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Umanesimo e satanismo

Il satanismo :

" ...è essenzialmente la ribellione della creatura verso il creatore, la sommossa dell'imperfetto contro la perfezione assoluta; alle sue basi v'è l'orgoglio, ma, più ancora, un tragico complesso d'inferiorità... " J . K. Huysmans

Il  Satanismo non consiste nel culto del male; esso possiede anzi una morale sua propria fondata sul disdegno di ogni sottomissione e sull'affermazione eroica dell'Io, che difende nella sua assoluta integrità anche a costo di perderlo eternamente". Ma perché il satanismo si manifèsti veramente come tale, si deve avere la certezza che l'Io è fatalmente condannato alla sconfitta e quindi alla sottomissione, pur sentendosi l'esasperato atteggiamento alla non-acquiescenza a quello stato di vinto.

Di qui il risentimento feroce che lo porta a rovesciare la scala dei valori etici con una conseguente creazione di una pseudo religione, in cui all'ossequio verso il vincitore si sostituisce l'oltraggio, e la dannazione si preferisce alla partecipazione del canto di vittoria col vincitore. Si ha allora la felicità della disperazione

Il Satanismo infatti fu anche un atteggiamento di sacrilega sfida e gusto di sentimenti perversi deliberatamente coltivati, in voga soprattutto presso scrittori romantici e decadenti.

Da uno degli scrittori che più l'hanno analizzato, J.K. Huysmans, il satanismo è definito come un "bastardo del cattolicismo" che

"consiste
- in una pratica sacrilega,
- in una ribellione morale,
- in un'orgia spirituale,
- in un'aberrazione per nulla ideale e cristiana;
- risiede anche in un godimento temperato dal timore ( ... ),
- la gioia proibita di trasferire a Satana gli omaggi e le preghiere dovute a Dio;
- consiste nell'inosservanza dei precetti cattolici che vengono seguiti all'incontrario,
- commettendo, per oltraggiare più gravamente Cristo, i peccati che egli ha più espressamente maledetti: la contaminazione del culto e l'orgia carnale" .

Come si vede in questa descrizione, sono contemplati gli aspetti principali del satanismo, dalla sfida puramente intellettuale alle pratiche oscene e grottesche della messa nera. Ma il satanismo più profondo e capillare è l'apoteosi dell'uomo, con riduzione della religione e della morale a cosa libera, facoltativa.

E' satanica quella società che opprime e distrugge la vera libertà e coi suoi sistemi deleteri conduce l'umanità all'annientamento, prima morale e poi fisico. Siccome poi il diavolo, nell'esercitare il suo influsso sugli uomini, adopera tutti i mezzi che può, si serve anche del mondo materiale facendolo divenire occasione di peccato.

I primi chiari segni di satanismo li troviamo nell'umanesimo con la grande glorificazione dello spirito umano, e quindi con quell'atteggiamento di lotta e di ribellione contro tutto ciò che poteva creare ostacolo a quella esaltazione.

Le pratiche magiche, e quindi l'alleanza con Satana, vennero solo di conseguenza, quando l'uomo credette bene, con quei riti e con quelle pratiche, di poter raggiungere più facilmente il suo scopo della propria esaltazione, con forze non provenienti da Dio. Lo svincolarsi dalla soggezione a Dio era condizione assolutamente insostìtuibìle, per evitare ogni omaggio a un Creatore e ad un Essere infinito.

L'accordo col grande ribelle Satana era solo per svincolarsi più facilmente dalla sottomissione a Dio, tanto più che Satana era il riconosciuto e pacifico dio e padrone dei mondo: e l'uomo non aspirava che a una potenza incontrastata terrena. Del resto solo con Satana si poteva dar libero campo all'orgoglio della natura.
Contro queste deviazioni della stessa natura umana, ecco la redenzione del Cristo che diviene un dramma cosmico, secondo quanto scrive S. Paolo:

"La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella fibertà della gloria dei figli di Dio " (Rm 8,19- 2 1).

Le forme deteriori del satanismo.

Il satanismo acquista colori più foschi quando l'uomo giunge alla perversità di stipulare un "patto col diavolo", sottoscrivendolo col proprio sangue, in cui dà a Satana la sua anima in cambio di beni, che possono essere longevità, ricchezza, potenza, come riferisce già Teofilo (sec. V), amministratore della Chiesa di Adana in Cilicia; e come leggiamo pure nella leggenda di Cipriano.

Il culto reso a Satana trova un pericoloso e superstizioso fondamento nella credenza in un suo potere fantastico quando viene concepito come una specie di attività malvagia da servire e da conciliarsi, proprio nell'interesse personale. Perciò J . K. Huysmans definiva il satanismo ' ...la gioia proibita di trasferire a Satana gli omaggi e le preghiere dovute a Dio".

Le espressioni più caratteristiche dei satanismo ci sembrano, fra le altre, le seguenti:
- l'Inno a Satana di Giosuè Carducci, dell'ottobre 1863, in cui s'intende glorificare in Satana la forza vitale    e il progresso moderno;
- il Lucifero di M. Rapisardi, in cui si dice a Prometeo: '"levati, il gran Tiranno è spento" (a. 1887).
- Sìmile idea è in "La révolte des anges" di Anatole France (1914).
- Vediamo un satanismo furente nei Chants de Maldaror di Isidore Ducasse, usciti nel 1868 e riediti nel    1927.
- Gli esponenti più significativi del satanismo nella metà del secolo XX erano j. P. Sartre, A. Gide (m. 195    1), A. Camus, di cui citiamo: Les justes (Paris 1950); L'homme révolté(Paris 195 1).
- Le evocazioni sataniche di Lessìng si risolvono in un razionalismo umanitario;
- lo stesso si dica dell'Eloa (1824) di A. de Vigny;
- del The Loves of the Angels (1823) di T. Moore;
- de La chute d'un ange (a. 1838) di Lamartine.

Altri scrittori usarono il tema di Satana per la satira dei costumi, come Guevara, Lesage, Cazotte, Béranger, Scribe ecc., o per fantasie da scettici, come G. Sand, Balzac, Flaubert, Longfellow.

Con - Williarn Blake (Marriage of Heaven and Hell, 1790) appare un satanismo metafisico, che inneggia all'insurrezione "sacra" dell'uomo contro Dio. Questo del Blake è certamente una delle forme più idealizzate del satanismo settecentesco.

- Con G. Byron giungiamo all'iniziativa dell'esaltazione piena di Satana. Egli, infatti, nel Manfredi (1817) e più ancora nel Caino (1821) esalta il superuomo tenebroso, sconfitto per aver avuto compassione dell'uomo. Egli inoltre modella se stesso nella figura dell'angelo maledetto e trovò il suo ritmo vitale nella trasgressione, specie per peccati più vituperevoli, come l'incesto.

- Segue Schelley, che nel Prometeo liberato canta la rivolta dell'incatenato dal furore di Giove.
Robert Southey definì Scuola satanica (the Satanic School) la scuola di Byron e Schelley, in quanto si indugiarono su passioni e sentimenti che entrano nel quadro del satanismo.

- Giungiamo a una trattazione blasfema con Lenau nel suo Faust (1836),

- e con Baudelaire, quando questi nel 1857 invoca Satana "il più bello e il più grande degli angeli", vittima della gelosia divina;

- per passare poi all'eversivo e al libidinoso con Le démon di M. Lermontov (1839).

- Il marchese De Sade nei suoi romanzi fonde insieme manifestazioni rozze, grottesche, oscene e blasfematorie. A lui fa capo la corrente del "libertinismo" francese, molto vivace nel Sei-Settecento, che alza come stendardo l'inversione dei valori, base del sadismo: il vizio rappresenta per lui e per la scuola che ne promana, l'elemento positivo, attivo della vita, mentre la virtù è l'elemento negativo, passivo. La virtù costituisce solamente il muto che bisogna abbattere, l'ostacolo che si deve superare per giungere al piacere sadico. Si viene a costituire, così, uno stato d'animo perverso, facilmente riscontrabile in vari autori del Settecento.

- J. Michelet nel La sorcière (1862) e il Quinet (Histoire universelle, Introduction) considerano Satana come simbolo della sfida anti-divina e figura emblematica dell'uomo, il vinto di ieri e l'acclamato vincitore di oggi.

Reazioni al Satanismo. 

Non sono mai mancate voci di protesta contro il satanismo, che effettivamente fa più presa quando diventa apoteosi dell'uomo e delle sue illimitate possibilità. E allora si sottolinea che le rivoluzioni distruggono le tradizioni, che le filosofie minano ogni fede positiva, che il materialismo economico produce l'individualismo sfrenato.

Così Thomas Carlyle (17 9 5 - 18 8 1) in Sartor resartus: The life and Opinion of Herr Teufelsdrockh (1833-34) identifica il satanismo col culto di se stesso, e reagisce contro il satanismo del suo tempo, narrando la conversione di un immaginario professore tedesco, che, alla fine, deluso delle molte esperienze, studi e viaggi, ritrova la felicità tornando alla fede ingenua della sua infanzia.

Sotto altra angolazione combattono il satanismo alcuni romantici tedeschi (Kómer, F. Schiegel, Hauff, T. A. Hoffmann, A. Chamisso), rifacendosi al principio divino e all'amore fattivo verso tutti.

Già Milton e Klopstock avevano risolto il contrasto tra Dio e Satana ricorrendo alla fede biblica; si accentua nel Faust di C. Marlowe (1604), e si trasforma in una "mistica" simbolica nel Faust del Goethe, dove il satanismo è spirito che sempre nega, è forza che sempre fa il male, ma che è costretto a servire il bene, come si legge nel Prologo.

I più noti scrittori russi del sec. XIX, come N. Gogol (Anime morte) e più ancora F. Dostojewskij (specialmente in Demoni, 1872), denunziarono il progredire del satanismo moderno. Ma il Dostojewskij, se teoricamente combatte il satanismo, praticamente sembra troppo immedesimarsi in Stavrosijn, che combatte Dio, che impersona il mistero dei male, amato e fomentato per sé; e quando Shingalev profetizza: "L'antica concezione del mondo scomparirà, e soprattutto l'antica morale.

Gli uomini si uniranno per trarre dalla vita tutti i godimenti possibili, ma in questo mondo soltanto. Lo spirito umano si innalzerà in un orgoglio satanico, e l'umanità sarà deificata. Trionfando costantemente sulla natura con la scienza e la volontà, l'uomo proverà per ciò una gioia che sostituirà in lui le speranze dei beni futuri. Ognuno si rassegnerà alla morte con tranquilla fierezza, come un Dio; si asterrà dal lamentarsi della brevità della vita e amerà i suoi fratelli di un amore disinteressato" : in tutto questo esprime troppo chiaramente il suo ideale.

Più ancora si sono battuti per impedire l'avanzata del satanismo H. Hello, Barbey d'Aurevilly, L. Bloy, G. Bernanos (Sous le soleis de Satan; Monsieur Ouine), Giovanni Papini, G. Rendl (Satan auf der Erde, 1934), W. Umbricht.

Forma nuova acquistava il satanismo in Victor Hugo, che nel La fin de Satan (1886), nell'esprimere la sua fede democratica, proclama che Dio e Satana alla fine saranno uguali mediante l'angelo Libertà, oriundo da entrambi.

Teologia e satanismo

Il "grande satana" fu "inventato" per la prima volta, come un vero e proprio anti-Dio, nella Persia di Zarathustra (primo quarto del primo millennio a.C.), ed è arrivato ben presto nel Medio Orìente, ha influito in maniera assai rilevante sulla stessa religione ebraica, ha infettato come l'Aids tutto l'impero romano sotto forma di manicheismo, ha lasciato le sue tracce nel cristianesimo, ha dato volto religioso ad ogni forma di íntolleranza, anche a quella più laicista e secolarizzata, ha fatto grassa vendemmia nel dualísmo marxista.

Quello che si chiama satanismo scaturisce dal potere esercitato in tanti modi da Satana.
Con questo termine si indica
- "ciò che è satanico, e quindi sottoposto all'azione di Satana,
- o consacrato all'antagonista di Dio,
- o pervaso dei suo spirito :
come
- l' impero di Satana sul mondo,
- il culto reso a Satana,
- la sequela e imitazione della sua ribellione a Dio. "

Medioevo e satanismo
 ( di Franco Pierini) 

Il cristianesimo dovette fare i conti con la ricca angelologia e demonologia dell'ebraismo e del paganesimo, e cercò di ridurre questa presenza al minimo indispensabile; dovette fare i conti con le tante superstizioni riguardanti i rapporti fra defunti e viventi, e cercò, soprattutto con sant'Agostino, di demitizzare e spiritualizzare queste relazioni il più possibile.

Le speculazioni sugli angeli, sui demoni e su satana in particolare, infatti, si sono intensificate, col passare del tempo, e sono arrivate purtroppo alle esasperazioni teoriche e pratiche di certi inquisitori medievali.

E' nel Medioevo , con l'Inquisizione, che vengono attribuiti i caratteri a Satana.

-Michele arcangelo ,antagonista vincitore di satana.

Come nota H.R. Trevor-Roper in Protestantesimo e trasformazione sociale

«in lotta contro i nemici della fede, gli inquisitori avevano diviso naturalmente il mondo in luce e tenebre, e avendo dato un ordinamento sistematico al regno di Dio in una Summa theologiae, nulla di più naturale che compissero la stessa operazione verso il regno di satana, elaborando una Summa daemonologiae».

Vittorio Dornetti, in : Il Diavolo in pulpito. Spettri e demoni nelle prediche medievali dice nella premessa al volume:  «Coloro che sono incuriositi dal demonio (che attualmente sta ridestando interesse anche a livello di cronaca) possono trovare nei racconti che qui vengono tradotti una testimonianza di alto livello riguardante la natura e gli attributi del "Signore del Male": caratteri che si sono conservati, in larga parte, anche nei secoli successivi al Medioevo». 

E così, dopo alcuni brevi capitoli introduttivi in cui si parla del «demoniaco nei primi secoli dell'era volgare», del «doppio" (ossia, del fantasma, del morto che torna sulla terra) «dall'antica Roma al Medioevo», dell'exemplum, ossia del racconto religioso edificante (in quanto genere letterario preferito per esporre racconti di diavoli e di fantasmi),...si parla dei Dialoghi di Papa Gregorio I Magno (risalenti al 593-594), e del Dialogo dei miracoli del monaco cistercense Cesario di Heisterbach (opera composta attorno al 1220). Sono queste due opere che stanno in certo senso a rappresentare l'opinione del Medioevo sul diavolo nell'epoca degli inizi (Gregorio Magno) e nella fase del suo culmine (Cesario di Heisterbach).

Ma è proprio vero che «nel primo ventennio del XIII secolo con Cesario di Heisterbach la natura del diavolo e le immagini connesse alla sua azione sensibile raggiungono una coerenza tale e sono così potentemente avallate dalle auctoritates della Chiesa (come da semplici, anonimi testimoni) che non saranno mai più messe in discussione nei secoli sucessivi» ?

Tutt'altro. Nel 1631, il gesuita Friedrich Spee, con il libro Cautio criminalis, cominciò mettendo in discussione l'uso della tortura e le confessioni delle presunte streghe. E non fu il solo fra i cattolici. Nello stesso tempo, Galileo Galilei col metodo sperimentale e René Descartes col dubbio metodico, come già Copernico con la nuova cosmologia e Colombo con le sue scoperte, aprirono la strada a quel radicale cambiamento di mentalità per cui come scrive il Trevor-Roper già citato - «il diavolo scompare silenziosamente insieme con la credenza nella stregoneria» 

Ora, non c'è alcun dubbio che tutti e quattro questi personaggi, oltre Friedrich Spee, erano credenti e cattolici, anche se spesso in rapporti difficili con la gerarchia: la fede cattolica, per mezzo di essi, ha finito per generare il mondo moderno, che non è figlio né dell'ateismo, né del diavolo.

Molta acqua, dunque, è passata sotto i ponti della storia e della teologia. Sarebbe temerario affermare che lo sport della «caccia alle streghe» sia veramente finito, come sarebbe altrettanto sciocco sostenere che «il mistero dell'iniquìtà» sia scomparso e che il «grande satana» sia andato in pensione.

La Chiesa cattolica continua a credere nella realtà del male e nell'esistenza del demonio, e quindi nella necessità della salvezza, ma crede anche e annuncia la buona novella che Cristo li ha già vinti e che, in fin dei conti, per chi è unito a Cristo si tratta solo di «mastini sdentati». Su questi punti fondamentali erano d'accordo anche Papa Gregorio Magno e il monaco Cesario di Heisterbach. Tutto il resto è condizionato dalla cultura del tempo.
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