche
a quella più laicista e secolarizzata, ha fatto grassa vendemmia
nel dualísmo marxista.
E infine, ai giorni nostri è stato clamorosamente rilancíato dal
vecchio Ayatollah Khomeini, proprio in Persia, l'Iran
attuale, quando ha promosso la guerra santa contro l'Occidente ateo
e materialista e contro gli Stati Uniti che sarebbero il suo profeta.
Il cristianesimo dovette fare i conti con la ricca angelologia
e demonologia dell'ebraismo e del paganesimo, e cercò di ridurre
questa presenza al minimo indispensabile; dovette fare i
conti con le tante superstizioni riguardanti i rapporti fra defunti
e viventi, e cercò, soprattutto con sant'Agostino, di demitizzare
e spiritualizzare queste relazioni il più possibile.
Le speculazioni sugli angeli, sui demoni e su satana in particolare,
infatti, si sono intensificate, col passare del tempo, e sono arrivate
purtroppo alle esasperazioni teoriche e pratiche di certi inquisitori
medievali.
Medioevo e satanismo
E' nel Medioevo , con l'Inquisizione, che vengono attribuiti i caratteri
a Satana.
Come nota H.R. Trevor-Roper in Protestantesimo e trasformazione
sociale :
«in lotta contro i nemici della fede, gli
inquisitori avevano diviso naturalmente il mondo in luce e tenebre,
e avendo dato un ordinamento sistematico al regno di Dio in una Summa
theologiae, nulla di più naturale che compissero la stessa
operazione verso il regno di Satana, elaborando una Summa daemonologiae».
Vittorio Dornetti, in : Il Diavolo in pulpito. Spettri e demoni
nelle prediche medievali dice nella premessa al volume:
«Coloro che sono incuriositi dal
demonio (che attualmente sta ridestando interesse anche a livello
di cronaca) possono trovare nei racconti che qui vengono tradotti
una testimonianza di alto livello riguardante la natura e gli attributi
del "Signore del Male": caratteri
che si sono conservati, in larga parte, anche nei secoli successivi
al Medioevo».
E così, dopo alcuni brevi capitoli introduttivi in cui si parla
del
«demoniaco nei primi secoli dell'era volgare»,
del «doppio" (ossia, del fantasma, del morto che
torna sulla terra) «dall'antica Roma al Medioevo»,
dell'exemplum, ossia del racconto religioso edificante
(in quanto genere letterario preferito per esporre racconti di diavoli
e di fantasmi),...si parla dei Dialoghi di Papa Gregorio I
Magno (risalenti al 593-594), e del Dialogo dei miracoli del
monaco cistercense Cesario di Heisterbach (opera composta attorno al
1220).
Sono queste due opere che stanno in certo senso a rappresentare
l'opinione del Medioevo sul diavolo nell'epoca degli inizi
(Gregorio Magno) e nella fase del suo culmine (Cesario di Heisterbach).
Ma è proprio vero che «nel primo
ventennio del XIII secolo con Cesario di Heisterbach la
natura del diavolo e le immagini connesse alla sua azione sensibile
raggiungono una coerenza tale e sono così potentemente avallate
dalle auctoritates della Chiesa (come da semplici, anonimi testimoni)
che non saranno mai più messe in discussione nei secoli sucessivi»
?
Tutt'altro. Nel 1631, il gesuita Friedrich Spee, con
il libro Cautio criminalis, cominciò mettendo
in discussione l'uso della tortura e le confessioni delle presunte
streghe. E non fu il solo fra i cattolici. Nello stesso tempo, Galileo
Galilei col metodo sperimentale e René Descartes col dubbio
metodico, come già Copernico con la nuova cosmologia e Colombo
con le sue scoperte, aprirono la strada a quel radicale cambiamento
di mentalità per cui come scrive il Trevor-Roper già citato
-
«il diavolo scompare silenziosamente
insieme con la credenza nella stregoneria»
Ora, non c'è alcun dubbio che tutti e quattro questi personaggi,
oltre Friedrich Spee, erano credenti e cattolici, anche se spesso in
rapporti difficili con la gerarchia: la fede cattolica, per mezzo di
essi, ha finito per generare il mondo moderno, che non è figlio
né dell'ateismo, né del diavolo.
Molta acqua, dunque, è passata sotto i ponti della storia e
della teologia. Sarebbe temerario affermare che lo sport della «caccia
alle streghe»
sia veramente finito, come sarebbe altrettanto sciocco sostenere che
«il mistero dell'iniquìtà» sia scomparso
e che il «grande Satana» sia andato in pensione.
La Chiesa cattolica continua a credere nella
realtà del male e nell'esistenza del demonio, e quindi nella
necessità della salvezza, ma crede anche e annuncia
la buona novella che Cristo li ha già vinti e che, in fin
dei conti, per chi è unito a Cristo si tratta solo di «mastini
sdentati».
Su questi punti fondamentali erano d'accordo anche Papa Gregorio Magno
e il monaco Cesario di Heisterbach. Tutto il resto è condizionato
dalla cultura del tempo. (testo di Franco Pierini)
Umanesimo e satanismo
Il satanismo più profondo e capillare è l'apoteosi
dell'uomo, con riduzione della religione e della morale a cosa libera,
facoltativa.
E' satanica quella società che opprime e distrugge la vera
libertà e coi suoi sistemi deleteri conduce l'umanità all'annientamento,
prima morale e poi fisico.
L'uomo espulso dal paradiso terrestre, ossia dal diretto contatto con
Dio, è caduto sotto il dominio di Satana e, in qualche modo,
nell'inferno. Il ritorno al paradiso sarà il termine della Redenzione.
Di qui ancora il termine di risurrezione, dato all'uomo che passa dalla
morte del peccato alla vita soprannaturale nel Cristo. Del resto si
sa che chi non è col Cristo è contro di lui, e i due
regni sono antitetici, irriconciliabili e assoluti. Siccome poi il
diavolo, nell'esercitare il suo influsso sugli uomini, adopera tutti
i mezzi che può, si serve anche del mondo materiale facendolo
divenire occasione di peccato.
I primi chiari segni di satanismo li troviamo nell'umanesimo
con la grande glorificazione dello spirito umano, e quindi con quell'atteggiamento
di lotta e di ribellione contro tutto ciò che poteva creare
ostacolo a quella esaltazione.
Le pratiche magiche, e quindi l'alleanza con Satana, vennero solo di
conseguenza, quando l'uomo credette bene, con quei riti e con quelle
pratiche, di poter raggiungere più facilmente il suo scopo della
propria esaltazione, con forze non provenienti da Dio. Lo svincolarsi
dalla soggezione a Dio era condizione assolutamente insostìtuibìle,
per evitare ogni omaggio a un Creatore e ad un Essere infinito.
L'accordo col grande ribelle Satana era solo per svincolarsi più facilmente
dalla sottomissione a Dio, tanto più che Satana era il riconosciuto
e pacifico dio e padrone dei mondo: e l'uomo non aspirava che a una
potenza incontrastata terrena. Del resto solo con Satana si poteva
dar libero campo all'orgoglio della natura.
Contro queste deviazioni della stessa natura umana, ecco la redenzione
del Cristo che diviene un dramma cosmico, secondo quanto scrive S.
Paolo: "La
creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di
Dio; essa infatti è stata
sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere
di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure
liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella
fibertà della gloria dei figli di Dio " (Rm 8,19-
2 1).
Le forme deteriori del satanismo.
Il satanismo acquista colori più foschi quando l'uomo
giunge alla perversità di stipulare un "patto col diavolo",
sottoscrivendolo col proprio sangue, in cui dà a Satana la
sua anima in cambio di beni, che possono essere longevità,
ricchezza, potenza, come riferisce già
Teofilo (sec. V), amministratore della Chiesa di Adana in Cilicia;
e come leggiamo pure nella leggenda di Cipriano.
Il culto reso a Satana trova un pericoloso e superstizioso fondamento
nella credenza in un suo potere fantastico quando viene concepito come
una specie di attività malvagia da servire e da conciliarsi,
proprio nell'interesse personale. Perciò j . K. Huysmans definiva
il satanismo '"a gioia proibita di trasferire a Satana gli omaggi
e le preghiere dovute a Dio".
Le espressioni più caratteristiche dei satanismo ci
sembrano, fra le altre, le seguenti:
- l'Inno a Satana di Giosuè Carducci, dell'ottobre 1863, in
cui s'intende glorificare in Satana la forza vitale e il progresso
moderno;
- il Lucifero di M. Rapisardi, in cui si
dice a Prometeo: '"levati, il gran Tiranno è spento" (a.
1887).
- Sìmile idea è in "La révolte des anges" di Anatole
France (1914).
- Vediamo un satanismo furente nei Chants de Maldaror di Isidore
Ducasse, usciti nel 1868 e riediti nel 1927.
- Gli esponenti più significativi del satanismo nella metà del
secolo XX erano j. P. Sartre, A. Gide (m. 195 1), A.
Camus, di cui citiamo: Les justes (Paris 1950); L'homme
révolté(Paris 195 1).
- Le evocazioni sataniche di Lessìng si
risolvono in un razionalismo umanitario;
- lo stesso si dica dell'Eloa (1824) di A. de Vigny;
- del The Loves of the Angels (1823) di T. Moore;
- de La chute d'un ange (a. 1838) di Lamartine.
Non terremo dietro agli scrittori che usano il tema di Satana per la
satira dei costumi, come fanno Guevara, Lesage, Cazotte, Béranger,
Scribe ecc., o per fantasie da scettici, come G. Sand, Balzac, Flaubert,
Longfellow. Invece con
- Williarn Blake (Marriage of Heaven and Hell,
1790) appare un satanismo metafisico, che inneggia
all'insurrezione "sacra" dell'uomo contro Dio. Questo del
Blake è certamente una delle forme più idealizzate del
satanismo settecentesco.
- Con G. Byron giungiamo all'iniziativa dell'esaltazione
piena di Satana. Egli, infatti, nel Manfredi (1817) e più ancora
nel Caino (1821) esalta il superuomo tenebroso, sconfitto
per aver avuto compassione dell'uomo. Egli inoltre modella se stesso
nella figura dell'angelo maledetto e trovò il suo ritmo vitale
nella trasgressione, specie per peccati più
vituperevoli, come l'incesto.
- Segue Schelley, che nel Prometeo liberato canta
la rivolta dell'incatenato dal furore di Giove.
Robert Southey definì Scuola satanica (the
Satanic School) la scuola di Byron e Schelley, in quanto si indugiarono
su passioni e sentimenti che entrano nel quadro del satanismo.
- Giungiamo a una trattazione blasfema con Lenau nel
suo Faust (1836),
- e con Baudelaire, quando questi nel 1857 invoca
Satana "il più bello e il più grande degli angeli",
vittima della gelosia divina;
- per passare poi all'eversivo e al libidinoso con Le démon di M.
Lermontov (1839).
- Il marchese De Sade nei suoi romanzi fonde insieme
manifestazioni rozze, grottesche, oscene e blasfematorie. A lui fa
capo la corrente del "libertinismo"
francese, molto vivace nel Sei-Settecento, che alza come stendardo
l'inversione dei valori, base del sadismo: il vizio
rappresenta per lui e per la scuola che ne promana, l'elemento positivo,
attivo della vita, mentre la virtù è l'elemento negativo,
passivo. La virtù costituisce solamente il muto che bisogna
abbattere, l'ostacolo che si deve superare per giungere al piacere
sadico.
Si viene a costituire, così, uno stato d'animo perverso, facilmente
riscontrabile in vari autori del Settecento.
- J. Michelet nel La sorcière (1862) e il Quinet (Histoire
universelle, Introduction) considerano Satana come simbolo della sfida
anti-divina e figura emblematica dell'uomo, il vinto di ieri e l'acclamato
vincitore di oggi.
Reazioni al Satanismo.
Non sono mai mancate voci di protesta contro il satanismo, che effettivamente
fa più presa quando diventa apoteosi dell'uomo e delle sue illimitate
possibilità. E allora si sottolinea che le rivoluzioni distruggono
le tradizioni, che le filosofie minano ogni fede positiva, che il materialismo
economico produce l'individualismo sfrenato.
Così Thomas Carlyle (17 9 5 - 18 8 1) in Sartor
resartus: The life and Opinion of Herr Teufelsdrockh (1833-34)
identifica il satanismo col culto di se stesso, e reagisce contro il
satanismo del suo tempo, narrando la conversione di un immaginario
professore tedesco, che, alla fine, deluso delle molte esperienze,
studi e viaggi, ritrova la felicità tornando alla fede ingenua
della sua infanzia.
Sotto altra angolazione combattono il satanismo alcuni romantici
tedeschi (Kómer, F. Schiegel, Hauff, T. A. Hoffmann,
A. Chamisso), rifacendosi al principio divino e all'amore fattivo verso
tutti.
Già Milton e Klopstock avevano
risolto il contrasto tra Dio e Satana ricorrendo alla fede biblica;
si accentua nel Faust di C. Marlowe (1604), e si trasforma in una "mistica" simbolica
nel Faust del Goethe, dove il satanismo è spirito che sempre
nega, è
forza che sempre fa il male, ma che è costretto a servire il
bene, come si legge nel Prologo.
I più noti scrittori russi del sec. XIX, come
N. Gogol (Anime morte) e più ancora F. Dostojewskij (specialmente
in Demoni, 1872), denunziarono il progredire del satanismo moderno.
Ma il Dostojewskij, se teoricamente combatte il satanismo, praticamente
sembra troppo immedesimarsi in Stavrosijn, che combatte Dio, che impersona
il mistero dei male, amato e fomentato per sé; e quando Shingalev
profetizza: "L'antica concezione del mondo scomparirà,
e soprattutto l'antica morale. Gli uomini si uniranno per trarre dalla
vita tutti i godimenti possibili, ma in questo mondo soltanto. Lo spirito
umano si innalzerà in un orgoglio satanico, e l'umanità
sarà deificata. Trionfando costantemente sulla natura con la
scienza e la volontà, l'uomo proverà per ciò una
gioia che sostituirà in lui le speranze dei beni futuri. Ognuno
si rassegnerà alla morte con tranquilla fierezza, come un Dio;
si asterrà dal lamentarsi della brevità della vita e
amerà i suoi fratelli di un amore disinteressato" : in
tutto questo esprime troppo chiaramente il suo ideale.
Più ancora si sono battuti per impedire l'avanzata del satanismo H.
Hello, Barbey d'Aurevilly, L. Bloy, G. Bernanos (Sous le soleis
de Satan; Monsieur Ouine), Giovanni Papini, G. Rendl (Satan
auf der Erde, 1934), W. Umbricht.
Forma nuova acquistava il satanismo in Victor Hugo,
che nel La fin de Satan (1886), nell'esprimere la sua fede
democratica, proclama che Dio e Satana alla fine saranno uguali mediante l'angelo Libertà, oriundo da entrambi.
Satanismo e possessione diabolica
Dice il sociologo del CESNUR (www.cesnur.org) Massimo Introvigne:
"Il satanismo - da un punto di vista
storico e sociologico - può essere definito come l’adorazione o
la venerazione, da parte di gruppi organizzati in forma di movimento,
tramite pratiche ripetute di tipo culturale o liturgico, del personaggio
chiamato Satana o Diavolo nella Bibbia" .Può essere
utile, in via preliminare, una precisazione che aiuti opportunamente
a distinguere possessione e satanismo; afferma ancora
Introvigne:"Benché la
frequentazione di gruppi satanisti possa - secondo molti esorcisti - aprire la porta
a ‘disturbi’ di tipo diabolico, possessione e satanismo
non vanno confusi . Non tutte le persone ‘disturbate’ dal
Demonio sono passate dal satanismo (alcuni sono buoni cristiani) e non
tutti i satanisti sperimentano fenomeni di possessione o di ‘disturbo’ diabolico" .
Potremmo dire che :
il satanista cerca il diavolo,
il posseduto viene trovato dal diavolo che lo "disturba" a
livello fisico, psicologico e spirituale.
Quindi, non tutti i satanisti sono "posseduti", né si
deve dire che tutti i "posseduti" sono satanisti.
Il diavolo può possedere il
corpo della persona senza che questa
le dia assenso libero.
Il diavolo può possedere l'anima della persona solo con il suo
libero assenso a compiere il male.
Infatti
la vita di molti Santi e Beati presenta episodi reali e documentati
in cui il demonio esercita un’azione di "disturbo".
Fra questi possiamo ricordare don Calabria e suor Maria del Gesù Crocifisso
(beatificati da Giovanni Paolo II).
Nella loro vita ci sono stati veri e propri periodi di possessione
diabolica, in cui hanno detto e fatto cose contrarie alla loro fede
senza avere alcuna colpa o responsabilità perché era
il demonio ad agire servendosi delle loro membra, mentre la loro anima
era comunque rivolta a Dio.
Questi periodi di grave sofferenza hanno senza dubbio contribuito
alla loro santificazione. Dunque, satanismo e possessione diabolica
sono fenomeni estremamente diversi e non necessariamente collegati,
anche se - secondo il parere di vari studiosi ed esorcisti - le pratiche
occulte come la magia, lo spiritismo e, appunto, il satanismo possono
costituire una buona porta d’entrata per problemi quali la possessione
diabolica.
Qui parliamo, come è evidente, dì un'influenza diabolica,
non semplicemente indiretta o morale, come è quella delle tentazioni
diaboliche, anche le più forti; ma di un'azione diretta e fisica,
esercitata dai demoni sugli organi corporei di una persona, che, così,
si viene a trovare in una singolare posizione con manifestazioni spesso
inspiegabili alla luce delle leggi fisiche e della psicologia normale.
Così, mentre alcune azioni si tengono nell'ordine strettamente
naturale, altre invece lo superano nettamente. Si hanno allora fenomeni
di mutismo, cecità e sordità ecc., pur rimanendo gli
organi sensoriali nella loro nativa integrità.
Altre volte viene comunicata all'energumeno un accrescimento straordinario
di forze, quando egli entra in furore e divenendo allora temibile per
quanti gli si avvicinano, spezzando, come fuscelli di paglia, robuste
catene di ferro.
Gli esempi descritti dal Vangelo li conosciamo (cf. Mt 8,28 sg.; 18,4;
Mc 5,2.4.13; 9,16 sg.; Lc 8,27.29.33; 9,39).
L'azione sconvolgente, espressa negli organi esterni, si
estende pure all'immaginazione, alla memoria, alla sensibilità;
le stesse operazioni intellettive presentano talvolta un carattere
d'incoerenza con espressioni di alienazione mentale, e talvolta
con conoscenze che sorpassano di gran lunga la portata di quella
persona.
Si riconosce da tutti gli storici che dopo la propagazione della Chiesa,
nei paesi cristiani è diminuito di molto il numero degli indemoniati.
Il battesimo e gli altri sacramenti sono un forte antidoto contro questi
straordinari attacchi del demonio. Tuttavia non manca l'uno o l'altro
caso, anche nei paesi cristiani. Si osserva pure che il numero degli
indemoniati aumenta in proporzione del grado di apostasia che si verifica
nelle nazioni cristiane e cattoliche. Allora si ricade sotto un maggiore
dominio di Satana.
Nei tempi moderni non pochi hanno negato l'esistenza degli indemoniati,
adducendo i progressi delle scienze mediche e psichiche, vedendo in
quegli infelici, affetti da strani fenomeni, delle affezioni morbose,
specialmente nervose, di origine del tutto naturale.
Ma si fa osservare: le malattie mentali, non più che
l'isterismo e lo stato ipnotico, non possono sottrarre un individuo
alle leggi del mondo fisico né comunicargli lumi intellettuali
e forze muscolari fuori di ogni rapporto con quelle che aveva nel
suo stato normale. In tanti casi ci si vede nell'impotenza di spiegare
i fatti presentati con il ricorso al giuoco degli agenti fisici.
In tal caso, quei fenomeni sembrano dovuti all'intervento di cause
superiori alla natura.
Siccome poi vi si rivela un'azione malevola e spesso immorale,
tali fenomeni non si possono far risalire a Dio o ai suoi angeli: e
quindi bisogna vedervi l'influenza dei demoni.
In tali casi,
Dio permette al demonio di impossessarsi degli organi
corporali e delle facoltà spirituali (mai però della
volontà) di un essere umano per motivi che si rimettono all'imperscrutabile
sapienza e provvidenza divina.
Ma in genere possiamo ripetere la spiegazione di Gesù per
la malattia del cieco nato: "perché si manifestassero in
lui le opere di Dio " (Gv 9, 3) o per provare gli stessi demoniaci.
Abbiamo escluso dal possesso diabolico la volontà dell'individuo.
Di qui proviene che, malgrado il turbamento apportato dalla presenza
del demonio nelle operazioni corporali e intellettive del demoniaco,
questi conserva, in tutto o in parte, il potere di resistervi nella
sua responsabilità. Quando poi il corpo sfugge totalmente al
dominio della volontà, è evidente che in quei momenti
il demoniaco si vede legata la responsabilità degli atti che
il demonio compie col corpo dell'infelice.
Si consideri ancora che se il demonio può, in certi
casi specifici, impossessarsi del corpo del demoniaco, al punto da
sottrarlo alle leggi fisiche (per esempio, della gravità,
o dandogli un vigore straordinario), non può però impossessarsi
dell'anima dell'infelice o violare la sua volontà, cosa che
spetta esclusivamente a Dio.
Il demonio, perciò, non può servirsi
della libertà
umana come si serve degli organi del corpo per far agire l'indemoniato
a tutto suo piacere, ma su tale libertà può solo usare
dei mezzi che già conosciamo per la tentazione, come il timore,
il terrore, il fascino della potenza straordinaria demoniaca.
Ovviamente, però, in tutti questi casi la responsabilità degli
indemoniati rimane sempre diminuita secondo le varie circostanze
attenuanti.
La Chiesa ammette la possibilità delle infestazioni
diaboliche. Guidata, però, da profonda saggezza, ammette pure
la possibilità dell'equivoco, che cioè certe manifestazioni
di ordine naturale possano essere scambiate per manifestazioni demoniache;
come pure, che casi di autentica vessazione diabolica possano essere
scambiati per malattie nervose e psichiche .
Una saggia prudenza deve regolare il comportamento di ognuno.
In tutti i tempi, molti fenomeni furono attribuiti ai demoni o, in
genere, agli spiriti malefici. Si può facilmente ammettere
che un gran numero dei casi narrati possano dipendere da ignoranza,
suggestione, errore; ma si sarebbe troppo semplicisti, se si negasse
tutto e sempre. Scrive, infatti, Alighiero Tondi: "Si
tratta, infatti, di attestati, non soltanto di gente rozza, raccolti
in epoche di oscurità
scientifica, ma spesso, invece, di testimonianze rese da eminenti
persone, da scienziati di chiara fama, anche dei nostri tempi. Inoltre
non si può ammettere che un'attestazione così vasta
nel tempo e nello spazio, sia priva di serio fondamento, senza con
ciò contraddire alle basi medesime e più certe della
ricerca storica scientifica"
Ed ecco la sua netta posizione: "Alla domanda
se da tale indagine si è potuta trarre l'evidente dimostrazione
dell'azione diabolica, è da rispondere affermativamente". Quindi,
per ciò che riguarda l'azione diabolica sull'uomo, egli distingue:
- infestazione diabolica personale: una serie di
tentazioni più violente e più continue delle tentazioni
ordinarie: il demonio agisce sui sensi esterni del soggetto con manifestazioni
e apparizioni esterne, o anche sui sensi interni, come sull' immaginazione;
- ossessione diabolica, caratterizzata dalla presenza
del demonio nel corpo dell'ossesso e dal dominio che il demonio
esercita su questo corpo e, per esso, sull'anima.
Perciò nell'ossessione, abbiamo, secondo il significato originario
della parola, l'assedio e l'occupazione della persona, e il blocco
dell'attività
normale di quella stessa persona.
Influssi magici e satanici
S. Tommaso : "Essere
in una cosa è essere contenuto nei suoi limiti. Ma nel corpo
si distinguono i limiti di quantità e i limiti di essenza.
Lo spirito che opera nell'interno dei limiti di quantità penetra
veramente il corpo, senza tuttavia rompere i limiti dell'essenza,
né come elemento di quest'essenza né come potenza comunicante
l'essere, poiché l'essere viene dalla potenza creatrice di
Dio" (ivi ad 3. Cf. III, q. 8, a. 8).
Sostanzialmente non diversa è la dottrina di S.
Bonaventura quando scrive: "In
ragione della loro sottilità
o spiritualità, i demoni possono penetrare i corpi e
risiedervi; in ragione della loro potenza, possono rimuoverli
e turbarli. Dunque, i demoni possono, in virtù della
loro sottilità e della loro potenza, introdursi nel
corpo dell'uomo e tormentarlo, a meno di essere impediti da
un potere superiore. e' ciò che si chiama possidere-obsidere.
Ma penetrare nell'intimo dell'anima è ri servato alla
sostanza divina" (In 3 Sent., d. 8, parte II, a.
1, q. I e II).
In
ordine all'azione dei demoni sulla semplice materia non vivente
o comunque fuori dell'uomo, Umberto Fracassini sintetizzando
le credenze dei vari popoli scrive: " ...
il più delle volte i demoni sono invidiosi dell'uomo
e cercano in tutte le maniere di nuocergli: nel cielo fanno
oscurare il sole e la luna; nell'aria producono le burrasche,
nel mare sollevano le tempeste, in terra sono causa delle
inondazioni, dei terremoti, delle siccità e della
carestia. Ma soprattutto le malattie quindi anche la morte
- sia degli uomini, sia degli animali (in specie la pazzia,
l'epilessia, il letargo, il sonnambulismo) sono opera loro,Proviene
proprio da questa possibilità
di azione dei demoni sulle cose materiali il fatto che essi possono
procurare agli uomini certi vantaggi materiali per-meglio sedurli.
Essi, infatti, conoscono i segreti della natura e gli agenti fisici
molto meglio degli scienziati più provetti. Sono dunque capaci
di produrre risultati sorprendenti, e di servirsi di ciò per
attuare i loro perversi disegni."
Ma l'importanza delle relazioni dei demoni con le cose
materiali cresce ancora di più quando consideriamo
l'idolatria, specialmente nell'opinione dei cristiani dei primi
secoli, come nelle opinioni del giudaismo antico.Questa spiegazione
può farci comprendere l'orrore insormontabile dei martiri
cristiani per il più piccolo compromesso con i riti, apparentemente
dei tutto inoffensivi, dei culti pagani.
Scrive in proposito P. Bouyer: "Di
solito oggi ci spieghiamo il loro atteggiamento come se avessero visto
negli idoli delle semplici figure, che rappresentavano solo il nulla,
o come frutto di un'immaginazione infantile che non corrispondeva a
nulla di reale. Ma per attenersi a questo modo di intenderci bisogna
rifiutare di vedere il senso evidente dei testi. Se l'idolo, il pezzo
di legno, di pietra o di metallo, non è nulla in se stesso,
il culto che gli si rende, secondo S. Paolo, è rivolto direttamente
al demonio. Per lui, Artemide e Ares, come pure Baal o Astarte non
sono dei sogni: sono dei "falsi dèi", ovvero degli
angeli decaduti, ma dotati qui, dopo la loro e la nostra caduta, di
un potere malefico, fin troppo reale. Non sono forse giunti a farsi
adorare dagli uomini, sotto l'appartenenza degli elementi di questo
mondo, i quali momentaneamente sono loro sottomessi?"
In
ordine all'azione dei demoni sulla materia vivente o dell'uomo ben
diversa è la situazione.
S. Tommaso tocca quest'argomento in più luoghi. Nel Commento
alle Sentenze di Pier Lombardo dice: "Gli
angeli buoni e gli angeli cattivi hanno il potere, in virtù della
loro natura, di modificare i nostri corpi, come ogni altro oggetto
materiale. E come essi sono là dove operano, così penetrano
i nostri corpi: nostri corporibus illabuntur. Di conseguenza, essi
impressionano le facoltà legate ai nostri organi: alle modificazioni
degli organi rispondono le modificazioni delle facoltà. Ma l'impressione
non giunge fino alla volontà , perché
la volontà né nell'esercizio né nell'oggetto
dipende da un organo corporeo; essa riceve a suo oggetto dall'intelligenza,
secondo che essa si stacca da ciò che percepisce la nozione
d'essere buono" (In 2 Sent., d. 8, q. unica, a. 5 sol.).
L'azione nefasta dei demoni sugli uomini assume
forme diverse, alle quali si sono dati vari nomi, che però non
sono così specifici e universalmente accettati. Di qui avviene
che gli stessi fenomeni possano assumere designazioni diverse presso
i vari studiosi che se ne occupano.Perciò
la stessa divisione che noi adottiamo di infestazioni, possessioni
e ossessioni diaboliche ha un valore più orientativo e pratico
che assoluto. Un termine generico per indicare tutti i fenomeni straordinari
demoniaci
è quello di designare gli infelici che ne sono soggetti coi
termine di indemoniati o demoniati, e con ciò si vuole proporre
quelle persone, i cui corpi, per una particolare permíssione
di Dío, sono abbandonati più o meno completamente all'influenza
malefica del diavolo.
Nella S. Scrittura questi uomini in balia dei demonio
non hanno un nome specifico, ma ci vengono presentati come "vessati
dal demonio", "aventi un demonio ', ecc.
Solo un po' alla volta i commentatoti del Vangelo introdussero l'uno
o l'altro termine per indicare quegli infèlici. Un termine generico,
che troviamo già nello Pseudo-Dionigi (De Hierarchia, c . 3,6
= PG 3, col. 43 1), è quello di " energumeno" che
però non compare né nel Nuovo Testamento né nei
Padri della Chiesa dei primi secoli.
Nei veri indemoniati, a volte può trattarsi
di una forma intensa, consistente in un possesso duraturo di
un corpo da parte dei demonio, quando questo si serve di quel
corpo quasi come se egli ne fosse l'anima, dominandone persino la coscienza.
Più spesso si produce un impedimento o turbamento parziale
della personalità umana .
Oggi la medicina speciale può aiutare molto per delimitare il
campo dei fenomeni "naturali" da quelli di origine 'preternaturale'.
Tuttavia dobbiamo dire fin dall'inizio che le linee di demarcazione
tra i fenomeni dell'una e dell'altra categoria non sono così nette
come potrebbe sembrare in una prima visione sommaria.
Certo l'autentica possessione diabolica rimane sempre possibile,
anche se più spesso compaiono i fenomeni che la contraffanno.
Noi ci occuperemo delle manifestazioni demoniache negli uomini, pur
sapendo che talvolta il demonio può prendere possesso anche
di un animale irragionevole, facendolo parlare e agire a suo modo: è evidente
che in questo caso l'invasione diabolica è più chiara
e inequivocabile.
Criteri diagnostici.
Per ammettere l'azione del demonio, è necessario
che i fenomeni espressi non possano assolutamente spiegarsi con cause
naturali, cosa che non è semplice, e richiede cautela e profondità di
Più facile è escludere Dio e gli angeli buoni, come
quando vi è qualcosa di immorale, sedute spiritiche ecc.
Uno dei criteri per ammettere l'azione diabolica è la xenoglòssia,[parlano
diverse lingue senz'averle apprese] specialmente se
avviene in fanciulli, che per l'età sono ancora incapaci di
parlare.
Molto spesso si sono considerate caratteristiche dell'ossessione le
mosse convulse e spasmodiche del corpo, l'agitazione
degli arti, lo stravolgere degli occhi, la spuma alla bocca.
Certo non sono segni di manifestazioni diaboliche certe attività psichiche,
come la telepatia, la psicometria, la chiaroveggenza, la telecinesi.
E' necessario che l'esorcista, ad evitare equivoci perniciosi, ricorra
a medici integri, profondamente versati nella scienza delle malattie
nervose e mentali.
Molta attenzione si deve prestare all'isterismo, perché
ad esso si debbono attribuire molti dei casi di falsa infestazione
e ossessione diabolica. L'isterismo, infatti, costruisce i quadri delle
false manifestazioni diaboliche nella menzogna sistematizzata, negli
sdoppiamenti di coscienza, in caratteristici disturbi della sensibilità,
in crisi convulsive; spesso si mette in mostra per le forme teatrali
ed esibizionistiche del comportamento.
Altri casi si debbono all'epilessia, e questo non solo nelle grandi
crisi convulsive, ma anche negli impulsi di violenza e negli stati
demenziali. Non si può però neppure negare che vi possono
essere dei casi in cui, alla malattia dei corpo di associa una vera
infestazioni diabolica: e allora le cose si complicano.
Ovviamente questi accenni a criteri diagnostici dovrebbero essere approfonditi.
Come pure non crediamo nostro compito diffonderci in una descrizione
minuziosa delle varie manifestazioni demoniache (o pseudo-demoniache),
parte descrittiva già largamente sfruttata in molte pubblicazioni
puramente letterarie .Sappiamo, ad esempio, che S. Paolino da Nola (3
52-43 1) nella Vita di S. Felice da Nola attesta di aver veduto un
invasato camminare contro la volta di una chiesa con la testa all'ingiù,
senza che i suoi abiti fossero sconciati, e che quest'uomo fu risanato
al sepolcro di S. Felice.
A titolo di semplice curiosità riportiamo da un'enciclopedia
dei 1843 i segni che allora venivano presentati per individuare una
persona invasata dal demonio:
"Per asserzione dei più dotti
fisici, e naturalisti
è certa una invasione qualora si scorgono i segni
seguenti:
- Qualora i posseduti, ovvero ossessi stanno sospesi in aria per
uno spazio notabile di tempo senza che l'arte vi possa aver parte;
- quando parlano diverse lingue senz'averle apprese, e
rispondono precisamente alle questioni che loro si fanno in queste lingue;
- quando rivelano quello che attualmente si fa in luoghi lontani
(chiaroveggenza) , senza che si possa attribuire tale cognizione
al caso;
- quando manifestano cose occulte che naturalmente non possono
essere conosciute, come i pensieri, i desideri, i sentimenti interni
di alcune persone.
Quando una pretesa invasione non è accompagnata da qualcuno
di questi caratteri, è permesso tenerla come falsa"
Da quanto abbiamo già detto, solo l'uno o l'altro dei
segni indicati, oggi non si reputa più sufficiente per ammettere
come certa un'invasione diabolica.
La prima osservazione che possiamo fare sui demoniaci è che
essi subiscono un'azione diabolica, che si esercita su di essi dal
di dentro del loro corpo, e che quindi questo diviene strumento passivo
in potere dello spirito cattivo.
Il demonio si manifesta in questi corpi come uno che ne ha preso possesso
con la forza e la prepotenza, e perciò tratta quel corpo da
nemico. Si tratta di un'invasione, e perciò
l'espressione "posseduto dal demonio" è molto
significativa per indicare qualcosa che l'indemoniato è costretto
a subire contro voglia.
Il demonio esce sempre malvolentieri dal corpo posseduto,
e spesso mostra chiaramente il suo atteggiamento con gli ultimi maltrattamenti
sull'infelice, come risulta dai casi descritti nel Vangelo.
Dal fatto che la Chiesa mantenga - sia pure in maniera più limitata
che per il passato - la pratica degli esorcismi contro il diavolo,
significa che la Chiesa non mostra alcun segno di voler abbandonare
tale pratica, per un radicale cambiamento di mentalità. I riti
da essa praticati sono destinati ad espellere il demonio dalle persone,
dai luoghi e dagli oggetti, dove la presenza dello spirito maligno
si mostra da certe manifestazioni sensibili.Quindi, da questo fatto
della disciplina ecclesiastica si deve inferire almeno la possibilità,
anche ai nostri giorni, che si possa realizzare qualche manifestazione
diabolica.
Tuttavia non si possono prendere troppo sul serio certi racconti romanzati
di liberazione di indemoniati, quando l'espulsione si dice effettuata
sotto aspetti strani e spettacolari: il demonio che esce dalla bocca
dei posseduti come un vapore infetto, una fumata che svanisce nell'aria
sotto forma di mosca, di scarabeo, di lucertola, di rana, di topo.
I racconti evangelici e quelli dei primi ecclesiastici non menzionano
niente di tutto questo.
Aspetti psicologici.
Lucien Roure si domanda se la possessione diabolica è cosciente.
Gli psicologi moderni - scriveva l'autore nel 1935 - sono stati spinti
a studiare, con la scuola di Salpétrière, presso i neuropatici,
ciò che si è chiamato lo sdoppiamento della personalità.
Al momento delle crisi, sia naturali sia provocate dal sonno ipnotico,
si svolge, agita, parla, gesticola, un personaggio tutto differente
da quello che si manifesta allo stato normale. Talora il personaggio
normale non ha alcuna coscienza, al tempo della crisi, del ruolo nuovo,
si sente preso da un personaggio nuovo, gli sembra che la sua personalità
si sdoppi in due entità più o meno in antagonismo l'una
con l'altra; non ha coscienza della sua vita mentale che ciascuna mena
e nello stesso tempo che una di queste vite gli è imposta. Nel
primo caso, vi è duplice personalità successiva;
nel secondo, doppia personalità
simultanea.
Da quanto si è detto è chiaro rilevare come siano facili
le illusioni; e quindi il confondere con ossessioni diaboliche certi
stati nervosi, particolarmente accentuati. Da una parte s'impone la
necessità dell'aiuto di medici particolarmente sperimentati,
dall'altra rimane sempre l'adito aperto all'azione diabolica. Ecco,
ad esempio, come scriveva il card. Alfonso Capecelatro nella Vita di
S. Filippo Neli., "Benché
Filippo Neri stimasse che le persone che si credevano possedute dal
demonio sono, per la maggior parte, o malate o melanconiche, o pazze,
tuttavia, giudicando veramente posseduta una certa Caterina, nobile
dama d'Aversa, la liberò da questo terribile male"
Testi biblici
De 18,10 Non si trovi in mezzo a te chi immola,
facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi
esercita la divinazione o il sortilegio o l'augurio o la magia; né chi
faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini,
né chi interroghi i morti,12 perché chiunque
fa queste cose
è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore
tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te.
Ger 29,8 Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Non
vi traggano in errore i profeti che sono in mezzo a voi e i vostri
indovini; non date retta ai sogni, che essi sognano.9 Poiché con
inganno parlano come profeti a voi in mio nome; io non li ho inviati.
Oracolo del Signore.
Eso 22,17 Non lascerai vivere colei che pratica la magìa.
Le 19,31 Non vi rivolgete ai negromanti né agli indovini; non
li consultate per non contaminarvi per mezzo loro. Io sono il Signore,
vostro Dio.
Le 20,6 Se un uomo si rivolge ai negromanti e agli indovini per darsi
alle superstizioni dietro a loro, io volgerò la faccia contro
quella persona e la eliminerò dal suo popolo.7 Santificatevi
dunque e siate santi, perché io sono il Signore, vostro Dio.
Is 8,19 Quando vi diranno: «Interrogate gli spiriti e
gli indovini che bisbigliano e mormorano formule. Forse un
popolo non deve consultare i suoi dèi? Per i vivi consultare
i morti?», 20 attenetevi alla rivelazione, alla testimonianza.
At 8, 9 Già da tempo viveva in quella città un certo Simone,
che praticava la magia ed era molto ammirato dalla popolazione della
Samaria, perché si spacciava per un grande uomo10 Tutti, dai più
piccoli ai più grandi, gli davano ascolto. Dicevano tra l'altro: «In
quest'uomo si manifesta la potenza di Dio, la grande potenza di Dio».11
Gli davano ascolto perché già da molto tempo li aveva
profondamente sconvolti con le sue arti magiche. 12 Quando però credettero
a Filippo che annunziava loro il regno di Dio e Gesù Cristo,
uomini e donne si fecero battezzare. 13 Anche Simone credette e fu
battezzato: anzi egli stava sempre con Filippo e, vedendo i grandi
miracoli e prodigi che avvenivano, ne rimaneva incantato. 14 Gli apostoli
che erano rimasti in Gerusalemme vennero a sapere che gli abitanti
della Samaria avevano accolto la parola di Dio: perciò mandarono
da loro Pietro e Giovanni. 15 Quando questi due arrivarono in Samaria,
pregarono perché i Samaritani ricevessero lo Spirito Santo.
16 Nessuno di loro infatti aveva ricevuto lo Spirito Santo, ma erano
stati semplicemente battezzati nel nome del Signore Gesù. 17
Allora Pietro e Giovanni posero le mani su loro, e quelli ricevettero
lo Spirito Santo. 18 Simone vedeva che quando gli apostoli ponevano
le mani su qualcuno, quello riceveva lo Spirito Santo; perciò offrì denaro
agli apostoli19 dicendo:- Date anche a me questo potere, fate in modo
che coloro sui quali io poserò le mie mani ricevano lo Spirito
Santo.20 Ma Pietro gli rispose:- Va' alla malora, tu e il tuo denaro,
perché hai pensato che il dono di Dio si può acquistare
con i soldi. 21 Tu non hai assolutamente nulla da condividere con noi
in queste cose, perché tu non hai la coscienza a posto davanti
a Dio. 22 Smettila di pensare a questo modo e prega il Signore perché ti
perdoni l'intenzione malvagia che hai avuto. 23 Mi accorgo infatti
che sei pieno di male e prigioniero della cattiveria. 24 Allora Simone
rispose:- Pregate voi il Signore per me, perché non mi capiti
nulla di quello che avete detto.
Atti13, 4 Mandati dallo Spirito Santo, Bàrnaba
e Saulo andarono nella città di Selèucia e di qui si
imbarcarono per Cipro. 5 Arrivarono quindi nella città di
Salamina e si misero ad annunziare la parola di Dio nelle sinagoghe
degli Ebrei. Avevano con loro anche Giovanni Marco che li aiutava.
6-8 Attraversarono tutta l'isola fino alla città di Pafo: qui
trovarono un Ebreo che si faceva passare per profeta e conosceva
l'arte della magia. Si chiamava Bar-Jesus (in greco Elimas)
ed era amico di Sergio Paolo, governatore dell'isola, il quale era
un uomo intelligente. Costui fece chiamare Bàrnaba e Saulo perché desiderava
ascoltare la parola di Dio. Ma Elimas, il mago, si opponeva all'azione
di Bàrnaba e Saulo e faceva di tutto perché il governatore
non credesse. 9 Allora Saulo, detto anche Paolo, pieno di Spirito Santo,
fissò gli occhi sul mago e disse: 10 «Tu sei pieno di
menzogna e di malizia. Tu sei figlio del diavolo e nemico di
tutto ciò che è bene. Quando la finirai di sconvolgere
i progetti del Signore? 11 Ma ora il Signore ti colpisce: sarai cieco
e per un certo tempo non potrai più vedere la luce». Subito
il mago si trovò nelle tenebre più oscure: si moveva
a tentoni e cercava qualcuno che lo guidasse per mano. 12 Dinanzi a
questo fatto, il governatore credette, profondamente scosso dall'insegnamento
del Signore.Atti19, 18 Molti di quelli che erano diventati cristiani
venivano e riconoscevano davanti a tutti il male che avevano fatto.
19 Altri che avevano praticato la magia portarono i loro libri e li
bruciavano davanti a tutti.
Il valore di quei libri, secondo i calcoli fatti, era di circa cinquantamila
monete d'argento.
CUCC
2115 Dio può rivelare l'avvenire ai suoi profeti
o ad altri santi. Tuttavia il giusto atteggiamento cristiano consiste
nell'abbandonarsi con fiducia nelle mani della Provvidenza per ciò che
concerne il futuro e a rifuggire da ogni curiosità malsana a
questo riguardo. L'imprevidenza può costituire una mancanza
di responsabilità.
2116 Tutte le forme di divinazione sono da respingere:
ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche
che a torto si ritiene che “svelino” l'avvenire [Cf Dt
18,10; Ger 29,8 ]. La consultazione degli oroscopi, l'astrologia, la
chiromanzia, l'interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni
di veggenza, il ricorso ai medium occultano una volontà di dominio
sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio
di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con
l'onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio
solo.
2117 Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con
le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al
proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo
- fosse anche per procurargli la salute - sono gravemente contrarie
alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancor più da
condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri
o quando in esse si ricorre all'intervento dei demoni. Anche portare
gli amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche
divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli.
Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima né l'invocazione
di potenze cattive, né lo sfruttamento della credulità altrui.
2118 Il primo comandamento di Dio condanna i principali
peccati di irreligione: l'azione di tentare Dio, con parole o atti,
il sacrilegio e la simonia.
2119 L'azione di tentare Dio consiste nel mettere
alla prova, con parole o atti, la sua bontà e la sua onnipotenza.
E' così
che Satana voleva ottenere da Gesù che si buttasse giù dal
Tempio obbligando Dio, in tal modo, ad intervenire [Cf Lc 4,9 ]. Gesù gli
oppone la parola di Dio: “Non tenterai il Signore Dio tuo” (
Dt 6,16 ). La sfida implicita in simile tentazione di Dio ferisce il
rispetto e la fiducia che dobbiamo al nostro Creatore e Signore. In
essa si cela sempre un dubbio riguardo al suo amore, alla sua provvidenza
e alla sua potenza [Cf 1Cor 10,9; 2119 Es 17,2-7; Sal 95,9 ].
2120 Il sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare
indegnamente i sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le
persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il sacrilegio è un
peccato grave soprattutto quando è commesso contro l'Eucaristia,
poiché, in questo sacramento, ci è reso presente sostanzialmente
il Corpo stesso di Cristo [Cf Codice di Diritto Canonico, 1367; 1376].
2121 La simonia [Cf At 8,9-24 ] consiste nell'acquisto
o nella vendita delle realtà spirituali. A Simone il mago, che
voleva acquistare il potere spirituale che vedeva all'opera negli Apostoli,
Pietro risponde: “Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché
hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio” (
At 8,20 ). Così si conformava alla parola di Gesù: “Gratuitamente
avete ricevuto, gratuitamente date” ( Mt 10,8 ) [Cf Is 55,1 ].
E' impossibile appropriarsi i beni spirituali e comportarsi nei loro
confronti come un possessore o un padrone, dal momento che la loro
sorgente
è in Dio. Non si può che riceverli gratuitamente da lui.
Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Toscana .
"Maleficio, possessione e intervento della Chiesa"
[...]
13. II maleficio e la sua inaccettabilità
Una forma particolare di magia, finalizzata a nuocere al prossimo, è rappresentata dal cosiddetto maleficium. Tommaso d'Aquino l'annovera tra i peccati mortali.
Volgarmente viene chiamato «malocchio» («male fatto con lo sguardo») o «fattura» («fare qualcosa di simbolico con l'intenzione di augurare del male o danneggiare»). Si tratta di forme rozze e popolari di magia, a volte poste in atto per ignoranza o per ingenuità, altre volte con una vera e propria intenzione maligna. Colui che ne fa professione deve il suo nome, sortiarius, ad una pratica molto diffusa nel Medioevo, consistente nel prevedere e dirigere i destini con i suoi sortilegi. A sua volta, il sortiarius non è altro che l'erede occidentale dei maghi della Persia antica e dell'Assiria che avevano cominciato con lo studio ufficiale degli astri e avevano finito con il ricorso a metodi occulti indirizzati ad assicurare vendette particolari; ebbe come continuatori diversi gruppi del basso Medioevo fino ai moderni «stregoni» di stampo popolare o di più alto profilo «professionale».
Tra la nostra gente è molto diffusa l'idea della «fattura» eseguita a danno di qualcuno. Essa viene generalmente intesa come un atto di maledizione, un gesto di condanna o un fenomeno di suggestione in grado di arrecare del male a coloro ai quali è rivolto, senza che si pensi - almeno in modo diretto o esplicito - ad un atto di natura demoniaca. Nonostante il suo carattere di ingenuità, tale atto è da considerare come inaccettabile dal punto di vista cristiano nella misura stessa in cui si pone come un agire contrario alla virtù di religione, alla giustizia e alla carità. Non si può accettare che qualcuno desideri e operi per il male di qualcun altro. Ben più grave è il «maleficio» che ha la presunzione di consegnare ciò che ne è l'oggetto (elementi inanimati, animali e soprattutto persone) al potere o comunque all'influsso del demonio. In simili casi, in quanto è attuato con questa specifica presunzione, assume la forma della magia «nera» e costituisce un agire gravemente peccaminoso. Alcuni fedeli si domandano: è vera la «fattura»? Ha effetti reali? Il demonio si può servire di persone cattive e quindi di gesti come la «fattura» o il «malocchio» per fare del male a qualcuno? La risposta è certamente difficile per i singoli casi, ma non si può escludere, in pratiche di questo genere, una qualche partecipazione del gesto malefico al mondo demoniaco, e viceversa. Per questa ragione la Chiesa ha sempre fermamente rifiutato e rifiuta il «maleficium» e qualunque azione ad esso affine.
14. Azione di satana e possessione
La possibilità che qualcuno sia sottomesso alle forze del male e perfino a satana è un dato attestato, in diversi modi, nell'esperienza e nella coscienza di fede della Chiesa. Occorre ricordare che satana è in grado di interferire con la vita dell'uomo ad un duplice livello: con un'azione ordinaria, tentando l'uomo al male (Gesù stesso ha accettato di essere tentato), e ciò riguarda tutti i fedeli; e con un'azione straordinaria, permessa da Dio in alcuni casi per ragioni che Egli solo conosce.
Questo secondo livello di azione si manifesta in svariate forme:
- come disturbi fisici o esterni, come si può constatare in alcuni fenomeni delle vite dei santi, o infestazioni locali su case, oggetti o animali;
- come ossessioni personali, ossia pensieri o impulsi che gettano in stati di prostrazione, disperazione o tentazione di suicidio;
- come vessazioni diaboliche corrispondenti a disturbi e malattie che arrivano a far perdere la conoscenza, a compiere azioni o pronunciare parole in odio a Dio, a Gesù e al suo Vangelo, a Maria e ai santi;
- come possessione diabolica, ossia come presa di possesso dei corpo di un individuo ad opera del demonio, il quale lo fa parlare o agire come vuole, senza che la vittima possa resistere; è chiaramente la situazione più grave.
Il Vangelo parla della possibilità di una presenza diabolica nell'uomo: il soggetto che ne è vittima diventa come una «casa» di cui il nemico ha preso possesso (Mc 3,22-27); e descrive interventi di liberazione da situazioni di questo genere operati da Gesù. Per quanto di difficile interpretazione, non si può pensare che simili interventi siano da comprendere tutti e sempre come risposta a situazioni di dissociazione psicologica o di isterismo. A meno di ritenere che Gesù sia stato vittima di una superstizione primitiva, non sembra si possa accettare che il «tu» che egli usa nei suoi esorcismi (ad esempio in Lc 4,35); (Lc 8,30-33) sia un'espressione meramente astratta, designante un «nulla>'. Va tenuto in considerazione, peraltro, che Gesù interviene non solo sulla possessione di ordine fisico, ma anche su quella di ordine morale.
Le forme di influsso demoniaco, per quanto misteriose, non possono essere interpretate solo come situazioni a sfondo patologico; esse devono ricevere una valutazione teologica nella misura stessa in cui si presentano come in antitesi col progetto di salvezza di Dio sulle sue creature. La persona umana, creata a immagine e somiglianza del Creatore e redenta da Cristo, è chiamata alla comunione con Dio e alla partecipazione della sua vita trinitaria; tale è l'evento della grazia battesimale e il dono dello Spirito Santo diffuso nei nostri cuori. L'azione di satana, nelle sue diverse espressioni, si contrappone oggettivamente alla vocazione salvifica dell'uomo e alla sua chiamata alla vita di Dio. Per questo la Chiesa non può restare indifferente di fronte a simili casi; essa si sente autorizzata ad intervenire. Come sacramento della salvezza di Cristo sa di aver ricevuto il mandato di discernere e di operare per opporsi ad ogni forma di male o di forza maligna che tenti di condurre l'uomo all'errore e si contrapponga alla realizzazione della redenzione di Cristo nella vita dei credenti. Per quanto sia difficile discernere i confini tra situazioni psicotiche e situazioni di effettivo influsso demoniaco non si può - in nessun caso - sottovalutare la gravità della sofferenza di quei fedeli che si sentono vittime di simili fatti. Né ci si può limitare a generiche o spicciative condanne. La Chiesa comprende la sofferenza di questi fratelli e di queste sorelle e si impegna ad assumere - nella persona dei suoi ministri - un atteggiamento di umana comprensione e di aiuto, evitando sia ogni eccesso di razionalismo o di freddo distacco che ogni forma di fideismo o di ingenua credulità.
15. La libertà del cristiano e la vittoria di Cristo
Occorre precisare che l'azione di satana, anche nella forma più grave della possessione, non può riguardare il dominio dell'anima, ma unicamente l'uso dei corpo, come ricorda san Bonaventura, esprimendo in proposito la posizione tradizionale della riflessione teologica: «A cagione della loro sottigliezza o spiritualità, i demoni possono penetrare i corpi e risiedervi; a cagione della loro potenza, possono muoverli e turbarli. Quindi i demoni possono, in virtù della loro sottigliezza e della loro potenza, introdursi nel corpo dell'uomo e tormentarlo, a meno che siano impediti da un potere superiore. E ciò che si chiama possedere, obsidere... Ma penetrare nell'intimo dell'anima è riservato alla sostanza divina».
Quanto ai motivi per i quali Dio può permettere la possessione, se ne possono nominare alcuni, senza pretendere di svelare il mistero delle giuste deliberazioni divine:
1. per manifestare la sua gloria (nel costringere il demonio, per bocca dell'indemoniato, a confessare la divinità di Cristo o la gloria di Dio);
2. per punire il peccato o correggere il peccatore;
3. per istruirci e richiamarci alla lotta contro satana, alla preghiera e alla conversione.
Aggiungiamo che, non potendo avere il dominio dell'anima, il demonio non può servirsi della libertà umana, così come si serve degli organi corporali per farli agire a modo suo. Tutti i mezzi che egli è capace di mettere in gioco, per indurre l'uomo a volere ciò che egli vuole, sono il timore, il terrore e il fascino prodotto nella mente dalla potenza straordinaria che si manifesta negli effetti prodotti nel corpo. Di conseguenza, la perdita della libertà nell'uomo può derivare solo da un suo volontario rifiuto. Il cristiano sa di custodire in sé la capacità di resistere agli influssi del demonio: in lui infatti la verità della fede è il principio di una nuova libertà (Gv 8,32-36); (Gal 5,1.13). La vittoria di Gesù, per mezzo della croce e della risurrezione, comporta la definitiva sconfitta di satana (Gv 12,31-32). Il cristiano è consapevole di essere stato reso partecipe di questa vittoria (Gv 16,33). La sua fiducia di fronte alle insidie diaboliche si fonda sulla grazia di Dio che conferisce alla libera volontà dell'uomo il potere di partecipare efficacemente alla lotta vittoriosa di Cristo:
«Il Signore è fedele; Egli vi custodirà dal maligno».
«Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?», esclama Paolo. E conclude: «Io sono infatti persuaso che né morte, né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze né altezze, né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,31-39).
E tale è la certezza indistruttibile del cristiano. Egli è cosciente di un'azione di satana nel mondo e del pericolo che essa rappresenta (Ef 6,11-12), ma non vive in alcun modo nella paura perché è certo che in Cristo, suo Signore e Maestro, questa azione è stata definitivamente vinta. Egli professa la sua speranza, colma di gioia e di fiducia, nella piena manifestazione della gloria di Dio e dei redenti nella Gerusalemme celeste. Nell'attesa egli si impegna ad essere vigilante come un padrone di casa o la vergine della parabola in attesa dello Sposo (Mt 24,37-44); (Mt 25,1-13) e a moltiplicare i talenti ricevuti in dono per essere riconosciuto come un «servo buono e fedele» quando il Signore tornerà per portare a compimento la sua opera (Mt 25,14-30).
16. Discernimento e livelli di intervento della Chiesa
Il tempo della Chiesa è un tempo di crisis, di scelta e di combattimento contro le potenze del male, i «principati» e le «potestà». Il tentatore, nonostante la sconfitta, continua ad ostacolare la piena attuazione del progetto salvifico di Dio nella storia. La Chiesa è coinvolta «in prima persona», a nome di Cristo e nella potenza del suo Spirito, in questo «TeoDramma», secondo la felice espressione di un teologo contemporaneo.
Compito fondamentale della Chiesa, in questo frattempo, è di discernere la realtà dell'azione di satana da fenomeni di altro genere e riconoscere volta per volta i casi che rientrano in essa. Può infatti accadere, specie in un ambiente così fortemente caratterizzato dai prevalere di forme di pensiero magico, occultista e superstizioso, che una persona afflitta da psicopatologie più o meno gravi ritenga di essere vittima di influssi o addirittura di possessione satanica, senza che ve ne sia un reale motivo, ma solo per un fenomeno di suggestione.
Il Rituale degli esorcismi invita i pastori alla massima prudenza nel distinguere «rettamente i casi di assalti diabolici da una certa credulità per cui anche dei fedeli ritengono di essere oggetto di maleficio, di mala sorte o di maledizione, che sarebbero inferte da altri sopra di loro. Non neghi loro l'aiuto spirituale, ma in nessun modo compia esorcismi; dica piuttosto alcune preghiere con loro e per loro, affinché trovino la pace in Dio». Lo stesso Rituale, al n. 67, offre precise indicazioni in merito. E evidente che in tali situazioni si richiede una grande attenzione e saggezza pastorale. Non qualsiasi richiesta di intervento equivale ad un caso di influsso demoniaco. Si deve inoltre ricordare che, come esistono molteplici forme di azione di satana sull'uomo, così esistono diversi livelli di intervento della Chiesa. L'esorcismo è per sé riservato solo ai casi di possessione diabolica sufficientemente accertati; tali casi sono i più gravi, ma anche i più rari. In tutte le altre situazioni, dall'infestazione locale all'ossessione e alla vessazione diabolica, sarà opportuno ricorrere anzitutto ad altre forme di intervento come:
- l'ascolto della parola di Dio e lo spirito di penitenza e di conversione,
- la preghiera prolungata personale e il digiuno come invita a fare il Vangelo (Mc 9,29),
- preghiere speciali di liberazione, nelle forme previste dall'Ordinario, fatte in gruppo o da persone incaricate,
- la celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali valorizzati nel loro pieno significato.
Queste diverse forme di intervento sono altrettante forme di azione della Chiesa che intercede per i suoi figli e diffonde la grazia salvifica del Risorto nel mondo. «Ciò va detto in particolare nei casi di vessazione da parte dei diavolo verso i battezzati, nei quali il mistero della misericordia sembra in qualche modo oscurarsi. Quando si verificano situazioni del genere, la Chiesa implora Cristo e, confidando nella sua potenza, offre particolari aiuti ai fedeli, perché siano liberati da tale vessazione».
Il fedele oppresso dalla vessazione sia esortato, almeno quando ciò è possibile, a pregare Dio, a compiere atti di mortificazione, a rinnovare frequentemente la fede battesimale, a celebrare il sacramento della riconciliazione e a fortificarsi con la santa Eucaristia.
Le stesse esortazioni siano in pari tempo rivolte ai parenti e amici e alla stessa comunità dei credenti, in modo che la preghiera e la vita di grazia dei molti gli sia di aiuto e di esempio.
17. Gli esorcismi
Soltanto dopo aver fatto uso di tutti i mezzi che la Chiesa offre, ci si orienti a far ricorso all'esorcismo. Si tratta, in questo caso, di un vero e proprio sacramentale. «La Chiesa è stata sempre sollecita nel disciplinarlo, specialmente se lo si compie informa di celebrazione liturgica. Negli esorcismi, infatti, si esercita il potere e l'autorità della Chiesa sui demoni». Questo ministero - nella sua forma pubblica - è esclusivo dei Vescovi e dei presbiteri a cui sia stato delegato dai loro Ordinari.
«L'esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall'influenza demoniaca, e ciò mediante l'autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nei campo della scienza medica. E importante quindi accertarsi, prima di celebrare l'esorcismo, che si tratti di una presenza dei Maligno, e non di una malattia».
Tale opera di discernimento deve essere svolta prima in modo accurato, ma lo stesso esorcismo assolve - in parte - a questa funzione in relazione ai segni che lo precedono, lo accompagnano e lo seguono. «Secondo la prassi un tempo riconosciuta si considerano come segni specifici:
proferire molte parole in una lingua sconosciuta o capire chi la parla; manifestare cose lontane o occulte; dimostrare forze superiori alla natura dell'età o della condizione». Questi segni costituiscono d'altronde solo dei primi indizi. Ad essi vanno collegati quelli di carattere morale, come l'avversione alle realtà religiose, il rapporto tra il comportamento del soggetto nei confronti della fede e della vita cristiana e il fallimento di tutte le altre pratiche. I segni vanno inoltre interpretati caso per caso. Sul piano della catechesi si dovrà operare perché i credenti non cerchino nell'esorcismo una sorta di magia che funziona: bisognerà educarli nella maniera più adeguata e corretta. Sul piano liturgico, facciamo nostra la raccomandazione del rituale perché «l'esorcismo si compia in modo che manifesti la fede della Chiesa e che da nessuno ragionevolmente possa essere considerato come un'azione magica o superstiziosa. Bisogna inoltre evitare che diventi spettacolo per i presenti o venga divulgato con i mezzi di comunicazione sociale».
18. Le benedizioni
Nell'ambito dell'agire sacramentale della Chiesa, un significato particolare lo occupano le benedizioni. Se gli esorcismi esprimono la lotta della Chiesa contro le potenze del male, le benedizioni manifestano lo splendore della salvezza del Risorto ormai presente nella storia come un principio nuovo di trasfigurazione della vita dell'uomo e del cosmo. «Benedire» è infatti un atto sacramentale della Chiesa nel quale si manifesta la fede nella presenza operante di Dio nel mondo e la vittoria pasquale del Signore Gesù. Va valorizzato in questo senso il nuovo Benedizionale, edito adesso anche in italiano, il quale offre una ricca serie di formulari di benedizione sulle persone, sui gruppi familiari, sulle dimore e sulle attività dell'uomo, sulle diverse circostanze e situazioni di vita. Occorre soltanto che il concetto di benedizione e il ricorso ad essa siano adeguatamente compresi, evitando sovrapposizioni o collusioni tra il corretto pensare della Chiesa e una mentalità a sfondo superstizioso che può finire per ridurre la preghiera di benedizione ad un atto più o meno magico.
Secondo la concezione biblica, ripresa e ripresentata dalle «premesse» al Benedizionale, l'atto di benedizione si articola in un duplice movimento: ascendente e discendente. Dio è il benedetto e il benedicente. II primo movimento è quello della lode di Dio, una lode colma di riconoscenza e di ringraziamento, per le opere mirabili che Egli ha compiuto in nostro favore sia nell'ordine della creazione che della redenzione; è Lui infatti che per primo, fin dall'eternità «ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo» (Ef 1,3). E a partire da questa consapevolezza che deriva il secondo movimento della benedizione, quello discendente: Dio è il benedicente, Colui che è invocato perché ci doni la sua grazia e la sua protezione nelle molteplici situazioni personali, familiari e sociali della vita.
Come scrive il Benedizionale: «Dio infatti benedice comunicando e preannunciando la sua bontà. Gli uomini benedicono Dio proclamando le sue lodi, rendendo grazie, tributandogli il culto e l'ossequio della loro devozione. Quando poi benedicono gli altri, invocano l'aiuto di Dio sui singoli e su coloro che sono riuniti in assemblea». La benedizione, in quanto sacramentale, richiede una fondamentale attitudine di fede per essere operativa di ciò che significa, ed esige una risposta di vita in rapporto a ciò che con essa si celebra. «Bene-dire» (bene-dicere), come evoca il nome, anche in ebraico (barak) e in greco (eu-logein), significa «dire- bene» di Dio, perché, riconoscendolo e implorando il suo aiuto e l'intercessione di Maria e dei santi, Egli possa donarci i suoi beni, nel vissuto concreto della nostra esistenza cristiana. I presbiteri, dunque, si offrano volentieri a coloro che richiedono particolari benedizioni su persone e cose, ma si preoccupino ogni volta di spiegare, con cura e chiarezza, che nessuna benedizione ha efficacia senza le dovute disposizioni di chi la richiede, a cominciare dalla rinuncia al peccato. In caso contrario, la benedizione rischia di essere svuotata del suo autentico significato fino al pericolo di essere assimilata alla stregua di un amuleto o oggetti simili, o di venir ridotta ad un gesto alienante dalla fede e dalla coerenza di vita richiesta dal Vangelo.
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