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La Demologia dei Padri della Chiesa. Gli Ebrei hanno sempre negato in modo deciso e assoluto l’esistenza degli dèi delle genti (=dei non ebrei) . Nei demoni, lo storico ebreo contemporaneo di Gesù ,Giuseppe Flavio riconosceva le anime degli uomini malvagi (αντρωπων πονηρων πνεύματα). La Chiesa cristiana non negò l’esistenza degli dèi pagani, ma negò la loro divinità (=santità, onnipotenza, come il Dio della Bibbia) , e li convertì in demoni. Così si trasformarono in diavoli non solamente gli dèi maggiori e minori, ma anche i semidèi, e degli dèi cui già i pagani attribuivano qualità paurose e maligne: le Lamie, le Empuse, le Arpie, le Chimere, i Gerioni diventarono ospiti dell’Inferno, sudditi e collaboratori di Satana . I Padri Apostolici, restando nella linea del Vangelo e degli altri scritti neotestamentari, in genere manifestano uno scopo esclusivamente pratico nel loro insegnamento. Perciò, presupposta l'esistenza dei demoni, si limitano a tenere i fedeli in guardia contro gli assalti dei maligno. Invece, già i Padri apologetici, da S. Giustino in poi, cominciano a trattare esplicitamente della natura degli angeli decadutì e del loro peccato, anche se, in questo, spesso subiscono l'influenza dei libri apocrifi, specialmente del Libro di Enoc e del Libro dei Giubilei.(apocrifi ebraici) Per considerazioni diverse, ma convergenti tutte verso una realtà viva e indubitata, pagani e cristiani consideravano gli idoli e gli dèi come qualcosa di molto importante. Essi erano ben lungi dal pensiero che si trattasse di esseri immaginari e di idee personificate.Secondo i cristiani di quell'epoca , gli dèi sono demoni malèfici, davanti ai quali tremano i loro propri adoratori; essi risiedono negli edifici, nelle statue che si elevano ad essi e dove sono presenti per una specie di incarnazione vegetale e minerale, secondo i casi e le cerimonie della dedicazione. Essi vivono del fumo dei sacrifici e del sangue delle vittime loro immolate. Questa credenza di una impersonalizzazione del demonio in ciascun simulacro era così diffusa e radicata che molti non avevano nascosto la loro sorpresi quando, al tempo di Costantino, i templi pagani erano stati invasi e violati senza che alcuno spettro fosse uscito dagli idoli. Atenagora, Tertulliano, Origene, Eusebio e altri ancora avevano insegnato che gli idoli di pietra, di bronzo di legno ecc., celavano ognuno un demonio, che rendeva gli oracoli, animava le viscere delle vittime, regolava il volo degli uccelli. La demonologia dei Padri rimarrà la teologia della Chiesa fino al XII secolo
Nella Apologia seconda (in PG 6), Giustino ha occasione di trattare della caduta degli angeli, che egli attribuisce alla trasgressione del comando ricevuto da Dio di vegliare sugli uomini e su tutte le creature. Anzi essi si erano uniti con le donne, avendone dei figli, chiamati demoni. In seguito misero il genere umano sotto il loro giogo con la magia, i terrori e i sacrifici che si facevano offrire. Da loro provennero nell'umanità le violenze, le guerre, gli adultèri e tutti i vizi. Gli dèi non sono altro che questi angeli decaduti.Tutto ciò Giustino lo ricava sostanzialmente dal Libro dei Giubilei e da quello di Enoch. I demoni hanno un odio particolare verso i cristiani, contro i quali provocano le persecuzioni, spesso servendosi del ministero dei Giudei; ma per i demoni e i loro seguaci vi saranno le pene del fuoco eterno, che i profeti hanno predetto e che Gesù ha proclamato nel Vangelo. Nel Dialogo con Trifone Giustino trae la sua dottrina
esclusivamente dalla S. Scrittura. S. Ireneo (Contra kaer., cap. 26, n. 2 = PG 7,1194) riferisce un passo di un lavoro sconosciuto di S. Giustino, in cui questi dichiara che, prima della venuta di Gesù Cristo, Satana non aveva osato bestemmiare Dio, perché egli non conosceva ancora la sua condanna. In seguito - sempre attraverso S. Ireneo - questa sentenza è stata spesso ripetuta, a cominciare da Eusebio (Hist. eccl., lib. IV, cap. 18 = PG 20, col. 367). Taziano. - Egli scrisse una Orazio adversus Graecos (in PG 7). Insegna che il Verbo ha creato gli angeli prima degli uomini;
sia gli angeli che gli uomini sono liberi; i demoni non sono necessariamente
(cioè per natura) cattivi, ma sono divenuti cattivi per la loro
malizia. Il demonio, che era prima dell'uomo, ha manifestato la sua
esistenza quando ha fatto commettere all'uomo la sua colpa, e con ciò Taziano
fa capire che i demoni avevano già peccato quando ha peccato
l'uomo, senza però indicare la natura del loro peccato. Secondo
Taziano, Giove
è il capo dei demoni. Quanto alla natura dei demoni, essi sono composti di materia e di spirito;
il Signore ha permesso che essi ingannino gli uomini fino al giudizio
universale. Secondo Taziano, chiunque, benché attaccato dai
demoni, ha conservato la conoscenza perfetta di Dio, riceverà,
al giudizio, una migliore testimonianza, perché ha lottato. Gli
errori dei pagani sono degli stratagemmi dei demoni: questi hanno dominato
i Greci, ingannando le anime.Importante è l'asserzione di Taziano,
che cioè i demoni non muoiono, perché sono senza carne;
ma avranno una morte particolare, in quanto sono privi della vita eterna
e dovranno subire un supplizio eterno.Taziano dice ancora che i demoni
peccano più degli uomini, perché vivono più
a lungo; per la loro malizia perseguitano gli uomini, li pervertono
e li spingono al male. Atenagora. - Ha scritto una Legatio pro christianis (PG 7). Atenagora si ispira al Libro di Enoch, e ripete quanto in questo
libro si legge sul peccato dei demoni con le donne, spinti dall'amore
carnale. Essi, angeli decaduti, vivono nell'aria, e sulla terra; le anime
dei giganti, che errano attorno al mondo, sono dei demoni: sono questi
ad eccitare le tempeste. Atenagora ripete ancora che i demóni
si attaccano al sangue delle vittime e lo leccano. Gli dèi furono
uomini, e ora agiscono per mezzo delle statue. Minucio Felice. - è ben nota la sua opera, Ottavio (PL 3). Egli scrive che i demoni sono spiriti ingannatori, vagabondi, degradati dal loro vigore celeste per le colpe e le passioni terrestri. Avendo perduto la semplicità della loro natura ed essendosi coperti di vizi, per consolarsi delle loro sventure cercano di perdere gli altri. Separati essi da Dio, cercano di allontanare da lui anche gli altri con falsi atti di religione. I maghi fanno per mezzo di essi i loro prodigi. Si nascondono sotto le statue e le immagini degli dèi; agiscono per mezzo di loro intermediari; ingannano i loro seguaci, fuggono i cristiani. Anche Minucio dipende dal Libro di Enoch per quel che si riferisce alla natura dei demoni e al loro peccato. Clemente Alessandrino. Attinge al Libo di Enoch come gli altri. In Stromata sostiene che la peste,la grandine,le tempeste,etc,non vengono solo dai turbamenti materiali ,ma abitualmente dagli angeli cattivi. In Eglogae propheticae afferma che gli angeli trasgressori hanno insegnato agli uomini l'astronomia,la divinazione e le altre arti. S.Agostino- I silvani, i fauni, i satiri sono angeli che appaiono in forme corporee. Nel secolo XIII abbiamo la sistemazione della scienza
teologica, dando larga parte alla ragione non solo per l'inquadratura
dei dati scritturistici, ma soprattutto per lo sviluppo logico delle
stesse dottrine rivelate, come pure i teologi giustificano (o penetrano)
con argomenti di ragione quanto viene proposto dalla rivelazione soprannaturale.
Gli stessi apporti provenienti dalla Tradizione sono armonicamente
inseriti nel quadro generale dello sviluppo teologico dei singoli argomenti
trattati. S. Tommaso dice più probabile e più conforme
alle parole dei santi che il diavolo abbia peccato subito dopo il primo
istante della sua creazione. Questo suppone che sia stato creato in
grazia e che se avesse fatto un atto meritorio, avrebbe acquistato
la beatitudine, se non vi avesse posto subito ostacolo col suo peccato.
Qualora, invece, si pensi che l'angelo non sia stato creato in grazia,
o che egli non ha potuto fare nel primo istante di esistenza un atto
del tutto libero, niente impedisce di ammettere qualche intervallo
tra la creazione e la caduta (I, q. 63, a. 6). L'orgoglio dei diavolo non ha potuto spingerlo a volersi uguagliare
a Dio, essendo impossibile una tale uguaglianza. Ma anche se fosse
stata possibile una tale uguaglianza, l'angelo non poteva desiderarla,
perché
nessuna creatura può desiderare di elevarsi a una natura superiore.Quanto
alla rassomiglianza con Dio, il peccato consiste nell'averla desiderata
per virtù propria e non per virtù di Dio; e quindi di
giungere da se stesso alla beatitudine naturale, non volendo la beatitudine
soprannaturale, che gli sarebbe stata data per grazia di Dio; oppure
volendo ottenere questa beatitudine soprannaturale dalla sua propria
virtù (I, q. 63, a. 3. Cf. In Sent., lib. II, d. 5, q. 1, a.
2-3-).E probabile che Lucifero sia stato il primo degli angeli, anche
perché, per cedere all'orgoglio, bisogna essere superiori agli
altri (d. 16, q. 1, a. 1). Il numero degli angeli caduti, secondo S. Tommaso, è stato minore
di quelli rimasti fedeli, perché il peccato è contrario
all'inclinazione naturale. Ora ciò che è contrario alla
natura si verifica in minor numero di persone, perché la natura
ottiene il suo effetto o sempre o nel maggior numero dei casi (I, q.
63, a. 9). Sant'Ireneo, vescovo di Lione, vissuto tra il 140 e il 202, campione nella polemica contro gli gnostici che volevano il mondo generato da un creatore malvagio, è stato il primo teologo cristiano a sviluppare una teologia del peccato originale. Dio ha creato Adamo ed Eva e li ha posti nel Paradiso perché vivessero felici. Ma Satana, conoscendo la Ioro debolezza, è entrato nel giardino e, «assumendo le sembianze del serpente», li ha tentati. E' la prima metamorfosi della "Bestia", alla quale faranno seguito molte altre. La demonologia dei santi cristiani J. Bodin, nella sua opera Démonomanie des sorciers, ha tracciato alcune metamorfosi della "Bestia" secondo i santi cristiani . A Rodolfo
il Glabro, la "Bestia" sarebbe apparsa come un
piccolo mostro umanoide «con una enorme bocca, barba caprina,
orecchie a punta, denti da cane». Il riferimento alla bocca
pare significare l'ingordigia insaziabile, e quindi può essere
Soltanto dal XII secolo in poi, fino alla fine del Medioevo e oltre, fino alla metà del XVI secolo, l'immagine demoniaca subisce una trasformazione radicale. Satana viene cioè rappresentato sotto forme orripilanti. Probabilmente, il nuovo vento ottimistico e vitalistico che soffia sui Comuni e l'espansionismo del nuovo , dei piaceri e di scoperte, ha spinto la Chiesa, e gli artisti con essa, a scuoterli e, quasi a scioccarli, i fedeli e la borghesia emergente .Al di là, comunque, dello scopo della Chiesa attraverso l'arte, sono gli artisti stessi a decidere, anche per questioni di committenza, di farsi sedurre dalle forme dell'orribile. Facendosi forse suggestionare dai predicatori itineranti (particolarmente dagli Ordini mendicanti), che prediligevano toni apocalittici, essi ci hanno lasciato opere d'arte sul demonio che risultano veramente impressionanti. Basti pensare ai capitelli delle cattedrali di Autun, Moissac, Beaulieu e Vézelay in Borgogna (del 1150). Ma veniamo all'arte fiamminga. Ciò che è caratteristico, quanto alla sua rappresentazione del demoniaco, è che essa si esprime sottolineando il non essere dell'aggressione e dello stravolgimento. La tentazione è, cioè, rappresentata come abissale senso della solitudine che, per essere superata, richìede una forte partecipazione alla vita di Dio. E quand'anche il satanico è rappresentato nei modi più fantasiosi, tuttavia non si pretende di definirlo, perché Lucifero è maestro in trasformazioni e in metamorfosi. Il senso di orribile e di indefinito presente nell'arte fiamminga deve essere letto in questa reazione. Nell'arte fiamminga il demone viene spesso raffigurato come una bestia che atterra la vittima con un impeto di toro accecato, con l'unico scopo di smembrare e distruggere. Uno scultore tedesco della fine del '400, dal monogramma H.L., ha rappresentato questa lotta in modo plastico. Satana lotta con l'angelo che regge la bilancia delle anime, avviluppandolo
con una orrenda proboscide elefantina, mentre tenta di far cadere o
pendere la bilancia dalla sua parte; i suoi muscoli sono tesi nello
spasimo della lotta ma egli finisce per essere sconfitto e così ricade
nella sua terribile solitudine. Così l'innocenza dell'angelo
sconfigge la malizia violenta dei diavolo, che viene come spaccato
in due. G. Paolo P- Thorel I miti pagani e la demonologia cristiana vedi : http://www.classicitaliani.it/ottocent/graf_miti10.htm Echi e riflessi dei miti pagani si trovano in molte descrizioni dell’Inferno cristiano, a cominciare dai primi secoli della Chiesa e a venir giù giù sino ai tempi che immediatamente precedono Dante. Il Tartaro, l’Averno, il Flegetonte e gli altri fiumi infernali, la palude Stigia, Caronte, Cerbero, ricorrono frequentissimi.
I nomi delle antiche divinità, trasformate dal cristianesimo in demoni, o almeno di alcune di esse, continuarono a vivere nella memoria dei popoli bene o male convertiti, e intorno a quei nomi nacquero superstizioni, leggende e fantasie. Sant’Antonio incontrava nel deserto un centauro, e San Gerolamo non sa risolvere se fosse apparizione diabolica, o mostro naturale. Incontrava anche un satiro che parlava e lodava Dio, ma per eccezione certamente, giacché quella del satiro fu una delle forme che più spesso si diedero al diavolo. Ai tempi di Gervasio da Tilbury (XII e XIII sec.) si parlava ancora di fauni, di satiri, di silvani, di Pani, e molti affermavano averli veduti; i fauni s’invocavano ancora nella diocesi di Lione ai tempi di Stefano di Borbone (m. verso il 1262). Mercurio diventa un diavolo nella leggenda di Giuliano l’Apostata; Venere un diavolo in parecchie leggende, di cui la più famosa è quella del cavaliere Tannhäuser ;un diavolo, com’è del resto assai naturale, diventa Vulcano. Satiro Sigeberto Gemblacense ricorda che certe bocche vulcaniche in Sicilia, le quali si credevano essere spiracoli dell’Inferno, si chiamavano da quegli abitanti col nome di Ollae Vulcani. C’erano diavoli a quatici che si chiamavano Nettuni, pericolosi a chi si trovava in prossimità di acque profonde, e infesti, pare, alle donne; c’erano le sirene che, come in antico, traevano a perdizione col canto gl’incauti navigatori. Demonio di molta importanza diventò Diana, certamente in grazia della identificazione sua con Ecate e con Proserpina. Di Diana demonio si discorre nella leggenda di S. Niccolò, mentre altre leggende la designano più propriamente come il demonio meridiano Se, dunque, le antiche divinità s’erano tramutate in demoni , era non pure lecito, ma necessario, porle con gli altri demoni nell' Inferno. Gli autori delle Chansons de geste ricordano spesso quali diavoli Giove ed Apollo, talvolta i Nettuni rammentati sopra e Cerbero. Cerbero appare inoltre come cane infernale in un documento di poesia medievale tedesca, e in molti di poesia latina. Nella Visione di Tundalo, Vulcano e i suoi ministri arroventano nel fuoco le anime, le martellano sulle incudini; nella Kaiserchronik si racconta che l’anima di Teodorico fu portata dai demonii nel monte, a Vulcano, in den berc ze Vulkân . Dante Alighieri si contentò di porre nell’Inferno cristiano divinità pagane infernali,ma lasciò in pace Giove, Apollo e gli altri: anzi il nome di sommo Giove lo diede a Cristo. Forse non gli bastò l’animo di abbassare alla condizione di diavoli malvagi e deformi le divinità luminose di cui la sua fantasia doveva pure essersi innamorata leggendo Virgilio e gli altri poeti latini. Dante ricorda parecchi giganti tolti al mito pagano (Efialte, Briareo, Anteo, Tizio, Tifeo) e uno tolto al mito biblico (Nembrot). |
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