Navigazione - Sei a pag. 3  di home >                                    Satanismo -    Vai a pag.                     

Satanismo. Approccio teologico.

Dal potere esercitato in tanti modi da Satana scaturisce quello che si chiama satanismo, col quale termine si indica "ciò che è satanico, e quindi sottoposto all'azione di Satana, o consacrato all'antagonista di Dio, o pervaso dei suo spirito".
Di qui: l' impero di Satana sul mondo,il culto reso a Satana, la sequela e imitazione della sua ribellione a Dio.

Gli elementi essenziali del satanismo : "è essenzialmente la ribellione della creatura verso il creatore, la sommossa dell'imperfetto contro la perfezione assoluta; alle sue basi v'è l'orgoglio, ma, più ancora, un tragico complesso d'inferiorità...Il  Satanismo non consiste nel culto del male; esso possiede anzi una morale sua propria fondata sul disdegno di ogni sottomissione e sull'affermazione eroica dell'Io, che difende nella sua assoluta integrità anche a costo di perderlo eternamente".
Ma perché il satanismo si manifèsti veramente come tale, si deve avere la certezza che l'Io è fatalmente condannato alla sconfitta e quindi alla sottomissione, pur sentendosi l'esasperato atteggiamento alla non-acquiescenza a quello stato di vinto. Di qui il risentimento feroce che lo porta a rovesciare la scala dei valori etici con una conseguente creazione di una pseudo religione, in cui all'ossequio verso il vincitore si sostituisce l'oltraggio, e la dannazione si preferisce alla partecipazione del canto di vittoria col vincitore. Si ha allora la felicità della disperazione.

 Il Satanismo infatti fu anche un atteggiamento di sacrilega sfida e gusto di sentimenti perversi deliberatamente coltivati, in voga soprattutto presso scrittori romantici e decadenti. Da uno degli scrittori che più l'hanno analizzato, J.K. Huysmans, il satanismo è stato definito un "bastardo del cattolicismo":
"consiste in una pratica sacrilega, in una ribellione morale, in un'orgia spirituale, in un'aberrazione per nulla ideale e cristiana; risiede anche in un godimento temperato dal timore ( ... ), la gioia proibita di trasferire a Satana gli omaggi e le preghiere dovute a Dio; consiste nell'inosservanza dei precetti cattolici che vengono seguiti all'incontrario, commettendo, per oltraggiare più gravamente Cristo, i peccati che egli ha più espressamente maledetti: la contaminazione del culto e l'orgia carnale" .
Come si vede in questa descrizione, sono contemplati gli aspetti principali del satanismo, dalla sfida puramente intellettuale alle pratiche oscene e grottesche della messa nera.

Michele arcangelo ,superiore a Satana.

Il regno di Satana è in opposizione a quello di Cristo: il primo basato sulla morte, l'altro sulla vita; il primo fondato sul male l'altro sul bene; il primo simboleggiato nelle tenebre, l'altro nella luce.
Dal combattimento incessante fra i due regni, segue ugualmente che si tratta di regni, non statici, ma dinamici; e di azioni (quelle sataniche), silenziose, insidiose, capziose.

Il "Grande Satana" fu "Inventato" per la prima volta, come un vero e proprio anti-dio, nella Persia di Zarathustra (primo quarto del primo millennio a.C.), ed è arrivato ben presto nel Medio Orìente, ha influito in maniera assai rilevante sulla stessa religione ebraica, ha infettato come l'Aids tutto l'impero romano sotto forma di manicheismo, ha lasciato le sue tracce nel cristianesimo, ha dato volto religioso ad ogni forma di íntolleranza, anche a quella più laicista e secolarizzata, ha fatto grassa vendemmia nel dualísmo marxista.
E infine, ai giorni nostri è stato clamorosamente rilancíato  dal vecchio Ayatollah Khomeini, proprio in Persia, l'Iran attuale, quando ha promosso la guerra santa contro l'Occidente ateo e materialista e contro gli Stati Uniti che sarebbero il suo profeta.
Il cristianesimo dovette fare i conti con la ricca angelologia e demonologia dell'ebraismo e del paganesimo, e cercò di ridurre questa presenza al minimo indispensabile; dovette fare i conti con le tante superstizioni riguardanti i rapporti fra defunti e viventi, e cercò, soprattutto con sant'Agostino, di demitizzare e spiritualizzare queste relazioni il più possibile.
Le speculazioni sugli angeli, sui demoni e su satana in particolare, infatti, si sono intensificate, col passare del tempo, e sono arrivate purtroppo alle esasperazioni teoriche e pratiche di certi inquisitori medievali.

Medioevo e satanismo

E' nel Medioevo , con l'Inquisizione, che vengono attribuiti i caratteri a Satana.
Come nota H.R. Trevor-Roper in Protestantesimo e trasformazione sociale :
 «in lotta contro i nemici della fede, gli inquisitori avevano diviso naturalmente il mondo in luce e tenebre, e avendo dato un ordinamento sistematico al regno di Dio in una Summa theologiae, nulla di più naturale che compissero la stessa operazione verso il regno di Satana, elaborando una Summa daemonologiae».

Vittorio Dornetti, in : Il Diavolo in pulpito. Spettri e demoni nelle prediche medievali dice nella premessa al volume: 
«Coloro che sono incuriositi dal demonio (che attualmente sta ridestando interesse anche a livello di cronaca) possono trovare nei racconti che qui vengono tradotti una testimonianza di alto livello riguardante la natura e gli attributi del "Signore del Male": caratteri che si sono conservati, in larga parte, anche nei secoli successivi al Medioevo». 
E così, dopo alcuni brevi capitoli introduttivi in cui si parla del «demoniaco nei primi secoli dell'era volgare», del «doppio" (ossia, del fantasma, del morto che torna sulla terra) «dall'antica Roma al Medioevo», dell'exemplum, ossia del racconto religioso edificante (in quanto genere letterario preferito per esporre racconti di diavoli e di fantasmi),...si parla dei Dialoghi di Papa Gregorio I Magno (risalenti al 593-594), e del Dialogo dei miracoli del monaco cistercense Cesario di Heisterbach (opera composta attorno al 1220).
Sono queste due opere che stanno in certo senso a rappresentare l'opinione del Medioevo sul diavolo nell'epoca degli inizi (Gregorio Magno) e nella fase del suo culmine (Cesario di Heisterbach).
Ma è proprio vero che «nel primo ventennio del XIII secolo con Cesario di Heisterbach la natura del diavolo e le immagini connesse alla sua azione sensibile raggiungono una coerenza tale e sono così potentemente avallate dalle auctoritates della Chiesa (come da semplici, anonimi testimoni) che non saranno mai più messe in discussione nei secoli sucessivi» ?
Tutt'altro. Nel 1631, il gesuita Friedrich Spee, con il libro Cautio criminalis, cominciò mettendo in discussione l'uso della tortura e le confessioni delle presunte streghe. E non fu il solo fra i cattolici. Nello stesso tempo, Galileo Galilei col metodo sperimentale e René Descartes col dubbio metodico, come già Copernico con la nuova cosmologia e Colombo con le sue scoperte, aprirono la strada a quel radicale cambiamento di mentalità per cui come scrive il Trevor-Roper già citato -
«il diavolo scompare silenziosamente insieme con la credenza nella stregoneria» 
Ora, non c'è alcun dubbio che tutti e quattro questi personaggi, oltre Friedrich Spee, erano credenti e cattolici, anche se spesso in rapporti difficili con la gerarchia: la fede cattolica, per mezzo di essi, ha finito per generare il mondo moderno, che non è figlio né dell'ateismo, né del diavolo.
Molta acqua, dunque, è passata sotto i ponti della storia e della teologia. Sarebbe temerario affermare che lo sport della «caccia alle streghe» sia veramente finito, come sarebbe altrettanto sciocco sostenere che «il mistero dell'iniquìtà» sia scomparso e che il «grande Satana» sia andato in pensione.

La Chiesa cattolica continua a credere nella realtà del male e nell'esistenza del demonio, e quindi nella necessità della salvezza, ma crede anche e annuncia la buona novella che Cristo li ha già vinti e che, in fin dei conti, per chi è unito a Cristo si tratta solo di «mastini sdentati».

Su questi punti fondamentali erano d'accordo anche Papa Gregorio Magno e il monaco Cesario di Heisterbach. Tutto il resto è condizionato dalla cultura del tempo. (testo di Franco Pierini)    

Umanesimo e satanismo

Il satanismo più profondo e capillare è l'apoteosi dell'uomo, con riduzione della religione e della morale a cosa libera, facoltativa.

E' satanica quella società che opprime e distrugge la vera libertà e coi suoi sistemi deleteri conduce l'umanità all'annientamento, prima morale e poi fisico.
L'uomo espulso dal paradiso terrestre, ossia dal diretto contatto con Dio, è caduto sotto il dominio di Satana e, in qualche modo, nell'inferno. Il ritorno al paradiso sarà il termine della Redenzione. 
Di qui ancora il termine di risurrezione, dato all'uomo che passa dalla morte del peccato alla vita soprannaturale nel Cristo. Del resto si sa che chi non è col Cristo è contro di lui, e i due regni sono antitetici, irriconciliabili e assoluti. Siccome poi il diavolo, nell'esercitare il suo influsso sugli uomini, adopera tutti i mezzi che può, si serve anche del mondo materiale facendolo divenire occasione di peccato.

I primi chiari segni di satanismo li troviamo nell'umanesimo con la grande glorificazione dello spirito umano, e quindi con quell'atteggiamento di lotta e di ribellione contro tutto ciò che poteva creare ostacolo a quella esaltazione.
Le pratiche magiche, e quindi l'alleanza con Satana, vennero solo di conseguenza, quando l'uomo credette bene, con quei riti e con quelle pratiche, di poter raggiungere più facilmente il suo scopo della propria esaltazione, con forze non provenienti da Dio. Lo svincolarsi dalla soggezione a Dio era condizione assolutamente insostìtuibìle, per evitare ogni omaggio a un Creatore e ad un Essere infinito. 
L'accordo col grande ribelle Satana era solo per svincolarsi più facilmente dalla sottomissione a Dio, tanto più che Satana era il riconosciuto e pacifico dio e padrone dei mondo: e l'uomo non aspirava che a una potenza incontrastata terrena. Del resto solo con Satana si poteva dar libero campo all'orgoglio della natura.
Contro queste deviazioni della stessa natura umana, ecco la redenzione del Cristo che diviene un dramma cosmico, secondo quanto scrive S. Paolo: "La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella fibertà della gloria dei figli di Dio " (Rm 8,19- 2 1).

Le forme deteriori del satanismo.

Il satanismo acquista colori più foschi quando l'uomo giunge alla perversità di stipulare un "patto col diavolo", sottoscrivendolo col proprio sangue, in cui dà a Satana la sua anima in cambio di beni, che possono essere longevità, ricchezza, potenza, come riferisce già Teofilo (sec. V), amministratore della Chiesa di Adana in Cilicia; e come leggiamo pure nella leggenda di Cipriano.
Il culto reso a Satana trova un pericoloso e superstizioso fondamento nella credenza in un suo potere fantastico quando viene concepito come una specie di attività malvagia da servire e da conciliarsi, proprio nell'interesse personale. Perciò j . K. Huysmans definiva il satanismo '"a gioia proibita di trasferire a Satana gli omaggi e le preghiere dovute a Dio".

Le espressioni più caratteristiche dei satanismo ci sembrano, fra le altre, le seguenti:
- l'Inno a Satana di Giosuè Carducci, dell'ottobre 1863, in cui s'intende glorificare in Satana la forza vitale e il progresso moderno;
- il Lucifero di M. Rapisardi, in cui si dice a Prometeo: '"levati, il gran Tiranno è spento" (a. 1887).
- Sìmile idea è in "La révolte des anges" di Anatole France (1914).
- Vediamo un satanismo furente nei Chants de Maldaror di Isidore Ducasse, usciti nel 1868 e riediti nel 1927.
- Gli esponenti più significativi del satanismo nella metà del secolo XX erano j. P. Sartre, A. Gide (m. 195 1), A. Camus, di cui citiamo: Les justes (Paris 1950); L'homme révolté(Paris 195 1).
- Le evocazioni sataniche di Lessìng si risolvono in un razionalismo umanitario;
- lo stesso si dica dell'Eloa (1824) di A. de Vigny;
- del The Loves of the Angels (1823) di T. Moore;
- de La chute d'un ange (a. 1838) di Lamartine.
Non terremo dietro agli scrittori che usano il tema di Satana per la satira dei costumi, come fanno Guevara, Lesage, Cazotte, Béranger, Scribe ecc., o per fantasie da scettici, come G. Sand, Balzac, Flaubert, Longfellow. Invece con
- Williarn Blake (Marriage of Heaven and Hell, 1790) appare un satanismo metafisico, che inneggia all'insurrezione "sacra" dell'uomo contro Dio. Questo del Blake è certamente una delle forme più idealizzate del satanismo settecentesco.
- Con G. Byron giungiamo all'iniziativa dell'esaltazione piena di Satana. Egli, infatti, nel Manfredi (1817) e più ancora nel Caino (1821) esalta il superuomo tenebroso, sconfitto per aver avuto compassione dell'uomo. Egli inoltre modella se stesso nella figura dell'angelo maledetto e trovò il suo ritmo vitale nella trasgressione, specie per peccati più vituperevoli, come l'incesto.
- Segue Schelley, che nel Prometeo liberato canta la rivolta dell'incatenato dal furore di Giove.
Robert Southey definì Scuola satanica (the Satanic School) la scuola di Byron e Schelley, in quanto si indugiarono su passioni e sentimenti che entrano nel quadro del satanismo.
- Giungiamo a una trattazione blasfema con Lenau nel suo Faust (1836),
- e con Baudelaire, quando questi nel 1857 invoca Satana "il più bello e il più grande degli angeli", vittima della gelosia divina;
- per passare poi all'eversivo e al libidinoso con Le démon di M. Lermontov (1839).
- Il marchese De Sade nei suoi romanzi fonde insieme manifestazioni rozze, grottesche, oscene e blasfematorie. A lui fa capo la corrente del "libertinismo" francese, molto vivace nel Sei-Settecento, che alza come stendardo l'inversione dei valori, base del sadismo: il vizio rappresenta per lui e per la scuola che ne promana, l'elemento positivo, attivo della vita, mentre la virtù è l'elemento negativo, passivo. La virtù costituisce solamente il muto che bisogna abbattere, l'ostacolo che si deve superare per giungere al piacere sadico.
Si viene a costituire, così, uno stato d'animo perverso, facilmente riscontrabile in vari autori del Settecento.
- J. Michelet nel La sorcière (1862) e il Quinet (Histoire universelle, Introduction) considerano Satana come simbolo della sfida anti-divina e figura emblematica dell'uomo, il vinto di ieri e l'acclamato vincitore di oggi.

Reazioni al Satanismo. 

Non sono mai mancate voci di protesta contro il satanismo, che effettivamente fa più presa quando diventa apoteosi dell'uomo e delle sue illimitate possibilità. E allora si sottolinea che le rivoluzioni distruggono le tradizioni, che le filosofie minano ogni fede positiva, che il materialismo economico produce l'individualismo sfrenato.
Così Thomas Carlyle (17 9 5 - 18 8 1) in Sartor resartus: The life and Opinion of Herr Teufelsdrockh (1833-34) identifica il satanismo col culto di se stesso, e reagisce contro il satanismo del suo tempo, narrando la conversione di un immaginario professore tedesco, che, alla fine, deluso delle molte esperienze, studi e viaggi, ritrova la felicità tornando alla fede ingenua della sua infanzia.
Sotto altra angolazione combattono il satanismo alcuni romantici tedeschi (Kómer, F. Schiegel, Hauff, T. A. Hoffmann, A. Chamisso), rifacendosi al principio divino e all'amore fattivo verso tutti.
Già Milton e Klopstock avevano risolto il contrasto tra Dio e Satana ricorrendo alla fede biblica; si accentua nel Faust di C. Marlowe (1604), e si trasforma in una "mistica" simbolica nel Faust del Goethe, dove il satanismo è spirito che sempre nega, è forza che sempre fa il male, ma che è costretto a servire il bene, come si legge nel Prologo.
I più noti scrittori russi del sec. XIX, come N. Gogol (Anime morte) e più ancora F. Dostojewskij (specialmente in Demoni, 1872), denunziarono il progredire del satanismo moderno. Ma il Dostojewskij, se teoricamente combatte il satanismo, praticamente sembra troppo immedesimarsi in Stavrosijn, che combatte Dio, che impersona il mistero dei male, amato e fomentato per sé; e quando Shingalev profetizza: "L'antica concezione del mondo scomparirà, e soprattutto l'antica morale. Gli uomini si uniranno per trarre dalla vita tutti i godimenti possibili, ma in questo mondo soltanto. Lo spirito umano si innalzerà in un orgoglio satanico, e l'umanità sarà deificata. Trionfando costantemente sulla natura con la scienza e la volontà, l'uomo proverà per ciò una gioia che sostituirà in lui le speranze dei beni futuri. Ognuno si rassegnerà alla morte con tranquilla fierezza, come un Dio; si asterrà dal lamentarsi della brevità della vita e amerà i suoi fratelli di un amore disinteressato" : in tutto questo esprime troppo chiaramente il suo ideale.
Più ancora si sono battuti per impedire l'avanzata del satanismo H. Hello, Barbey d'Aurevilly, L. Bloy, G. Bernanos (Sous le soleis de Satan; Monsieur Ouine), Giovanni Papini, G. Rendl (Satan auf der Erde, 1934), W. Umbricht.
Forma nuova acquistava il satanismo in Victor Hugo, che nel La fin de Satan (1886), nell'esprimere la sua fede democratica, proclama che Dio e Satana alla fine saranno uguali mediante l'angelo Libertà, oriundo da entrambi.

Satanismo e possessione diabolica

Dice il sociologo del CESNUR  (www.cesnur.org) Massimo Introvigne:

"Il satanismo - da un punto di vista storico e sociologico - può essere definito come l’adorazione o la venerazione, da parte di gruppi organizzati in forma di movimento, tramite pratiche ripetute di tipo culturale o liturgico, del personaggio chiamato Satana o Diavolo nella Bibbia"  .Può essere utile, in via preliminare, una precisazione che aiuti opportunamente a distinguere possessione e satanismo; afferma ancora Introvigne:"Benché la frequentazione di gruppi satanisti possa - secondo molti esorcisti - aprire la porta a ‘disturbi’ di tipo diabolico, possessione e satanismo non vanno confusi . Non tutte le persone ‘disturbate’ dal Demonio sono passate dal satanismo (alcuni sono buoni cristiani) e non tutti i satanisti sperimentano fenomeni di possessione o di ‘disturbo’ diabolico"   .

Potremmo dire che :

il satanista cerca il diavolo,
il posseduto viene trovato dal diavolo che lo "disturba" a livello fisico, psicologico e spirituale.

Quindi, non tutti i satanisti sono "posseduti", né si deve dire che tutti i "posseduti" sono satanisti.

Il diavolo può possedere il corpo della persona senza che questa le dia assenso libero.
Il diavolo può possedere l'anima della persona solo con il suo libero assenso a compiere il male.

Infatti la vita di molti Santi e Beati presenta episodi reali e documentati in cui il demonio esercita un’azione di "disturbo". Fra questi possiamo ricordare don Calabria e suor Maria del Gesù Crocifisso (beatificati da Giovanni Paolo II).

Nella loro vita ci sono stati veri e propri periodi di possessione diabolica, in cui hanno detto e fatto cose contrarie alla loro fede senza avere alcuna colpa o responsabilità perché era il demonio ad agire servendosi delle loro membra, mentre la loro anima era comunque rivolta a Dio.

Questi periodi di grave sofferenza hanno senza dubbio contribuito alla loro santificazione. Dunque, satanismo e possessione diabolica sono fenomeni estremamente diversi e non necessariamente collegati, anche se - secondo il parere di vari studiosi ed esorcisti - le pratiche occulte come la magia, lo spiritismo e, appunto, il satanismo possono costituire una buona porta d’entrata per problemi quali la possessione diabolica.

Qui parliamo, come è evidente, dì un'influenza diabolica, non semplicemente indiretta o morale, come è quella delle tentazioni diaboliche, anche le più forti; ma di un'azione diretta e fisica, esercitata dai demoni sugli organi corporei di una persona, che, così, si viene a trovare in una singolare posizione con manifestazioni spesso inspiegabili alla luce delle leggi fisiche e della psicologia normale.
Così, mentre alcune azioni si tengono nell'ordine strettamente naturale, altre invece lo superano nettamente. Si hanno allora fenomeni di mutismo, cecità e sordità ecc., pur rimanendo gli organi sensoriali nella loro nativa integrità.
Altre volte viene comunicata all'energumeno un accrescimento straordinario di forze, quando egli entra in furore e divenendo allora temibile per quanti gli si avvicinano, spezzando, come fuscelli di paglia, robuste catene di ferro.
Gli esempi descritti dal Vangelo li conosciamo (cf. Mt 8,28 sg.; 18,4; Mc 5,2.4.13; 9,16 sg.; Lc 8,27.29.33; 9,39).
L'azione sconvolgente, espressa negli organi esterni, si estende pure all'immaginazione, alla memoria, alla sensibilità; le stesse operazioni intellettive presentano talvolta un carattere d'incoerenza con espressioni di alienazione mentale, e talvolta con conoscenze che sorpassano di gran lunga la portata di quella persona.
Si riconosce da tutti gli storici che dopo la propagazione della Chiesa, nei paesi cristiani è diminuito di molto il numero degli indemoniati. Il battesimo e gli altri sacramenti sono un forte antidoto contro questi straordinari attacchi del demonio. Tuttavia non manca l'uno o l'altro caso, anche nei paesi cristiani. Si osserva pure che il numero degli indemoniati aumenta in proporzione del grado di apostasia che si verifica nelle nazioni cristiane e cattoliche. Allora si ricade sotto un maggiore dominio di Satana.
Nei tempi moderni non pochi hanno negato l'esistenza degli indemoniati, adducendo i progressi delle scienze mediche e psichiche, vedendo in quegli infelici, affetti da strani fenomeni, delle affezioni morbose, specialmente nervose, di origine del tutto naturale.
Ma si fa osservare: le malattie mentali, non più che l'isterismo e lo stato ipnotico, non possono sottrarre un individuo alle leggi del mondo fisico né comunicargli lumi intellettuali e forze muscolari fuori di ogni rapporto con quelle che aveva nel suo stato normale. In tanti casi ci si vede nell'impotenza di spiegare i fatti presentati con il ricorso al giuoco degli agenti fisici. In tal caso, quei fenomeni sembrano dovuti all'intervento di cause superiori alla natura.
Siccome poi vi si rivela un'azione malevola e spesso immorale, tali fenomeni non si possono far risalire a Dio o ai suoi angeli: e quindi bisogna vedervi l'influenza dei demoni.
In tali casi,

Dio permette al demonio di impossessarsi degli organi corporali e delle facoltà spirituali (mai però della volontà) di un essere umano per motivi che si rimettono all'imperscrutabile sapienza e provvidenza divina.

Ma in genere possiamo ripetere la spiegazione di Gesù per la malattia del cieco nato: "perché si manifestassero in lui le opere di Dio " (Gv 9, 3) o per provare gli stessi demoniaci.
Abbiamo escluso dal possesso diabolico la volontà dell'individuo. Di qui proviene che, malgrado il turbamento apportato dalla presenza del demonio nelle operazioni corporali e intellettive del demoniaco, questi conserva, in tutto o in parte, il potere di resistervi nella sua responsabilità. Quando poi il corpo sfugge totalmente al dominio della volontà, è evidente che in quei momenti il demoniaco si vede legata la responsabilità degli atti che il demonio compie col corpo dell'infelice.
Si consideri ancora che se il demonio può, in certi casi specifici, impossessarsi del corpo del demoniaco, al punto da sottrarlo alle leggi fisiche (per esempio, della gravità, o dandogli un vigore straordinario), non può però impossessarsi dell'anima dell'infelice o violare la sua volontà, cosa che spetta esclusivamente a Dio.

Il demonio, perciò, non può servirsi della libertà umana come si serve degli organi del corpo per far agire l'indemoniato a tutto suo piacere, ma su tale libertà può solo usare dei mezzi che già conosciamo per la tentazione, come il timore, il terrore, il fascino della potenza straordinaria demoniaca.

Ovviamente, però, in tutti questi casi la responsabilità degli indemoniati rimane sempre diminuita secondo le varie circostanze attenuanti.

La Chiesa ammette la possibilità delle infestazioni diaboliche. Guidata, però, da profonda saggezza, ammette pure la possibilità dell'equivoco, che cioè certe manifestazioni di ordine naturale possano essere scambiate per manifestazioni demoniache; come pure, che casi di autentica vessazione diabolica possano essere scambiati per malattie nervose e psichiche .

Una saggia prudenza deve regolare il comportamento di ognuno.
In tutti i tempi, molti fenomeni furono attribuiti ai demoni o, in genere, agli spiriti malefici. Si può facilmente ammettere che un gran numero dei casi narrati possano dipendere da ignoranza, suggestione, errore; ma si sarebbe troppo semplicisti, se si negasse tutto e sempre. Scrive, infatti, Alighiero Tondi: "Si tratta, infatti, di attestati, non soltanto di gente rozza, raccolti in epoche di oscurità scientifica, ma spesso, invece, di testimonianze rese da eminenti persone, da scienziati di chiara fama, anche dei nostri tempi. Inoltre non si può ammettere che un'attestazione così vasta nel tempo e nello spazio, sia priva di serio fondamento, senza con ciò contraddire alle basi medesime e più certe della ricerca storica scientifica"
Ed ecco la sua netta posizione: "Alla domanda se da tale indagine si è potuta trarre l'evidente dimostrazione dell'azione diabolica, è da rispondere affermativamente". Quindi, per ciò che riguarda l'azione diabolica sull'uomo, egli distingue:
- infestazione diabolica personale: una serie di tentazioni più violente e più continue delle tentazioni ordinarie: il demonio agisce sui sensi esterni del soggetto con manifestazioni e apparizioni esterne, o anche sui sensi interni, come sull' immaginazione;
- ossessione diabolica, caratterizzata dalla presenza del demonio nel corpo dell'ossesso e dal dominio che il demonio esercita su questo corpo e, per esso, sull'anima.
Perciò nell'ossessione, abbiamo, secondo il significato originario della parola, l'assedio e l'occupazione della persona, e il blocco dell'attività normale di quella stessa persona.

Influssi magici e satanici

S. Tommaso : "Essere in una cosa è essere contenuto nei suoi limiti. Ma nel corpo si distinguono i limiti di quantità e i limiti di essenza. Lo spirito che opera nell'interno dei limiti di quantità penetra veramente il corpo, senza tuttavia rompere i limiti dell'essenza, né come elemento di quest'essenza né come potenza comunicante l'essere, poiché l'essere viene dalla potenza creatrice di Dio" (ivi ad 3. Cf. III, q. 8, a. 8).

Sostanzialmente non diversa è la dottrina di S. Bonaventura quando scrive: "In ragione della loro sottilità o spiritualità, i demoni possono penetrare i corpi e risiedervi; in ragione della loro potenza, possono rimuoverli e turbarli. Dunque, i demoni possono, in virtù della loro sottilità e della loro potenza, introdursi nel corpo dell'uomo e tormentarlo, a meno di essere impediti da un potere superiore. e' ciò che si chiama possidere-obsidere. Ma penetrare nell'intimo dell'anima è ri servato alla sostanza divina" (In 3 Sent., d. 8, parte II, a. 1, q. I e II).

In ordine all'azione dei demoni sulla semplice materia non vivente o comunque fuori dell'uomo, Umberto Fracassini sintetizzando le credenze dei vari popoli scrive: " ... il più delle volte i demoni sono invidiosi dell'uomo e cercano in tutte le maniere di nuocergli: nel cielo fanno oscurare il sole e la luna; nell'aria producono le burrasche, nel mare sollevano le tempeste, in terra sono causa delle inondazioni, dei terremoti, delle siccità e della carestia. Ma soprattutto le malattie quindi anche la morte - sia degli uomini, sia degli animali (in specie la pazzia, l'epilessia, il letargo, il sonnambulismo) sono opera loro,Proviene proprio da questa possibilità di azione dei demoni sulle cose materiali il fatto che essi possono procurare agli uomini certi vantaggi materiali per-meglio sedurli. Essi, infatti, conoscono i segreti della natura e gli agenti fisici molto meglio degli scienziati più provetti. Sono dunque capaci di produrre risultati sorprendenti, e di servirsi di ciò per attuare i loro perversi disegni."

Ma l'importanza delle relazioni dei demoni con le cose materiali cresce ancora di più quando consideriamo l'idolatria, specialmente nell'opinione dei cristiani dei primi secoli, come nelle opinioni del giudaismo antico.Questa spiegazione può farci comprendere l'orrore insormontabile dei martiri cristiani per il più piccolo compromesso con i riti, apparentemente dei tutto inoffensivi, dei culti pagani.

Scrive in proposito P. Bouyer: "Di solito oggi ci spieghiamo il loro atteggiamento come se avessero visto negli idoli delle semplici figure, che rappresentavano solo il nulla, o come frutto di un'immaginazione infantile che non corrispondeva a nulla di reale. Ma per attenersi a questo modo di intenderci bisogna rifiutare di vedere il senso evidente dei testi. Se l'idolo, il pezzo di legno, di pietra o di metallo, non è nulla in se stesso, il culto che gli si rende, secondo S. Paolo, è rivolto direttamente al demonio. Per lui, Artemide e Ares, come pure Baal o Astarte non sono dei sogni: sono dei "falsi dèi", ovvero degli angeli decaduti, ma dotati qui, dopo la loro e la nostra caduta, di un potere malefico, fin troppo reale. Non sono forse giunti a farsi adorare dagli uomini, sotto l'appartenenza degli elementi di questo mondo, i quali momentaneamente sono loro sottomessi?"

In ordine all'azione dei demoni sulla  materia  vivente o  dell'uomo ben diversa è  la situazione.
S. Tommaso tocca quest'argomento in più luoghi. Nel Commento alle Sentenze di Pier Lombardo dice: "Gli angeli buoni e gli angeli cattivi hanno il potere, in virtù della loro natura, di modificare i nostri corpi, come ogni altro oggetto materiale. E come essi sono là dove operano, così penetrano i nostri corpi: nostri corporibus illabuntur. Di conseguenza, essi impressionano le facoltà legate ai nostri organi: alle modificazioni degli organi rispondono le modificazioni delle facoltà. Ma l'impressione non giunge fino alla volontà , perché la volontà né nell'esercizio né nell'oggetto dipende da un organo corporeo; essa riceve a suo oggetto dall'intelligenza, secondo che essa si stacca da ciò che percepisce la nozione d'essere buono" (In 2 Sent., d. 8, q. unica, a. 5 sol.).

L'azione nefasta dei demoni sugli uomini assume forme diverse, alle quali si sono dati vari nomi, che però non sono così specifici e universalmente accettati. Di qui avviene che gli stessi fenomeni possano assumere designazioni diverse presso i vari studiosi che se ne occupano.Perciò la stessa divisione che noi adottiamo di infestazioni, possessioni e ossessioni diaboliche ha un valore più orientativo e pratico che assoluto. Un termine generico per indicare tutti i fenomeni straordinari demoniaci è quello di designare gli infelici che ne sono soggetti coi termine di indemoniati o demoniati, e con ciò si vuole proporre quelle persone, i cui corpi, per una particolare permíssione di Dío, sono abbandonati più o meno completamente all'influenza malefica del diavolo.

Nella S. Scrittura questi uomini in balia dei demonio non hanno un nome specifico, ma ci vengono presentati come "vessati dal demonio", "aventi un demonio ', ecc.
Solo un po' alla volta i commentatoti del Vangelo introdussero l'uno o l'altro termine per indicare quegli infèlici. Un termine generico, che troviamo già nello Pseudo-Dionigi (De Hierarchia, c . 3,6 = PG 3, col. 43 1), è quello di " energumeno"  che però non compare né nel Nuovo Testamento né nei Padri della Chiesa dei primi secoli.

Nei veri indemoniati, a volte può trattarsi di una forma intensa, consistente in un possesso duraturo di un corpo da parte dei demonio, quando questo si serve di quel corpo quasi come se egli ne fosse l'anima, dominandone persino la coscienza. Più spesso si produce un impedimento o turbamento parziale della personalità umana .
Oggi la medicina speciale può aiutare molto per delimitare il campo dei fenomeni "naturali" da quelli di origine 'preternaturale'.

Tuttavia dobbiamo dire fin dall'inizio che le linee di demarcazione tra i fenomeni dell'una e dell'altra categoria non sono così nette come potrebbe sembrare in una prima visione sommaria. 
Certo l'autentica possessione diabolica rimane sempre possibile, anche se più spesso compaiono i fenomeni che la contraffanno.

Noi ci occuperemo delle manifestazioni demoniache negli uomini, pur sapendo che talvolta il demonio può prendere possesso anche di un animale irragionevole, facendolo parlare e agire a suo modo: è evidente che in questo caso l'invasione diabolica è più chiara e inequivocabile.

Criteri diagnostici.

Per ammettere l'azione del demonio, è necessario che i fenomeni espressi non possano assolutamente spiegarsi con cause naturali, cosa che non è semplice, e richiede cautela e profondità di

Più facile è escludere Dio e gli angeli buoni, come quando vi è qualcosa di immorale, sedute spiritiche ecc.
Uno dei criteri per ammettere l'azione diabolica è la xenoglòssia,[parlano diverse lingue senz'averle apprese] specialmente se avviene in fanciulli, che per l'età sono ancora incapaci di parlare.
Molto spesso si sono considerate caratteristiche dell'ossessione le mosse convulse e spasmodiche del corpo, l'agitazione degli arti, lo stravolgere degli occhi, la spuma alla bocca. Certo non sono segni di manifestazioni diaboliche certe attività psichiche, come la telepatia, la psicometria, la chiaroveggenza, la telecinesi. E' necessario che l'esorcista, ad evitare equivoci perniciosi, ricorra a medici integri, profondamente versati nella scienza delle malattie nervose e mentali.
Molta attenzione si deve prestare all'isterismo, perché ad esso si debbono attribuire molti dei casi di falsa infestazione e ossessione diabolica. L'isterismo, infatti, costruisce i quadri delle false manifestazioni diaboliche nella menzogna sistematizzata, negli sdoppiamenti di coscienza, in caratteristici disturbi della sensibilità, in crisi convulsive; spesso si mette in mostra per le forme teatrali ed esibizionistiche del comportamento.

Altri casi si debbono all'epilessia, e questo non solo nelle grandi crisi convulsive, ma anche negli impulsi di violenza e negli stati demenziali. Non si può però neppure negare che vi possono essere dei casi in cui, alla malattia dei corpo di associa una vera infestazioni diabolica: e allora le cose si complicano.
Ovviamente questi accenni a criteri diagnostici dovrebbero essere approfonditi. Come pure non crediamo nostro compito diffonderci in una descrizione minuziosa delle varie manifestazioni demoniache (o pseudo-demoniache), parte descrittiva già largamente sfruttata in molte pubblicazioni puramente letterarie .Sappiamo, ad esempio, che S. Paolino da Nola (3 52-43 1) nella Vita di S. Felice da Nola attesta di aver veduto un invasato camminare contro la volta di una chiesa con la testa all'ingiù, senza che i suoi abiti fossero sconciati, e che quest'uomo fu risanato al sepolcro di S. Felice.
A titolo di semplice curiosità riportiamo da un'enciclopedia dei 1843 i segni che allora venivano presentati per individuare una persona invasata dal demonio:

"Per asserzione dei più dotti fisici, e naturalisti è certa una invasione qualora si  scorgono i segni seguenti: 
- Qualora i posseduti, ovvero ossessi stanno sospesi in aria per uno spazio notabile di tempo senza che l'arte vi possa aver parte;
- quando parlano diverse lingue senz'averle apprese, e rispondono precisamente alle questioni che loro si fanno in queste lingue; 
- quando rivelano quello che attualmente si fa in luoghi lontani (chiaroveggenza) , senza che si possa attribuire tale cognizione al caso; 
- quando manifestano cose occulte che naturalmente non possono essere conosciute, come i pensieri, i desideri, i sentimenti interni di alcune persone.
Quando una pretesa invasione non è accompagnata da qualcuno di questi caratteri, è permesso tenerla come falsa"

Da quanto abbiamo già detto, solo l'uno o l'altro dei segni indicati, oggi non si reputa più sufficiente per ammettere come certa un'invasione diabolica.

La prima osservazione che possiamo fare sui demoniaci è che essi subiscono un'azione diabolica, che si esercita su di essi dal di dentro del loro corpo, e che quindi questo diviene strumento passivo in potere dello spirito cattivo.
Il demonio si manifesta in questi corpi come uno che ne ha preso possesso con la forza e la prepotenza, e perciò tratta quel corpo da nemico. Si tratta di un'invasione, e perciò l'espressione "posseduto dal demonio" è molto significativa per indicare qualcosa che l'indemoniato è costretto a subire contro voglia.
Il demonio esce sempre malvolentieri dal corpo posseduto, e spesso mostra chiaramente il suo atteggiamento con gli ultimi maltrattamenti sull'infelice, come risulta dai casi descritti nel Vangelo.
Dal fatto che la Chiesa mantenga - sia pure in maniera più limitata che per il passato - la pratica degli esorcismi contro il diavolo, significa che la Chiesa non mostra alcun segno di voler abbandonare tale pratica, per un radicale cambiamento di mentalità. I riti da essa praticati sono destinati ad espellere il demonio dalle persone, dai luoghi e dagli oggetti, dove la presenza dello spirito maligno si mostra da certe manifestazioni sensibili.Quindi, da questo fatto della disciplina ecclesiastica si deve inferire almeno la possibilità, anche ai nostri giorni, che si possa realizzare qualche manifestazione diabolica.
Tuttavia non si possono prendere troppo sul serio certi racconti romanzati di liberazione di indemoniati, quando l'espulsione si dice effettuata sotto aspetti strani e spettacolari: il demonio che esce dalla bocca dei posseduti come un vapore infetto, una fumata che svanisce nell'aria sotto forma di mosca, di scarabeo, di lucertola, di rana, di topo. I racconti evangelici e quelli dei primi ecclesiastici non menzionano niente di tutto questo.

Aspetti psicologici.

Lucien Roure si domanda se la possessione diabolica è cosciente. Gli psicologi moderni - scriveva l'autore nel 1935 - sono stati spinti a studiare, con la scuola di Salpétrière, presso i neuropatici, ciò che si è chiamato lo sdoppiamento della personalità. Al momento delle crisi, sia naturali sia provocate dal sonno ipnotico, si svolge, agita, parla, gesticola, un personaggio tutto differente da quello che si manifesta allo stato normale. Talora il personaggio normale non ha alcuna coscienza, al tempo della crisi, del ruolo nuovo, si sente preso da un personaggio nuovo, gli sembra che la sua personalità si sdoppi in due entità più o meno in antagonismo l'una con l'altra; non ha coscienza della sua vita mentale che ciascuna mena e nello stesso tempo che una di queste vite gli è imposta. Nel primo caso, vi è duplice personalità successiva; nel secondo, doppia personalità simultanea.
Da quanto si è detto è chiaro rilevare come siano facili le illusioni; e quindi il confondere con ossessioni diaboliche certi stati nervosi, particolarmente accentuati. Da una parte s'impone la necessità dell'aiuto di medici particolarmente sperimentati, dall'altra rimane sempre l'adito aperto all'azione diabolica. Ecco, ad esempio, come scriveva il card. Alfonso Capecelatro nella Vita di S. Filippo Neli., "Benché Filippo Neri stimasse che le persone che si credevano possedute dal demonio sono, per la maggior parte, o malate o melanconiche, o pazze, tuttavia, giudicando veramente posseduta una certa Caterina, nobile dama d'Aversa, la liberò da questo terribile male"

Testi biblici

De 18,10 Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l'augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti,12 perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te.
Ger 29,8 Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Non vi traggano in errore i profeti che sono in mezzo a voi e i vostri indovini; non date retta ai sogni, che essi sognano.9 Poiché con inganno parlano come profeti a voi in mio nome; io non li ho inviati. Oracolo del Signore.
Eso 22,17 Non lascerai vivere colei che pratica la magìa.
Le 19,31 Non vi rivolgete ai negromanti né agli indovini; non li consultate per non contaminarvi per mezzo loro. Io sono il Signore, vostro Dio.
Le 20,6 Se un uomo si rivolge ai negromanti e agli indovini per darsi alle superstizioni dietro a loro, io volgerò la faccia contro quella persona e la eliminerò dal suo popolo.7 Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono il Signore, vostro Dio.
Is 8,19 Quando vi diranno: «Interrogate gli spiriti e gli indovini che bisbigliano e mormorano formule. Forse un popolo non deve consultare i suoi dèi? Per i vivi consultare i morti?», 20 attenetevi alla rivelazione, alla testimonianza.
  At 8, 9 Già da tempo viveva in quella città un certo Simone, che praticava la magia ed era molto ammirato dalla popolazione della Samaria, perché si spacciava per un grande uomo10 Tutti, dai più piccoli ai più grandi, gli davano ascolto. Dicevano tra l'altro: «In quest'uomo si manifesta la potenza di Dio, la grande potenza di Dio».11 Gli davano ascolto perché già da molto tempo li aveva profondamente sconvolti con le sue arti magiche. 12 Quando però credettero a Filippo che annunziava loro il regno di Dio e Gesù Cristo, uomini e donne si fecero battezzare. 13 Anche Simone credette e fu battezzato: anzi egli stava sempre con Filippo e, vedendo i grandi miracoli e prodigi che avvenivano, ne rimaneva incantato. 14 Gli apostoli che erano rimasti in Gerusalemme vennero a sapere che gli abitanti della Samaria avevano accolto la parola di Dio: perciò mandarono da loro Pietro e Giovanni. 15 Quando questi due arrivarono in Samaria, pregarono perché i Samaritani ricevessero lo Spirito Santo. 16 Nessuno di loro infatti aveva ricevuto lo Spirito Santo, ma erano stati semplicemente battezzati nel nome del Signore Gesù. 17 Allora Pietro e Giovanni posero le mani su loro, e quelli ricevettero lo Spirito Santo. 18 Simone vedeva che quando gli apostoli ponevano le mani su qualcuno, quello riceveva lo Spirito Santo; perciò offrì denaro agli apostoli19 dicendo:- Date anche a me questo potere, fate in modo che coloro sui quali io poserò le mie mani ricevano lo Spirito Santo.20 Ma Pietro gli rispose:- Va' alla malora, tu e il tuo denaro, perché hai pensato che il dono di Dio si può acquistare con i soldi. 21 Tu non hai assolutamente nulla da condividere con noi in queste cose, perché tu non hai la coscienza a posto davanti a Dio. 22 Smettila di pensare a questo modo e prega il Signore perché ti perdoni l'intenzione malvagia che hai avuto. 23 Mi accorgo infatti che sei pieno di male e prigioniero della cattiveria. 24 Allora Simone rispose:- Pregate voi il Signore per me, perché non mi capiti nulla di quello che avete detto. 

Atti13, 4 Mandati dallo Spirito Santo, Bàrnaba e Saulo andarono nella città di Selèucia e di qui si imbarcarono per Cipro.  5 Arrivarono quindi nella città di Salamina e si misero ad annunziare la parola di Dio nelle sinagoghe degli Ebrei. Avevano con loro anche Giovanni Marco che li aiutava. 6-8 Attraversarono tutta l'isola fino alla città di Pafo: qui trovarono un Ebreo che si faceva passare per profeta e conosceva l'arte della magia. Si chiamava Bar-Jesus (in greco Elimas) ed era amico di Sergio Paolo, governatore dell'isola, il quale era un uomo intelligente. Costui fece chiamare Bàrnaba e Saulo perché desiderava ascoltare la parola di Dio. Ma Elimas, il mago, si opponeva all'azione di Bàrnaba e Saulo e faceva di tutto perché il governatore non credesse. 9 Allora Saulo, detto anche Paolo, pieno di Spirito Santo, fissò gli occhi sul mago e disse: 10 «Tu sei pieno di menzogna e di malizia. Tu sei figlio del diavolo e nemico di tutto ciò che è bene. Quando la finirai di sconvolgere i progetti del Signore? 11 Ma ora il Signore ti colpisce: sarai cieco e per un certo tempo non potrai più vedere la luce». Subito il mago si trovò nelle tenebre più oscure: si moveva a tentoni e cercava qualcuno che lo guidasse per mano. 12 Dinanzi a questo fatto, il governatore credette, profondamente scosso dall'insegnamento del Signore.Atti19, 18 Molti di quelli che erano diventati cristiani venivano e riconoscevano davanti a tutti il male che avevano fatto. 19 Altri che avevano praticato la magia portarono i loro libri e li bruciavano davanti a tutti. 
Il valore di quei libri, secondo i calcoli fatti, era di circa cinquantamila monete d'argento.

CUCC

2115 Dio può rivelare l'avvenire ai suoi profeti o ad altri santi. Tuttavia il giusto atteggiamento cristiano consiste nell'abbandonarsi con fiducia nelle mani della Provvidenza per ciò che concerne il futuro e a rifuggire da ogni curiosità malsana a questo riguardo. L'imprevidenza può costituire una mancanza di responsabilità. 

2116 Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che “svelino” l'avvenire [Cf Dt 18,10; Ger 29,8 ]. La consultazione degli oroscopi, l'astrologia, la chiromanzia, l'interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium occultano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l'onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo. 

2117 Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo - fosse anche per procurargli la salute - sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancor più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all'intervento dei demoni. Anche portare gli amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli. Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima né l'invocazione di potenze cattive, né lo sfruttamento della credulità altrui. 

2118 Il primo comandamento di Dio condanna i principali peccati di irreligione: l'azione di tentare Dio, con parole o atti, il sacrilegio e la simonia.

2119 L'azione di tentare Dio consiste nel mettere alla prova, con parole o atti, la sua bontà e la sua onnipotenza. E' così che Satana voleva ottenere da Gesù che si buttasse giù dal Tempio obbligando Dio, in tal modo, ad intervenire [Cf Lc 4,9 ]. Gesù gli oppone la parola di Dio: “Non tenterai il Signore Dio tuo” ( Dt 6,16 ). La sfida implicita in simile tentazione di Dio ferisce il rispetto e la fiducia che dobbiamo al nostro Creatore e Signore. In essa si cela sempre un dubbio riguardo al suo amore, alla sua provvidenza e alla sua potenza [Cf 1Cor 10,9; 2119 Es 17,2-7; Sal 95,9 ].

2120 Il sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il sacrilegio è un peccato grave soprattutto quando è commesso contro l'Eucaristia, poiché, in questo sacramento, ci è reso presente sostanzialmente il Corpo stesso di Cristo [Cf Codice di Diritto Canonico, 1367; 1376].

2121 La simonia [Cf At 8,9-24 ] consiste nell'acquisto o nella vendita delle realtà spirituali. A Simone il mago, che voleva acquistare il potere spirituale che vedeva all'opera negli Apostoli, Pietro risponde: “Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio” ( At 8,20 ). Così si conformava alla parola di Gesù: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” ( Mt 10,8 ) [Cf Is 55,1 ]. E' impossibile appropriarsi i beni spirituali e comportarsi nei loro confronti come un possessore o un padrone, dal momento che la loro sorgente è in Dio. Non si può che riceverli gratuitamente da lui.

Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Toscana .
"Maleficio, possessione e intervento della Chiesa"

[...]

13. II maleficio e la sua inaccettabilità

Una forma particolare di magia, finalizzata a nuocere al prossimo, è rappresentata dal cosiddetto maleficium. Tommaso d'Aquino l'annovera tra i peccati mortali.
Volgarmente viene chiamato «malocchio» («male fatto con lo sguardo») o «fattura» («fare qualcosa di simbolico con l'intenzione di augurare del male o danneggiare»). Si tratta di forme rozze e popolari di magia, a volte poste in atto per ignoranza o per ingenuità, altre volte con una vera e propria intenzione maligna. Colui che ne fa professione deve il suo nome, sortiarius, ad una pratica molto diffusa nel Medioevo, consistente nel prevedere e dirigere i destini con i suoi sortilegi. A sua volta, il sortiarius non è altro che l'erede occidentale dei maghi della Persia antica e dell'Assiria che avevano cominciato con lo studio ufficiale degli astri e avevano finito con il ricorso a metodi occulti indirizzati ad assicurare vendette particolari; ebbe come continuatori diversi gruppi del basso Medioevo fino ai moderni «stregoni» di stampo popolare o di più alto profilo «professionale».

Tra la nostra gente è molto diffusa l'idea della «fattura» eseguita a danno di qualcuno. Essa viene generalmente intesa come un atto di maledizione, un gesto di condanna o un fenomeno di suggestione in grado di arrecare del male a coloro ai quali è rivolto, senza che si pensi - almeno in modo diretto o esplicito - ad un atto di natura demoniaca. Nonostante il suo carattere di ingenuità, tale atto è da considerare come inaccettabile dal punto di vista cristiano nella misura stessa in cui si pone come un agire contrario alla virtù di religione, alla giustizia e alla carità. Non si può accettare che qualcuno desideri e operi per il male di qualcun altro. Ben più grave è il «maleficio» che ha la presunzione di consegnare ciò che ne è l'oggetto (elementi inanimati, animali e soprattutto persone) al potere o comunque all'influsso del demonio. In simili casi, in quanto è attuato con questa specifica presunzione, assume la forma della magia «nera» e costituisce un agire gravemente peccaminoso. Alcuni fedeli si domandano: è vera la «fattura»? Ha effetti reali? Il demonio si può servire di persone cattive e quindi di gesti come la «fattura» o il «malocchio» per fare del male a qualcuno? La risposta è certamente difficile per i singoli casi, ma non si può escludere, in pratiche di questo genere, una qualche partecipazione del gesto malefico al mondo demoniaco, e viceversa. Per questa ragione la Chiesa ha sempre fermamente rifiutato e rifiuta il «maleficium» e qualunque azione ad esso affine.

14. Azione di satana e possessione

La possibilità che qualcuno sia sottomesso alle forze del male e perfino a satana è un dato attestato, in diversi modi, nell'esperienza e nella coscienza di fede della Chiesa. Occorre ricordare che satana è in grado di interferire con la vita dell'uomo ad un duplice livello: con un'azione ordinaria, tentando l'uomo al male (Gesù stesso ha accettato di essere tentato), e ciò riguarda tutti i fedeli; e con un'azione straordinaria, permessa da Dio in alcuni casi per ragioni che Egli solo conosce.
Questo secondo livello di azione si manifesta in svariate forme:

- come disturbi fisici o esterni, come si può constatare in alcuni fenomeni delle vite dei santi, o infestazioni locali su case, oggetti o animali;
- come ossessioni personali, ossia pensieri o impulsi che gettano in stati di prostrazione, disperazione o tentazione di suicidio;
- come vessazioni diaboliche corrispondenti a disturbi e malattie che arrivano a far perdere la conoscenza, a compiere azioni o pronunciare parole in odio a Dio, a Gesù e al suo Vangelo, a Maria e ai santi;
- come possessione diabolica, ossia come presa di possesso dei corpo di un individuo ad opera del demonio, il quale lo fa parlare o agire come vuole, senza che la vittima possa resistere; è chiaramente la situazione più grave.

Il Vangelo parla della possibilità di una presenza diabolica nell'uomo: il soggetto che ne è vittima diventa come una «casa» di cui il nemico ha preso possesso (Mc 3,22-27); e descrive interventi di liberazione da situazioni di questo genere operati da Gesù. Per quanto di difficile interpretazione, non si può pensare che simili interventi siano da comprendere tutti e sempre come risposta a situazioni di dissociazione psicologica o di isterismo. A meno di ritenere che Gesù sia stato vittima di una superstizione primitiva, non sembra si possa accettare che il «tu» che egli usa nei suoi esorcismi (ad esempio in Lc 4,35); (Lc 8,30-33) sia un'espressione meramente astratta, designante un «nulla>'. Va tenuto in considerazione, peraltro, che Gesù interviene non solo sulla possessione di ordine fisico, ma anche su quella di ordine morale.

Le forme di influsso demoniaco, per quanto misteriose, non possono essere interpretate solo come situazioni a sfondo patologico; esse devono ricevere una valutazione teologica nella misura stessa in cui si presentano come in antitesi col progetto di salvezza di Dio sulle sue creature. La persona umana, creata a immagine e somiglianza del Creatore e redenta da Cristo, è chiamata alla comunione con Dio e alla partecipazione della sua vita trinitaria; tale è l'evento della grazia battesimale e il dono dello Spirito Santo diffuso nei nostri cuori. L'azione di satana, nelle sue diverse espressioni, si contrappone oggettivamente alla vocazione salvifica dell'uomo e alla sua chiamata alla vita di Dio. Per questo la Chiesa non può restare indifferente di fronte a simili casi; essa si sente autorizzata ad intervenire. Come sacramento della salvezza di Cristo sa di aver ricevuto il mandato di discernere e di operare per opporsi ad ogni forma di male o di forza maligna che tenti di condurre l'uomo all'errore e si contrapponga alla realizzazione della redenzione di Cristo nella vita dei credenti. Per quanto sia difficile discernere i confini tra situazioni psicotiche e situazioni di effettivo influsso demoniaco non si può - in nessun caso - sottovalutare la gravità della sofferenza di quei fedeli che si sentono vittime di simili fatti. Né ci si può limitare a generiche o spicciative condanne. La Chiesa comprende la sofferenza di questi fratelli e di queste sorelle e si impegna ad assumere - nella persona dei suoi ministri - un atteggiamento di umana comprensione e di aiuto, evitando sia ogni eccesso di razionalismo o di freddo distacco che ogni forma di fideismo o di ingenua credulità.

15. La libertà del cristiano e la vittoria di Cristo

Occorre precisare che l'azione di satana, anche nella forma più grave della possessione, non può riguardare il dominio dell'anima, ma unicamente l'uso dei corpo, come ricorda san Bonaventura, esprimendo in proposito la posizione tradizionale della riflessione teologica: «A cagione della loro sottigliezza o spiritualità, i demoni possono penetrare i corpi e risiedervi; a cagione della loro potenza, possono muoverli e turbarli. Quindi i demoni possono, in virtù della loro sottigliezza e della loro potenza, introdursi nel corpo dell'uomo e tormentarlo, a meno che siano impediti da un potere superiore. E ciò che si chiama possedere, obsidere... Ma penetrare nell'intimo dell'anima è riservato alla sostanza divina».
Quanto ai motivi per i quali Dio può permettere la possessione, se ne possono nominare alcuni, senza pretendere di svelare il mistero delle giuste deliberazioni divine:
1. per manifestare la sua gloria (nel costringere il demonio, per bocca dell'indemoniato, a confessare la divinità di Cristo o la gloria di Dio);
2. per punire il peccato o correggere il peccatore;
3. per istruirci e richiamarci alla lotta contro satana, alla preghiera e alla conversione.

Aggiungiamo che, non potendo avere il dominio dell'anima, il demonio non può servirsi della libertà umana, così come si serve degli organi corporali per farli agire a modo suo. Tutti i mezzi che egli è capace di mettere in gioco, per indurre l'uomo a volere ciò che egli vuole, sono il timore, il terrore e il fascino prodotto nella mente dalla potenza straordinaria che si manifesta negli effetti prodotti nel corpo. Di conseguenza, la perdita della libertà nell'uomo può derivare solo da un suo volontario rifiuto. Il cristiano sa di custodire in sé la capacità di resistere agli influssi del demonio: in lui infatti la verità della fede è il principio di una nuova libertà (Gv 8,32-36); (Gal 5,1.13). La vittoria di Gesù, per mezzo della croce e della risurrezione, comporta la definitiva sconfitta di satana (Gv 12,31-32). Il cristiano è consapevole di essere stato reso partecipe di questa vittoria (Gv 16,33). La sua fiducia di fronte alle insidie diaboliche si fonda sulla grazia di Dio che conferisce alla libera volontà dell'uomo il potere di partecipare efficacemente alla lotta vittoriosa di Cristo:
«Il Signore è fedele; Egli vi custodirà dal maligno».
«Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?», esclama Paolo. E conclude: «Io sono infatti persuaso che né morte, né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze né altezze, né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,31-39).
E tale è la certezza indistruttibile del cristiano. Egli è cosciente di un'azione di satana nel mondo e del pericolo che essa rappresenta (Ef 6,11-12), ma non vive in alcun modo nella paura perché è certo che in Cristo, suo Signore e Maestro, questa azione è stata definitivamente vinta. Egli professa la sua speranza, colma di gioia e di fiducia, nella piena manifestazione della gloria di Dio e dei redenti nella Gerusalemme celeste. Nell'attesa egli si impegna ad essere vigilante come un padrone di casa o la vergine della parabola in attesa dello Sposo (Mt 24,37-44); (Mt 25,1-13) e a moltiplicare i talenti ricevuti in dono per essere riconosciuto come un «servo buono e fedele» quando il Signore tornerà per portare a compimento la sua opera (Mt 25,14-30).

16. Discernimento e livelli di intervento della Chiesa

Il tempo della Chiesa è un tempo di crisis, di scelta e di combattimento contro le potenze del male, i «principati» e le «potestà». Il tentatore, nonostante la sconfitta, continua ad ostacolare la piena attuazione del progetto salvifico di Dio nella storia. La Chiesa è coinvolta «in prima persona», a nome di Cristo e nella potenza del suo Spirito, in questo «TeoDramma», secondo la felice espressione di un teologo contemporaneo.
Compito fondamentale della Chiesa, in questo frattempo, è di discernere la realtà dell'azione di satana da fenomeni di altro genere e riconoscere volta per volta i casi che rientrano in essa. Può infatti accadere, specie in un ambiente così fortemente caratterizzato dai prevalere di forme di pensiero magico, occultista e superstizioso, che una persona afflitta da psicopatologie più o meno gravi ritenga di essere vittima di influssi o addirittura di possessione satanica, senza che ve ne sia un reale motivo, ma solo per un fenomeno di suggestione.
Il Rituale degli esorcismi invita i pastori alla massima prudenza nel distinguere «rettamente i casi di assalti diabolici da una certa credulità per cui anche dei fedeli ritengono di essere oggetto di maleficio, di mala sorte o di maledizione, che sarebbero inferte da altri sopra di loro. Non neghi loro l'aiuto spirituale, ma in nessun modo compia esorcismi; dica piuttosto alcune preghiere con loro e per loro, affinché trovino la pace in Dio». Lo stesso Rituale, al n. 67, offre precise indicazioni in merito. E evidente che in tali situazioni si richiede una grande attenzione e saggezza pastorale. Non qualsiasi richiesta di intervento equivale ad un caso di influsso demoniaco. Si deve inoltre ricordare che, come esistono molteplici forme di azione di satana sull'uomo, così esistono diversi livelli di intervento della Chiesa. L'esorcismo è per sé riservato solo ai casi di possessione diabolica sufficientemente accertati; tali casi sono i più gravi, ma anche i più rari. In tutte le altre situazioni, dall'infestazione locale all'ossessione e alla vessazione diabolica, sarà opportuno ricorrere anzitutto ad altre forme di intervento come:
- l'ascolto della parola di Dio e lo spirito di penitenza e di conversione,
- la preghiera prolungata personale e il digiuno come invita a fare il Vangelo (Mc 9,29),
- preghiere speciali di liberazione, nelle forme previste dall'Ordinario, fatte in gruppo o da persone incaricate,
- la celebrazione dei sacramenti e dei sacramentali valorizzati nel loro pieno significato.

Queste diverse forme di intervento sono altrettante forme di azione della Chiesa che intercede per i suoi figli e diffonde la grazia salvifica del Risorto nel mondo. «Ciò va detto in particolare nei casi di vessazione da parte dei diavolo verso i battezzati, nei quali il mistero della misericordia sembra in qualche modo oscurarsi. Quando si verificano situazioni del genere, la Chiesa implora Cristo e, confidando nella sua potenza, offre particolari aiuti ai fedeli, perché siano liberati da tale vessazione».
Il fedele oppresso dalla vessazione sia esortato, almeno quando ciò è possibile, a pregare Dio, a compiere atti di mortificazione, a rinnovare frequentemente la fede battesimale, a celebrare il sacramento della riconciliazione e a fortificarsi con la santa Eucaristia. Le stesse esortazioni siano in pari tempo rivolte ai parenti e amici e alla stessa comunità dei credenti, in modo che la preghiera e la vita di grazia dei molti gli sia di aiuto e di esempio.

17. Gli esorcismi

Soltanto dopo aver fatto uso di tutti i mezzi che la Chiesa offre, ci si orienti a far ricorso all'esorcismo. Si tratta, in questo caso, di un vero e proprio sacramentale. «La Chiesa è stata sempre sollecita nel disciplinarlo, specialmente se lo si compie informa di celebrazione liturgica. Negli esorcismi, infatti, si esercita il potere e l'autorità della Chiesa sui demoni». Questo ministero - nella sua forma pubblica - è esclusivo dei Vescovi e dei presbiteri a cui sia stato delegato dai loro Ordinari.
«L'esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall'influenza demoniaca, e ciò mediante l'autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nei campo della scienza medica. E importante quindi accertarsi, prima di celebrare l'esorcismo, che si tratti di una presenza dei Maligno, e non di una malattia».

Tale opera di discernimento deve essere svolta prima in modo accurato, ma lo stesso esorcismo assolve - in parte - a questa funzione in relazione ai segni che lo precedono, lo accompagnano e lo seguono. «Secondo la prassi un tempo riconosciuta si considerano come segni specifici:
proferire molte parole in una lingua sconosciuta o capire chi la parla; manifestare cose lontane o occulte; dimostrare forze superiori alla natura dell'età o della condizione». Questi segni costituiscono d'altronde solo dei primi indizi. Ad essi vanno collegati quelli di carattere morale, come l'avversione alle realtà religiose, il rapporto tra il comportamento del soggetto nei confronti della fede e della vita cristiana e il fallimento di tutte le altre pratiche. I segni vanno inoltre interpretati caso per caso. Sul piano della catechesi si dovrà operare perché i credenti non cerchino nell'esorcismo una sorta di magia che funziona: bisognerà educarli nella maniera più adeguata e corretta. Sul piano liturgico, facciamo nostra la raccomandazione del rituale perché «l'esorcismo si compia in modo che manifesti la fede della Chiesa e che da nessuno ragionevolmente possa essere considerato come un'azione magica o superstiziosa. Bisogna inoltre evitare che diventi spettacolo per i presenti o venga divulgato con i mezzi di comunicazione sociale».

18. Le benedizioni

Nell'ambito dell'agire sacramentale della Chiesa, un significato particolare lo occupano le benedizioni. Se gli esorcismi esprimono la lotta della Chiesa contro le potenze del male, le benedizioni manifestano lo splendore della salvezza del Risorto ormai presente nella storia come un principio nuovo di trasfigurazione della vita dell'uomo e del cosmo. «Benedire» è infatti un atto sacramentale della Chiesa nel quale si manifesta la fede nella presenza operante di Dio nel mondo e la vittoria pasquale del Signore Gesù. Va valorizzato in questo senso il nuovo Benedizionale, edito adesso anche in italiano, il quale offre una ricca serie di formulari di benedizione sulle persone, sui gruppi familiari, sulle dimore e sulle attività dell'uomo, sulle diverse circostanze e situazioni di vita. Occorre soltanto che il concetto di benedizione e il ricorso ad essa siano adeguatamente compresi, evitando sovrapposizioni o collusioni tra il corretto pensare della Chiesa e una mentalità a sfondo superstizioso che può finire per ridurre la preghiera di benedizione ad un atto più o meno magico.

Secondo la concezione biblica, ripresa e ripresentata dalle «premesse» al Benedizionale, l'atto di benedizione si articola in un duplice movimento: ascendente e discendente. Dio è il benedetto e il benedicente. II primo movimento è quello della lode di Dio, una lode colma di riconoscenza e di ringraziamento, per le opere mirabili che Egli ha compiuto in nostro favore sia nell'ordine della creazione che della redenzione; è Lui infatti che per primo, fin dall'eternità «ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo» (Ef 1,3). E a partire da questa consapevolezza che deriva il secondo movimento della benedizione, quello discendente: Dio è il benedicente, Colui che è invocato perché ci doni la sua grazia e la sua protezione nelle molteplici situazioni personali, familiari e sociali della vita.

Come scrive il Benedizionale: «Dio infatti benedice comunicando e preannunciando la sua bontà. Gli uomini benedicono Dio proclamando le sue lodi, rendendo grazie, tributandogli il culto e l'ossequio della loro devozione. Quando poi benedicono gli altri, invocano l'aiuto di Dio sui singoli e su coloro che sono riuniti in assemblea». La benedizione, in quanto sacramentale, richiede una fondamentale attitudine di fede per essere operativa di ciò che significa, ed esige una risposta di vita in rapporto a ciò che con essa si celebra. «Bene-dire» (bene-dicere), come evoca il nome, anche in ebraico (barak) e in greco (eu-logein), significa «dire- bene» di Dio, perché, riconoscendolo e implorando il suo aiuto e l'intercessione di Maria e dei santi, Egli possa donarci i suoi beni, nel vissuto concreto della nostra esistenza cristiana. I presbiteri, dunque, si offrano volentieri a coloro che richiedono particolari benedizioni su persone e cose, ma si preoccupino ogni volta di spiegare, con cura e chiarezza, che nessuna benedizione ha efficacia senza le dovute disposizioni di chi la richiede, a cominciare dalla rinuncia al peccato. In caso contrario, la benedizione rischia di essere svuotata del suo autentico significato fino al pericolo di essere assimilata alla stregua di un amuleto o oggetti simili, o di venir ridotta ad un gesto alienante dalla fede e dalla coerenza di vita richiesta dal Vangelo.

Navigazione - Sei a pag. 3  di home >                                    Satanismo -    Vai a pag.