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| Vlad ,
il Demonio.
Chi non muore si rivede. Il mito del vampiro tormenta
l’Occidente da oltre un secolo e da più
di vent’anni Dracula è il re della pop culture. In ogni leggenda c’è sempre un po’ di storia e in ogni storia c’è sempre un po’ di leggenda. Non fa eccezione il mito di Dracula, il ferino vampiro inventato nel 1897 dallo scrittore dublinese Bram (Abraham) Stoker (1847-1912) e ispirato, nel nome, a un principe realmente vissuto nella Romania del Quattrocento. Dracula è esistito davvero. Feroce certo, sanguinario pure: ma Stoker non gli fu fedele. Ma chi fu in realtA' Dracula? Per scoprirlo bisogna compiere un viaggio a ritroso
nel tempo che dalle fumose strade della Londra vittoriana ci porta sui
campi di battaglia della Valacchia del secolo XV. La Societas Draconis fu infatti un ordine cavalleresco di carattere religioso fondato probabilmente il 12 dicembre 1418 da Sigismondo, dalla sua seconda moglie Barbara von Chilli e da un gruppo di potenti nobili ungheresi. Agli affiliati venne affidato il compito di difendere il limes orientale dell’Impero dagl’infedeli, di proteggere il fondatore dell’Ordine e la sua famiglia, e di debellare i seguaci dell’eretico Jan Hus. Per un breve periodo aderì a tale ordine anche re Alfonso V di Aragona, che ne creò un ramo parallelo impegnato nella lotta contro i pirati saraceni. Entrambe le ramificazioni dell’Ordine del Drago vennero sciolte dopo la morte dei fondatori, riprova questa che si trattò di un sodalizio di scarso rilievo nella storia della cavalleria europea. L’atto di fondazione recita: «Per segno ossia effigie scegliamo e accettiamo quella del Drago ricurvo a modo di circolo, girante su se stesso, con la coda attorcigliata al collo, diviso nel dorso in due parti, dalla sommità del capo e dal naso fino all’estremità della coda da un flusso di sangue uscente dalla spaccatura profonda di una ferita, bianca e priva di sangue, e sul davanti porteremo pubblicamente una croce rossa allo stesso modo di coloro che, militando sotto il vessillo del glorioso martire Giorgio, usano portare una croce rossa in campo bianco». Il drago rovesciato dell’emblema cavalleresco
indica infatti la sconfitta d’infedeli ed eretici. Le insegne sono esposte all’Ehemals Staatliches Museum di Berlino e al Bayerisches National Museum di Monaco di Baviera. La spada con cui venivano investiti i cavalieri, nel corso di una cerimonia che si teneva nel Salone Grande del castello di Norimberga, è oggi conservata presso il municipio della città di York in Irlanda. La nascita di un mostro. O di un eroe? A partire dal giorno del suo ingresso nell’Ordine,
Vlad II viene soprannominato Dracul, ossia “drago” (dal latino
draco più l’articolo determinativo enclitico maschile ul).
Ma l’assonanza con il termine romeno drac (demonio) darà adito a interpretazioni diverse. Si tratta dunque
di un soprannome alquanto equivoco che il principe condividerà
con il proprio secondogenito, Vlad III, detto appunto “Dracula” (o “Draculea”), ossia “figlio di Dracul” ma anche “figlio del demonio”. Vlad III nasce probabilmente a Sighis¸oara, in Transilvania, in quello stesso 1431. Il ruolo che il destino ha scelto per lui è quello di voivoda di Valacchia, una terra di confine adagiata sulle sponde meridionali del Danubio e continuamente scossa dalle sanguinose battaglie che vedono gli eserciti cristiani scontrarsi con quelli ottomani. Lasciato in ostaggio ai turchi nel 1443, il giovane Vlad impara dai propri carcerieri la politica del terrore e l’arte del supplizio del palo. Ne rimarrà talmente affascinato da meritarsi, da adulto, il soprannome d’“Impalatore”. Saranno infatti più di 100mila le vittime
da lui impalate durante le sanguinose rappresaglie che lo videro ambiguamente
impegnato contro turchi, sassoni, ungheresi e transilvani. Ancora prima di morire, per i suoi contemporanei fu un’autentica leggenda vivente. E, come accaduto a molti altri personaggi “mitici”, Attila in testa, la sua fine terrena resta avvolta nel mistero. Dracula morì forse assassinato nel 1476, ma la sua tomba, nel monastero di Snagov, fu trovata vuota dagli archeologi nel 1931, lo stesso anno in cui l’attore ungherese Bela Lugosi riconsegnava all’umanità il mito di Dracula interpretando il ruolo del conte-vampiro in un famoso film diretto da Tod Browning. Con la tomba vuota di Snagov finisce la storia e comincia la leggenda, una leggenda che ha come cantori oscuri poeti e libelli infamanti. Ammirato in vita per le atrocità cui sottoponeva i nemici catturati in battaglia o i nobili infedeli, Vlad fu invece conosciuto dalle generazioni a venire come un pazzo sanguinario, un despota feroce la cui sete di vendetta trovava soddisfazione tra le vette del sadismo più estremo. Ciò fu dovuto certamente al diffondersi, soprattutto in Germania e in Russia, dei resoconti degl’inviati presso la corte di Mattia Corvino. Fu infatti durante la lunga prigionia ungherese (1462-74) che Vlad entrò in contatto con la società europea contemporanea. Gli vennero probabilmente presentati gli ambasciatori provenienti dalle corti più influenti d’Europa, i quali accorrevano per vedere “il mostro”, quello scellerato che con la propria ferocia era riuscito a smuovere l’indignazione (ma anche una malcelata ammirazione) di Papa Pio II, il quale lo cita nei suoi Commentarii. Già nel 1465, ancora prima della morte, viene composto in Austria un poema di 1070 versi intitolato Di un tiranno della Valacchia di nome Trakle voivoda. L’Europa del secolo XVI fu dunque tutto un fiorire di pamphlet che riportavano, con perversa dovizia di particolari, le atrocità più blasfeme che mente umana potesse concepire, attribuite a quell’oscuro signore che il suo stesso popolo chiamava “Demonio”. Quando il Conte va al cinema. Il Revival cinematografico e televisivo Le luci della ribalta sono le uniche che non riducono il vampiro in cenere. Tutta la fortunata carriera di una vera star della settima arte Reeves nel ruolo di Jonathan Harker, Anthony Hopkins come Abraham Van Helsing. Il secondo filone è quello delle parodie e delle commedie, che hanno il proprio capostipite in Dance of the Vampires (in Italia Per favore... non mordermi sul collo, 1967) di Roman Polanski. Fuori dal contesto hollywoodiano si colloca invece il lungometraggio tutto torinese dal titolo Io sono un vampiro, realizzato nel 2002 da Max Ferro. Il film – ricco di spunti rilevanti e assolutamente degni di nota per la rilettura del mito del vampiro prima in un contesto settecentesco e poi, con un apprezzabile salto temporale, in un’atmosfera postmoderna –, può essere considerato un vero successo, tanto più se si tiene conto degli scarsi mezzi economici a disposizione e del cast di attori alcuni dei quali alla prima esperienza su un set cinematografico. Il terzo e ultimo filone è quello della rappresentazione dei romanzi prodotti dalla letteratura negli ultimi decenni. Su tutti spicca naturalmente Interview with the Vampire (Intervista col vampiro, 1994), diretto da Neil Jordan – con protagonisti importanti quali Tom Cruise, Brad Pitt e Antonio Banderas – e adatatto dell’omonimo romanzo di Anne Rice. Appendice del revival è quindi la serie di comparse di vampiri sul piccolo schermo. Inoltre, dopo i serial (fortunatissimi in USA) Buffy, the Vampire Slayer ed Angel, è doveroso ricordare lo storico telefilm Dark Shadows (L’ombra della notte, 1966), destinato a lanciare decisamente il vampiro in tivù, e la puntata Giochi di sangue della seconda stagione di X-Files, in cui il celebre agente dell’FBI Fox Mulder incontra la bella vampira Kristen. Andrea Menegotto |
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